Hi Tech

E smettiamola con questa storia dell’Agenda Digitale! E’ una bufala clamorosa. Ricordiamo in cosa consiste questa fantomatica Agenda. L’Agenda Digitale Europea è un’iniziativa dell’Unione che mira a incentivare l’innovazione tecnologica come strumento per rilanciare la crescita e lo sviluppo. Nell’agenda ci sono 101 azioni da compiere per raggiungere l’obiettivo. Queste azioni sono raggruppate in sette grandi pilastri, che vanno dalla diffusione della banda larga all’ e-commerce all’e-government. Bruxelles stima che se tutti i governi europei si impegnassero in tal senso, il PIL potrebbe crescere fino al 5% e potrebbero nascere 4 milioni di posti di lavoro.

Con 4,99 euro al mese hai a portata di mano qualcosa come venti milioni di brani musicali. Hai a disposizione tutta la musica del mondo, ma non vivrai abbastanza per godertela tutta. Devo dire che, visto da questa prospettiva, Spotify mi inquieta un po’. Spotify è rivoluzionario. Si tratta di un servizio che consente di ascoltare musica in streaming. E’ stato lanciato nel 2008 da una startup svedese, ma è stato attivato in Italia soltanto il 12 febbraio scorso, in concomitanza con il Festival di Sanremo. Qual è la sua principale caratteristica? Spotify ti fa ascoltare musica in streaming attraverso internet e questo significa che le canzoni non vengono scaricate nell’hard disk come avveniva con iTunes o con eMule, ma si ascoltano senza salvarle, un po’ come avviene con YouTube.

I grandi cambiamenti passano anche attraverso grandi flop. La tecnologia, che sta cambiando le nostre vite, presenta ogni anno il suo bell’elenco di insuccessi. Nei giorni scorsi su molti siti si potevano trovare le classifiche con i più clamorosi flop tecnologici dell’anno. A cosa servono queste classifiche? A porre molta attenzione ogni volta che ci verrà detto in futuro che la tal innovazione sarà rivoluzionaria, perché in realtà potrebbe rivelarsi un flop. L’articolo che segue riprende la classificazione dei dieci più grandi insuccessi tecnologici stilata dal sito dday.

L’Italia, uno dei Paesi più in crisi, si ritrova a dover pagare l’iPhone più di tutti gli altri Paesi europei. In alcuni casi arriviamo a pagare persino il 10% in più. Secondo alcune persone, generalmente quelle non in possesso di uno smartphone, questo avverrebbe perché siamo più stupidi degli altri. Una conclusione un po’ banale. Ci sono almeno tre motivazioni che giustificherebbero questo prezzo. La prima è che l’Iva da noi è abbastanza alta. Siamo al 21%, contro, ad esempio, il 20 dell’Inghilterra o il 19% della Germania. E’ vero che la differenza è minima, ma questa può comunque incidere sul prezzo finale.

Sul web imperversa la battaglia più famosa (e forse redditizia) mai effettuata. Più famosa dello scontro tra Mike Tyson e Holyfield, più agguerrita della rivalità tra Valentino Rossi e Max Biaggi, più fantasiosa di quella tra Batman e Joker. Si stiamo parlando della battaglia tra Apple e Samsung. Ormai da mesi imperversa una battaglia all’ultimo colpo e all’ultima causa che come una bufera riempie il web di news più o meno reali che divide gli utenti come solo la religione può fare.  Chi dice che è meglio l’iPhone e che Samsung è una baracca e chi viceversa. Di solito si dice che la verità sta nel mezzo, ma non è questo il caso.

Se siete interessati all’IFA, l’Esposizione Internazionale Tecnologica che si sta tenendo a Berlino, vi rimando al link del Sole24Ore. Se come me non siete appassionatissimi di tecnologia, ma siete consapevoli che occorre restare aggiornati sul tema per non restare tagliati fuori, il mio consiglio è quello di aprire la pagina del Sole24Ore, ma restando nel contempo anche sul nostro blog. Nell’articolo si parla di smart TV. L’appellativo “smart” (traducibile dall’inglese come “intelligente”) lo conosciamo per gli smartphone. Gli smartphone sono telefoni intelligenti, perché oltre alla funzione di telefono integrano avanzate caratteristiche multimediali oltre a funzioni e servizi legati ad internet.

Una scelta coraggiosa o sconsiderata, a seconda dei punti di vista: Microsoft decide di investire in una nuova linea di prodotto, di immettere capitali in un centro di sviluppo e un team apposito per produrre un tablet, decide di dedicarsi a qualcosa che fino a oggi aveva accuratamente evitato. L’hardware. Intendiamoci, da anni a Redmond producono la Xbox e decine di tastiere, mouse, webcam e dispositivi per la videoconferenza: ma qui si parla di un progetto dal respiro più ampio, si parla di quella famosa frase che recitava più o meno “chi fa sul serio col software deve avere anche il proprio hardware”.

A circa 80 giorni dal via delle Olimpiadi, di cui sarà sponsor tecnico per le telecomunicazioni mobili, Samsung ha scelto proprio la capitale inglese sede dei Giochi per annunciare il suo nuovo smartphone Android top di gamma. Il Galaxy S III, di cui si parla da tempo come il terminale intelligente che sfiderà il melafonino Apple di nuova generazione (in arrivo in autunno), si presenta quindi ufficialmente a media e addetti ai lavori e l’etichetta che ne segna il debutto è “best in class in the world”. Così almeno l’ha definito Jk Shin, Presidente e capo della divisione It and Mobile Communication di Samsung, che ne ha sintetizzato subito le principali caratteristiche tecniche: schermo da 4,8 pollici Super Amoled in alta definizione, camera digitale da 8.

Il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale ancora non è stato completato (se tutto andrà bene, ciò avverrà il prossimo 30 giugno) e già il governo ha dato le prime indicazioni per un’evoluzione ulteriore. Con un emendamento all’interno del decreto di semplificazione fiscale il Consiglio dei Ministri ha indicato il primo gennaio 2015 quale data in cui tutti i decoder del digitale terrestre dovranno essere compatibili con lo standard DVB-T2, evoluzione dell’attuale DVB-T. A partire dal primo luglio 2015, poi, sarà vietata la vendita di decoder non compatibili con DVB-T2.

È uno dei gadget più chiacchierati del momento, sebbene manchi ancora qualche mese al lancio commerciale in versione Beta. Si chiama – facile facile, pulito come il suo design un po’ vintage un po’ criptico – Little Printer. E, nomen omen, è una sorta di stampante portatile, di piccole dimensioni, in grado di essere gestita attraverso il proprio smartphone grazie a un dongle, cioè una pennetta che si interfaccia a qualsiasi router wi-fi e si collega a un sistema battezzato Berg Cloud. Il tutto per consentirci di stampare un sacco di contenuti diversi, chiamati dal sistema Pubblicazioni, e ficcarceli in tasca.