Mobile

La parola del momento è “mobilità”, termine che in questo articolo ripeterò spesso. E’ una parola positiva. Denota la capacità di spostarsi, di cambiare, di evolversi, di non restare fermi alla crisi, di reinventarsi. Occorre che lavoratori e studenti imparino ad essere mobili e a non fossilizzarsi su un solo lavoro o su una sola azienda. Soltanto così si può superare il momento difficile che stiamo vivendo. Si sta parlando molto anche della mobilità intesa come spostamento fisico all’interno delle nostre città. La recente Fiera delle Startup di Milano ha visto come protagoniste diverse realtà che stanno cercando di incentivare la mobilità sostenibile e intelligente.

2013. Italia. Dalla Rete sta arrivando un’ondata rivoluzionaria. Cito nuovamente Piero Angela per far capire meglio di cosa sto parlando: “Curiosamente oggi si parla molto di partecipazione, intesa come uno strumento di sviluppo democratico, ma raramente si parla di divulgazione come condizione essenziale per capire e quindi per partecipare. La democrazia non può basarsi sull’ignoranza dei problemi, perché uno dei suoi grandi obiettivi è proprio quello di rendere i cittadini responsabili e consapevoli, in modo che possano esercitare i loro diritti utilizzando meglio la loro capacità di capire” La vera rivoluzione che sta arrivando dalla Rete riguarda la formazione.

Con 4,99 euro al mese hai a portata di mano qualcosa come venti milioni di brani musicali. Hai a disposizione tutta la musica del mondo, ma non vivrai abbastanza per godertela tutta. Devo dire che, visto da questa prospettiva, Spotify mi inquieta un po’. Spotify è rivoluzionario. Si tratta di un servizio che consente di ascoltare musica in streaming. E’ stato lanciato nel 2008 da una startup svedese, ma è stato attivato in Italia soltanto il 12 febbraio scorso, in concomitanza con il Festival di Sanremo. Qual è la sua principale caratteristica? Spotify ti fa ascoltare musica in streaming attraverso internet e questo significa che le canzoni non vengono scaricate nell’hard disk come avveniva con iTunes o con eMule, ma si ascoltano senza salvarle, un po’ come avviene con YouTube.

I grandi cambiamenti passano anche attraverso grandi flop. La tecnologia, che sta cambiando le nostre vite, presenta ogni anno il suo bell’elenco di insuccessi. Nei giorni scorsi su molti siti si potevano trovare le classifiche con i più clamorosi flop tecnologici dell’anno. A cosa servono queste classifiche? A porre molta attenzione ogni volta che ci verrà detto in futuro che la tal innovazione sarà rivoluzionaria, perché in realtà potrebbe rivelarsi un flop. L’articolo che segue riprende la classificazione dei dieci più grandi insuccessi tecnologici stilata dal sito dday.

L’Italia, uno dei Paesi più in crisi, si ritrova a dover pagare l’iPhone più di tutti gli altri Paesi europei. In alcuni casi arriviamo a pagare persino il 10% in più. Secondo alcune persone, generalmente quelle non in possesso di uno smartphone, questo avverrebbe perché siamo più stupidi degli altri. Una conclusione un po’ banale. Ci sono almeno tre motivazioni che giustificherebbero questo prezzo. La prima è che l’Iva da noi è abbastanza alta. Siamo al 21%, contro, ad esempio, il 20 dell’Inghilterra o il 19% della Germania. E’ vero che la differenza è minima, ma questa può comunque incidere sul prezzo finale.

Una scelta coraggiosa o sconsiderata, a seconda dei punti di vista: Microsoft decide di investire in una nuova linea di prodotto, di immettere capitali in un centro di sviluppo e un team apposito per produrre un tablet, decide di dedicarsi a qualcosa che fino a oggi aveva accuratamente evitato. L’hardware. Intendiamoci, da anni a Redmond producono la Xbox e decine di tastiere, mouse, webcam e dispositivi per la videoconferenza: ma qui si parla di un progetto dal respiro più ampio, si parla di quella famosa frase che recitava più o meno “chi fa sul serio col software deve avere anche il proprio hardware”.

L’eterna lotta tra Android e iOS si combatte su tutti i fronti. Tra i tanti, il numero e la qualità media delle app è uno dei cavalli di battaglia della piattaforma Apple. Può quindi sorprendere il risultato degli studi di Crittercism, startup dedicata all’analisi dei dati di crash delle applicazioni. Secondo le informazioni da loro raccolte, le app di terze parti per iOs si inchiodano più spesso di quelle per Android. Crittercism ha analizzato 214 milioni di lanci tra novembre e dicembre 2011: circa 162 milioni erano app per iOs e 52 milioni per Android. Ma concentrandosi sulla percentuale di crash in rapporto ai singoli lanci, questa disparità è stata eliminata permettendo un confronto alla pari tra le due piattaforme.

Schermo touch, sensori di movimento, Retina display. E poi Angry Birds, Facebook, Instagram… Perdere tempo sull’iPhone sembra una cosa da nativi digitali, per chi non ha tempo di guardarsi indietro neanche quando gioca o cazzeggia. Eppure l’App Store della Mela è talmente vasto da lasciare spazio anche agli appassionati di anni ‘80, ‘90 e dintorni con una libreria sorprendentemente fornita di giochi da nostalgia. Eccone 10 tra i migliori, anche se la scelta è veramente troppa. Voi cosa avreste messo? Monkey Island 2 Special Edition: LeChuck’s Revenge La saga di Guybrush Threepwood è nei cuori di tutti gli appassionati, e vive nel secondo episodio i suoi momenti più riusciti.

La migliore applicazione green del mondo: così viene definito il “Dizionario dei rifiuti”. Un’e-startup potenziale di cui parlano tutti. Nel giro di davvero pochissimo tempo, si tratta di progressi settimanali, Francesco Cucari, 18 anni, liceale lucano ci sta dimostrando come sia davvero possibile risolvere i problemi comuni con il supporto tecnologico. Ma di cosa stiamo parlando? Dell’idea nata per risolvere il problema dell’educazione all’ambiente a sostegno della raccolta di rifiuti urbani. Francesco ha infatti deciso di realizzare un’applicazione per smartphone Android per la raccolta differenziata, che tra l’altro pochi giorni fa è stata completamente rinnovata.

La moda delle infografiche sta raggiungendo livelli che definirei quasi fastidiosi, per qualsiasi cosa sembra si debba fare un’infografica (vero che è un mezzo immediato e d’impatto per raccogliere delle informazioni e comunicarle, ma come in tutte le cose, l’esagerazione non va mai bene). Però, di tanto in tanto, ne viene fuori qualcuna ben fatta ed utile allo stesso tempo, come questa realizzata da ROI Media, che ci regala dei preziosissimi consigli su come progettare un sito web per farlo rendere al meglio. In alto a sinistra trovate un vero e proprio assemblaggio di componenti, ognuno con il suo bel cavetto e la sua etichetta, che indica la necessità di creare una sinergia tra tutte le tessere del nostro mosaico.