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	<title>Abc Interactive Blog</title>
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		<title>Google ha un graph che la sa lunga</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Si chiama Knowledge Graph il nuovo progetto di Google: si tratta di un ulteriore strumento a supporto del suo motore di ricerca e che dovrebbe servire a &#8220;scoprire nuove informazioni velocemente e facilmente&#8221;. Per &#8220;graph&#8221; Google intende un &#8220;modello intelligente in grado di capire le entità del mondo reale e le loro relazioni le une [...]]]></description>
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<p>Si chiama <strong>Knowledge Graph</strong> il nuovo progetto di Google: si tratta di un ulteriore strumento a supporto del suo motore di ricerca e che dovrebbe servire a &#8220;scoprire nuove informazioni velocemente e facilmente&#8221;. Per &#8220;graph&#8221; Google intende un &#8220;modello intelligente in grado di capire le entità del mondo reale e le loro relazioni le une con le altre: fatti, dunque, non stringhe casuali di caratteri&#8221;.</p>
<p>Con Knowledge Graph, per il momento disponibile <strong>solo negli Stati Uniti</strong> ma già con opzioni specifiche per l&#8217;<strong>utilizzo mobile</strong>, Google intende dunque affinare le ricerche finora effettuate solo sulla base delle citazioni delle parole chiave e con i risultati che sono organizzati in base all&#8217;importanza stabilità dall&#8217;algoritmo PageRank.</p>
<p>Mountain View non arriva ad utilizzare l&#8217;aggettivo &#8220;semantico&#8221;, ma descrive semplicemente il tentativo di mettere in relazione la chiave di ricerca inserita dagli utenti (chiamata &#8220;oggetto&#8221;) con una <strong>selezione di concetti effettuata a monte</strong>: parla di circa 3,5 miliardi di diversi attributi impiegati finora per questa organizzazione, per il momento concentrata su 500 milioni di &#8220;oggetti&#8221;.</p>
<p>Così Knowledge Graph, che Google definisce &#8220;il primo passo verso la nuova generazione dei motori di ricerca&#8221;, promette di portare informazioni che sono rilevanti rispetto alla parola chiave, pur non citandola direttamente. Se si cercano informazioni su un pittore rinascimentale, dice BigG, il sistema restituirà risorse utili a documentarsi a tutto tondo sul movimento artistico, altri nomi famosi del periodo, tecniche di pittura ecc.</p>
<p>Graficamente Knowledge Graph segue una strada non dissimile da quella imboccata dal <strong>nuovo redesign</strong> di Bing: offre una colonna di risultati che occupa la fascia destra della pagina affiancandosi ai risultati tradizionali ed opzioni che permettono di affinare la ricerca originale definendo meglio l&#8217;oggetto: l&#8217;esempio che fa Mountain View è quello del &#8220;Taj Mahal&#8221;, parola che può riferirsi al monumento, ad un casinò, ad un musicista o ad un ristorante indiano nelle vicinanze.</p>
<p>Sempre sulla destra troveranno poi spazio le informazioni ritenute fondamentali sull&#8217;oggetto, organizzate in una sorta di specchietto in stile Wikipedia, selezionate in base alle precedenti ricerche aggregate compiute sull&#8217;argomento da altri utenti. Inoltre, accanto a queste trovano spazio curiosità e fatti che potrebbero in ogni caso risultare interessanti per l&#8217;utente perché, appunto, meno noti.</p>
<p>Dietro le quinte, in pratica, Knowledge Graph si appoggia a dati raccolti negli anni e su quanto finora cercato dagli utenti: una questione che ha naturalmente spinto gli osservatori a continuarsi a chiedere fin dove può arrivare l&#8217;occhio indiscreto di Google e cosa impedisce di fare invece il vincolo alla privacy degli utenti, anche se i loro dati vengono trattati in maniera aggregata.</p>
<p>Google, d&#8217;altronde, nel frattempo ha aumentato i dati raccolti e indicizzati dalle sue applicazioni web-crawling, i suoi bot: secondo lo sviluppatore canadese Alex Pankratov questi hanno ora imparato a comportarsi &#8220;più da umani&#8221; facendo girare anche i contenuti JavaScript e arrivando così ad esplorare anche i contenuti dinamici delle pagine.</p>
<p>Guarda il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mmQl6VGvX-c&#038;feature=player_embedded">video di presentazione</a>!</p>
<p>Tratto da <a href="http://punto-informatico.it/3520028/PI/News/google-ha-un-graph-che-sa-lunga.aspx">qui</a></p>
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		<title>Come creare un post efficace su Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:19:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Tra acquisizioni (l’ultima? Glancee!) e innovazioni, Facebook si sta ormai avvicinando al miliardo di utenti. Un bacino molto interessante soprattutto per le aziende, che possono vantare su tantissime informazioni raccolte in un unico ‘luogo’ e che devono dunque fare di tutto per posizionarsi al meglio sul social di Zuckerberg. Pagine fan, ads &#038; so on: [...]]]></description>
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<p>Tra acquisizioni (l’ultima? Glancee!) e innovazioni, <strong>Facebook</strong> si sta ormai avvicinando al <strong>miliardo di utenti</strong>. Un bacino molto interessante soprattutto per le <strong>aziende</strong>, che possono vantare su tantissime informazioni raccolte in un unico ‘luogo’ e che devono dunque fare di tutto per <strong>posizionarsi al meglio</strong> sul social di Zuckerberg. Pagine fan, ads &#038; so on: di certo le opzioni per i brand e le imprese non mancano, ma <strong>è sui ‘fondamentali’ che si gioca la loro efficacia</strong>. E allora, banalmente, come scrivere post con <strong>elevati livelli di engagement</strong>, e che riescano davvero a creare una <strong>community</strong> intorno alla marca?</p>
<p>In questa direzione, un interessante studio di Buddy Media &#8211; Strategies for effective Facebook wall posts: a statistical review – riporta davvero tante informazioni a proposito. I risultati sono l’output delle analisi condotte per due settimane su un campione di <strong>200 fanpage di clienti</strong>, appartenenti a molteplici settori (entertainment, automotive, finance, retail, etc.)</p>
<p><strong>Lunghezza dei post</strong><br />
Prendiamo qui un principio dei mods: <em>less is more!</em> In effetti, i risultati mostrano una correlazione negativa tra lunghezza del post e livello di coinvolgimento degli utenti. Scrivete aggiornamenti brevi (<strong>1-80 caratteri</strong>), da leggere in poco tempo e <strong>impattanti</strong>.</p>
<p><strong>URL Shorteners</strong><br />
Non utilizzateli e avrete l’<strong>aumento del livello dell’engagement di 3 volte</strong>. In effetti, con un link visibile (es. “leggete il nuovo post di www.ninjamarketing.it!”) l’utente sa esattamente <strong>cosa troverà</strong> una volta cliccato. Meglio non fargli percepire che potrebbe avere delle sorprese! Nel caso vogliate risparmiare comunque qualche carattere, usate uno URL shortener specifico per i brand.</p>
<p><strong>Quando pubblicare?</strong><br />
Una domanda che affligge marketer e community manager da tempo, e anche noi ne avevamo già parlato tempo fa nel post “Pubblicare contenuti sui social media: le strategie di timing“. Tipicamente, i brand e le aziende pubblicano più post <strong>durante l’orario di apertura degli uffici</strong>, fino a metà pomeriggio. Mah – sorpresa! – gli <em>outsider</em> che pubblicano dopo ottengono un <strong>livello di engagement maggiore del 20%</strong>, probabilmente perché molte persone sono arrivate a casa e hanno trovato il tempo per rilassarsi davanti a <strong>Facebook</strong>. Cercate di postare contenuti al mattino presto o la sera tardi, quando la <strong>frequenza degli aggiornamenti </strong>è minore e ci sono più occasioni di visibilità.</p>
<p>Riguardo invece ai <strong>giorni migliori</strong>, la ricerca mostra come l’<strong>86% </strong>dei post sia pubblicato dal Lunedì al Venerdì, con picchi di engagement negli aggiornamenti verso il weekend. Ma i <strong>dati variano molto da settore a settore</strong>: per esempio, in quello dei media conviene evitare di pubblicare il Lunedì.</p>
<p><strong>Call to action</strong><br />
Post diversi veicolano azioni diverse dei fan. In breve:</p>
<p>Se volete un like, <strong>chiedetelo</strong> (“<em>vi piace?</em>”);<br />
Se volete un commento, <strong>domandate</strong> (le pubblicazioni che terminano con una domanda hanno anche un livello di engagement maggiore del <strong>15%</strong>);</p>
<p><strong>Conclusioni: content is (still) king!</strong><br />
Facebook può diventare una piattaforma di enorme aiuto nelle <strong>relazioni</strong> con i consumatori e gli altri stakeholder. Basta ricordarsi di rimanere semplici e dare agli utenti ciò che desiderano. Per fare questo, un’<strong>analisi ex-ante delle statistiche anagrafiche della vostra base fan</strong> sarà necessaria. Per il resto, cercate di mixare rigore e creatività, trovando sempre nuove modalità di coinvolgimento. E ricordate che i <strong>post multimediali</strong> (immagini, video, etc.) attivano più delle ‘sole’ parole.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/05/16/post-efficace-facebook/">qui</a> </p>
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		<title>Think Insights!</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Da oggi Google offre maggiori dati e strumenti per conoscere e capire i comportamenti dei consumatori. Think Insights amplia i dati e gli strumenti a disposizione per le ricerche di mercato includendo i risultati di 21 paesi di Europa, Medio Oriente e Africa.
Nella Research Library è possibile visualizzare per paese, settore, obiettivi di marketing, tipo [...]]]></description>
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<p>Da oggi Google offre maggiori dati e strumenti per conoscere e capire i comportamenti dei consumatori. Think Insights amplia i dati e gli strumenti a disposizione per le ricerche di mercato includendo i risultati di 21 paesi di Europa, Medio Oriente e Africa.</p>
<p>Nella <strong>Research Library</strong> è possibile visualizzare per paese, settore, obiettivi di marketing, tipo di piattaforma e anno le ricerche, i case studies, le interviste, le infografiche e tanto altro.</p>
<p>Con <strong>Insights MENA</strong> e <strong>Insights Africa</strong> è  possibile scoprire le abitudini di utilizzo dei media in Medio Oriente e Africa.</p>
<p>Utilizzando i <strong>Display Benchmark Tools</strong> è possibile confrontare i risultati delle vostre campagne di marketing con quelli di altre aziende del vostro stesso settore o della vostra stessa area geografica.</p>
<p>Queste sono solo <strong>alcune delle novità</strong> di Google per Think Insight, tutte completamente gratuite! Cosa state aspettando? Correte a consultare Think Insights!</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/05/15/con-think-insight-tante-nuove-statistiche-per-le-vostre-strategie-di-marketing/">qui</a></p>
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		<title>«Io e Zuckerberg ad Harvard. Il genio che supera la morale»</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 12:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Mark Zuckerberg e io siamo nati nello stesso anno, il 1984. Nel 2004 ci siamo trovati per un paio di settimane nello stesso edificio, un dormitorio di Cambridge, Massachusetts, a poche porte di distanza &#8211; lui studiava a Harvard, io ero in visita. La persona che mi ospitava mi ha parlato del suo sito &#8211; [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/jesse-eisenberg-as-mark-zuckerberg.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/jesse-eisenberg-as-mark-zuckerberg.jpg" alt="" title="jesse-eisenberg-as-mark-zuckerberg" width="712" height="479" class="aligncenter size-full wp-image-3683" /></a></p>
<p>Mark Zuckerberg e io siamo nati nello stesso anno, il 1984. Nel 2004 ci siamo trovati per un paio di settimane nello stesso edificio, un dormitorio di Cambridge, Massachusetts, a poche porte di distanza &#8211; lui studiava a Harvard, io ero in visita. La persona che mi ospitava mi ha parlato del suo sito &#8211; una cosa interna all&#8217;università, che ai tempi si chiamava Thefacebook. Sono passati otto anni: io ho pubblicato due romanzi, lui ha creato un sito con 900 milioni di iscritti. Oggi, a pochi giorni dalla quotazione sul Nasdaq, è stimato intorno ai cento miliardi di dollari; in questo periodo, quindi, Mark l&#8217;ha fatto crescere di circa <strong>sessanta milioni al giorno</strong>. Anche la domenica.</p>
<p>Raccontare la storia di Facebook significa fare un <strong>elenco di smisuratezze</strong>. Il sito è nato per facilitare la comunicazione fra compagni di corso, e oggi ha quasi un miliardo di iscritti; si è inserito in modo più o meno profondo nella vita di milioni di persone, che lì si conoscono, si scrivono, condividono link, musica, video; per molti ha trasformato irrimediabilmente l&#8217;essenza stessa della Rete, accendendo (o cavalcando, o parassitando, a seconda del punto di vista) la cosiddetta rivoluzione dei «social media». E molte altre rivoluzioni, di vario segno, sono collegate all&#8217;operato di Facebook: un rapporto problematico e conflittuale con la tutela della privacy, dopo la libertà del web 1.0; una nuova ondata di start-up che si sono arricchite sviluppando applicazioni interne al sito; e, non da ultimo, l&#8217;affermarsi di un personaggio molto difficile da inquadrare, il primo nato degli anni Ottanta a entrare di diritto nella <strong>classe dirigente mondiale</strong>.</p>
<p>C&#8217;è una versione di Mark Zuckerberg che è un <strong>caso-studio eroico della meritocrazia</strong>. Introverso e intelligentissimo, sin da piccolo ossessionato dalla programmazione, è riuscito a costruire un impero a partire da un&#8217;ottima intuizione e dalla capacità di promuoverla &#8211; in poco tempo, e senza capitali di famiglia. Si è impegnato a donare in beneficenza metà dei suoi averi; ha promosso una cultura aziendale giocosa e tollerante, interessata ad assecondare le passioni dei dipendenti e a incoraggiarne la creatività. Incarna l&#8217;essenza dello «smanettone», astratto e semplice e buono, in grado di indossare con totale disinvoltura uno dei più consistenti patrimoni del mondo (il trentacinquesimo, per l&#8217;esattezza), perché in fondo di quelle cose si cura poco. In questa versione, Mark Zuckerberg ha realizzato il famoso ammonimento di Hemingway a Fitzgerald, secondo cui i ricchi non sono diversi da me e te, hanno solo più soldi. Anni fa, delle sue foto private sono state diffuse da un hacker (che per ottenerle ha sfruttato, curiosamente, un «buco» di Facebook). In una è con la fidanzata e dà da mangiare a un cagnolino, seduti per terra in un appartamento, e sembriamo io e Manuela; in un&#8217;altra è con Obama.</p>
<p>C&#8217;è però un&#8217;<strong>altra versione</strong> di Mark Zuckerberg, che per ogni vanto mostra l&#8217;interesse, la doppiezza, la pianificazione. In questa versione, Zuckerberg ha brigato e trafficato per estromettere da Facebook chi l&#8217;aveva ideato con lui; ha aperto il varco allo smercio sistematico di dati personali su Internet; ha sviluppato un nuovo modo di sfruttamento professionale, in cui sotto la maschera delle «passioni» un&#8217;azienda rende obbligatorio, e monetizza, un impegno privato che in teoria dovrebbe essere facoltativo. La sua filantropia sarebbe solo un tentativo di smarcarsi dalla fama di disonestà, e l&#8217;immagine spigliata di ventenne qualunque un camuffamento ipocrita e affettato. Questa versione di Mark Zuckerberg ha compreso l&#8217;importanza dell&#8217;orizzontalità, dell&#8217;eguaglianza, nelle comunità del web 2.0, e ne ha usurpato la facciata per accreditarsi come suo <strong>timoniere</strong>, mascherando un&#8217;ambizione sfrenata e un bisogno ossessivo di controllo. Ogni volta che con un mio coetaneo parlo di Zuckerberg finiamo per discutere di queste due versioni, rivoluzionario e democristiano, Garibaldi e gattopardo. Qual è quella vera?</p>
<p>Questa domanda è irrilevante. Peggio: è colpevole, perché incoraggia a interrogarsi scandalisticamente sul chi dando per scontato il cosa. Mark Zuckerberg come persona potrà anche essere infido e manipolatore &#8211; in ultima analisi, peggio per lui; ma per una società, come modello, lui è qualcuno che ha avuto un&#8217;intuizione sul funzionamento dei rapporti fra le persone e degli affetti, e l&#8217;ha trasformata in oro. (Questo, fra l&#8217;altro, fa di lui uno scrittore: anziché romanzi ha scritto pagine di codice, ma l&#8217;attività di partenza era la stessa, capire e scrivere. Ma divago). Da quest&#8217;intuizione ha costruito un impero, cambiando la vita di centinaia di milioni di persone. Ciò non rende irrilevante la questione morale, ma la mette su un altro piano. La questione morale è privata: ha a che fare col giudizio che si dà su una persona, ed eventualmente con l&#8217;<strong>alibi </strong>che si trova per se stessi per non aver seguito quella strada. La storia di Mark Zuckerberg, però, è pubblica.</p>
<p>Le biografie antiche si basavano spesso sul principio che, se la storia è maestra di vita, è lecito mentire a fin di bene, perché migliorando gli uomini illustri si migliora l&#8217;esempio che hanno da offrire. Sarebbe interessante fare lo stesso con Zuckerberg. Il modello che dà, se gli si presta fede, è utile, perché se più persone fossero come lui sostiene di essere, la società sarebbe complessivamente migliore. Che Mark Zuckerberg nei fatti sia o meno così è tutto sommato secondario. È difficile pensare alla sua storia senza provare invidia e vertigini; stare a cavillare sugli scheletri nell&#8217;armadio è l&#8217;alibi di chi preferisce rifiutare gli esempi piuttosto che provare a seguirli. In Italia, però, amiamo gli esempi sporchi, i modelli complessi e ricchi di ombre: probabilmente perché usciamo meglio dal paragone, e teniamo all&#8217;alibi più che al modello stesso. Oggi Mark Zuckerberg lo scrittore compie ventotto anni: uno più di Nicole Minetti, uno meno di Antonio Cassano, un mese appena più di me. Non devo perdermi d&#8217;animo. Ho ancora un po&#8217; di tempo.</p>
<p><strong>Vincenzo Latronico</strong>*<br />
*Scrittore, il suo ultimo romanzo è «La cospirazione delle colombe» (Bompiani)</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.corriere.it/economia/12_maggio_14/io-e-zuckerberg-ad-harvard-il-genio-che-supera-la-morale-vincenzo-latronico_99234124-9d85-11e1-99ad-758cf3da80f7.shtml">qui</a></p>
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		<title>Il nuovo Windows penalizza Firefox?</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 11:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Harvey Anderson è vicepresidente e consigliere generale di Mozilla Corporation, la società che si occupa di coordinare lo sviluppo dei programmi per conto della Mozilla Foundation, come il browser Firefox. Uno dei compiti di Anderson è tutelare le applicazioni della società dalle mosse ritenute sleali della concorrenza, che potrebbero complicare la libera diffusione di alcuni [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/111108-firefox-metro.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3678" title="111108-firefox-metro" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/111108-firefox-metro.jpg" alt="" width="712" height="445" /></a></p>
<p>Harvey Anderson è vicepresidente e consigliere generale di Mozilla Corporation, la società che si occupa di coordinare lo sviluppo dei programmi per conto della Mozilla Foundation, come il browser Firefox. Uno dei compiti di Anderson è tutelare le applicazioni della società dalle mosse ritenute sleali della concorrenza, che potrebbero complicare la libera diffusione di alcuni software e rendere anche la vita difficile agli utenti. Sul blog ufficiale di Mozilla, ieri Anderson ha scritto un post accusando <strong>Microsoft </strong>di aver stabilito <strong>limitazioni eccessive</strong> per i browser nella propria prossima versione di Windows allo scopo di favorire Internet Explorer, il programma per navigare online della stessa Microsoft.</p>
<p>Il problema, spiega Anderson, riguarderà la versione di <strong>Windows 8</strong> realizzata per i dispositivi che utilizzano i processori di tipo ARM, e che sarà chiamata <strong>Windows RT </strong>per distinguerla da quella per sistemi tradizionali (x86). Questi microprocessori hanno la caratteristica di consumare poca energia, in rapporto alle loro prestazioni, e si sono quindi affermati molto rapidamente nel mercato dei dispositivi mobili come tablet e smartphone. Microsoft ha deciso di realizzare una versione del suo sistema operativo compatibile con questi processori per provare a espandere la propria presenza anche sui tablet, dove fino a ora la competizione è stata sostanzialmente tra Android e l’iOS degli iPad.</p>
<p>Come ampiamente anticipato nei mesi scorsi, il nuovo Windows avrà due “ambienti” in cui sarà possibile utilizzare i programmi. Uno sarà del tutto simile all’attuale, con il classico desktop, le icone, le finestre e la barra di stato; l’altro, invece, sarà basato su una nuova interfaccia che si chiama <strong>Metro</strong> e già utilizzata con un buon successo sugli smartphone che usano Windows Phone. Molto colorata ed essenziale, Metro privilegia l’esecuzione delle applicazioni a tutto schermo e l’utilizzo del touchscreen per spostarsi tra i vari programmi. Su Windows 8 chi produce le applicazioni potrà creare versioni dei suoi software sia per la versione desktop sia per Metro, mentre secondo Mozilla su Windows RT ai produttori di programmi sarà consentito di realizzare solamente le applicazioni per la nuova interfaccia e non per quella classica.</p>
<p>Firefox e gli altri browser potranno quindi esistere nella versione per Metro, che per come è fatta consente di offrire meno funzionalità avanzate agli utenti, mentre nella versione classica sarà solamente possibile utilizzare Internet Explorer. Scrive Anderson: “Considerato che Internet Explorer può funzionare su Windows per ARM, non c’è alcuna ragione tecnica per cui gli altri browser non possano fare lo stesso”.</p>
<p>Secondo il responsabile di Mozilla, se Microsoft non cambierà le regole, il mercato dei browser subirà un danno per quanto riguarda la libera concorrenza e la produzione di nuove soluzioni per gli utenti. Il problema potrebbe ingrandirsi e diventare molto serio in futuro: per ora le tecnologie ARM sono principalmente utilizzate sui dispositivi mobili, ma la disponibilità di un sistema operativo come Windows renderà questi sistemi rilevanti anche per i personal computer tradizionali. Il timore di Anderson è che su PC, tablet, portatili e altri dispositivi di domani i browser alternativi a Internet Explorer non abbiano spazio, come del resto era successo qualche anno fa prima che le <strong>autorità antitrust</strong> imponessero a Microsoft di rendere più semplice e libera la scelta del browser da usare su Windows.</p>
<p>Microsoft per ora non ha diffuso alcun commento ufficiale al post di Anderson. Le informazioni su Windows RT non sono ancora molte e osservatori ed esperti attendono qualche dettaglio in più sulla versione per ARM del nuovo Windows, comprese notizie su come saranno effettivamente gestite le applicazioni realizzate dagli altri produttori. Microsoft ha per ora confermato che su Windows RT saranno disponibili particolari versioni di Internet Explorer e del suo insieme di programmi per la produttività Office, ricordando che i sistemi con ARM non saranno una <strong>seconda scelta </strong>per gli utenti, rispetto ai sistemi basati su processori più tradizionali.</p>
<p>La società vuole recuperare il terreno perso nei confronti della concorrenza, portando Windows anche sui tablet. E su questi dispositivi Windows RT potrebbe rivelarsi un sistema “chiuso”, basato su scelte commerciali paragonabili a quelle adottate da Apple per il proprio iPad, che prevedono particolari limitazioni per i produttori di applicazioni.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilpost.it/2012/05/10/il-nuovo-windows-penalizza-firefox/">qui</a></p>
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		<title>Angry Birds Land, il parco degli uccellini arrabbiati</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 15:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[adventure park]]></category>
		<category><![CDATA[Angry Birds Land]]></category>

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		<description><![CDATA[
I volatili arrabbiati più famosi del mondo hanno trovato un nido speciale. Si tratta dell’ Angry Birds Land, in Finlandia, un parco divertimenti interamente dedicato al più celebre dei videogiochi della Rovio Entertainment, la società che lo ha creato nel 2009 e che ha ragiunto i 500 milioni di download nel 2011. 
Il parco è [...]]]></description>
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<p>I volatili arrabbiati più famosi del mondo hanno trovato un nido speciale. Si tratta dell’ Angry Birds Land, in Finlandia, un parco divertimenti interamente dedicato al più celebre dei videogiochi della Rovio Entertainment, la società che lo ha creato nel 2009 e che ha ragiunto i 500 milioni di download nel 2011. </p>
<p>Il parco è stato costruito all’interno di Särkänniemi, un grosso adventure park in provincia di Tampere, a Nord di Helsinki. L’area a tema Angry Birds è stata presentata il 28 aprile, ma sarà praticabile soltanto dall’ 8 giugno perché alcune giostre e alcuni percorsi di gioco sono ancora di fase di costruzione e allestimento.</p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/foto/2012/05/10/angry-birds-land-parco-giochi-rovio-34656.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/J87W_CzzxOc?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Fb lancia il suo App Store</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 13:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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A pochi giorni dall&#8217;Ipo, Facebook continua a macinare novita&#8217;: ha appena annunciato che sta per mettere online il suo app store, sulla scia del pioniere Apple.
Si chiamera&#8217; &#8216;App Center&#8217; e aiutera&#8217; gli utenti a scaricare app su qualsiasi piattaforma, dal web, fino a iOs e Android. Gli sviluppatori emergenti potranno vendere le proprie app attraverso [...]]]></description>
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<p>A pochi giorni dall&#8217;Ipo, Facebook continua a macinare novita&#8217;: ha appena annunciato che sta per mettere online il suo app store, sulla scia del pioniere Apple.</p>
<p>Si chiamera&#8217; &#8216;App Center&#8217; e aiutera&#8217; gli utenti a scaricare app su qualsiasi piattaforma, dal web, fino a iOs e Android. Gli sviluppatori emergenti potranno vendere le proprie app attraverso un canale privilegiato, verranno messe in evidenza quelle che rispondono a precisi parametri qualitativi di Facebook e al rating degli utenti.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2012/05/10/Fb-lancia-suo-App-Store_6847522.html">qui</a></p>
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		<title>Contenuti di Qualità: il primo content marketplace italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[content quality]]></category>
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Ogni buon Webmaster dall’alto della sua esperienza, sia per necessità, sia per virtù, conosce l’importanza di un buon lavoro di SEO, acronimo per Search Engine Optimization.
Grazie alle parole chiave, i motori di ricerca (Google, Bing, Yahoo! ed altri) rendono possibilel’indicizzazione delle pagine web e la conseguente possibilità per gli internauti di trovarle con assoluta facilità. Ciò significa che, affinchè [...]]]></description>
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<p>Ogni buon <strong>Webmaster</strong> dall’alto della sua <strong>esperienza</strong>, sia per necessità, sia per virtù, conosce l’importanza di un buon lavoro di <strong>SEO, acronimo per Search Engine Optimization</strong>.</p>
<p>Grazie alle <strong>parole chiave</strong>, i motori di ricerca (Google, Bing, Yahoo! ed altri) rendono possibile<strong>l’indicizzazione delle pagine web</strong> e la conseguente possibilità per gli internauti di trovarle con assoluta facilità. Ciò significa che, affinchè sia possibile che il traffico internet giunga al proprio sito, è necessario <strong>tener conto e impostare una strategia di ottimizzazione</strong> per i motori di ricerca improntata sulla <strong>valorizzazione dei contenuti</strong> presenti sulla pagina o nel sito.</p>
<h2>Cosa s’intende per ottimizzazione?</h2>
<p>L’ottimizzazione consiste nel <strong>corredare un testo</strong> e quindi generalmente il contenuto di una web page, con una serie di elementi come <strong>keyword</strong>, capaci di aumentare la qualità del sito web e conseguentemente la sua <strong>visibilità sui motori di ricerca</strong>.</p>
<p>Per rendere tutto questo più semplice e a portata di click, l’italianissimo <strong>Roberto Zambon</strong>, web writer di professione, e <strong>l’agenzia Abbati &amp; Venafro</strong>, hanno ideato e messo in piedi un portale denominato <a href="http://www.contenutidiqualita.com/">Contenuti di Qualità</a>.</p>
<p>Nato e sviluppato per essere <strong>il primo content marketplace italiano di articoli già pronti</strong>, il sito ha come obiettivo la possibilità di fornire a quanti ne abbiano necessità contenuti non solo idonei ad aumentare le parole chiave e quindi la visibilità, ma anche tali da <strong>fornire spunti per stimolare commenti</strong> (dunque traffico) e migliorare l’interazione sociale sul sito.</p>
<h2>Una bella opportunità per i web writers</h2>
<p>Inoltre, a differenza di quanto già avviene con altri content marketplace, i webwriter che collaborano alla stesura dei testi per Contenuti di Qualità ricevono una <strong>bella fetta del prezzo finale dell’articolo, ben l’85%!</strong></p>
<p><strong>Un progetto interessante</strong>, una bella novità qui in Italia che speriamo prenda piede, venga apprezzata e soprattutto sfruttata al pieno delle sue potenzialità da quanti abbiano necessità di <strong>aumentare traffico</strong>, <strong>visibilità e content quality</strong> delle proprie pagine web <strong>senza spendere capitali</strong> e soprattutto senza perdere molto tempo.</p>
<p>Ma non soffermiamoci solo sull’aspetto utente finale, perchè a onor del vero, è anche <strong>una bella opportunità per tutti quei webwriter</strong> che vorranno <strong>vendere i propri elaborati di qualità e provare a metter su qualche quattrino</strong>.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/05/05/contenuti-di-qualita-il-primo-content-marketplace-italiano/">qui</a></p>
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		<title>Facebook è un po&#8217; più italiano grazie a Glancee</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3659</link>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 08:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[App]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[facebook app]]></category>
		<category><![CDATA[Glancee]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dopo aver acquisito Gowalla e Instagram, ora il social network fondato da Mark Zuckerberg continua a fare spese, acquistando Glancee.
Glancee è un&#8217;applicazione per smartphone e tablet, nata nel 2010, che permette di individuare le persone con gusti affini ai propri &#8211; basandosi sugli amici e sugli interessi in comune, non necessariamente identici ma almeno simili &#8211; e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/glancee-facebook.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/glancee-facebook.jpg" alt="" title="glancee-facebook" width="712" height="358" class="aligncenter size-full wp-image-3660" /></a></p>
<p>Dopo aver acquisito Gowalla e Instagram, ora il social network fondato da Mark Zuckerberg continua a fare spese, acquistando Glancee.</p>
<p>Glancee è un&#8217;applicazione per smartphone e tablet, nata nel 2010, che permette di individuare le persone con gusti affini ai propri &#8211; basandosi sugli amici e sugli interessi in comune, non necessariamente identici ma almeno simili &#8211; e che si trovano nelle vicinanze.</p>
<p>L&#8217;app sfrutta quindi le tecniche di geolocalizzazione e, per chi teme per la propria privacy, è un&#8217;altra potenziale violazione della riservatezza (per quanto, come pressoché tutte le altre, avvenga su base volontaria).</p>
<p>Dal punto di vista di Facebook si tratta di garantire una presenza più massiccia nel settore mobile, un mercato dove l&#8217;app ufficiale del social network è sì diffusa ma allo stesso tempo non permette di generare introiti.</p>
<p>Due dei tre fondatori di Glancee sono di origine italiana: si tratta di Andrea Vaccari (attuale CEO) e di Alberto Tretti (attuale COO), che hanno dato origine all&#8217;app insieme al canadese Gabriel Grise (attuale CTO).</p>
<p>Facebook continua così ad allargare il numero dei servizi offerti agli utenti e si avvicina a grandi passi all&#8217;ormai imminente quotazione in Borsa, che dovrebbe avvenire il prossimo 18 maggio.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&#038;cod=17430">qui</a></p>
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		<title>Nuove tecniche di stampa lenticolare: più qualità, meno spessore</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3654</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 14:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<category><![CDATA[stampa lenticolare]]></category>

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Vi avevamo già parlato di stampa lenticolare, modo di comunicare innovativo ed efficace. Ed il fatto che un’azienda tutta italiana (TreD) sia leader del settore in Europa personalmente mi fa molto piacere, perché vuol dire che la qualità del Made in Italy è viva e combatte, nonostante il periodo economico complicato.
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			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/429726_322926374413180_131119836927169_883736_192806437_n.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3655" title="429726_322926374413180_131119836927169_883736_192806437_n" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/429726_322926374413180_131119836927169_883736_192806437_n.jpg" alt="" width="712" height="515" /></a></p>
<p>Vi avevamo già parlato di stampa lenticolare, modo di comunicare <strong>innovativo ed efficace</strong>. Ed il fatto che un’azienda tutta italiana (<a href="http://www.lenticolare.it/">TreD</a>) sia leader del settore in Europa personalmente mi fa molto piacere, perché vuol dire che la qualità del <strong>Made in Italy</strong> è viva e combatte, nonostante il periodo economico complicato.</p>
<p>Ricordiamo che le lastre lenticolari sono delle vere e proprie lenti d’ingrandimento, seppur piccolissime, sovrapposte ad una stampa, che conferiscono ad un’immagine (quindi un elemento in due dimensioni) l’effetto desiderato. La ricerca continua su <strong>software, materiali e processi produttivi</strong> ha portato ad una nuova linea di prodotti (o meglio, tre):</p>
<p><a href="http://www.lenticolare.it/it-it/h3dsystem/3dxd.aspx">XD – Extra Depth</a>: Alla lettera, <strong>profondità estrema</strong>: con questa tecnica di stampa si ottengono una nitidezza senza paragoni e la possibilità di rappresentare anche il <strong>volume degli oggetti</strong>, dando così l’illusione dei diversi piani dello spazio. Il tutto senza usare i classici occhialini.</p>
<p><a href="http://www.lenticolare.it/it-it/h3dsystem/3dxm.aspx">XM – Extra Motion</a>: c’era già la possibilità di stampare <strong>un breve filmato</strong>, ma con questa nuova tecnica il movimento è ancora più <strong>fluido e brillante</strong>, a favore di un maggiore realismo. Per sorprendere ancora di più l’osservatore con un’animazione su un supporto tradizionalmente statico (come un cartolina o un packaging).</p>
<p><a href="http://www.lenticolare.it/it-it/h3dsystem/3dxs.aspx">XS – Extra Slim</a>: un nuovo tipo di materiali permette di realizzare effetti 3D e di movimento su uno spessore di <strong>pochi decimi di millimetro</strong>, garantendo comunque una <strong>totale leggibilità</strong> anche dei più piccoli dettagli, grazie all’altissima densità delle lenti e l’alta qualità della stampa.</p>
<p>Con un occhio all’ecologia (i materiali sono <strong>completamente riciclabili</strong>), gli utilizzi possibili sono innumerevoli: dai <strong>gadget</strong> (magneti, adesivi) al <strong>marketing in-store</strong>, dalle <strong>affissioni</strong> esterne o interne (stazioni della metropolitana, aeroporti) agli <strong>stand</strong> espositivi, fino ad arrivare alle <strong>installazioni artistiche</strong>. Ad esempio, la danese <strong>Annette Meyer</strong> si è affidata alla stampa lenticolare per esporre al Trapholt Museum, in Danimarca, la sua mostra intitolata “Icon Dressed/Body Wrapping”, in cui una serie di pannelli ricrea una sfilata di moda virtuale.</p>
<p>Chi  ha detto che la stampa sta morendo? La comunicazione efficace può avvenire tramite qualsiasi mezzo, e la stampa lenticolare è sicuramente uno di questi.</p>
<p><em>L&#8217;eccellenza della stampa lenticolare è l&#8217;obiettivo di TreD. Un team giovane e propenso all&#8217;innovazione che grazie al sistema proprietario H3D System ha dato vita alla nuova generazione di effetti lenticolari ad alta definizione. I confini della stampa lenticolare sono in continua espansione, così come le possibili applicazioni, che spaziano dall&#8217;allestimento di grandi pareti per soluzioni decorative ed espositive personalizzate, ad oggetti di piccolo formato utili in ambiti promozionali e per utilizzi di marketing e comunicazione innovativi. Per maggiori informazioni visita il sito</em><a href="http://www.lenticolare.it/"> www.lenticolare.it/</a></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/05/02/nuove-tecniche-di-stampa-lenticolare-piu-profondita-piu-fluidita-meno-spessore/">qui</a></p>
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		<title>Samsung Galaxy SIII, ecco il rivale dell&#8217;iPhone 5.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 13:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Hi Tech]]></category>
		<category><![CDATA[iPhone 5]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi londra sponsor]]></category>
		<category><![CDATA[Samsung Galaxy SIII]]></category>
		<category><![CDATA[siri iPhone]]></category>

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A circa 80 giorni dal via delle Olimpiadi, di cui sarà sponsor tecnico per le telecomunicazioni mobili, Samsung ha scelto proprio la capitale inglese sede dei Giochi per annunciare il suo nuovo smartphone Android top di gamma. Il Galaxy S III, di cui si parla da tempo come il terminale intelligente che sfiderà il melafonino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Samsung-GALAXY-S-III-U.S.-Release-Date.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Samsung-GALAXY-S-III-U.S.-Release-Date.jpg" alt="" title="Samsung-GALAXY-S-III-U.S.-Release-Date" width="712" height="515" class="aligncenter size-full wp-image-3651" /></a></p>
<p>A circa 80 giorni dal via delle Olimpiadi, di cui sarà <strong>sponsor tecnico</strong> per le telecomunicazioni mobili, Samsung ha scelto proprio la capitale inglese sede dei Giochi per annunciare il suo nuovo smartphone Android top di gamma. Il <strong>Galaxy S III</strong>, di cui si parla da tempo come il terminale intelligente che sfiderà il melafonino Apple di nuova generazione (in arrivo in autunno), si presenta quindi ufficialmente a media e addetti ai lavori e l&#8217;etichetta che ne segna il debutto è &#8220;best in class in the world&#8221;.</p>
<p>Così almeno l&#8217;ha definito Jk Shin, Presidente e capo della divisione It and Mobile Communication di Samsung, che ne ha sintetizzato subito le principali <strong>caratteristiche tecniche</strong>: schermo da 4,8 pollici Super Amoled in alta definizione, camera digitale da 8.0 megapixel (cui fa pendant una fotocamera frontale da 1.9 megapixel), modulo Nfc (Near Field Communications) per i pagamenti elettronici contact less e memoria on board nei tagli da 16, 32 e 64 Gbyte (espandibile con schede microSd fino a 64 Gbyte). Le doti sotto il profilo della portabilità sono invece le seguenti: spessore di 8,6 millimetri e peso di 133 grammi. Il tutto condito dal sistema operativo Android 4.0 Ice Cream Sandwich e dal nuovo processore proprietario a quattro cervelli Exynos 4 Quad, basato su architettura Arm Cortex A9. A corredo Samsung affianca inoltre il caricatore wireless per la batteria da 2100 mHa (di cui non è stata però specificata la durata).</p>
<p><strong>Con S Voice lo smartphone si comanda con la voce</strong><br />
Il Galaxy S III, ha quindi sottolineato Shin, è &#8220;<strong>smart perché sente, vede e riconosce l&#8217;utente</strong>&#8220;. Come? Per esempio con un&#8217;applicazione di riconoscimento vocale integrata, S Voice, al momento disponibile in otto lingue (italiano compreso), che costituisce di fatto la risposta alla tecnologia Siri dell&#8217;iPhone di Apple. La richiesta di scattare una fotografia, all&#8217;atto pratico, attiva in automatico la fotocamera digitale ma l&#8217;interazione fra dispositivo e utente a livello di parlato si manifesta anche per molte altre funzioni, dal controllo della sveglia alla riproduzione dei brani musicali fino all&#8217;invio di messaggi di testo ed e-mail.<br />
Completano l&#8217;opera la funzione di riconoscimento dei gesti – sollevando lo smartphone all&#8217;altezza dell&#8217;orecchio un&#8217;apposita funzione comporrà direttamente il numero del contatto a cui si stava mandando un Sms &#8211; e quella facciale. Quest&#8217;ultima, attraverso la fotocamera frontale, individua la presenza dell&#8217;utente davanti allo smartphone, mentre questi legge un e-book o naviga sul Web, e ne facilità l&#8217;attività mantenendo il display in modalità luminosa.</p>
<p><strong>Parola d&#8217;ordine: condivisione </strong><br />
L&#8217;esperienza d&#8217;uso, in fatto di utilizzo e condivisione di applicazioni, servizi e contenuti, è in buona sostanza il piatto forte di questo apparecchio. Samsung sembra quindi più che mai intenzionata ad &#8220;imitare&#8221; Apple (che sull&#8217;usabilità ha costruito una parte del successo dell&#8217;iPhone) puntando decisamente sulla centralità dell&#8217;utente, tanto che il claim che accompagna il Galaxy S III è &#8220;designed for human&#8221;, a misura d&#8217;uomo. Dal nuovo telefonino si potranno non solo trasferire via wireless immagini e video sul televisore di casa – e condividere, con Smart Beam, filmati e file musicali semplicemente toccando un altro apparecchio Galaxy &#8211; ma anche sfruttare la popolarità di servizi come Dropbox per archiviare fino a 50 Gbyte di contenuti personali nella cloud (lo spazio è gratuito per due anni) ed automaticamente sincronizzarli su altri dispositivi.<br />
Il lancio sul mercato del nuovo super cellulare di Samsung, che si posizionerà a listino sopra il Galaxy Note, è fissato alla fine di maggio in Europa (il 29 per la precisione), poi seguiranno Asia, Africa e quindi tutto il mondo per complessivi 145 Paesi e 296 operatori mobili. Il prezzo non è stato ancora comunicato ma si presume possa essere nell&#8217;ordine dei 650-700 euro.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-05-03/samsung-galaxy-siii-ecco-214359.shtml">qui</a></p>
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		<title>Microsoft lancia Woodstock, sostituirà Zune</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 13:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft Woodstock]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft Zune]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dello stato quantomeno comatoso in cui versa Zune &#8211; ciò vale sia per i player multimediali che per i software &#8211; si parla da diverso tempo.
Ora Microsoft ha finalmente deciso di sollevare qualche velo sul destino che lo attende, e sul servizio destinato a raccoglierne l&#8217;eredità, il cui nome in codice è Woodstock.
I dettagli relativi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>Dello stato quantomeno comatoso in cui versa Zune &#8211; ciò vale sia per i player multimediali che per i software &#8211; si parla da diverso tempo.</p>
<p>Ora <strong>Microsoft </strong>ha finalmente deciso di sollevare qualche velo sul destino che lo attende, e sul servizio destinato a raccoglierne l&#8217;eredità, il cui nome in codice è <strong>Woodstock</strong>.</p>
<p>I dettagli relativi a Woodstock saranno rivelati soltanto all&#8217;<strong>E3</strong> &#8211; che si terrà a <strong>Las Vegas</strong> all&#8217;inizio di giugno &#8211; ma già è noto che si tratterà di un servizio di streaming musicale multipiattaforma, in grado di funzionare con <strong>Windows 8</strong>, <strong>Windows Phone</strong>, <strong>iOS, Android</strong>, <strong>Xbox</strong> e, in generale, tramite browser.</p>
<p>Stando a quanto si capisce dalle prime informazioni, si tratterà di un concorrente per <strong>Spotify</strong>, il noto servizio di streaming musicale on demand, si integrerà con Facebook e permetterà di condividere con gli amici le proprie playlist.</p>
<p>Sembra, infine, che permetterà di sincronizzare la musica presente sul PC con quella presente nel servizio cloud, secondo il modello già svelato da <strong>iTunes Match</strong>, tramite la funzione <em>scan and match</em>.</p>
<p>Una volta che Woodstock sarà lanciato, di <strong>Zune</strong> non resterà più alcuna traccia: la produzione dei lettori è già stata sospesa e, per quanto riguarda l&#8217;ascolto in mobilità, ormai Microsoft punta decisamente sugli smartphone.</p>
<p>«<em>Andando avanti, Windows Phone sarà al centro della nostra musica mobile e la strategia video, e noi non produrremo più lettori Zune</em>» ha fatto sapere l&#8217;azienda.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&#038;cod=17399">qui</a></p>
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		<title>Come usare iTunes Match passo per passo</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3640</link>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 12:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[iTunes Match]]></category>
		<category><![CDATA[iTunes Match windows]]></category>

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		<description><![CDATA[
iTunes Match è arrivato in Italia. Il servizio permette, con 24,99 euro all’anno, di sincronizzare online la propria musica, sia essa acquistata da iTunes sia essa acquistata da altre fonti o “rippata” da Cd. La musica potrà poi essere riprodotta e scaricata su Pc, Mac e su qualsiasi altro dispositivo iOS.
In questo articolo vedremo passo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>iTunes Match è <strong>arrivato in Italia</strong>. Il servizio permette, con 24,99 euro all’anno, di sincronizzare online la propria musica, sia essa acquistata da iTunes sia essa acquistata da altre fonti o “rippata” da Cd. La musica potrà poi essere riprodotta e scaricata su Pc, Mac e su qualsiasi altro dispositivo iOS.</p>
<p>In questo articolo vedremo passo per passo come attivare un account iTunes Match attraverso il pagamento con carta di credito o con una iTunes Card.</p>
<p><strong>Passo 1: aggiornate iTunes</strong><br />
Aprite iTunes e verificate dal menu ? <em>&gt; Verifica aggiornamenti</em> (su Mac: <em>iTunes <em>&gt; </em></em><em>Verifica aggiornamenti</em>) che la versione di iTunes sia la più recente disponibile e scaricare eventualmente l’ultima versione. Nel menu di sinistra fate clic su <em>iTunes Match</em> (oppure seguite il <a href="http://itunes.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/viewStaticPage?name=aboutiTunesMatch">link diretto</a>).</p>
<p><strong>Passo 2: avviate la procedura di abbonamento</strong><br />
Fate clic sul grande pulsante blu <em>Abbonati per 24,99 € all’anno</em>. Dalla finestra che compare eseguite l’accesso con un Apple ID. È consigliabile scegliere lo stesso Apple ID con cui avete acquistato musica in passato, lo stesso dell’App Store e dell’iTunes Store. Non importa che sia lo stesso account con cui avete attivato iCloud poiché, in fase di configurazione su Pc e sistemi iOS, sarà possibile attivare iTunes Match su un account differente da iCloud.</p>
<p><strong>Passo 3: accettate le richieste di fatturazione</strong><br />
Fate clic, nella finestra che compare, su <em>Informazioni di fatturazione</em> e completate i dati della carta di credito così come vi sono richiesti. Potete anche inserire il numero di una iTunes Card. Scorrete in fondo la pagina e fate clic su <em>Fine</em>. Ricordiamo: iTunes Match è un servizio in abbonamento annuale che può essere comunque interrotto quando si vuole e le canzoni scaricate rimangono sui dispositivi.</p>
<p><strong>Passo 4: associate il computer all’Apple ID</strong><br />
Se il computer è già associato con un Apple ID comparirà il messaggio in figura. Significa che il computer che si sta associando adesso a quel determinato Apple ID non potrà essere associato ad un altro Apple ID per 90 giorni. È una restrizione che Apple impone alle funzionalità di iTunes Match per impedire di associare un dispositivo con più account e scaricare la loro musica. Se siete d’accordo con questo fate clic su <em>Trasferisci</em>.</p>
<p><strong>Passo 5: scansione del computer</strong><br />
Se il pagamento va a buon fine, iTunes comincerà a scansionare il proprio computer (la libreria di iTunes in verità) alla ricerca di canzoni da sincronizzare online. Il processo porterà via un po’ di tempo, e nel frattempo, si potrà continuare ad usare iTunes per le altre attività. Se volete interrompere il processo potete premere il pulsante <em>Stop</em> in fondo alla finestra. Si potrà riprendere in seguito dal punto in cui si è interrotto.</p>
<p><strong>Passo 6: sincronizzazione delle canzoni</strong><br />
iTunes comincerà a caricare le canzoni nella Cloud di Apple. Le canzoni “abbinate”, ossia le canzoni della libreria che sono state trovate nel database di Apple, saranno disponibili da subito. Le canzoni “non abbinate”, quelle non trovate sul database, dovranno essere caricate interamente attraverso la connessione Internet, cosa che potrà portare via molto tempo, in dipendenza della connessione utilizzata.</p>
<p><strong>Passo 7: verificate la sincronizzazione delle canzoni</strong><br />
Con un clic su <em>Libreria</em> di iTunes si potranno vedere delle nuove icone associate ad alcune canzoni. Le icone indicano il loro stato su iTunes Match ed eventuali problemi. Le canzoni che non hanno icone sono già disponibili sul servizio. Le icone sono 5 ed ognuna ha un particolare significato spiegato dalla tabella in figura.<br />
Esiste anche un modo per visualizzare una descrizione un po’ più dettagliata dello stato di una canzone. Su Windows portatevi nella <em>Libreria</em>, fate clic destro sulla barra in testa all’elenco delle canzoni e spuntate dal menu la voce <em>Stato di iCloud</em>. Vedrete comparire una nuova colonna con le indicazioni sullo stato della canzone.</p>
<p><strong>Passo 8: aggiungete altre canzoni ad iTunes Match</strong><br />
Per aggiungere della propria musica alla libreria di iTunes e poi ad iTunes Match basta caricarla in una cartella del computer e fare clis sul menu <em>File &gt; Aggiungi cartella alla libreria</em>. I file saranno automaticamente accodati per essere analizzati ed eventualmente caricati su iTunes Match. Si può anche forzare la procedura: selezionate i file, fate clic con il pulsante destro e scegliere <em>Aggiungi ad iCloud</em>.</p>
<p><strong>Passo 9: attivate iTunes Match su iPhone, iPad e iPod Touch</strong><br />
iTunes Match può sostituire l’archivio di musica presente nell’iPhone, nell’iPad o nell’iPod Touch. Quando si attiva iTunes Match su uno di questi dispositivi i brani presenti saranno cancellati e saranno resi disponibili per lo scaricamento  i brani caricati con iTunes Match. Prima di attivare iTunes Match su uno di questi dispositivi è dunque bene verificare che tutte le canzoni a disposizione siano presenti sulla Cloud di Apple. Per associare un proprio dispositivo iOS si deve seguire il percorso<em> Impostazioni &gt; Musica</em> e attivare l’opzione<em> iTunes Match</em> indicando lo stesso Apple ID utilizzato per l’iscrizione.</p>
<p><strong>Importante:</strong> fate attenzione all’opzione <em>Usa dati cellulare </em>che, se attiva, scaricherà i brani musicali anche sotto connessione 3G e non solo via WiFi. Il nostro consiglio è di disabilitarla.</p>
<p><strong>Passo 10: disabilitate il rinnovo automatico (se volete)</strong><br />
iTunes Match è un servizio dal rinnovo automatico. Se non desiderate rinnovare il servizio dopo il primo anno aprite il menu Store di iTunes, fate clic su <em>Visualizza il mio account</em> e nella sezione iTunes in the Cloud premete il pulsante <em>Disabilita l’opzione Rinnovo automatico</em>.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.webnews.it/2012/05/02/come-usare-itunes-match-passo-per-passo/?ref=post">qui</a></p>
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		<title>Apple «pensa differente». Tasse escluse</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3635</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 07:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[paradisi fiscali]]></category>

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		<description><![CDATA[
Campione di vendite, di capitalizzazione (la società Usa di maggior valore), di profitti. Ma anche di contabilità «creativa»: pionieri nell&#8217;uso di una tecnica taglia-tasse soprannominata «Double Irish with a Dutch Sandwich». Insomma, una società che «pensa differente» ma non sulle tasse. Ammirata per la genialità delle sue soluzioni tecnologiche, la Apple è meno nota
per l&#8217;abilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p><strong>Campione di vendite, di capitalizzazione</strong> (la società Usa di maggior valore), di profitti. Ma anche di contabilità «creativa»: pionieri nell&#8217;uso di una tecnica taglia-tasse soprannominata «Double Irish with a Dutch Sandwich». Insomma, una società che «pensa differente» ma non sulle tasse. Ammirata per la genialità delle sue soluzioni tecnologiche, la Apple è meno nota<br />
per l&#8217;abilità con la quale riesce, legalmente, a pagare pochissimi tributi.</p>
<p><strong>La società fondata da Steve Jobs</strong> l&#8217;anno scorso ha versato appena 3,3 miliardi di dollari di tributi su 34,2 di profitti: appena il 9,8 per cento. I numeri di questo slalom attraverso agevolazioni ed elusioni &#8211; fatto di tappe nei «paradisi fiscali» europei, dall&#8217;Irlanda all&#8217;Olanda (patrie del sandwich appena citato), ma anche del ricorso ai regimi fiscali agevolati offerti, negli Usa, da Stati come Nevada e Delaware &#8211; sono stati pubblicati ieri dal New York Times. Cifre che impressionano, ma che segnalano un problema più ampio: quello dell&#8217;elusione generalizzata delle grandi imprese americane e dell&#8217;iniquità di un sistema fiscale che negli Stati Uniti premia in misura sproporzionata i ricchi per la loro (a volte presunta, a volte reale) capacità di produrre quantità aggiuntive di reddito e posti di lavoro.</p>
<p><strong>Dal 2006, ad esempio, Apple trasferisce gran parte della sua liquidità e la reinveste attraverso una sussidiaria</strong>, la Braeburn Capital, basata a Reno, in Nevada: Stato nel quale la «corporate tax» è zero. Avesse investito dove ha sede, a Cupertino, la Apple avrebbe pagato la tassa californiana che è dell&#8217;8,84 per cento.</p>
<p><strong>«Così fan tutti ed è legale» si difende la Apple</strong>, che sostiene anche che le sue attività complessive nel primo semestre 2012 porteranno a vari Stati dell&#8217;Unione e al governo federale entrate complessive pari a circa 5 miliardi di dollari (conto che non viene dettagliato e che comprende anche le imposte sul reddito pagate dai dipendenti e quelle degli azionisti sui «capital gain». Sul fatto che il vizio sia comune, Apple ha ragione: in Nevada, oltre a quella della società fondata da Jobs, ci sono le sussidiarie di Microsoft, Cisco, Harley-Davidson e decine di altri grandi gruppi. Centinaia di altre società trasferiscono i loro «asset» in Delaware, l&#8217;altro paradiso delle agevolazioni fiscali. Quando la Roma Calcio passò agli americani, il primo veicolo usato dai compratori, nell&#8217;atto siglato proprio un anno fa, fu la DiBenedetto-AS Roma LLC, una società con sede in Delaware.</p>
<p><strong>Anche in Europa e in Italia molti grandi gruppi utilizzato società olandesi</strong> e lussemburghesi per ridurre i loro oneri fiscali, ma il fenomeno riguarda solo alcune attività e ha dimensioni molto più ridotte. In Italia a evadere o eludere sono soprattutto le attività minori. Negli Usa è il contrario: i piccoli pagano (da qui la protesta fiscale cavalcata dai conservatori), mentre i grandi riescono ad beffare l&#8217;IRS, il Fisco Usa, trasferendo molti profitti nelle loro filiali «off shore».</p>
<p><strong>Il fenomeno si è di molto dilatato negli ultimi anni</strong> con la diffusione delle «tech company» perché l&#8217;economia digitale è anche un&#8217;economia immateriale che proprio per questo riesce più facilmente a sottrarsi a vincoli territoriali. Wal-Mart, che gestisce catene di supermercati ed è, quindi, più ancorata al territorio, paga un po&#8217; di più, il 24 per cento (5,9 miliardi di dollari di tasse su 24,4 di fatturato). Tempo fa fecero scalpore i dati sull&#8217;elusione di Google realizzata attraverso il «paradiso» Irlanda.</p>
<p><strong>Insomma, progressisti e «obamiani» in politica</strong>, quando si parla di tasse i geni della Silicon Valley si scoprono improvvisamente grandi fan del capitalismo vecchia maniera, dell&#8217;iperliberismo che piace ai conservatori: anni fa Steve Jobs rischiò addirittura la galera per la disinvoltura con la quale Apple aggirò con «bonus» assai anomali le tasse sul reddito dei suoi dirigenti. Oggi a presiedere Google c&#8217;è un Eric Schmidt che è stato anche consigliere di Obama e suo collaboratore nella transizione, dopo l&#8217;elezione del 2008. Quando, in un&#8217;intervista, gli chiesi delle acrobazie fiscali assai poco democratiche della sua società, non usò giri di parole: «Se non usassi tutte le opzioni legali di cui dispongo per ridurre il carico fiscale dell&#8217;azienda, gli azionisti mi farebbero a pezzi».</p>
<p><strong>Chi oggi si chiede come la Apple possa continuare ad accumulare utili immensi </strong>e assai poco tassati mentre a fianco alla sua sede scuole, piscine e palestre frequentate dai figli dei dipendenti vanno in rovina perché le entrate comunali e dello Stato continuano a calare, è meglio che non si illuda: l&#8217;impresa fa del bene producendo ricchezza, ma in un quadro di regole precise.</p>
<p><strong>Di generosità sociale volontaria se ne vede poca</strong>, prevalgono semmai gli istinti rapaci. Obama ha le sue colpe, ma ha anche in programma da tempo interventi per chiudere le voragini dell&#8217;elusione fiscali. Bloccati da un muro contro muro elettorale cominciato poco dopo il suo insediamento e trasformatosi da tempo in paralisi.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.corriere.it/opinioni/12_aprile_30/gaggi-apple-pensa-differente-tasse-escluse_8dfecba4-9292-11e1-96f9-bbc2eef37e85.shtml">qui</a></p>
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		<title>Apple, Google &amp;co. La ricetta segreta è seguire la passione</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3631</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 11:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[google]]></category>
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Caro direttore, la prima cosa che balza agli occhi quando arrivi davanti alla sede di Apple sono le tante biciclette parcheggiate e la fila di giovani che entrano negli autobus aziendali per rientrare a casa dopo il lavoro. Tutto è ordinato, pulito, immerso nel verde, gli uffici con grandi vetrate, pieni di luce, l’arredamento semplice, [...]]]></description>
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<p>Caro direttore, la prima cosa che balza agli occhi quando arrivi davanti alla sede di Apple sono le tante biciclette parcheggiate e la fila di giovani che entrano negli autobus aziendali per rientrare a casa dopo il lavoro. Tutto è ordinato, pulito, immerso nel verde, gli uffici con grandi vetrate, pieni di luce, l’arredamento semplice, chiaro come le pareti. All’interno, il campus con ristorante, store aziendale, bar con tavolini all’aperto e prato verde come in un campo da golf.</p>
<p>Se esci da qui ed entri nel grande campus della business school di Stanford non cambia niente, stessa atmosfera, stessi giovani, stesse biciclette, stesso verde con alberi bellissimi e un’atmosfera di comunità allegra e colorata che trovi anche da Google. Nella sala riunioni di Apple, con un grande tavolo centrale e quattro nuovi computer con immagini in continuo movimento, parlo con Tim Cook, in polo bianca, blue jeans con alla cintura il badge aziendale con sopra scritto Tim. E’ oggi a capo di Apple dopo avere lavorato per anni con Steve Jobs e sono rimasto folgorato dalla sua semplicità, dalla sua disponibilità e dalla totale mancanza di quella prosopopea che caratterizza molti top manager europei. Mi ha colpito la sua cortesia, la capacità di sintesi e anche di fare chiaramente trasparire la passione per il suo lavoro. Era il giorno che precedeva l’annuncio di straordinari risultati (+98%) dei primi quattro mesi e nelle quasi due ore in cui siamo stati insieme ha con puntualità risposto alle tante domande che gli ho fatto su Steve Jobs, sull’Azienda, sui prodotti, sul design, sull’organizzazione, sulla formazione e la crescita delle persone, sui mercati, sulla gestione del marchio, sulla strategia del retail e della comunicazione.</p>
<p>In questa straordinaria azienda il senso di appartenenza e di squadra sono fortissimi e quando Eddy, grande appassionato della Ferrari, suo braccio destro e amico, che per oltre quindici anni ha lavorato per Jobs, ha sottolineato come siano molti gli elementi comuni tra Apple e Ferrari (esclusività, attenzione ai dettagli, gestione del marchio, orgoglio di appartenenza, attenzione alle persone, design, ricerca tecnologica), Tim ha subito voluto sapere tante cose delle nostre macchine e della nostra storia. Ho voluto sapere da lui cosa era che ammirava di più in Steve Jobs e mi ha risposto, dopo avere riflettuto un po’ perché per lui erano tante, «la capacità di guardare dietro l’angolo» e quando ho chiesto di dirmene un’altra mi ha risposto subito «essere molto demanding con i propri collaboratori». Mi ha detto: «Steve aveva due soli hobbies, il lavoro e la famiglia».</p>
<p>Alla fine del colloquio, sapendo che avevo parcheggiato sotto la FF nera con cui ero arrivato, mi ha detto con impazienza «andiamo a vedere la macchina». Siamo scesi davanti all’entrata e ha voluto sapere tutto della vettura, poi, seduto alla guida, ha spinto il pulsante rosso e sentito il rombo del motore, entusiasmandosi come un ragazzino. Mi sono sempre domandato perché la new economy sia nata nella Silicon Valley, in quello spicchio di California a due passi da San Francisco e non altrove in America. Certo l’Università di Stanford ha avuto un ruolo molto importante ma secondo Tim Cook la ragione principale sta nell’ambiente, nel clima, nella qualità della vita, nella serenità di tanto verde. Certo è impressionante vedere tanta creatività, tante idee, tanta capacità di guardare sempre avanti, di darsi continuamente nuove sfide, mantenendo molto forte il rapporto con l’Università.</p>
<p>Da Google ho provato il primo prototipo di vettura senza conducente, attraverso un laser sul tetto della macchina e un piccolo radar sul cofano. Siamo solo all’inizio di questa ricerca che quando tra vent’anni sarà applicata darà ancora più spazio però a macchine come la Ferrari che uno compra proprio perché è entusiasmante guidarle! E quanto sia forte il mito della Ferrari l’ho toccato con mano entrando con una certa emozione nell’aula magna dell’Università di Stanford, gremita da oltre seicento studenti accorsi per sentire parlare di leadership e che si sono entusiasmati quando hanno più volte sentito ripetere la parola «passione». Facendo poi colazione con alcuni di loro nel ristorante del campus e visitando la grande biblioteca riflettevo che proprio lì è nata Google, grazie a due giovani studenti e all’aiuto dell’Università che ha saputo investire in questa straordinaria realtà.</p>
<p>Pensando a questo, vedendo la straordinaria bellezza del campus, il rapporto fra studenti e professori, notando la generosità di tanti privati e aziende che destinano molti fondi per l’università, per il sapere, per la ricerca, per l’elemento più importante &#8211; il futuro &#8211; mi è venuto quasi automatico pensare con molta tristezza a quanto tutto questo è trascurato in un paese di straordinario potenziale e di tante eccellenze come l’Italia… Ma questo purtroppo è un discorso molto lungo &#8211; forse troppo!</p>
<p>Tratto da <a href="http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/451935/">qui</a></p>
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		<title>Google Drive, cosa c&#8217;è davvero di nuovo?</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3625</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 08:48:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[App]]></category>
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		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[google app]]></category>
		<category><![CDATA[Google Docs]]></category>
		<category><![CDATA[Google Drive]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nessuna novità: Google Drive è esattamente quello che ci aspettavamo. Il sistema di cloud storage di Google ha inglobato Google Docs e offre 5 GB di spazio per archiviare tutti i propri documenti. Archiviare ed editare, ma non off line: in quel caso siamo solo in grado di vedere i file, ma non possiamo modificarli. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/google_drive_250018329124.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/google_drive_250018329124.jpg" alt="" title="google_drive_250018329124" width="712" height="401" class="aligncenter size-full wp-image-3628" /></a></p>
<p>Nessuna novità: <strong>Google Drive</strong> è esattamente quello che ci aspettavamo. Il <a href="https://drive.google.com/start?authuser=0#home">sistema di cloud storage di Google</a> ha inglobato <strong>Google Docs</strong> e offre 5 GB di spazio per archiviare tutti i propri documenti. Archiviare ed editare, <strong>ma non off line</strong>: in quel caso siamo solo in grado di vedere i file, ma non possiamo modificarli. Cosa possibile invece con i file che si trovano nella <strong>cartella di Drive</strong>, simile a quella di Dropbox, sul nostro pc o Mac, dove ritroveremo i file di Google Docs non appena installata l’app. A patto però di averli salvati nei formati di Docs. Ogni file aggiunto qui appare immediatamente online. </p>
<p>Per editare un file in formato non-Docs <strong>abbiamo bisogno di una connessione</strong> attiva: dalla nostra cartella l’applicazione si apre nel browser e ci permette qui di modificare i documenti. Gli strumenti sono gli stessi messi a disposizione fino a oggi da Google Docs, che rappresenta la funzione in più offerta da Google rispetto ai numerosi concorrenti. In caso di progetto condiviso, a ogni modifica Drive avvisa gli altri collaboratori. I file di proprietà altrui non vengono però automaticamente salvati sul nostro desktop: occorre farlo a mano. </p>
<p>Non siamo ancora riusciti a testare il servizio, che nei primi giorni è stato attivato solo per poche utenti. Siamo però andati a caccia di pareri nel Web e questo è quello che abbiamo trovato. Due pecche notate un po’ da tutti: l’impossibilità di gestire più account con la stessa installazione e l’<strong>assenza dell’integrazione con Picasa</strong>, dove i più affezionati utenti Google hanno negli anni hanno archiviato le proprie foto e che ora è integrato in Plus. </p>
<p>Drive mette a disposizione dell’utente <strong>5 GB di spazio gratuito</strong>, contro i 2 offerti da Dropbox e i 7 di SkyDrive (Microsoft), che fino a qualche giorno fa offriva ai nuovi utenti fino a 25 gigabyte di spazio. Oltre ai 5 GB (<strong>più altri 10 GB per Gmail</strong> e 1 GB per Picasa) Google offre la possibilità di <a href="https://www.google.com/settings/storage/?hl=it">acquistare spazio extra</a> a partire da  <strong>2,49 dollari al mese per 25 GB</strong> (4,99 per 100 GB) e fino a 799 dollari per 16 TB. Drive si spinge quindi ben oltre i 100 GB solitamente offerti dai rivali, puntando a conquistare all’on line editing di Docs gli utenti di <strong>Microsoft Office</strong>. Il limite per la grandezza dei file da caricare è di 10 GB. </p>
<p>A differenza di Dropbox, i file in Drive non possono essere dotati di un <strong>link pubblico</strong> per essere condivisi. <strong>Vanno condivisi tramite Google Plus</strong> con le persone a cui li vogliamo destinare, oppure in modo pubblico. Google suggerisce inoltre questo sistema per sostituire l’invio delle mail. </p>
<p>Rispetto ai concorrenti Mountain View offre in più la possibilità di <strong>eseguire ricerche</strong> fra i titoli dei documenti (in futuro anche all’interno di questi), tipo di file, proprietario e altri tag. Le foto di luoghi e oggetti riconosciuti da <strong>Google Goggles</strong> vengono inserite nei risultati delle ricerche per quel luogo od oggetto. Così se abbiamo fatto una foto del Duomo di Milano lo ritroviamo nei risultati della query per questa keyword. Le opzioni di ricerca si estendono all’interno dei documenti in pdf tramite tecnologia Ocr (Optical Character Recognition). Inoltre <strong>i video vengono ricodificati</strong>, spiega <a href="http://news.cnet.com/8301-1023_3-57419024-93/google-drive-its-slick-integrated...and-not-exactly-free/">Cnet</a>, in modo da essere visibili su qualunque schermo (e screen radar per i non vedenti). <strong>I file possono essere raggruppati</strong> in diversi modi, per esempio per data, attività, tipo di file o in ordine di uso. </p>
<p>Google Drive è anche una <strong>piattaforma</strong> a cui possono accedere le applicazioni di terze parti. Mountain View ha spiegato che è al lavoro con altre aziende per consentire di <strong>inviare e ricevere fax</strong> da Drive, <strong>editare video e creare mockup di siti web</strong>. Le nuove applicazioni però saranno disponibili inizialmente nel Chrome Store e non è dato sapere se poi ci saranno versioni per gli altri browser. </p>
<p>Drive sarà attivato piano piano per tutti. Per verificare se il vostro account è disponibile, e nel caso non lo fosse per richiedere di essere informati quando lo sarà, potete visitare la pagina web <a href="https://drive.google.com/start#home">http://drive.google.com/start</a>.</p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/news/mondo_computer/2012/04/25/google-drive-novita-test-31513.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Creatività e innovazione: un libro per pensare idee pericolose</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 09:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Books]]></category>
		<category><![CDATA[Alf Rehn]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dangerous Ideas]]></category>
		<category><![CDATA[Idee Pericolose]]></category>

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Creatività: la capacità di ‘unire i puntini’ e produrre qualcosa di nuovo e utile. Una parola diventata da tempo un vero e proprio mantra e di cui in tanti parlano: quanti libri avete letto a proposito? Avete notato come creare sembri sempre un processo divertente e facile da fare, indipendentemente dalla situazione specifica? Per ultimo, [...]]]></description>
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<p><strong>Creatività</strong>: la capacità di ‘unire i puntini’ e produrre qualcosa di nuovo e utile. Una parola diventata da tempo un vero e proprio<strong> mantra</strong> e di cui in tanti parlano: <strong>quanti libri avete letto a proposito?</strong> Avete notato come creare sembri sempre un processo divertente e facile da fare, indipendentemente dalla situazione specifica? Per ultimo, quante volte avete letto delle <strong>tecniche che stimolerebbero la creatività</strong>? Sono davvero <strong>efficaci</strong> oppure, una volta compreso il ‘trucco’, serve poco tempo per trovare le soluzioni?</p>
<p>Se volete saperne di più sulla creatività e l’innovazione nel business – ma non solo – senza leggere ‘le solite cose’ ma da una prospettiva di rottura, vi segnaliamo ‘<em>Dangerous Ideas – Idee Pericolose</em>’, scritto da <strong>Alf Rehn</strong> e pubblicato in Italia da <strong>Franco Angeli</strong>.</p>
<p>L’opera, scritta da uno dei <em>business thinkers più promettenti</em> si basa su un pensiero sottile ma molto interessante, secondo cui il nostro cervello – per preservarsi – ci darebbe solo l’idea di stare facendo o pensando a qualcosa di creativo.</p>
<p><em>“Anziché provare a risolvere un dato problema in un modo nuovo, la reazione abituale della mente è quella di trovare il modo per utilizzare un vecchio trucco.”</p>
<p>“Il vostro pensiero non si basa puramente su uno schema, ma su due schemi inseriti l’uno dentro l’altro. Di norma, siamo consci solo dello schema più interno, quello che può essere ‘rotto’ mettendolo in discussione, mentre l’altro rimane gelosamente custodito dal subconscio.”</em></p>
<p>In altre parole, <strong>noi pensiamo di essere creativi</strong> ma in realtà stiamo allenando in modo blando la nostra mente a variare il primo stato, <strong>rimanendo imprigionati al livello superiore</strong>. E Alf Rehn ci invita proprio a mettere in discussione questo secondo step! L’autore ci invita a <strong>uscire dalla nostra comfort zone</strong>, cercando la creatività dove ci viene meno facile, chiedendoci di quali questioni non vogliamo parlare. Un invito a <strong>scavare in ciò che ci disgusta, impaurisce, mette in difficoltà, nel pensiero osceno</strong>. Solo così sarà possibile togliere anche il secondo strato ed essere davvero creativi tutti i giorni! Un esempio? Ogni mattina, <strong>Alf scrive su Google una parola a caso</strong>, scoprendo che in realtà il più delle volte esiste ed entrando in mondi sconosciuti a lui prima. Un modo semplice per <strong>allargare gli orizzonti</strong>: solo così è possibile vivere e vincere in questi <strong>tempi pericolosi</strong>!</p>
<p><em>“Per competere in un mondo pericoloso serve abbandonare completamente il comfort e mettere in campo idee e processi mentali pericolosi, Dangerous ideas for a dangerous world [...].”</em></p>
<p>(Prefazione di P. A. Ruggeri)”</p>
<p>Ma non è solo questo l’elemento che differenzia l’opera dalle altre che parlano di pensiero creativo: l’autore ci stimola anche a capire che <strong>la creatività è qualcosa di costoso</strong>, da ponderare bene prima di avviare processi organizzativi che vanno in questa direzione. Altra idea è l’<strong>elogio dell’imitazione</strong>, da sempre rigettata dai ‘puristi’ ma seguita con successo da molti uomini di business:</p>
<p><em>“Di base, tutte le grandi aziende tecnologiche agiscono nel modo descritto dal CEO della NOKIA, Anssi Vanjoki: ‘se esiste qualcosa di buono al mondo, lo copiamo con orgoglio’. Perfino l’icona della Apple, Steve Jobs, ha detto: ‘abbiamo sempre rubato grandi idee senza alcuna vergogna.”</em></p>
<p>Che dire, sono davvero tante le <strong>idee più e meno consolidate che il manuale mette in discussione</strong>, con tanti casi studio – non solo aziendali – ed esempi pratici. Vi abbiamo incuriosito e volete saperne di più? <a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?CodiceLibro=100.775">visitate il link dell’editore</a>!</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/04/23/creativita-e-innovazione-un-libro-per-pensare-idee-pericolose-recensione/">qui</a></p>
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		<title>Arriva la Vespa</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 08:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Corradino D'Ascanio]]></category>
		<category><![CDATA[medelli vespa]]></category>
		<category><![CDATA[MP5 Paperino]]></category>
		<category><![CDATA[Renzo Spolti]]></category>
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Forse con il nome di Paperino non avrebbe avuto lo stesso successo. O forse alla fine Shakespeare avrebbe avuto ragione (ricordate Romeo e Giulietta? &#8221; O Romeo Romeo, perché sei tu Romeo…&#8220;) e le prestazioni dello scooter più famoso del mondo avrebbero convinto anche a dispetto del nome che gli era originariamente toccato in sorte. [...]]]></description>
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<p>Forse con il nome di <strong>Paperino</strong> non avrebbe avuto lo stesso successo. O forse alla fine Shakespeare avrebbe avuto ragione (ricordate Romeo e Giulietta? &#8221; <em>O Romeo Romeo, perché sei tu Romeo…</em>&#8220;) e le prestazioni dello scooter più famoso del mondo avrebbero convinto anche a dispetto del nome che gli era originariamente toccato in sorte. Paperino, infatti, è il nome del prototipo di motociclo che era stato realizzato inizialmente da <strong>Renzo Spolti</strong>. Poi però il modello non convinse Enrico Piaggio (e non solo per il nome), che fece apportare le modifiche che 66 anni fa lo trasformarono nella più famosa e celebrata <strong>Vespa</strong>. </p>
<p>Ma come era arrivata la Piaggio, un&#8217;azienda nata per la produzione di materiale per <strong>arredamento navale</strong>, a progettare un veicolo a due ruote? Per la verità sono state molte e variegate le trasformazioni in cui l&#8217;industria, fondata a Genova nel 1884 da <strong>Renzo Piaggio</strong>, è andata incontro prima di trovare la sua vera vocazione. Dopo le navi passò per esempio ai treni, con la produzione &#8211; a partire dal 1901 &#8211; di <strong>materiale ferroviario</strong>, per poi approdare all&#8217;<strong>aeronautica</strong> nel 1924. Proprio con questa tipologia, con uno stabilimento esclusivamente dedicato alla produzione di motori d&#8217;aereo, la ereditarono nel 1938 Enrico e suo fratello Armando dopo la morte improvvisa del padre; e tale sarebbe rimasta fino alla fine del secondo conflitto mondiale.</p>
<p>Tuttavia, proprio la sua stessa natura rendeva l&#8217;azienda familiare un obiettivo strategico, così che venne ripetutamente <strong>bombardata</strong>. Per scampare ad altri attacchi e per salvare quanto rimasto, i due fratelli decisero di spostare tutto nel biellese, in <strong>Piemonte</strong>. Nell&#8217;immediato dopoguerra, però, emerse l&#8217;esigenza di convertire almeno parzialmente la produzione (dal 1966 le aziende divennero effettivamente due: una <strong>aeronautica</strong> affidata ad Armando, e l&#8217;altra motoristica a Enrico). Enrico e Armando, insieme all&#8217;ingegnere Carbonero, valutarono attentamente le possibilità. Quella più convincente risultò alla fine l&#8217;attività proposta da un altro ingegnere, <strong>Corradino D’Ascanio</strong> (tra l&#8217;altro disegnatore del primo elicottero moderno): un veicolo a due ruote, semplice ed economico, per tutti. </p>
<p>La realizzazione del progetto venne affidata nel 1944 a Renzo Spolti, che realizzò l&#8217; <strong>MP5 Paperino</strong>. Questo prototipo &#8211; di cui restano solo due esemplari, uno al museo Piaggio di Pontedera, l&#8217;altro in una collezione privata a Piacenza &#8211; non convinse però il patron Piaggio, che decise di abbandonare momentaneamente il progetto. Tuttavia Enrico non abbandonò del tutto l&#8217;idea, e all&#8217;inizio del 1946 chiamò Corradino D&#8217;Ascanio a disegnare un motociclo per la fiera di Milano.</p>
<p>L&#8217;ingegnere si mise a lavoro, e il <strong>23 aprile 1946</strong> la Piaggio brevettò la Vespa 98.</p>
<p>Il veicolo aveva una cilindrata di <strong>98 centrimetri cubici</strong>, come ricordava il nome, ma soprattutto il motore (rigorosamente a <strong>due tempi</strong>) era coperto da una carrozzeria portante che evitava al guidatore di imbrattarsi completamente durante i tragitti più accidentati. Inoltre aveva il <strong>serbatoio posteriore</strong>, particolare che permetteva una posizione più comoda anche su percorsi lunghi. Le altre caratteristiche del modello riguardavano le tre marce, un’accensione a volano magnete e una velocità massima di <strong>60 chilometri orari</strong>. Ne vennero prodotti 100 esemplari pre-serie da esporre alla fiera, che sparirono nel giro di poche settimane. Quell&#8217;anno la Piaggio vendette al prezzo di <strong>68mila lire</strong> ciascuno – pagabili a rate – ben 2.181 veicoli, l&#8217;anno dopo 10.535. Era nata una leggenda.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/news/tech/2012/04/23/vespa-nascita-mito-35637.html?page=1#content">qui</a></p>
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		<title>Gli errori da evitare nel creare un’app</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3611</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 09:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[App]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[come creare app]]></category>
		<category><![CDATA[creazione app]]></category>
		<category><![CDATA[design app]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppare app]]></category>

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D’improvviso avete un’idea geniale per sviluppare un’app che, a vostro avviso, sarà irresistibile per gli utenti? Molto bene, ma…con calma, andate per gradi! Prima di partire in quarta occorre avere un progetto approfondito, per filo e per segno. E una volta cominciati “i lavori”, è importante tenere sempre a mente le linee guida del vostro [...]]]></description>
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<p>D’improvviso avete un’<strong>idea geniale per sviluppare un’app</strong> che, a vostro avviso, sarà irresistibile per gli utenti? Molto bene, ma…con calma, andate per gradi! Prima di partire in quarta occorre avere un <strong>progetto approfondito</strong>, per filo e per segno. E una volta cominciati “i lavori”, è importante tenere sempre a mente le linee guida del vostro progetto ed evitare di commettere alcuni errori, che, con un semplice cambio di vocale, potrebbero trasformarsi in orrori.</p>
<p><strong>Il diagramma di flusso</strong><br />
È importantissimo, prima di iniziare lo sviluppo della vostra app, crearvi un semplice ma utile <strong>diagramma di flusso</strong>, uno scheletro, che tocchi tutti i punti della vostra applicazione, senza tralasciare nemmeno il minimo elemento. È un passaggio che vale sia per le app più semplici che per quelle più articolate. È fondamentale avere costantemente le <strong>idee chiare su come dovrebbe risultare l’app alla fine del lavoro</strong>, ma soprattutto evitare di fare un pasticcio, di perdervi fra le schermate in modo confusionario. È il primo passo per un’app di successo.</p>
<p><strong>Design e funzionalità</strong><br />
Occorre considerare bene <strong>il tipo di design che la nostra app dovrà avere</strong>, in confronto costante con la funzionalità. Ogni piccola modifica di design può comportare grandi modifiche a livello funzionale e strutturale, e viceversa. <strong>Innanzitutto l’utilità dell’applicazione, poi viene il design</strong>. In base alla funzionalità dovrebbe cambiare il design e l’aspetto grafico, e non il contrario.</p>
<p><strong>Bassa risoluzione e immagini bitmap</strong><br />
Come da titolo, è fondamentale iniziare fin da subito con <strong>immagini e grafiche ad alta risoluzione</strong>, come ad esempio il retina display del Nuovo iPad. Si fa sempre in tempo a scalare le immagini, mentre il contrario è impossibile. Questo soprattutto perché le risoluzioni degli schermi dei device mobili sono in continua evoluzione. Se vi intendete un minimo di grafica, andrebbero evitate le immagini rasterizzate bitmap, mentre <strong>il formato perfetto sarebbe quello vettoriale</strong>.</p>
<p><strong>La “Hit area”</strong><br />
Vi è mai capitato di dover premere un minuscolo pulsante, per riuscirci finalmente solo dopo la terza o quarta volta? Beh, potreste non pensarci ma è di vitale importanza <strong>evitare di utilizzare pulsanti piccoli</strong>, che risultino impossibili da premere. <strong>La larghezza media dell’indice della nostra mano oscilla fra 1,6 e 2 cm</strong>, per questo occorre creare pulsanti grandi abbastanza da permettere un “tap” comodo, con le giuste distanze fra un bottone e l’altro. Considerate che il dito si muove sempre molto veloce sullo schermo e non è così abile nel premere una zona molto piccola dello schermo con precisione.</p>
<p><strong>Schermi ad alta risoluzione</strong><br />
Ormai, avendo a disposizione schermi ad altissima risoluzione (vedi l’ultimissimo Nuovo iPad con Retina Display), la tentazione di sfruttarne le potenzialità è sempre alta. Così, chi mastica un po’ di grafica può sbizzarrirsi nel creare immagini e animazioni ad alta risoluzione. È vero che è già stato consigliato di partire da immagini alte, che successivamente possono essere abbassate in qualità. Ma è pur sempre importante stare attenti a <strong>non sovraccaricare la vostra app con grafiche ad eccessiva densità di pixel</strong>, in quanto potrebbe rallentarne la navigazione. È buona abitudine fare dei tentativi sul device di destinazione, onde evitare che alcune “zone” della vostra app, proprio per l’abuso di pixel, risultino impossibili da caricare.</p>
<p><strong>Animazioni introduttive</strong><br />
Se potete, evitatele. Ma se proprio non volete farne a meno, il consiglio è di farle <strong>più leggere e brevi possibile</strong>. Di fatto è un tempo di attesa aggiuntivo per l’utente: se l’intro impiega troppo tempo per caricarsi e, in aggiunta, è anche di eccessiva durata, rischia di creare noia nonchè nervosismo. È importante che sia ben fatta, in tutti i suoi dettagli. Va controllata e ricontrollata, oltre che <strong>ne vanno testati i tempi di caricamento</strong>.</p>
<p><strong>Uno stile inconfondibile</strong><br />
<strong>Ogni sistema operativo mobile ha un proprio stile esclusivo</strong>. È sbagliato copiare ciecamente uno stile da un sistema operativo differente da quello per cui la vostra app sarà destinata. Molto probabilmente esistono anche delle linee-guida che i creatori dei sistemi operativi mobili hanno messo a disposizione per gli sviluppatori di app. L’estetica di un’app per iOS è molto differente per una Android, e viceversa. Stesso discorso per l’OS Windows Phone 7. Mantenere una <strong>coerenza stilistica con il sistema operativo di destinazione</strong> per non creare disfunzioni strutturali e per non confondere, nonché infastidire, l’utente che ne fa uso.</p>
<p><strong>L’utente escluso</strong><br />
Non è divertente, né funzionale, <strong>lasciare l’utente di fronte ad una schermata vuota</strong>. Anche se l’app sta caricando un contenuto bisogna fare in modo che l’utente non si senta escluso, appeso nel nulla. <strong>Il rischio è che si pensi che l’app non funziona correttamente e di conseguenza viene chiusa e, peggio ancora, disinstallata</strong>. Si devono sfruttare barre di caricamento, immagini di sfondo, piccole animazioni d’attesa, insomma bisogna far capire che l’app funziona e sta solo caricando.</p>
<p><strong>Non siamo tutti uguali!</strong><br />
Si dice spesso <strong>“Il mondo è bello perché è vario”. Bene, ricordate sempre di non dare per scontato che gli altri utenti che scaricano ed usano la vostra app la useranno allo stesso vostro modo</strong>. È indispensabile effettuare vari test di utilizzo, cercando di uscire dai vostri “schemi mentali” e cercare di immedesimarmi in un utente che vede ed usa per la prima volta l’applicazione che avete progettato. A tal proposito, è consigliabile <strong>pubblicare una piccola beta per gruppi ristretti di persone</strong>, prima del lancio ufficiale dell’app. In questo modo sarà molto più facile avere dei <strong>feedback realistici sul vostro operato</strong>, così da apportare le eventuali modifiche o i relativi aggiornamenti.</p>
<p>Quanto detto non può essere preso come <strong>punto di riferimento assoluto per creare app perfette</strong>, ma sicuramente può risultare un <strong>ottimo spunto per partire nel modo corretto</strong>, senza doversi arrovellare e tornare sui propri passi nel momento in cui vi trovate a metà dell’opera, o ancora peggio a lavoro ultimato (che risulterebbe ancor più sgradevole!).</p>
<p>Dunque, per chi volesse cimentarsi nel programmare la propria app, segue un <strong>elenco di alcuni dei siti che offrono servizi utili a dar vita alla propria idea</strong>:</p>
<p><a href="http://www.apps-builder.com/it/home">AppsBuilder</a> (iOS, Android, Windows Phone, Chrome Store e HTML5 Webapp)</p>
<p><a href="http://www.swebapps.com/it/index.php">Swebapps </a>(iOS)</p>
<p><a href="http://www.appdoit.com/">AppDoIt</a> (iOS, Android e presto anche Windows Phone)</p>
<p><a href="http://www.freeandroidappmaker.com/">Free Android App Maker</a> (Android)</p>
<p><a href="http://www.appsgeyser.com/">AppGeyser</a> (Android)</p>
<p><strong>Forza, a lavoro!</strong></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/04/20/gli-errori-da-evitare-nel-creare-unapp/">qui</a></p>
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		<title>To Rome with Love: pellicola poco consistente</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 08:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Movies]]></category>
		<category><![CDATA[To Rome with Love]]></category>
		<category><![CDATA[To Rome with Love opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[To Rome with Love recensioni]]></category>

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“Girare un film all’anno mi permette di non pensare ai terribili problemi della vita”, lo ha dichiarato Woody Allen durante la presentazione della sua ultima fatica, “To Rome With Love”, (Medusa), nei cinema da venerdì 20 aprile. Una dichiarazione quella di Allen, alla quale forse potremmo appellarci per “giustificare” la poca consistenza di una pellicola [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/To-Rome-with-Love-gall6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3606" title="To-Rome-with-Love-gall6" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/To-Rome-with-Love-gall6.jpg" alt="" width="712" height="470" /></a></p>
<p>“Girare un film all’anno mi permette di non pensare ai terribili problemi della vita”, lo ha dichiarato Woody Allen durante la presentazione della sua ultima fatica, “To Rome With Love”, (Medusa), nei cinema da venerdì 20 aprile. Una dichiarazione quella di Allen, alla quale forse potremmo appellarci per “giustificare” la poca consistenza di una pellicola che ha tanto l’aria di uno scacciapensieri, di un prodotto confezionato più per prassi che non per comunicare qualcosa.</p>
<h4>L&#8217;Italia sullo sfondo</h4>
<p><span style="font-weight: normal;">Vicinissimo agli ottanta Allen è da sempre innamorato del vecchio continente, tanto che nell’ultimo decennio ha scelto diverse città europee come sfondo dei suoi film. Ricordiamo la parentesi londinese (“Match Point”, “Scoop”, “Sogni e delitti”); quella spagnola (“Vicky Cristina Barcelona)” e l’ultima, quella francese, decisamente la più efficace, (“Midnight in Paris), premio Oscar per la migliore sceneggiatura non originale.<br />
Questa volta è toccato all’Italia, dove Allen ambienta quattro storie tra di loro non correlate nella capitale, proprio come suggerisce il titolo del film.</span></p>
<h4>Quattro storie che si incrociano</h4>
<p><span style="font-weight: normal;">“To Rome With Love” ci racconta di una coppia americana in viaggio a Roma, Jerry (Woody Allen) e Nancy (Judy Davis), venuti a conoscere i genitori del futuro marito della figlia; di Leopoldo Pisaniello (Roberto Benigni), un uomo diventato famosissimo senza una particolare ragione; di un architetto californiano (Alec Baldwin) e del suo ammiratore Jack (Jesse Eisenberg), ed infine di Antonio e Milly (Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi), giovane coppia di Pordenone giunta a Roma in cerca di una nuova vita. Prima però dovranno far i conti con una escort (Penelope Cruz) e un divo del cinema (Antonio Albanese).</span></p>
<h4>Le battute non bastano</h4>
<p><span style="font-weight: normal;">E’ innegabile che in certe battute del film esca fuori l’estro e la genialità di Allen: “Non ero comunista. Non avrei mai potuto dividere il bagno”, “Se sei in contatto con Freud, fatti ridare i miei soldi, dice lo stesso Allen (Jerry) alla moglie psicanalista. Francamente però è davvero troppo poco per salvare un film che scivola sui luoghi comuni di una città, e un Paese, che nel film sanno di stantio. Non che da noi si respiri un’aria particolarmente nuova – sia ben intenso -  ma certe reminiscenze cinematografiche come gli omaggi a Fellini e alla Loren in versione Cruz – appaiono piuttosto scontati.</span></p>
<h4>Lontano dal &#8220;vero&#8221; Woody Allen</h4>
<p><span style="font-weight: normal;">Certe volte sembra che persino i personaggi – e la recitazione – siano lontani da quei modelli “alleniani” a cui il regista ci ha abituato. Manca quella squisita nevrosi, quel gesto frettoloso, quella sagacia pungente presente in molti protagonisti dei suoi film. E’ un po’ come se tutto fosse stato fatto in fretta, senza cura. Non ci piacciono le stroncature nette – così come i grandi elogi – ma questo “To Rome With Love” proprio non funziona.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Tratto da <a href="http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=To+Rome+with+Love+e+Il+primo+uomo%3A+film+del+week-end&amp;idSezione=15476">qui</a></span></p>
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		<title>Digitale terrestre, dal 2015 servirà un nuovo decoder</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 09:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale ancora non è stato completato (se tutto andrà bene, ciò avverrà il prossimo 30 giugno) e già il governo ha dato le prime indicazioni per un&#8217;evoluzione ulteriore.
Con un emendamento all&#8217;interno del decreto di semplificazione fiscale il Consiglio dei Ministri ha indicato il primo gennaio 2015 quale data in [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Monoscopio-TV.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Monoscopio-TV.jpg" alt="" title="Monoscopio-TV" width="712" height="534" class="aligncenter size-full wp-image-3602" /></a></p>
<p>Il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale ancora non è stato completato (se tutto andrà bene, ciò avverrà il prossimo 30 giugno) e già il governo ha dato le prime indicazioni per un&#8217;evoluzione ulteriore.</p>
<p>Con un emendamento all&#8217;interno del decreto di semplificazione fiscale il Consiglio dei Ministri ha indicato il <strong>primo gennaio 2015</strong> quale data in cui tutti i decoder del digitale terrestre dovranno essere compatibili con lo standard <strong>DVB-T2</strong>, evoluzione dell&#8217;attuale DVB-T.</p>
<p>A partire dal <strong>primo luglio 2015</strong>, poi, sarà vietata la vendita di decoder non compatibili con DVB-T2.</p>
<p>Rispetto alla tecnologia attuale, la versione 2 ha un vantaggio importante: permette di inserire più canali all&#8217;interno dello stesso multiplex; ciò significa che, anche riducendo le frequenze (per lasciare spazio alla connettività mobile) il numero di canali disponibili aumenterà anziché diminuire.</p>
<p>Al momento i due maggiori protagonisti della scena televisiva &#8211; RAI e Mediaset &#8211; non hanno indicato piani chiari per il passaggio al DVB-T2, se si eccettua l&#8217;intenzione, manifestata dalla RAI, di procedere a una sperimentazione.</p>
<p>Le trasmissioni digitali con lo standard attuale, comunque, non cesseranno di colpo nel 2015: secondo Mario Frullone della Fondazione Ugo Bordoni <em>«le due tecnologie continueranno a coesistere per un gran numero di anni»</em>.</p>
<p>Ciò significa che non sarà necessario sostituire in massa i decoder e i televisori attuali; invece, chi ha intenzione di programmare l&#8217;acquisto di un televisore farà probabilmente bene a orientarsi verso un modello già compatibile con il nuovo standard.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&#038;cod=17317">qui</a></p>
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		<title>Facebook aggiunge il pulsante ascolta</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 08:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Facebook ne ha fatta un’altra. Nemmeno il tempo di abituarsi all’ultima innovazione dedicata alle università (Groups for Schools), che subito il social network ha lanciato il pulsante ‘ascolta’, rivolto principalmente ad artisti e musicisti. Situato nelle fan page tra il ‘mi piace’ ed i messaggi, l’app interagisce con la vostra timeline e permette di ascoltare [...]]]></description>
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<p><strong>Facebook ne ha fatta un’altra.</strong> Nemmeno il tempo di abituarsi all’ultima innovazione dedicata alle università (Groups for Schools), che subito il social network ha lanciato il <strong>pulsante ‘ascolta’</strong>, rivolto principalmente ad artisti e musicisti. Situato nelle fan page tra il ‘mi piace’ ed i messaggi, l’<strong>app interagisce con la vostra timeline</strong> e permette di <strong>ascoltare la loro musica direttamente da Facebook</strong> (per ora a noi non funziona, ma è sicuramente un problema temporaneo/soggettivo).</p>
<p>Bello, no? Acquisto di Instagram, servizi alle scuole e alle band sono solo le ultimissime mosse di Facebook: a tal proposito, un bell’<a href="http://woorkup.com/2012/04/15/linvoluzione-del-web-come-google-e-facebook-stanno-cambiando-la-rete-e-le-nostre-abitudini/">articolo di Antonio Lupetti</a> fa pensare: stiamo assistendo alla <strong>polarizzazione di internet </strong>verso due enormi pilastri, Facebook e Google. <strong>Ma la cosa ci piace?</strong></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/04/18/facebook-pulsante-ascolta/">qui</a></p>
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		<title>Little Printer, la stampante per il web da tasca</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 08:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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È uno dei gadget più chiacchierati del momento, sebbene manchi ancora qualche mese al lancio commerciale in versione Beta. Si chiama – facile facile, pulito come il suo design un po’ vintage un po’ criptico – Little Printer. E, nomen omen, è una sorta di stampante portatile, di piccole dimensioni, in grado di essere gestita [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Little-Printer.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Little-Printer.jpg" alt="" title="Little-Printer" width="712" height="475" class="aligncenter size-full wp-image-3594" /></a></p>
<p>È uno dei gadget più chiacchierati del momento, sebbene manchi ancora qualche mese al lancio commerciale in versione Beta. Si chiama – facile facile, pulito come il suo design un po’ vintage un po’ criptico – <a href="http://bergcloud.com/littleprinter/">Little Printer</a>. E, nomen omen, è una sorta di stampante portatile, di piccole dimensioni, in grado di essere gestita attraverso il proprio smartphone grazie a un dongle, cioè una pennetta che si interfaccia a qualsiasi router wi-fi e si collega a un sistema battezzato <a href="http://bergcloud.com/">Berg Cloud</a>. Il tutto per consentirci di stampare un sacco di contenuti diversi, chiamati dal sistema Pubblicazioni, e ficcarceli in tasca.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/IlC5taBgLp0?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Queste pubblicazioni sono (o puntano ambiziosamente a rappresentare) la summa dei nostri interessi sul web e fuori. Per esempio, Little Printer può stampare, nel suo formato poco più ampio di uno scontrino e su carta termica, la propria <strong>To-do list da Google</strong>, un mix di aggiornamenti dai <strong>social network</strong> (magari dove sono collocati quel giorno i vostri amici su Foursquare) oppure specifici estratti di <strong>quotidiani e magazine</strong>, le rubriche preferite da leggere a colazione. O ancora, comporre in un unico documento newsletter e aggiornamenti via mail, di modo da confezionarsi il proprio micromagazine quotidiano. La selezione dei contenuti – fra cui le ultime statistiche sui vostri allenamenti nella corsa grazie a <strong>Nike+</strong> – avviene attraverso la specifica <strong>App</strong> (per iPhone e Android) che fa da interfaccia alla stampantina sul vostro smartphone. </p>
<p>Il lancio di Little Printer, prodotto dallo studio londinese <strong>Berg</strong>, è previsto per la metà del 2012. È verosimile che per quel periodo i contenuti stampabili, che passano attraverso Berg Cloud – una piattaforma che la società britannica pensa di utilizzare anche oltre le necessità legate alla sua cubica macchinetta – siano più ricchi e ancora più interessanti dell’oroscopo o del sudoku. Consentendoci di infilare nel portafoglio, in un ritorno al tattile-cartaceo sempre più prepotente, la stringata lista delle cose veramente importanti – o magari le sciocchezze più futili? – del (nostro) web. </p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/news/accessori/2012/04/17/little-printer-stampante-web-da-tasca-26789.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Google rende disponibile l’app Currents anche in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 12:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Google Currents è un’app che permette di leggere i contenuti di oltre 400 editori e oltre 14000 edizioni, tra le quali anche alcune di Edizioni Master, direttamente dal proprio smartphone o tablet, con la possibilità di farlo sia online, sia offline, una volta scaricata la rivista. Grazie ad un aggiornamento dell’app, Google Currents è ora [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/currents.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3589" title="currents" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/currents.jpg" alt="" width="712" height="445" /></a></p>
<p>Google Currents è un’app che permette di leggere i contenuti di oltre 400 editori e oltre 14000 edizioni, tra le quali anche alcune di Edizioni Master, direttamente dal proprio smartphone o tablet, con la possibilità di farlo sia online, sia offline, una volta scaricata la rivista. Grazie ad un aggiornamento dell’app, Google Currents è ora utilizzabile ovunque siano presenti e disponibili Google Play o l’App Store di Apple.</p>
<p>Google Currents permette di cercare e leggere gli articoli pubblicati da vari editori (anche internazionali) in un formato appositamente concepito per smartphone o tablet. Dopo il lancio negli Stati Uniti, l’applicazione è ora disponibile nel mondo.</p>
<p>Grazie ad un aggiornamento, Google Currents è ora disponibile ovunque siano presenti <strong>Google Play </strong>o l’<strong>App Store</strong> di Apple. <strong>Edizioni Master</strong> è tra i primi editori ad essere presente con i propri siti sulla nuova piattaforma: <strong>Punto-Informatico.it</strong>, <strong>Newstreet.it</strong>, <strong>Turistipercaso.it</strong> e <strong>Videogame.it</strong> sono già disponibili, ma a breve a questi si aggiungeranno anche <strong>Piusanipiubelli.it</strong> e <strong>Telefonino.net</strong>.</p>
<p>Anche altri editori hanno reso disponibili, in formato integrale, i propri articoli: <strong>AdnKronos</strong>, <strong>MF Milano-Finanza</strong>, <strong>Il Sole 24 Ore</strong>, <strong>La Stampa</strong>, <strong>Il Giorno</strong>, <strong>Il Corriere dello Sport</strong>, <strong>Il Secolo XIX</strong>.</p>
<p>Il sistema dinamico di sincronizzazione permette di avere a disposizione contenuti sempre aggiornati. Coloro che si spostano in treno o aereo possono anche scegliere di leggere in modalità offline versioni complete di immagini delle proprie riviste preferite.</p>
<p>Il download di Google Currents è disponibile sia su <strong>Google Play</strong>, per dispositivi con sistema operativo <strong>Android 2.2</strong> o superiore, sia nell’<strong>App Store</strong> di Apple. Currents conta oggi circa 400 editori che, con oltre 14.000 edizioni indipendenti, hanno la possibilità di rendere le loro edizioni disponibili a chiunque nel mondo intero.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.pctuner.net/news/16891/Google-rende-disponibile-l%E2%80%99app-Currents-anche-in-Italia/">qui</a></p>
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		<title>Google+ si rifà il trucco</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 11:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Google+ veste da ieri una nuova grafica che lo rende molto più fresco e apprezzabile di Facebook, dal quale i designer di Mountain View hanno copiato almeno tanto quanto quelli di Palo Alto fecero subito dopo l’apparizione di G+, che nel frattempo ha raggiunto i 170 milioni di utenti iscritti. Ora Plus è più semplice [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/gplus2.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/gplus2.jpg" alt="" title="gplus2" width="712" height="354" class="aligncenter size-full wp-image-3582" /></a></p>
<p>Google+ veste da ieri una nuova grafica che lo rende molto più fresco e apprezzabile di Facebook, dal quale i designer di Mountain View hanno <strong>copiato</strong> almeno tanto quanto quelli di Palo Alto fecero subito dopo l’apparizione di G+, che nel frattempo ha raggiunto i <strong>170 milioni di utenti iscritti</strong>. Ora Plus è <strong>più semplice</strong> da usare e ha una grafica molto più pulita, anche rispetto al rivale. Questo però non conta, sottolinea Fastcompany. </p>
<p>L’homepage dell’utente è stata completamente riorganizzata, con il <strong>menù</strong> spostato sulla sinistra e trasformato in una sorta di <strong>dock</strong> simile a quella di OS X o Ubuntu. Qui le sezioni, divenute applicazioni, possono essere riorganizzate a piacere dall’utente e sempre qui ci sono due nuove sezioni, <strong>Explore</strong> e <strong>Hangout</strong>. Sotto a queste rimane abbastanza spazio per aggiungere nuove funzioni o applicazioni di terze parti. A Cnet <strong>Vic Gundotra</strong> e <strong>Bradley Horowitz</strong>, i responsabili di Google+, hanno insistito nel definire il social network un <strong>livello di socialità</strong> posto sopra i servizi offerti da Google, ribadendo l’invito a non pensare alla rete di Mountain View con in mente il modello proposto da Facebook. E lasciando intendere che il nuovo design è pensato per <strong>introdurre in G+ nuove funzioni</strong>. Facile che queste siano <strong>Gmail, YouTube, Blogger e Docs</strong>, che recentemente hanno subito un restyling grafico in chiave (vecchio) Plus. Più in generale, esattamente come ha recentemente fatto Facebook, anche Google+ ora dà molto <strong>più spazio a immagini e video</strong>, che qui occupano uno sezione della pagina ancora maggiore.  </p>
<p>Anche a volerlo evitare, il paragone con Facebook si ripropone guardando ai nuovi profili. Google+ ha introdotto la cover della <strong>Timeline</strong>. A differenza di quella di Facebook, la foto dietro l’avatar dell’utente è maggiormente <strong>personalizzabile</strong> e permette di sbizzarrirsi un poco in creatività, componendo un’immagine divisa in quattro pezzi molto accattivante o usandone una fissa.  </p>
<p>La novità più interessante introdotta da Google si trova nella home e riguarda la possibilità di vedere quali sono gli <strong>argomenti di tendenza</strong> all’interno del network. Funziona esattamente come su Twitter, sfruttando gli <strong>hashtag </strong>che erano stati introdotti qualche mese fa. Peccato non poterne vedere più di cinque, anche perché sono quasi sempre vip. Sotto ai trend topic si trova la sezione delle persone e pagine che potremmo voler aggiungere nelle nostre cerchie. Altra novità è l’organizzazione delle sezione <strong>Explore</strong>: qui è possibile sfogliare i post legati ai temi di tendenza e scegliere con che frequenza vogliamo che questi compaiano nel nostro stream. </p>
<p>Le altre novità riguardano la modalità di condivisione sei singoli post: ora fare +1, ricondividere e inizare un hangout è ancora più facile. Proprio sui <strong>videoritrovi </strong>Google sembra puntare forte, con la pagina dedicata grazia alla quale è più semplice scegliere trovare hangout pronti a cominciare o già popolati.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/04/12/google-plus-restyling.html">qui</a></p>
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		<title>Intel: 75 ultrabook per te, posson bastare?</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 10:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Meno male che c’è Intel. Altrimenti si parlerebbe solo di smartphone &#038; tablet, di app &#038; social. Il responsabile del gruppo Pc client della casa di Mountain View, Kirk Skaugen, all’Intel Developer Forum di Pechino ci ha ricordato che esistono anche altri form factor nel mondo della tecnologia, annunciando che circa 75 modelli di ultrabook [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/ulrabook-image.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/ulrabook-image.jpg" alt="" title="ulrabook-image" width="712" height="448" class="aligncenter size-full wp-image-3578" /></a></p>
<p>Meno male che c’è Intel. Altrimenti si parlerebbe solo di smartphone &#038; tablet, di app &#038; social. Il responsabile del gruppo Pc client della casa di Mountain View, Kirk Skaugen, all’Intel Developer Forum di Pechino ci ha ricordato che esistono anche altri form factor nel mondo della tecnologia, annunciando che circa 75 modelli di ultrabook saranno disponibili nei prossimi mesi.</p>
<p>L’idea della casa americana è di dare un colpo di reni al settore con i computer portatili che ha fortemente voluto come dimora per i suoi core Ivy Bridge di terza generazione in modo da presentarsi preparato al proficuo appuntamento del back-to-school.</p>
<p>Settembre, il mese della ripresa delle scuole, è sempre stato un momento di buoni affari per la tecnologia, soprattutto negli Usa e in Asia e Intel userà il periodo come test per il successivo importante appuntamento natalizio.</p>
<p>La disponibilità di un numero così elevato di modelli, di dimensioni diverse, con tastiera opzionale e schermo touch, e con sistema operativo Windows 8, farà sì che il prezzo medio possa scendere dagli attuali 800 dollari ai 699, che comunque pochi non sono.</p>
<p>Tanto spazio all’immaginazione dei produttori, insomma, a patto che il motore dei modelli sia la piattaforma Ivy Bridge. E tanti soldi a disposizione, se Intel ha subito messo sul tavolo ben 300 milioni di dollari per un fondo speciale destinato alla diffusione degli ultrabook.</p>
<p>A questo investimento, poi, si aggiungeranno altri centinaia di milioni di dollari in campagne pubblicitarie e marketing, chioschi dedicati nei negozi di elettronica di consumo e iniziative promozionali.</p>
<p>L’Ultrabook vorrebbe rappresentare il capitolo finale dell’infinita saga dei computer portatili, combinando dimensioni e peso ridotti con potenza e comodità d’uso. E rappresenterebbe l’eventuale fonte di guadagno per un’azienda che si sente un po’ esclusa dal più attraente mercato degli smartphone e dei tablet.</p>
<p>Posto che a leggerezza e dimensioni ridotte, a schermi touch e potenza non si dice mai di no, ci sembra che solo due possano essere gli atout degli ultrabook: lo schermo grande e la tastiera estesa. Sono queste, infatti, le due caratteristiche che distinguono un computer portatile da un tablet, sono questi gli unici veri due elementi che consentono di lavorare, giocare o divertirsi senza rallentare l’uso a causa di una tastiera virtuale ridotta o di uno schermo troppo piccolo.</p>
<p>A queste due caratteristiche essenziali fanno da contorno le altre condizioni: il design elegante, la leggerezza, le dimensioni ridotte e i materiali. Gli ingredienti, insomma, ci sono tutti, ma quanto ci metterà il mercato a recepire. Per quanto ancora il consumatore sarà distratto dai fuochi d’artificio di tablet e smartphone? È possibile che non basti un solo Natale.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/gtecnologia.asp?ID_blog=87&#038;ID_articolo=254&#038;ID_sezione=158">qui</a></p>
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		<title>Sogni d&#8217;oro grazie ad un&#8217;app</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 15:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Sogni d&#8217;oro grazie ad una &#8216;app&#8217;. Lo psicologo britannico, Richard Wiseman, ha inaugurato un esperimento di massa sulla manipolazione dei sogni con il lancio di un&#8221;app&#8217; che influenza positivamente l&#8217;attivita&#8217; onirica emettendo una serie di suoni durante la fase piu&#8217; profonda del sonno. Tra i &#8216;paesaggi sonori&#8217; evocatori di sogni piacevoli, quello di una passeggiata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/sognare.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/sognare.jpg" alt="" title="sognare" width="712" height="401" class="aligncenter size-full wp-image-3574" /></a></p>
<p>Sogni d&#8217;oro grazie ad una &#8216;app&#8217;. Lo psicologo britannico, Richard Wiseman, ha inaugurato un esperimento di massa sulla manipolazione dei sogni con il lancio di un&#8221;app&#8217; che influenza positivamente l&#8217;attivita&#8217; onirica emettendo una serie di suoni durante la fase piu&#8217; profonda del sonno. Tra i &#8216;paesaggi sonori&#8217; evocatori di sogni piacevoli, quello di una passeggiata in campagna, di una spiaggia e anche di un&#8217;avventura nello spazio. L&#8217;app e&#8217; sull&#8217;App Store, in arrivo una versione per Android.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2012/04/11/visualizza_new.html_183591855.html">qui</a></p>
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		<title>Web: Mediaset vince ricorso, si riprende dominio &#8216;mediaset. com&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 14:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
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Il dominio &#8216;Mediaset.com&#8217; non puo&#8217; essere utilizzato da societa&#8217; diverse dal Biscione: lo ha stabilito il Tribunale civile di Roma, che ha accolto il ricorso del gruppo nei confronti della societa&#8217; Fenicius Llc imponendole di cessare l&#8217;uso del dominio stesso. Nel ricorso &#8211; informa Mediaset &#8211; e&#8217; stato dimostrato infatti che l&#8217;acquisizione del dominio &#8220;e&#8217; [...]]]></description>
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<p>Il dominio &#8216;Mediaset.com&#8217; non puo&#8217; essere utilizzato da societa&#8217; diverse dal Biscione: lo ha stabilito il Tribunale civile di Roma, che ha accolto il ricorso del gruppo nei confronti della societa&#8217; Fenicius Llc imponendole di cessare l&#8217;uso del dominio stesso. Nel ricorso &#8211; informa Mediaset &#8211; e&#8217; stato dimostrato infatti che l&#8217;acquisizione del dominio &#8220;e&#8217; stata compiuta con finalita&#8217; di agganciamento del noto marchio Mediaset&#8221;; il Tribunale ha stabilito inoltre di infliggere mille euro di penale per ogni giorno di ritardo nell&#8217;esecuzione del provvedimento. Mediaset segnala pero&#8217; alle autorita&#8217; l&#8217;esistenza di un problema &#8220;urgente&#8221;.</p>
<p>&#8220;In questo caso &#8211; si legge nella nota &#8211; il ricorso immediato alla giustizia ordinaria ha prodotto i risultati attesi. Ma cio&#8217; non toglie che la materia sia diventata un&#8217;autentica giungla da disboscare. La strada giudiziaria non puo&#8217; essere la soluzione: richiede alle aziende investimenti economici e intellettuali e contribuisce a intasare la giustizia civile. Ormai il problema ci sembra urgente e lo segnaliamo alle autorita&#8217; competenti&#8221;. Si tratta di una questione che &#8220;non riguarda solo Mediaset e apre una riflessione piu&#8217; generale sul tema della tutela del copyright&#8221;.</p>
<p>Il Biscione precisa di avere deciso di &#8220;concentrare la propria attivita&#8217; online sul dominio &#8216;Mediaset.it&#8217;&#8221; anche per &#8220;comodita&#8217; per gli utenti&#8221;. &#8220;Per quanto ci riguarda &#8211; rileva il gruppo &#8211; ogni altra estensione di dominio legato al nome Mediaset potrebbe non esistere, in quanto unici proprietari del copyright sul brand. Viceversa, sono spuntate figure specializzate nell&#8217;acquisizione delle numerosissime estensioni relative a marchi affermati, da &#8216;.com&#8217; a &#8216;.xxx&#8217;. Centinaia e centinaia di domini fittizi che le societa&#8217; originarie dovrebbero quindi registrare e depositare. In alcuni casi, pochissimi, si tratta di effettive omonimie che possono generare dispute comprensibili. Nella grande maggioranza, si tratta invece di operazioni architettate da professionisti che hanno l&#8217;obiettivo di rivendere il dominio ai legittimi proprietari a prezzi fuori mercato&#8221;.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.agi.it/economia/notizie/201204111617-eco-rt10210-web_mediaset_vince_ricorso_si_riprende_dominio_mediaset_com">qui</a></p>
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		<title>Facebook compra Instagram per un miliardo di dollari</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 10:06:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Facebook, ormai a un passo dalla quotazione a Wall Street attesa in maggio, pensa in grande. Dopo anni di piccole acquisizioni (solitamente start-up pagate alcune decine di milioni di dollari), il social network pagherà un miliardo di dollari in contanti e azioni per Instagram, l&#8217;applicazione per scattare fotografie, ritoccarle con una serie di filtri e [...]]]></description>
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<p>Facebook, ormai a un passo dalla quotazione a Wall Street attesa in maggio, pensa in grande. Dopo anni di piccole acquisizioni (solitamente start-up pagate alcune decine di milioni di dollari), il social network pagherà un miliardo di dollari in contanti e azioni per <strong>Instagram</strong>, l&#8217;applicazione per scattare fotografie, ritoccarle con una serie di filtri e poi condividerle con gli altri utenti. Qualcuno la descrive anche come una versione visiva di Twitter.</p>
<p>L&#8217;accordo è una manna per la società, fondata nell&#8217;autunno 2010 da due studenti di Stanford e che conta poco più di una decina di dipendenti. Il software utilizzato, gratuito e fino a poco tempo fa disponibile solo per iPhone (ora si può usare anche con gli smartphone che usano Android, il sistema operativo di Google), consente di pubblicare foto su Instagram o su altri social network, compreso Facebook.</p>
<p>L&#8217;app piace molto, come ha raccontato l&#8217;amministratore delegato e cofondatore Kevin Systrom, sottolineando che gli utenti da dicembre a ora sono quasi raddoppiati, passando da 15 a <strong>27 milioni</strong>. Alcune funzionalità di Instagram saranno incorporate in Facebook, anche se la società dovrebbe continuare a essere gestita in modo indipendente. &#8220;Cercheremo di imparare da Instagram come mettere a punto servizi analoghi per i nostri altri prodotti. Allo stesso tempo, aiuteremo Instagram a crescere utilizzando le infrastrutture e la squadra di ingegneri di Facebook&#8221;, ha detto il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. Una collaborazione strettissima dunque, che dovrebbe partire nel corso di questo trimestre, con la chiusura dell&#8217;accordo.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20120410_072411.shtml">qui</a></p>
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		<title>Red Hot Chili Peppers e Cure per l&#8217;Heineken</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 09:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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È venuto il momento di cambiare ancora: l’Heineken Jammin Festival quest’anno si farà dal 5 al 7 luglio a Milano nell’area esterna alla fiera di Rho. Una tre giorni di musica, spettacoli, sport e divertimento che da sempre contraddistingue quello che da tempo è considerato uno dei festival più importanti d’Europa. Tanti i nomi altisonanti. [...]]]></description>
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<p>È venuto il momento di cambiare ancora: l’<strong>Heineken Jammin Festival </strong>quest’anno si farà dal 5 al 7 luglio a Milano nell’area esterna alla fiera di Rho. Una tre giorni di musica, spettacoli, sport e divertimento che da sempre contraddistingue quello che da tempo è considerato uno dei festival più importanti d’Europa. Tanti i nomi altisonanti. Il 5 &#8211; racconta il promoter di Live Nation, Roberto De Luca &#8211; gli head liner saranno i <strong>Red Hot Chili Peppers</strong>. Prima di loro <strong>Noel Gallagher</strong> and the <strong>High Flying Birds</strong>, <strong>Pitbull</strong>, gli <strong>Enter Shakiri</strong>.</p>
<p>Per il 6 luglio avanti tutta con l’elettronica grazie ai <strong>Prodigy</strong>. E nel pomeriggio i <strong>Seether</strong>, i <strong>Lost Prophet</strong>, gli <strong>Evanescence</strong> e i <strong>Chase and Status</strong>. «Mi sarebbe piaciuto far seguire i Prodigy dal super dj Dead Maus &#8211; racconta il promoter &#8211; ma il budget è troppo alto, questi performer ormai hanno cachet da pelle d’oca».</p>
<p>La serata finale di sabato 7 luglio ha già scatenato i fan degli anni Ottanta che troveranno sul palco prima i <strong>New Order</strong> e poi i <strong>Cure</strong> in una staffetta dal sapore dark. I Cure sono una band di culto che gli amanti del genere non smettono di seguire. Da quando Robert Smith, il leader, ha deciso di intraprendere questo tour mondiale che riporta in auge i suoni e i ritmi che hanno fatto esplodere la CureMania, i biglietti vanno a ruba. Ed è notizia dell’ultima ora che sarà il duo canadese <strong>Crystal Castles</strong> a esibirsi prima dei Cure. La partecipazione dei Crystal Castles all’Heineken Jammin’ Festival sarà la loro unica data italiana: presenteranno i brani che andranno a comporre il nuovo attesissimo album in uscita nei prossimi mesi.</p>
<p>La scelta di spostare l’evento all’Arena di Rho è legata al prossimo Expo. Lo scopo è creare un polo musicale milanese da poter poi mantenere nel corso degli anni.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www3.lastampa.it/musica/sezioni/news/articolo/lstp/449577/">qui</a></p>
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		<title>Cinema: tutte le uscite del weekend di Pasqua</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 15:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Pirati! Briganti da strapazzo
A sette anni di distanza da Wallace &#038; Gromit e la maledizione del coniglio mannaro, la Aardman Animations ritrova i fondi per un nuovo lungometraggio in stop-motion, con pochi apporti di computer grafica.
La storia di un Capitano Pirata e della sua ciurma, impegnati nel conseguimento del trofeo del &#8220;Pirata dell&#8217;Anno&#8221;, è allo [...]]]></description>
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<p><strong>Pirati! Briganti da strapazzo</strong><br />
A sette anni di distanza da Wallace &#038; Gromit e la maledizione del coniglio mannaro, la Aardman Animations ritrova i fondi per un nuovo lungometraggio in stop-motion, con pochi apporti di computer grafica.<br />
La storia di un Capitano Pirata e della sua ciurma, impegnati nel conseguimento del trofeo del &#8220;Pirata dell&#8217;Anno&#8221;, è allo stesso tempo un monumento all&#8217;antica tecnica di animazione a passo uno, con affascinanti set in miniatura, e un inno al vero humor inglese: più spiritoso che esilarante, anche se alcuni momenti di genio surreale strappano la risata.<br />
Doppiato in originale, tra gli altri, da Hugh Grant e Imelda Staunton, sostituiti in Italia da Christian De Sica e Luciana Littizzetto. Per chi sa stupirsi di fronte a un grandioso impegno artigianale, nel nome di un divertimento gentile e composto.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48805-8054#video">Trailer</a></p>
<p><strong>Biancaneve</strong><br />
In un regno lontano, una perfida regina conduce una vita agiata tassando il suo popolo, povero e affamato. Determinata ad essere la più bella, fa uccidere la sua rivale più temibile, la figliasta diciottenne Biancaneve. Scampata alla morte, la ragazza verrà accolta da sette nani furfanti, diventerà un&#8217;abile combattente e distruggerà la sua matrigna non prima di aver trovato il principe azzurro.<br />
Efficace nella rappresentazione di una regina cattiva che grazie a Julia Roberts si guadagna una buona metà delle scene e intelligente nel suo miscuiglio fra archetipi tipici della fiaba e riferimenti alla contemporaneità, il film non rende sempre giustizia al talento del suo autore. Meno visonario e trasgressivo del soliti, Tarsem resta nei ranghi e non cede al lato oscuro di un racconto che ha sempre avuto le sue suggestioni nere.<br />
Il premio per la migliore interpretazione va certamente ai 7 nani.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48793-8184#video">Trailer</a></p>
<p><strong>I più grandi di tutti</strong><br />
Negli anni &#8216;90 i Pluto erano una delle band più originali della scena musicale tutt&#8217;altro che mainstream del Livornese, poi si sciolsero a causa di una lite. Adesso qualcuno ha tutta l&#8217;intenzione di costringerli a una reunion, con l&#8217;allettante promessa di un lauto compenso e a condizione che i musicisti si raccontino in una lunga intervista. Ecco quindi che Loris, Mao, Sabrina e Rino si ritrovano per qualche settimana, meno spensierati di un tempo e chiusi ognuno nel proprio problematico universo.<br />
Per la sua opera seconda, Carlo Virzì sceglie di addentrarsi in un territorio che conosce bene, un contesto in cui anche lui, musicista, si è mosso per diversi anni. L&#8217;operazione, che scarta ogni retorica, mistificazione, celebrazione e autocelebrazione, è riuscita, soprattutto perchè i Pluto, un po&#8217; rozzi e senza particolari cose da dire, non hanno nulla di quell&#8217;aura mitica che solitamente circonda una rockstar. Ottima la performance dei quattro attori che li interpretanoe che ben si adattano a ua descrizione della provincia all&#8217;insegna del realismo poetico.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48799-8176">Trailer</a></p>
<p><strong>Act of Valor</strong><br />
Una serie di missioni coraggiose dei Navy Seals, i corpi speciali della marina americana. È questa la particolarità di Act of Valor, insieme al fatto di vedere coinvolti veri militari in quasi tutti i ruoli principali oltre che come veri e propri coproduttori. Nel tentativo di cercare il realismo nelle sequenze di azione sono state studiate missioni realmente accadute conservando le procedure, le armi e i comportamenti reali delle persone coinvolte. Veniamo catapultati letteralmente in giro per il mondo in azioni di salvataggio in territorio nemico, nella giungla delle Filippine contro i terroristi indipendentisti islamici, piuttosto che contro i talebani in Afghanistan.<br />
Mike McCoy e Scott Waugh sono registi che vengono dalla pubblicità e danno al film uno stile frenetico alternato a brevi momenti di pausa con dialoghi eroici e retorici che dimostrano l&#8217;intento del film che è quello di omaggiare gli &#8220;eroi&#8221; morti in guerra, ma anche spingere i giovani americani alla ricerca di quei valori e di quella carriera.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48899-8109#video">Trailer</a></p>
<p><strong>Titanic in 3D</strong><br />
In occasione dell’anniversario dei cento anni dalla partenza del Titanic, torna nelle sale il famosissimo film di James Cameron, in una versione 3D inedita.<br />
Scritto, diretto e prodotto da Cameron, Titanic è il secondo film ad avere realizzato i maggiori incassi di tutti i tempi. È uno degli unici tre film nella storia del cinema ad essersi aggiudicato ben undici Academy Award, tra cui quello per il miglior film e il miglior regista, oltre ad avere lanciato la carriera di star del calibro di Leonardo DiCaprio e Kate Winslet.<br />
&#8220;C’è un’intera generazione che non ha mai visto Titanic per come era stato concepito, cioè per il grande schermo”, ha dichiarato Cameron. Questo Titanic, che nessuno ha mai visto, è stato rimasterizzato in digitale a 4K e meticolosamente convertito in 3D. Conservando intatto il potere emotivo e offrendo immagini più intense che mai, il film sarà un’esperienza epica tanto per i vecchi fan quanto per i nuovi spettatori&#8221;.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48802-7513">Trailer</a></p>
<p><strong>Piccole bugie tra amici</strong><br />
Meglio conosciuto in Italia come attore Guillaume Canet è in realtà un regista apprezzato in Francia che arriva con Piccole bugie tra amici alla terza regia, portando in scena i suoi amici attori e la sua crisi personale vissuta dopo il successo del suo precedente film da regista. La crisi di chi arrivato a 35 anni sente di vivere una vita non più sua e infelice. Così come accade ai protagonisti del film che evitano costantemente di affrontare problemi e responsabilità e che anche dopo l’incidente molto grave di uno di loro decidono di partire comunque, al solito, in vacanza al mare lasciandolo in ospedale.<br />
Fra risate rumorose e fasulle e notti insonni con il silenzio come nemico si troveranno a dover affrontare loro stessi e i loro amici, le loro vite, la loro sessualità e le costanti piccole bugie che si raccontano da troppo tempo.<br />
Molto ben recitato e torrenziale, verboso e lunghissimo, Piccole bugie tra amici è un film pieno di toni contrastanti, dalla risata alle lacrime, dalla serenità di una gita in barca al dramma di un amico in fin di vita.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48306-8204#video">Trailer</a></p>
<p><strong>Pollo alle prugne</strong><br />
Esordire alla regia cinematografica con un film d’animazione di grande successo come Persepolis può alzare all’infinito le aspettative per un secondo film. In tutta risposta Marjane Satrapi insieme al fido Vincent Paronnaud hanno scelto di raccontare un’altra storia radicata nella storia iraniana in Pollo alle prugne, questa volta puntando sul fascino dei racconti e delle fiabe persiane raccontando di un violinista che per tutta la vita suonerà la tristezza di un amore negato e sposerà una donna che non ama con cui litiga sempre. Quando gli distruggerà il suo prezioso Stradivari inizierà un viaggio alla ricerca di un nuovo violino, ma soprattutto a ritroso nel suo passato. Spiazzano i registi di Persepolis abbandonando l’animazione per un live action ancora più fumettistico confidando sulle indubbie doti del protagonista Mathieu Amalric e su un’atmosfera magica e quasi sospesa nel tempo e nella storia.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48669-8074">Trailer </a></p>
<p><strong>Good as You</strong><br />
Otto personaggi, tutti rigorosamente gay tranne uno, si incontrano o si rincontrano nella notte di Capodanno, teatro di amori che nascono, gelosie che accecano, equivoci e ripensamenti. Il padrone di casa Adelchi, maniaco del controllo e ossessionato dalla corretezza nella vita di coppia, si fidanza con l&#8217;insicuro Claudio, ragazzo sieropositivo, mentre sua soretta etero tenta una relazione omosessuale con una veccghia compagna di liceo. Il tempo passa e i rapporti cambiano, fino a gioioso finale a sorpresa che ricompatta il gruppo.<br />
Prima commedia apertamente gay che prende spunto da una pièce teatrale di successo, il film racconta il mondo omosessuale dal di dentro, senza il filtro di uno sguardo altro, magari eterosessuale, magari borghese. Il regista Mariano Lamberti gioca intelligentemente con i cliché, evita il dramma, il melodramma e l&#8217;assoluzione, e suggerisce che gay significa soprattutto libero di scegliere. Nel cast si distinguono Lorenzo Balducci ed Enrico Silvestrin.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48827-8221#video">Trailer</a></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.comingsoon.it/News_Articoli/Speciali/Page/?Key=12734">qui</a></p>
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		<title>Se Facebook fosse nato negli anni ’90</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 10:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social Media & Viral Video]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook video]]></category>
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Ogni rivoluzione è figlia dei suoi tempi. Ma avete mai pensato ad una versione nineties del social network di Mr Zuckerberg? Questo video, prodotto da Squirrel Monkey, ci mostra un’ipotetica trasmissione di due decenni fa, Wonders of the World Wide Web, che ci racconta in anteprima il nuovo futuristico &#8220;The Facebook&#8220;.
Raccontando retrospettivamente lo sviluppo del [...]]]></description>
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<p>Ogni rivoluzione è figlia dei suoi tempi. Ma avete mai pensato ad una <strong>versione nineties del social network di Mr Zuckerberg</strong>? Questo video, prodotto da <strong>Squirrel Monkey</strong>, ci mostra un’ipotetica trasmissione di due decenni fa, <strong>Wonders of the World Wide Web</strong>, che ci racconta in anteprima il nuovo futuristico &#8220;<strong>The Facebook</strong>&#8220;.</p>
<p>Raccontando retrospettivamente lo sviluppo del social più famoso al mondo, gli autori ne mettono anche in luce aspetti che nell’era della socializzazione web sono del tutto normali, ma non lo erano certo fino qualche anno fa: ad esempio, diventare “amici” di persone perfettamente sconosciute.</p>
<p>L’ironia non manca di certo, quando si accenna alla possibilità di condividere con tutti i propri stati emozionali: “<em>Grazie a questa spettacolare tecnologia digitale ora tutti i tuoi amici sapranno che sei stanco. Non è fantastica, la tecnologia?!</em>“. O alla possibilità che Facebook ci dà (o noi stessi abbiamo intrapreso come abitudine?!) di cliccare “like” ad un messaggio che in realtà non ci piace affatto.</p>
<p>Ma non finisce qui. Il team di Squirrel Monkey ha realizzato anche altri video, sempre sulla stessa linea, dedicati a <a href="http://www.youtube.com/watch?v=FCvidD5JKBg">Twitter</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=O8vCEg5k_d4">Google </a>e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=OOurrhvnB9U">Angry Birds</a>.</p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/xrYRH3PYYT0?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/04/05/se-facebook-fosse-nato-negli-anni-90-video-2/">qui</a></p>
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		<title>Instagram debutta su Android: un milione di download in un giorno</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 09:40:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Instagram è un&#8217;applicazione per scattare fotografie attraverso il cellulare: ha superato la soglia di un milione di download nella prima giornata dal suo debutto sugli smartphone con sistema operativo Android. Era attesa da tempo, annunciata più volte e poi rimandata. Tanto che erano 430mila le persone registrate per ricevere una segnalazione non appena sarebbe diventata [...]]]></description>
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<p>Instagram è un&#8217;applicazione per scattare fotografie attraverso il cellulare: ha superato la soglia di un milione di download nella prima giornata dal suo debutto sugli smartphone con sistema operativo Android. Era attesa da tempo, annunciata più volte e poi rimandata. Tanto che erano 430mila le persone registrate per ricevere una segnalazione non appena sarebbe diventata disponibile. A fare la differenza sono soprattutto i suoi <strong>filtri creativi</strong>: permettono di modificare le immagini in tempo reale. E hanno contribuito alla diffusione di un&#8217;applicazione software che ha superato da poco il traguardo di trenta milioni di utenti su iPhone, dove è stata lanciata alla fine del 2010. Ha costruito una comunità globale di fotoamatori. Ma su Android dovrà sfidare applicazioni come CameraFx, venduta a pagamento.</p>
<p>Non sono poche le startup che puntano sulle immagini. Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno è rapida l&#8217;avanzata di <strong>Pinterest</strong> in Europa. Abilita la condivisione di fotografie e disegni all&#8217;interno di grandi bacheche (&#8220;board&#8221;): uno dei suoi fondatori, Ben Silbermann, ha dichiarato di essersi ispirato alla sua passione per il collezionismo. Ha accolto nei suoi spazi anche una pagina ufficiale del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. L&#8217;intuizione per <strong>Foodspotting</strong>, invece, deriva dal viaggio all&#8217;estero di una designer californiana, Alexa Andrzejewski: non riusciva a capire cosa ordinare sul menu. E con l&#8217;aiuto di uno sviluppatore informatico progetta un&#8217;applicazione per fotografare le portate sul tavolo e commentare. Che diventa una sorta di guida informale per i ristoranti.</p>
<p>Affronta, invece, una strada in salita <strong>Path</strong>: era partito come social network per la connettere al massimo 150 persone. Poi abolisce il tetto. Ma un blogger scopre che acquisiva i dati dei contatti dei suoi utenti, come gli indirizzi e i numeri telefonici, senza una richiesta esplicita. Solleva un ampio dibattito. Che porta a un lento cambiamento di rotta. Path ha cancellato i dati acquisiti e ha annunciato che con l&#8217;ultimo aggiornamento le informazioni saranno protette attraverso codifica.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-04-05/instagram-debutta-android-milione-181618.shtml?uuid=AbTfgdJF">qui</a></p>
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		<title>LG pronta al lancio dell’e-reader con display flessibile</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 15:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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La società coreana sta per lanciare in Europa un nuovo display flessibile, leggero e sottile pronto a dare battaglia ai classici dispositivi e-reader, come il Kindle.
Già da tempo LG aveva mostrato interesse per questo tipo di tecnologia, ma ora sembra arrivato davvero il momento dell’uscita ufficiale: l’azienda sta per presentare un display da 6 pollici che promette di rivoluzionare il [...]]]></description>
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<p>La <strong>società coreana</strong> sta per lanciare in Europa un nuovo <strong>display flessibile</strong>, leggero e sottile pronto a dare battaglia ai classici dispositivi e-reader, come il Kindle.</p>
<p>Già da tempo <a href="http://www.lg.com/it/" target="_blank">LG</a> aveva mostrato <strong>interesse</strong> per questo tipo di <strong>tecnologia</strong>, ma ora sembra arrivato davvero il momento dell’uscita ufficiale: l’azienda sta per presentare un display da 6 pollici che promette di rivoluzionare il mercato degli e-book.</p>
<p>Il <strong>display</strong> ha una risoluzione di 1024×768 e può piegarsi fino ad un angolo di 40 gradi, con uno spessore di 7  millimetri ed un peso di soli 14 grammi!</p>
<p>LG sostiene che il display sia anche super resistente, dopo i test di caduta da 1,5 metri. E promette di portarlo sul mercato europeo all’inizio del prossimo mese.</p>
<p>Attendiamo con curiosità il lancio e soprattutto il prezzo!</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/04/05/lg-display-flessibile/">qui</a></p>
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		<title>La cabina telefonica intelligente di Telecom debutta a Torino</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 08:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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La vecchia cabina telefonica cambia vita e diventa un hub multimediale. A 60 anni dalla sua prima apparizione in Italia, anche il telefono pubblico si evolve e diventa &#8220;intelligente&#8221; in linea con una nuova idea di città.
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<p>La vecchia cabina telefonica cambia vita e diventa un <strong>hub multimediale</strong>. A 60 anni dalla sua prima apparizione in Italia, anche il telefono pubblico si evolve e diventa &#8220;intelligente&#8221; in linea con una nuova idea di città.</p>
<p>Il prototipo &#8211; realizzato da Telecom Italia con la startup torinese Ubi Connected e inaugurato ieri a Torino dal sindaco Piero Fassino &#8211; è un esempio di infrastruttura urbana che coniuga tradizione e nuove tecnologie. Oltre al servizio telefonico, la cabina intelligente è infatti dotata di un touch screen per accedere a informazioni e servizi di pubblica attività, dal turismo alla mobilità, dal tempo libero fino al social networking e ai servizi online per i futuri ingegneri del Politecnico di Torino. Ma prevede anche l&#8217;accesso a internet in modalità wi-fi.</p>
<p>La nuova cabina tecnologica, installata davanti all&#8217;Università, è munita anche di un <strong>pannello fotovoltaico</strong>, che contribuisce al fabbisogno energetico della postazione, di una centralina per il rilevamento dell&#8217;inquinamento atmosferico e di un sistema di videosorveglianza collegabile alla sala controllo della polizia municipale. Infine, avrà nelle immediate vicinanze sei colonnine da 6kw per la ricarica di bici e scooter elettrici.</p>
<p>Dopo un anno di sperimentazione, saranno individuate le migliori location per instllarne altre: già nelle prossime settimane l&#8217;iniziativa dovrebbe collegarsi a una decina di altre città, tra cui Catania. In quest&#8217;ottica Telecom Italia ha già avviato un contest su <a href="http://24o.it/links/?uri=https://www.cabinaintelligente.telecomitalia.com/php/&amp;from=La+cabina+telefonica+intelligente+di+Telecom+debutta+a+Torino">www.cabinaintelligente.telecomitalia.com</a> per raccogliere nuove idee da studenti developer e popolo del web e sta finalizzando un accordo con il Politecnico di Torino per dare avvio a un percorso di ricerca sulla reinterpretazione della cabina telefonica. «Ci aspettiamo tante buone idee da studenti e developer, perché questo non è un progetto già chiuso ma in evoluzione», ha detto oggi a Torino, Daniela Conti, responsabile telefonia pubblica Telecom Italia.</p>
<p>La cabina intelligente è parte integrante del progetto <strong>Torino Smart city</strong>, che la città ha adottato, ponendo il criterio della sostenibilità come unità di misura delle sue scelte nei prossimi 10 anni. «Con il Progetto Torino Smart City &#8211; dice il sindaco Fassino &#8211; vogliamo ridefinire le regole d&#8217;ingaggio tra pubblico e privato per costruire una rete di enti, aziende, persone che siano portatori di innovazione, attori di un nuovo progetto di città tutto da costruire ma che si fonda sul principio della <strong>sostenibilità</strong>».</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-04-02/cabina-telefonica-telecom-intelligente-183742.shtml?uuid=AbnS24HF">qui</a></p>
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		<title>Facebook pensa a un motore di ricerca</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 07:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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BusinessWeek ha riportato che un gruppo di circa 25 ingegneri, diretti dall&#8217;ex-ingegnere di Google, Lars Rasmussen, starebbe lavorando su un motore di ricerca &#8220;migliore&#8221;. Il motore, attualmente aggiunto all&#8217;interfaccia di Facebook, è ancora poco maturo. Esso consente di trovare gli utenti e le pagine dei fan e delle aziende, ma una ricerca più generale restituisce pochi risultati pertinenti, [...]]]></description>
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<p>BusinessWeek ha riportato che un gruppo di circa 25 ingegneri, diretti dall&#8217;ex-ingegnere di Google, <strong>Lars Rasmussen</strong>, starebbe lavorando su un motore di ricerca &#8220;migliore&#8221;. Il motore, attualmente aggiunto all&#8217;interfaccia di Facebook, è ancora poco maturo. Esso consente di trovare gli utenti e le pagine dei fan e delle aziende, ma una ricerca più generale restituisce pochi risultati pertinenti, nonostante l&#8217;accordo con Microsoft Bing del 2010 per integrare i risultati del Web.</p>
<p>La concorrenza, al momento, non ha eguali. Google, infatti, riesce a gestire <strong>11.7 miliardi di query</strong> al mese contro <strong>336 milioni di Facebook</strong> (fonte ComScore, febbraio 2012, USA). Un motore di ricerca migliore, basato sul &#8220;mi piace&#8221; e sui click degli utenti amici, potrebbe fornire dei risultati altamente personalizzati e gli <strong>845 milioni di internauti</strong> consentirebbero di creare una nuova fonte di reddito alla società di Menlo Park (nella Silicon Valley).</p>
<p>Come si può monetizzare questa risorsa? Ad esempio, vendendo parole chiave per i risultati della ricerca, come fa Google, o aumentando la personalizzazione della pubblicità grazie alla miniera di informazioni presente nel social network. La presenza di Lars Rasmussen (co-fondatore di Google Maps e Google Wave) nella società di Mark Zuckerberg risale all&#8217;ottobre 2010 ed è stato lo stesso CEO di Facebook a riaccendere i rumors con una <strong>fotografia del MacBook</strong> postata sul suo profilo.</p>
<p>Sullo schermo, un po&#8217; sfocato, si intravede la pagina di Facebook con una stringa della ricerca più lunga ed ampia di quella attualmente integrata. BusinessWeek sostiene si tratti del prototipo di questo nuovo motore di ricerca. La ricerca social è davvero la nuova frontiera del Web? Microsoft sta preparando un progetto simile, Google migliora Google+, mentre altre start-up (come Volunia) cercano il loro posto al sole.</p>
<p>Tratto da <a href="http://notebookitalia.it/facebook-pensa-ad-un-motore-di-ricerca-14385">qui</a></p>
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		<title>Timeline Facebook obbligatoria, guida all’uso</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 12:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Il giorno che molti non volevano che arrivasse è giunto, oggi la Timeline di Facebook diventerà obbligatoria per tutti. Fino a ieri, 29 marzo 2012, gli utenti potevano scegliere liberamente se utilizzarla o meno, da oggi verrà imposta con la forza. Che vi piaccia o no, il vostro profilo verrà trasformato in diario digitale e [...]]]></description>
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<p>Il giorno che molti non volevano che arrivasse è giunto, oggi la Timeline di Facebook diventerà <strong>obbligatoria</strong> per tutti. Fino a ieri, 29 marzo 2012, gli utenti potevano scegliere liberamente se utilizzarla o meno, da oggi verrà imposta con la forza. Che vi piaccia o no, il vostro profilo verrà trasformato in diario digitale e apparirà come per magia la Timeline.</p>
<p>La nuova funzione di Facebook rappresenta un elemento di enorme attrattiva poiché è in grado di disegnare in modo del tutto automatico quella che è stata la <strong>vita dell’utente</strong> in base a quel che è stato raccontato al social network. .</p>
<p>Il team di Facebook ha deciso di scrivere la parola Fine al <strong>vecchio profilo </strong>e obbligare coloro che rifiutano la Timeline e che la definiscono obsoleta ed orrenda ad abituarsi. E’ possibile che con questo ‘atto di forza’ Facebook possa perdere numerosi utenti, poichè il nuovo metodo di visualizzazione alla maggior parte delle persone non piace, non risulta intuitivo e di semplice utilizzo.</p>
<p>Nonostante vi siano <strong>plugin</strong>, guide ed altro per disabilitarla, l’effetto è valido solo per se stessi, quindi se un altro utente visiterà la vostra pagina, visualizzerà la Timeline anche se avete abilitato il plugin e voi visualizzate il vecchio profilo.</p>
<p>Per chi fosse entrato nel panico a causa della sorpresa odierna di <strong>Facebook</strong>, consigliamo di stare tranquilli, non perdere la calma. Online esistono numerossissime guide per gestire al meglio la Timeline: gestione dei contenuti alla <strong>copertina</strong>, <strong>impostazioni della privacy</strong> e <strong>trucchi utili per renderla originale</strong>.</p>
<p>Ora vediamo brevemente com’è possibile modificarla e gli strumenti utili per personalizzare la copertina.</p>
<p><strong>Come modificare la Timeline</strong></p>
<p><strong> </strong>Fortunatamente <strong>è possibile personalizzare la Timeline di Facebook</strong> e modificare o rimuovere ogni oggetto che non si desidera. Prendendo come riferimento un qualunque contenuto condiviso in passato, basta fare click sulla <strong>piccola matita</strong> che si trova sulla destra del contenuto stesso, oppure, cliccando sulla <strong>stellina</strong> viene consentito di rendere un post, un link, un video o una fotografia condivisa come ‘la preferita’, facendo sì che un contenuto venga mostrato come prioritario.</p>
<p>È possibile avere il <strong>controllo di tutto ciò che Facebook tiene in memoria</strong> scegliendo Registro attività: cliccandovi sopra, verranno mostrate <strong>tutte le attività svolte sulla piattaforma sociale</strong>, dai post condivisi ai commenti lasciati agli altri contatti, amicizie accettate e via dicendo.<br />
Una funzione di grande utilità è inoltre quella che consente l‘<strong>introduzione di eventi relativi alla propria vita ed avvenuti in passato</strong>. Così facendo è possibile aggiungere capitoli della nostra vita che potrebbero essere avvenuti anche prima della nascita di Facebook. L’aggiunta è semplice: è sufficiente cliccare sulla linea verticale che divide le due colonne della pagina ed introdurre quanto desiderato (giorno del battesimo, primo giorno di scuola, ecc.).</p>
<p><strong>Come personalizzare la copertina</strong></p>
<p>L’<strong>immagine di copertina</strong> è molto importante poichè è il primo aspetto che salta all’occhio visualizzando il nuovo profilo. E’ l’immagine che affianca il proprio avatar occupando l’intera testata della pagina. Se la creatività non è esattamente il vostro punto forte, ma vorreste ugualmente realizzare una copertina originale e personalizzata sappiate che esistono numerosi siti online che permettono di creare cover particolari ed originali: Pic Scatter, Facebook Time Line Banners, Cover Junction e molti altri.</p>
<p>Tratto da <a href="http://internet.tuttogratis.it/timeline-facebook-obbligatoria-guida-alluso/P129211/">qui</a></p>
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		<title>La faziosità e gli scoop</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 08:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[licenziamento fede]]></category>
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Rien ne va plus, les jeux sont faits . La pallina si è fermata sullo zero, ma questa volta Emilio Fede non ha vinto nulla. Dal Casinò dell&#8217;Informazione è stato accompagnato fuori, in maniera inaspettata, «non consensuale», forse a causa della valigia svizzera piena di soldi, forse per Ruby Rubacuori, forse semplicemente per una questione [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/fede.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3521" title="fede" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/fede.jpg" alt="" width="712" height="566" /></a></p>
<p><strong>Rien ne va plus</strong>, les jeux sont faits . La pallina si è fermata sullo zero, ma questa volta Emilio Fede non ha vinto nulla. Dal Casinò dell&#8217;Informazione è stato accompagnato fuori, in maniera inaspettata, «non consensuale», forse a causa della valigia svizzera piena di soldi, forse per Ruby Rubacuori, forse semplicemente per una questione di età.</p>
<p><strong>Onore delle armi</strong>, perché Fede, come ebbe a riconoscergli persino Sergio Cofferati, è uno spudoratamente onesto: «la sua è un&#8217;informazione di parte, ma è senza infingimenti. Altri sono faziosi, ma fingono di non esserlo». Da quando è sbarcato alla corte del Biscione, non ha mai fatto mistero del suo tifo, della sua venerazione, della sua partigianeria.</p>
<p><strong>Anzi, se esiste qualcosa </strong>che va oltre la faziosità, ebbene quello è sempre stato il suo terreno d&#8217;elezione. Tuttavia, non bisogna dimenticare che è stato protagonista del giornalismo televisivo. Era la notte fra il 16 e il 17 gennaio 1991 quando scoppiò la guerra del Golfo e fu proprio Fede, collegato con New York e con Silvia Kramar, a dare per primo in tv la notizia dei bombardamenti di Bagdad. Con il pionieristico tg di Mediaset (allora Fininvest) e con pochi mezzi ha sempre fatto informazione, da one man show. Ha piazzato diversi scoop, ha preso qualche toppa (quella delle bandierine elettorali), ma ha sempre dimostrato di esserci. Ha lanciato molti giornalisti (Timperi, Brosio, Capuozzo, Lombezzi, Fedeli), ha tenuto banco fino alla fine.</p>
<p><strong>Nato a Barcellona Pozzo </strong>di Gotto nel 1931, Fede inizia la carriera come redattore giudiziario, diventando poi cronista e inviato speciale. Dopo alcuni anni alla «Gazzetta del Popolo» di Torino (girava in spider, corteggiava Enza Sampò), entra in Rai nel 1954, prima come conduttore a contratto («Il circolo dei castori») e, dal 1961, come giornalista fisso del tg, dove si occupa di cronaca varia. Nel 1964 sposa Diana De Feo (ora senatrice, una vera santa per come ha saputo gestire il rapporto con il marito, il suo vizio per il gioco, le sue vere o presunte scappatelle), figlia dell&#8217;allora potentissimo vicepresidente della Rai Italo De Feo (di qui gli appellativi di «ammogliato speciale» e di «genero di prima necessità»). Realizza numerose inchieste per Tv7, tra cui quella famosa sulla bistecca gonfiata dagli estrogeni; quindi, per ben otto anni è inviato speciale in Africa (per certe note spese giudicate eccessive viene spiritosamente ribattezzato «Sciupone l&#8217;Africano»). Ricopre dapprima la carica di capo redattore, poi (dal 1976 all&#8217;81) di vicedirettore e di direttore «pro tempore» del Tg1 (in seguito all&#8217;allontanamento di Franco Colombo, coinvolto nelle liste della loggia segreta P2), che dirige dall&#8217;aprile 1981 all&#8217;agosto 1982. Nel 1983 conduce una trasmissione di intrattenimento, Test, con Enzo Spaltro, il primo «psicologo da spettacolo».</p>
<p><strong>Sotto la sua direzione</strong>, il Tg1 racconta la tragedia della morte di Alfredino Rampi, a Vermicino. Nel frattempo si candida alle elezioni politiche del 1979 nelle liste del Partito socialista democratico italiano (Psdi). Il rapporto con la Rai termina nel 1987 in seguito a un processo per gioco d&#8217;azzardo.<br />
Fede finisce a Rete A (una piccola tv locale della Peruzzo Periodici), dirige il notiziario e dichiara ai giornali di non voler mai più comparire in video. Ma Silvio Berlusconi lo chiama in Fininvest, conquistandosi la sua eterna riconoscenza, dove viene nominato nel 1989 direttore della struttura informativa Videonews e in seguito di «Studio aperto», il Tg di Italia 1.<br />
Come già detto, è il primo a dare l&#8217;annuncio dell&#8217;attacco americano su Bagdad e della cattura di due piloti italiani, riemergendo così da un cono d&#8217;ombra durato qualche anno. Nel 1992 diventa direttore del Tg4 e resta in carica fino a ieri. Ha scritto anche molti libri, tra cui «Samba dei ruffiani», con prefazione di Francesca Senette, allora sua pupilla. La sua totale dedizione e la sua ostentata devozione nei confronti di Silvio Berlusconi sono state spesso bersaglio di «Striscia la notizia», sulla cui scrivania si esibiva un cagnolino di nome Emilio Fido. Memorabili restano anche i suoi «fuori onda», siparietti ripresi regolarmente da «Striscia» in cui il direttore si abbandona a sfoghi collerici nei confronti dei suoi collaboratori. Ma non abbiamo mai capito se fossero veri o perfide interpretazioni consumate di proposito. Adesso non gli resta che farsi eleggere in Parlamento, l&#8217;ultimo refugium peccatorum .</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.corriere.it/cronache/12_marzo_29/La-faziosita-e-gli-scoop-Onore-delle-armi-per-l-one-man-show-aldo-grasso_33f64a2a-795f-11e1-a69d-1adb0cf51649.shtml">qui</a></p>
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		<title>Microsoft lancia Sql Server 2012: l&#8217;obiettivo sono i Big Data</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 08:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Development]]></category>
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Le informazioni sono la moneta dell&#8217;economia digitale. Il fenomeno dei &#8220;Big Data&#8220;, dei pacchetti di livello &#8220;petabyte&#8221;, non è un &#8220;pour parler&#8221; degli strateghi del marketing ma un elemento estremamente concreto nell&#8217;ambito delle attività aziendali e delle tecnologie deputate a gestirle. Non a caso c&#8217;è chi arriva a disquisire addirittura sul paradigma della &#8220;data economy&#8221;, [...]]]></description>
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<p>Le informazioni sono la moneta dell&#8217;economia digitale. Il fenomeno dei &#8220;<strong>Big Data</strong>&#8220;, dei pacchetti di livello &#8220;petabyte&#8221;, non è un &#8220;pour parler&#8221; degli strateghi del marketing ma un elemento estremamente concreto nell&#8217;ambito delle attività aziendali e delle tecnologie deputate a gestirle. Non a caso c&#8217;è chi arriva a disquisire addirittura sul paradigma della &#8220;data economy&#8221;, dove le aziende devono imparare a trarre valore dei dati perché in gioco c&#8217;è la loro sopravvivenza e dove per &#8220;data&#8221; si intende tutto l&#8217;insieme dei documenti – strutturati e non (questi ultimi rappresentano l&#8217;85% di quelli acquisiti e gestiti nel complesso da un grande organizzazione) – che circolano dentro uffici e dipartimenti di un&#8217;impresa. E quindi e-mail, dati relativi a sistemi gestionali vari, messaggi e testi postati online (social network ovviamente compresi) e altro ancora.</p>
<p>L&#8217;evento di lancio in Italia di <strong>Sql Server 2012</strong>, avvenuto ieri a Milano (la disponibilità sul mercato è fissata a partire da inizio aprile), è stata per Microsoft una ghiotta occasione per entrare con decisione sull&#8217;argomento &#8220;Big Data&#8221;, tematica per la quale la casa di Redmond rivendica un ruolo di primo piano al cospetto di concorrenti che sia chiamano Emc, Oracle, Sap ed ovviamente la storica grande &#8220;amica-nemica&#8221; Ibm.</p>
<p>Ciò che la società mette in campo con la nuova versione della sua piattaforma l&#8217;ha sintetizzato egregiamente Luca Venturelli, direttore della Divisione Server &amp; Cloud di Microsoft Italia: «l&#8217;enorme crescita del volume dei dati è caratterizzata dalla fortissima interazione esistente fra le informazioni che vengono generate da processi gestiti in formato digitale. La nostra proposta è una piattaforma in grado di liberare il potenziale di questi dati grazie ad avanzati strumenti di business intelligence e di garantirne la qualità abbracciando tutte le informazioni, di qualsiasi tipo e dimensione, destrutturate e provenienti dall&#8217;esterno, che girano in azienda».</p>
<p>Sql Server 2012 si presenta, in quest&#8217;ottica, con il biglietto da visita di un prodotto – parole di Venturelli – «completamente ripensato a livello di tecnologia core, completamente aperto e interoperabile con le piattaforme non Microsoft (Java, Linux, ndr) e che non rappresenta un re-branding di qualcosa di esistente bensì un passo in avanti realmente innovativo sotto il profilo delle prestazioni e delle funzionalità». Quali? La lista comprende il &#8220;must have&#8221; delle soluzioni per il data management di nuova generazione: capacità in-memory (garantite dalla tecnologia xVelocity), maggiore velocità nella risposte alle query sottoposte al database e maggiore potenza di esplorazione dei dati in chiave business intelligence e data warehousing. E, soprattutto, il fatto di essere una soluzione <strong>cloud-ready</strong>, prerogativa che si concretizza grazie alla piattaforma Windows Azure, per cui un servizio integrato con Sql Server 2012 basato su Apache Hadoop sarà rilasciato entro il primo semestre.</p>
<p>I dati, questa l&#8217;essenza del Microsoft pensiero (in linea con quello di tutto gli altri vendor), vanno trasformati rapidamente in &#8220;business insight&#8221; capaci di guidare e accelerare i processi decisionali dell&#8217;azienda. Impattando in modo sensibile sui costi di gestione, a tutto vantaggio di Cio e Ceo in disperata ricerca di strumenti per tagliare le spese e aumentare efficienza e produttività. Questa, almeno, è la promessa che Microsoft rivolge a clienti che rispondono per esempio al nome di Volvo, Revlon, Hsn e LG Chemical.</p>
<p>E in Italia? Come spesso accade le referenze per il Belpaese quando si tratta di nuovi prodotti latitano. Dall&#8217;ad Pietro Scott Jovane è comunque arrivata in quest&#8217;ottica un&#8217;anticipazione: «sono nomi di aziende molto importanti, che annunceremo a breve, e quanto alla possibilità che anche le Pmi cavalchino i Big Data credo che il fenomeno vada visto nella sfera del cloud, e cioè soluzioni che permettono di accedere alle nuove tecnologie anche senza grandi risorse It».</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-03-27/microsoft-lancia-server-2012-174754.shtml?uuid=AbHAgzEF">qui</a></p>
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		<title>Anteprima Assassin&#8217;s Creed III, roba da applausi</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 09:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Games]]></category>
		<category><![CDATA[Assassin Creed III]]></category>
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Ci voleva proprio. Assassin&#8217;s Creed, una delle serie più influenti degli ultimi anni, era arrivata a Revelations con il fiatone. Si aprivano due scenari: ammuffire un gioco dopo l&#8217;altro, o reinventarsi sbaragliando le previsioni. Ubisoft ha scelto la seconda strada per Assassin&#8217;s Creed III, prendendosi anche dei bei rischi – il cambio di epoca e [...]]]></description>
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<p>Ci voleva proprio. <em><strong>Assassin&#8217;s Creed</strong></em>, una delle serie più influenti degli ultimi anni, era arrivata a Revelations con il fiatone. Si aprivano due scenari: ammuffire un gioco dopo l&#8217;altro, o reinventarsi sbaragliando le previsioni. Ubisoft ha scelto la seconda strada per <strong>Assassin&#8217;s Creed III</strong>, prendendosi anche dei bei rischi – il cambio di epoca e di continente sarà uno shock per molti fan, affezionati alle meraviglie del Medio Oriente e del Rinascimento. </p>
<p><strong>Ubisoft</strong> non ha preso la sfida alla leggera: sta investendo nella sua nuova opera tempo, energie e soldi come mai aveva fatto prima. Abbiamo potuto constatarlo all&#8217;anteprima blindata per la stampa, condotta dall&#8217;Associate Producer del gioco Julien Lafarriere. Lo sviluppo di ACIII <strong>è partito nel 2010</strong> ed è proseguito parallelamente a <em>Brotherhood e Revelations</em>, coinvolgendo un numero di artisti e programmatori assai più cospicuo. </p>
<p>La presentazione prende il via con alcuni video concept risalenti al 2010, realizzati in computer grafica con lo scopo di mettere in immagini le nuove idee, il look e l&#8217;impatto di ACIII. Ovviamente la qualità stellare di simili video non corrisponde al gioco vero nato nei mesi seguenti, ma quando alla fine ci vengono mostrate tre <strong>sequenze di gameplay</strong> la resa è comunque impressionante. Tra filmati ideali e reali, nel corso dell&#8217;anteprima viene snocciolata una mole di informazioni: ecco i punti chiave di ACIII svelati finora. </p>
<p><strong>Qui si fa la Storia </strong><br />
La vicenda di ACIII si estende durante la Guerra d&#8217;Indipendenza Americana (1775-1783) che contrappone le 13 colonie alla Gran Bretagna. Nel corso del gioco prendiamo parte direttamente agli eventi che portano alla nascita di una nuova nazione, incontrando anche vari protagonisti della Rivoluzione tra cui George Washington in persona. </p>
<p><strong>Il nuovo Assassino </strong><br />
Archiviati Altair ed Ezio Auditore, facciamo conoscenza della nuova star della serie. Si chiama Connor ed è un mezzosangue inglese-indiano, proveniente da una tribù della nazione Mohawk neutrale rispetto alle due fazioni in guerra. Come sia diventato un Assassino, e cosa ci faccia la setta in America, lo scopriremo nel dettaglio più avanti. E Desmond? Tornerà, ma per ora non ci è stato rivelato altro. </p>
<p><strong>Il Nuovo Continente </strong><br />
L&#8217;ambientazione cambia radicalmente rispetto ai primi due AC. Lo scenario comprende un&#8217;enorme foresta esplorabile a piacimento, più vasta da sola dell&#8217;intera mappa di Roma in Brotherhood; le stagioni mutano nel corso del gioco e quindi spesso la ritroviamo coperta di neve. Ci sono poi due città, Boston e New York, non ancora metropoli ma comunque sufficientemente sviluppate da permettere di mantenere le classiche dinamiche urbane di AC, tra scalate di palazzi e slalom in mezzo ai passanti che affollano le strade. </p>
<p><strong>Le novità di gioco </strong><br />
Connor sorprende per l&#8217;agilità dei movimenti: per esempio, quando corre è in grado di scavalcare automaticamente ostacoli come tronchi abbattuti, mentre la scalata delle pareti di roccia è gestita con la naturalezza di un free climber. Connor dispone poi di nuove combinazioni di attacco, tra cui l&#8217;uccisione in corsa, e può farsi scudo con il corpo di un nemico per proteggersi dai colpi dei fucili. La neve (un elemento che Lafarriere sottolinea più volte con entusiasmo) apporta dinamiche mai viste prima: a seconda della profondità può rallentare l&#8217;avanzata di Connor fino a costringerlo a cercare altri percorsi, per esempio sfruttando la sua capacità di arrampicarsi sugli alberi e di muoversi da un ramo all&#8217;altro con naturalezza. Le piante non sono infatti elementi decorativi, ma oggetti fisici veri e propri, utilizzabili in tutta la loro altezza ed estensione come fossero edifici. Nei boschi è anche possibile cacciare gli animali seguendone le tracce. </p>
<p><strong>Le armi </strong><br />
Oltre alla sempreverde lama da polso, l&#8217;arma che contraddistingue Connor è il tomahawk; il nostro anglo-indiano gira inoltre armato di arco e frecce. Nel video introduttivo si nota anche una specie di letale arpione con corda, fin troppo Mortal Kombat e quindi eliminato nel gioco (così come la rimozione degli scalpi dei nemici, ritenuta un cliché). Un&#8217;arma simile, ma con un uso meno esagerato, è comunque presente in uno dei filmati di gameplay, nel quale si vede Connor che aggancia dall&#8217;alto un soldato di passaggio appendendolo a un ramo. Nel corso della presentazione alcuni giornalisti esprimono la preoccupazione che le armi da fuoco possano incidere pesantemente sui combattimenti; tuttavia, ci assicurano, i lunghi tempi di ricarica dei moschetti (due minuti circa) fanno sì che lo scontro fisico resti l&#8217;opzione principale e che il dna di AC non venga stravolto. </p>
<p><strong>La grafica </strong><br />
Il gioco è mosso dal motore grafico AnvilNext, un&#8217;evoluzione massiccia del precedente, capace per esempio di piazzare su schermo 2000 personaggi alla volta. Non solo: sono migliorati la pulizia dell&#8217;immagine, il livello di dettaglio, la fluidità delle animazioni e la resa dei volti nelle cut scene, ora molto più espressivi. Un bel restyling, insomma, all&#8217;altezza dei titoli più poderosi degli ultimi mesi (ormai il top raggiungibile su console). </p>
<p><strong>Il gameplay dal vivo </strong><br />
Finalmente, in chiusura ci vengono mostrati tre video con sequenze di gioco registrate. La prima è ambientata nellaforesta; Connor avanza nella neve, viene attaccato da un orso (che uccide con un colpo ravvicinato) e quindi si arrampica sugli alberi e su una parete rocciosa; dopo aver individuato una carovana di soldati inglesi, si sposta di ramo in ramo e si getta di nascosto in un carro per infiltrarsi nel campo base. </p>
<p>La seconda si volge a<strong> Boston</strong>; Connor percorre il fronte del porto, mischiandosi a una folla di persone che reagiscono attivamente al suo passaggio. Si ritrova di fronte a una fila di soldati inglesi che bloccano il passaggio, li supera scattando in corsa e li semina fuggendo in mezzo alla bancarelle di un mercato, quindi sale su una pianta e si dilegua passando attraverso la finestra aperta di una casa e uscendo dall&#8217;altra parte. Si arrampica sulla cima di un edificio e dal tetto osserva il fumo di un incendio che divampa in lontananza. </p>
<p>L&#8217;ultima sequenza ha luogo sul <strong>campo di battaglia</strong>: le truppe americane danno l&#8217;assalto a una collina presidiata dagli inglesi, che scaricano su di loro salve di proiettili. Mentre la battaglia infuria, a Connor (cui spetta il compito di assassinare il comandante avversario) si presentano vari approcci; piuttosto che tentare lo scontro frontale, in questa occasione aggira il campo sul fronte sinistro fino a un sentiero secondario, liquida un drappello di soldati (qui si vede in azione il rampino di cui sopra) e si inerpica sulla parete opposta della collina fino a raggiungere l&#8217;accampamento nemico alle spalle. Muovendosi accovacciato nei cespugli individua il bersaglio, si fionda fuori dalla copertura, elimina due soldati in corsa ed effettua l&#8217;uccisione. </p>
<p><strong>Roba da applausi</strong> – e gli sviluppatori hanno ancora 8-9 mesi per rifinire il gioco. La temuta perdita di fascino sembra scongiurata, e anzi ampiamente compensata da un&#8217;impostazione generale più aperta e da un sacco di ottimi spunti. Se quelli di Ubisoft non fanno casini inspiegabili da qui al 31 ottobre (la data di uscita), i fan della saga possono dormire sonni tranquilli.</p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2012/03/26/assassin-s-creed-3-anteprima-videogiochi-78253.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Mediaset si scorda di rinnovare il dominio .com. E lo perde</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 07:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[assegnazione dominio mediaset]]></category>
		<category><![CDATA[Mediaset.com]]></category>

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Il più grande network televisivo privato italiano ha un problema in Rete. Mediaset si è infatta dimenticata di rinnovare il dominio Mediaset.com che, dopo essere stato messo all&#8217;asta, è stato acquistato da  Didier Madiba, commerciante del Delaware che si occupa di software per il backup di sistemi operativi: media set, per l&#8217;appunto.
Venuto a conoscenza [...]]]></description>
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<p>Il più grande <strong>network televisivo</strong> privato italiano ha un problema in Rete. <strong>Mediaset</strong> si è infatta dimenticata di rinnovare il dominio <a href="http://beta.mediaset.com/">Mediaset.com</a> che, dopo essere stato messo all&#8217;asta, è stato acquistato da  <strong>Didier Madiba</strong>, commerciante del Delaware che si occupa di software per il backup di sistemi operativi: <strong>media set</strong>, per l&#8217;appunto.</p>
<p>Venuto a conoscenza della riassegnazione, il Biscione ha cercato di aprire un procedimento presso la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_Mondiale_per_la_Propriet%C3%A0_Intellettuale">Wipo</a>, l&#8217;Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale, per tentare di riprendere il controllo sul dominio  perduto, cercando di far valere i diritti che nutre sul marchio &#8220;mediaset&#8221;, lamentando la malafede nell&#8217;attribuzione in seguito alla decadenza della sua registrazione. La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_Mondiale_per_la_Propriet%C3%A0_Intellettuale">Wipo</a>, però, non ha accettato le rimostranze di Mediaset e ha invece dato ragione a Mister Madiba che ha fatto notare di aver acquisito il dominio in un&#8217;asta regolare e che &#8220;media&#8221; e &#8220;set&#8221; sono termini generici il cui accostamento si addice perfettamente alla sua attività.</p>
<p>Il consiglio ha comunque riconosciuto l&#8217;identità tra il dominio contestato e il marchio di <strong>Cologno Monzese</strong>, ma non ha giudicato sufficienti le ragioni e le prove avanzate dal Biscione in sede di dibattimento. E la  richiesta è stata respinta. Se avrete bisogno di backuppare il vostro sistema, potrete insomma rivolgervi alla Mediaset del Delawaere, sul loro sito <a href="http://beta.mediaset.com/">Mediaset.com</a>, di prossima apertura, ma già disponibile in versione beta. Se invece cercate informazioni sul Grande Fratello, troverete risposte su <a href="http://www.mediaset.it/">Mediaset.it</a>. Attenti a non fare confusione.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/03/26/dominio-mediaset-wipo-89239.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Angry Birds nello spazio: il nuovo gioco</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 13:52:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[angry birds]]></category>
		<category><![CDATA[Angry Birds nello spazio]]></category>
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Da ieri è possibile giocare con la nuova versione degli &#8220;uccellini arrabbiati&#8221;, videogioco che è diventato già cult sui vari dispositivi tablet. &#8220;Angry Birds Space &#8220;, come riferisce il Guardian, è disponibile per sistemi iOS, Android, PC e Mac.
Il terzo capitolo della saga, in sviluppo da oltre un anno, riserva molte novità, a partire dall’ambientazione: addio [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Angry_Birds_Space_HD.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3496" title="Angry_Birds_Space_HD" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Angry_Birds_Space_HD.jpg" alt="" width="712" height="534" /></a></p>
<p>Da ieri è possibile giocare con la nuova versione degli &#8220;uccellini arrabbiati&#8221;, videogioco che è diventato già cult sui vari dispositivi tablet. &#8220;Angry Birds Space &#8220;, come riferisce il <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/appsblog/2012/mar/22/angry-birds-space-released">Guardian</a>, è disponibile per sistemi iOS, Android, PC e Mac.</p>
<p>Il terzo capitolo della saga, in sviluppo da oltre un anno, riserva <strong>molte novità</strong>, a partire dall’ambientazione: addio foreste tropicali, campi innevati e città al crepuscolo, benvenuto <strong>spazio</strong> sconosciuto. Gli uccellini affronteranno i temibili maiali in orbita a <strong>gravità zero</strong>, con conseguente rivoluzione delle regole di gioco e delle strategie su cui si basavano i capitoli precedenti.</p>
<p>I pennuti saranno però accessoriati in maniera adeguata, avendo a disposizione oltre al look futuristico anche <strong>nuovi poteri</strong> e, soprattutto, nuovi alleati, tra cui il temibile <strong>Ice Bird, che se scaglaito contro i nemici li congela fino all’attacco successivo </strong>.</p>
<p>Il nuovo capitolo della saga degli uccellini “nervosi” è stato creato in collaborazione con la <strong>Nasa</strong>, che ha collaborato anche alla presentazione del gioco attraverso un<strong> video</strong> su Youtube. La speranza è che, unendo l’utile al dilettevole, si possa stimolare l’interesse dei giovani per la fisica e le nuove tecnologie.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2012/03/22/APAXsq8B-angry_space_birds.shtml#axzz1pwpSsEDP">qui</a></p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/Zc-XlVLHJDo?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Search Engine Marketing (SEM)</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 11:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[reperibilità sito]]></category>
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		<category><![CDATA[visibilità sito]]></category>
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Il Search Engine Marketing (SEM) indica l&#8217;insieme delle attività di web marketing svolte per incrementare la visibilità e la rintracciabilità di un sito web attraverso i motori di ricerca. Tale disciplina si occupa non solo di attuare diverse strategie di web marketing per raggiungere obiettivi in termini di reperibilità di un sito internet sui motori [...]]]></description>
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<p>Il Search Engine Marketing (SEM) indica l&#8217;insieme delle attività di web marketing svolte per <strong>incrementare la visibilità e la rintracciabilità di un sito web</strong> attraverso i motori di ricerca. Tale disciplina si occupa non solo di attuare diverse strategie di web marketing per raggiungere obiettivi in termini di reperibilità di un sito internet sui motori di ricerca, ma anche di <strong>valutare i ritorni delle singole azioni </strong>con appositi strumenti di web analysis.</p>
<p>Spesso, si tende a confondere Search Engine Marketing con Search Engine Optimization (SEO). In realtà, si tratta di due metologie ben distinte, in quanto la SEO comprende tutte quelle attività messe in atto da un professionista dei motori di ricerca allo scopo di migliorare il posizionamento delle pagine di un sito web sulle pagine dei risultati organici (anche detti risultati naturali) resituite dai motori di ricerca in corrispondenza delle parole chiave più strategiche.</p>
<p>Se le attività di SEO, infatti, si concentrano principalmente su fattori di posizionamento &#8220;on-site&#8221; (cioè elementi riguardanti l&#8217;ottimizzazione dell&#8217;architettura di un sito, delle sue singole pagine e di tutti gli elementi di contenuto che lo compongono), quelle di SEM si focalizzano sull&#8217;&#8221;<strong>off-site</strong>&#8220;, ovvero su elementi esterni al sito, ma che su di esso hanno un effetto diretto. Un SEM Specialist si occupa, inoltre, di pianificare e gestire campagne Pay per Click, di incrementare la link popularity, attuando strategie di link building e, come detto, di valutare i ritorni delle azioni intraprese tramite appositi strumenti di analisi.</p>
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		<title>Street View sott’acqua</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 09:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[Catlin Seaview Survey]]></category>
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Dopo aver fotografato le strade di mezzo mondo per il proprio servizio Street View, Google ha avviato una collaborazione con la University of Queensland (Australia) per portare sott’acqua le sue macchine fotografiche che realizzano immagini a 360 gradi. Il progetto Catlin Seaview Survey ha l’obiettivo di mappare e creare foto navigabili online della Grande barriera [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Catlin-Seaview-Survey.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3486" title="Catlin-Seaview-Survey" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Catlin-Seaview-Survey.jpg" alt="" width="712" height="432" /></a></p>
<p>Dopo aver fotografato le strade di mezzo mondo per il proprio servizio Street View, Google ha avviato una collaborazione con la University of Queensland (Australia) per portare sott’acqua le sue macchine fotografiche che realizzano <strong>immagini a 360 gradi</strong>. Il progetto Catlin Seaview Survey ha l’obiettivo di mappare e creare foto navigabili online della Grande barriera corallina, la barriera di corallo più grande del mondo che si estende per circa 2600 chilometri al largo delle coste dell’Australia nord-orientale. L’iniziativa è sponsorizzata da una multinazionale delle assicurazioni, Catlin, da cui il progetto prende anche il nome.</p>
<p>Oltre a essere pubblicate online per la felicità degli appassionati del genere, le fotografie panoramiche della barriera saranno utilizzate dai ricercatori per studiare le caratteristiche dei coralli e il loro stato di salute. L’operazione di mappatura e fotografia richiederà tempo e tecnologie molto avanzate per poter replicare sott’acqua il sistema usato da Google per fotografare le strade. Sul sito <a href="http://seaview.org/">seaview.org</a> sono disponibili alcune immagini in anteprima per farsi un’idea di come funzionerà il sistema una volta completato. Il progetto vero e proprio sarà avviato il prossimo settembre dopo una prima fase di sperimentazione. Tre diversi gruppi inizieranno a fotografare le venti aree maggiormente significative dell’enorme barriera corallina.</p>
<p>Per fotografare i coralli e i fondali saranno utilizzate diverse strumentazioni. I sommozzatori avranno a disposizione particolari fotocamere, che realizzano immagini a 360 gradi man mano che si procede sott’acqua. Saranno utilizzati anche alcuni sottomarini automatici per raggiungere le <strong>aree più profonde</strong> in sicurezza. Ottenere immagini chiare e ben definite non sarà comunque semplice, come spiega Richard Vevers, uno dei responsabili dell’iniziativa: «I problemi con la limpidezza dell’acqua, le condizioni di scarsa luminosità e di distorsione della luce sott’acqua hanno reso necessaria la messa a punto di strumenti molto diversi da quelli usati per Street View. Lo sviluppo delle fotocamere è stato realizzato in autonomia senza interventi da parte di Google sfruttando le conoscenze di esperti di fotografia subacquea. Ne è risultata una <strong>fotocamera panoramica molto diversa dalle altre</strong>».</p>
<p><object id="flashObj" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="486" height="412" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="flashVars" value="videoId=1466588483001&amp;playerID=2227271001&amp;playerKey=AQ~~,AAAAADqBmN8~,Yo4S_rZKGX0rYg6XsV7i3F9IB8jNBoiY&amp;domain=embed&amp;dynamicStreaming=true" /><param name="base" value="http://admin.brightcove.com" /><param name="seamlesstabbing" value="false" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="swLiveConnect" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://c.brightcove.com/services/viewer/federated_f9?isVid=1" /><param name="name" value="flashObj" /><param name="flashvars" value="videoId=1466588483001&amp;playerID=2227271001&amp;playerKey=AQ~~,AAAAADqBmN8~,Yo4S_rZKGX0rYg6XsV7i3F9IB8jNBoiY&amp;domain=embed&amp;dynamicStreaming=true" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="flashObj" type="application/x-shockwave-flash" width="486" height="412" src="http://c.brightcove.com/services/viewer/federated_f9?isVid=1" name="flashObj" allowscriptaccess="always" swliveconnect="true" allowfullscreen="true" seamlesstabbing="false" base="http://admin.brightcove.com" flashvars="videoId=1466588483001&amp;playerID=2227271001&amp;playerKey=AQ~~,AAAAADqBmN8~,Yo4S_rZKGX0rYg6XsV7i3F9IB8jNBoiY&amp;domain=embed&amp;dynamicStreaming=true" bgcolor="#FFFFFF"></embed></object></p>
<p>La fotocamera utilizzata dai sommozzatori sarà in realtà un insieme di quattro macchine fotografiche, dotate di <strong>obiettivi fish-eye</strong>: lenti grandangolari che coprono un campo di almeno 180 gradi. Le immagini ottenute dalle quattro fotocamere vengono poi combinate insieme per realizzarne una unica, panoramica e navigabile. I gruppi di sommozzatori realizzeranno anche video ad alta definizione, che saranno pubblicati su YouTube e liberamente consultabili.<br />
I responsabili dei parchi marini della barriera corallina potranno usare le immagini della Catlin Seaview Survey per ispezionare lo stato dei coralli e la loro conservazione. Inquinamento, eventi naturali estremi e il passaggio di imbarcazioni nelle aree protette danneggiano il corallo e in alcune aree ne mettono a serio rischio la sopravvivenza. La Grande barriera corallina è formata da 2900 barriere collegate tra loro e da 900 isole e ospita una grande quantità di specie viventi marine, circa 1500.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/24/street-view-sottacqua/">qui</a></p>
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		<title>Che cos’è Google Play?</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 09:17:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Chi ha provato ad andare sull’Android Market, il negozio online di Google per la distribuzione delle applicazioni per il suo sistema operativo, ha notato che al posto del solito indirizzo si viene automaticamente dirottati in un nuovo portale che si chiama Google Play. Lo store da poco avviato da Google non ha nulla di diverso [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/google-play-store-italia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3478" title="google-play-store-italia" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/google-play-store-italia.jpg" alt="" width="712" height="382" /></a></p>
<p>Chi ha provato ad andare sull’Android Market, il negozio online di Google per la distribuzione delle applicazioni per il suo sistema operativo, ha notato che al posto del solito indirizzo si viene automaticamente dirottati in un nuovo portale che si chiama <a href="https://play.google.com/store">Google Play.</a> Lo store da poco avviato da Google non ha nulla di diverso da quello precedente, ma nei paesi in cui sono già attivi altri servizi per la vendita di musica e libri costituisce un’importante novità perché raccoglie in un unico spazio sistemi che fino a ora erano tra loro separati. Google Play è stato <a href="http://googleblog.blogspot.com/2012/03/introducing-google-play-all-your.html">annunciato</a> da poche ore sul blog ufficiale della società, che vuole rendere più semplice la ricerca, il download e la sincronizzazione di musica, libri e video tra i propri dispositivi su cui viene usato un account Google.</p>
<p>Come spiegano sul blog, con Google Play è possibile:</p>
<p>- conservare online fino a 20mila canzoni gratuitamente e acquistare milioni di nuove canzoni;<br />
- scaricare più di 450mila applicazioni e giochi;<br />
- consultare la più grande collezione di eBook online;<br />
- affittare migliaia di film, incluse le nuove uscite e titoli in alta definizione.</p>
<p>In pratica, il nuovo portale mette insieme i servizi fino a ora forniti separatamente da Android Market, Google Music e Google eBookstore. Per chi usa smartphone e tablet con Android sarà messa a disposizione una nuova applicazione, per cercare e scaricare i contenuti con un meccanismo simile a quello già usato da Apple con l’iTunes Store. Musica, video ed ebook già scaricati saranno inseriti e sincronizzati nel nuovo sistema.<br />
Con un meccanismo simile a quello di iCloud di Apple, Google farà in modo che ogni contenuto sia accessibile da dispositivi diversi, a patto di usare il medesimo account. Un libro scaricato sul proprio smartphone Android sarà disponibile anche sul proprio computer, così come i video e i file musicali. Su computer il sistema sarà disponibile direttamente sul browser attraverso Google Play e non richiederà quindi l’installazione di programmi aggiuntivi.</p>
<p>Quelli di Google hanno naturalmente pensato anche a Google+, il social network lanciato la scorsa estate e che per ora fatica ad affermarsi. Tutte le cose trovate su Google Play potranno essere condivise sul proprio profilo di Google+, dove saranno disponibili con anteprime e informazioni aggiuntive per chi volesse scaricarle. Per i file musicali acquistati c’è anche un’opzione per farli sentire una volta per intero sul social network agli amici nelle proprie cerchie.</p>
<p>Nonostante le importanti novità annunciate, per gli utenti in Italia le cose non cambieranno molto. Nel nostro paese per ora rimane disponibile solamente lo store delle applicazioni, mentre i servizi per la musica, per i film e per l’acquisto degli ebook non possono essere utilizzati. Per ragioni tecniche e di accordi con case discografiche, editrici e cinematografiche, il sistema è pienamente funzionante solo negli Stati Uniti. In Canada e nel Regno Unito sono disponibili tutte le funzionalità a parte Google Music, in Australia solo lo store per le app e per gli ebook, in Giappone solo per i film e per le app. Google non ha fatto sapere quando il servizio sarà arricchito di nuove funzionalità nel resto del mondo.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilpost.it/2012/03/07/google-play/">qui</a></p>
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		<title>Facebook lancia le liste di interessi</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 10:52:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media & Viral Video]]></category>
		<category><![CDATA[funzionalità facebook]]></category>
		<category><![CDATA[liste di interessi facebook]]></category>
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		<category><![CDATA[liste interessi]]></category>

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Un giornale personalizzato. Così che se vogliamo leggere solo le notizie di cucina, o quelle di viaggi, o ancora di tecnologia basterà premere la casella interessi di riferimento. Già, perché Facebook ora offre ai suoi utenti una possibilità in più: quella di organizzare i propri contatti e le proprie pagine in una lista di interessi, sotto forma di [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/facebook-timeline-utenti.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/facebook-timeline-utenti.jpg" alt="" title="facebook-timeline-utenti" width="712" height="375" class="aligncenter size-full wp-image-3472" /></a></p>
<p>Un <strong>giornale</strong> personalizzato. Così che se vogliamo leggere solo le notizie di cucina, o quelle di viaggi, o ancora di tecnologia basterà premere la casella interessi di riferimento. Già, perché <strong>Facebook</strong> ora offre ai suoi utenti una possibilità in più: quella di organizzare i propri contatti e le proprie pagine in una <a href="http://newsroom.fb.com/Announcements/Introducing-Interest-Lists-109.aspx" target="_blank">lista di interessi</a>, sotto forma di nuovi pulsanti, uno per categoria, nella zona in basso a sinistra delle propria bacheca. E proprio come un giornale online, i post di maggiore interesse delle diverse sezioni verranno inclusi nella lista di feed principali. Così che se una notizia ci interessa sia più facile leggerla. La funzionalità sarà attivata per tutti nelle prossime settimane.</p>
<p>In realtà sono due le opzioni principali per gli utenti di Facebook: aderire a liste già esistenti (per esempio se volete sapere tutto sui candidati alla Casa Bianca basta iscriversi a <a href="http://www.facebook.com/lists/10100199038387324" target="_blank">2012 Presidential Candidates</a>) o <a href="https://www.facebook.com/addlist">formarne</a> delle proprie, che rispecchino i nostri <strong>gusti</strong> personali. In questo modo sarà possibile riunire amici, pagine di personaggi e prodotti tutti all’interno di un’unica sezione, in modo da avere accesso diretto alle informazioni che ci interessano per argomento. Filtrate da tutte le altre presenti nella nostra bacheca. E continuamente espandibili, grazie ai suggerimenti proposti da Facebook. Una volta creata una lista, inoltre, è possibile scegliere se renderla privata oppure pubblica, in modo che compaia tra quelle consigliate dal social network.</p>
<p>Quelle di Facebook ricordano da vicino le <strong>liste di Twitter</strong>, e più in generale la possibilità di selezionare le notizie in base all’argomento, quando si clicca su un Twitter Trend o un hashtag. Un’opzione, che secondo <em><a href="http://techcrunch.com/2012/03/08/facebook-interest-lists/" target="_blank">TechCrunch</a></em>, potrebbe convincere quelli incuriositi da Twitter ma non ancora migrati sulla piattaforma di microblogging a rimanere fedeli a Facebook, visto la somiglianza data al social network di Zuckerberg con l’innovazione al via da ieri.</p>
<p>Rivalità tra giganti a parte c’è un altro aspetto da prendere in considerazione, quello della pubblicità, come fa notare <em><a href="http://thenextweb.com/socialmedia/2012/03/08/facebooks-interest-lists-will-make-advertisers-extremely-happy-users-not-so-much/" target="_blank">The Next Web</a></em>. Se infatti prestare attenzione agli <strong>annunci</strong> tra il mare di contenuti pubblicati sulla nostra pagina Facebook è spesso difficile, meno lo sarà all’interno delle liste, dove l’utente che l’ha creata, o che ne è entrato a far parte, sarà presumibilmente più interessato proprio a quella pubblicità. O molto più semplicemente più esposto al messaggio.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/03/09/facebook-liste-interessi-13691.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Display Advertising</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 16:36:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Glossario]]></category>
		<category><![CDATA[banner advertising]]></category>
		<category><![CDATA[campagna banner]]></category>
		<category><![CDATA[campagne display]]></category>
		<category><![CDATA[Display Advertising]]></category>

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		<description><![CDATA[
La Display advertising utilizza spazi a pagamento all&#8217;interno di un contenuto di interesse dell&#8217;utente in cui promuovere un prodotto/servizio. 
I formati rientrano in 4 grandi categorie:
Banners e buttons: spazi pubblicitari in cui l&#8217;asse orizzontale è maggiore di quello verticale.
Skyscreaper: formato caratterizzato da una forma lunga e verticale rilevabile con lo scorrimento alto/basso di una pagina [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Web-banner.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Web-banner.jpg" alt="" title="Web-banner" width="712" height="392" class="aligncenter size-full wp-image-3468" /></a></p>
<p>La Display advertising utilizza spazi a pagamento all&#8217;interno di un contenuto di interesse dell&#8217;utente in cui promuovere un prodotto/servizio. </p>
<p>I <strong>formati </strong>rientrano in 4 grandi categorie:</p>
<p><em>Banners e buttons</em>: spazi pubblicitari in cui l&#8217;asse orizzontale è maggiore di quello verticale.</p>
<p><em>Skyscreaper</em>: formato caratterizzato da una forma lunga e verticale rilevabile con lo scorrimento alto/basso di una pagina web in posizione fissa. </p>
<p><em>Pop-up</em>: messaggio pubblicitario che si apre sopra il browser principale in una nuova finestra browser di dimensioni inferiori rispetto alla stessa. Le dimensioni possono essere 250X250 oppure 300X250 oppure 550X480</p>
<p><em>Pop-under</em>: messaggio pubblicitario che si apre sotto il browser principale e viene generalmente visualizzato quando l&#8217;utente lascia la pagina che stava visitando. Risiede in una nuova finestra browser ed è di dimensioni 720 X 300, inferiori rispetto alla finestra del browser.</p>
<p><em>Rich Media</em>: è una forma pubblicitaria in cui l&#8217;utente può interagire; utilizza elementi interattivi audio-video per dare un contenuto e un&#8217;esperienza più ricchi all&#8217;utente nel momento in cui interagisce con la pubblicità.</p>
<p><em>Interstitial</em>: è un overlay che copre interamente la finestra del browser con durata limitata a qualche secondo, visibile nel passaggio da una pagina all&#8217;altra.</p>
<p><em>Superstitial</em>: è un format pubblicitario interattivo che può anche occupare interamente lo schermo; può essere arricchito con animazioni, musica, grafica e ogni mezzo per diffondere il messaggio del brand, senza però aver alcun impatto sulle performances del sito ospite; infatti, il superstitial deve pesare un massimo di 100k.</p>
<p><strong>Come si misura</strong></p>
<p>L&#8217;unità di misura è l&#8217;<em>IMPRESSION</em>, che indica l&#8217;esposizione di un utente a un annuncio pubblicitario. Determina quante volte il messaggio è stato caricato su una pagina web che un utente sta visitando. E&#8217; perciò un dato assoluto.</p>
<p><em>Click through</em>: numero di click da parte di visitatori, ma solo se hanno realmente raggiunto il contenuto richiesto e linkato nella pubblicità.</p>
<p><em>Click rate</em>: rapporto percentuale tra il numero di impression e il numero di click.</p>
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		<title>L’iPad nuovo modello è arrivato</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 10:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Hi Tech]]></category>
		<category><![CDATA[iPad 3]]></category>
		<category><![CDATA[iPad nuovo modello]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo iPad Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Felici o delusi? L’iPad nuovo modello è arrivato. Per risolvere anche il problema del nome (iPad 3 oppure iPad HD o magari iPad 2?) Tim Cook ha deciso salomonicamente di chiamarlo “Nuovo iPad” e questo possiamo immaginare che sarà la filosofia dell’azienda anche nel futuro: congelare i prodotti in un eterno presente, anche per non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/new-ipad1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3458" title="new-ipad1" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/new-ipad1.jpg" alt="" width="712" height="443" /></a></p>
<p>Felici o delusi? L’iPad <em>nuovo modello</em> è arrivato. Per risolvere anche il problema del nome (iPad 3 oppure iPad HD o magari iPad 2?) Tim Cook ha deciso salomonicamente di chiamarlo “<strong>Nuovo iPad</strong>” e questo possiamo immaginare che sarà la filosofia dell’azienda anche nel futuro: congelare i prodotti in un <strong>eterno presente</strong>, anche per non creare attese eccessive e per non demoralizzare troppo chi ha appena comprato il modello precedente.</p>
<p>Ma com’è questo nuovo iPad? Beh, lo schermo è meraviglioso: una risoluzione che cambia letteralmente le carte in tavola. Il nuovo apparecchio porta l’altissima definizione su un dispositivo da borsa che pilota più pixel di quanti non ne abbia un grande schermo piatto HD casalingo. Tre contro meno di due milioni di punti luminosi, una densità di pixel per pollice <strong>da fare invidia a un Kindle</strong>.</p>
<p>Nel dettaglio, ecco cosa cambia tra le due versioni:</p>
<p><strong>Dimensioni display</strong> &#8211; nessuna differenza<br />
iPad 2: 9.7 pollici, Led-backlit Ips Lcd<br />
Nuovo iPad: 9.7 pollici, Led-backlit Ips Lcd</p>
<p><strong>Risoluzione</strong> &#8211; meglio il nuovo<br />
iPad 2: 1024 x 768<br />
Nuovo iPad: 2048 x 1536 con Retina display</p>
<p><strong>Processore </strong>- meglio il nuovo<br />
iPad 2: 1 Ghz dual-core Apple A5<br />
Nuovo iPad: dual-core Apple A5X</p>
<p><strong>Grafica</strong> &#8211; meglio il nuovo<br />
iPad 2: Power VR SGX 543 MP2<br />
Nuovo iPad: Da annunciare, sarà quad-core</p>
<p><strong>Memoria</strong> &#8211; boh<br />
iPad 2: 512 MB RAM<br />
Nuovo iPad: Da annunciare</p>
<p><strong>Capienza </strong>- nessuna differenza<br />
iPad 2: 16, 32 o 64 GB<br />
Nuovo iPad: 16, 32 o 64 GB</p>
<p><strong>Fotocamera (fronte)</strong> &#8211; nessuna differenza<br />
iPad 2: VGA (640 x 480)<br />
Nuovo iPad: VGA (640 x 480)</p>
<p><strong>Fotocamera (retro)</strong> &#8211; meglio il nuovo<br />
iPad 2: 0.7 Megapixel<br />
Nuovo iPad: 5 Megapixel</p>
<p><strong>Rete Cellulare</strong> &#8211; meglio il nuovo<br />
iPad 2: Edge, Quadband Hspa o Cdma EV-Do Rev.A (Verizon)<br />
Nuovo iPad: 4G Lte (At&amp;T, Verizon, Rogers, Bell, Telus), &#8220;World ready&#8221; 3G, Hspa+, Dc-Hspa</p>
<p><strong>Wi-Fi </strong>- nessuna differenza<br />
iPad 2: 802.11 a/b/g/n<br />
Nuovo iPad: 802.11 a/b/g/n</p>
<p><strong>Bluetooth</strong> &#8211; meglio il nuovo<br />
iPad 2: 2.1 + EDR<br />
Nuovo iPad: 4.0</p>
<p><strong>Accelerometro</strong> &#8211; nessuna differenza<br />
iPad 2: 3-axis<br />
Nuovo iPad: 3-axis</p>
<p><strong>Giroscopio</strong> &#8211; nessuna differenza<br />
iPad 2: 3-axis<br />
Nuovo iPad: 3-axis</p>
<p><strong>Spessore</strong> &#8211; meglio il vecchio<br />
iPad 2: 8,8 millimetri<br />
Nuovo iPad: 9,4 millimetri</p>
<p><strong>Peso (versione solo Wi-Fi)</strong> &#8211; meglio il vecchio<br />
iPad 2: 601 grammi<br />
Nuovo iPad: 652 grammi</p>
<p><strong>Peso (versione con 3G/Lte)</strong> &#8211; meglio il vecchio<br />
iPad 2: 613 grammi<br />
Nuovo iPad: 662 grammi</p>
<p><strong>Batteria</strong> &#8211; meglio il nuovo<br />
iPad 2: 25-watt-hour polimeri di Litio (10 ore dichiarate)<br />
Nuovo iPad: 42.5 watt-hour polimeri di Litio (10 ore, 9 con 4G)</p>
<p><strong>Porte</strong> &#8211; nessuna differenza<br />
iPad 2: 30-pin dock, 3,5 mm per le cuffie<br />
iPad 3: 30-pin dock, 3,5 mm per le cuffie</p>
<p><strong>Localizzazione (versione Wi-Fi)</strong> &#8211; nessuna differenza<br />
iPad 2: Wi-Fi, Digital Compass<br />
iPad 3: Wi-Fi, Digital Compass</p>
<p><strong>Localizzazione (3G/Lte)</strong> &#8211; meglio il nuovo<br />
iPad 2: aGPS, 3G, Digital Compass, Wi-Fi<br />
iPad 3: 4G, aGPS, 3G, Digital Compass, Wi-Fi</p>
<p><strong>Note</strong>:<br />
Il nuovo tablet <strong>arriverà in Italia il</strong> <strong>23 marzo</strong> allo stesso prezzo del precedente (che sarà offerto, invece, a partire dal prezzo speciale di 399 euro).</p>
<p>Apple mette in tasca la maggioranza del mercato: ha più tavolette di tutti fuori, mentre<strong> deve competere con più di 100 modelli</strong>. Addirittura, ha venduto più iPad nell’ultimo trimestre di quanti PC abbia venduto qualsiasi singolo produttore al mondo. Un primato unico, invidiabile, spinto dalle più di 500mila applicazioni (200mila solo per iPad), dalla capacità di far innestarsi in un ecosistema con oltre 315 milioni di apparecchi iOS.</p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/news/mondo_computer/2012/03/08/ipad-3-differenze-ipad-2-apple-10132.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Vademecum per la privacy in Rete</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 15:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
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		<category><![CDATA[Proxybrowsing]]></category>
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Dal 1° marzo, tra non pochi dubbi, sono entrate in vigore le nuove regole di privacy di Google. Piccolo viaggio tra i sistemi per regalare il meno possibile di se stessi al sistemi di tracciamento dei servizi di Mountain View.
SECONDO i teorici del Grande Fratello (quello orwelliano, non quello Endemol), lo scambio non è per [...]]]></description>
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<p>Dal 1° marzo, tra non pochi dubbi, sono entrate in vigore le nuove regole di privacy di Google. Piccolo viaggio tra i sistemi per regalare il meno possibile di se stessi al sistemi di tracciamento dei servizi di Mountain View.</p>
<p>SECONDO i teorici del Grande Fratello (quello orwelliano, non quello Endemol), lo scambio non è per nulla equo: ogni giorno, Google permette ai suoi utenti di accedere a decine di servizi online in forma gratuita, ma il prezzo da pagare &#8211; per quanto non monetario &#8211; è comunque troppo alto. Sono tutti i dati che quotidianamente condividiamo con Mountain View (registrando un Google Account o anche solo eseguendo una ricerca), e che entrano nell&#8217;ecosistema del mercato pubblicitario a disposizione di decine di società. Google conosce il tuo nome, la tua posizione geografica, utilizza la tua cronologia di navigazione. Tutto con un obiettivo primario: fornire agli utenti inserzioni pubblicitarie mirate, per alimentare quel business che, solo nel 2011, ha stabilito un nuovo record, con un <strong>utile trimestrale di 9,72 miliardi di dollari</strong>.</p>
<p>Dopo l&#8217;esordio, il primo marzo, delle norme unificate sulla <strong>privacy</strong>, il fronte degli scettici ha trovato tuttavia nuovi protagonisti. L&#8217;Unione Europea ha espresso &#8220;profonda preoccupazione&#8221; per le<strong> nuove regole</strong>, sollevando dubbi sulla loro legalità. Il <strong>Presidente Obama</strong> ha avviato un piano per la <strong>protezione dei dati dei consumatori</strong>. Per diffondere una maggiore consapevolezza, una start-up italiana, Iubenda, sta sviluppando un servizio che mostri in tempo reale la diffusione dei nostri dati in Rete. Ma per un normale utente che non voglia condividere informazioni con Mountain View, <strong>qual è la soluzione?</strong></p>
<p><strong>Le armi di Google contro Google</strong>. Gli strumenti primari, paradossalmente, sono forniti da Google stessa. La pagina degli &#8220;<strong>Strumenti per la privacy</strong>&#8220;, per iniziare, illustra tutte le procedure attraverso cui monitorare e cancellare i propri dati dagli archivi Google. È possibile eliminare elementi dalla cronologia di ricerca (&#8220;Controlli della Cronologia web&#8221;) o disattivare la registrazione delle chat (&#8220;Chat di Gmail non salvate nel registro&#8221;), ma soprattutto usare gli strumenti del &#8220;Data Liberation Front&#8221; che, per ogni servizio, spiega passo passo come esportare in locale i propri dati per poi cancellarli dai server remoti.<br />
Dalla pagina degli &#8220;Strumenti per la privacy&#8221; è inoltre possibile accedere alla Dashboard personale, che raccoglie le informazioni relative a tutti gli account creati con i servizi Google. Un pannello centralizzato che, per molti utenti, può rappresentare un riepilogo quasi completo delle proprie attività in Rete, dal quale gestire contatti, email, calendari, ma anche le impostazioni di Google+, YouTube, Picasa o di eventuali account esterni collegati, come quelli di Facebook e Twitter.  Qui è possibile persino compiere il proprio &#8220;suicidio internettiano&#8221;: un clic su &#8220;Gestisci account&#8221;, poi su &#8220;Chiudi l&#8217;intero account ed elimina tutti i servizi e le informazioni associati&#8221; e la nostra identità web sarà storia. Ovviamente, da maneggiare con cautela.</p>
<p><strong>Oltre Google: navigazione privata ed estensioni</strong>. Per chi non vuole combattere il nemico con le armi del nemico, molti sviluppatori offrono strumenti ad hoc per preservare la privacy. Ogni browser moderno  -  come Internet Explorer, Firefox, Chrome o Safari  -  dispone ormai di una propria modalità per la navigazione privata (o &#8220;in incognito&#8221;). Queste ultime, tuttavia, cancellano prevalentemente le tracce locali della navigazione, influendo solo in parte sui dati che vengono registrati da Google.</p>
<p>Nel caso specifico di Safari, sia in versione desktop che mobile, la situazione è più complessa. Il browser di Apple blocca automaticamente i tentativi di tracking, rendendo teoricamente impossibile per Google la consultazione della nostra cronologia. Un articolo recente del Wall Street Journal ha però rivelato come, inserendo una porzione di codice nei propri siti, Mountain View abbia aggirato questa protezione, di fatto spiando gli utenti Mac, iPhone e iPad.</p>
<p>Se invece si vuole un reale livello di sicurezza extra, può essere quindi utile installare specifiche estensioni sul browser. Tra i più diffusi c&#8217;è Ghostery 7 &#8211; ironicamente sviluppato da un ex-dipendente Google  -  disponibile per Firefox, Chrome, Safari, Opera e Internet Explorer. Agendo in background, <strong>Ghostery</strong> impedisce la diffusione di dati verso l&#8217;esterno, arrivando persino a bloccare specifici elementi delle pagine web e mostrando verso quali servizi vengono dirottate le nostre informazioni. Il software può essere usato anche su iPhone/iPad, scaricando l&#8217;<strong>app gratuita</strong> e utilizzandolo al posto di Safari.</p>
<p>Anche in questo caso, le alternative non mancano. Tra le principali vanno segnalate <strong>Do Not Track Plus, TrackMeNot o Trackerblock</strong>, che permettono di ottenere risultati simili semplicemente installandoli sul browser. Persino Google ha sviluppato la sua estensione personale, intitolata <strong>Keep My Opt-Outs</strong>, attraverso la quale è possibile disattivare il tracciamento dei dati e la pubblicità personalizzata.</p>
<p><strong>Strumenti per esperti.</strong> Per compiere il salto di qualità in termini di privacy, serve tuttavia una minima competenza tecnica. L&#8217;anonimato assoluto si può raggiungere infatti solo con strumenti più complessi, come <strong>Tor</strong>, un software open source che nasconde l&#8217;utente confondendone le tracce all&#8217;interno della Rete, eludendo così i tentativi di intercettazione di qualsiasi genere, non solo quelli di Google.</p>
<p>Chi è alla ricerca di uno strumento più accessibile, può invece rivolgersi ai numerosi proxy disponibili gratuitamente in Rete. Sono siti come <strong>Proxify, Anonymouse o Proxybrowsing</strong>, per citarne alcuni, che &#8220;filtrano&#8221; la navigazione impedendo ai nostri dati di essere rilevati. È sufficiente accedere al servizio, senza iscrizione, e digitare l&#8217;indirizzo web da visitare. E la privacy è tratta, pur al prezzo di una navigazione più lenta e meno agile. Si tratta degli stessi strumenti, a margine, che vengono utilizzati dai navigatori più esperti per aggirare i blocchi regionali, come accade in Italia per alcuni siti pirata o di scommesse illegali. Ma questa è un&#8217;altra battaglia, forse più ambigua ed eticamente meno nobile.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/03/05/news/come_difendersi_da_google-30868982/">qui</a></p>
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		<title>Stop motion, tre app gratis per video facili facili</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 16:18:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[applicazioni gratis]]></category>
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Visto che l&#8217;iPhone 4S ha una camera di tutto rispetto, è il caso di iniziare a fare video un po&#8217; più avanzati. Per esempio in stop-motion, la tecnica usata per animare i film di Wallace e Gromit o le opere di Tim Burton, giusto per fare qualche esempio.
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<p>Visto che l&#8217;iPhone 4S ha una camera di tutto rispetto, è il caso di iniziare a fare video un po&#8217; più avanzati. Per esempio in stop-motion, la tecnica usata per animare i film di <em>Wallace e Gromit </em>o le opere di <strong>Tim Burton</strong>, giusto per fare qualche esempio.</p>
<p>Il sistema è semplice: si riprende un oggetto scattando un fotogramma e muovendolo, cercando di dargli movimenti il <strong>più fluidi possibile</strong>. Chiaramente più saranno i fotogrammi maggiore sarà la fluidità. Ma anche la complessità del lavoro. L&#8217;iPhone, soprattutto nei modelli 4 e 4S offre diverse app utili per sperimentare questo sistema. Noi ne abbiamo scelte tre, <strong>tutte gratuite</strong> e semplici da usare, ottime per fare un primo passo verso questo mondo.</p>
<p>A prescindere dalla complessità della tua opera, ricordati che l&#8217;importante è cercare innanzitutto una buona idea: spesso una <strong>storia </strong>di alta caratura regge anche il più scarso dei film.</p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/app/frame-x-frame/id431876080?mt=8&amp;ign-mpt=uo%3D4">Frame X Frame</a></p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/app/stop-motion-camera/id476953890?mt=8&amp;ign-mpt=uo%3D4">Stop-motion Camera</a></p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/app/stop-motion-cafe/id492389084?mt=8&amp;ign-mpt=uo%3D4">Stop Motion Café</a></p>
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		<title>Se viaggi in aereo, puoi scegliere il vicino</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 12:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Le compagnie aeree sono diventate grandi utilizzatrici delle reti sociali, non solo come strumenti di marketing, ma anche come modo economico per saperne di più sui loro clienti e le loro preferenze. E cominciano a scommettere sul fatto che molti di loro sarebbero disposti a condividere i loro profili digitali in cambio, ad esempio, di [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/aereo102.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/aereo102.jpg" alt="" title="aereo102" width="712" height="411" class="aligncenter size-full wp-image-3439" /></a></p>
<p>Le compagnie aeree sono diventate grandi utilizzatrici delle reti sociali, non solo come strumenti di marketing, ma anche come modo economico per saperne di più sui loro clienti e le loro preferenze. E cominciano a scommettere sul fatto che molti di loro sarebbero disposti a condividere i loro profili digitali in cambio, ad esempio, di un incontro con qualcuno che abbia interessi comuni o che potrebbe partecipare all&#8217;evento al quale sono diretti.</p>
<p>A partire da questo mese, la compagnia aerea olandese Klm offre un nuovo servizio chiamato «<strong>Meet &amp; Seat</strong>», cioè un programma che permette ai titolari di biglietti di caricare alcune informazioni selezionate dai loro profili di Facebook o LinkedIn e utilizzare i dati del sistema per <strong>scegliere i compagni di viaggio</strong>, che occuperanno i sedili vicini.</p>
<p>«Per anni ci siamo chiesti come offrire la possibilità di incontrare qualcuno di interessante a bordo al di là del caso, ma la tecnologia adatta non era disponibile», ha detto Erik Varwijk, uno dei dirigenti.</p>
<p>Oggi l&#8217;idea di <strong>mettere in connessione tra loro i passeggeri </strong>per garantire un viaggio piacevole sembra realizzabile con pochi clic: una volta prenotato il volo, il servizio permette di condividere il proprio profilo, visualizzare la mappa dei posti sull’aereo, leggere le schede degli altri passeggeri, e scegliere quello più affine, se il sedile risulta ancora libero.</p>
<p>Su un volo da Amsterdam a São Paulo questa settimana, per esempio, si sarebbe potuto viaggiare accanto al direttore di un servizio di segreteria telefonica britannica, che ha la passione della musica reggae e jazz, un ingegnere chimico italiano poliglotta, o un norvegese amante del rock altenativo in volo per visitare la famiglia in Argentina.</p>
<p>I dettagli sul servizio sono consultabili sulla <strong><a href="http://www.klm.com/corporate/en/newsroom/press-releases/archive-2012/With_Meet_Seat_KLM_integrates_social_media_with_air_travel.html" target="_blank">pagina dedicata sul sito della compagnia</a></strong>. Per il momento l&#8217;offerta è limitata, tra Amsterdam e San Francisco, New York e San Paolo, ma sono previste altre destinazioni intercontinentali.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&#038;ID_articolo=10130&#038;ID_sezione=38">qui</a></p>
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		<title>&#8220;The Artist&#8221; super favorito agli Oscar</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 11:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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La tanto attesa Notte degli Oscar si sta facendo sempre più vicina e l&#8217;emozione è ormai palpabile: il film in assoluto più favorito è The Artist di Michel Hazanavicious, che attualmente sembrerebbe proprio non avere rivali: il regista stesso sarebbe il favorito a vincere l&#8217;Oscar, cosa che al momento non si può dire di Jean Dujardin, l&#8217;attore protagonista [...]]]></description>
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<p>La tanto attesa Notte degli Oscar si sta facendo sempre più vicina e l&#8217;emozione è ormai palpabile: il film in assoluto più favorito è <strong><a href="http://www.mymovies.it/film/2011/theartist/">The Artist</a></strong> di <strong>Michel Hazanavicious</strong>, che attualmente sembrerebbe proprio non avere rivali: il regista stesso sarebbe il favorito a vincere l&#8217;Oscar, cosa che al momento non si può dire di <strong>Jean Dujardin</strong>, l&#8217;attore protagonista del film, che sembra potrebbe essere battuto da <strong>George Clooney</strong>, star di <strong><a href="http://www.mymovies.it/film/2011/thedescendants/">Paradiso Amaro</a></strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda invece le attrici protagoniste, anche qui ci sono delle sorprese: attualmente, infatti, la favorita sembrerebbe essere <strong>Viola Davis</strong>, protagonista di <strong><a href="http://www.mymovies.it/film/2012/thehelp/">The Help</a></strong>, cosa che la metterebbe davanti alla bravissima <strong>Meryl Streep</strong> che, con la sua magnifica interpretazione in <strong><a href="http://www.mymovies.it/film/2011/theironlady/">The Iron Lady</a></strong>, punta al terzo Oscar per la carriera.</p>
<p>Naturalmente, tutti questi discorsi sono di fatto ancora supposizioni, poiché tutto può ancora succedere: non resta quindi che attendere che l&#8217;arrivo della notte più sfavillante di Hollywood, per sapere chi saranno i fortunati che vinceranno la tanto ambita statuetta.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.zapster.it/news/The-Artist-super-favorito-agli-Oscar/13723">qui</a></p>
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		<title>Amazon, via 4000 titoli libreria on line</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 10:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Amazon ha rimosso oltre 4.000 libri digitali dalla sua lista: una mossa definita necessaria visto il tentativo fallito di vendere i titoli a un prezzo piu&#8217; basso, ma anche un&#8217;azione che potrebbe avere ripercussioni sul mercato degli e-book. Amazon si trova sotto pressione da parte di Wall Street per migliorare i suoi punti deboli e [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/amazon_logo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3426" title="amazon_logo" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/amazon_logo.jpg" alt="" width="712" height="210" /></a></p>
<p>Amazon ha rimosso oltre 4.000 libri digitali dalla sua lista: una mossa definita necessaria visto il tentativo fallito di vendere i titoli a un prezzo piu&#8217; basso, ma anche un&#8217;azione che potrebbe avere ripercussioni sul mercato degli e-book. Amazon si trova sotto pressione da parte di Wall Street per migliorare i suoi punti deboli e si e&#8217; impegnata a mettere i libri in catalogo al prezzo piu&#8217; basso possibile in modo da conservare il predominio dei suoi dispositivi Kindle.</p>
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		<title>E-procurement</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 10:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Letteralmente &#8220;approvvigionamento online&#8221;, l&#8217;e-procurement è un sistema che consente alle aziende di effettuare i propri acquisti (materie prime, semilavorati, materiali vari, servizi) online, servendosi di piattaforme B2B, automatizzando il reperimento delle informazioni sui prodotti e confrontando le offerte di mercato.
L&#8217;automatizzazione può comprendere anche la creazione dell&#8217;ordine d&#8217;acquisto, la sua convalida, l&#8217;invio dell&#8217;ordine al rivenditore, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<div></div>
<div></div>
<div>Letteralmente &#8220;approvvigionamento online&#8221;, l&#8217;e-procurement è un sistema che consente alle aziende di effettuare i propri acquisti (materie prime, semilavorati, materiali vari, servizi) online, servendosi di piattaforme B2B, <strong>automatizzando</strong> il reperimento delle informazioni sui prodotti e confrontando le offerte di mercato.</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;automatizzazione può comprendere anche la creazione dell&#8217;ordine d&#8217;acquisto, la sua convalida, l&#8217;invio dell&#8217;ordine al rivenditore, la ricezione della fattura e il saldo.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Principali vantaggi:</div>
<div id="_mcePaste">- acquistare beni e servizi <strong>riducendo i costi e i tempi</strong> di approvigionamento;</div>
<div id="_mcePaste">- migliorare la gestione delle scorte e dei cataloghi (<strong>costantemente aggiornati</strong>) anche dalla stessa Intranet aziendale.</div>
<div></div>
<div id="_mcePaste">Lo scopo dell&#8217;adozione di un sistema e-procurement, quindi, è ottenere sensibili vantaggi sia a livello economico sia nell&#8217;ottimizzazione dei processi aziendali. Soprattutto al crescere delle dimensioni di un&#8217;azienda, infatti, diventa progressivamente più difficoltoso riuscire a gestire in modo economico le procedure d&#8217;acquisto e, soprattutto, riuscire a effettuare un controllo attendibile e sicuro sull&#8217;efficacia delle stesse.</div>
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		<title>Se l&#8217;anonimo smentisce l&#8217;anonimo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 14:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Anonymous]]></category>
		<category><![CDATA[binetti]]></category>
		<category><![CDATA[hacktivisti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Anonymous attacca il sito dell&#8217;On. Binetti. E Miss Padania. E pure il sito di un parlamentare UDC. No, contrordine: non è stato Anonymous, e lo dice Anonymous. Quello vero. Ma chi è Anonymous?
Bella domanda. Forse bisognerebbe spiegare o ricordare a tutti da dove viene Anonymous: nasce su 4chan, in particolare su /b/, e altro non [...]]]></description>
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<p>Anonymous attacca il sito dell&#8217;On. Binetti. E Miss Padania. E pure il sito di un parlamentare UDC. No, contrordine: non è stato Anonymous, e lo dice Anonymous. Quello vero. <strong>Ma chi è Anonymous?</strong></p>
<p>Bella domanda. Forse bisognerebbe spiegare o ricordare a tutti da dove viene Anonymous: nasce su <em>4chan</em>, in particolare su <em>/b/</em>, e altro non è che la rappresentazione dell&#8217;utente che posta su quella bacheca senza inserire uno pseudonimo. <strong>Se non sei te stesso, sei anonymous</strong>: anonymous è chiunque, anonymous sono io, sei tu, anonymous è nessuno. Anonymous è un&#8217;intelligenza collettiva, anarchica, in perenne mutamento, senza capi, con i singoli che entrano e escono come e quando gli pare, con chiamate alle armi fortunate che si trasformano in azioni eclatanti, e altre che muoiono da sole vittime della loro scarsa popolarità senza che il grande pubblico ne sappia nulla.</p>
<p>Gli esordi del &#8220;movimento&#8221; Anonymous sono dunque su 4chan, e poi sbarcano nel resto della Rete quando inizia la fantastica storia di Anonymous contro Scientology (parliamo del 2008): manifestazioni davanti alle sedi della confessione delle star e dimostrazioni simboliche online. Il tutto è finito (anche) a carte bollate. Poi la cosa si è andata un po&#8217; sgonfiando, e per un po&#8217; di Anonymous si è sentito parlare meno. <strong>Ma chi resta con le mani in mano, dopo aver scoperto che si può attirare l&#8217;attenzione della stampa e dell&#8217;opinione pubblica su un tema che gli sta a cuore, semplicemente imbastendo un po&#8217; di caos in Rete? Nessuno.</strong></p>
<p>E venne il momento di Wikileaks, dei cablo diplomatici, di Assange e della stretta ai fondi al sito delle soffiate. E allora Anonymous riprese linfa e vitalità: operazione su operazioni (#op le chiamano), assalti a Visa, Mastercard, Paypal. Il cannone a ioni degli anonimi (LOIC) mieteva vittime, prima solo tra chi era direttamente coinvolto nella faccenda Wikileaks, poi allargando il cerchio ad aziende e istituzioni ritenute non in linea con le aspirazioni di volta in volta ecologiste, antiguerrafondaie, anticapitaliste di chi in quel momento si metteva la maschera di Guy Fawkes e utilizzava il vessillo di Anonymous per rivendicare le proprie azioni.</p>
<p>La scelta di Guy Fawkes come feticcio, riprendendo a piene mani l&#8217;iconografia di V per Vendetta (pane quotidiano per chi si ritrova nelle idee movimento, manifesto del movimento anarchico soprattuto nella versione graphic novel più che in quella hollywoodiana), non è un caso: nel fumetto e nel film c&#8217;è un collettivo fatto da persone di ogni sesso, razza, religione, convinzione politica, che si ritrova unita nella causa comune di rovesciare l&#8217;ordine costituito per riportare il potere in mano al popolo. E Anonymous punta a questo: usare la Rete come strumento in mano alla collettività per riportare un po&#8217; del potere in mano a pochi nelle mani dei più (se state pensando alla faccenda dell&#8217;1 per cento contro il 99 del movimento #occupy, state pensando bene).</p>
<p>Ma non finisce qui, eh: Antisec, LulzSec, la guerra ai Narcos messicani, il movimento #occupy, la primavera araba, la Grecia, ci sono decine di esempi di vicende che hanno attirato l&#8217;attenzione degli Anonymous. Gli <strong>hacktivisti</strong>, il termine coniato per descrivere la nuova forma di protesta che si svolge a cavallo tra dentro e fuori la Rete, sono una comunità variegata: Anonymous è un nome collettivo, dunque all&#8217;interno di un movimento magmatico e informe si muovono personaggi di ogni tipo. Ci sono quelli che vogliono combattere il signoraggio bancario, ci sono quelli che vogliono affermare l&#8217;importanza di una riforma del diritto d&#8217;autore, ci sono coloro che sostengono a spada tratta la libertà di espressione e di informazione. Ciascuno porta avanti la propria &#8220;crociata&#8221;, a volte raccogliendo il plauso di tutto il collettivo, altre volte entrando addirittura in contrasto con altre fazioni e finendo per farsi la guerra tra Anonymous. Un&#8217;autentica democratizzazione polverizzata della protesta, bellissima e praticamente illeggibile.</p>
<p><strong>Anonymous è tutto questo</strong>. Non ha un capo, un comitato direttivo, un portavoce, una linea politica, una linea editoriale, una linea di comando. <strong>Anonymous è una scatola vuota</strong>: chiunque può metterci dentro quello che vuole, ciascuno può affermare di essere un Anonymous. Certo, dentro (o dietro) Anonymous ci sono hacker molto in gamba, forse i migliori in circolazione: ma ci sono anche un sacco di script kiddies, neofiti che vengono teleguidati da chi è più esperto di loro o da semplici guide trovate online, che stanno lì per fare numero. E, tutto sommato, la linea che distingue un hack da un crack, una dimostrazione dal teppismo, si sta facendo sempre più sottile: in un epoca in cui ogni giorno vengono lanciati decine di attacchi verso i bersagli più disparati, tenere traccia e garantire l&#8217;identificazione delle proteste più significative diventa complicato. Gli Anonymous hanno una dote non comune che è innegabile: sono abilissimi a gestire le relazioni coi mezzi di informazione, sfruttandoli per fare da cassa di risonanza per le loro azioni.</p>
<p>La <a href="http://www.youtube.com/watch?v=zOD-Z7dsPnc&amp;hd=1">scena finale di V per Vendetta</a> (solo un link, Youtube non permette l&#8217;embed, chissà perché), versione fratelli Wachowski, è il perfetto prototipo di quanto si sta qui sostenendo. &#8220;Chi era lui?&#8221; chiede l&#8217;ispettore. E Natalie Portman gli risponde: &#8220;Era Edmond Dantès. Ed era mio padre. E mia madre. Mio fratello. Un mio amico. Era lei. Ero io. Era tutti noi&#8221;. <strong>Anonymous è chiunque, Anonymous sono io, sei tu, Anonymous è nessuno</strong>.</p>
<p><a href="http://www.linkiesta.it/binetti-anonymous#ixzz1n7hHC92G">Sostenere che gli attivisti italiani smentiscano</a> che a violare il sito dell&#8217;On. Binetti sia stato Anonymous è una sciocchezza. Occorre mettersi in testa che <strong>non sarà più possibile identificare un colpevole</strong>, un mandante per un&#8217;azione dimostrativa: Internet è anche questo, che piaccia o no. Ci sarà un esecutore materiale, forse, ma è davvero l&#8217;intelligenza collettiva ad essere madre e padre assieme di queste iniziative. Qualunque ricostruzione giornalistica che citi &#8220;fonti interne al movimento&#8221; è destinata a fallire, a essere smentita dai fatti: uno solo o cento, tutti possono essere Anonymous. Se è stato un singolo personaggio a compiere i gesti di oggi, ha tutto il diritto di firmarsi Anonymous: che agli altri hacktivisti piaccia oppure no, nessuno può smentire o confutare che un&#8217;azione come quella di oggi sia davvero o meno un&#8217;azione di Anonymous. <em>We are Anonymous</em>.</p>
<p>Tratto da <a href="http://punto-informatico.it/3452062/PI/News/se-anonimo-smentisce-anonimo.aspx">qui</a></p>
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		<title>Twitter, oltre mezzo miliardo di iscritti</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 11:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media & Viral Video]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook borsa]]></category>
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Il 2012 è un anno da record per i social network. Facebook si avvicina alla quotazione in borsa portando in dote il record di un miliardo di utenti, previsto da qui a qualche settimana ma anche per i concorrenti “minori” è un periodo sicuramente d’oro. Il successo del momento è certamente Twitter, la piattaforma di microblogging che negli [...]]]></description>
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<p>Il 2012 è un anno da record per i social network. <strong>Facebook si avvicina alla quotazione in borsa</strong> portando in dote il record di <strong>un miliardo di utenti</strong>, previsto da qui a qualche settimana ma anche per i concorrenti “minori” è un periodo sicuramente d’oro. Il successo del momento è certamente <a href="https://twitter.com/?lang=it&amp;logged_out=1#!/download">Twitter</a>, la piattaforma di microblogging che negli USA spopola ormai da diverso tempo ma che ultimamente sta riscuotendo un enorme successo anche nel vecchio continente. In Italia le ultime stime indicano 4 milioni di iscrizioni, ben lontani dai 21 milioni che almeno una volta al mese accedono su Facebook, ma va ricordato il carattere “elitario” che il sito dell’uccellino ha avuto nell’immaginario collettivo del popolo della rete fino allo sdoganamento degli ultimi mesi dopo che politici, start della tv e della musica e persino il Papa sono corsi ad accaparrarsi un account cinguettante.</p>
<p><strong>Ora in tutta Europa sembra scoppiata davvero la Twitter mania e la piattaforma ha superato i 500 milioni di iscritti</strong>. Il social network è ormai entrato a far parte dei mezzi di comunicazione più influenti ed apprezzati, tanto che <strong>Sky e AP hanno addirittura dovuto stilare un regolamento per i propri giornalisti</strong>, troppo avvezzi a privilegiare la piattaforma rispetto persino alle proprie testate. Il peso acquistato da Twitter negli ultimi tempi è tale da essere divenuto scomodo anche per il “sistema”, basti ricordare lo scandalo che in Francia ha investito negli ultimi giorni Sarkozy, dopo il suo <strong>ordine di censurare alcuni account</strong> sulla piattaforma rei di ironizzare sulla campagna elettorale per le presidenziali.</p>
<p><strong>L’evoluzione di Twitter e la sua apertura al grande pubblico però hanno creato non pochi malumori</strong>. L’utilizzo di nicchia e la connotazione minimal del servizio, molto più spartano del fratello maggiore Facebook con il suo limite di 140 caratteri e senza quella marea di funzioni aggiuntive,sono stati certamente gli ingredienti fondamentali del successo della piattaforma, da molti vista come come baluardo della libertà di informazione in rete. La realtà negli ultimi tempi è leggermente cambiata. Twitter ha mutato la propria policy interna aprendosi alla possibilità di <strong>censurare alcuni contenuti su base geografica</strong>, una mossa scelta dalla piattaforma per ingraziarsi le autorità dei singoli paesi ma che ha mandato su tutte le furie i fan della prima ora.</p>
<p><strong>Ad infastidire quest’ultimi si è aggiunta anche la mole enorme di utenti che sono sbarcati sul sito</strong>, passato dai 200 milioni di account dello scorso anno al mezzo miliardo di questi giorni, tanto che per alcuni giorni l’hashtag #tornatesufacebook (un invito ai fan del sito bianco e blu di non contaminare la piattaforma di Twitter) è stato uno dei più caldi sul social network.</p>
<p>Tratto da <a href="http://tech.fanpage.it/twitter-oltre-mezzo-miliardo-di-iscritti/">qui</a></p>
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		<title>Videogiochi, il meglio di febbraio</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 10:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Games]]></category>
		<category><![CDATA[Assassin's Creed: Revelations]]></category>
		<category><![CDATA[Final Fantasy XIII-2]]></category>
		<category><![CDATA[Resident Evil: Revelations]]></category>
		<category><![CDATA[The Elder Scrolls 5]]></category>
		<category><![CDATA[The Elder Scrolls 5: Skyrim]]></category>

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È tempo di cambiare. Il titolone di Bethesda, The Elder Scrolls 5: Skyrim perde la vetta e scende di una posizione. A nulla è valsa la festa orchesca dell&#8217;11 novembre scorso e Final Fantasy XIII-2 alla fine l&#8217;ha spuntata. Diciamocelo, il titolo è già una mezza ammissione della mediocrità del prequel ma il nuovo gioco di ruolo di [...]]]></description>
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<p>È tempo di cambiare. Il titolone di Bethesda, <strong>The Elder Scrolls 5: Skyrim</strong> perde la vetta e scende di una posizione. A nulla è valsa la festa orchesca dell&#8217;11 novembre scorso e <strong>Final Fantasy XIII-2</strong> alla fine l&#8217;ha spuntata. Diciamocelo, il titolo è già una mezza ammissione della mediocrità del prequel ma il nuovo gioco di ruolo di Yoshinoro Kitase ha una trama corposa e <strong>abbandona la linearità</strong> a favore di un mondo più aperto ed esplorabile. Tecnicamente poi è uno spettacolo per occhi e orecchi e se il primo posto per te è immeritato puoi sempre farlo scendere con il tuo voto.</p>
<p>Febbraio poi è il mese delle rivelazioni. <strong>Assassin&#8217;s Creed: Revelations</strong> cede la quarta posizione a <strong>Resident Evil: Revelations,</strong> gioco maschio senza raschio per la 3DS, la <strong>consolina di casa Nintendo</strong>, che per una volta lascia da parte i più piccoli. Qui siamo di fronte a un survival horror dedicato a un pubblico over 16, la grafica è fluida e ricca di dettagli, impreziosita da un effetto 3D tra i migliori mai visti sulla piccola Nintendo.</p>
<p>Tra una rivelazione e l&#8217;altra entra in classifica un videogioco che videogioco non è. È il Dexim di AppSpeed, monster truck che <strong>si comanda con l&#8217;iPhone</strong>. Reale e virtuale insomma si confondono con un modellino che ha tutto il divertimento proprio nel sistema di controllo: sfrutta infatti il giroscopio del telefono ma volendo si può passare al touch e usare le classiche freccette direzionali. Sembra facile, ma in realtà c’è da perderci la testa e tante ore di gioco.</p>
<p>Se la classifica proprio non ti va giù non lasciarti sfuggire l&#8217;occasione di dire la tua e vota <a href="http://gadget.wired.it/top100/videogiochi">qui</a>: il destino di questi giochi è nelle tue mani.</p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/foto/2012/02/17/top10-videogiochi-febbraio-2012.html?utm_source=wired&amp;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Chiuso Library.nu: addio ebook pirata</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 13:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[ebook pirata]]></category>
		<category><![CDATA[Library.nu]]></category>

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Library.nu non è più accessibile e la sua collezione di 400mila ebook piratati è stata messa offline. L&#8217;operazione è avvenuta martedì, in seguito all&#8217;azione congiunta di diverse case editrici internazionali e le relative associazioni di rappresentanza, cui si è unita anche l&#8217;Associazione italiana editori insieme a giganti del libro come HarperCollins, Oxford University Press e Macmillan. L&#8217;ingiunzione è partita [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/interruzione-trasmissioni01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3391" title="interruzione-trasmissioni01" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/interruzione-trasmissioni01.jpg" alt="" width="712" height="534" /></a></p>
<p><strong>Library.nu</strong> non è più accessibile e la sua collezione di <strong>400mila ebook piratati</strong> è stata messa offline. L&#8217;operazione è avvenuta martedì, in seguito all&#8217;azione congiunta di diverse case editrici internazionali e le relative associazioni di rappresentanza, cui si è unita anche l&#8217;<strong>Associazione italiana editori</strong> insieme a giganti del libro come <strong>HarperCollins</strong>, <strong>Oxford University Press</strong> e <strong>Macmillan</strong>. L&#8217;ingiunzione è partita da un tribunale di Monaco contro due siti, <strong>Library.nu</strong> e il connesso <strong>iFile.it</strong>. La libreria illegale è accusata di aver messo a disposizione migliaia di link a file pdf contenenti ebook coperti da copyright, liberamente scaricabili attraverso iFile.it. L&#8217;ordine è partito dopo 7 mesi di indagine privata gestita dalla tedesca Börsenverein des Deutschen Buchhandels e la International Publishers Association.</p>
<p>Library.nu raccoglieva opere di narrativa e libri di testo, <strong>4mila</strong> dei quali erano italiani. Si calcola che il sito, da quando è stato messo online nel dicembre del 2010, abbia generato <strong>8 milioni</strong> di euro grazie ai banner pubblicitari e gli accessi premium, una formula che ricorda quella di Megaupload a sua volta chiuso con l&#8217;accusa di aver reso disponibili contenuti coperti da diritto d&#8217;autore. Un giro di affari completamente generato dalla diffusione di materiali coperto da copyright. Stando a quanto dichiarato dalla <strong>Aie</strong> i file depositati su iFile.it saranno progressivamente cancellati. &#8221;L&#8217;industria internazionale del libro ha dimostrato che continua a resistere contro la criminalità organizzata che attenta al copyright. Non tollereremo scrocconi che realizzano profitti ingiustificati, privando gli autori e gli editori di quanto loro dovuto. Questo è un passo importante verso un commercio più trasparente, onesto e leale dei contenuti digitali in Internet&#8221; è stato il perentorio commento di <strong>Jens Bammel</strong>, Segretario Generale dell’associazione internazionale degli editori.</p>
<p>Secondo l&#8217;Huffington Post, <strong>Library.nu</strong> avrebbe avuto la sua base in Ucraina, ma il suo dominio sarebbe stato registrato nell&#8217;isola di Niue nel Pacifico. Un portavoce di iFile.it, rimasto anonimo, avrebbe inoltre dichiarato l&#8217;estraneità della piattaforma di filehosting con Library.nu. Secondo l&#8217;accusa, al contrario, i due siti sarebbero stati strutturalmente connessi per offrire un servizio congiunto di ricerca e download. L&#8217;indagine sarebbe inoltre arrivata a una svolta grazie a una leggerezza dei proprietari dei domini. Library.nu offriva la possibilità di effettuare donazioni tramite <strong>PayPal</strong> il quale inviava agli utenti la ricevuta recante il vero nome degli intestatari dell&#8217;account sul servizio di money transfer in Rete, Fidel Nunez e Irina Ivanova, gli stessi nominativi in possesso della  Irish Companies Registration Office presso la quale era stata registrata l&#8217;azienda che gestiva iFile.it. E la connessione è stata immediata.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/02/16/chiusura-library-nu-copyright-13971.html?utm_source=wired&amp;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Social Media Marketing</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 10:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Glossario]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti virali]]></category>
		<category><![CDATA[PR 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[social media marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media Optimization]]></category>
		<category><![CDATA[viralità]]></category>

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		<description><![CDATA[
Da Wikipedia:
“Il Social Media Marketing è quella branca del marketing che si occupa di generare visibilità sui social media, comunità virtuali e aggregatori 2.0, che racchiude una serie di pratiche che vanno dalla gestione dei rapporti online (PR 2.0) all&#8217;ottimizzazione delle pagine web fatta per i social media (SMO, Social Media Optimization). Il fine della disciplina è quello di creare [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/social-media01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3385" title="social-media01" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/social-media01.jpg" alt="" width="712" height="475" /></a></p>
<p>Da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Social_media_marketing">Wikipedia</a>:</p>
<p>“Il Social Media Marketing è quella branca del marketing che si occupa di <strong>generare visibilità</strong> sui social media, comunità virtuali e aggregatori 2.0, che racchiude una serie di pratiche che vanno dalla gestione dei rapporti online (<strong>PR 2.0</strong>) all&#8217;ottimizzazione delle pagine web fatta per i social media (SMO, <strong>Social Media Optimization</strong>). Il fine della disciplina è quello di creare conversazioni con utenti/consumatori e di stabilire, quindi, una <strong>relazione 1:1</strong> che avvicina mittente e destinatario.</p>
<p>Un esempio comune di social media marketing è l&#8217;azione di marketing virale che si compie su YouTube o altri siti di video sharing. L&#8217;azienda, dichiarando o meno la propria reale identità, pubblica un contenuto interessante e/o divertente con l&#8217;obiettivo di generare &#8220;hype&#8221; e diffusione dello stesso. Tramite il passaparola spontaneo tra utenti si produce un <strong>effetto virale </strong>che porta sempre più persone a visionare il video e, dunque, a far sì che il messaggio raggiunga più utenti/consumatori possibile.</p>
<p>Secondo quanto afferma Lloyd Salmons, primo chairman dell&#8217;Internet Advertising Bureau social media council &#8221;<em>Il social media marketing non riguarda solo i grandi network come Facebook e MySpace, ma riguarda in generale il fatto che le marche abbiano conversazioni</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Perché è importante sviluppare un piano di social media marketing?</strong></p>
<ul>
<li>Creazione di una relazione fidelizzata di lungo periodo con gli utenti.</li>
<li>Opportunità di raggiungere un numero molto elevato di utenti profilati a un prezzo contenuto (solo Facebook in Italia conta oltre 10 milioni di utenti).</li>
<li>Predisposizione degli utenti ad ascoltare le aziende presenti in questi canali.</li>
<li>Possibilità di lanciare iniziative volte a creare un database con i dati dell’utente per future comunicazioni.</li>
<li>Attività di web advertising con una profilazione molto precisa del target obiettivo.</li>
<li>Completa integrazione tra i vari canali.</li>
<li>Controllo sui risultati delle attività per un calcolo preciso del ROI ( ritorno degli investimenti ).</li>
<li>Nuovi strumenti multimediali per dare visibilità all’azienda, ai suoi prodotti e servizi.</li>
<li>Possibilità di sfruttare la viralità dei contenuti (condivisione naturale del messaggio aziendale da parte dei clienti).</li>
<li>Opportunità di sfruttare i servizi di geolocalizzazione e il mondo delle applicazioni per telefoni mobili (molti accessi al mondo social viene effettuato con i telefoni cellulari).</li>
</ul>
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		<title>Copyright, nuova retata per lo streaming tricolore</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 09:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Hi Tech]]></category>
		<category><![CDATA[film streaming]]></category>
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		<category><![CDATA[ScaricoLibero]]></category>
		<category><![CDATA[siti streaming]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#8220;Vi preghiamo di non segnalare link offline nei relativi topic. Molti host stanno rimuovendo i loro file e i programmi di affiliazione dopo la chiusura di Megaupload. Vi chiediamo di aspettare cortesemente. Saluti, lo staff&#8221;. È quanto si legge grazie ad una copia cache del sito ScaricoLibero.com (ex-Mondowarez), ora sottoposto a sequestro su ordine del [...]]]></description>
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<p>&#8220;Vi preghiamo di non segnalare link offline nei relativi topic. Molti host stanno rimuovendo i loro file e i programmi di affiliazione dopo la chiusura di Megaupload. Vi chiediamo di aspettare cortesemente. Saluti, lo staff&#8221;. È quanto si legge grazie ad una copia cache del sito<strong> ScaricoLibero.com</strong> (ex-Mondowarez), ora sottoposto a sequestro su ordine del Tribunale di Parma.</p>
<p>&#8220;Avviso tutti gli utenti che ci sono lavori in corso per rendere di nuovo disponibile il servizio streaming, tanti nuovi hosting stanno nascendo e noi stiamo selezionando per voi i migliori&#8230;Restate in attesa&#8221;. Questa è invece una copia cache relativa al sito di ricerca streaming <strong>FilmGratis.tv</strong>. Chiuso anche questo dall&#8217;intervento delle Fiamme Gialle del Gruppo Tutela Mercato Beni e Servizi.</p>
<p>Sono finora pochi i dettagli sulla vicenda. Dal disclaimer su FilmGratis.tv si apprende che &#8220;questo è un portale di appassionati cinefili. Nessun video è hostato sui nostri server&#8221;. C&#8217;è chi ha addirittura ipotizzato una bufala di carnevale: l&#8217;indirizzo web della foto relativa ai sigilli imposti dalle Fiamme Gialle rimanda gli utenti al sito Pikky.net. Dunque ad un sito terzo in stile Imageshack.</p>
<p>Pare comunque che le autorità tricolori abbiano effettuato il takedown dei server dei due siti. Dunque non applicando filtri a livello DNS come in numerosi altri casi del genere. Stando alle informazioni segnalate sull&#8217;immagine che ora campeggia sui due siti, le due piattaforme sono sotto accusa per violazione della proprietà intellettuale (art. 171 ter comma 2 e art 171 comma 1) ma anche per ricettazione sulla base dell&#8217;art. 648 del Codice Penale. Il sito FilmGratis.tv permetteva di guardare in streaming film anche da poco usciti nelle sale.</p>
<p>Tratto da <a href="http://punto-informatico.it/3441392/PI/News/copyright-nuova-retata-streaming-tricolore.aspx">qui</a></p>
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		<title>E-commerce</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 10:46:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Glossario]]></category>
		<category><![CDATA[E-commerce definizione]]></category>
		<category><![CDATA[e-commerce vantaggi]]></category>

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L&#8217;e-commerce è definito da Wikipedia come &#8220;l&#8217;insieme delle transazioni per la commercializzazione di beni e servizi tra produttore (offerta) e consumatore (domanda), realizzate tramite Internet.&#8221;
In altre parole è una forma di commercio che si avvale di un sito web per realizzare l&#8217;acquisto-vendita.
La definizione sottintende che i beni commerciabili online non si riducano solamente a quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>L&#8217;e-commerce è definito da Wikipedia come &#8220;l&#8217;insieme delle transazioni per la commercializzazione di beni e servizi tra produttore (offerta) e consumatore (domanda), realizzate tramite Internet.&#8221;<br />
In altre parole è una forma di commercio che si avvale di un sito web per realizzare l&#8217;acquisto-vendita.<br />
La definizione sottintende che i beni commerciabili online non si riducano solamente a <strong>quelli di tipo materiale</strong> (abbigliamento, elettronica, libri, ecc.), ma comprendano anche gli &#8220;<strong>immaterial</strong>i&#8221; (ebook, software, videocorsi&#8230;) e i <strong>servizi</strong> (come, per esempio, il gioco d&#8217;azzardo online, che nel 2009 rappresentava metà del mercato e-commerce italiano).</p>
<p>Vendere online non significa necessariamente disporre di un proprio sito e-commerce, ma è possibile avvalersi di piattaforme terze dedicate alle compravendite, come per esempio ebay o i siti di microstock.</p>
<p><strong>Vantaggi per chi vende:</strong></p>
<ul>
<li>abbattere le barriere geografiche imposte dalla vendita tradizionale</li>
<li>far conoscere i propri prodotti in tutto il mondo</li>
<li>migliorare i processi di vendita e riduce i costi di gestione</li>
</ul>
<p><strong><strong>Vantaggi per chi compra:</strong><br />
</strong></p>
<ul>
<li><strong>comodità</strong>: i negozi e-commerce sono aperti tutti i giorni, accessibili 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, consegnano direttamente all&#8217;indirizzo indicato dal cliente. Il mondo online, inoltre, consente l&#8217;acquisto di beni e servizi altrimenti indisponibili a causa di politiche di importazione e/o fiscali esistenti nel paese di residenza dell&#8217;acquirente;</li>
<li><strong>convenienza</strong>: nella maggior parte dei casi, la vendita online è caratterizzata da sconti e promozioni; a ciò va considerato il risparmio conseguente al non doversi spostare per acquistare il bene/servizio in modo tradizionale (carburante, tempo, posteggio&#8230;);</li>
<li><strong>informazione</strong>: l&#8217;acquisto online consente di documentarsi meglio e scegliere in maniera oggettiva il prodotto più idoneo alle proprie esigenze, senza essere condizionati dall&#8217;influenza del personali di vendita;</li>
<li><strong>velocità del processo di acquisto</strong>: i tempi di ricezione del bene/servizio acquistato online è spesso inferiore rispetto all&#8217;ordine tradizionale presso un rivenditore;</li>
<li><strong>sicurezza</strong>: il consumatore è tutelato integralmente. Transazioni con carta di credito sicure e criptate, spedizioni assicurate e leggi a tutela degli acquisti a distanza.</li>
</ul>
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		<title>Startup, l&#8217;Italia del futuro &#8211; il business dei giovani.it</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 14:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[AppsBuilder]]></category>
		<category><![CDATA[Beintoo]]></category>
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OLTRE il posto fisso, forse non c&#8217;è il baratro. C&#8217;è un esercito di startup che si è finalmente messo in moto. Alzate lo sguardo. In Cile qualche giorno fa una startup italiana ha vinto la gara mondiale per i migliori progetti di innovazione e business. Doochoo propone un sistema per fare i soldi con i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>OLTRE il posto fisso, forse non c&#8217;è il baratro. C&#8217;è un esercito di startup che si è finalmente messo in moto. Alzate lo sguardo. In Cile qualche giorno fa una startup italiana ha vinto la gara mondiale per i migliori progetti di innovazione e business. <strong>Doochoo</strong> propone un sistema per fare i soldi con i sondaggi in rete, ha già conquistato <strong>clienti come Ikea e Toyota</strong>, ed è guidata da un giovane che quando parla sembra sempre che stia per ribaltare il mondo: <strong>Paolo Privitera</strong>, veneziano, 35 anni, da dieci negli Stati Uniti (&#8220;<em>me ne sono andato perché volevo correre</em>&#8220;).</p>
<p>È uno startupper seriale, nel senso che ne ha all&#8217;attivo già sei. Il premio cileno funziona così: i team scelti vengono ospitati a Santiago per sei mesi e incassano 40 mila dollari ciascuno. Tanti? Pochi, se pensate che Doochoo potrebbe essere comprata entro l&#8217;anno per 25 milioni di dollari. Dice Privitera: &#8220;A San Francisco non ho mai visto tanti startupper italiani come in questi giorni&#8221;.</p>
<p>Un terremoto? &#8220;No, è un tumulto&#8221;. Ecco, tumulto rende meglio l&#8217;idea della rivoluzione in corso. Tumulto iniziato da un po&#8217;: <strong>l&#8217;8 dicembre a Parigi un&#8217;altra startup italiana ha vinto LeWeb, il più importante evento europeo dedicato all&#8217;economia digitale</strong>.</p>
<p>Per i francesi è stato uno shock: appena qualche giorno prima il presidente Sarkozy faceva i sorrisini quando gli nominavano les italiens. <strong>Antonio Tomarchio</strong>, 29 anni, partito da Giarre, provincia di Catania, sapeva di dover battere anche lo spread della credibilità: è salito sul palco ed ha sbaragliato la concorrenza parlando di <strong>Beintoo</strong> (una piattaforma per applicazioni legate al gioco che ha tre milioni di utenti al giorno, di cui un milione solo in Cina).</p>
<p>Ancora un passo indietro: a ottobre aveva fatto scalpore il fatto che <strong>Mashape</strong>, <strong>l&#8217;impresa di tre ventenni che avevano polemicamente lasciato l&#8217;Italia, era stata finanziata con circa un milione e mezzo di dollari dal numero uno di Google e dal fondatore di Amazon, ovvero la Champions League della Silicon Valley</strong>. Ma il tumulto non riguarda solo gli startupper lontani. Se restiamo ai casi di successo, quello forse più eclatante in questi giorni è <strong>AppsBuilder</strong>, piattaforma per farsi da soli applicazioni per telefonino, creata da un ingegnere del Politecnico di Torino di 25 anni, <strong>Daniele Pelleri</strong>: in undici mesi ha già sfornato 20 mila apps che sono state scaricate oltre un milione di volte.</p>
<p>Questo elenco potrebbe non finire mai. E vuol dire in fondo una cosa sola: <strong>avanza una generazione di startupper</strong>. Sono di solito molto giovani, in prevalenza uomini ma ci sono tanti casi di donne (RisparmioSuper di Barbara Labate è il più noto). E poi: sanno usare benissimo la Rete; parlano alla perfezione almeno l&#8217;inglese; viaggiano in economy anche quando hanno successo perché i soldi non si sprecano; spesso all&#8217;inizio non hanno un vero ufficio e sanno raccontare il loro progetto in tre minuti esatti, non una misura qualsiasi, ma il tempo di una corsa in ascensore con un potenziale investitore (di qui la formula americanissima degli &#8220;elevator pitch&#8221; per le ormai tantissime competizioni a caccia di capitali).</p>
<p>Ma, soprattutto, gli startupper, non sanno cos&#8217;è il posto fisso. &#8220;<em>Il nostro obiettivo nella vita non è trovarci un lavoro, ma creare lavoro</em>&#8220;, ha scolpito nel web Max Ciociola, 34 anni, fondatore di musiXmatch e &#8220;startup activist&#8221;. L&#8217;occasione fu la sua &#8220;lettera di uno startupper a Berlusconi&#8221; e la frase in realtà non è originale: è una citazione della risposta che il rettore di Harvard dà ai gemelli Winklevoss nel film &#8220;The Social Network&#8221;. Ecco, Mark Zuckerberg per molti è un modello: &#8220;Ha successo &#8211; secondo Ciociola &#8211; perché sa rendere felici un miliardo di utenti&#8221;.</p>
<p>Gli startupper ci sono sempre stati. Alla fine degli anni Novanta, con la cosiddetta new economy, anche in Italia ci fu un fiorire di nuove imprese legate al web. Molte fallirono, mentre alcune sono diventate grandi, molto grandi: come <strong>Yoox</strong>, il portale per vendere la moda online, creato da Federico Marchetti dodici anni fa e sbarcato in Borsa nel 2010 sfidando la crisi. Proprio l&#8217;altro giorno Yoox ha reso noto di aver chiuso l&#8217;anno con ricavi netti per quasi 300 milioni di euro (più 35 per cento sull&#8217;anno precedente): ecco cosa è diventata una startup in cui all&#8217;inizio credeva solo Elserino Piol, il decano degli investitori italiani.</p>
<p>Ora c&#8217;è una nuova onda ma è diverso. È molto più alta. Facciamo un esempio. Un anno fa, in occasione dei 150 anni dell&#8217;unità d&#8217;Italia, Telecom Italia e il Premio Nazionale Innovazione si erano messi in testa di trovare &#8220;<strong>i Nuovi Mille&#8221;</strong>: sembrava un obiettivo esagerato scovare mille aspiranti startupper in un paese in cui si diceva che &#8220;gli eventi per startup sono più numerosi dei progetti&#8221;. Si iscrissero in oltre duemila: calcolando quattro o cinque persone dietro ogni progetto, voleva dire diecimila potenziali startupper.</p>
<p><strong>Un piccolo esercito per fare una nuova Italia</strong>. Neanche tanto piccolo, in fondo. Oggi le imprese rischiose, innovative ma con dentro il seme del futuro, non sono più l&#8217;eccezione di moda: sono la maggioranza. Secondo le stime della Camera di Commercio di Monza e Brianza, nei primi tre mesi del 2012 per la prima volta ci sarà uno storico sorpasso: <strong>i ventenni che apriranno una impresa (19 mila) saranno di più di quelli che troveranno un posto di lavoro a tempo indeterminato (18 mila). Inoltre i primi assumeranno seimila persone</strong>.</p>
<p>L&#8217;esempio più eclatante in casa nostra è quello di <strong>Groupon</strong>, il colosso dei coupon scontati lanciato nel novembre 2008 a Chigago da Andrew Mason. Alla fine del 2010 Giulio Limongelli, 30 anni e un curriculum lungo un metro, ha aperto la sede italiana a Milano: da allora ha assunto &#8211; a tempo determinato &#8211; 450 persone. Di media una al giorno. Quanti altri lo hanno fatto in Italia? Nell&#8217;attuale sistema economico sono le startup l&#8217;unico motore di nuova occupazione: fu questa conclusione di un report della fondazione Kaufmann a convincere il presidente Obama a lanciare &#8211; esattamente un anno fa &#8211; il progetto Startup America, ovvero una rete di incentivi, facilitazioni e collegamenti per far ripartire l&#8217;economia americana con una formula che andava &#8220;oltre il posto fisso&#8221;.</p>
<p>In Italia un progetto simile non c&#8217;è ancora ma alcuni tasselli stanno andando al posto giusto. Il primo è stato la possibilità per gli under 35 di costituire società semplificate con un euro di capitale e senza notaio. Sembra poco, ma è una svolta i cui effetti si vedranno presto. In questi giorni tantissimi ragazzi stanno aspettando che questa previsione del decreto CresciItalia diventi operativa per trasformare il loro progetto in un business.</p>
<p>Nasceranno migliaia di startup? &#8220;Possibile. Ma per farle crescere servirà il venture capital&#8221;, risponde Gianluca Dettori, ex startupper di successo degli anni Novanta, felicemente passato nel ruolo di talent scout dell&#8217;innovazione. &#8220;In fatto di venture capital siamo l&#8217;ultimo paese d&#8217;Europa, per ogni dollaro investito in Italia, la Svizzera ne investe 69, l&#8217;Olanda 62 e persino Portogallo e Grecia fanno meglio di noi&#8221;. Come rimediare? Un anno fa, era il 2 febbraio, alla Camera dei deputati il premio Nobel per l&#8217;Economia Edmund Phelps venne a sostenere la causa di una &#8220;Banca dell&#8217;innovazione&#8221;.</p>
<p>Ad ascoltarlo, fra gli altri c&#8217;erano due ministri del governo Monti: Corrado Passera e Francesco Profumo. Non è un caso quindi che oggi si stia andando in quella direzione. <em>Spiega Massimiliano Magrini, ex capo di Google Italia, oggi attivissimo investitore di capitale di rischio: &#8220;Il Fondo Italiano ha deciso di destinare 50 milioni di euro al finanziamento dei venture capital. Sono tanti soldi per il nostro mercato&#8221;. Se sapremo approfittarne, può essere un anno memorabile. Startup, Italia!</em></p>
<p>da <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/14/news/startup_italia-29843748/?ref=HREC1-70&amp;fb_source=message">repubblica.it</a></p>
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		<title>Whitney Houston &#8220;The greatest love of all&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 14:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[American Psycho]]></category>
		<category><![CDATA[Bret Easton Ellis]]></category>
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		<category><![CDATA[The greatest love of all]]></category>
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		<category><![CDATA[Whitney Houston morte]]></category>

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Ormai lo saprete tutti, ma noi abbiamo selezionato per voi gli omaggi più belli.
Il primo è quello di Mary Harron che, in una scena del suo American Psycho, film del 2000 ispirato al controverso romanzo di Bret Easton Ellis, dedica alla cantante un&#8217;interessante analisi del significato di &#8220;The greatest love of all&#8221;.
Il secondo è un [...]]]></description>
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<p>Ormai lo saprete tutti, ma noi abbiamo selezionato per voi gli omaggi più belli.</p>
<p>Il primo è quello di Mary Harron che, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=e3F9K4PMwm0">in una scena del suo American Psycho</a>, film del 2000 ispirato al controverso romanzo di Bret Easton Ellis, dedica alla cantante un&#8217;interessante analisi del significato di &#8220;The greatest love of all&#8221;.</p>
<p>Il secondo è un <a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2012/02/13/AP5Q1jsB-spenta_stella_sola.shtml">articolo di Renato Tortarolo</a>, pubblicato oggi su &#8220;Il secolo XIX&#8221;, di cui riportiamo il pezzo di chiusura:</p>
<p><em>&#8220;Non si capirà mai questa morte, se non si guarda la storia recente di tante artiste accomunate dall’equivoco che amare sia soprattutto sopportare. Aver visto la Houston a Beverly Hills, non all’Hilton ma al Beverly Wilshire, altro posto strategico per vivere da dive, vale un suo concerto. Leggera ma triste, sorridente e pensierosa. Cerchi l’avvocato di Paul Newman e rimani folgorato da un viso non bellissimo, un po&#8217; di sbieco, più piccolo che in fotografia o nei video. E quel volto non sembra in armonia con la voce. Ci pensi per anni, e nemmeno le cronache malate di gossip ti spiegano perché si perda tutto. Non c’entra Amy Winehouse o il club delle cantanti, attrici o scrittrici o ballerine strappate alla vita dal più futile degli incidenti. No. C’è proprio un verso sbagliato, un declivio che si passa e non si riprende più. Ci si addormenta. Forse. Capita</em>.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Look around: l’interactive video firmato Red Hot Chili Peppers</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3336</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 16:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Hi Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing & Advertising]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media & Viral Video]]></category>
		<category><![CDATA[Red Hot Chili Peppers]]></category>
		<category><![CDATA[Red Hot Chili Peppers 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Red Hot Chili Peppers I’m with you]]></category>
		<category><![CDATA[Red Hot Chili Peppers Look around]]></category>

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Il titolo della canzone si conforma perfettamente con la geniale trovata dell’ultimo video dei Red Hot Chili Peppers: “Look around“, ovvero “guardati attorno”.
Guardarsi attorno è proprio ciò che è possibile fare nel video dell’ultimo singolo, terzo estratto, dall’album “I’m with you” della band Californiana. Premendo play avremo infatti l’occasione di immedesimarci nel regista e interagire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/R.H.C.P.-IM-WITH-YOU01.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/R.H.C.P.-IM-WITH-YOU01.jpg" alt="" title="R.H.C.P.-I&#039;M-WITH-YOU01" width="712" height="534" class="aligncenter size-full wp-image-3341" /></a></p>
<p>Il titolo della canzone si conforma perfettamente con la geniale trovata dell’ultimo video dei Red Hot Chili Peppers: “Look around“, ovvero “guardati attorno”.</p>
<p>Guardarsi attorno è proprio ciò che è possibile fare nel video dell’ultimo singolo, terzo estratto, dall’album “I’m with you” della band Californiana. Premendo play avremo infatti l’occasione di immedesimarci nel regista e interagire con il video muovendo la telecamera, cambiando stanza e decidendo quale dei 4 artisti osservare all’opera.</p>
<p>Ma non finisce qui. Oltre ad avere la possibilità di zoomare sarà possibile anche cliccare, in ogni stanza,  su determinati particolari, accedendo a foto e video effettuati durante la ripresa del video.</p>
<p>Volete provare? Buon divertimento! </p>
<p><img style="visibility:hidden;width:0px;height:0px;" border=0 width=0 height=0 src="http://c.gigcount.com/wildfire/IMP/CXNID=2000002.0NXC/bT*xJmx*PTEzMjg4MDQxNzU5NDAmcHQ9MTMyODgwNDg4NTczNSZwPTEwNTM3NDImZD1yaGNwd2lkZ2V*JTJmcmhjcHdpZGdldCZn/PTQmbz1mNzNmZGNmM2QzYTc*YWZhOTE5MzYxMDFjYTU1MmExYyZvZj*w.gif" /><OBJECT classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab" WIDTH="574" HEIGHT="380" id=" RHCPs Look Around Interactive Video"><PARAM NAME="movie" VALUE="http://download.wbr.com/rhcp/ivideo/rhcp-widget.swf" /><PARAM NAME="quality" VALUE="high" /><PARAM NAME="flashVars" value="gig_cfg=rhcpwidget&#038;crtr=1&#038;gig_lt=1328804175940&#038;gig_pt=1328804885735&#038;gig_g=4&#038;gig_cfg=rhcpwidget&#038;gig_crtr=1" /><EMBED src="http://download.wbr.com/rhcp/ivideo/rhcp-widget.swf" quality="high" WIDTH="574" HEIGHT="380" NAME=" RHCPs Look Around Interactive Video" flashVars="gig_cfg=rhcpwidget&#038;crtr=1&#038;gig_lt=1328804175940&#038;gig_pt=1328804885735&#038;gig_g=4&#038;gig_cfg=rhcpwidget&#038;gig_crtr=1" TYPE="application/x-shockwave-flash" PLUGINSPAGE="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer"></EMBED></OBJECT></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/02/08/look-around-red-hot-chili-peppers/">qui</a></p>
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		<title>Apple più di Google, dove crashano le app</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
L&#8217;eterna lotta tra Android e iOS si combatte su tutti i fronti. Tra i tanti, il numero e la qualità media delle app è uno dei cavalli di battaglia della piattaforma Apple. Può quindi sorprendere il risultato degli studi di Crittercism, startup dedicata all&#8217;analisi dei dati di crash delle applicazioni. Secondo le informazioni da loro raccolte, [...]]]></description>
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<p>L&#8217;eterna lotta tra Android e iOS si combatte su tutti i fronti. Tra i tanti, il numero e la qualità media delle app è uno dei cavalli di battaglia della piattaforma Apple. Può quindi sorprendere il risultato degli studi di <a href="http://www.crittercism.com/" target="_blank">Crittercism</a>, startup dedicata all&#8217;analisi dei dati di crash delle applicazioni. Secondo le <a href="http://www.forbes.com/sites/tomiogeron/2012/02/02/does-ios-crash-more-than-android-a-data-dive/" target="_blank">informazioni da loro raccolte</a>, le app di terze parti per iOs <strong>si</strong> <strong>inchiodano più spesso</strong> di quelle per Android.</p>
<p>Crittercism ha analizzato 214 milioni di lanci tra novembre e dicembre 2011: circa 162 milioni erano app per iOs e 52 milioni per Android. Ma concentrandosi sulla percentuale di crash in rapporto ai singoli lanci, questa disparità è stata eliminata permettendo un confronto <em>alla pari</em> tra le due piattaforme.</p>
<p>Il risultato è che iOs in tutte le sue incarnazioni è il protagonista dell&#8217;<strong>84,36% dei crash</strong>, con l&#8217;ultima versione (la 5.0.1) in testa a tutte con il 28.64% dei riavvii. Un dato in apparenza incoerente con l&#8217;immagine di stabilità ed efficienza che da sempre contraddistingue il sistema operativo Apple soprattutto se confrontato con il <em>caotico</em> e frammentato Google Android. Come si spiega?</p>
<p>Il fatto che a soffrire di più sia proprio l&#8217;ultima release si spiega proprio con la sua novità: è probabile che gli sviluppatori debbano ancora adattare le loro app alle <strong>nuove caratteristiche </strong>dell&#8217;OS, mentre fino alla versione precedente era (quasi) tutto ok. Android, con la versione Ice Cream Sandwich disponibile ufficialmente solo su dispositivi made in Google, ancora è troppo poco diffuso perché i dati a lui relativi siano affidabili in questo senso.</p>
<p>In ogni caso, Android in tutte le versioni permette agli sviluppatori di migliorare <strong>quasi in tempo reale</strong> il proprio codice sui dispositivi degli utenti: basta pubblicare una nuova versione dell&#8217;app sul <a href="https://market.android.com/">Market</a> e gli smartphone ricevono una notifica di aggiornamento. Se poi l&#8217;utente ha dato inizialmente il permesso, l&#8217;update avviene per sempre in maniera automatica: i bug cioè vengono risolti appena lo sviluppatore riesce a capire cosa non va. Discorso differente per lo sviluppatore iOs, che una volta sbrogliata la matassa deve comunque attendere i<strong> tempi più lunghi </strong>che l&#8217;App Store richiede per vagliare e mettere online la nuova versione del software.</p>
<p>Occhio a prendere questi dati con il dovuto peso però, perché in termini assoluti si traducono in numeri trascurabili, con le app più scarse che ci lasciano a piedi il appena 3% delle volte.</p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/news/applicazioni/2012/02/07/google-apple-crash-app-15133.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Facebook, cancellare le foto non serve a nulla</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3317</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 09:37:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Tre anni e niente è cambiato: cancellare una foto da Facebook è perfettamente inutile perché resta comunque lì, alla portata di tutti. Nel 2009, in seguito alla scoperta di alcuni studenti di Cambridge, Ars Technica aveva denunciato che, mentre Flickr e Twitter eliminavano (ed eliminano) all&#8217;istante una foto cancellata dall&#8217;utente, My Space e Facebook continuavano [...]]]></description>
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<p>Tre anni e niente è cambiato: cancellare una foto da Facebook è perfettamente inutile perché resta comunque lì, alla portata di tutti. Nel 2009, in seguito alla scoperta di alcuni studenti di Cambridge, <a href="http://arstechnica.com/web/news/2009/07/are-those-photos-really-deleted-from-facebook-think-twice.ars">Ars Technica</a> aveva denunciato che, mentre Flickr e Twitter eliminavano (ed eliminano) all&#8217;istante una foto cancellata dall&#8217;utente, My Space e Facebook continuavano a mostrarla. Le immagini infatti restavano sul server, spesso ancora raggiungibili attraverso il link diretto o applicazioni che vi hanno accesso.</p>
<p>Tornata sulla questione <a href="http://arstechnica.com/web/news/2010/10/facebook-may-be-making-strides.ars">un anno dopo</a>, la rivista aveva verificato che, per lo meno per quanto riguardava Facebook, la situazione era immutata. E oggi, dopo ben tre anni, le foto che Ars aveva cercato di cancellare nel maggio del 2009 sono ancora lì, disponibili sul social network più famoso al mondo. L&#8217;indirizzo è dunque ancora valido. Vuol dire che se qualcuno lo ha pubblicato su un sito o un blog, cliccandolo si arriva direttamente all&#8217;immagine.<br />
All&#8217;epoca la risposta di Facebook era stata un generico: “ci stiamo lavorando su”. Adesso, ricontattata da <a href="http://arstechnica.com/author/jacqui-cheng/">Jacqui Cheng</a>, la giornalista che anche nel 2009 si era occupata della faccenda, l&#8217;azienda ha dato una risposta più articolata (anche se soltanto via email).</p>
<p>“ Il sistema che usavamo per conservare le foto non sempre eliminava le immagini dal sito in un periodo di tempo ragionevole dopo che un utente le aveva cancellate”, ha spiegato Frederick Wolens, portavoce del colosso di Menlo Park. A quanto pare, le foto rimaste online sono incastrate in un vecchio sistema che non ha mai funzionato a dovere. Ora, tuttavia, l&#8217;azienda avrebbe a disposizione un nuovo sistema sul quale, entro un mese e mezzo circa, dovrebbe trasferire tutte le foto.</p>
<p>“ Abbiamo lavorato sodo per spostare tutto il nostro archivio di foto in un nuovo sistema che elimina completamente le immagini entro 45 giorni”, ha spiegato ancora l&#8217;uomo di Zuckerberg: “ È  rimasta solo una piccola percentuale di fotografie sul vecchio sistema in attesa di essere trasferite. Ci aspettiamo che il processo sia completato entro un mese o due e poi elimineremo tutti i vecchi contenuti”.</p>
<p>Non importa che quella che volete far sparire da Fb sia una foto compromettente o solo un&#8217;immagine che non vi piace e che magari qualcun altro ha caricato senza chiedervi il permesso: ora è lì e ci resta. Nella migliore delle ipotesi per altri tre mesi (un mese e mezzo più gli altri 45 giorni preventivati), ma, basandoci sui trascorsi del social network, anche per altri tre anni.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/02/07/facebook-foto-cancellate-privacy-19840.html?utm_source=wired&amp;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Anonymous, attacco a Facebook?</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3312</link>
		<comments>http://blog.abcinteractive.it/?p=3312#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:50:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Il gruppo di &#8220;Hacktivisti&#8221; senza nome Anonymous ha sferrato a sorpresa un attacco contro Facebook, social network con 800 milioni di utenti. L&#8217;attacco è stato annunciato in tempo reale su Twitter, e al momento Facebook mostra malfunzionamenti a macchia di leopardo. L&#8217;attacco a Facebook era da tempo una delle ipotesi di attività imminenti per il [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/anonymous_wallpaper_01.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/anonymous_wallpaper_01.jpg" alt="" title="anonymous_wallpaper_01" width="712" height="534" class="aligncenter size-full wp-image-3313" /></a></p>
<p>Il gruppo di &#8220;Hacktivisti&#8221; senza nome Anonymous ha sferrato a sorpresa un <strong>attacco contro Facebook</strong>, social network con 800 milioni di utenti. L&#8217;attacco è stato annunciato in tempo reale su Twitter, e al momento Facebook mostra malfunzionamenti a macchia di leopardo. L&#8217;attacco a Facebook era da tempo una delle ipotesi di attività imminenti per il gruppo hacker. Che però ha sempre smentito eventuali voci di questo tipo, l&#8217;ultima solo poche ore fa. Ma da Twitter arriva l&#8217;annuncio a sorpresa da Anonops_live, specificando che si tratta di un attacco Ddos, negazione di servizio distribuita, e che interessa Facebook.com.</p>
<p>Ma i tweet da fonti collegate ad Anonymous si moltiplicano, e spaziano dalla negazione completa dell&#8217;attacco (&#8220;Facebook ci serve come strumento di comunicazione, non lo attaccheremo mai&#8221;), chi dice che un attacco è in corso, ma non si tratta di Anonymous. E chi, ancora, parla di &#8220;interventi di manutenzione del social network&#8221;.</p>
<p>Sembra che l&#8217;attacco sia stato lanciato come <strong>risposta all&#8217;ACTA</strong>, l&#8217;<strong>Anti Counterfeiting Trade Agreement</strong>, accordo anti-contraffazione proposto dalle associazioni dell&#8217;audiovisivo, che contiene misure restrittive per il web.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/26/news/anonymous_facebook-28777849/">qui</a></p>
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		<title>Streaming film nuovamente online?</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3308</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 11:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Sarebbero nati in questi giorni Anonyupload e Anonyvideo , il nuovo servizio Megavideo per lo streaming ed il download di film. I fondatori, simpatizzanti ma non membri del gruppo hacker Anonymous, fanno sapere che l’apertura ufficiale ci sarà domani, venerdì 27 gennaio.
Perché la nascita del nuovo servizio Megavideo Anonyupload ed il fratello Anonyvideo?
Dopo la chiusura dei colossi [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/black-fax01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3309" title="black-fax01" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/black-fax01.jpg" alt="" width="712" height="402" /></a></p>
<p>Sarebbero nati in questi giorni <strong>Anonyupload e Anonyvideo , il nuovo servizio Megavideo per lo streaming ed il download di film</strong>. I fondatori, simpatizzanti ma non membri del gruppo hacker Anonymous, fanno sapere che l’apertura ufficiale ci sarà domani, venerdì 27 gennaio.</p>
<p>Perché la nascita del nuovo servizio Megavideo Anonyupload ed il fratello <strong>Anonyvideo</strong>?<br />
Dopo la chiusura dei colossi dello streaming film Megavideo e sharing file Megaupload, molti portali hanno cancellato i file dai loro server per paura che gli amministratori subissero la stessa sorte di DotCom (nickname di Kim Schmitz, presidente di Megavideo e altri siti di streaming e download film) arrestato per violazione di copyright con una pena prevista di 50 anni.<br />
Che la paura, e la relativa tabula rasa, siano legittime o meno, milioni di abitanti del popolo di internet sono andati nel caos. Questa destabilizzazione causata dalla chiusura dei portali di streaming film e download video non è dovuta soltanto alla mancanza di fonti per la visione serie tv e lo sharing di contenuti protetti da diritto d’autore ma anche per l’assenza di un portale valido per condividere con amici e parenti distanti i propri documenti audio e video. Infatti portali come <strong>FileServe, FileSonic e FileJungle</strong> hanno limitato dopo il pandemonio Megavideo il download dei file video e audio esclusivamente alla persona che ha fatto l’upload del file.</p>
<p>Anonyupload è il nuovo servizio Megaupload grazie al quale sarà ancora possibile lo sharing di file e streaming film. Nato grazie a dei simpatizzanti del gruppo Anonymous, simpatizzanti ma non membri come tengono a sottolineare sulla loro home page. Il portale per il download di film e musica sarà effettivo a partire da domani.<br />
Cliccando sul menu alla voce: “<strong>Iscrizione gratuita</strong>” presente in alto a sinistra della home page di Anonyupload, si legge che l’iscrizione è valida anche per il portale Anonyvideo, sarebbe proprio quest’ultimo l’erede di Megavideo, ovvero un portale dove si possono vedere in streaming film, serie tv, telefilm e video comodamente sul proprio computer.<br />
E le implicazioni legali? E’ sempre <strong>illegale</strong> lo streaming film e video ma sono sempre i fondatori di Anonyvideo che tengono a precisare “<em>Per la vostra sicurezza la nostra infrastruttura è situata fuori dalla giurisdizione americana</em>”.<br />
Assisteremo ad altri arresti nei prossimi giorni? Chissà, <strong>Stay tuned ;-)</strong></p>
<p>Tratto da <a href="http://cinema.newsfan.it/anonyupload-per-megaupload-anonyvideo-nuovo-megavideo-streaming-film-nuovamente-online-14474.html">qui</a></p>
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		<title>Le migliori alternative a Megaupload</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3304</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 16:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Dopo la chiusura del famosissimo sito di filesharing per le note vicende su pirateria e copyright, spuntano gli altri servizi (presenti anche prima, ma meno noti/utilizzati) per condividere gratis i file.
Se molti di voi cercano alternative a Megaupload, vi consigliamo queste (siamo andati alla ricerca di servizi che avessero minimo un servizio base gratuito):
Amazon Cloud [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/alternative01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3305" title="alternative01" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/alternative01.jpg" alt="" width="712" height="473" /></a></p>
<p>Dopo la chiusura del famosissimo sito di filesharing per le note vicende su pirateria e copyright, spuntano gli altri servizi (presenti anche prima, ma meno noti/utilizzati) per condividere gratis i file.</p>
<p>Se molti di voi cercano alternative a Megaupload, vi consigliamo queste (siamo andati alla ricerca di servizi che avessero minimo un servizio base gratuito):</p>
<p><a href="https://www.amazon.com/clouddrive/learnmore">Amazon Cloud Drive</a>: simile a Dropbox, la nuvola di Amazon offre 5 GB di spazio gratuito. La dimensione massima dei file è di 2 GB. Può essere aggiornato fino a 1000 GB (al costo di circa 1$ per ogni gigabyte aggiuntivo di spazio). Una pecca: non è permessa la condivisione di file.</p>
<p><a href="http://www.box.com/">Box</a>: come Dropbox, è un servizio di cloud storage. Gli utenti hanno 5 GB a disposizione e possono condividere i file tramite link. Un problema: gli utenti non premium possono caricare file con una grandezza massima di 25 megabyte (un po’ poco in effetti).</p>
<p><a href="http://bitshare.com/">Bitshare</a>: sito di file hosting e storage gratuito. Si possono caricare file con grandezza massima di un gigabyte, senza nessuna registrazione!</p>
<p><a href="http://www.crocko.com/">Crocko</a>: permette di caricare file fino a 2 GB senza registrarsi. Il download per gli utenti non premium è limitato a 200 MB per ora.</p>
<p><a href="http://depositfiles.com/">DepositFiles</a>: hosting senza registrazioni. File da caricare con dimensione fino a 2 GB. Condivisione tramite link.</p>
<p><a href="https://www.dropbox.com/">Dropbox</a>: uno dei servizi più famosi e affidabili. Offre 2 GB di spazio gratis e la condivisione sia tramite cartella pubblica che tramite invito e-mail. Upgrade a 50 GB e 100 GB rispettivamente per 10$ e 20$ al mese.</p>
<p><a href="http://filefactory.com/">FileFactory</a>: abbastanza limitato, i file sono disponibili per una settimana. Molti più servizi per gli account premium a pagamento.</p>
<p><a href="http://www.filehosting.org/">FileHosting</a>: completamente free, non ci sono limiti di dimensione per i file e non è richiesta registrazione. I file caricati possono essere condivisi tramite link e facilmente scaricabili.</p>
<p><a href="http://www.filejungle.com/">FileJungle</a>: permette di caricare file fino a 2 GB di dimensione, senza registrazione.</p>
<p><a href="http://filepost.com/">FilePost</a>: come DepositFiles, ma gli utenti premium possono caricare file con dimensione massima di 5 GB.</p>
<p><a href="http://www.fileserve.com/">FileServe</a>: anche qui è possibile caricare file (con dimensione massima di 1 GB) senza registrazione. (NEWS:  da poche ore non è più disponibile la condivisione dei file)</p>
<p><a href="http://www.filesonic.it/">FileSonic</a>: come FileServe, possibilità di caricare file con dimensione massima di 1 GB. I file sono disponibili per 30 giorni e serve una registrazione gratuita. Condivisione tramite link. (NEWS: anche su FileSonic limitata la condivisione)</p>
<p><a href="http://hotfile.com/">Hotfile</a>: senza registrazione permette di caricare file fino a 400 MB di dimensione.</p>
<p><a href="https://www.yousendit.com/">YouSendIt</a>: uno dei primi servizi di condivisione, offre 2 GB di storage gratuito con limite di 50 MB per file. I file possono poi essere condivisi via e-mail, ma solo cinque al mese per gli utenti non premium.</p>
<p><a href="http://www.mediafire.com/">MediaFire</a>: offre spazio gratuito fino a 2 GB (con limite per file di 200 MB). I file saranno però cancellati dopo un periodo di tempo.</p>
<p><a href="http://explore.live.com/skydrive">Microsoft SkyDrive</a>: completamente gratuito, permette agli utenti di avere uno spazio di 25 GB. Bisogna però avere un indirizzo Hotmail (o Msn).</p>
<p><a href="http://minus.com/">Minus</a>: molto semplice da utilizzare, con una bella interfaccia (anche drag&amp;drop). Offre, con registrazione, fino a 50 GB di spazio gratis. Condivisione tramite link generati automaticamente.</p>
<p><a href="http://netload.in/index.php">Netload</a>: offre un servizio gratuito senza registrazione (probabilmente per file fino a 400 MB). Mentre per gli account premium (a pagamento) non ci sono limiti di nessun tipo.</p>
<p><a href="http://www.opendrive.com/">Opendrive</a>: previa registrazione, offre 5 GB di spazio e la possibilità di caricare file con dimensione massima di 50 MB.</p>
<p><a href="http://oron.com/">Oron</a>: permette agli utenti di caricare (senza registrazione) file fino a 400MB, fino a cinque file alla volta. I file caricati, che possono essere condivisi tramite link, vengono conservati solo per un breve periodo di tempo (la velocità di upload è lenta).</p>
<p><a href="https://www.rapidshare.com/">RapidShare</a>: con iscrizione gratuita, consente agli utenti di caricare file di dimensioni illimitate e condividerli attraverso mail, Twitter e Facebook. I file vengono automaticamente cancellati dopo un certo periodo di tempo. Uno dei più conosciuti insieme a MegaUpload e per questo, uno dei più a rischio per la chiusura.</p>
<p><a href="http://www.sendspace.com/">SendSpace</a>: registrazione non necessaria, ma consigliata per usufruire di alcuni servizi (sempre gratuiti). Permette di caricare file fino a 500 MB di grandezza (prende l’autenticazione tramite i social e c’è anche un’app per iPhone/Android).</p>
<p><a href="https://www.sugarsync.com/">SugarSync</a>: simile a Box e Dropbox, offre 5 GB di storage gratuito con registrazione.</p>
<p><a href="http://www.uploadstation.com/">UploadStation</a>: permette di caricare file (senza registrazione) fino a 2 GB.</p>
<p><a href="http://www.zshare.net/">zShare</a>: uno dei primi servizi a nascere (si nota anche dalla grafica del sito), offre upload gratuito fino a 100 MB per file (senza registrazione).</p>
<p><a href="http://www.wupload.it/">WUpload</a>: si dichiara “100% sicuro e anonimo”, offre agli utenti la possibilità di caricare file con dimensione massima 2 GB (per gli utenti non premium, il download parte con un ritardo obbligatorio e non c’è la possibilità di farli simultanei).</p>
<p>Gli effetti della chiusura di Megaupload si fanno sentire: gli altri siti, per evitare il rischio chiusura, stanno limitando la condivisione dei file (permettendo il download solo dei propri file caricati in precedenza). Il cloud è improvvisamente diventato rischioso?</p>
<p>Voi, che servizi usate? Ne avete altri da suggerire? Aspettiamo i vostri commenti ed i vostri pareri!</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/01/23/le-migliori-alternative-a-megaupload/">qui</a></p>
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		<title>110 Stories (from s4c NYC)</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Vi presentiamo una storia molto particolare.
Non ha uno sfondo sociale. “Storico”, piuttosto.
Non ruota attorno alla comunicazione fotografica. Ma usa la fotografia per ricostruire una realtà alternativa.
Attraverso un beve documentario, infatti, il giornalista Matteo Minasi, membro di Shoot4Change residente a New York, racconta la storia di Brian August e di un’applicazione molto particolare.
Brian August, nato e [...]]]></description>
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<p>Vi presentiamo una storia molto particolare.<br />
Non ha uno sfondo sociale. “Storico”, piuttosto.</p>
<p>Non ruota attorno alla comunicazione fotografica. Ma usa la fotografia per ricostruire una <strong>realtà alternativa</strong>.</p>
<p>Attraverso un beve documentario, infatti, il giornalista <strong>Matteo Minasi</strong>, membro di Shoot4Change residente a New York, racconta la storia di <strong>Brian August</strong> e di un’applicazione molto particolare.<br />
Brian August, nato e cresciuto a New York, ha infatti sviluppato “<strong>110 Stories</strong>”, un’applicazione che permette di fotografare, da qualsiasi punto della città, la zona del World Trade Center.</p>
<p>Con una sorpresa: nella foto appariranno anche le torri gemelle.Un nuovo modo per ricordare i due maestosi edifici come se fossero ancora presenti nello skyline di Manhattan.</p>
<p>E’ un modo di usare la fotografia per riappropriarsi dei propri ricordi della New York “che era”. E per chi non l’ha mai vista con le Torri Gemelle al loro posto, un modo per capire com’era.<br />
In ogni caso un uso originale del racconto visuale.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/29869566?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400" height="225" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
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		<title>Google, Facebook e Twitter chiuderanno i propri siti il 23 Gennaio</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 15:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Il 23 Gennaio 2012 è una data che rimarrà nella storia: per la prima volta ,dal 1999 sino ad oggi, i dieci siti più importanti del mondo tra cui Google, Facebook e Twitter chiuderanno per 24 ore in segno di protesta contro l’approvazione della legge di censura degli Stati Uniti.
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<p>Il <strong>23 Gennaio 2012</strong> è una data che rimarrà nella storia: per la prima volta ,dal 1999 sino ad oggi, <strong>i dieci siti più importanti del mondo tra cui Google, Facebook e Twitter chiuderanno per 24 ore </strong>in segno di protesta contro l’approvazione della legge di censura degli Stati Uniti.</p>
<p>Questa legge (<strong>SOPA/PIPA</strong>), che verrà approvata il 24 gennaio, si pone come obiettivo primario quello di monitorare e censurare qualunque attività illecita avvenga su Internet; ciò non riguarda solo l’America, ma tutto il mondo (quindi anche l’Italia).</p>
<p>In questa maniera grandi siti come Facebook e Twitter rischiano la chiusura poichè, nel caso in cui contengano materiale che viola copyright, potrebbero subire la censura da parte del governo.</p>
<p>In pratica non saranno accessibili per l&#8217;intera giornata.</p>
<p>Suicidi di massa?</p>
<p>Ma vediamone i dettagli:</p>
<p>- Il <strong>SOPA</strong>, acronimo di Stop Online Piracy Act, vorrebbe consentire misure più drastiche e veloci contro chi commette reati di pirateria informatica e violazioni di copyright. Nelle parole di Wikipedia “prevede che i titolari dei diritti lesi possano agire per vie legali non solo nei confronti di chi abbia materialmente commesso la violazione, ma anche nei confronti dei siti e dei portali che ospitano i contenuti in violazione di copyright”.</p>
<p>- Il <strong>PIPA</strong>, acronimo di Protect IP Act, invece vorrebbe offrire maggiori poteri ai detentori di copyright, impedendo l’accesso ai siti che violano il diritto d’autore o operano contraffazione di beni. Un campanello d’allarme per Wikipedia, secondo cui se le norme venissero approvate, potrebbero “avere conseguenze limitanti o distruttive”per l’enciclopedia libera come la conosciamo oggi.</p>
<p>(Tratto da <a href="&lt;a href=">qui</a>)</p>
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		<title>Megaupload e Megavideo: riavremo i soldi spesi dopo la chiusura?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 14:39:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Hi Tech]]></category>
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Come ormai tutti saprete, sono stati ufficialmente chiusi i servizi Megaupload e Megavideo: Kim Schmitz e alcuni suoi collaboratori, infatti, sono stati arrestati e rischiano quasi 50 anni di carcere a testa ed è già stato richiesto un risarcimento di circa 500 milioni.
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<p>Come ormai tutti saprete, sono stati ufficialmente chiusi i servizi <strong>Megaupload e Megavideo</strong>: <strong>Kim Schmitz </strong>e alcuni suoi collaboratori, infatti, sono stati arrestati e rischiano quasi <strong>50 anni di carcere</strong> a testa ed è già stato richiesto un risarcimento di circa <strong>500 milioni</strong>.</p>
<p>In queste condizioni, chissà se i tantissimi utenti che usufruivano del servizio, che hanno acquistato un <strong>account premium</strong> e che in queste ore si stanno ponendo tutti la stessa domanda (Avremo un risarcimento? Riavremo mai i nostri soldi?&#8221;), avranno una risposta.</p>
<p>In ogni caso, a poche ore dal sequestro, Megaupload sarebbe già pronto a tentare il <strong>rilancio sotto nuovo dominio</strong>: l&#8217;iniziativa è per ora catalogata da Chrome come ‘phishing’. Il sito si celerebbe dietro il nuovo dominio megavideo.bz e la dichiarazione di intenti è chiara fin dalla homepage, dove compare la scritta ‘Questo è il nuovo sito Megaupload! Stiamo lavorando per tornare nuovamente operativi’.<br />
Ma questa prova tecnica potrebbe non andare a buon fine: sembra, infatti, difficile che a poco tempo dal sequestro attuato con forza, le autorità acconsentano al riavvio tanto solerte delle attività. Probabilmente, l’idea di un rilancio con un nuovo dominio è stata lanciata così presto sostenuta dal clamore del momento e dal supporto degli <strong>Anonymous</strong>, che potrebbero contribuire alla riuscita della nascita di questa novità.</p>
<p>Vi terremo aggiornati!</p>
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		<title>Bed&amp;Show in home page su ilfattoquotidiano.it</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 11:11:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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&#8220;Oggi la solidarietà non solo verso chi fa arte o cultura è un sentimento in ascesa, una buona arma luminosa per combattere la crisi. Sono i vantaggi delle avversità&#8221;, Tiberio Ferracane.
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<p>&#8220;Oggi la solidarietà non solo verso chi fa arte o cultura è un sentimento in ascesa, una buona arma luminosa per combattere la crisi. Sono i vantaggi delle avversità&#8221;, Tiberio Ferracane.</p>
<p>Se così è, un&#8217;iniziativa come quella di Bed&amp;Show non può che riscuotere un successo che è in continua ascesa: il costante aumento del numero degli iscritti e l&#8217;avvio di collaborazioni importanti ne sono la conferma.</p>
<p>Oggi, Bed&amp;Show è in home page su <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/show-lalleanza-artisti-fare-rete-trovare-posto-letto/185019/">ilfattoquotidiano.it</a> con un&#8217;interessante articolo di Eugenia Romanelli. Ve lo riportiamo di seguito.</p>
<p>E se non l&#8217;avete ancora fatto, visitate il sito <a href="http://www.bedandshow.it/">bed&amp;show.it</a>!</p>
<p><strong>Bed&amp;Show, l&#8217;alleanza tra artisti per fare rete (e trovare un posto letto)</strong></p>
<p>L&#8217;idea c&#8217;è tutta, e a dimostrarlo sono i fatti: in pochi mesi <strong>600 iscritti, 220 località</strong> in tutta Italia, <strong>603 posti letto, 20mila visualizzazioni</strong> di pagina. Stiamo parlando di <a href="http://www.bedandshow.it/">Bed&amp;Show</a>, un sito che aggrega gli artisti che vogliono portare in tournèe il proprio spettacolo abbattendo i costi. &#8220;Tutto è nato – spiega l&#8217;inventore, il cantautore <strong>Tiberio Ferracane </strong>– per risolvere una difficoltà personale, ossia come portare in giro il mio spettacolo visti i cachet così esigui. All&#8217;inizio chiedevo ospitalità ai miei amici o colleghi, poi mi si è accesa la lampadina, creare una rete di alleanza tra artisti: mettiamo a disposizione i posti letto e a nostra volta troviamo da dormire, così, almeno in tournèe, vitto e alloggio sono assicurati&#8221;.</p>
<p>L&#8217;iniziativa ha riscosso un tale successo che anche non-artisti si sono iscritti: &#8220;Oggi la solidarietà non solo verso chi fa arte o cultura – continua Ferracane – è un sentimento in ascesa, una buona arma luminosa per combattere la crisi. Sono i vantaggi delle avversità&#8221;. Appena inaugurata anche, oltre al magazine elettronico quindicinale a cura di <strong>Cinzia Manfredi</strong>, la possibilità di iscrivere locali, teatri, scuole e altre strutture interessate a questo progetto indipendente che di fatto scavalca gli agenti: &#8220;Ce ne sono anche di leali e per fortuna io li ho incontrati – spiega Ferracane – ma molti lucrano sui talenti e ci siamo scocciati&#8221;. &#8220;Ospita e sarai ospitato&#8221; pare dunque un motto vincente, e ricorda il coach surfing e tutte le iniziative &#8220;social&#8221; che nella rete trovano affiatamento e partecipazione. &#8220;Bed&amp;Show è diverso dal coach surfing per la sua mission, così come non possiamo definire un social network il sito. Il punto è che i contatti virtuali con cui ormai siamo abituati a sostituire quelli reali diventano possibilità concrete e vive di scambi di esperienze, impressioni e indicazioni su una professione, quella dell&#8217;artista, a cui non viene data abbastanza dignità, se non quando si è già affermati. In Italia, ci sono migliaia di operatori dello spettacolo che di questo vivono, oggi più che mai con fatica. Credo che una sorta di associativismo mutualistico tra gli artisti, tutti, sia necessario, anche per contrastare questo &#8220;addomesticamento intellettuale&#8221; per cui si aspetta, anche quando si sa che non arriverà, l&#8217;aiuto di un terzo, di un tramite&#8221;.</p>
<p>E intanto compaiono collaborazioni importanti, come quelle col <strong>Mei</strong> di <strong>Giordano Sangiorgi</strong>, il primo che ha creduto con entusiasmo al progetto, o con <strong>Irene Romano</strong> di Danzadance: &#8220;A breve anche la partnership con MySpace. Intanto stiamo lavorando ad un format, &#8220;Bed&amp;show Live tour&#8221;, in cui si girerà l&#8217;Italia per cercare chi lavora sul campo e coinvolgere gli artisti in un tour promozionale, ma per ora il resto è top secret&#8221;.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/19/show-lalleanza-artisti-fare-rete-trovare-posto-letto/185019/">qui</a></p>
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		<title>I dieci accessori di un vero finto intellettuale</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 13:23:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Non sempre è così ma spesso, in un&#8217;epoca di poser, la presenza di questi oggetti testimonia anche la presenza di un vero finto intellettuale.
Ne possediamo molti tutti, chi l&#8217;ha scritta li possiede quasi tutti. Per ridere li abbiamo messi in fila. Cercando di estrapolare quelli più significativi con i quali un &#8220;vero finto intellettuale&#8221; cerca [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/beatles-clarks01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3251" title="beatles-clarks01" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/beatles-clarks01.jpg" alt="" width="712" height="534" /></a></p>
<p>Non sempre è così ma spesso, in un&#8217;epoca di poser, la presenza di questi oggetti testimonia anche la presenza di un vero finto intellettuale.<br />
Ne possediamo molti tutti, chi l&#8217;ha scritta li possiede quasi tutti. Per ridere li abbiamo messi in fila. Cercando di estrapolare quelli più significativi con i quali un &#8220;vero finto intellettuale&#8221; cerca di accattivarsi le simpatie e l&#8217;ammirazione di chi gli sta attorno. Apre la Moleskine e chiude un accessorio diventato ormai mitico, la&#8230;</p>
<p><strong>10. Moleskine</strong><br />
Il moleskine è un libretto leggendario, usato da <strong>Céline, Hemingway, Chatwin, Picasso, Oscar Wilde e Van Gogh</strong>.<br />
E’ un semplice rettangolo nero, con le pagine a quadretti o a righe, i bordi trattenuti da un elastico, una tasca interna per custodire foglietti volanti, e una <strong>rilegatura in tela cerata </strong>(moleskine) da cui prende il nome.<br />
Il finto intellettuale non può crederci quando legge, nel fogliettino che accompagna la storica agendina, di tutti questi illustri predecessori. Per lui, cresciuto nel loro mito culturale, avere quel particolare blocco note diventa a quel punto quasi una questione d’orgoglio.<br />
E allora, acquistatala, può capitare di vederlo, nei posti più affollati e caotici, scribacchiare appunti, mettere nero su bianco i propri pensieri, dare forma alle proprie idee. Sempre che ci sia <strong>qualcuno</strong> che lo guardi…</p>
<p><strong>9. Il giornale infilato nella tasca posteriore </strong><br />
Uno dei veri clichè del finto intellettuale è il quotidiano arrotolato e infilato nella tasca posteriore del pantalone, meglio se di velluto o jeans sgualcito.<br />
Questa prassi permette al poser di comunicare attraverso il proprio oggetto e di informare a proposito del proprio status: innanzitutto si “definisce” una persona <strong>interessante e interessata</strong>, quindi si pone quale individuo <strong>qualificato</strong> e propenso all’attenta e approfondita dei fatti del mondo che lo circondano.<br />
Il giornale in tasca etichetta una disinvoltura nell’atteggiamento e una decisa presa di posizione nei confronti della società.<br />
Chi mette il giornale in bella mostra nella tasca posteriore del pantalone mette la testata del quotidiano in bella evidenza. Se un tempo era il <strong>Manifesto</strong> oggi il finto intellettuale poser sfoggia il <strong>Fatto quotidiano</strong>.</p>
<p><strong>8. Le Clarks </strong><br />
Da un giornale di destra, Il Giornale, un estratto a firma di Stefano Zecchi:</p>
<p><em>[…]  Le girò e rigirò con attenzione, osservando soddisfatto il risultato della sua operazione: le scarpe nuove erano adesso strisciate e sporche in più punti. Le pagò e se ne andò via. Questo accadeva almeno una quarantina d’anni fa: il cliente aveva tutta l’aria dell’intellettuale, con <strong>i capelli trasandati e la barba incolta</strong>, con la giacca di velluto a coste e i pantaloni stazzonati. Le scarpe appena acquistate erano le Clarks. Nella divisa del contestatore di sinistra, radical chic e un po’ dandy, le Clarks erano un accessorio <strong>fondamentale dell’abbigliamento</strong>, ma non potevano assolutamente apparire nuove: troppo borghesi! I colori dovevano essere soltanto di due tipi: marrone o grigio; la suola di para; la pelle scamosciata e senza fodera; l’altezza doveva toccare il malleolo e, soprattutto, dovevano sembrare molto vissute. Erano scarpe comode per ogni stagione: tenevano sufficientemente asciutto il piede dalla pioggia e relativamente fresco d’estate. Il <strong>vero intellettuale di sinistra</strong> non poteva che avere quelle scarpe. […]</em></p>
<p><strong>7. Il Vinile </strong><br />
Musicassette? Compact disc?<br />
Nemmeno per sogno. Il vero “finto intellettuale” per ascoltare la sua musica si dota di un giradischi e fa incetta di dischi in vinile.<br />
Questo tipo di supporto, uscito di produzione nella prima metà degli anni 90, assicura all’esemplare di finto intellettuale <strong>una rapida presa su chi gli sta attorno </strong>che, sedotto e stupito da una scelta a tal punto anticonformista, non esiterà a definirlo un vero esperto di musica.<br />
In un’epoca dominata dal digitale (in cui l’ipod e gli mp3 sono diventati padroni della scena musicale) quale miglior sistema per “differenziarsi” intellettualmente dalle masse se non <strong>l’utilizzo di un metodo di riproduzione datato e anacronistico?</strong><br />
Fra gli artisti che non mancano mai nella collezione di un finto intellettuale vanno annoverati <strong>Vinicio Capossela</strong> fra gli italiani e i <strong>Radiohead</strong> fra gli stranieri.</p>
<p><strong>6. Il tabacco</strong><br />
Fumare le sigarette è <strong>convenzionale</strong>. Arrotolare il tabacco no.<br />
Vuoi mettere? Cartina, mani, filtrino e tabacco.<br />
Il rito è di quelli che seducono chi guarda!</p>
<p><strong>5. Le toppe ovali sui gomiti della giacca </strong><br />
Da labitofailmonaco.it : La giacca di tweed è uno dei punti di forza del guardaroba classico maschile. si tratta di un tessuto resistente, caldo, ma abbastanza ruvido, che tende, con il tempo, a consumarsi nella zona dei gomiti. In altri tempi, quando le fibre cominciavano a mostrare i segni dell&#8217;<strong>usura</strong> si applicavano all&#8217;altezza dei gomiti<strong> toppe ovali </strong>di pelle, che sono rimaste una delle caratteristiche di questo tipo di giacca.<br />
Il finto intellettuale tende a dimostrare la propria statura culturale applicando, anche qualora non del tutto usurati, delle toppe sui gomiti delle proprie giacche.<br />
Una simile scelta di abbigliamento aiuta a conferirgli una <strong>levatura culturale</strong> superiore a chi lo circonda e ad atteggiarsi a <strong>filosofo, erudito o sapiente</strong>.</p>
<p><strong>4. La bicicletta </strong><br />
Il finto intellettuale predilige gli spostamenti in bicicletta. Innanzitutto la predilige in quanto è<strong> ecologicamente probo</strong> e <strong>vuol dimostrare</strong> di avere a cuore le emissioni inquinanti.<br />
In secondo luogo perché con la bicicletta può spostarsi molto più agilmente.<br />
In terzo perché con quel mezzo di trasporto <strong>è totalmente paragonabile ai finti intellettuali di grandi città del mondo</strong> come New York o Londra.<br />
La bicicletta di un finto intellettuale è curata in ogni più piccolo dettaglio. Solitamente ha i freni a bacchetta ma negli ultimi tempi si stanno affermando finti intellettuali a bordo di biciclette a scatto fisso. Il portapacchi è una <strong>componente importante</strong> perché permette di sfoggiare qualche ulteriore oggetto al finto intellettuale durante gli spostamenti per le strade della città.</p>
<p><strong>3. Il Mac</strong><br />
Windows e i computer che se ne dotano  è <strong>per gli sfigati</strong>, un vero finto intellettuale si butta sul Mac scegliendo il portatile più d’immagine attualmente in commercio.<br />
Apple ha giocato gran parte della propria comunicazione sull’immagine, il finto intellettuale lo sceglie perché<strong> inebriato</strong> dal logo, la mela morsicata, e dall’efficacia “comunicativa” nascosta in quella cromatura bianca.</p>
<p><strong>2. Il libro (giusto)</strong><br />
L’elemento è imprescindibile.<br />
Il finto intellettuale pascola la sua essenza sul libro, anzi, sui libri.<br />
La scelta del testo da esibire, il libro con il quale passare “osservati” non è semplice.<br />
L’ opera con il quale presentarsi deve essere di <strong>alto valore letterari</strong>o ma al contempo <strong>abbastanza conosciuta</strong>. Leggere e sfoggiare letture troppo sofisticate rischia di “vanificare” l’essenza stessa dell’esperienza della lettura.<br />
Il capolavoro a cui si presta un finto intellettuale è accostarsi ad un libro che tutti conoscono ma nessuno mai legge. Un finto intellettuale legge a modo suo. Il suo metodo di lettura è manifestato da <strong>quanto</strong> un libro è vissuto. Ogni pagina del libro che il finto intellettuale ha sfogliato deve<strong> palesare il suo passaggio</strong>, con orecchie segnalibro, sottolineature, appunti e scarabocchi.<br />
Opere fondamentali? Baudelaire, Joyce, Hemingway…</p>
<p><strong>1. La Reflex </strong><br />
La progressiva digitalizzazione di strumenti quali la macchina fotografica ha permesso ad un cospicuo numero di finti intellettuali di dotarsi di una strumentazione elegante e funzionale con la quale <strong>esprimere</strong> la propria artisticità.<br />
Per comprendere la portata delle reflex nell’universo dei finti intellettuali basta considerare una serie di spiritose pagine nate su facebook a proposito di questo fenomeno. Qui ne<a href="http://www.ledieci.net/oggetti-i-dieci-accessori-di-un-vero-finto-intellettuale-214.html"></a> mettiamo soltanto due. Presto raccoglieremo le migliori in una classifica ad hoc.<br />
<a href="http://it-it.facebook.com/pages/La-ragazza-cool-che-si-compra-una-Reflex-per-fotografare-posaceneri/140656026003640">La ragazza cool che si compra una Reflex per fotografare posaceneri </a><br />
<a href="http://www.facebook.com/pages/Persone-che-fanno-foto-con-la-reflex-per-dimostrare-che-ne-hanno-una/165296286852367?sk=info">Persone che fanno foto con la reflex per dimostrare che ne hanno una</a></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ledieci.net/oggetti-i-dieci-accessori-di-un-vero-finto-intellettuale-214.html">qui</a></p>
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		<title>Come fare impazzire un grafico</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 11:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Trovato sulla rete questo spassosissimo decalogo su come far impazzire un grafico.
Gli addetti del settore rideranno a denti stretti (se avranno ancora voglia di ridere!).
1. MICROSOFT OFFICE
Quando dovete inviare al vostro grafico un documento, assicuratevi che sia fatto con una qualsiasi delle applicazioni di Microsoft Office (versione Windows, se possibile).
Se dovete consegnare immagini, avrete più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>Trovato sulla rete questo spassosissimo decalogo su come far impazzire un grafico.<br />
Gli addetti del settore rideranno a denti stretti (se avranno ancora voglia di ridere!).</p>
<p><strong>1. MICROSOFT OFFICE</strong><br />
Quando dovete inviare al vostro grafico un documento, assicuratevi che sia fatto con una qualsiasi delle applicazioni di Microsoft Office (versione Windows, se possibile).<br />
Se dovete consegnare immagini, avrete più successo nel farlo impazzire se, invece di inviare semplicemente  un file JPG, incorporate l’immagine dentro a un documento Microsoft Office, tipo Word o Powerpoint. Meglio ancora se dopo una serie di Copia e Incolla tra diversi documenti Office.<br />
Non dimenticate di abbassare la risoluzione delle vostre immagini a 72 dpi, di modo che vi debbano ricontattare per chiederne una versione in alta risoluzione. Non mancate di obiettare alla loro richiesta di un file più grande, con la frase &#8220;Ma a video lo vedo benissimo!&#8221;. Quando gli manderete la versione ‘a più alta risoluzione’, assicuratevi che le dimensioni siano almeno al 50% di quelle effettivamente necessarie.</p>
<p><strong>2. E-MAIL</strong><br />
Se state usando l’e-mail per inviare le immagini, scordate di allegarle almeno una volta ogni tanto, attendendo la risposta del grafico prima di reinviarle.<br />
E se il grafico insiste perchè gli mandiate l’immagine alla massima risoluzione che avete, abbiate cura di prendere l’intera cartella di immagini RAW e, senza comprimerle con programmi perditempo tipo WinZIP o WinRAR, allegatele a una mail.</p>
<p><strong>3. FONT</strong><br />
Quando il grafico vi propone un font qualsiasi come carattere principale, chiedete l’Helvetica. Se il grafico sceglie l’Helvetica, chiedete di usare l’Arial. Se sceglie l’Arial, chiedete il Comic Sans. Se sceglie il Comic Sans, è già a metà strada verso la pazzia, quindi il vostro lavoro è già ben avviato.<br />
[ad#468x60-bianco]</p>
<p><strong>4. SFRUTTIAMO GLI SPAZI</strong><br />
I grafici tendono a lasciare spazi bianchi, inutilizzati, ovunque. Margini enormi, ampi spazi tra le lettere e tra le parole. Vi diranno che lo fanno per aumentare la leggibilità e che così il tutto avrà un look professionale e pulito.<br />
Non credete a queste bugie. La vera ragione per cui lo fanno è per rendere il documento più grande, con più pagine, in modo che vi costi di più al momento di stamparlo. Perchè lo fanno? Perchè vi odiano, è chiaro.<br />
Assicuratevi quindi di richiedere espressamente di mettere margini minimi ed il testo molto piccolo. Suggerisco anche di chiedere l’uso di molti tipi di font diversi. Richiedete espressamente che si usino delle clipart a corredo del testo. Chiedete molte figure (se non sapete come inviargliele, riferitevi al punto #1). Cercheranno di protestare e difenderanno le loro scelte ma non preoccupatevi, alla fine il cliente ha sempre ragione e accontenteranno tutte le vostre richieste.</p>
<p><strong>5. LOGO</strong><br />
Quando dovete inviare un logo al grafico, per un particolare progetto, assicuratevi di mandarne uno molto molto piccolo e possibilmente in GIF o in JPG (per come inviarlo fate riferimento ai punti #1 e #2).<br />
Adesso potreste pensare che sia abbastanza, ma se veramente volete minacciare la sua stabilità mentale, fate del vostro meglio per inviare il logo applicato sopra uno sfondo che lo renda difficile da ritagliare. Sfondi bianchi o neri sono da evitare, in quanto rapidi da eliminare in Photoshop.<br />
Appena il grafico avrà finito di lavorare con quel logo in bitmap, ditegli che vi serve più grande.<br />
Il tocco di classe, utilizzato dai campioni in questo sport, è quello di consegnare al grafico un oggetto con già stampato il vostro logo, non il file. E possibilmente un oggetto in cui il logo sia il più piccolo possibile riprodotto su superfici curve (penne o tazze) oppure con una finitura che renda difficile la semplice scansione (fazzoletti di carta, biglietti da visita su carta goffrata, mousepad, o addirittura da un fax di scarsa qualità che vi sarete inviato appositamente).<br />
Se avete bisogno di un logo creato appositamente per voi, buttate giù uno schizzo su un fazzoletto di carta. O, ancora meglio, fatelo fare al vostro nipote di 9 anni. Fare lo schizzo non deve prendervi più di 5 minuti: non dovete certo fare qualcosa di dettagliato o facile da capire perchè meno il grafico capisce cosa volete, più facilmente potrete chiedergli cambiamenti dopo che ci avrà lavorato su un bel po’.<br />
Non accettate mai il primo logo. Non accettate mai nemmeno il nono logo, se è per questo. Fategli fare quante più modifiche potete: colori, font e clipart. Chiedetegli di inserire una foto nel logo. Bordi in rilevo. Sfumature. Comic Sans. E quando sarà alla decima proposta, ditegli che la vostra preferita è la seconda che vi ha mostrato. Lo so, è dura, ma ricordate che i grafici sono la causa principale del cancro al seno nelle donne di mezza età.</p>
<p><strong>6. SCELTA DELLE PAROLE</strong><br />
Quando gli descriverete ciò che volete in un progetto, assicuratevi di usare termini che non significhino niente. Termini tipo ‘rendilo più frizzante’ o ‘potresti farlo più sbrilluccicoso?&#8217;. ‘Vorrei un design più figo’ o ‘Preferirei della bella grafica, una grafica che, sai, quando la guardi dici: Wow! Questa si che è bella!’ sono altre opzioni.<br />
Non sentitevi carogne, siete nel giusto. É un vostro preciso dovere, in quanto nelle notti di luna piena, i grafici, si trasmutano in lupi mannari.<br />
Quando dovete scrivere i testi da inserire nella brochure, nel catalogo o nel sito, iniziate con brio, davanti a lui e prendetevi tutto il tempo che volete. Starvi a guardare, con le mani in mano, mentre potrebbe intanto lavorare ad altri progetti, è un bel colpo basso. A metà del testo arenatevi, fingete di non sapere come proseguire e dopo vari tentativi, durante i quali dovete ignorare assolutamente qualunque suggerimento, anche buono, possa darvi il grafico stesso, concludete con un ‘Dai, questi testi li puoi completare anche tu, poi magari li modifichiamo‘.</p>
<p><strong>7. SCELTA DELLE IMMAGINI</strong><br />
Durante la fase di scelta delle immagini da usare nel design che il grafico vi sta preparando, siate quanto più generici possibile. Chiedete delle ‘belle foto, che attirino il cliente’ oppure ‘delle illustrazioni a tema‘.<br />
Se il grafico vi propone di acquistare delle foto da siti professionali, oppure di assumere un fotografo professionista per eseguire degli scatti ad hoc, storcete il naso, sta cercando di spillarvi più soldi. Resistete e chiedete che si scarichi le foto da Internet. Anche vostro nipote sa che su Internet si trovano tutte le foto che servono, senza dover pagare un euro.<br />
Se verrà da voi con una cartella di immagini tra cui scegliere, fate in modo che il set di foto che sceglierete siano il più possibile diverse tra loro, come stile, come colori, come significato. Oppure, se il grafico è così stolto da sottoporvi una miriade di immagini tra cui scegliere, sceglietele il più possibile simili tra loro: stessa inquadratura, stessa angolazione, stesso soggetto.<br />
Il tocco di classe dei campioni sta nello scegliere varie foto, ma di richiederne il ritocco per adattarli meglio al vostro gusto personale: ‘Bella questa foto di questa modella, ma la vorrei bionda anzichè mora‘, oppure ‘Voglio la foto di questo tipo qui, proprio in questo modo, ma invece della cravatta a righe, al vorrei a pois&#8217;. Il colpo di grazia sta nell’aggiungere ‘… tanto è facile, lo fai col computer…&#8217;.<br />
Dopo questo bagno di sangue, dopo aver scelto le immagini, con il grafico sudato e stremato davanti a voi, ma con un mezzo sorriso perchè vi ha strappato una decisione, chiedete pacificamente: ‘Ma se usassimo delle clipart?&#8217;.<br />
[ad#468x60-bianco]</p>
<p><strong>8. COLORI</strong><br />
Il miglior modo per scegliere voi i colori (perchè assolutamente non dovete lasciar scegliere i colori ai grafici) è quelli di scrivere i nomi di vari colori su piccoli pezzi di carta, metterli in un cappello ed estrarli a sorte.<br />
I grafici vi suggeriranno di mantenervi su 2 o 3 colori principali, ma no, sceglietene pure quanti ne volete e assicuratevi, invece, di fare l’estrazione dei colori dal cappello di fronte al grafico. Mentre lo fate, cantate una canzoncina odiosa.</p>
<p><strong>9. SCADENZE</strong><br />
Quando è il momento di approvare il progetto, prendete il vostro tempo. Non c’è fretta. Prendetevi due giorni. Prendetevene sei. Giusto il necessario perchè la scadenza del progetto si avvicini, e quando siete pronti e ormai mancano poche ore alla scadenza, passate al grafico tutte le correzioni e cambiamenti che il grafico ha il tempo di fare. Assicuratevi che debba lavorare anche di notte, pur di consegnare in tempo.<br />
Dopotutto i grafici sono i veri responsabili degli attacchi dell’11 settembre.<br />
Se riuscite, e solo i campioni riescono, fate loro notare che i testi che alla fine hanno scritto loro per voi (vedi punto #6) sono del tutto inadatti.</p>
<p><strong>10. FINITELO</strong><br />
Dopo che avrà subito la lista punto per punto, è umanamente possibile (anche se c’è chi discute sul fatto che siano umani oppure no) che la vostra vittima si senta un pelo insicura. Come realizzerà che non può riuscire a soddisfare i vostri bisogni, il grafico probabilmente abbandonerà ogni speranza di spuntarla su un qualunque argomento e farà semplicemente tutto quello che gli chiederete di fare, senza domande. Lo volete fucsia? Che fucsia sia. Sei tipi di font diversi? Sicuro!<br />
A questo punto penserete di aver vinto, ma non perdete di vista l’obiettivo di tutto questo: deve ritirarsi dal business.<br />
Quindi, pronti per il colpo finale: quando siete lì a prendere la decisione finale sui colori, le forme, i font, ecc, ditegli che siete deluso dalla sua mancanza di iniziativa. Ditegli che, dopotutto, è lui il grafico e che è lui che doveva metterci la sua esperienza e talento, non certo voi, che vi eravate aspettati maggiori consigli e proposte sul design, da parte sua.<br />
Ditegli di averne abbastanza della sua mancanza di creatività e che quel poco di suo che ci ha messo, voi lo potete rifare con Publisher da soli, e che non intendete pagargli quel poco che ha fatto finora.<br />
A questo punto è fatta. Dovreste avere il grafico tutto bello impacchettato nella sua bella camicia di forza!</p>
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		<title>I videogame più attesi del 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 11:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Meglio cominciare a risparmiare qualche euro, perché dopo un 2011 ricco di videogame pazzeschi, i prossimi dodici mesi promettono di continuare a offrire uscite di altissimo livello. Estrapolare i 10 titoli più interessanti è stata infatti una piccola impresa: alcuni non potevano mancare, ma altri hanno lottato duramente per sconfiggere la concorrenza. Prima di cominciare, [...]]]></description>
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<p>Meglio cominciare a risparmiare qualche euro, perché dopo un 2011 ricco di videogame pazzeschi, i prossimi dodici mesi promettono di continuare a offrire uscite di altissimo livello. Estrapolare i 10 titoli più interessanti è stata infatti una piccola impresa: alcuni non potevano mancare, ma altri hanno lottato duramente per sconfiggere la concorrenza. Prima di cominciare, dunque, onore al merito di chi è rimasto fuori: The Last of Us, Tomb Raider, Syndicate, Final Fantasy XIII-2, Resident Evil: Operation Raccoon City, Metal Gear Rising: Revengeance, Darksiders II, Asura&#8217;s Wrath, Dragon&#8217;s Dogma. E ora largo ai vincitori (in ordine sparso).</p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=9WcQvjTcxY0&amp;feature=player_embedded">Mass Effect 3</a></strong><br />
Gli sviluppatori di BioWare hanno una sola possibilità: realizzare un sequel all&#8217;altezza del secondo capitolo, autentico capolavoro fra gli action RPG e gioco amatissimo dal pubblico. La buona notizia è che sembra proprio abbiano centrato il bersaglio. Uscita: 9 marzo 2012.</p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=SG_3R9BoVvg">StarCraft II: Heart of the Swarm</a></strong><br />
Quando si parla di strategici in tempo reale, gli sviluppatori di Blizzard sono una garanzia. La seconda parte di StarCraft II mette sotto i riflettori gli Zerg e i fan non vedono l&#8217;ora di sapere se la rediviva Sarah Kerrigan riuscirà a placare la sua sete di vendetta. Uscita: nel corso del 2012, anche se mancano date ufficiali.</p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=S6SXW5sj1-0&amp;feature=player_embedded">BioShock: Infinite</a> </strong><br />
I primi due BioShock ci hanno regalato una straordinaria città sottomarina e un FPS di grande fascino. Infinite saccheggia le migliori suggestioni steampunk e sposta l&#8217;azione in una metropoli sospesa nel cielo: già solo questo giustifica l&#8217;attesa (e i video sono una bomba!). Uscita: agosto 2012, ma la data può ancora cambiare.</p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=PjqAN7apHKM&amp;feature=player_embedded">Journey</a></strong><br />
Dai creatori di flOw e Flower, ecco un titolo che spinge il concetto di videogame in territori inesplorati. Journey è un gioco spiazzante, che promette di entusiasmare i videogiocatori di nicchia e che merita un pubblico decisamente più vasto. Uscita: primavera 2012.</p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=peFZbP64dsU&amp;feature=player_embedded">Diablo III</a> </strong><br />
Annunciato sin dal 2001, rimandato più volte, ormai quasi pronto per rinverdire gli entusiasmi di coloro che trascorsero mesi su quella perla che era l&#8217;episodio 2. I ragazzi di Blizzard si fanno spesso desiderare ma non deludono mai, e tutto sembra dire che Diablo III sarà il nuovo campione dell&#8217;hack and slash RPG. Uscita: primavera 2012, forse anche prima.</p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=TC2yMKMENdg&amp;feature=player_embedded">Halo 4 </a></strong><br />
Il ritorno di Master Chief e l&#8217;inizio di una nuova trilogia? I fan degli FPS non possono che avere l&#8217;acquolina in bocca, perché il mondo degli sparatutto sarà anche affollatissimo, ma pochi franchise vantano la personalità di Halo. Speriamo solo che sia stato indolore l&#8217;avvicendamento degli sviluppatori (fuori Bungie, dentro 343 Industries). Uscita: novembre 2012.</p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=4jR7JV8M0lo&amp;feature=player_embedded">The Last Guardian</a> </strong><br />
Affascinante, evocativo, giapponese fino al midollo e con un trailer che sembra annunciare un film d&#8217;animazione più che un action-adventure: così si presenta la nuova creatura di Fumito Ueda (quello di Ico e Shadow of the Colossus), e tanto basta perché monti l&#8217;attesa. Uscita: nel corso dell&#8217;anno, ma non possiamo essere più precisi.</p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=udF6lgzme-Q&amp;feature=player_embedded&amp;oref=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fv%2FudF6lgzme-Q%3Fversion%3D3%26hl%3Dit_IT&amp;has_verified=1">Max Payne 3 </a></strong><br />
Otto anni dopo il capitolo 2, il protagonista è ingrassato, beve troppo e si è trasferito in Brasile, nella torrida San Paolo. Resta però invariata la tendenza a uccidere decine di nemici, meglio se in bullet-time (vero e proprio marchio di fabbrica della serie). Uscita: marzo 2012.</p>
<p><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=VjZ5tgjPVfU&amp;feature=player_embedded">Grand Theft Auto V</a> </strong><br />
È una delle serie più importanti di sempre, ma potrà continuare a stupire? I ragazzi di Rockstar Games sono convinti di sì e per dimostrarlo tornano nello stato di San Andreas: aspettatevi fughe precipitose, inseguimenti mozzafiato, enorme libertà d&#8217;azione, interazione massima con l&#8217;ambiente circostante e tante, ma tante armi da fuoco. Uscita: niente è certo, speriamo che il 2012 sia l&#8217;anno buono.</p>
<p><strong>Assassin&#8217;s Creed III</strong><br />
La serie è fenomenale, ma per scongiurare gli anni che passano c&#8217;è bisogno di una bella rinnovata. Detto, fatto: Ubisoft punta su un nuovo protagonista e su un radicale cambio di ambientazione. Nessuno però si sbottona per fornire dettagli e al momento sappiamo solo che l&#8217;avventura si svolgerà ancora nel passato (in Egitto?). Uscita: fine 2012.</p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2012/01/13/2012-videogame-piu-attesi-16760.html?page=1#content">qui</a></p>
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		<title>È giusto segnalare online gli evasori?</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 09:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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La notizia della denuncia da parte dello scrittore Alessandro Rimassa del panettiere evasore nel centro di Milano ha fatto molto discutere. Rimassa ha condiviso su Facebook la sua vicenda &#8211; una serie di scontrini non emessi di fronte a lui per un totale di circa 60 euro non fiscalizzati &#8211; e poi è ricorso alla via [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/ladri01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3229" title="ladri01" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/ladri01.jpg" alt="" width="712" height="555" /></a></p>
<p>La notizia della denuncia da parte dello scrittore <a href="http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/3163_generazione_mille_euro_incorvaia_rimassa.html" target="_blank">Alessandro Rimassa</a> del panettiere evasore nel centro di Milano ha fatto molto discutere. Rimassa ha <strong>condiviso su Facebook</strong> la sua vicenda &#8211; una serie di scontrini non emessi di fronte a lui per un totale di circa 60 euro non fiscalizzati &#8211; e poi è ricorso alla via <em>ufficiale</em> di denuncia, segnalando il fatto alla <strong>Guardia di Finanza</strong>.</p>
<p>Da tempo esistono in Rete siti, servizi e applicazioni per device mobili che consentono agli utenti di segnalare <strong>anonimamente</strong> in Rete episodi di evasione perpetuata da esercenti o professionisti. <a href="http://evasori.info/" target="_blank">Evasori.info</a>, per esempio, è uno dei portali più popolari su Internet e ha già raccolto circa 345mila casi. Anche <a href="http://tassa.li/" target="_blank">tassa.li</a> svolge la medesima funzione. mentre <a href="http://www.nonevado.it/" target="_blank">Nonevado.it</a>, al contrario, dà luce a episodi virtuosi di <strong>efficienza fiscale</strong>, consentendo agli utenti la possibilità di segnalare chi emette regolarmente lo <strong>scontrino</strong> fiscale o le fatture.</p>
<p>In seguito al recente blitz di Cortina, inoltre, sempre in Rete, hanno preso vita altre iniziative simili: il blogger Beppe Civati ha lanciato <a href="http://www.ciwati.it/2012/01/08/la-scontrinoweek/" target="_blank">#scontrinoweek</a> mentre <a href="http://www.carlorienzi.it/" target="_blank">Carlo Rienzi</a> del Codacons ha invitato i lettori del suo blog a pretendere l’emissione della ricevuta e segnalare coloro i quali si rifiutano di emetterla. Numerosi sono anche i gruppi su Facebook come <a href="http://www.facebook.com/groups/209083309137401/?ref=ts" target="_blank">Amici dello scontrino e della ricevuta fiscale</a>. Lo scopo di tutte queste iniziative sarebbe favorire la <strong>lotta all’evasione</strong> aumentando la consapevolezza delle persone sul tema.</p>
<p>Chiedere ai cittadini di svolgre una funzione di monitoraggio fiscale è però legittimo? E soprattutto è la <strong>Rete</strong> il luogo in cui denunciare il reato di evasione fiscale? Abbiamo messo a confronto l&#8217;opinione dell&#8217;<strong>anonimo fondatore</strong> di Evasori.info dal <a href="http://partecipactive.com/2011/07/29/complici-nel-cambiamento-non-nell%E2%80%99evasione-fiscale-intervista-al-creatore-di-evasori-info/" target="_blank">blog Partecipactive</a> con quella del <a href="http://www.linkiesta.it/blogs/fra-antilopi-e-giaguari/la-pericolosa-deriva-della-delazione-via-social-network" target="_blank">giornalista</a> Luca Faenzi pubblicata in un suo <a href="http://www.linkiesta.it/blogs/fra-antilopi-e-giaguari/la-pericolosa-deriva-della-delazione-via-social-network" target="_blank">articolo</a> su Linkiesta.</p>
<ul>
<li>Anonimo fondatore di Evasori.info:</li>
</ul>
<h3>Sì, la Rete aiuta a ricostruire la nostra coscienza sociale</h3>
<p>A parte quelli che approvano l’evasione (per vari motivi che considero sospetti), temo che molti non si rendano conto del loro ruolo e del loro potere. [...]<br />
Uno strumento come Evasori.info si propone di abbassare il costo sociale dell’azione, facendo vedere che ci sono tante persone che la pensano come noi. [...]<br />
È importante che i giovani (che crescono con Internet come la nostra generazione crebbe con la tv) si rendano conto del loro potere e delle loro responsabilità.<br />
In Italia la Rete può aiutare a ricostituire la nostra coscienza sociale, il nostro senso civico.</p>
<ul>
<li>Luca Faenzi, giornalista di Linkiesta</li>
</ul>
<h3>No, in Rete non servono prove. E si diventa subito forcaioli</h3>
<p>Denuncia l&#8217;evasore fiscale [...]. E mi raccomando, fallo in Rete. Nasce così la delazione network, che in termini di popolarità vale almeno il doppio di una denuncia all&#8217;autorità costituita. Non servono prove, non si deve andare in Questura; basta una foto con con il telefonino e non costa niente.<br />
Vogliamo davvero fare del sospetto verso il prossimo un nostro costume quotidiano? [...] È questo il vivere comune che abbiamo in mente per il futuro? Tutti contro tutti, vicini contro vicini, colleghi contro colleghi? Per paura d&#8217;essere accusati d&#8217;omertà stiamo diventando forcaioli, confondendo lo stare dalla parte giusta con una sua pericolosa degenerazione. Al centro di tutto deve esserci l&#8217;accusa verso chi consideriamo peggiore di noi, anime belle. Non parliamo con chi sbaglia, denunciamolo che si fa prima.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/aconfronto/2012/01/11/denuncia-evasione-internet-09877.html?utm_source=wired&amp;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>5 consigli per un brand name migliore</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 10:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Mai sentito parlare dell’antico adagio latino “omen nomen” ?
Era un modo dei nostri antenati col quale si voleva lasciar intendere che nel significato del nome di una persona fossero indicate le peculiarità caratteriali proprie di quel determinato soggetto.
Sebbene oggi questo principio non sempre si coniughi alla perfezione sugli esseri umani (questo grazie ad una vena [...]]]></description>
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<p>Mai sentito parlare dell’antico adagio latino “<strong>omen nomen</strong>” ?</p>
<p>Era un modo dei nostri antenati col quale si voleva lasciar intendere che nel <strong>significato</strong> del nome di una persona fossero indicate le <strong>peculiarità</strong> caratteriali proprie di quel determinato soggetto.</p>
<p>Sebbene oggi questo principio non sempre si coniughi alla perfezione sugli <strong>esseri umani </strong>(questo grazie ad una vena creativa a volte di dubbio gusto dei genitori dei nascituri), calza perfettamente per quanto riguarda il <strong>marchio</strong> di un’azienda.</p>
<p>A questo proposito vogliamo presentarvi l’eccellente lavoro di un blogger che proviene da Singapore, si chiama Michael Poh e scrive regolarmente per una rivista di marketing di Hong Kong, ciò che vi apprestate a leggere è la traduzione di un suo recente post che, volendo, potete leggere nella sua edizione originale <a href="http://www.hongkiat.com/blog/better-brand-name-tips/">qui</a>.</p>
<p>Un elemento cruciale di ogni business è la creazione di un nome per il brand attraverso il quale la gente possa identificare il servizio o il prodotto che fornisce. E’ anche una delle primissime cose cui pensare, ed è soprattutto qualcosa che rimarrà francobollata alla nostra attività a lungo.</p>
<p>Ecco perchè è necessario essere molto particolari nella formulazione del nome perfetto per il brand del nostro business. Sebbene possa non sembrare un compito arduo, richiede una considerazione attenta di vari aspetti in merito a quale tipo di servizi o prodotti noi si provveda sul mercato. Dopo tutto, il nome del brand, assieme al logo ed al font, rappresenteranno la totalità della nostra attività per mezzo di una nomenclatura simbolica.</p>
<p>Ecco alcune cose essenziali che dovreste considerare prima di decidere quale nome debba avere il nostro brand:</p>
<p><strong>1. Assicurarsi che sia Web-Friendly.</strong></p>
<p><strong></strong><br />
In questa epoca, se vogliamo che la nostra attività fiorisca, è probabile che essa debba sussistere anche su internet. Ergo, dobbiamo assicurarci se il nome scelto sia “web-friendly”. Con questo si intende che il brand ( ed in questo caso il suo sito web) possa essere ricercato senza difficoltà dagli utenti che vogliono ottenere informazioni sul nostro business.</p>
<p>Innanzitutto, se siamo in procinto di utilizzare la rete per l’azienda, avremo bisogno di un sito ufficiale il cui scopo sia quello di “biglietto da visita” per chiunque sia interessato a caprine di più. Ciò significa avere un dominio (la parte centrale di un indirizzo url) che sia strettamente associato alla nostra attività. Per questo è necessario adottare un nome che le persone possano ricordare facilmente e non qualcosa di complesso o senza senso.</p>
<p>Facciamo un esempio, dobbiamo aprire un sito web che riguardi attrezzature mediche ad alta tecnologia perchè un indirizzo come <em>www.techmedical.it</em> è più indicato rispetto a <em>www.tchm.it</em> ?</p>
<p>Il primo è più facile da ricordare perchè contiene la parola “medical”. Un richiamo linguistico evidente, facile da richiamare alla memoria rispetto al secondo, un acronimo che non forma una parola di senso compiuto è non fornisce alcun indizio rispetto al contenuto dell’azienda.</p>
<p>In seconda istanza, portare la propria attività su social media come Facebook è un must in questo momento, e la promozione del  business su questo tipo di piattaforme è da prendere in considerazione per il futuro. A questo proposito assicuriamoci che non ci siano altre pagine che abbiano lo stesso nome del nostro brand. Questo non provoca dispersione di domanda a permette ai clienti di trovare la pagina esclusiva dell’attività sui social network di riferimento.</p>
<p>Altre cose da tenere presente includono la creazione di una <strong>email dedicata</strong> della nostra azienda (il cui dominio inglobi il nome del brand da noi scelto), e l’inserimento del  sito ufficiale all’interno dei motori di ricerca più conslutati in rete.</p>
<p><strong>2. Semplicità.</strong></p>
<p><strong></strong><br />
<strong>Più facile è pronunciare il nome del  brand, più facilmente potrà diffondersi attraverso il passa parola. </strong>Allo stesso modo, minore è il numero di parole che lo compongono, <strong>più facilmente potrà essere ricordato.</strong></p>
<p>Alcune volte, specie se scegliamo <strong>nomi</strong> internazionali e quindi <strong>angolofoni</strong>, <em>le parole non sono sempre scritte alla maniera in cui vengono pronunciate</em>, e le persone potrebbero avere difficoltà a cercarle sulla rete. Per esempio, si può presumere che il nome della compagnia <strong>Xerox</strong> in Usa poi divenuta sinonimo di <em>fotocopia</em>, abbia incontrato delle difficoltà di pronuncia agli inizi.</p>
<p>Le persone sbagliavano spesso spelling confondendolo con il simile <strong>Zerox</strong>. La compagnia in questo modo ha perso numerosi potenziali clienti proprio perchè era difficile comprenderne l’esatta denominazione. In definitiva quindi, quando si vuole essere certi che il proprio brand sia ricordato e nel modo giusto, <strong>la semplicità è la migliore politica</strong>.</p>
<p><strong>3. Distinguersi dalla massa.</strong></p>
<p><strong></strong><br />
Semplicità a parte, il nome di un brand ha bisogno di essere <strong>memorabile</strong> (straordinario, non solo letteralmente di facile richiamo mnemonico) al fine di creare interesse rispetto all’attività in oggetto. Rendere il nome più descrittivo del necessario può ammazzare la curiosità del proprio target di riferimento.</p>
<p>Quindi prima di buttare giù qualche nome potenziale del proprio brand, potrebbe essere una buona idea di vedere cosa abbia fatto la concorrenza. Una volta trovate le similitudini, se ve ne sono, nei nomi scelti dai propri competitor, assicurarsi di trovare un pacchetto di <strong>nomi che differiscano in tutto</strong> e per tutto dagli altri già scelti.</p>
<p>In altre parole, bisogna <strong>distinguersi dalla massa</strong>, nello specifico dalle aziende concorrenti. Dopo tutto una larga parte del proprio business è inserirsi nel mercato di queste ultime.</p>
<p>Del resto, un potenziale consumatore, considerando le varie opzioni tra la nostra azienda e le altre, da cosa potrebbe essere attirato nello scegliere noi di primo acchito ? <strong>Dal fatto che il nostro brand non suona per nulla come gli altri</strong>.</p>
<p><strong>4. Il richiamo al Logo.</strong></p>
<p><strong></strong><br />
Il nome ed il logo di un brand vanno per lo più sempre a braccetto. Se quindi si vuole avere una forte identità di genere, è necessario che il nome ed il logo siano identificabili l’uno l’altro. Il brand <strong>Apple, a questo proposito, è un esempio di simbiosi, rende semplicissimo il richiamo all’azienda. Perchè? Perchè invece di basarsi sul richiamo mnemonico prettamente linguistico, si appoggia anche su quella che viene chiamata memoria visiva o fotografica grazie all’associazione tra brand e logo</strong>.</p>
<p>Ora che abbiamo spiegato il significato della connessione tra nome e logo spetta a noi la scelta. E’ necessario pensare ad un nome che ci garantisca una maggiore libertà di espressione nella successiva creazione del logo. Di norma, un logo visivo (cioè che poggi su una immagine) ha maggiore penetrazione di mercato rispetto ad uno meramente testuale, quindi è bene considerare il nome del proprio brand il funzione del fatto che possa essere reso un simbolo attraverso un oggetto in natura o qualcosa di simile.</p>
<p>Per restare sull’esempio ora proposto, provate a comparare il logo Apple (una mela appunto) con quello della Microsoft (la “semplice” parola). E’ presumibile convenire sul fatto il primo sia più semplice da richiamare alla mente del secondo, nonostante nel caso della Microsoft nome e logo coincidano !</p>
<p><strong>5. Inglobare l’essenza dell’azienda.</strong></p>
<p><strong></strong><br />
Così come la nostra attività debba avere una preposizione unica sul mercato che ci distingua dalla concorrenza, il nome del nostro brand deve manifestare quel qualcosa di unico che ci differenzia da tutti gli altri. Deve riflettere la nostra forza sul mercato o dare un incipit chiaro del prodotto (o servizio) che vogliamo offrire.</p>
<p>Per esempio il motore di ricerca <strong>Google</strong> richiama in inglese all’espressione “googly eyes” (strizzare gli occhi) che è esattamente quello che facciamo quando <strong>cerchiamo</strong> qualcosa intorno a noi. Un nome così <strong>identifica</strong> l’azienda col prodotto che offre in termini di assoluta eccellenza cognitiva, oltre che di marketing in senso stretto.</p>
<p>In alcuni casi poi il nome dell’attività sembra non avere nulla in comune con l’attività stessa, eppure ci stuzzica in virtù di richiami di tipo emozionale. Ad esempio in pochi, le prime volte che l’hanno sentita nominare, avevano idea di cose fosse la “<strong>Starbucks</strong>” (per la cronaca è una Sirena presente nel romanzo Moby Dick), ciò nonostante una volta realizzato il fatto che si tratti di una catena di bar, quel nome “c’azzecca” in virtù di qualcosa che non si sa spiegare. Si crea un legame emotivo tra una parte del nome, “stella” (qualcosa quindi che si lega ad una immagine di <strong>energia</strong> o <strong>calore</strong>), e l’energia che una tazza di caffè caldo ci fornisce ad inizio giornata.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/01/09/5-consigli-per-un-brand-name-migliore/">qui</a></p>
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		<title>Fincher, il mio Millennium racconta anime inquiete</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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In fondo, parecchio in fondo, la saga di Stieg Larsson, 65 milioni di copie vendute in 46 Paesi del mondo, non è altro che la storia di un uomo e di una donna. Lo sostiene David Fincher, regista di opere al nero come Seven eZodiac , pervase di segreti inquietanti e violenza efferata, ma anche di [...]]]></description>
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<p>In fondo, parecchio in fondo, la saga di Stieg Larsson, 65 milioni di copie vendute in 46 Paesi del mondo, non è altro che la storia di un uomo e di una donna. Lo sostiene David Fincher, regista di opere al nero come <em>Seven</em> e<em>Zodiac</em> , pervase di segreti inquietanti e violenza efferata, ma anche di avventure dei nostri giorni come<em>The Social Network</em> , dedicato all’invenzione di «Facebook». A Roma per parlare di <em>Millennium &#8211; Uomini che odiano le donne</em> , 100 milioni di budget, primo capitolo della trasposizione americana del celebre best seller, Fincher spiazza tutti dichiarando, a più riprese, che a lui più «dei meccanismi da giallo alla Agatha Christie» interessava soprattutto descrivere «il rapporto tra Mikael e Lisbeth, un uomo di mezza età e una ragazza molto più giovane che, nonostante le loro diversità, si ritrovano a lavorare insieme stabilendo una grande intesa». La ragione del fenomeno culturale, dice Fincher, è tutta lì «nella tensione, nell’antagonismo e nell’enorme potenziale scatenato da loro due insieme». In più, l’autore che non ebbe paura, alla fine di <em>Seven</em> , di far trovare a Brad Pitt la testa mozzata della mogliettina Gwyneth Paltrow, esalta, nella sua visione, i toni da thriller dedicato all’altra metà del cielo: «Io e lo sceneggiatore Steven Zaillian eravamo convinti del fatto che questa è una storia che parla di violenza nei confronti delle donne, con diverse sfumature di degradazione, e non si può sfuggire da questo fatto». Fedelissimo al romanzo, Fincher non ha risparmiato nessuna delle sequenze più dure, a iniziare dallo stupro di Lisbeth: «Bisognava fare in modo che il pubblico sentisse dentro di sè il bisogno di vendetta, ma capisse anche la validità di questo sentimento, una cosa molto difficile, come camminare su una lama di un rasoio».</p>
<p>E bisognava, soprattutto, trovare la Lisbeth giusta, in grado di reggere i confronti con Noomi Rapace, protagonista della versione europea per il grande schermo, girata dallo svedese Niels Arden Oplev: «Mi serviva una bambina senza controllo, con un atteggiamento riflessivo, che la spinge a starsene in disparte, a guardare la folla, prima di entrarci dentro». L’ha trovata in Rooney Mara, già diretta in <em>The social network</em> , nel piccolo ruolo della fidanzata di Mark Zuckerberg: «Quello che mi ha convinto durante l’audizione, è stato che si è comportata come avrebbe fatto Lisbeth, non si è mai arresa. Cercavo una persona indomabile, e alla fine del casting ho capito che lei avrebbe fatto veramente di tutto». E infatti è andata esattamente così: «Si è tagliata i capelli, ha imparato a guidare la moto, è partita per la Svezia da sola ed è scomparsa nel nulla. Se trovi qualcuno disposto a tutto questo, sei a cavallo, il piercing lo può fare chiunque». Al suo fianco Daniel Craig doveva essere un Mikael Blomkvist «maturo e molto mascolino, è lui la chiave d’accesso al racconto». Sul motivo del successo della saga, Fincher non si è interrogato più di tanto. Quello a cui teneva era fare un film lontano dai precedenti: «Ho visto gli adattamenti, ho letto i romanzi, e alla fine mi sono chiesto: come potrei raccontare le stesse cose in un modo diverso?».</p>
<p>La risposta è nelle quasi tre ore di <em>Millennium</em> , un viaggio teso e affascinante, sospeso tra passato e presente, dentro anime raggelate da rimorsi e peccati: «Uno dei problemi più grandi è stato scegliere, dovevamo far entrare in una pellicola 600 pagine di romanzo. Sarei stato felice di poter incontrare la compagna di Larsson, ma lei non era particolarmente interessata e, nel frattempo, noi siamo andati molto avanti con la sceneggiatura». Adesso, in attesa dell’uscita italiana (400 copie il 3 febbraio con Warner Bros), Fincher riflette sui prossimi impegni che dovrebbero comprendere il film su Bobby Fischer, lo scacchista statunitense che ha vinto il titolo di campione del mondo, e una versione per il grande schermo di <em>Ventimila leghe sotto i mari</em> . Ovviamente c’è già all’orizzonte l’idea di andare avanti con la serie di Larsson: «La mia agenda è aperta. In America il <em>Millennium</em>svedese, per via dei sottotitoli, non era stato visto da tutti e da noi il cinema è sempre alla ricerca di buone storie che il pubblico potrebbe aver voglia di vedere e rivedere».</p>
<p>Tratto da <a href="http://www3.lastampa.it/cinematv/sezioni/news/articolo/lstp/437627/">qui</a></p>
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		<title>Google: il social network diventerà semantico</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 10:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Ci sono aziende, come Apple, che ti vendono un prodotto carico di design, know-how e sex-appeal. Un iPad lo puoi stringere tra le mani, mentre un motore di ricerca rimane confinato sul Web. E Google questo lo sa. Ecco perché a Mountain View hanno deciso di svuotare le maniche e giocare un asso vincente. Come [...]]]></description>
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<p>Ci sono aziende, come <strong>Apple</strong>, che ti vendono un prodotto carico di design, know-how e sex-appeal. Un iPad lo puoi stringere tra le mani, mentre un motore di ricerca rimane confinato sul Web. E <strong>Google</strong> questo lo sa. Ecco perché a Mountain View hanno deciso di svuotare le maniche e giocare un asso vincente. Come racconta <a href="http://mashable.com/2012/01/03/google-ibm-patents-semantic-network/">Mashable</a>, BigG ha ottenuto da Ibm un brevetto su alcuni tool per realizzare un social network semantico. In pratica, immaginatevi la potenza di calcolo del più grande motore di ricerca al mondo infusa dentro a un profilo di <strong>Google+</strong>. Altro piccolo dettaglio: il social network capisce esattamente ciò di cui avete bisogno senza che voi neppure glielo chiediate. </p>
<p>Di fronte a un social tool del genere, la concorrenza di Apple, Amazon e Microsoft sembra quasi svanire. Basta dare un&#8217;occhiata al testo del brevetto acquistato da BigG &#8211; insieme a un interessante pacchetto natalizio di altri 217 &#8211; per capire che a Muntain View fanno davvero sul serio. Tra le varie chicche acquistate da Google figurano kit di <strong>ricerca vocale</strong>, servizi di <strong>advertising per smartphone</strong>, <strong>sincronizzatori</strong> di web application tra dispositivi mobili e <strong>sistemi Voip</strong>. Un vero e proprio arsenale capace di far divorare ai sistemi Android ricche fette di mercato. </p>
<p>Ma torniamo al nucleo del progetto di social network semantico: si tratta di un grande <strong>algoritmo</strong> di ricerca capace di analizzare i contenuti e le pagine web visitate dagli utenti per generare una sorta di <strong>wish list</strong>. Ma, diversamente da quanto accade oggi, Google non si limiterebbe a proporvi dei link utili sulla base delle parole chiave più gettonate: con il web semantico, Mountain View sarà in grado di capire i vostri desideri leggendo direttamente le frasi che scrivete sul vostro profilo. </p>
<p>Ok, torniamo con i piedi a terra e vediamo un esempio. Vi loggate su <a href="https://plus.google.com/up/?continue=https://plus.google.com/&#038;type=st">Google+ </a>e scrivete un post in cui chiedete se qualcuno dei vostri amici può prestarvi una rastrelliera da installare sul tetto della vostra Panda (l&#8217;idea implicita è quella di andarsi a fare una sciata in montagna). Non appena pubblicate il contenuto, BigG lo analizza per capire cosa state dicendo. Per prima cosa, scompone il vostro messaggio e si focalizza sulle parole chiave: prestare, rastrelliera, panda. </p>
<p>Ora, in base a queste informazioni, per un algoritmo normale sarebbe difficile capire se cercate un produttore di rastrelliere, un servizio di car sharing, o un orso bianco e nero. Ma nel caso del social network semantico, G+ capirebbe esattamente il significato della vostra frase ( “<em>Qualcuno ha una rastrelliera da prestarmi? Ho una Panda</em>”). Così, dando uno sguardo alle vostre ultime ricerche online BigG si accorge che negli ultimi 10 giorni avete visitato invano <a href="http://www.ebay.it/">eBay </a>alla ricerca di gadget per auto (rastrelliere). </p>
<p>Google sa anche per quale modello d&#8217;auto avete cercato il pezzo (Fiat, Panda), ma non riesce a capire se si tratti di rastrelliere per bici o per sci.</p>
<p>Allora, l&#8217;algoritmo spulcia nel vostro profilo e scopre che tra le vostre passioni ci sono la montagna e che avete fatto check-in con <a href="https://it.foursquare.com/">Foursquare</a> da un impianto sciistico a Natale. Dopo un rapido calcolo di probabilità, e sapendo che sul vostro calendario online avete segnato la parola “<em>ferie</em>” in rosso fiammeggiate, BigG capisce esattamente la situazione in cui vi trovate. In uno eccesso di zelo, il social network indaga anche tra i vostri contatti estesi (gli amici dei vostri amici) e trova un utente che ha una rivendita di gadget automobilistici di seconda mano. Tra le offerte del mese c&#8217;è proprio quello che state cercando; un avviso di G+ lampeggia sullo schermo del vostro smartphone e vi consiglia di dare un&#8217;occhiata agli annunci del negozio. </p>
<p>Tutto questo accade nell&#8217;arco di pochi minuti, in qualsiasi angolo del mondo e a qualsiasi ora del giorno. Nessuno sa ancora con precisione quali applicazioni verranno create da Google, ma è molto probabile che assomiglino a qualcosa del genere e che possano aiutarci a trovare una risposta (o una persona) utile senza sapere da dove iniziare a cercarla. Una cosa è certa, il social network semantico è la prossima rivoluzione nella storia del <strong>Web</strong>.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/01/04/google-social-network-semantico-16825.html#content">qui </a></p>
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		<title>Nasa: ecco perché il mondo non finirà nel 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Per la Nasa, Bolon Yokte K’uh, il dio Maya associato alla creazione, ai conflitti e alla guerra, il prossimo 21 dicembre non si farà vedere. Quindi, nessuna nuova creazione né distruzione apocalittica come vuole la leggenda. Infatti, la fine di un ciclo di un calendario Maya (all’origine degli scenari catastrofici previsti per il prossimo solstizio [...]]]></description>
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<p>Per la Nasa, <strong>Bolon Yokte K’uh</strong>, il dio Maya associato alla creazione, ai conflitti e alla guerra, il prossimo <strong>21 dicembre</strong> non si farà vedere. Quindi, nessuna nuova creazione né distruzione apocalittica come vuole la leggenda. Infatti, la fine di un ciclo di un calendario Maya (all’origine degli scenari catastrofici previsti per il prossimo solstizio d’inverno, come la venuta del dio della creazione, appunto) non sarebbe altro che la chiusura di un periodo. Un po’ come il nostro 31 dicembre, insomma: si butta via il vecchio <strong>calendario</strong> e se ne compra uno nuovo. </p>
<p>La <strong>fine del mondo</strong> attesa per l’anno appena cominciato, che vanta diversi scenari apocalittici &#8211; scontri planetari, disastrosi sconvolgimenti del campo magnetico e catastrofiche tempeste solari &#8211; sarebbe solo una beffa, diffusasi con la complicità della <strong>Rete</strong> (dove si trovano addirittura i  <a href="http://www.2012officialcountdown.com/?a=abn210">countdown</a> per il giorno dell’Apocalisse). La <a href="http://www.nasa.gov/home/index.html">Nasa</a>, per sfatare miti e leggende, ha allestito sul proprio sito una serie di <a href="http://www.nasa.gov/topics/earth/features/2012.html">Faq </a>per chiarire che il prossimo 21 dicembre sarà con molta probabilità solo “un altro solstizio di inverno”. Come spiegano gli scienziati, la Terra esiste senza grossi sconvolgimenti da più di 4 miliardi di anni, e non ci sono prove scientifiche di fatti che ne minaccino l’esistenza nell’anno appena cominciato. </p>
<p>Primo: l’idea di uno scontro della <strong>Terra</strong> con un altro corpo celeste è pura fantasia. Non esiste alcun <strong>pianeta Nibiru</strong> o <strong>pianeta X</strong> che si sta avvicinando a noi e che potrebbe colpirci tra 11 mesi. Così come non è accaduto nulla nel maggio del 2003, quando lo scontro con il pianeta individuato dai Sumeri sarebbe dovuto avvenire. “<em>Se Nibiru o il Pianeta X  fosse reale e diretto verso la Terra nel 2012, gli astronomi lo avrebbero dovuto vedere da almeno dieci anni, e adesso sarebbe visibile a occhio nudo</em>”, spiegano alla Nasa: “<em>Ovviamente questo corpo celeste non esiste</em>”. Ma anche per gli scenari che chiamano in causa corpi celesti reali, come <strong>Eris</strong>, il pianeta nano che orbita nel Sistema solare esterno &#8211; in rotta, secondo le profezie, verso la Terra &#8211; sarebbero completamente falsi: “<em>Il punto più vicino all Terra  che Eris potrebbe raggiungere dista 4 miliardi di miglia</em>”. </p>
<p>Pianeti a parte, anche il pericolo dello scontro con un grosso <strong>asteroide</strong> è scampato per il 2012. L’ultimo di grande portata di cui si ha notizia è quello di 65 milioni di anni fa, che avrebbe portato alla scomparsa dei dinosauri. Avete dei dubbi? Consultate l&#8217; <a href="http://neo.jpl.nasa.gov/">elenco</a> degli oggetti celesti che più si sono avvicinati alla Terra. L’ultimo in assoluto ad aver sfiorato il nostro pianeta in ordine di tempo è stato invece YU55, lo scorso novembre. </p>
<p>E per quel che riguarda misteriosi <strong>allineamenti planetari</strong>? Niente di tutto questo è atteso per i prossimi decenni. L’evento che più simile a quanto prospettato è l’allineamento della Terra e del Sole col centro della Via Lattea.</p>
<p>A dicembre sì, ma tranquilli, accade ogni anno e senza conseguenze, spiegano alla Nasa. </p>
<p>Bocciata e additata come fantascienza anche l’ <strong>inversione del campo magnetico terrestre</strong>. Nel primo caso infatti, la polarità magnetica della Terra, pur variando in maniera irregolare (si stima che un’inversione dei poli magnetici avvenga in media ogni 400mila anni), non dovrebbe subire grossi cambiamenti per i prossimi millenni. Inoltre, come spiegano gli esperti, secondo le conoscenze accumulate finora, un’inversione magnetica non dovrebbe portare alcun problema alla vita sulla Terra. Delusi i catastrofisti anche riguardo l’ <strong>attività solare</strong>: i prossimi picchi della nostra stella &#8211; con eruzioni tali da mettere in pericolo solo le <strong>comunicazioni satellitari</strong> &#8211; avverranno nel biennio a venire, tra il 2012 e il 2014. E potremmo già aver sviluppato dispositivi elettronici immuni alle tempeste solari.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2012/01/04/nasa-faq-apocalisse-2012-16817.html#content">qui</a></p>
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		<title>Cinema: cosa ci aspetta nel 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 10:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Ci sono molti supereroi, un tocco di fantasy, una commedia agrodolce, un&#8217;avventura d&#8217;animazione e un bel po&#8217; di altre cose: si tratta delle 10 uscite cinematografiche del 2012 che vale la pena di appuntarsi sul calendario. Di alcune abbiamo già il trailer e qualche foto, di altre c&#8217;è poco o nulla anche se sono comunque [...]]]></description>
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<p>Ci sono molti supereroi, un tocco di fantasy, una commedia agrodolce, un&#8217;avventura d&#8217;animazione e un bel po&#8217; di altre cose: si tratta delle 10 uscite cinematografiche del 2012 che vale la pena di appuntarsi sul calendario. Di alcune abbiamo già il trailer e qualche foto, di altre c&#8217;è poco o nulla anche se sono comunque sufficientemente succose da entrare nella top 10 dei film più attesi da <em>Wired.it</em>. </p>
<p><strong>1) Il cavaliere oscuro – Il ritorno</strong><br />
Qui siamo all&#8217;apoteosi del fumetto-film: un personaggio che ha fascino da vendere (Batman), un avversario terrificante (Bane) e un film che giura di chiudere alla grandissima la migliore trilogia dedicata ai supereroi – scusa, Sam Raimi, ma il terzo Spider-Man posiziona la tua serie un gradino sotto.<br />
<em>Nelle sale: 29 agosto 2012 </em><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=UwU4WpPRSvA&#038;feature=player_embedded">Trailer</a></p>
<p><strong>2) Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato</strong><br />
Il ritorno cinematografico di Tolkien è firmato dallo stesso gruppo di lavoro che ci ha regalato <em>Il Signore degli Anelli</em> e tanto basta per far venire l&#8217;acquolina in bocca. Peccato solo che il romanzo sia stato diviso in due pellicole e che per la seconda ci tocchi aspettare la fine del 2013.<br />
<em>Nelle sale: 14 dicembre 2012</em><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=G0k3kHtyoqc&#038;feature=player_embedded">Trailer</a></p>
<p><strong>3) Prometheus</strong><br />
Ridley Scott che torna alle atmosfere fanta-horror di Alien? Sto già prenotando il biglietto. Charlize Theron, Michael Fassbender e Noomi Rapace viaggiano nei più oscuri angoli dell&#8217;Universo e ingaggiano una terribile battaglia per il futuro dell&#8217;umanità: promette benissimo.<br />
<em>Nelle sale: 14 settembre 2012</em><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=4H3XpWiMB_E&#038;feature=player_embedded">Trailer</a></p>
<p><strong>4) Dark Shadows</strong><br />
È una fiaba gotica con vampiri, licantropi e mostri diretta da Tim Burton. Non basta? Nel cast ci sono Johnny Depp, Eva Green, Michelle Pfeiffer, Christopher Lee e Chloë Moretz. Abbiamo insomma un regista coi fiocchi alle prese con ciò che gli riesce meglio e affiancato da attori superlativi. E c&#8217;è pure Alice Cooper nel ruolo di se stesso!<br />
<em>Nelle sale: 11 maggio 2012</em></p>
<p><strong>5) The Avengers</strong><br />
Iron Man, Hulk, Thor e Capitan America riuniti sotto l&#8217;ala dello S.H.I.E.L.D. per affrontare una misteriosa invasione extraterrestre. Il progetto che Marvel covava fin dal primo <em>Iron Man</em> (2008) è ormai alle porte e sebbene sia legittimo qualche dubbio sulla riuscita del film, il mantra ripetuto dai fan (&#8220;<em>Scritto e diretto da Joss Whedon!</em>&#8221; &#8211; quello di Buffy l&#8217;ammazzavampiri e un ormai celebre ciclo di <em>Astonishing X-Men</em>) basta a giustificare l&#8217;attesa.<br />
<em>Nelle sale: 4 maggio 2012</em><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=BVziJrrCT2k&#038;feature=player_embedded">Trailer</a></p>
<p><strong>6) The Descendants </strong><br />
Sulla carta la trama è risaputa: un padre/marito assente deve recuperare il rapporto con le due figlie quando la moglie entra in coma. Però dietro sceneggiatura e regia c&#8217;è Alexander Payne, uno dei più raffinati cineasti in circolazione (<em>Sideways, A proposito di Schmidt</em>). E George Clooney sembra il protagonista perfetto.<br />
<em>Nelle sale: 24 febbraio 2012</em><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=979ud0sSRgE&#038;feature=player_embedded">Trailer</a></p>
<p><strong>7) Brave – Coraggiosa e ribelle </strong><br />
È una fiaba proto femminista ambientata nel Medioevo, ma soprattutto è l&#8217;ultimo film di Pixar. E siccome si tratta di una delle due realtà più importanti dell&#8217;animazione mondiale (l&#8217;altra è Studio Ghibli), si possono accantonare le eventuali perplessità: sarà un gran film.<br />
<em>Nelle sale: 5 settembre 2012</em><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&#038;v=5dsKVQlfzQw">Trailer</a></p>
<p><strong>8) La talpa </strong><br />
Il menù prevede uno spy-thriller di gran classe, con un Gary Oldman in splendida forma e dietro la cinepresa il regista di uno dei migliori vampire movie di sempre (Tomas Alfredson, quello di <em>Lasciami entrare</em>). Senza contare che <em>La talpa</em> è l&#8217;adattamento cinematografico di uno dei più bei romanzi di John le Carré. Cosa volere di più?<br />
<em>Nelle sale: 20 gennaio 2012</em><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=k38ORFRKr-w&#038;feature=player_embedded">Trailer</a></p>
<p><strong>9) The Amazing Spider-Man</strong><br />
Sarà difficile superare i primi due Spider-Man di Sam Raimi, ma più passa il tempo e più assume contorni interessanti, quello che all&#8217;inizio sembrava un inutile reboot fatto solo per raccattare soldi. E sembra azzeccata la scelta dei nuovi protagonisti: Andrew Garfield nei panni di Peter Parker ed Emma Stone in quelli di <em>Gwen Stacy</em>.<br />
<em>Nelle sale: 4 luglio 2012</em><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=oX9ZT3RbYE4&#038;feature=player_embedded">Trailer </a></p>
<p><strong>10) The Great Gatsby</strong><br />
Baz Luhrmann è il regista e sceneggiatore di <em>Romeo + Giulietta</em> e di <em>Moulin Rouge!</em>, dunque ha un certo credito nonostante sia scivolato su <em>Australia</em>. Il suo nuovo progetto ha il vantaggio di essere l&#8217;adattamento del romanzo di Francis Scott Fitzgerald e di ritrovare Leonardo DiCaprio come protagonista, ma ha lo svantaggio di essere narrativamente più vicino ad Australia che ai suoi capolavori. Baz Luhrmann avrà rispolverato i suoi fasti?<br />
<em>Nelle sale: 25 dicembre 2012</em></p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/news/media/2012/01/02/film-attesi-2012-16480.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Una parola</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 11:49:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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In un mondo spesso governato da cifre, statistiche economiche e realizzazioni ingegneristiche, sembra sempre più incomprensibile alla maggior parte delle persone l’utilità legata alle attività comunicative.
Eppure è proprio da qui che parte tutto: i grandi personaggi della storia, la storia stessa, così come le discipline scientifiche ed economiche, nascono e si sviluppano attraverso la comunicazione. [...]]]></description>
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<p>In un mondo spesso governato da cifre, statistiche economiche e realizzazioni ingegneristiche, sembra sempre più incomprensibile alla maggior parte delle persone l’utilità legata alle attività comunicative.</p>
<p>Eppure è proprio da qui che parte tutto: i grandi personaggi della storia, la storia stessa, così come le discipline scientifiche ed economiche, nascono e si sviluppano attraverso la comunicazione. E’ solo l’oggetto che cambia. Tuttavia, sembra che in anni caratterizzati da parole come spread, aspirazionale e asset, tutti se lo siano dimenticato. Eppure, l’importanza del testo, della parte scritta di ogni evento comunicativo, è sottolineato (se non è oggetto stesso) dagli esperti che operano, in particolare, nel campo tecnologico: strano da un certo punto di vista, vero? Persino Steve Jobs, comunque, era ossessionato dal lato comunicativo dei prodotti che ideava.</p>
<p>È così che fa piacere quando un operatore del campo ne incontra, casualmente,  un altro e vien da sé scambiare due chiacchiere informali. In un periodo in cui gli articoli di giornale hanno un unico denominatore comune (la crisi, ovvio!), fa ancora più piacere conoscere realtà giovani che, come noi, credono in quello che fanno e hanno il coraggio di portarlo avanti in modo serio, professionale e dinamico. Un’ondata di positività, un bell’esempio. </p>
<p>In una Torino ormai non più così tanto grigia come in passato, in San Salvario, il quartiere più attivo ed eterogeneo dal punto di vista della popolazione e delle attività, e che si sta affermando, nel panorama cittadino, come centro propulsore per eccellenza nonché incubatore di idee ed esperienze innovative, ha sede Edito &#8211; Gestione Servizi Editoriali. Centralità del testo, con i suoi contenuti, lo stile e la forma, per un prodotto editoriale di alta qualità e a prezzi competitivi, è questo l’obiettivo che muove la società, che opera in un settore dove molto spesso la necessità dei numeri regna a discapito della cura e dell’attenzione al testo, producendo belle copertina infarcite di sviste e refusi.</p>
<p>Ricordate: una scrittura vigorosa è concisa. Una frase non deve contenere parole non necessarie, un paragrafo non deve avere frasi inutili per lo stesso motivo per cui un disegno non deve avere tratti ridondanti o una macchina parti non utilizzate. Questo non significa che occorra scrivere solo frasi corte che evitino di scendere nel dettaglio ma semplicemente che ogni parola deve essere lì per aggiungere qualcosa di utile.</p>
<p>Pensate che davvero tutti sappiano comunicare in modo efficace? Forse, è il caso di pensarci…</p>
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		<title>Dennis Richie: Goodbye world!</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 10:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Spitaleri</dc:creator>
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La scomparsa di Dennis Ritchie non ha di certo richiamato il fiume di lodi esplosa sul web dopo la morte di Steve Jobs, ma avrebbe dovuto.
Alcuni hanno detto:
&#8220;Quando Steve Jobs è morto, c&#8217;è stata una movimentazione enorme, commovente e giustificata. Ma in relazione ai meriti, l&#8217;effetto che avrebbe dovuto suscitare Dennis, sarebbe dovuto essere ancora [...]]]></description>
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		//--></script></span><p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-3160 aligncenter" title="Dennis_Ritchie" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Dennis_Ritchie.png" alt="" width="712" height="366" /></p>
<hr style="border-top: 0px solid #F7F7F7; margin-bottom: 20px;" />La scomparsa di Dennis Ritchie non ha di certo richiamato il fiume di lodi esplosa sul web dopo la morte di Steve Jobs, ma avrebbe dovuto.</p>
<p>Alcuni hanno detto:</p>
<p>&#8220;Quando Steve Jobs è morto, c&#8217;è stata una movimentazione enorme, commovente e giustificata. Ma in relazione ai meriti, l&#8217;effetto che avrebbe dovuto suscitare Dennis, sarebbe dovuto essere ancora più grande. Se non è stato così, è solo perché la gente non sa nemmeno chi sia &#8220;, spiega Rob Pike, leggenda della programmazione, che per 20 anni ha lavorato con Ritchie ai laboratori Bell.<br />
Con un post su Google +, Pike aveva annunciato che Ritchie era morto durante il fine settimana, nella sua casa del New Jersey, dopo una lunga malattia.</p>
<p>L&#8217;elogio collettivo dal web non è stato abbastanza grande da rendere giustizia al personaggio che più di tutti ha influenzato il mondo moderno dell’informatizzazione. Dennis Ritchie è, infatti, il padre del linguaggio di programmazione C che , con Ken Thompson (collega ricercatore dei Bell Labs), ha utilizzato per sviluppare UNIX, il sistema operativo sul quale la maggior parte dei sistemi odierni si basano, tra cui anche l&#8217;impero Apple  creato da Steve Jobs.</p>
<p>&#8220;Tutto sul web utilizza C e UNIX&#8221;, ha raccontato Pike a Wired. &#8221;I browser sono scritti in C, così come il kernel UNIX, utilizzato dall&#8217;intera rete Internet, i server Web e tutto l&#8217;hardware di rete in esecuzione.&#8221;</p>
<p>&#8220;E &#8216;davvero stupefacente il contributo che Dennis ha apportato all&#8217;informazione moderna, solo la che la gente lo sottovaluta. Anche Windows una volta era scritto in C, UNIX è alla base di Mac OS X, il sistema operativo desktop di Apple e iOS, che gestisce l&#8217;iPhone e l&#8217;iPad. Se Jobs è stato il re del visibile, Ritchie è stato il re di ciò che in gran parte è invisibile&#8221;, afferma Martin Rinard, professore di ingegneria elettrica e informatica al MIT e membro del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory.</p>
<p>&#8220;Il genio di Jobs è stato costruire prodotti di gusto che soddisfacevano le esigenze del pubblico. Ritchie ha costruito prodotti che mettevano i tecnici in condizione di costruire delle nuove tecnologie che non necessariamente la gente vede, ma usa tutti i giorni.&#8221;</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.wired.com/wiredenterprise/2011/10/thedennisritchieeffect/">qui</a></p>
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		<title>Gli epic fail tech dell&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 10:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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&#8220;Completo e totale fallimento quando l&#8217;obiettivo sembrava ragionevolmente facile da ottenere&#8221;, questa la definizione precisa data dall&#8217;autorevole Urban Dictionary. Si può fallire in molti modi, commettere errore (anche distruttivi), ma l&#8217;epic fail ha una connotazione diversa: si fallisce in maniera clamorosa di solito nell&#8217;ambito in cui sulla carta si è più bravi o dopo aver [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/stacca-la-spinaok.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/stacca-la-spinaok.jpg" alt="" title="stacca-la-spinaok" width="712" height="517" class="aligncenter size-full wp-image-3018" /></a></p>
<p><em>&#8220;Completo e totale fallimento quando l&#8217;obiettivo sembrava ragionevolmente facile da ottenere&#8221;</em>, questa la definizione precisa data dall&#8217;autorevole Urban Dictionary. Si può fallire in molti modi, commettere errore (anche distruttivi), ma l&#8217;<strong>epic fail</strong> ha una connotazione diversa: si fallisce in maniera clamorosa di solito nell&#8217;ambito in cui sulla carta si è più bravi o dopo aver annunciato trionfalmente qualcosa. In ambito tecnologico è fin troppo facile e in Rete ancora di più: qualcuno noterà di sicuro il vostro fail e non mancherà di farlo notare a tutti, aggiungendo al danno, la figuraccia e <strong>ovviamente la beffa</strong>. Chiedete per esempio a quelli di Netflix. Ma il fail è qualcosa di più e sta ai confini con il nonsense. Essere convinti che una propria idea sia geniale può portare a un epic fail quando messa alla prova degli altri: cosa passasse per la testa ai vertici di Google quando hanno deciso di staccare la spina a molte delle loro applicazioni è ancora un mistero. Anzi, alla fine, un epic fail bello tonante. Ecco il ranking dei fail più fragorosi in ambito tech del 2011 secondo ReadWriteWeb: </p>
<p><strong>7) Qwikster</strong><br />
Se sai fare bene una cosa (e per di più hai successo facendola) continua a farla. Regola banale che, però, quelli di <strong>Netflix </strong>hanno deciso di smettere di seguire all&#8217;improvviso. Prima volevano separare il comparto dvd, chiamandolo <strong>Qwikster</strong>, da quello streaming costringendo gli utenti a servirsi da due siti differenti, poi hanno aumentato i prezzi. Ottenendo solo insulti e migliaia di utenti in fuga. Fin qui, fail generico. Poi il capolavoro: il nome <strong>Qwikster</strong> esisteva già in Rete ed era il nickname di un utente Twitter la cui immagine profilo era Elmo dei Muppets mentre si fumava una canna. Ed ecco l&#8217;epic fail servito. </p>
<p><strong>6) La furia omicida di Google (nel disattivare applicazioni)</strong><br />
Android App Inventor, Buzz, Labs, Code Search, Timeline Search, Wave, Knol, Friend Connect e altre. Tutte applicazioni disattivate senza troppi complimenti dallo staff di Google con il proposito di rafforzare Google+. Peccato che questi servizi non fossero disabitati: dopo essere stati offerti gratuitamente avevano ottenuto un loro pubblico, magari non enorme, ma appassionato. Bene, queste persone si sono viste togliere il loro servizio da sotto il naso, all&#8217;improvviso. Non l&#8217;hanno presa bene (e soprattutto non se lo sono spiegato). </p>
<p><strong>5) I restyling di Google (e il movimento #OccupyGoogleReader)</strong><br />
Se non bastava l&#8217;aver disattivato un buon numero dei suoi sevizi &#8220;minori&#8221;, Google è andato oltre con i restyling di alcune delle sue applicazioni più utilizzate. Passi quello di Gmail, ma se eravate utenti di Google Reader ad esempio vi sarete accorti del taglio di tutte le funzioni social del servizio, cose che gli utenti amavano molto. Perchè farlo? Non si è capito, ma negli Usa alcuni l&#8217;hanno presa parecchio male e hanno addirittura lanciato il movimento #OccupyGoogleReader. </p>
<p><strong>4) L&#8217;applicazione Color</strong><br />
L&#8217;azienda che produce questa applicazione aveva trionfalmente (ecco il primo segnale di un imminente fail) di aver raccolto 41 milioni di dollari in finanziamenti solo nella fase di pre-lancio. Poi, non paga, ha altrettamento epicamente dichiarato che avrebbe &#8220;riscritto il concetto di status update su Facebook&#8221;. Dovrebbe avere a che fare con lo sharing di foto su Facebook e la raccolta di gallery fotografiche. Bene, non si è ancora capito a cosa serva veramente e diciamo, non è stato proprio un successo. Epic fail. </p>
<p><strong>3) Il fiasco del network della Playstation</strong><br />
Il 20 aprile il network della Playstation è stato hackerato. I dati (password e numeri di carte di credito) sono rimasti a lungo nel limbo della Rete, disponibili a chiunque volesse consultarli anche con le peggiori intenzioni. Per evitare ulteriori rischi e per cercare di arginare la falla di dati, quelli di Sony hanno staccato tutto mettendo il Network offline. Per tre settimane non si è più saputo nulla poi il tutto è riapparso un po&#8217; alla volta online ma il reset delle password era compromesso e pare che la causa fosse un nuovo attacco cracker. Nuova messa offline e cinque settimane complessive di interruzione del servizio. E la Sony ha impiegato tre settimane per dare una risposta significativa agli utenti del suo network. Epic fail. </p>
<p><strong>2) La settimana da incubo di Rim e di chiunque avesse un Blackberry</strong><br />
Se avete un Blackberry lo sapete già: quest&#8217;anno i servizi dati della Rim sono andati in blackout per tre giorni. Niente Internet sul cellulare per un sacco di business man. Dramma. Rim ha impiegato diverso tempo per rendersi conto dell&#8217;entità del blocco e comunque non ha offerto particolari spiegazioni. Pare che quei tre giorni siano costati all&#8217;azienda qualcosa come 50 milioni di dollari in vendite perse. </p>
<p><strong>1) Hp e l&#8217;effetto Tablet</strong><br />
Se vuoi inseguire qualcuno di veramente grosso, accertati di avere i mezzi, oppure fallo con un po&#8217; di sano basso profilo. Hp sperava di trovare la terza via per il tablet, fornendo un prodotto &#8220;altro&#8221; rispetto a iOS e Android per fronteggiare, soprattutto, l&#8217;iPad di casa Apple. Per questa ragione aveva acquisito Palm e il sistema webOS. Le aspettative erano altissime, ma il suo TouchPad non ha venduto pochissimi pezzi. Così la Hp ha annunciato di cambiare stratgia di business, smettendo di produrre device mobili. Poi hanno abbassato il prezzo del TouchPad a 99 dollari. E questo, magia, ha iniziato a vendere. Ma in liquidazione. E Hp ha rettificato quanto aveva detto prima per annunciare di voler mettere in produzione un ultimo lotto di tablet a prezzo stracciato. Non male per un prodotto che doveva fare concorrenza all&#8217;iPad. Steve Jobs idolatrava la Hp, prima di iniziare. E su questa amara considerazione, ecco servito l&#8217;epic fail più roboante del 2011 tecnologico. </p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/foto/2011/12/23/epic-fail-tecnologici-16328.html?page=1#content">qui</a></p>
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		<title>10 giochi vecchia scuola adattati all&#8217;iPhone</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 09:15:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Schermo touch, sensori di movimento, Retina display. E poi Angry Birds, Facebook, Instagram&#8230; Perdere tempo sull&#8217;iPhone sembra una cosa da nativi digitali, per chi non ha tempo di guardarsi indietro neanche quando gioca o cazzeggia. Eppure l&#8217;App Store della Mela è talmente vasto da lasciare spazio anche agli appassionati di anni &#8216;80, &#8216;90 e dintorni [...]]]></description>
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<p>Schermo touch, sensori di movimento, Retina display. E poi Angry Birds, Facebook, Instagram&#8230; Perdere tempo sull&#8217;iPhone sembra una cosa da nativi digitali, per chi non ha tempo di guardarsi indietro neanche quando gioca o cazzeggia. Eppure l&#8217;App Store della Mela è talmente vasto da lasciare spazio anche agli appassionati di anni &#8216;80, &#8216;90 e dintorni con una libreria sorprendentemente fornita di <strong>giochi da nostalgia</strong>. </p>
<p>Eccone 10 tra i migliori, anche se la scelta è veramente troppa. Voi cosa avreste messo? </p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/app/monkey-island-2-special-edition/id375901588?mt=8">Monkey Island 2 Special Edition: LeChuck&#8217;s Revenge</a><br />
La saga di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guybrush_Threepwood">Guybrush Threepwood</a> è nei cuori di tutti gli appassionati, e vive nel secondo episodio i suoi momenti più riusciti. Caldamente consigliato anche a chi non ne ha mai sentito parlare: un&#8217;avventura grafica con i fiocchi, ricca di umorismo fuori di testa. </p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/app/street-fighter-ii-collection/id459660048?mt=8">Street Fighter Collection</a><br />
Street Fighter non ha bisogno di presentazioni. I controlli non sono il massimo, ma sparare un Hadouken tra un tweet e una telefonata non ha prezzo. </p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/app/simcity-deluxe-for-ipad/id405584670?mt=8">Sim City Deluxe</a><br />
Crea e amministra la tua città: il capolavoro che ha <a href="http://www.youtube.com/watch?v=xgSGZ7-RnOU">inventato il genere</a> dei giochi gestionali raggiunge i dispositivi Apple in versione riveduta per i display a sfioramento. Giocarlo sullo schermone dell&#8217;iPad è una vera goduria. </p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/us/app/doom-classic/id336347946?mt=8">Doom Classic</a><br />
Il gioco che ha terrorizzato e appassionato una generazione negli anni &#8216;90: la grafica 3D era <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Doom_Engine">fasulla</a> e i mostri pixellosi, ma l&#8217;angoscia era autentica. Anche lui soffre dei controlli touch, ma i nostalgici lo apprezzeranno lo stesso. </p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/app/pac-man/id281656475?mt=8">Pac-Man</a><br />
Più vintage di così non si può. Il re incontrastato delle prime sale giochi è rimasto impresso nella memoria di tanti: chi non lo conosce non è di questo pianeta. </p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/app/secret-of-mana/id407949800?mt=8">Secret Of Mana</a><br />
Uno degli RPG più coinvolgenti della sua generazione (stiamo parlando dell&#8217;era 16 bit) e probabilmente di tutti i tempi. Su iOs vive una seconda giovinezza, consigliato anche a chi non apprezza il genere. </p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/app/sonic-cd/id454316134?mt=8">Sonic CD</a><br />
Fresca di uscita, ecco la trasposizione per iOs di uno dei migliori giochi del riccio blu. I controlli sono semplici e nonostante la natura frenetica della mascotte Sega il touch screen non si fa maledire troppo. </p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/it/app/prince-of-persia-retro/id373984189?mt=8">Prince Of Persia Retro</a><br />
Negli anni &#8216;90 il Principe scorrazzava su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=UgKP0kYnGmU&#038;feature=related">piattaforme bidimensionali</a> e a 256 colori. In memoria dei vecchi tempi, torna in grande forma su iPhone e iPad con questo bel lifting. </p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/us/app/worms-2-armageddon/id355524910?mt=8">Worms 2: Armageddon</a><br />
Vermi che si massacrano a colpi di bazooka: così come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=oie-bUsA0FU&#038;feature=related">16 anni fa</a>, l&#8217;idea funziona ancora oggi. La natura a turni fa sì che non sia necessario agire rapidamente sul touch: molto meglio così. </p>
<p><a href="http://itunes.apple.com/app/commodore-64/id305504539?mt=8">Commodore 64</a><br />
L&#8217;unico emulatore della lista è proprio il più old school di tutti: il vecchio Commodore rivive sugli schermi dei prodotti Apple. Solito problema con i controlli, e in più i giochi sono a pagamento, ma nell&#8217;app di base ne sono inclusi 5 gratis.</p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/news/videogiochi/2011/12/23/giochi-vecchia-scuola-vintage-iphone-16496.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Le foto più importanti di sempre (secondo la Rete)</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 13:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Dalla prima fotografia mai scattata nel 1826 alla prima foto del nostro pianeta, dal Vietnam alla caduta del muro di Berlino passando per Woodstock. Ecco le foto epiche scelte dagli utenti di Quora. Qual è la tua preferita e quale aggiungereste alla lista?
Tratto da qui

F-18A
Un jet immortalato mentre rompe la barriera del suono, questi caccia [...]]]></description>
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<p>Dalla prima fotografia mai scattata nel 1826 alla prima foto del nostro pianeta, dal Vietnam alla caduta del muro di Berlino passando per Woodstock. Ecco le foto epiche scelte dagli utenti di <a href="http://www.quora.com/Iconic-Images/Whats-the-most-epic-photo-ever-taken">Quora</a>. Qual è la tua preferita e quale aggiungereste alla lista?</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/foto/2011/09/16/migliori-immagini-storiche-17834.html?utm_source=wired&amp;utm_medium=NL">qui</a></p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/transonic-f18-hornet-7jul89-coreeok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2853" title="transonic-f18-hornet-7jul89-coreeok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/transonic-f18-hornet-7jul89-coreeok.jpg" alt="" width="712" height="534" /></a></p>
<p><span style="font-weight: bold;">F-18A<br />
</span>Un jet immortalato mentre rompe la barriera del suono, questi caccia possono raggiungere velocità superiori ai 1.600 km/h (Credits: Nasa)</p>
<hr style="border-top: 0px solid #F7F7F7; margin-bottom: 20px;" /><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/tienanmenok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2855" title="tienanmenok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/tienanmenok.jpg" alt="" width="712" height="476" /></a><br />
<strong>Piazza Tienanmen</strong><br />
5 giugno 1989. Un abitante di Pechino arresta i carri armati scesi in piazza per fermare le proteste scoppiate in Cina il giorno del funerale di Hu Yaobang (Credits: Jeff Widner)</p>
<hr style="border-top: 0px solid #F7F7F7; margin-bottom: 20px;" /><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Liberazione_Berlino_ok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2863" title="Liberazione_Berlino_ok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Liberazione_Berlino_ok.jpg" alt="" width="712" height="514" /></a><br />
<strong>La presa di Berlino</strong><br />
Le truppe sovietiche innalzano la bandiera rossa con la falce e il martello sopra il Reichstag a Berlino nel maggio 1945 (Credits: Wikipedia)</p>
<hr style="border-top: 0px solid #F7F7F7; margin-bottom: 20px;" /><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/napalmok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2881" title="napalmok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/napalmok.jpg" alt="" width="712" height="536" /></a><br />
<strong>Un bombardamento con il napalm</strong><br />
Dei bambini terrorizzati fuggono dalle fiamme scatenate da una bomba carica di napalm in Vietnam. (Credits: Nick Ut / Wikipedia)</p>
<hr style="border-top: 0px solid #F7F7F7; margin-bottom: 20px;" /><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/The_Earth_seen_from_Apollo_17ok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2889" title="The_Earth_seen_from_Apollo_17ok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/The_Earth_seen_from_Apollo_17ok.jpg" alt="" width="712" height="712" /></a><br />
<strong>The Blue Marble</strong><br />
Foto della Terra scattata dall&#8217;equipaggio dell&#8217;Apollo 17 da una distanza di 29.000 chilometri il 7 dicembre 1972</p>
<hr style="border-top: 0px solid #F7F7F7; margin-bottom: 20px;" /><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Buzz_Aldrin_Moon_Walkok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2890" title="Buzz_Aldrin_Moon_Walkok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Buzz_Aldrin_Moon_Walkok.jpg" alt="" width="712" height="781" /></a><br />
<strong>Passeggiando nel Mare della Tranquillità</strong><br />
Edwin Buzz Aldrin cammina sul suolo lunare nel luglio del 1969 (Credits: Nasa)</p>
<hr style="border-top: 0px solid #F7F7F7; margin-bottom: 20px;" /><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Solvay_conference_1927ok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2893" title="Solvay_conference_1927ok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Solvay_conference_1927ok.jpg" alt="" width="712" height="515" /></a><br />
<strong>La quinta conferenza Solvay</strong><br />
Nel 1927 in una conferenza incentrata sul tema Elettroni e Protoni si incontrarono alcuni tra i più grandi scienziati di sempre come Einstein, Bohr e Heisenberg (Credits: Wikipedia)</p>
<hr style="border-top: 0px solid #F7F7F7; margin-bottom: 20px;" /><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/alfred-eisenstaedtok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2895" title="alfred-eisenstaedtok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/alfred-eisenstaedtok.jpg" alt="" width="712" height="752" /></a><br />
<strong>Il Bacio</strong><br />
Scattata il giorno in cui il Giappone si arrese agli Stati Uniti nell&#8217;agosto del 1945 (Credits: Alfred Eisenstaedt)</p>
<hr style="border-top: 0px solid #F7F7F7; margin-bottom: 20px;" /><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/fuego-foto-john-mcgolgan-ok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2898" title="fuego-foto-john-mcgolgan-ok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/fuego-foto-john-mcgolgan-ok.jpg" alt="" width="712" height="534" /></a><br />
<strong>Incendio in Montana</strong><br />
Il fuoco divampa in una foresta a nord di Saula a East Fork, nei pressi di Bitterroot River Bridge. (Credits: John McGolgan)</p>
<hr style="border-top: 0px solid #F7F7F7; margin-bottom: 20px;" /><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Joseph_Nicéphore_Niépce_ok.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Joseph_Nicéphore_Niépce_ok.jpg" alt="" title="Joseph_Nicéphore_Niépce_ok" width="712" height="495" class="aligncenter size-full wp-image-2925" /></a><br />
<strong>La prima foto di sempre</strong><br />
La prima foto mai scattata nella storia di Joseph Nicéphore Niépce nel 1826(Credits: juandesant/ Flickr)</p>
<hr style="border-top: 0px solid #F7F7F7; margin-bottom: 20px;" /><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/saigonok.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/saigonok.jpg" alt="" title="saigonok" width="712" height="444" class="aligncenter size-full wp-image-2927" /></a><br />
<strong>La fuga da Saigon</strong><br />
La caduta di Saigon il 30 aprile 1975 è l&#8217;evento conclusivo della guerra in Vietnam (Credits: Wikipedia)</p>
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		<title>100 bufale a cui credono tutti</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 10:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Più che un libro, è un manuale di sopravvivenza. Si perché negli ultimi anni sono venute fuori tante di quelle balle che distinguerle dalla realtà è quasi impossibile. Il giornalista  Severino Colombo,  nel libro  101 stronzate a cui abbiamo creduto tutti ne raccoglie un bel po&#8217;: dagli alieni in Messico al collasso di Facebook, dalle [...]]]></description>
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<p>Più che un libro, è un manuale di sopravvivenza. Si perché negli ultimi anni sono venute fuori tante di quelle balle che distinguerle dalla realtà è quasi impossibile. Il giornalista  Severino Colombo,  nel libro  <a href="http://www.amazon.it/Centouno-stronzate-abbiamo-creduto-almeno/dp/8854123552"><em>101 stronzate a cui abbiamo creduto tutti</em></a> ne raccoglie un bel po&#8217;: dagli alieni in Messico al collasso di Facebook, dalle bufale su Berlusconi ai viaggi nel futuro e nel passato.</p>
<p>L&#8217;autore raccoglie molte bugie, credenze popolari e leggende metropolitane che negli anni si sono talmente radicate da sembrare vere. Molto spesso si tratta di azioni di vero e proprio marketing, ma anche di occasioni per prendersi un po&#8217; in giro e credere a qualcosa di impossibile.</p>
<p>Sul sito <a href="http://www.10righedailibri.it/">10 righe dai libri</a> potete visionare le <a href="http://www.10righedailibri.it/sites/default/files/primapagine_pdf/101stronzateColombo10rdl.pdf">prime 23 pagine</a> del lavoro di Colombo.</p>
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		<title>Coinvolgere con la condivisione: come usare i nuovi media</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 09:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Per tutti i cambiamenti che interessano i media in questi giorni, il prodotto essenziale dei mezzi di comunicazione resta il contenuto, il che non sembra molto diverso; ma i consumatori ora utilizzano i contenuti multimediali in un contesto completamente diverso integrandoli con spunti nuovi.
Cosa è cambiato riguardo i media? Probabilmente gli spunti che circondano il contenuto.
I vecchi media sono solo veicoli pubblicitari, puri e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Mass-Mediaok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2839" title="Mass-Mediaok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Mass-Mediaok.jpg" alt="" width="712" height="488" /></a></p>
<p>Per tutti i cambiamenti che interessano <strong>i media</strong> in questi giorni, il prodotto essenziale dei mezzi di comunicazione resta il <strong>contenuto</strong>, il che non sembra molto diverso; ma i consumatori ora utilizzano i contenuti multimediali in un contesto completamente diverso integrandoli con spunti nuovi.</p>
<p>Cosa è cambiato riguardo i media? Probabilmente gli <strong>spunti che circondano il contenuto.</strong></p>
<p>I vecchi media sono solo veicoli pubblicitari, puri e semplici. Gli spunti erano tutti di natura commerciale, improntati alla pubblicità, tutto era diretto al consumatore in quanto lettore di quel contenuto ingioiellato che è sempre e inesorabilmente, pubblicità!</p>
<p>Ma le cose adesso sono cambiate; i nuovi media sono cambiate; i nuovi media sono veicoli di impegno sociale. I consumatori selezionano il miglior contenuto, osservano i commenti lasciati da altri consumatori, valutano i link di altri siti o contenuti, e altro ancora. Gli indizi che dominano il contesto in cui viene pubblicato il contenuto <strong>non sono solo pubblicità, ma indicazioni sul contesto sociale.</strong></p>
<p>Il contenuto non è più divorato dal contesto pubblicitario e sente il bisogno di manifestarsi sotto un profilo di condivisione. Questo, ha tre implicazioni importanti per i <strong>brand:</strong></p>
<p><strong>In primo luogo</strong>, le pubblicità sono in competizione per ottenere maggiore attenzione di altre.<br />
La pubblicità deve gridare al di sopra del frastuono del semplice contenuto, per regalare in quel grido comunicativo, un impegno che è innanzitutto sociale. La pubblicità diventa rilevante per il contesto che, a sua volta, ha qualcosa da dire.</p>
<p><strong>In secondo luogo</strong>, gli annunci continuano a coinvolgere le persone come se l’esperienza sia frutto di una scelta partecipativa, attiva e volontaria. Nei vecchi modelli dei media, gli individui consumavano informazioni individualmente, senza far parte di alcun contesto attivo e interattivo, soprattutto. Al giorno d’oggi, il contenuto è consumato in un contesto sociale, tutti i contenuti, inclusa la pubblicità, raggiungono le persone attraverso una rete di conversazione e interazione. Anche all’interno dei social media, gli annunci continueranno a colpire le persone che si sentono parte di un contesto sociale.</p>
<p><strong>Infine</strong>, ciò che la gente vuole dai media al giorno d’oggi, <strong>non è informazione ma connessione</strong>. Come tutti i media c’è una grande dominazione da parte dei segnali sociali, e non è sempre il collegamento diretto, ma la presenza stessa di valori condivisi a creare un coinvolgimento psicologico con gli altri. Quando i media servono le informazioni in maniera tale da garantire anche la condivisione,allora i consumatori si sentono più impegnati.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2011/12/12/coinvolgere-con-la-condivisione-come-usare-i-nuovi-media/">qui</a></p>
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		<title>Il “Dizionario dei rifiuti”, l’utility app dell’anno</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=2832</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 09:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[applicazione Android]]></category>
		<category><![CDATA[educazione all’ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Cucari]]></category>

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La migliore applicazione green del mondo: così viene definito il “Dizionario dei rifiuti”. Un’e-startup potenziale di cui parlano tutti. Nel giro di davvero pochissimo tempo, si tratta di progressi settimanali, Francesco Cucari, 18 anni, liceale lucano ci sta dimostrando come sia davvero possibile risolvere i problemi comuni con il supporto tecnologico.
Ma di cosa stiamo parlando? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/app_rifiutiok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2833" title="app_rifiutiok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/app_rifiutiok.jpg" alt="" width="712" height="534" /></a></p>
<p><strong>La migliore applicazione green del mondo</strong>: così viene definito il “Dizionario dei rifiuti”. Un’e-startup potenziale di cui parlano tutti. Nel giro di davvero pochissimo tempo, si tratta di progressi settimanali, <strong>Francesco Cucari</strong>, 18 anni, liceale lucano ci sta dimostrando come sia davvero possibile risolvere i problemi comuni con il supporto tecnologico.</p>
<p>Ma di cosa stiamo parlando? Dell’<a href="http://www.jaikappa.it/app/?page_id=108">idea</a> nata per risolvere il problema dell’<strong>educazione all’ambiente</strong> a sostegno della <strong>raccolta di rifiuti urbani</strong>. Francesco ha infatti deciso di realizzare un’<strong>applicazione per smartphone Android</strong> per la raccolta differenziata, che tra l’altro pochi giorni fa è stata <a href="http://app.jaikappa.it/">completamente rinnovata</a>.</p>
<p>Tutto è nato un anno fa, quando nel suo paese, Rotondella, in provincia di Matera, è stata introdotta la raccolta differenziata, notando diversi problemi per i suoi compaesani nella sua corretta gestione. Così qualche mese dopo ha realizzato l’applicazione che permette di risolvere i dubbi sulla differenziata.</p>
<p><strong>Come funziona?</strong><br />
L´applicazione è simile ad un motore di ricerca. Basta interrogare il database sull’oggetto che si vuole riciclare e l’applicazione risponde suggerendo la destinazione finale del rifiuto, scegliendo tra le <strong>8 tipologie classificate</strong>, cioè umido, carta, plastica, vetro, alluminio, secco indifferenziato, materiale pericoloso e materiale ingombrante.</p>
<p>Così, per esempio, quando non sappiamo dove gettare un rifiuto, basta scrivere il suo nome nel campo ricerca e <strong>gettarlo virtualmente con un gesto</strong>. Se il software non trova il nostro rifiuto, allora ci avverte che non è possibile cestinarlo e <strong>ci aiuta</strong> ad effettuare una ricerca, dandoci quindi dei <strong>suggerimenti</strong>. Nel caso in cui non riusciamo a trovare neppure in questo modo ciò che ci serve, <strong>possiamo inviare un alert</strong>, vocale o scritto (via sms o via email) per indicare la parola che va aggiunta al database.</p>
<p>Per ogni tipologia di rifiuti, inoltre, abbiamo anche delle <strong>istruzioni su come preparare il rifiuto</strong>, su come riconoscere i simboli sui pacchetti per sapere a immediatamente come va smaltito un prodotto usato o un suo contenitore.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2011/12/14/il-%E2%80%9Cdizionario-dei-rifiuti%E2%80%9D-l%E2%80%99utility-app-dell%E2%80%99anno/">qui</a></p>
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		<title>Jimi Hendrix sbarca sull’iPad</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=2827</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 09:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[app musicali]]></category>
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Si fa un gran parlare, da qualche tempo, del fatto che le app musicalisostituiranno presto i defunti album musicali. Si tratta spesso di chiacchiere, perché gli album sono ancora vivi e in realtà solo Bjork ha fatto un vero e proprio album-applicazione. Molte delle applicazioni ufficiali degli artisti che si trovano in giro, spesso, sono [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/hendrix-1ok.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/hendrix-1ok.jpg" alt="" title="hendrix-1ok" width="712" height="503" class="aligncenter size-full wp-image-2828" /></a></p>
<p>Si fa un gran parlare, da qualche tempo, del fatto che le <strong>app musicali</strong>sostituiranno presto i defunti album musicali. Si tratta spesso di chiacchiere, perché gli album sono ancora vivi e in realtà solo Bjork ha fatto un vero e proprio album-applicazione. Molte delle applicazioni ufficiali degli artisti che si trovano in giro, spesso, sono semplici specchietti per le allodole, prive di contenuti reali ed eslcusivi, prive di attrattiva anche per i fan.</p>
<p>Però, ogni tanto, salta fuori qualche app musicale di artisti che vale la pena. Negli ultimi tempi ben due. La prima, e la più gustosa, è <a href="http://itunes.apple.com/it/app/jimi-hendrix-the-complete/id477975150?mt=8">The Jimi Hendrix Experience</a> , sviluppata direttamente da  <strong>Sony Music</strong>. Non è una semplice applicazione, ma un <strong>ebook vero e proprio</strong>: la parte principale è una ricca <strong>storia multimediale</strong> del più grande chitarrista rock di tutti i tempi, dall’infanzia all’eredità musicale che ha lasciato: ogni capitolo è zeppo di foto (spesso rare) e video (embeddati dalla rete, cosicché l’applicazione non pesi troppo). Video e foto sono poi raccolti in sezioni specifiche: la sezione “Photos” è un tavolo dove le immagini si possono spostare con un dito e aprire con due dita. Completa il tutto una mappa che indica le location storiche della carriera di <strong>Hendrix </strong>e una sezione dedicata alla musica, con un vecchio registratore a bobine che suona le canzoni (solo 30”, prelevati dall’iTunes Store, al quale si viene reindirizzati se si vuole comprare il brano). Il tutto gratis: non male davvero.</p>
<p>Gratis è anche <a href="http://itunes.apple.com/it/app/sting-25/id478115302?mt=8">Sting25</a>, app dedicata alla celebrazione del quarto di secolo da solista dell’ex <strong>Police</strong>. Una timeline interattiva, dal 1985 ad oggi ricca di documentazioni visive e video, una sezione dedicata agli album, all’attivismo, alle influenze alle collaborazione. Anche qua c’è una sezione che geolocalizza le tappe della storia dell’artista (in Italia vedrete tutti i luoghi dei concerti di Sting). Ciliegina sulla torta: video esclusivi del concerto per i 60 anni di Sting tenutosi lo scorso autunno al Beacon Theatre di New York, tra cui spicca una rivisitazione di <em>I hung my head</em> da parte di <strong>Bruce Springsteen</strong> ed un duetto con <strong>Lady Gaga</strong> su King of pain.</p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/reviews/applicazioni/2011/12/12/applicazione-jimi-hendrix-ipad-09878.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>I segreti per progettare un sito web perfetto</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 09:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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La moda delle infografiche sta raggiungendo livelli che definirei quasi fastidiosi, per qualsiasi cosa sembra si debba fare un’infografica (vero che è un mezzo immediato e d’impatto per raccogliere delle informazioni e comunicarle, ma come in tutte le cose, l’esagerazione non va mai bene). Però, di tanto in tanto, ne viene fuori qualcuna ben fatta [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/internetok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2823" title="internetok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/internetok.jpg" alt="" width="712" height="573" /></a></p>
<p>La moda delle infografiche sta raggiungendo livelli che definirei quasi fastidiosi, per qualsiasi cosa sembra si debba fare un’infografica (vero che è un mezzo immediato e d’impatto per raccogliere delle informazioni e comunicarle, ma come in tutte le cose, l’esagerazione non va mai bene). Però, di tanto in tanto, ne viene fuori qualcuna ben fatta ed utile allo stesso tempo, come questa realizzata da <a href="http://www.roimedia.co.za/">ROI Media</a>, che ci regala dei preziosissimi consigli su come progettare un sito web per farlo rendere al meglio.</p>
<p>In alto a sinistra trovate un vero e proprio assemblaggio di componenti, ognuno con il suo bel cavetto e la sua etichetta, che indica la necessità di creare una sinergia tra tutte le tessere del nostro mosaico. Ci sono l’aspetto grafico, la facilità di navigazione, l’usabilità, i contenuti, gli immancabili Social Media, la Search Engine Optimization (meglio conosciuta come SEO), l’analisi dei dati e delle statistiche e, last but not least, anche il footer. Quest’ultimo in particolare viene trascurato spesso, ma per un lavoro completo e perfetto bisogna curarlo tanto quanto gli altri elementi.</p>
<p>Insomma, il web design può essere definito come una materia umanistica ma anche scientifica: sicuramente servono le grafiche accattivanti ed eleganti, ma senza uno studio approfondito di quello che si vuole realizzare il sito potrebbe avere dei grossi difetti di fondo. Seguire un progetto assicurerà anche l’usabilità, perchè i nostri “navigatori” devono sempre sapere dove si trovano e poter raggiungere facilmente le altre pagine.</p>
<p>Ora, prima di lasciarvi all’infografica, vi riporto una curiosità: lo sapevate che ci sono quasi 526 milioni di siti? E quanti di questi secondo voi sono fatti bene?</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Progettare-un-sito-web-perfetto-infograficaok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2822" title="Progettare-un-sito-web-perfetto-infograficaok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Progettare-un-sito-web-perfetto-infograficaok.jpg" alt="" width="712" height="3775" /></a></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2011/12/13/i-segreti-per-progettare-un-sito-web-perfetto-infografica/">qui</a></p>
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		<title>Groupalia, i problemi di spedizione e l’insoddisfazione degli acquirenti</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=2814</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 10:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<description><![CDATA[
Groupalia è il sito di Acquisti di Gruppo dove trovi le migliori Proposte per il tuo tempo libero con sconti fino al 90%.
Ogni giorno ti proponiamo qualcosa di nuovo e imperdibile per il tuo tempo libero in cittá e per le tue vacanze, tra i quali ristoranti, benessere e bellezza, avventura, eventi, hotel… Groupalia ti [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/groupaliaok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2815" title="groupaliaok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/groupaliaok.jpg" alt="" width="712" height="332" /></a></p>
<p><em>Groupalia è il sito di Acquisti di Gruppo dove trovi le migliori Proposte per il tuo tempo libero con sconti fino al 90%.<br />
Ogni giorno ti proponiamo qualcosa di nuovo e imperdibile per il tuo tempo libero in cittá e per le tue vacanze, tra i quali ristoranti, benessere e bellezza, avventura, eventi, hotel… Groupalia ti permette di scoprire e vivere esperienze uniche con sconti incredibili in più di 60 cittá in tutt’Italia.</em></p>
<p>Si presenta così <a href="http://it.groupalia.com/">Groupalia sul suo sito web</a>, una delle principali realtà che premia i <strong>gruppi d’acquisto</strong> con forti riduzioni quotidiane su oggetti, accessori, viaggi e molto altro ancora.</p>
<p>In queste settimane, però, sono arrivate in redazione alcune segnalazioni di <strong>imprevisti davvero critici</strong> per una realtà che opera in questo business e che stanno mettendo (giustamente) <strong>in agitazione alcuni acquirenti</strong>. Ma procediamo per ordine raccontando la vicenda passo per passo.</p>
<p><strong>Il tuo Coupon: Xbox 360 Slim 250GB con Kinect e gioco Kinect Adventures a 279€ Spedizione inclusa! Gioca d’anticipo: il Natale è dietro l’ angolo.</strong></p>
<p>Era questa la <strong>grande promozione</strong> che, qualche tempo fa, ha interessato un gruppo di acquirenti per il costo vantaggioso e la possibilità di avere il prodotto con <strong>largo anticipo</strong>, in tempo per incartarlo e metterlo sotto l’albero.</p>
<p>Dopo qualche settimana dall’acquisto e dal pagamento, però, sono arrivati i <strong>primi imprevisti</strong>: con alcune <strong>mail automatiche</strong> Groupalia ha fatto sapere prima di essere in <strong>ritardo con le spedizioni</strong>, per poi annunciare che invece i prodotti sarebbero arrivati entro i termini previsti. Pochissimi giorni fa, una <strong>nuova comunicazione</strong> informava della probabile spedizione dopo Natale e proponeva agli utenti di procedere comunque ricevendo il prodotto finite le festività o di riavere entro pochi giorni il denaro speso. L’<strong>ultimo colpo di scena</strong> ha qualche ora: un messaggio inviato ad alcuni acquirenti, contenente <strong>le scuse e la garanzia di un pronto rimborso</strong> (e un <strong>buono regalo</strong>).</p>
<p>Da tutti questi inconvenienti, <strong>le comprensibili ire e la diffidenza degli utenti</strong>. Anche perché, sempre citando le comunicazioni arrivate in redazione, i tentativi di chiarimento sul <strong>sito</strong> e sui <strong>social network</strong> (in particolare sulla pagina Facebook) non hanno ottenuto risposte; qualcuno è stato addirittura <strong>bannato</strong>! E, intanto, <strong>le festività si avvicinano e i dubbi aumentano</strong>. In particolare, ci sarà almeno la possibilità di <strong>riavere indietro il denaro in tempo</strong> per fare una nuova sorpresa ai propri cari?</p>
<p><strong>Alcune considerazioni sul caso Groupalia</strong></p>
<p>Sembra che Groupalia <strong>non sia nuova a imprevisti</strong>, come mostrano per esempio <a href="http://www.laparolaalconsumatore.net/2011/05/groupalia-pubblicit-ingannevole-e-indicazioni-incomplete-nei-coupon/">questo post e i commenti che seguono</a> e lo scambio di opinioni ed esperienze all’interno del <a href="https://www.facebook.com/groups/301318683232357/">gruppo creato ad hoc su Facebook</a> dalle persone insoddisfatte.</p>
<p><strong>Abbiamo descritto la realtà dei fatti</strong>, raccontata dai <strong>diretti protagonisti della vicenda</strong>. Concludiamo con due considerazioni finali relative alla <strong>gestione del servizio e del customer care aziendale</strong>:</p>
<p>&gt; Quando si ha a che fare con ordini provenienti da molti consumatori, è inevitabile che<strong> eventuali imprevisti abbiano un eco molto maggiore</strong>, perché <strong>rendono insoddisfatte più persone</strong>. Realtà che operano in settori come questo dovrebbero dunque avviare un <strong>servizio di comunicazione al cliente e customer care rapido e affidabile</strong>, che faccia <strong>sentire lo stesso ‘al sicuro’, a contatto con l’azienda</strong>. Il discorso è ancora più valido nel momento in cui il business avviene prevalentemente <strong>sul web</strong>, uno spazio che per definizione non offre un contatto fisico tra le parti: inviare <strong>risposte automatiche</strong> non sembra la soluzione al problema.</p>
<p>&gt; Last but not least, la gestione della <strong>presenza sui social network </strong>ci è sembrata un po’ <strong>paradossale e inefficace</strong>: perché aprire <a href="https://www.facebook.com/GroupaliaItalia">pagine Facebook</a> e <a href="http://twitter.com/#!/GroupaliaIT/">account Twitter</a>, se poi i commenti degli utenti vengono <strong>cancellati</strong> e gli stessi sono <strong>bannati</strong> o <strong>allontanati in altro modo</strong>? Utilizzare i social media come <strong>semplice vetrina</strong> promozionale delle proprie offerte e/o cercando di <strong>manipolare il flusso di comunicazione</strong> non è mai la strada giusta, anzi. <a href="http://www.mestierediscrivere.com/index.php/articolo/Tesi">Occorre scendere dalla ‘torre d’avorio’ e cominciare ad ascoltare</a>.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2011/12/12/groupalia-i-problemi-di-spedizione-e-linsoddisfazione-degli-acquirenti-case-study/">qui</a></p>
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		<title>Le 50 persone più influenti del 2011</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=2805</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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50 personalità che nel corso del 2011 hanno influenzato l’andamento del mondo nella politica, nell’ economia, negli esteri. La classifica, una top 100, è stata pubblicata da Foreign Policy, specializzato in geopolitica. Gli avvenimenti che sono stati giudicati centrali, a vedere il numero di personalità coinvolte, sono la Primavera araba (rappresentata da una decina di [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/wael-ghonimok.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/wael-ghonimok.jpg" alt="" title="wael-ghonimok" width="712" height="474" class="aligncenter size-full wp-image-2808" /></a></p>
<p>50 personalità che nel corso del 2011 hanno influenzato l’andamento del <strong>mondo</strong> nella <strong>politica</strong>, nell’ <strong>economia</strong>, negli <strong>esteri</strong>. La classifica, una top 100, è stata pubblicata da Foreign Policy, specializzato in geopolitica. Gli avvenimenti che sono stati giudicati centrali, a vedere il numero di personalità coinvolte, sono la Primavera araba (rappresentata da una decina di attivisti e politici tra i quali abbiamo scelto il blogger <strong>Wael Ghonim</strong> per riassumerli tutti) insieme alla Libia e alla crisi economica su tutti i livelli: economisti e studiosi come come <strong>Nouriel Roubini</strong> e <strong>Joseph Stiglitz</strong> che l’avevano prevista e poi analizzata, politici che l’hanno gestita e responsabili di istituzioni che hanno avuto tra le mani le sorti dei debiti pubblici, delle valute e delle economie del mondo intero come la Bce di <strong>Jean-Claude Trichet </strong>o la Banca mondiale guidata da <strong>Robert Zoellich</strong>.</p>
<p>Spazio anche a paesi emergenti come il Brasile di <strong>Dilma Roussef </strong>o la Turchia di <strong>Ahmet Davutoglu</strong>, che si sta facendo spazio sullo scenario europeo. C’è anche l’Europa in crisi di <strong>Sarkozy</strong> e della <strong>Merkel</strong>. C’è poi il movimento contro la corruzione in India guidato da <strong>Anna Hazare</strong>, insieme agli attivisti per la democrazia in Cina, Birmania e Pakistan. Spazio anche a coppie famose come <strong>Bill e Milinda  Gates</strong>, impegnati con la loro fondazione in opere benefiche o la longa manus dei coniugi  Clinton sulla politica americana. <strong>Jack Dorsey</strong> e <strong>Mark Zuckerberg</strong> rappresentano il mondo dei media che ha vissuto un anno di enorme crescita. Ci sono anche personaggi controversi che sembrano riaffiorare dal passato: come <strong>John McCain</strong> o <strong>Condoleeza Rice</strong> che ai tempi dell’amministrazione Bush ha contribuito a plasmare il mondo come lo conosciamo:siamo per esempio ancora in Afghanistan e non si può fare finta di nulla. C&#8217;è anche <strong>David Beers</strong> che lo scorso anno non aveva nemmeno una pagina su Wikipedia. Poi ha abbassato il rating agli Usa.</p>
<p>A sorpresa, quello di <strong>Ilda Bocassini</strong> è invece l’unico nome italiano della classifica. Per Foreign Policy la pm ha contribuito a sollevare la cortina sul nostro paese attraversato dagli scandali. La classifica completa si trova <a href="http://www.foreignpolicy.com/articles/2011/11/28/the_fp_top_100_global_thinkers">qui</a>.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/foto/2011/12/07/pensatori-globali-foto-09881.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>I bilanci di fine anno, aspettando la fine del mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Quando mancano poco più di 30 giorni alla fine dell’anno un po’ ovunque spuntano classifiche di ogni tipo, ottimizzate per ricordarci gli ultimi mesi e per anticiparci il futuro che verrà. Una forma di promemoria diviso in sezioni che nella maggior parte dei casi ci risbatte in faccia qualcosa che avremmo preferito non vedere, non [...]]]></description>
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<p>Quando mancano poco più di 30 giorni alla fine dell’anno un po’ ovunque spuntano classifiche di ogni tipo, ottimizzate per ricordarci gli ultimi mesi e per anticiparci il futuro che verrà. Una forma di promemoria diviso in sezioni che nella maggior parte dei casi ci risbatte in faccia qualcosa che avremmo preferito non vedere, non sapere e non vivere. L’intento è forse di metterci nello stato d’animo che dopo averne viste di così tanti colori non potrà succedere niente di peggio, almeno non nell’immediato futuro.<br />
Siccome il fondo ci sembra di averlo toccato, risalendo potremo ricominciare a goderci la vita, fare, essere, migliorare.</p>
<p>Tra una foto di <strong>Amy Winehouse</strong> e i terribili numeri del <strong>terremonto in Giappone</strong>, c’è il tempo di sbirciare l’oroscopo dell’anno che verrà e magari intravedere una qualche luce in fondo al tunnel. Peccato che quello che sta per iniziare sia il fantomatico <strong>2012</strong>, riconosciuto dai massimi esperti come l’anno in cui tutto finirà.<br />
Quindi bando alle ciance sul passato, concentriamoci sul futuro prossimo immediato. Sperperiamo i nostri ultimi giorni in gloriosi party a base di gnocco fritto e fiumi di Gutturnio piacentino, allietati dalla musica dei<strong> Radiohead</strong> diffusa da qualche straordinario altoparlante bluetooth e godiamoci le stelle. Restiamo paciosi in attesa del meteroite definitivo o, molto più probabilmente, dell’inversione del campo magnetico. A conferma del fatto che <strong>Armageddon</strong> fosse pura science fiction, la Nasa ha censito l’attuale popolazione di corpi celesti minacciosi stabilendo che per ora possiamo stare tranquilli. Dunque è quasi certo che ci aspettano montagne che spuntano in mezzo alle pianure, immense esondazioni, vulcani in eruzione, improvvisi e netti cambi climatici. Tutto questo fino allo sterminio totale della razza umana, mentre sul Pianeta regnerà il buio per almeno tre giorni. No flash allowed.</p>
<p>Resta sempre la possibilità che i Maya con la “fine della terza creazione” intendessero l’inizio di un magnifico periodo di pace e serenità, all’insegna del rispetto dei diritti di uomo e natura, ma per qualche oscuro motivo questa opzione sembra altrettanto, se non più, incredibile. Non basta avere un Presidente Usa di colore e nemmeno essersi sbarazzati di Osama e Saddam. Ci tocca aspettare tenendo le dita incrociate che il tutto non finisca nel un countdown cialtrone del temibile <strong>Millenium Bug</strong> o nel clamoroso buco nell’acqua della pioggia di meteoriti di ottobre. Potremmo non riuscire a riprenderci da questa ennesima delusione fino a perdere perfino le speranze dell’arrivo del meteroite radioattivo del 2036, che i russi ci promettono da tempo. Nel dubbio ho addobbato l’alberello, ho spedito la letterina a <strong>Babbo Natale</strong> e comincio a scattare un sacco di foto. Per una mia classifica personale.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/news/internet/2011/12/09/bilanci-fine-anno-armageddon-16102.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>The Artist: è muto, ma non annoia</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 14:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Movies]]></category>
		<category><![CDATA[Michel Hazanavicius]]></category>
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<p>Nonostante l’entusiasmo suscitato lo scorso maggio a Cannes dove l’accattivante Jean Dujardin ha riportato la palma per l’attore, The Artist è un film che potrebbe correre il doppio rischio di venir sottovalutato da certa critica perché diretto da un regista senza pedigree d’autore; e dal pubblico in quanto muto e in bianco e nero, quindi chissà che noia! Ma sarebbe un grave errore. Michel Hazanavicius fino adesso aveva goduto di una piccola fama in patria per un paio di pellicole di satira degli spionistici anni ‘60, ispirate ai romanzi della serie OSS 117 di Jean Bruce: da noi inedite, pare siano divertenti.</p>
<p>Comunque si tratta di parodie come comunemente le intendiamo, mentre The Artist è una parodia nel senso letterale del termine, cioè una riscrittura, un’imitazione che gioca su vari modelli d’epoca, collocando il clou della storia in un momento fatidico per il cinema, quel biennio 1927/28 quando prese a parlare: una vera rivoluzione, già rievocata nell’incantevole commedia musicale Singin in the Rain. Per The Artist, Hazanavicius attinge a questo e altri generi incluso il melò (a partire da A star is Born); mentre la star George Valentin impersonata da Dujardin ha il baffetto sciupa femmine dell’avventuroso e romantico Douglas Fairbanks, e la Peppi incarnata da Bérénice Béjo è un tipetto spiritoso e vivace alla Claudette Colbert.</p>
<p>La vicenda è quella di un divo che tramonta, di una stellina che ascende e di una reciproca attrazione amorosa che si concretizza in un delizioso happy end. Ma, a dispetto di quanto abbiamo scritto, The Artist non è un prodotto di nicchia riservato ai più cinefili. Girando in loco con parecchie maestranze americane, Hazanavicius è riuscito infatti a realizzare un film che ha le carte in regola per essere davvero un film muto hollywoodiano, e di quelli ottimi: copione, fotografia, costumi, ambienti, cast, tutto è perfetto, incantevole. D’altro canto la commedia è moderna per il filtro di un ironico distacco (sottolineato da una colonna sonora in cui troviamo persino il tema dell’hitchcockiano Vertigo), che però non va mai a detrimento della partecipazione emotiva. E magari alla fine ci sarà un ripensamento generale: forse aveva ragione chi scrisse che acquistando la parola, il cinema tradiva se stesso.</p>
<p>THE ARTIST<br />
di Michel Hazanavicius<br />
con Jean DuJardine, Bérénice Béjo<br />
Usa/Fra, 2011</p>
<p>TORINO, Eliseo, Nazionale, Uci</p>
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		<title>Fabio Volo molla Facebook. Siete contenti? E soprattutto perché?</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 13:41:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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Fabio Volo ci ha rinunciato, non gestirà più la pagina Facebook de Il volo del Mattino.
I social media sono così. Date un account Facebook o Twitter a qualcuno e si sentirà in diritto di esprimere la sua opinione non richiesta. E quando queste opinioni non richieste diventano molte e non si sa più come gestirle [...]]]></description>
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<p>Fabio Volo ci ha rinunciato, non gestirà più la pagina Facebook de Il volo del Mattino.</p>
<p>I social media sono così. Date un account Facebook o Twitter a qualcuno e si sentirà in diritto di esprimere la sua opinione non richiesta. E quando queste opinioni non richieste diventano molte e non si sa più come gestirle spesso i “VIP” preferiscono lasciar perdere. Un esempio è quello di<strong>James Franco</strong>, che poche settimane dopo aver inaugurato account Twitter e Facebook li ha cancellati.</p>
<p>Questi fenomeni mi lasciano perplessa. Non posso fare a meno di domandarmi e, a questo punto, di domandarvi: <strong>perché?</strong><br />
Cosa spinge una persona a prendersi la briga di cercare la pagina Facebook di Fabio Volo e cliccare “mi piace” solo per insultarlo? Quale è il punto? Chi siete? Degli scrittori wannabe che non riescono a pubblicare o non riescono a vendere? Dei laureati in lettere che non trovano lavoro? Vi siete erti a difensori della lingua e letteratura italiane? Che fastidio vi dà Fabio Volo?</p>
<p>Fabio Volo scrive bestseller, ebbene sì, fatevene una ragione. Esiste chiaramente un mercato che soddisfa, qualcuno dice all’insegna della “semplicità”, altri della “banalità” e del “qualunquismo”.</p>
<p>Voi non fate parte dei semplici/banali/qualunquisti? Fantastico. Volete una medaglia per questo?</p>
<p>Mi viene in mente la frase di Santa Maradona, pronunciata da Stefano Accorsi, “Il problema non è leggere o meno Novella2000. Il problema è leggere solo Novella2000″.</p>
<p>In Italia si legge talmente poco che io sento di provare un pizzico di riconoscenza per chiunque riesca a portare qualche italiano in più in libreria, che poi non si sa mai che venga stuzzicato da una copertina o da un titolo di un autore che riteniamo più “degno” di questo nome. Sì, insomma, e se i Moccia e i Fabio Volo fossero un modo per far pace con l’oggetto libro, se fossero dei libri-ponte verso altri libri? Ci avete mai pensato?</p>
<p>Se voi siete così bravi, se sapete cosa vale la pena leggere, allora condividetelo! Influenzate i vostri amici e i vostri follower, convinceteli a leggere le cose che vi piacciono, invece di criticare cosa non vi piace. Abbiate un atteggiamento costruttivo perché se no tanto vale tacere e investire il proprio tempo a leggere Jonathan Franzen.</p>
<p>Fabio Volo ci riporta al discorso dei famosi su Twitter, un’invasione che i vecchi twitteri non sembrano amare. Leggevo l’altro giorno l’hashtag #salviamotwitter dalle “contaminazioni” dei nuovi twitteri tra cui anche i VIP (Gerry Scotti, Simona Ventura etc). Fortunatamente è stato fermato sul nascere da qualcuno che esortava a non fare gli snob. Il fatto che il numero degli utenti di Twitter sia in aumento anche in Italia, magari grazie alla possibilità di seguire i propri “beniamini”, non può che essere positivo. Insomma ci sarà pure qualcuno di interessante che però non usa ancora Twitter in Italia! E non è quello il punto, condividere argomenti interessanti?</p>
<p>Dinanzi allo scontento da parte di alcuni twitteri per l’arrivo dei famosi, non posso fare a meno di ricordare che lo stesso Twitter ha creato dei mostri, gli autoproclamatisi esperti di social media, gente che si fa le interviste a vicenda su blog che leggono solo loro, che ritiene che essere arrivato su Twitter per primo equivalga ad aver compiuto il primo passo luna, che fa classifiche basate su criteri random nelle quali si proclamano vincitori. Insomma possiamo ritenerci fortunati se non hanno fatto il calendario dei “social media evangelists”. Ma, non dispererei, alla fine dell’anno manca ancora qualche settimana. No, sul serio, se sopportiamo loro, ma che fastidio ci può dare Fabio Volo?</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2011/12/04/fabio-volo-molla-facebook-siete-contenti-e-soprattutto-perche/">qui</a></p>
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		<title>Hero, milioni di punti diventano un’opera d’arte</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 11:26:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Miguel Endara]]></category>

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Miguel Endara, art director di fama mondiale, ha realizzato un ritratto del padre utilizzando una tecnica davvero suggestiva quanto impegnativa, il puntinismo: circa 300 milioni di puntini, 210 ore di lavoro e una penna sono gli elemanti che hanno datto vita a questo straordinario disegno che è poi diventato un video.
Hero“, ‘making of’ dell’opera, è [...]]]></description>
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<p>Miguel Endara, art director di fama mondiale, ha realizzato un <strong>ritratto del padre</strong> utilizzando una tecnica davvero suggestiva quanto impegnativa, il puntinismo: circa <strong>300 milioni di puntini</strong>, <strong>210 ore di lavoro e una penna</strong> sono gli elemanti che hanno datto vita a questo straordinario disegno che è poi diventato un video.</p>
<p><strong>Hero</strong>“, ‘making of’ dell’opera, è stato pubblicato in rete solo due giorni fa, ma ha già raccolto <strong>centinaia di migliaia di views</strong>. La realizzazione del disegno è già mirabile di per sè, e ad esso si è poi aggiunto il fascino di un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Mg3U4tcgH-I">video</a> (creato dallo stesso Endara) semplice ma creativo, che va ad impreziosire ulteriormente il lavoro.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2011/12/06/hero-milioni-di-punti-diventano-unopera-darte-video/">qui</a></p>
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		<title>Brooklyn incontra Torino</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 10:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Brooklyn Film Festival]]></category>
		<category><![CDATA[cinema indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[cinema indipendente torino]]></category>
		<category><![CDATA[Flying Fishes]]></category>

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Brooklyn incontra Torino è il primo evento organizzato dall’Associazione Flying Fishes in collaborazione con il Brooklyn Film Festival di New York. Flying Fishes ospita il Gran Chameleon Award e i Best Awards delle cinque principali categorie Best Feauture Film, Best Documentary, Best Narrative Short, Best Animation, Best Experimental in concorso all’edizione 2011 del BFF che [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/film_pellicolaok.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2781" title="film_pellicolaok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/film_pellicolaok.jpg" alt="" width="712" height="570" /></a></p>
<p><strong>Brooklyn incontra Torino</strong> è il primo evento organizzato dall’<strong>Associazione Flying Fishes</strong> in collaborazione con il <a href="http://www.brooklynfilmfestival.org/">Brooklyn Film Festival</a> di New York. Flying Fishes ospita il Gran Chameleon Award e i Best Awards delle cinque principali categorie Best Feauture Film, Best Documentary, Best Narrative Short, Best Animation, Best Experimental in concorso all’edizione 2011 del BFF che si è svolta dal 3 al 12 giugno. Chiude la rassegna la visione del documentario vincitore dello Spirit Award. La partecipazione dei film italiani al festival è stata premiata con la vittoria nella categoria Best Narrative Short del cortometraggio Rita di Antonio Piazza &amp; Fabio Grassadonia, pellicola già premiata in numerosi festival europei e italiani, e dell’opera prima di Massimiliano Verdesca W Zappatore, nella categoria Best Feauture Film, vincitore anche del premio miglior attrice protagonista assegnato a Sandra Milo.</p>
<p><strong>Brooklyn incontra Torino</strong> è un’occasione di dialogo tra due modi di fare e vedere cinema indipendente. Un’opportunità di scambio nell’ambito del progetto di ospitalità dei festival che rimarca l’intenzione di Flying Fishes di favorire la conoscenza al pubblico della produzione nel panorama nazionale ed internazionale, e instaurare rapporti di collaborazione con le vetrine ospiti. <strong>Brooklyn incontra Torino</strong> è anche l’incontro tra due città distanti tra loro geograficamente e culturalmente ma accomunate dal richiamo di temi portanti legati al sistema sociale e all’aggregazione dei gruppi nella società contemporanea. Storie di persone e di un paesaggio in costante cambiamento, due skylines a confronto: quella di Brooklyn crocevia di culture, con i suoi buildings blocks e i grandi progetti edilizi, sullo sfondo di Manhattan, e quella di Torino con un fiume che fa da “spartiacque” tra la cultura metropolitana a vocazione culturale &#8211; tecnologica, e la nuova realtà multietnica e i progetti di riqualificazione urbana. La presenza del film documentario Battle for Brooklyn di Suki Hawley &amp; Michael Galinsky vincitore del Gran Chameleon Award, realizzato in sette anni, periodo in cui si è svolta la vicenda, offre uno spaccato dell’american society e delle problematiche legate alla speculazione edilizia e al diritto alla casa.</p>
<p>Inoltre, durante la rassegna, sarà presentata la piattaforma web <a href="http://www.wim.tv/wimtv-webapp/wimTvHome.do">Wim.TV</a>, orientata alla distribuzione, alla commercializzazione e allo streaming di contenuti audiovisivi. Con Flying Fishes, la piattaforma favorirà l’incontro tra le offerte dei filmmakers e le domande dei canali di distribuzione via web, l’organizzazione di contest per la realizzazione di cortometraggi, la realizzazione di palinsesti orientati alla diffusione di produzioni indipendenti.</p>
<p>Info e programma:<br />
<a href="http://www.flyingfishes.org/">www.flyingfishes.org</a></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.effettonotteonline.com/news/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2392&amp;Itemid=43">qui</a></p>
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		<title>Flipboard</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=2771</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 10:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Hi Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[applicazioni iPad]]></category>
		<category><![CDATA[applicazioni iphone]]></category>
		<category><![CDATA[Flipboard]]></category>
		<category><![CDATA[rivista personalizzata]]></category>

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<p>Nominata applicazione per iPad dell’anno e una delle 50 innovazioni più importanti secondo TIME, <a href="http://itunes.apple.com/it/app/flipboard/id358801284?mt=8&#038;affId=1616444">Flipboard</a> crea una rivista personalizzata con tutto quello che è stato condiviso con te, dalle foto di Instagram agli aggiornamenti di Facebook, dai post di Tumblr agli articoli delle tue pubblicazioni preferite.</p>
<p>Riempi Flipboard con le cose che ti piace leggere, da blog personali a pubblicazioni come Rolling Stone o Vanity Fair, e utilizza Instapaper o Read It Later per salvare articoli da leggere in seguito. Collega Flipboard a tutti i tuoi social network, e in un unico posto potrai goderti, sfogliare, commentare e condividere tutte le notizie, le foto e gli aggiornamenti che ti interessano.</p>
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<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2011/12/07/flipboard/">qui</a></p>
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