Oggi si parla di gioco d’azzardo. Direte: visto che sul blog si parla soprattutto di web, cosa c’entra questo argomento con il web? A detta di Netmediacom nel 2013 il comparto dei giochi online raggiungerà un valore di circa 18 miliardi di euro, che tradotto significa il 35% del mercato globale di internet in Italia. Il 35%! E’ una percentuale pazzesca, che ci consente di affermare che il web ha molto a che fare con il gioco d’azzardo. E se includiamo anche il gioco offline la cifra raggiunge i 90 miliardi (fonte Azzardopoli di Libera), che corrisponde alla terza industria italiana.

Le #invasionidigitali sono una rete di eventi nazionali rivolti alla diffusione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico-culturale attraverso l’utilizzo di internet e dei social media. In sostanza organizzi un’invasione presso un museo o un luogo d’arte italiano in una data e ora precisa tra il 20 e il 28 aprile. Chi vuole si aggrega e lì si condivide insieme agli altri partecipanti il piacere di ciò che si sta visitando, ricordandosi di fare foto ed eventuali video e di postare il tutto sul social network preferito. Invasioni Digitali è una bella iniziativa, soprattutto se si pensa che quest’anno la Settimana della Cultura (ingresso gratuito per sette giorni più di 400 musei italiani) è stata soppressa per mancanza di fondi.

2013. Italia. Dalla Rete sta arrivando un’ondata rivoluzionaria. Cito nuovamente Piero Angela per far capire meglio di cosa sto parlando: “Curiosamente oggi si parla molto di partecipazione, intesa come uno strumento di sviluppo democratico, ma raramente si parla di divulgazione come condizione essenziale per capire e quindi per partecipare. La democrazia non può basarsi sull’ignoranza dei problemi, perché uno dei suoi grandi obiettivi è proprio quello di rendere i cittadini responsabili e consapevoli, in modo che possano esercitare i loro diritti utilizzando meglio la loro capacità di capire” La vera rivoluzione che sta arrivando dalla Rete riguarda la formazione.

Della miriade di scherzi sceneggiata ieri da Google, Nokia, Twitter, Youtube e da tantissimi media si potrebbero dire molte cose. Si può dire che in periodi di crisi cresce il bisogno di goliardia. Si può dire il contrario e cioè che dove ci sono più problemi c’è meno voglia di scherzare. Pare infatti che i media anglosassoni siano stati molto più creativi di quelli mediterranei. Si può dire che gli scherzi di solito li fa chi si sente forte e inattaccabile ad eventuali controscherzi, così si spiega perché ad organizzare queste beffe siano stati soprattutto colossi mondiali come Google e Youtube.

“Tutte le cose sono state già dette; poiché nessuno ascolta, occorre sempre ricominciare.” (André Gide) Quanto è bella la pubblicità vintage! Può essere utilizzata come fonte ispiratrice per nuove campagne. Può essere utilizzata come gioco. Può essere utilizzata come strumento per analizzare la società del tempo e dire che adesso siamo diversi, siamo più evoluti. Può essere utilizzata anche per dire che in realtà siamo sempre gli stessi e non cambiamo mai. VECCHIO NUOVO Più che utilizzata, la pubblicità vintage va goduta. Eccovi uno e due archivi con tantissime ads retro da gustare in base al periodo o alla tipologia merceologica venduta.

“Rilanciare la ricerca scientifica per rilanciare l’Italia!” E’ un bellissimo slogan, ma a volte ho l’impressione che tutto ciò che è scienza e divulgazione scientifica in Italia dia fastidio. Chi ha bruciato la Città della Scienza di Napoli, quella splendida struttura in cui si faceva buona divulgazione scientifica, rivolta anche ai più piccoli, ma in cui si faceva anche ricerca vera e propria? La risposta sembra facile: la camorra. C’è in realtà chi pensa che la camorra abbia poco a che fare con quanto accaduto. Di chiunque sia la colpa, non sembra comunque che i politici in questi giorni abbiano speso molte parole per l’accaduto.

Con 4,99 euro al mese hai a portata di mano qualcosa come venti milioni di brani musicali. Hai a disposizione tutta la musica del mondo, ma non vivrai abbastanza per godertela tutta. Devo dire che, visto da questa prospettiva, Spotify mi inquieta un po’. Spotify è rivoluzionario. Si tratta di un servizio che consente di ascoltare musica in streaming. E’ stato lanciato nel 2008 da una startup svedese, ma è stato attivato in Italia soltanto il 12 febbraio scorso, in concomitanza con il Festival di Sanremo. Qual è la sua principale caratteristica? Spotify ti fa ascoltare musica in streaming attraverso internet e questo significa che le canzoni non vengono scaricate nell’hard disk come avveniva con iTunes o con eMule, ma si ascoltano senza salvarle, un po’ come avviene con YouTube.

Troppe parole elettorali in questi giorni! Troppe idee l’una in contrasto con l’altra! Spostiamo un po’ la prospettiva, sfruttando una delle principali caratteristiche di internet: la memoria storica. Gli archivi storici del Corriere e della Stampa possono aiutare molto in tal senso. Cosa si leggeva sulla Stampa prima del 13 maggio 2001, del 27 marzo 1994 o del 28 aprile 1963? Leggere ciò che è stato detto e scritto nei giorni precedenti alle elezioni del passato è illuminante, oltre che divertente. Un altro divertente esempio di memoria storica lo si ritrova nell’Archivio di 500 spot elettorali realizzato dall’Università di Roma Tre.

Landing page, la pagina di atterraggio. L’aereo che naviga sul web atterra su una specifica pagina. Lì deve compiere una specifica azione prima di ripartire verso altre mete. Generalmente si richiede all’aereo – visitatore di riempire un modulo, in cui inserire i propri dati per aderire ad un’offerta speciale o richiedere informazioni riguardanti il prodotto o servizio venduto. Di solito il visitatore vi giunge dopo campagne mirate, come possono essere quelle legate a Google AdWords. Io azienda pago Google perché inserisca in evidenza il mio link pubblicitario. Visto che ho pagato, devo fare in modo che ogni singola visita sia il più produttiva possibile.

Sì, è vero. Avevo detto che non avrei più parlato di politica, perché non sta bene che se ne parli in un blog aziendale. Ma una domanda ancora volevo porla. E se invece di votarli, i parlamentari li estraessimo a sorte? Mi rifaccio qui ad un paio di notizie lette negli ultimi mesi. La prima notizia è la nascita del Partito Lotteria, che ha già un suo efficacissimo slogan: Siam pronti alla sorte. L’obiettivo è la democrazia pura: se a scegliere le candidature non è il giudizio dell’uomo, ma il fato, si può raggiungere statisticamente la rappresentazione più completa della popolazione.