Social Media & Viral Video

Stasera ospito Marco. Si esibisce qui a Torino e viene a dormire da me. E domani sera sono a cena da Elena. I suoi ravioli di gamberi devono essere squisiti. Qual è la stranezza? E’ che non conosco né Marco né Elena. Potere delle startup. Ecco a cosa servono gli sforzi degli startuppari. Ad avviare delle attività che vanno a coprire dei bisogni, bisogni che forse non sapevamo neppure di avere. Le due startup di cui stiamo parlando sono Bed and Show e Gnammo. Una delle caratteristiche delle startup è quella di richiedere un limitato investimento iniziale in capitale e forza lavoro. Un po’ di soldini sono comunque necessari per iniziare e spesso gli startuppari sono giovani creativi, ambiziosi e preparati, ma con poche disponibilità finanziarie.

Le #invasionidigitali sono una rete di eventi nazionali rivolti alla diffusione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico-culturale attraverso l’utilizzo di internet e dei social media. In sostanza organizzi un’invasione presso un museo o un luogo d’arte italiano in una data e ora precisa tra il 20 e il 28 aprile. Chi vuole si aggrega e lì si condivide insieme agli altri partecipanti il piacere di ciò che si sta visitando, ricordandosi di fare foto ed eventuali video e di postare il tutto sul social network preferito. Invasioni Digitali è una bella iniziativa, soprattutto se si pensa che quest’anno la Settimana della Cultura (ingresso gratuito per sette giorni più di 400 musei italiani) è stata soppressa per mancanza di fondi.

Con 4,99 euro al mese hai a portata di mano qualcosa come venti milioni di brani musicali. Hai a disposizione tutta la musica del mondo, ma non vivrai abbastanza per godertela tutta. Devo dire che, visto da questa prospettiva, Spotify mi inquieta un po’. Spotify è rivoluzionario. Si tratta di un servizio che consente di ascoltare musica in streaming. E’ stato lanciato nel 2008 da una startup svedese, ma è stato attivato in Italia soltanto il 12 febbraio scorso, in concomitanza con il Festival di Sanremo. Qual è la sua principale caratteristica? Spotify ti fa ascoltare musica in streaming attraverso internet e questo significa che le canzoni non vengono scaricate nell’hard disk come avveniva con iTunes o con eMule, ma si ascoltano senza salvarle, un po’ come avviene con YouTube.

Landing page, la pagina di atterraggio. L’aereo che naviga sul web atterra su una specifica pagina. Lì deve compiere una specifica azione prima di ripartire verso altre mete. Generalmente si richiede all’aereo – visitatore di riempire un modulo, in cui inserire i propri dati per aderire ad un’offerta speciale o richiedere informazioni riguardanti il prodotto o servizio venduto. Di solito il visitatore vi giunge dopo campagne mirate, come possono essere quelle legate a Google AdWords. Io azienda pago Google perché inserisca in evidenza il mio link pubblicitario. Visto che ho pagato, devo fare in modo che ogni singola visita sia il più produttiva possibile.

Nell’ultimo post ho trattato il metodo dei sei cappelli per pensare di De Bono. La teoria è molto bella, è affascinante ed è di facile comprensione. Ho provato però a mettere in pratica il metodo adottandolo a problemi personali e a scelte che devo affrontare in questo periodo e devo dire che non mi ha convinto molto. Alla fine tutto si riduce al cappello verde, cioè alla necessità di proporre idee nuove. Se provate inoltre a cercare “sei cappelli applicazioni” su google troverete tante pagine in cui si parla del metodo, ma quasi nessuna applicazione pratica. Ne ho trovata una di Umberto Santucci, famoso e bravissimo consulente e formatore, che insegna da anni il metodo.

Ci sono due dati interessanti che vorrei sottolineare riguardo al recente Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione. Il primo è che in un quadro di contrazione degli investimenti pubblicitari, reso inevitabile dalla crisi, Internet ha visto incrementare il volume della raccolta pubblicitaria. Più 12,3% nel 2011 rispetto all’anno precedente. Maggiori investimenti in questo settore significa anche che chi vuole pubblicizzare il proprio prodotto o servizio su Internet dovrà affrontare una competizione maggiore. E quindi ci sarà sempre più bisogno di web agency serie e complete, che si avvalgono di diverse figure professionali e di persone creative, affidabili e felici di fare il loro lavoro.

E’ iniziato oggi il Social Media Week. Si svolge qui a Torino, una città molto social media. In contemporanea si svolge anche in altre tredici città in tutto il mondo. Ma sono uscite idee valide nelle precedenti edizioni? Ho trovato a dire il vero diverse recensioni negative riguardo alle precedenti edizioni. Si parla di interventi banali e temi già ampiamente discussi su media e blog. Ma molti spunti interessanti ci sono stati. Viene citato ad esempio un ricco incontro avvenuto nel SMW di Roma dell’anno scorso riguardante le mamme 2.0. Il fatto però che anche in questa edizione si riprenda lo stesso tema è forse indice che alla manifestazione manchi qualcosa.

Il termine parodia deriva dal greco: parà (simile) e odè (canto). Con la parodia si fa un canto, una rappresentazione simile all’originale. A renderla interessante e divertente è il fatto che alcuni aspetti vengono resi in maniera caricaturale. La storia letteraria, cinematografica e musicale è piena di esempi. La Batracomiomachia (“La guerra dei topi e delle rane”) era un poemetto giocoso che parodizzava l’Iliade di Omero. Sono passati secoli, ma di questo tipo di rappresentazioni ne abbiamo ancora un gran bisogno, tanto che youtube e facebook sono pieni zeppi di parodie e di caricature di persone famose, di film o di canzoni, da Titanic ai video di Tiziano Ferro alla pubblicità del Kinder Bueno e chi più ne ha più ne metta.

Più una campagna pubblicitaria è controversa, più è facile che se ne parli: un assunto che molti professionisti del marketing conoscono bene, e di cui spesso si sono serviti. Il confine tra abile strategia pubblicitaria e “scivolone”, però, può rivelarsi sottile, soprattutto quando c’è di mezzo la potenza dei social network. Una prova di come il marketing 2.0 possa riservare spiacevoli sorprese, se non accuratamente gestito, è arrivata questa mattina, in concomitanza con la nuova forte scossa di terremoto che ha fatto tremare l’Emilia: alcune aziende hanno sfruttato la risonanza mediatica dell’evento per pubblicizzare offerte e prodotti, postando su Facebook e Twitter alcune proposte commerciali.

A partire dal lancio ufficiale della Timeline per tutte le fanpage su Facebook si sono susseguiti numerosi studi e case history su come per alcuni brand questo layout abbia comportato benefici dal punto di vista dell’engagement dei likers, e come invece per altre aziende tali benefici non si siano visti per nulla, e anzi il cambio di layout sembra aver peggiorato le cose. In realtà, forse, molto spesso a favorire i successi o gli insuccessi delle fanpage non è stato il cambio di layout, ma la scorretta gestione della pagina rispetto ai nuovi criteri imposti dalla Timeline. Si tratta molto spesso di una “forma mentis” sbagliata o non aggiornata alle nuove modalità di interazione stimolate grazie al Diario.