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	<title>Abc Interactive Blog</title>
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		<title>E&#8217; tempo di giocare d&#8217;azzardo.</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 22:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi si parla di gioco d&#8217;azzardo.
Direte: visto che sul blog si parla soprattutto di web, cosa c&#8217;entra questo argomento con il web?
A detta di Netmediacom nel 2013 il comparto dei giochi online raggiungerà un valore di circa 18 miliardi di euro, che tradotto significa il 35% del mercato globale di internet in Italia.
Il 35%! E&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Oggi si parla di <strong>gioco d&#8217;azzardo</strong>.</p>
<p>Direte: visto che sul blog si parla soprattutto di web, cosa c&#8217;entra questo argomento con il web?</p>
<p>A detta di Netmediacom nel 2013 il comparto dei giochi online raggiungerà un valore di circa 18 miliardi di euro, che tradotto significa <strong>il 35% del mercato globale di internet in Italia.</strong></p>
<p>Il 35%! E&#8217; una percentuale pazzesca, che ci consente di affermare che il web ha molto a che fare con il gioco d&#8217;azzardo. E se includiamo anche il gioco offline la cifra raggiunge i <strong>90 miliardi</strong> (fonte Azzardopoli di Libera), che corrisponde alla terza industria italiana.</p>
<p>Che riflessioni si possono fare su questi dati? Quelle che si leggono generalmente sui media vertono su due concetti.</p>
<p>Il primo riguarda <strong>i soldi</strong>: <em>C&#8217;è la crisi e non si vedono speranze ragionevoli di migliorare la propria situazione economica se non tramite il gioco d&#8217;azzardo</em>.</p>
<p><strong>Siamo sicuri che siano i soldi il vero motore che spinge a spendere miliardi di euro per giocare d&#8217;azzardo?</strong> Le teorie che cercano di dare una spiegazione alla pratica dell&#8217;azzardo sono tantissime. Ci prova la psicanalisi, secondo cui <span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">l&#8217;insistenza a giocare è una pratica masochistica in grado di bilanciare il senso di colpa generato dal desiderio inconscio di eliminare il padre. Ci prova persino la genetica: la probabilità che due gemelli giochino è molto più alta della probabilità che a giocare siano due fratelli non gemelli. Le teorie sono veramente tante. La razionalità del denaro non la trovo sufficiente a spiegare uno dei comportamenti più irrazionali dell&#8217;essere umano.</span></p>
<p>Il secondo concetto trattato dai media riguarda <strong>la morale</strong>: <em>Lo Stato italiano è  immorale perché è diventato uno Stato biscazziere.</em></p>
<p>Ok, il nostro Stato lucra sui giocatori, anche e soprattutto su quelli che soffrono di gioco compulsivo. Ma lo Stato siamo anche noi e a noi quei soldi fanno molto comodo. Eviterei quindi riflessioni moralistiche. Checché ne dica Saviano, la storia insegna che laddove non c&#8217;è gioco legale, subentra quello illegale, sul quale nessuno paga le tasse. Immaginatevi poi una persona che sta cercando di smettere di giocare, che sta facendo cioè uno sforzo enorme per liberarsi dalla sua dipendenza. Se comincia a pensare che la colpa di tutti i soldi persi non è la sua, ma è dello Stato, come potrà trovare dentro di sé la forza per smettere? Il gioco d&#8217;azzardo, lo ricordo, è una pratica antica quanto l&#8217;uomo. <strong>E&#8217; sbagliato demonizzarlo,</strong> anche perché siamo sempre più circondati da possibilità di giochi attraenti e coinvolgenti. Che facciamo? Demonizziamo tutti i tipi di gioco? Magari sbaglierò, ma io tendo a diffidare di chi propina retoriche di tipo moralistico.</p>
<p>In questo post vorrei proporre una chiave di lettura un po&#8217; diversa: <strong>il concetto di &#8220;tempo&#8221;.</strong></p>
<p><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><strong>IL TEMPO DELL&#8217;ATTESA</strong>.<br />
Pensate al tempo che passa tra 	quando si fa una puntata e lo svolgimento effettivo del gioco. 	Oppure al <strong>tempo che passa tra un evento e l&#8217;altro. </strong>Chi scommette su una 	partita di calcio lo fa generalmente qualche ora prima dell&#8217;inizio 	del match o comunque parecchi minuti prima. Che abbia vinto o perso, 	deve aspettare il giorno dopo per poter effettuare nuove scommesse. 	Chi scommette su una corsa ippica lo fa di solito pochissimi minuti 	prima che questa abbia luogo. 	Vinto o perso, deve aspettare qualche minuto prima che ci siano 	altre corse. Chi punta soldi alle slot machines o alle videolotteries 	lo fa pochi secondi prima di premere il pulsante del gioco. E 	l&#8217;attesa per la giocata successiva è sempre di pochi secondi.<br />
</span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Ore, minuti e 	secondi.<br />
</span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><strong>Laddove le distanze temporali tra una giocata e l&#8217;altra 	sono misurabili in secondi,</strong> si hanno i giochi più “pericolosi”. 	Sono un po&#8217; meno pericolosi quando si ragiona in termini di minuti e 	ancora meno pericolosi se si parla di ore. </span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Possiamo già dedurre 	che il gioco d&#8217;azzardo ha molto a che fare con il tempo. Non sto scrivendo nulla di nuovo, se si pensa per esempio che la manifestazione contro il gioco legalizzato che si è svolta ieri a Pavia era focalizzata soprattutto sulle slot, quelle che evidentemente fanno più danni.</span></p>
<p><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><strong>IL TEMPO CHE CI SOFFOCA.</strong><br />
<strong> Pensate ora al tempo 	della nostra esistenza.</strong> E&#8217; un tempo scandito da gioie, ma anche da obblighi, da responsabilità, da stress, da persone che ci criticano e che pretendono qualcosa da 	noi. Come possiamo inoltre essere contenti del tempo che passa, quando 	questo ci ricorda che stiamo invecchiando, che siamo esseri finiti e 	che non siamo immortali come ci credevamo da bambini? Alzi la mano 	chi non ha mai voluto estraniarsi dal proprio tempo, dalla propria 	età, dai propri obblighi e ritornare bambino? <strong>Essere finalmente 	liberi, anche solo per pochi momenti. Ecco, il gioco ti offre 	questo.</strong> Ti offre una dimensione temporale tutta sua, che se vuoi può 	ripetersi all&#8217;infinito. Chi gioca manda a quel paese la dimensione 	temporale fatta di obblighi e ragionevolezza e ripropone quella che 	aveva da bambino, quando il tempo del gioco sembrava <strong>un tempo 	infinito, spensierato</strong>, con delle regole che erano le regole di quel 	gioco e si credeva che tutta la vita fosse un gioco. Chi gioca 	d&#8217;azzardo ha nostalgia di questa dimensione temporale e ne è 	potentemente attratto. Chi di noi non lo sarebbe? Chi di noi, pur 	non comprendendo le follie dei giocatori d&#8217;azzardo, si è ritrovato 	per ore a giocare a Ruzzle o ad altri giochini sul tablet senza 	sapersi spiegare come abbia potuto perdere tutto quel tempo?</span></p>
<p><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><strong>IL TEMPO A PICCOLE DOSI.</strong><br />
Pensate infine a quella 	che è universalmente riconosciuta come la miglior strada per 	smettere di giocare, cioè le riunioni dei Giocatori Anonimi. Sapete 	<strong>qual è il proposito dei Giocatori Anonimi? Smettere di giocare? 	Niente affatto.</strong> I Giocatori Anonimi si impegnano a non giocare per 	le prossime 24 ore. Ancora una volta ritorna il concetto di tempo. 	Per un giocatore compulsivo l&#8217;idea di non giocare mai più è 	intollerabile. Come fa ad accettare l&#8217;idea di uscire improvvisamente 	da quella dimensione fantastica in cui si sentiva di nuovo un 	bambino, senza responsabilità e senza l&#8217;incombenza del tempo che 	passa? Non solo. Adesso deve fare anche i conti con tutti gli 	immaginabili problemi che il suo giocare d&#8217;azzardo gli ha creato. 	Chi glielo fa fare? Per accettare l&#8217;idea di non poter mai più fare puntate né alle slot né sui cavalli, <strong>deve poter vivere la 	sua nuova vita come se fosse un nuovo gioco, un gioco che consiste 	nel non giocare per 24 ore.</strong></span></p>
<p>Il tema che ho trattato oggi è molto delicato e molto complesso. Forse sono stato superficiale nel modo di affrontarlo o forse, al contrario, sono stato <strong>un po&#8217; troppo filosofeggiante.</strong></p>
<p>Di certo non mi piacciono i toni con cui i media ne parlano. Sempre allo stesso modo. Sempre dando la colpa allo Stato e alla crisi. E non considerando mai<strong> l&#8217;immenso potere attrattivo che l&#8217;azzardo può avere sulle vite di tutti noi.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/gioco1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4432" title="gioco1" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/gioco1.jpg" alt="" width="299" height="168" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Lo smartphone? Roba da museo.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 22:09:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le #invasionidigitali sono una rete di eventi nazionali rivolti alla diffusione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico-culturale attraverso l’utilizzo di internet e dei social media.
In sostanza organizzi un&#8217;invasione presso un museo o un luogo d&#8217;arte italiano in una data e ora precisa tra il 20 e il 28 aprile. Chi vuole si aggrega e lì [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><em><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le </span></span></span><strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">#invasionidigitali </span></span></span></strong><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">sono una rete di eventi nazionali rivolti alla diffusione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico-culturale attraverso l’utilizzo di internet e dei social media.</span></span></span></em></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In sostanza organizzi <strong>un&#8217;invasione presso un museo</strong> o un luogo d&#8217;arte italiano in una data e ora precisa tra il 20 e il 28 aprile. Chi vuole si aggrega e lì si condivide insieme agli altri partecipanti il piacere di ciò che si sta visitando, ricordandosi di fare foto ed eventuali video e di postare il tutto sul social network preferito.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Invasioni Digitali è una bella iniziativa, soprattutto se si pensa che quest&#8217;anno la Settimana della Cultura (ingresso gratuito per sette giorni più di 400 musei italiani) è stata soppressa per mancanza di fondi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ho soltanto un dubbio. Questo invadere le località d&#8217;arte armati di smartphone mi <strong>sa molto di “giapponese”</strong>. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Se l&#8217;obiettivo è quello di far sì che più persone in questi giorni entrino nei musei, direi che l&#8217;iniziativa è lodevole.<br />
</span></span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; color: #333333; line-height: 19px;">Se l&#8217;obiettivo è quello di valorizzare il nostro patrimonio culturale, qualche dubbio mi sorge.</span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Navigando tra le invasioni digitali effettuate fino a questo momento, mi sembra di vedere soltanto fotografie sparse di belle località e bei musei italiani. Non sono però istantanee che ti invogliano più di tanto a frequentare quei posti, nonostante l&#8217;entusiasmo che a parole gli “invasori” vogliono trasmetterti. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quando si parla di valorizzazione del patrimonio culturale, ho in mente altro. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ho in mente <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/page/Page-e741239f-829c-4ac1-b496-029d3033429e.html">le sortite di <strong>Philippe Daverio</strong></a> nei più disparati musei del mondo. Il suo occhio critico e preparato ti incuriosisce. La sua capacità di raccontarti quello che vede ti fa venir voglia di recarti sul posto e ammirare di persona quello che il suo racconto ti ha fatto immaginare. Per semplificare il concetto, non è una fotografia del Colosseo ad invogliarmi a visitarlo, ma il racconto di ciò che in passato lì dentro accadeva.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ho in mente il <strong>Museo Pietro Micca di Torino</strong>, in cui delle <a href="http://www.associazione-amici-pietro-micca-1706.it/it/gruppoguide.html">incredibili guide volontarie</a> ti guidano all&#8217;interno dei cunicoli della Torino del Settecento e ti fanno veramente sentire come se tu fossi lì, nella Torino che stava per essere invasa dai Francesi e che ha dovuto fare appello a tutte le sue forze per non cadere.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #333333;"><span style="font-size: small;">Io credo che la vera valorizzazione del nostro patrimonio culturale debba passare attraverso persone che, <strong>raccontandoti una storia,</strong> ti appassionino e diano un senso a quello che stai vedendo. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Comunque vi consiglio qualche <a href="http://www.invasionidigitali.it/le_invasioni.php">invasione</a> nel fine settimana. Io lo farò.</span></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>gaberr</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/download5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4423" title="download" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/download5.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a><br />
</strong></span></span></span></p>
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		<title>Sta arrivando un&#8217;ondata rivoluzionaria fatta di tablet e piattaforme e-learning.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 23:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[2013. Italia. Dalla Rete sta arrivando un&#8217;ondata rivoluzionaria.
Cito nuovamente Piero Angela per far capire meglio di cosa sto parlando:
“Curiosamente oggi si parla molto di partecipazione, intesa come uno strumento di sviluppo democratico, ma raramente si parla di divulgazione come condizione essenziale per capire e quindi per partecipare. La democrazia non può basarsi sull’ignoranza dei problemi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">2013. Italia. Dalla Rete sta arrivando un&#8217;ondata rivoluzionaria.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cito nuovamente Piero Angela per far capire meglio di cosa sto parlando:</span></span></p>
<p><em><strong>“</strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Curiosamente </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">oggi si parla molto di partecipazione</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">, intesa come uno strumento di sviluppo democratico, ma raramente si parla di <strong>divulgazione come condizione essenziale per capire e quindi per partecipare.</strong> La democrazia non può basarsi sull’ignoranza dei problemi, perché uno dei suoi grandi obiettivi è proprio quello di rendere i cittadini responsabili e consapevoli, in modo che possano esercitare i loro diritti utilizzando meglio la loro capacità di capire”</span></span></span></em><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La vera rivoluzione che sta arrivando dalla Rete riguarda la<strong> formazione</strong>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non mi riferisco al leggere qualcosa su Wikipedia o all&#8217;informarsi attraverso i più disparati siti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sto semplicemente parlando di <strong>scuola, una parola che sa di vecchio</strong>, ma che sta per rinnovarsi con una forza tale, da diventare il perno attraverso il quale far ripartire la nostra economia e ridare entusiasmo alla nostra società.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Mamma mia! Quanta retorica sto mettendo!</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Adesso però basta teoria. Fatemi fare <strong>un paio di esempi.</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il primo è la sperimentazione in atto già dal 2010 al Liceo Scientifico Lussana di Bergamo. Qui in alcune classi i libri scolastici non ci sono più. <strong>Si fa lezione con i tablet.</strong><br />
</span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Le problematiche che ha dovuto fronteggiare la pioniera di questa rivoluzione, <a href="http://www.imparadigitale.it/">la prof di Latino Dianora Bardi,</a> sono state molte, dalle spese per la tecnologia e per la connessione alla formazione per il corpo docente, alle diffidenze che di solito ogni grande cambiamento genera.<br />
I risultati?<br />
La 5^ L, la prima classe ad aver adottato questo metodo, ha affrontato l&#8217;anno scorso <strong>gli esami di maturità.</strong> Il percorso di apprendimento di questa classe era un po&#8217; diverso rispetto al programma di studi standard. Secondo la commissione esaminatrice era però il programma di studi standard quello sul quale i ragazzi dovevano essere valutati.<br />
Panico? Niente affatto. I ragazzi, pur non essendo superiori alla media, alla fine sono riusciti così bene a riformulare le proprie conoscenze che si sono diplomati con votazioni superiori alla media. La commissione esaminatrice ha sottolineato anche che i ragazzi in questione si sono dimostrati particolarmente originali, profondi e capaci di mettere in relazione i vari argomenti tra di loro.<br />
Sicuramente la fortuna degli studenti della 5^ L è stata quella di aver avuto degli insegnanti in gamba, ma l&#8217;impressione è che lo strumento informatico e la Rete abbiano contribuito non poco a questo successo educativo.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il secondo esempio è leggermente diverso e riguarda la <strong>formazione che avviene in azienda e presso gli enti formativi.</strong> L&#8217;atteso boom dell&#8217;e-learning atteso in questi anni non c&#8217;è stato. Una qualsiasi minima problematica di ordine tecnico o burocatico veniva spesso utilizzata come forte argomento da parte di tutte quelle persone diffidenti nei confronti della formazione a distanza.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.kennis.it/">Piattaforme innovative, affidabili e facili da usare come Kennis</a> hanno lo scopo di <strong>eliminare qualsiasi alibi a chi è ancora diffidente nei confronti dell&#8217;e-learning.</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Immagino già la scena con il figlio che rimprovera il padre perché gli ha rubato il tablet. &#8220;Papà, va bene che anche tu devi fare formazione, ma anche a me il tablet serve. Devo tradurre Tacito, imparare le equazioni e approfondire come I Promessi Sposi possono cambiare la mia vita&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">2013. Italia. Sta arrivando un&#8217;ondata rivoluzionaria. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>ABC Interactive? Presente!</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
<strong>gaberr</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/download-11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4412" title="download (1)" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/download-11.jpg" alt="" width="256" height="197" /></a><br />
</strong></span></span></p>
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		<title>Altro che pesce d&#8217;aprile. Google Olezzo esiste davvero e si chiama Google Senses!</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=4403</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Apr 2013 23:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Della miriade di scherzi sceneggiata ieri da Google, Nokia, Twitter, Youtube e da tantissimi media si potrebbero dire molte cose.
Si può dire che in periodi di crisi cresce il bisogno di goliardia.
Si può dire il contrario e cioè che dove ci sono più problemi c&#8217;è meno voglia di scherzare. Pare infatti che i media anglosassoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
			instapaper_embed( "http://blog.abcinteractive.it/?p=4403", "Altro che pesce d&#8217;aprile. Google Olezzo esiste davvero e si chiama Google Senses!", "" );
		//--></script></span><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Della <strong>miriade di scherzi</strong> sceneggiata ieri da Google, Nokia, Twitter, Youtube e da tantissimi media si potrebbero dire molte cose.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si può dire che in periodi di crisi cresce il <strong>bisogno di goliardia</strong>.<br />
Si può dire il contrario e cioè che dove ci sono più problemi c&#8217;è meno voglia di scherzare. Pare infatti che i media anglosassoni siano stati molto più creativi di quelli mediterranei.<br />
Si può dire che gli scherzi <strong>di solito li fa chi si sente forte</strong> e inattaccabile ad eventuali controscherzi, così si spiega perché ad organizzare queste beffe siano stati soprattutto colossi mondiali come Google e Youtube.<br />
Si può dire che non sono stati fatti per gusto della goliardia, ma per una semplice ragione di marketing. In fondo chi li ha organizzati ha ottenuto <strong>molta pubblicità a livello globale e a buon mercato.</strong><br />
Si può dire infine che tali scherzi sono la prova che tramite la Rete <strong>si possono veicolare “cazzate” macroscopiche</strong> ed essere creduti. E forse questo è il dato più importante.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">C&#8217;è però uno scherzo che va sottolineato, perché pare che non sia tale.<br />
Google ha annunciato ieri la nascita di <strong>Google Olezzo</strong>, cioè di un rivoluzionario motore di ricerca degli odori. Avvicinando il naso al pc o allo smartphone si può finalmente sentire l&#8217;odore di un cane bagnato, di un pannolino, delle strade parigine al mattino e persino l&#8217;odore del successo o della paura. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Google ha astutamente presentato in maniera goliardica quello che <strong>in realtà esiste già</strong>. Su questo <a href="Della miriade di scherzi sceneggiata ieri da Google, Nokia, Twitter, Youtube e da tantissimi media si potrebbero dire molte cose. Si può dire che in periodi di crisi il bisogno di goliardia cresce.  Si può dire il contrario e cioè che dove ci sono più problemi c'è meno voglia di scherzare. Pare infatti che i media anglosassoni siano stati molto più creativi di quelli mediterranei. Si può dire che gli scherzi di solito li fa chi si sente forte e inattaccabile ad eventuali controscherzi, così si spiega perché ad organizzare queste beffe mondiali siano stati soprattutto colossi mondiali come Google e Youtube. Si può dire che non sono stati fatti per gusto della goliardia, ma per una semplice ragione di marketing. In fondo chi li ha organizzati si è fatto pubblicità a livello globale e a buon mercato. Si può dire infine che tali scherzi sono la prova che tramite la Rete si possono veicolare “cazzate” macroscopiche ed essere creduti. E forse questo è il dato più importante. C'è però uno scherzo che va sottolineato, perché pare che non sia tale. Google ha annunciato ieri la nascita di Google Olezzo, cioè di un rivoluzionario motore di ricerca degli odori. Avvicinando il naso al pc o allo smartphone si può finalmente sentire l'odore di un cane bagnato, di un pannolino, delle strade parigine al mattino e persino l'odore del successo o della paura. Google ha astutamente presentato in maniera goliardica quello che in realtà esiste già. Su questo sito di Taiwan è stata presentata la tecnologia PDT, il cui brevetto è già stato acquisito da Google per Google Senses. Attraverso il PDT può essere trasmessa la predominanza dell'odore presente nella stanza in cui si trova il dispositivo del mittente. Il PDT riconosce l'odore più forte tra una quarantina di fragranze che ha nel suo database, database che si chiamerà proprio Aromabase, lo stesso nome che Google ha scelto per la goliardata di ieri. Si parla già del 2015 come anno di lancio dei primi prodotti, anche se si annunciano problematiche di tipo legale non indifferenti. Una persona, per esempio, non è più libera di stare a casa e puzzare che dall'altra parte se ne accorgono subito. Dai, non ditemi che ci siete cascati di nuovo!   gaberr  ">sito di Taiwan</a> è stata presentata la tecnologia PDT, il cui brevetto è già stato acquisito da Google per Google Senses. Il PDT riconosce qual è <strong>l&#8217;odore predominante in un dato momento nella stanza in cui si trova il dispositivo del mittente</strong>. Tale odore viene poi associato a una delle quaranta fragranze che il PDT ha nel suo database, database che si chiamerà proprio Aromabase, lo stesso nome che Google ha scelto per la goliardata di ieri. Alla fine l&#8217;odore, buono o sgradevole che sia, viene trasmesso al dispositivo del ricevente.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Si parla già del <strong>2015 come anno di lancio</strong> dei primi prodotti, anche se si annunciano problematiche di tipo legale non indifferenti. Una persona, per esempio, non è più libera di stare a casa e puzzare che dall&#8217;altra parte se ne accorgono subito.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dai, non ditemi che ci siete cascati di nuovo!</span></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>gaberr</strong></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/download3.jpg"></a><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/download4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4409" title="download" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/download4.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><br />
</strong></span></p>
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		<title>Pubblicità vintage</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 11:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<category><![CDATA[pubblicità retro]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità vintage]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Tutte le cose sono state già dette; poiché nessuno ascolta, occorre sempre ricominciare.&#8221; (André Gide)
Quanto è bella la pubblicità vintage!
Può essere utilizzata come fonte ispiratrice per nuove campagne.

Può essere utilizzata come gioco.

Può essere utilizzata come strumento per analizzare la società del tempo e dire che adesso siamo diversi, siamo più evoluti.

Può essere utilizzata anche per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><strong>&#8220;Tutte le cose sono state già dette; poiché nessuno ascolta, occorre sempre ricominciare.&#8221;</strong><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"> (André Gide)</span></p>
<p>Quanto è bella la pubblicità vintage!</p>
<p>Può essere utilizzata come <a href="http://wellmedicated.com/inspiration/50-inspiring-vintage-advertisements/">fonte ispiratrice</a> per nuove campagne.</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/western-electric-is-crossing-a-telephone1.jpg"></a><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Sexist-Vintage-Ads-0021.jpg"></a><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Sexist-Vintage-Ads-0022.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4401" title="Sexist Vintage Ads 002" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Sexist-Vintage-Ads-0022-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" /></a></p>
<p>Può essere utilizzata come <a href="http://www.hongkiat.com/blog/vintage-advertisement-of-modern-technology/">gioco.</a></p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/facebook2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4387" title="facebook" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/facebook2.jpg" alt="" width="600" height="805" /></a></p>
<p>Può essere utilizzata come strumento per <a href="http://www.boredpanda.com/vintage-ads/">analizzare la società del tempo</a> e dire che adesso siamo diversi, siamo più evoluti.</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Vintage-Ads-Fairy.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4388" title="Vintage-Ads-Fairy" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Vintage-Ads-Fairy.jpg" alt="" width="500" height="734" /></a></p>
<p>Può essere utilizzata anche per dire che <a href="http://www.businessinsider.com/these-modern-ads-are-even-more-sexist-than-their-mad-men-era-counterparts-2012-4?op=1">in realtà siamo sempre gli stessi</a> e non cambiamo mai.</p>
<p>VECCHIO</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/this-vintage-ad-claimed-the-ketchup-lid-opens-so-easily-even-a-weak-woman-can-do-it.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4389" title="this-vintage-ad-claimed-the-ketchup-lid-opens-so-easily-even-a-weak-woman-can-do-it" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/this-vintage-ad-claimed-the-ketchup-lid-opens-so-easily-even-a-weak-woman-can-do-it.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>NUOVO</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/in-this-modern-ad-the-technology-has-advanced-but-the-concept-is-the-same.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4390" title="in-this-modern-ad-the-technology-has-advanced-but-the-concept-is-the-same" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/in-this-modern-ad-the-technology-has-advanced-but-the-concept-is-the-same.jpg" alt="" width="570" height="741" /></a></p>
<p>Più che utilizzata, la pubblicità vintage va goduta. Eccovi <a href="http://www.adclassix.com/index.html">uno</a> e <a href="http://www.advertisingarchives.co.uk/en/page/show_home_page.html">due</a> archivi con tantissime ads retro da gustare in base al periodo o alla tipologia merceologica venduta.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Sexist-Vintage-Ads-002.jpg"></a><br />
</strong></p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/images-2.jpg"></a></p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/facebook1.jpg"></a><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/download-1.jpg"></a><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/images8.jpg"></a></p>
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		<title>A chi dà fastidio la scienza?</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=4366</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Mar 2013 00:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Rilanciare la ricerca scientifica per rilanciare l&#8217;Italia!&#8221;
E&#8217; un bellissimo slogan, ma a volte ho l&#8217;impressione che tutto ciò che è scienza e divulgazione scientifica in Italia dia fastidio.
Chi ha bruciato la Città della Scienza di Napoli, quella splendida struttura in cui si faceva buona divulgazione scientifica, rivolta anche ai più piccoli, ma in cui si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">&#8220;Rilanciare la ricerca scientifica per rilanciare l&#8217;Italia!&#8221;<br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 19px;">E&#8217; un bellissimo <strong>slogan</strong>, ma a volte ho l&#8217;impressione che tutto ciò che è scienza e divulgazione scientifica in Italia dia fastidio.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Chi ha bruciato la <a href="http://www.infiltrato.it/notizie/italia/l-italia-che-funziona-ecco-le-100-eccellenze-che-tutti-ci-invidiano">Città della Scienza di Napoli</a>,</strong> quella splendida struttura in cui si faceva buona divulgazione scientifica, rivolta anche ai più piccoli, ma in cui si faceva anche ricerca vera e propria?</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La risposta sembra facile: la camorra.<br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 19px;">C&#8217;è in realtà chi pensa </span><a style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 19px;" href="http://www.nicofalco.com/2013/03/perche-la-camorra-ha-bruciato-citta.html">che la camorra abbia poco a che fare</a><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 19px;"> con quanto accaduto.<br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 19px;">Di chiunque sia la colpa, non sembra comunque che i politici in questi giorni abbiano speso molte parole per l&#8217;accaduto.<br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 19px;">Eppure da più parti si dice che l&#8217;istruzione, e in particolar modo l&#8217;istruzione scientifica, sono da considerarsi il fulcro attraverso cui far ripartire questo Paese.<br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 19px;">Mettiamola così.<strong> Alla camorra e alla politica la scienza non interessa,</strong> non serve, non porta né voti, né soldi.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">C&#8217;è poi l&#8217;avversario storico della scienza, che è la Chiesa.<br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 19px;">L&#8217;</span><a style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 19px;" href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/17214">articolo apparso sul Foglio</a><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 19px;"> nei giorni immediatamente successivi all&#8217;incendio di Napoli è certamente provocatorio, ma richiama anche un certo <strong>integralismo religioso</strong>, che non vede l&#8217;ora, appena se ne presenta l&#8217;occasione, di dire che la scienza è l&#8217;antitesi della fede e quindi è Male. L&#8217;articolo termina infatti con un ragionamento di questo tipo: nella Città della Scienza si propagandava il darwinismo, quindi è un bene che sia andata a fuoco.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In questi ultimi anni si è fatto strada un nuovo pericolosissimo avversario: <strong>l&#8217;avvento delle pseudoscienze.</strong><br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 19px;">Le pseudoscienze sono tutte quelle teorie che affermano di essere scientifiche, ma che in realtà non hanno nulla di scientifico, perché non sono verificabili. Sono basate soltanto su un po&#8217; di logica e su tanta soggettività. Eppure fanno più presa, perché sono molto <strong>più facili da comprendere</strong> (non occorrono conoscenze specifiche) e perché spesso <strong>sottintendono qualche oscuro complotto</strong>. L&#8217;illusione di aver scoperto chissà quale cospirazione ti dà una strana soddisfazione, ti fa sentire furbo, potente e persino intelligente.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Qual è il ruolo della Rete in tutto questo? La Rete aiuta la ricerca scientifica, quella vera, perché consente una più facile ed immediata condivisione di ricerche e scoperte. Ma <strong>la condivisione di “cazzate” ammantate di serietà è ancora più facile e immediata</strong>. Io potrei sostenere che mettendomi un dito nel naso riesco a prevedere che tempo farà domani. Potrei portare delle presunte prove e testimonianze e diffondere su internet il verbo della mia rivoluzionaria scienza: la nasometeorologia. Sapete benissimo che troverei dei seguaci e magari riuscirei persino a farmi qualche soldino.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Vorrei chiudere con una frase del miglior divulgatore scientifico che l&#8217;Italia abbia conosciuto negli ultimi decenni: <strong>Piero Angela</strong>. Anche in questo caso mi sorge un dubbio. E&#8217; mai possibile che due tra i migliori divulgatori scientifici italiani siano padre e figlio? Questo significa che questo settore è veramente trascurato.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #000000;"><strong>&#8220;</strong>Curiosamente <strong>oggi si parla molto di partecipazione</strong>, intesa come uno strumento di sviluppo democratico, ma raramente si parla di divulgazione come condizione essenziale per capire e quindi per partecipare. La democrazia non può basarsi sull&#8217;ignoranza dei problemi, perché uno dei suoi grandi obiettivi è proprio quello di rendere i cittadini responsabili e consapevoli, in modo che possano esercitare i loro diritti utilizzando meglio la loro capacità di capire&#8221;</span> (Piero Angela)</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Concedetemi un ultimo link. E&#8217; <a href="http://www.queryonline.it/2012/12/10/dieci-domande-per-riconoscere-la-vera-scienza/"><strong>un decalogo</strong> utile per capire se una teoria è veramente scientifica</a> oppure se si tratta della solita “cazzata”.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>gaberr</strong></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/1310061375scuole02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4373" title="1310061375scuole02" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/1310061375scuole02.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a><br />
</strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Spotify sì Spotify no</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Mar 2013 11:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con 4,99 euro al mese hai a portata di mano qualcosa come venti milioni di brani musicali.
Hai a disposizione tutta la musica del mondo, ma non vivrai abbastanza per godertela tutta.
Devo dire che, visto da questa prospettiva, Spotify mi inquieta un po&#8217;.
Spotify è rivoluzionario.
Si tratta di un servizio che consente di ascoltare musica in streaming.
E&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: small; line-height: 19px;">Con 4,99 euro al mese hai a portata di mano qualcosa come <strong>venti milioni di brani musicali.</strong><br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Hai a disposizione tutta la musica del mondo, ma non vivrai abbastanza per godertela tutta.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Devo dire che, visto da questa prospettiva, Spotify mi inquieta un po&#8217;.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Spotify è rivoluzionario.<br />
</span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Si tratta di un servizio che consente di ascoltare <strong>musica in streaming.</strong><br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">E&#8217; stato lanciato nel 2008 da una startup svedese, ma è stato attivato in Italia soltanto il 12 febbraio scorso, in concomitanza con il Festival di Sanremo.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Qual è la sua principale caratteristica?<br />
</span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Spotify ti fa ascoltare musica in streaming attraverso internet e questo significa che le canzoni non vengono scaricate nell&#8217;hard disk come avveniva con iTunes o con eMule, ma <strong>si ascoltano senza salvarle,</strong> un po&#8217; come avviene con YouTube. Si passa dal possesso all&#8217;accesso, dalla vendita all&#8217;abbonamento ad un servizio.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Non si tratta propriamente di una novità, ma se i nomi di Pandora, Deezer o Grooveshark vi dicono poco o niente, significa che Spotify può rappresentare qualcosa di nuovo.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Altra caratteristica di Spotify è che <strong>è legale</strong>, perché l&#8217;ascolto viene monetizzato e quindi agli artisti viene corrisposto un compenso, che è proporzionale al numero di ascolti. E&#8217; questa una valida alternativa alla pirateria, anche se alcuni artisti in passato si sono rifiutati di concedere i diritti per la diffusione dei loro album a Spotify. Il motivo? L&#8217;esiguità del compenso.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Andiamo al sodo. Quanto costa all&#8217;utente?<br />
</span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Ci sono tre piani di abbonamento:<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><strong>Spotify Free:</strong> è gratuita. Si può ascoltare tutta la musica che si vuole, ma si deve sorbire la pubblicità, cioè banner e piccoli annunci pubblicitari audio della durata di tre minuti ogni ora.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><strong>Spotify Unlimited: </strong>costa 4,99 euro al mese e si accede al servizio senza pubblicità.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><strong>Spotify Premium:</strong> costa 9,99 euro al mese e si superano tre limitazioni dei primi due abbonamenti. Innanzitutto la qualità del suono è più elevata, connessione permettendo. Con il pacchetto Premium si può inoltre accedere alle proprie playlist anche offline, senza bisogno di essere connessi, cosa molto utile quando si è in viaggio. E soprattutto è l&#8217;unico abbonamento possibile per chi vuole utilizzare Spotify su dispositivi mobili.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="https://www.spotify.com/it/freetrial/">A questo link </a>si ha la possibilità di ottenere la prova gratuita della versione Premium per 30 giorni, ma occorre prestare attenzione. <strong>Dobbiamo infatti essere noi ad annullare l&#8217;abbonamento entro il termine dei 30 giorni!</strong> In caso contrario ci verranno addebitati i costi dell&#8217;abbonamento per il mese successivo.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Perché non mi abbonerò a Spotify.</strong><br />
</span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Non mi abbonerò a Spotify perché ha comunque un costo.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Non mi abbonerò perché, pur amando la musica, i miei interessi sono piuttosto limitati e poi io sono affezionato alla radio, all&#8217;idea che ci siano persone che, prima o dopo una canzone, parlino.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Non mi abbonerò perché proprio non mi interessa la funzione social di Spotify e cioè l&#8217;idea che i miei amici sappiano che cosa sto ascoltando e soprattutto non mi interessa sapere che cosa loro stanno ascoltando.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Perché (forse) mi abbonerò a Spotify.</strong><br />
</span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Mi abbonerò perché adoro la funzionalità Radio, cioè la possibilità che Spotify mi generi una playlist a partire da una canzone che io scelgo di ascoltare.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Anche questa non è una novità. C&#8217;era già <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_degli_attributi_del_Music_Genome_Project">Pandora con il suo algoritmo.</a> Ma sul mercato italiano Pandora non ha mai fatto molto.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Facciamo un esempio della funzionalità Radio. In questo momento sono particolarmente triste, voglio crogiolarmi nella mia depressione momentanea e allora scelgo di ascoltare “La voglia di morire” di Masini. Ecco che Spotify decide di farmi ascoltare anche, nell&#8217;ordine, un&#8217;altra canzone di Masini, “Cento giorni” di Baglioni, “Il treno delle sette” di Venditti, “Marciapiedi” di Renato Zero e tutta una serie di altre canzoni un po&#8217; tristi.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Scherzi a parte, a chi dice “non ho né voglia né tempo di perdermi tra decine di generi e centinaia di cantanti” si può rispondere che Spotify fa risparmiare tempo. Si scoprono canzoni e cantanti che possono piacere senza doversi prendere la briga di andarli a cercare e inoltre si possono realizzare <strong>in breve tempo playlist per ogni occasione,</strong> per quando si è tristi, per quando si va a correre, per quando si guida, per quando si sta al computer o per quando si condividono momenti di intimità.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A voi la scelta.</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>gaberr</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/spotify-screen1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-4357" title="spotify-screen1" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/spotify-screen1.png" alt="" width="480" height="365" /></a><br />
</strong></span></span></p>
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		<title>Elezioni. La forza di internet è la memoria storica.</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 10:21:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Troppe parole elettorali in questi giorni!
Troppe idee l’una in contrasto con l’altra!
Spostiamo un po’ la prospettiva, sfruttando una delle principali caratteristiche di internet: la memoria storica.
Gli archivi storici del Corriere e della Stampa possono aiutare molto in tal senso. Cosa si leggeva sulla Stampa prima del 13 maggio 2001, del 27 marzo 1994 o del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Troppe parole elettorali in questi giorni!<br />
Troppe idee l’una in contrasto con l’altra!<br />
Spostiamo un po’ la prospettiva, sfruttando una delle principali caratteristiche di internet: la memoria storica.<br />
Gli archivi storici del Corriere e della Stampa possono aiutare molto in tal senso. Cosa si leggeva<a href="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,ricerche/mod,perdata/Itemid,3/"> sulla Stampa prima del 13 maggio 2001, del 27 marzo 1994 o del 28 aprile 1963?</a> Leggere ciò che è stato detto e scritto nei giorni precedenti alle elezioni del passato è illuminante, oltre che divertente.<br />
Un altro divertente esempio di memoria storica lo si ritrova nell’<a href="http://www.archivispotpolitici.it/">Archivio di 500 spot elettorali</a> realizzato dall’Università di Roma Tre.<br />
Muoio dalla voglia di riportare degli esempi riferiti ad entrambi i casi, ma non posso e non voglio far vedere da che parte sto.<br />
E se qualcuno di voi fosse ancora indeciso su chi votare, il sito di <a href="http://politiche2013.voisietequi.it/">Openpolis offre la possibilità di fare un piccolo test,</a> ben costruito e complessivamente imparziale. Vi viene chiesto ciò che pensate riguardo a 25 questioni politiche. In base alle vostre risposte capirete qual è il candidato più vicino e quale il più lontano alle vostre idee.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/download21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4349" title="download2" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/download21.jpg" alt="" width="194" height="259" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>landing page esempi</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 23:32:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Landing page, la pagina di atterraggio.
L&#8217;aereo che naviga sul web atterra su una specifica pagina.
Lì deve compiere una specifica azione prima di ripartire verso altre mete.
Generalmente si richiede all&#8217;aereo – visitatore di riempire un modulo, in cui inserire i propri dati per aderire ad un&#8217;offerta speciale o richiedere informazioni riguardanti il prodotto o servizio venduto.
Di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
			instapaper_embed( "http://blog.abcinteractive.it/?p=4320", "landing page esempi", "" );
		//--></script></span><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Landing page, la pagina di atterraggio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;aereo che naviga sul web atterra su una specifica pagina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Lì deve compiere <strong>una specifica azione</strong> prima di ripartire verso altre mete.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Generalmente si richiede all&#8217;aereo – visitatore di riempire un modulo, in cui inserire i propri dati per aderire ad un&#8217;offerta speciale o richiedere informazioni riguardanti il prodotto o servizio venduto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Di solito <strong>il visitatore vi giunge dopo campagne mirate,</strong> come possono essere quelle legate a Google AdWords. Io azienda pago Google perché inserisca in evidenza il mio link pubblicitario. Visto che ho pagato, devo fare in modo che ogni singola visita sia il più produttiva possibile. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cito ora da Wikipedia:</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>L&#8217;obiettivo di una landing page è fare in modo che quanti più navigatori (misurati come utenti unici) arrivino sulla pagina e seguano l&#8217;invito a compiere una &#8220;azione&#8221;; l&#8217;indice di efficienza viene chiamato <strong>&#8220;tasso di conversione&#8221;</strong> (Conversion Rate, “CR”).<br />
Per assicurare un buon CR, è importante la presenza di alcuni parametri:</em></span></span></span></p>
<ul>
<li><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Compatibilità 	più estesa possibile della landing page su tutte le piattaforme, 	per risoluzione utilizzata, per peso in Kb, per tecnologie scelte 	(sconsigliati, se non indispensabili, Java e Flash,ma ogni genere di 	livello di programmazione; le migliori landing page sono normalmente 	banali pagine .html).</em></span></span></span></li>
<li><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Presenza 	di una richiesta di azione molto evidente ed univoca. Una sola cosa 	da fare, nessun link esterno nella pagina.</em></span></span></span></li>
<li><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Presenza 	di offerte speciali, del tipo: Offerta speciale ma solo entro 	il&#8230;, Iscriviti e avrai gratis la prima settimana&#8230;.</em></span></span></span></li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Realizzare una buona ed efficace landing page non è facile, anche perché non ti puoi illudere. Il tasso di conversione ti dice subito se si è trattato di un flop oppure no. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il web, a differenza di molti altri mezzi, è subito misurabile.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Progettare una pagina semplice diventa quindi estremamente complesso.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per capire bene di cosa stiamo parlando, riporto esempi di pagine di atterraggio tratti dal sito di <strong>Unbounce</strong>, una web agency canadese specializzata in landing page.</span></span></span></p>
<p><strong>1.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Adobe 	Indesign 6</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4324" title="1" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/11.jpg" alt="" width="560" height="830" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questa è una pagina ben fatta. Il layout è a due colonne. A sinistra si danno informazioni sul prodotto e a destra ci si concentra sulla conversione. Il pulsante per la conversione è ben visibile ed è ripetuto in fondo a sinistra, catturando così anche quelli che si sono concentrati sul testo.</span></span></span></p>
<p><strong>2.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">UberVu</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/23.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4325" title="2" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/23.jpg" alt="" width="560" height="403" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; un servizio rivolto ad aziende che già sanno di cosa si tratta. Qui occorre semplicità. In pochi tocchi ecco il Chi (nome e slogan), il Cosa (un video, che si può decidere di non visualizzare, proprio perché si sa già di cosa si tratta)  e il Perché (inserimento loghi di grandi aziende che si servono di loro; non c&#8217;è bisogno di altro per motivare il visitatore ad avvalersi del loro servizio). E&#8217; una semplicità esemplare, che prosegue con il form: hai solo 5 campi da compilare e poi puoi “Try it free”.</span></span></span></p>
<p><strong>3.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">OpenOffice</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/31.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4326" title="3" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/31.jpg" alt="" width="560" height="1040" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">OpenOffice è rivolto a chi ha bisogno di Office, ma non ha il budget per acquistare Microsoft.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Qui occorre spiegare qualcosa al visitatore, occorre fare argomentazioni che però potrebbero intaccare la semplicità richiesta da una landing page. La soluzione adottata è quella di suddividere la pagina in tre sezioni. E al termine di ogni sezione c&#8217;è  il pulsante CTA (Call To Action) che invita a scaricare OpenOffice, CTA che viene presentato in maniera leggermente diversa in tutti e tre i casi.</span></span></span></p>
<p><strong>4.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Serif 	Photoplus X5</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/PhotoPlus-X5-from-Serif-th2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4329" title="PhotoPlus-X5-from-Serif-th" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/PhotoPlus-X5-from-Serif-th2.jpg" alt="" width="560" height="851" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il problema qui sembra essere il copy, che è troppo lungo e tutto concentrato in un punto solo, in alto a sinistra, proprio lì dove l&#8217;occhio dell&#8217;utente pone la sua maggior attenzione. Chi si prende la briga di leggerlo?</span></span></span></p>
<p><strong>5.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Gimp</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4330" title="5" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/5.jpg" alt="" width="560" height="1081" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In questo caso invece il copy contribuisce molto all&#8217;efficacia della pagina, dando subito al visitatore le risposte che sta cercando. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Page: Get Gimp</em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>User: What&#8217;s Gimp?</em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Page: It&#8217;s like Photoshop, only 100% free</em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>User: Ok, how do I get it?</em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Anche tutte le informazioni addizionali sono spiegate in maniera chiarissima.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E alla fine il cagnolino che chiede di scaricare Gift ha il faccino triste, perché ancora non l&#8217;avete fatto.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; questa al momento la mia pagina preferita.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma andiamo oltre.</span></span></span></p>
<p><strong>6.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Podio</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4331" title="6" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/6.jpg" alt="" width="560" height="1134" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel caso di UberVu la semplicità era esemplare. La landing page di Podio, pur voluminosa, ha una sua semplicità. L&#8217;attenzione non è più rivolta al brand, ma ai testimonials. Sono loro a dover creare un&#8217;ondata di positività. Se ben sfruttata, l&#8217;arma dei testimonials è molto efficace in termini di conversione.</span></span></span></p>
<p><strong>7.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">AtTask</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/7.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4332" title="7" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/7.jpg" alt="" width="560" height="634" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questa pagina viene bocciata dagli amici di Unbounce.<br />
A prima vista si nota subito che qualcosa non va.<br />
C&#8217;è solo una piccola immagine del software in alto a sinistra, piccolezza in contrasto con la lunghezza del testo. La suddivisione per punti di solito aiuta a rendere più agevole la lettura, ma un elenco con le dieci caratteristiche del prodotto non è certamente attraente. Troppo lunga.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La sezione del CTA inizia con un VIEW DEMO e finisce con un PLAY DEMO. Ma la particolarità è quello che si ottiene una volta fatta la conversione: l&#8217;accesso ad un video. Io dovrei dare tutte quelle informazioni per l&#8217;accesso ad un video? </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questa landing page non piace nemmeno a me, perché sembra complessivamente molto lontana da ciò che chiedono gli utenti.</span></span></span></p>
<p><strong>8.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">HootSuitePro</span></strong></p>
<p><span id="more-4320"></span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/8.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4333" title="8" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/8.jpg" alt="" width="560" height="394" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nella landing page di questa piattaforma per la gestione dei social media, manca qualcosa, manca quel quid capace di renderla accattivante. Ma soprattutto manca l&#8217;informazione più importante: le motivazioni per cui io dovrei passare alla versione di Pro di HootSuite, che è poi lo scopo della pagina.</span></span></span></p>
<p><strong>9.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Autodesk</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4334" title="9" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/9.jpg" alt="" width="560" height="364" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">I video sono importanti, ma non così importanti da togliere tutto il resto. Ok, mi invitate a vedere il video, ma perché dovrei farlo, visto che non so neppure di cosa si sta parlando?</span></span></span></p>
<p><strong>10.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Intuit 	Quickbase</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/10.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4335" title="10" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/10.jpg" alt="" width="560" height="392" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le landing page non devono essere necessariamente belle (e questa non lo è), ma devono essere efficaci. Devono esserci il chi, il cosa, il perché e un pulsante CTA ben in vista.</span></span></span></p>
<p><strong>11.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Nuance</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/111.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4336" title="11" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/111.jpg" alt="" width="560" height="545" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Va bene mettere in evidenza i testimonials, ma solo se questi sono abbastanza forti. Se non lo sono, possono diventare controproducenti.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ciò che viene criticato maggiormente in questa pagina è la disposizione dei contenuti. In alto troviamo a sinistra una parte testuale e a destra il CTA, entrambi ben separati dal resto della landing page. Il visitatore è indotto a scaricare la demo gratuita soltanto dopo aver letto il testo in alto a sinistra. Nel resto della pagina non viene più invitato a farlo, con il rischio che, finita la lettura, se ne vada altrove.</span></span></span></p>
<p><strong>12.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Club 	Wembley</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4337" title="12" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/12.jpg" alt="" width="560" height="380" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A parte il testo bianco su sfondo grigio qui l&#8217;errore di fondo è grossolano.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Io vorrei, scrive James Gardner, che questa pagina mi ricordasse le emozioni che ho provato da spettatore in Inghilterra – Croazia 5-1. Non c&#8217;è nulla di tutto questo. C&#8217;è solo un testo non strutturato con qualche piccola foto in fondo. Le landing page dovrebbero rappresentare il brand che pubblicizzano e il brand di uno stadio di calcio è assolutamente viscerale. Non voglio testo, ma immagini che mi ricordino emozioni già provate in passato.</span></span></span></p>
<p><strong>13.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Sentiment 	Metrics</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/13.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4338" title="13" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/13.jpg" alt="" width="560" height="678" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Unbounce definisce questa pagina un vero e proprio “casino”. Sembra la concentrazione di tutto il sito dell&#8217;azienda in una sola pagina. E poi che cosa c&#8217;entra l&#8217;inserimento dei contatti in una pagina che ha come obiettivo la conversione? Io voglio che qui il visitatore si mostri interessato a ciò che gli propongo dandomi i suoi dati. Punto.</span></span></span></p>
<p><strong>14.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">uTest</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/14.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4339" title="14" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/14.jpg" alt="" width="560" height="438" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In questa landing page si ragiona sull&#8217;arte dell&#8217;estratto. Io voglio che tu scarichi un white paper con dieci consigli. E&#8217; meglio se te ne mostro già tre presentati a sommi capi oppure uno descritto in profondità? La seconda opzione è decisamente migliore, perché trasmette l&#8217;idea di un white paper più approfondito.</span></span></span></p>
<p><strong>15.<span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;">Match.com</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif; line-height: 19px;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/15.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4340" title="15" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/15.jpg" alt="" width="560" height="406" /></a><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;ultimo esempio serve per dimostrare che non ci sono regole fisse per creare una landing page efficace. Tutto dipende da ciò che si vende. L&#8217;esempio sopra è quello di match.com, uno dei più famosi siti di dating online. Qui il valore aggiunto è l&#8217;alto numero di membri del portale. Se vuoi dare un&#8217;occhiata alla ricerca della tua anima gemella, è sufficiente che comunichi età e zona di residenza. E la &#8220;conversione&#8221; è fatta.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ah, dimenticavo, la fonte principale di questo articolo è </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://unbounce.com/landing-page-examples/15-that-couldnt-sell-honey-to-a-honey-badger/">http://unbounce.com/landing-page-examples/15-that-couldnt-sell-honey-to-a-honey-badger/</a></span></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>gaberr</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/21.jpg"></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Siam pronti alla sorte! Il sorteggio in politica.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 17:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sì, è vero. Avevo detto che non avrei più parlato di politica, perché non sta bene che se ne parli in un blog aziendale.
Ma una domanda ancora volevo porla. E se invece di votarli, i parlamentari li estraessimo a sorte?
Mi rifaccio qui ad un paio di notizie lette negli ultimi mesi.
La prima notizia è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Sì, è vero. Avevo detto che non avrei più parlato di politica, perché non sta bene che se ne parli in un blog aziendale.</p>
<p>Ma una domanda ancora volevo porla. E <strong>se invece di votarli, i parlamentari li estraessimo a sorte?</strong></p>
<p>Mi rifaccio qui ad un paio di notizie lette negli ultimi mesi.</p>
<p>La <strong>prima</strong> notizia è la nascita del <a href="http://partitolotteria.org/">Partito Lotteria</a>, che ha già un suo efficacissimo slogan: <strong>Siam pronti alla sorte.</strong></p>
<p>L&#8217;obiettivo è la democrazia pura: se a scegliere le candidature non è il giudizio dell&#8217;uomo, ma il fato, si può raggiungere statisticamente la rappresentazione più completa della popolazione.</p>
<p>Il Partito Lotteria non dispone di un programma e non vuole averlo. Una volta diventati parlamentari, si può decidere di fare qualsiasi cosa, persino non frequentare mai le aule di Montecitorio o di Palazzo Madama.</p>
<p>Si rifanno alla democrazia ateniese di Clistene e a quella della Repubblica Marinara di Venezia e sul loro profilo Facebook non mancano riferimenti a <a href="http://www.today.it/mondo/estonia-cittadini-legislatori.html">situazioni simili già in atto in altri Paesi.</a></p>
<p>La <strong>seconda</strong> notizia è la pubblicazione di un libro, &#8220;Democrazia a sorte&#8221;, che si rifà ad uno studio portato avanti da alcuni ricercatori dell&#8217;Università di Catania. Anche loro citano la democrazia ateniese e anche loro riportano un caso molto recente di democrazia diretta, ossia ciò che è successo in <a href="http://www.dirittiglobali.it/index.php?view=article&amp;catid=33:internazionale&amp;id=15925:la-nuova-costituzione-islandese-si-scrive-via-facebook-e-twitter-&amp;format=pdf&amp;ml=2&amp;mlt=yoo_explorer&amp;tmpl=component">Islanda</a>, dove la bozza della nuova Costituzione è stata redatta da 25 cittadini privi di tessera politica.</p>
<p>La conclusione principale di <a href="http://www.internauta-online.com/2012/12/democrazia-a-sorte-un-libro-finalmente-ne-parla/">&#8220;Democrazia a sorte&#8221;</a> è che  parlamentari indipendenti approverebbero meno leggi rispetto a parlamentari appartenenti a partiti politici, i quali farebbero più in fretta perché si devono limitare a seguire le indicazioni del partito cui appartengono. Le leggi approvate dai primi sarebbero però<strong> più efficienti, proprio perché formulate da cittadini finalizzati al bene comune e non al bene del partito.</strong></p>
<p>Certo è che se sta prendendo piede l&#8217;idea del sorteggio dei propri rappresentanti politici, questo significa che la fiducia nella politica è proprio pochina.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/download2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4283" title="download" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/download2.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Schettino e Balotelli ambasciatori dell&#8217;Italia nel mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 15:32:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<category><![CDATA[zeitgeist google 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Zeitgeist, lo spirito dei tempi.
Come ogni anno Google pubblica il suo Zeitgeist, cioè le classifiche delle parole più cercate in tutto il mondo, suddivise per categoria, per nazione e per categoria all&#8217;interno di ogni nazione.
Rappresenta uno dei termometri più potenti per capire le tendenze e i bisogni dei cittadini del mondo.
Nelle classifiche a livello mondiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Zeitgeist, <strong>lo spirito dei tempi.</strong></p>
<p>Come ogni anno Google pubblica il suo Zeitgeist, cioè le classifiche delle parole più cercate in tutto il mondo, suddivise per categoria, per nazione e per categoria all&#8217;interno di ogni nazione.<br />
Rappresenta uno dei termometri più potenti per capire le tendenze e i bisogni dei cittadini del mondo.</p>
<p>Nelle classifiche a livello mondiale c&#8217;è un po&#8217; di Italia. Nella <strong>categoria &#8220;eventi&#8221;</strong> la strage della Costa Concordia è al quinto posto. Viene dopo l&#8217;uragano Sandy, le Olimpiadi di Londra e le foto di Kate Middleton in topless. Quest&#8217; ultimo evento precede addirittura le Olimpiadi. C&#8217;è qualcosa di italiano anche nella classifica degli<strong> atleti dell&#8217;anno.</strong> Al nono posto, subito dopo Lance Armstrong, ecco il nostro Mario Balotelli.</p>
<p>Direte: ma l&#8217;Italia è la meta turistica preferita da tutti. Dovrebbe essere ai primi posti ovunque. Purtroppo non è così. Nella classifica delle <strong>destinazioni di viaggio estere predilette dai Cinesi</strong> l&#8217;Italia è solo al nono posto, dietro anche a Francia e Canada. E in moltissimi Paesi non ci sono città italiane tra le mete preferite.</p>
<p>Una notizia molto negativa è anche il fatto che i <strong>brand di moda italiani</strong> in parecchie nazioni non appaiono tra i dieci più cliccati.</p>
<p>Whitney Houston è la persona più cliccata del 2012 un po&#8217; ovunque. In Italia, oltre alla Houston, i più cercati sono solo personaggi italiani. Lucio Dalla è al primo posto seguito da Sara Tommasi. Che cosa??? Ma è incredibile! Dalla ha superato la Tommasi? Ebbene sì, fatevene una ragione. E&#8217; il quartetto che va dal sesto posto in poi a far capire che nelle ricerche su Google c&#8217;è molto spesso <strong>un bisogno di leggerezza</strong>: Belen e compagno, Balotelli, Raffaella Fico e  Germano Mosconi. Incredibilmente Fabrizio Corona non compare tra i primi dieci.</p>
<p>Fa sorridere anche la classifica italiana della categoria &#8220;Come fare&#8221;. Al primo posto troviamo &#8220;Come fare sesso&#8221;. Sia chiaro. Non è che non siamo capaci di farlo, è che puntiamo sempre al meglio. La chicca è il secondo posto. E&#8217; una specificità tutta italiana. Chi non si è mai chiesto <strong>&#8220;Come fare un clistere&#8221;? </strong></p>
<p>Tra le parole più cercate nel nostro Paese (categoria &#8220;termini emergenti&#8221;), subito dopo il Terremoto e Lucio Dalla, c&#8217;è Zalando, la cui campagna marketing ha evidentemente dato i suoi frutti.</p>
<p>I termini più cercati sono Facebook, Youtube e Libero. Immagino però che dalle classifiche siano state bandite tutte quelle parole legate alla <strong>sfera della sessualità.</strong></p>
<p>Il video più cliccato al mondo è quello di Gangnam Style. Al sesto posto c&#8217;è un video, particolarmente divertente, di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=316AzLYfAzw&amp;list=PLSTz8jpJdr5pkXfNu3IQAOYIQjjTY0DMj&amp;index=6&amp;feature=inp-pr-rwd">un canale televisivo belga.</a></p>
<p><a href="http://www.google.com/zeitgeist/2012/#the-world">Zeitgeist Google 2012</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/zeitgeist-2012-la-relazione-annuale-di-google-L-1hue7m.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4277" title="zeitgeist-2012-la-relazione-annuale-di-google-L-1hue7m" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/zeitgeist-2012-la-relazione-annuale-di-google-L-1hue7m.jpeg" alt="" width="550" height="281" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cerco una donna che mi governi</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 11:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bersani, Monti, Grillo, Berlusconi, Ingroia.
Ma anche Fini, Casini, Maroni, Vendola, Alfano, De Magistris, Giannino e Renzi.
Ma una donna, anche per sbaglio, non c&#8217;è?
C&#8217;è solo la Meloni, che per farsi votare deve però realizzare manifesti elettorali così ritoccati da farla sembrare una ventenne svedese.
Perché in Italia la percentuale di donne in politica è uguale a quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Bersani, Monti, Grillo, Berlusconi, Ingroia.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma anche Fini, Casini, Maroni, Vendola, Alfano, De Magistris, Giannino e Renzi.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Ma una donna, anche per sbaglio, non c&#8217;è?</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">C&#8217;è solo la Meloni, che per farsi votare deve però realizzare manifesti elettorali così ritoccati da farla sembrare una ventenne svedese.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Perché in Italia la percentuale di donne in politica è uguale a quella dei <strong>comici donna di Zelig</strong>? </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Perché ci siamo dovuti inventare le quote rosa, che personalmente trovo un po&#8217; offensive nei confronti del gentil sesso? Perché continuiamo a chiamarlo gentil sesso, quando si sa che molto spesso <strong>gli “uomini veri” sono donne</strong>?</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La colpa è degli uomini che non lasciano spazio alle donne o delle donne che a questo spazio sono disinteressate, perché <strong>ritengono che tra il Parlamento e Zelig non ci sia alcuna differenza?</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Magari non è un problema di spazio, ma di tempo. Le donne dispongono di <strong>meno tempo</strong> di quanto ne dispongano gli uomini. E quel tempo lo vogliono sfruttare nel modo più utile possibile.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per ora limitiamoci a registrare che alcuni partiti hanno riservato tanti posti in lista alle donne e che nell&#8217;ultimo Governo tre Ministeri importanti sono stati affidati a donne.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ma chi scrive non è né politico né donna, pertanto mi fermo qui. Anche perché non si dovrebbe <strong>MAI parlare di politica</strong> in un blog aziendale.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>gaberr</strong></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/silvia_b.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4273" title="silvia_b" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/silvia_b.jpg" alt="" width="400" height="591" /></a><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong><br />
</strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Film in striming, streming, streaming, sreaming o streamin?</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=4263</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 23:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si scrive streaming, ma lo si cerca in tutti i modi (striming, streming, sreaming, streamin), pur di godersi un film comodamente da casa. E soprattutto gratis.
Il tema è già stato da noi ampiamente trattato.
Vi consiglio gli articoli del settembre scorso e dello scorso maggio.
Un sito particolarmente interessante che vorrei segnalare oggi è filmsenzalimiti.it.
La sua particolarità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Si scrive streaming, ma lo si cerca in tutti i modi (striming, streming, sreaming, streamin), pur di godersi un film comodamente da casa. E soprattutto gratis.</p>
<p>Il tema è già stato da noi ampiamente trattato.<br />
<span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Vi consiglio gli articoli del </span><a style="font-size: 13px; line-height: 19px;" href="http://blog.abcinteractive.it/?p=4052">settembre scorso</a><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"> e dello </span><a style="font-size: 13px; line-height: 19px;" href="http://blog.abcinteractive.it/?p=3752">scorso maggio.</a></p>
<p>Un sito particolarmente interessante che vorrei segnalare oggi è <a href="http://www.filmsenzalimiti.it">filmsenzalimiti.it.<br />
</a><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">La sua particolarità è che qui trovate film, giochi, documentari e serie TV disponibili in streaming direttamente sul sito.<br />
Non siete indirizzati verso pagine esterne.</span></p>
<p>Mi preme infine ricordarvi che in molti casi si parla di materiale coperto da diritto d&#8217;autore.<br />
Aggirare il diritto d&#8217;autore è un reato!</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Stewart-Pattinson-shop-in-sex-store.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4265" title="Stewart-Pattinson-shop-in-sex-store" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Stewart-Pattinson-shop-in-sex-store.jpg" alt="" width="620" height="415" /></a><br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il gioco d&#8217;azzardo contribuisce a ridurre il colesterolo</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=4252</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2013 17:37:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<category><![CDATA[packaging]]></category>
		<category><![CDATA[regolamento 432]]></category>
		<category><![CDATA[selenio]]></category>

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		<description><![CDATA[Scusate, forse ho fatto confusione.
Ci sono però due date recenti che in realtà hanno a che fare con quanto ho scritto nel titolo.
La prima è il 14 dicembre 2012. La Commissione Europea ha legiferato (regolamento 432 del 2012) che da questa data sono ammesse soltanto 222 diciture salutistiche.
Sto parlando delle diciture che possono comparire sulle confezioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
			instapaper_embed( "http://blog.abcinteractive.it/?p=4252", "Il gioco d&#8217;azzardo contribuisce a ridurre il colesterolo", "" );
		//--></script></span><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Scusate, forse ho fatto confusione.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ci sono però due date recenti che in realtà hanno a che fare con quanto ho scritto nel titolo.<br />
La prima è il <strong>14 dicembre 2012</strong>. La Commissione Europea ha legiferato (regolamento 432 del 2012) che da questa data sono ammesse soltanto 222 diciture salutistiche.<br />
Sto parlando delle diciture che possono comparire sulle confezioni di integratori alimentari e di cibi funzionali, cioè quegli alimenti che in virtù di alcuni ingredienti promettono benefici per la salute.<br />
Tra le indicazioni ammesse ne vorrei segnalare un paio: “Il carbone attivo contribuisce alla riduzione dell’eccessiva flatulenza post-prandiale” e “Il selenio contribuisce alla normale spermatogenesi.”<br />
Wow! Sono slogan che commercialmente “spaccano”. Scherzi a parte, il mercato in questione è da considerare attentamente. I più recenti dati Nielsen per Federsalus stimano infatti in 139 milioni le confezioni di integratori vendute in un anno in Italia.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La seconda data è il <strong>1 gennaio 2013,</strong> giorno in cui sono entrate in vigore le disposizioni del Decreto Balduzzi volte a contrastare la ludopatia. In particolare i gestori delle sale da gioco hanno l&#8217;obbligo di esporre al pubblico diversi avvisi, in cui si ribadisce che il gioco d&#8217;azzardo può diventare una malattia e in cui si comunicano i numeri di telefono cui rivolgersi nel caso si ritenga di aver bisogno di aiuto.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Dal punto di vista del consumatore</strong> queste due nuove forme di regolamentazione costituiscono un fattore positivo. In entrambi i casi il consumatore viene tutelato un po&#8217; di più. Sapere che il tal prodotto non mi farà diventare Superman, ma potrà farmi stare semplicemente un po&#8217; meglio, mi consentirà di effettuare delle scelte di acquisto più obiettive. Anche sapere che il gioco d&#8217;azzardo può diventare una malattia non è cosa da poco. Associare il gioco d&#8217;azzardo alla parola “malattia” è diverso dall&#8217;associarlo alla parola “vizio”. Nel secondo caso infatti si ha molta più difficoltà ad ammettere di avere un problema e si è quindi più restii a chiedere un aiuto.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Dal punto di vista delle aziende</strong> coinvolte si presentano invece due tipi di problemi.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">C&#8217;è sicuramente un problema di ordine pratico, che è facilmente risolvibile per le sale da gioco, che devono limitarsi ad affiggere del materiale informativo all&#8217;interno del proprio punto vendita e ad aggiornare alcuni software per inserire le nuove diciture.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Le aziende alimentari che devono rispettare il regolamento 432 hanno invece più difficoltà, perché di fatto <strong>il packaging delle confezioni deve essere riprogettato</strong> alla luce delle nuove diciture salutistiche ammesse. Ma anche in questo caso il problema diventa facilmente risolvibile se ci si affida ad aziende con esperienza nel settore come ABC Interactive.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La seconda questione che ci si pone a livello aziendale è: quanto questi nuovi obblighi possono incidere sul fatturato? La mia personalissima idea è che <strong>favoriranno le aziende più “serie”</strong> a discapito di quelle meno “serie”.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel campo alimentare chi puntava ad un&#8217;aggressiva campagna di marketing basata sull&#8217;esaltazione ingiustificata delle virtù del proprio prodotto sarà certamente penalizzato. Che poi diversi soggetti sostengano che il regolamento 432 sia stato fortemente voluto dalle lobbies farmaceutiche lo riporto come puro dato di cronaca.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel settore del gioco d&#8217;azzardo ad essere penalizzata potrebbe essere l&#8217;industria del gaming illegale (sto pensando soprattutto ai bookmakers stranieri senza licenza italiana). Ovviamente il condizionale è d&#8217;obbligo, ma io credo che più un bookmaker è regolamentato e più il giocatore lo percepisce come affidabile e per chi gioca l&#8217;affidabilità del banco è importante.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Mi rendo conto di avere messo a confronto due settori commerciali che più diversi non si può. Il problema è che alla ABC cerchiamo sempre <strong>l&#8217;originalità.</strong> E&#8217; più forte di noi :)</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>gaberr</strong></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Lo_scopone_scientifico_tavolo_da_gioco.png"><img class="alignleft size-full wp-image-4260" title="Lo_scopone_scientifico_(tavolo_da_gioco)" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Lo_scopone_scientifico_tavolo_da_gioco.png" alt="" width="640" height="352" /></a><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong><br />
</strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Flop tecnologici 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 16:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I grandi cambiamenti passano anche attraverso grandi flop. La tecnologia, che sta cambiando le nostre vite, presenta ogni anno il suo bell&#8217;elenco di insuccessi. Nei giorni scorsi su molti siti si potevano trovare le classifiche con i più clamorosi flop tecnologici dell&#8217;anno. A cosa servono queste classifiche? A porre molta attenzione ogni volta che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">I grandi cambiamenti passano anche attraverso grandi flop. La tecnologia, che sta cambiando le nostre vite, presenta ogni anno il suo bell&#8217;elenco di insuccessi. Nei giorni scorsi su molti siti si potevano trovare le classifiche con i più clamorosi flop tecnologici dell&#8217;anno. A cosa servono queste classifiche? A porre molta attenzione ogni volta che ci verrà detto in futuro che la tal innovazione sarà rivoluzionaria, perché in realtà potrebbe rivelarsi un flop.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;articolo che segue riprende la classificazione dei <a href="http://www.dday.it/redazione/8084/peggiori-tecnologie-del-2012-flop-epic-fail.html">dieci più grandi insuccessi tecnologici</a> stilata dal sito dday.it e qui riportata in rigoroso ordine alfabetico</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">1. <strong>Facebook in borsa</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dopo poche settimane dalla quotazione in borsa, le azioni Facebook hanno dimezzato il loro valore. L&#8217;immenso successo di Facebook è dato anche dalla gratuità del servizio. Come trasformare in guadagno un potenziale di contatti così grande rimane ancora un mistero. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">2. <strong>Google Nexus Q</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Google voleva la sua &#8220;Apple TV&#8221;, ma considerando che neppure la Apple TV è mai realmente decollata, non si poteva chiedere a questo prodotto di avere successo, nonostante la recente collaborazione con Samsung.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">3. <strong>Intel e gli Ultrabook</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Portatili ultraleggeri e ultrasottili, ma troppo cari. Se mi costano più di un MacBook, a questo punto mi compro il MacBook. Strategia commerciale sbagliata.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">4.<strong> Italia digitale</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questo è il flop più triste, perché riguarda tutti noi. L&#8217;Italia continua ad essere indietro rispetto ad altri paesi europei e questo tocca direttamente la competitività e la produttività delle nostre imprese. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">5. <strong>Mappe di Apple</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un disastro, tanto clamoroso quanto divertente. Riporto il commento di dday.it: &#8220;Nell&#8217;ambito della navigazione solo Schettino ha fatto peggio.&#8221;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">6. <strong>OLED TV</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per il momento solo annunci. Ma pare che nel 2013 si vedrà qualcosa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">7. <strong>Panasonic Eluga</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Panasonic entra nel mercato degli smartphone con un prodotto waterproof. Uno smartphone a prova di acqua era quello di cui avevamo bisogno? Direi che quello della Panasonic è stato un buco nell&#8217;acqua.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">8. <strong>Smartwatch</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;orologio intelligente che si collega allo smartphone e ti fa leggere le mail. Vale la stessa domanda di cui al punto 7: era quello di cui avevamo bisogno?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">9. <strong>Sony PS Vita</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La console portatile della Sony, per quanto molto bella e molto apprezzata, pone in risalto il problema del cannibalismo di smartphone e tablet. Per giocare ci sono loro, con cui del resto posso fare mille altre cose. A che mi serve una console da passeggio?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">10. <strong>Volunia, l&#8217;anti Google</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il prodotto del motore di ricerca tutto italiano è miseramente fallito. Ma ha il merito di aver provato strade nuove.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Complessivamente si può dire che i più grandi flop tecnologici sono derivati non tanto da errori di programmazione informatica, ma soprattutto da errori commerciali e di marketing, dall&#8217;incapacità di comprendere i bisogni degli utenti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma se nel 2013 dovesse uscire il prodotto che rivoluzionerà le nostre vite, il merito sarà anche dei tentativi falliti nel 2012.</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>gaberr</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/fiat-duna-622x388.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4247" title="fiat-duna-622x388" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/fiat-duna-622x388.jpg" alt="" width="622" height="388" /></a><br />
</strong></span></span></p>
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		<title>La TV fa passare la febbre.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jan 2013 11:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io a dicembre non mi sono mai ammalato! Ho sbandierato questa frase con un tale orgoglio nel mese scorso, che mi sono ritrovato a trascorrere i giorni di Natale a letto con l&#8217;influenza. 
Primo problema da affrontare il 25 dicembre: abbassare la febbre.
La temperatura alta la si sconfigge con qualcosa che ha una bassa temperatura. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Io a dicembre non mi sono mai ammalato!</strong> Ho sbandierato questa frase con un tale orgoglio nel mese scorso, che mi sono ritrovato a trascorrere i giorni di Natale a letto con l&#8217;influenza. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Primo problema da affrontare il 25 dicembre: abbassare la febbre.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La temperatura alta la si sconfigge con qualcosa che ha una bassa temperatura. McLuhan anni fa definì <strong>la TV il medium freddo per eccellenza,</strong> un medium cioè che richiede un alto grado di partecipazione da parte del pubblico. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ed eccomi il giorno di Natale attaccato alla TV, come se questi fosse il farmaco che più di tutti avrebbe contribuito a farmi star meglio. E se è vero che l&#8217;influenza, a differenza della legge, è uguale per tutti, questo non vale per il decorso influenzale. <strong>Il decorso dell&#8217;ammalato Sky</strong> è infatti più sopportabile rispetto a quello di chi dispone del solo digitale terrestre.  Magari un giorno si scoprirà persino che le giornate annue di mutua prese da un abbonato Sky sono più numerose della media. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Al di là di questa doverosa distinzione, devo dire che questi 3-4 giorni di full immersion televisiva (su digitale terrestre) mi hanno insegnato molto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ho scoperto che i film di <strong>Pupi Avati</strong> (trasmessi in buon numero nei giorni scorsi su Iris) sono veramente molto belli.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ho scoperto che la vera preoccupazione degli Italiani non è la crisi economica e non è  neppure lo scioglimento dei ghiacciai. La vera preoccupazione è <strong>lo scioglimento del muco</strong>. In ogni blocco pubblicitario su un qualsiasi canale almeno due spot riguardavano mucolitici. E qui immagino l&#8217;ingrato compito dei creativi pubblicitari, che hanno dovuto rappresentare il catarro nel modo più realistico possibile, perché c&#8217;è un prodotto da vendere, ma stando anche attenti al fatto che si devono far vedere catarro e muco a persone alle prese con le cene natalizie.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ho scoperto che quando sei malato persino Marzullo ha il suo perché.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; proprio in un&#8217;intervista che questi ha realizzato a Forattini che ho capito molto della TV. Alla domanda <strong>se oggi la satira sia più libera</strong> rispetto ai decenni scorsi, Forattini ha risposto che è vero il contrario. Sulle prime ho pensato che stesse dicendo un&#8217;eresia. Ma continuando nella mia full immersion televisiva mi risultava sempre più evidente una cosa: chi fa TV (presentatore, giornalista o semplice comparsa) è come se fosse contratto, fermo, paralizzato. Il pensiero di chi appare in TV sembra essere: <strong>sono riuscito a finire dall&#8217;altra parte dello schermo e non sono così stupido da rovinare questa enorme visibilità dicendo quello che penso.</strong> La libertà che c&#8217;è altrove, la libertà di internet e dei social network ad esempio, a chi appare in TV sembra essere preclusa. Facciamo un piccolo esempio. Un politico che dice castronerie è generalmente sbeffeggiato dal popolo di internet in una misura pari alla dimensione della castroneria detta. In TV non è così. Sul piccolo schermo un politico può dire tranquillamente una falsità e, se è abbastanza potente, può ritrovarsi circondato da persone che annuiscono di fronte alla falsità appena detta. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Boicottiamo la TV!</strong> Almeno fino a quando non sarà veramente libera. Se proprio non ce la fate ad aspettare così tanto, attendete almeno le prossime elezioni. Nel mio piccolo qualcosa ho già fatto: ho atteso che l&#8217;influenza passasse, senza acquistare mucolitici.</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>gaberr</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/25817_105827352785233_4949672_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4240" title="25817_105827352785233_4949672_n" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/25817_105827352785233_4949672_n.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a><br />
</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;">
]]></content:encoded>
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		<title>Come passa il tempo! Sembrava ieri che era nato il mondo&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 00:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

Oggi, venerdì 21 dicembre, termina una storia iniziata 5 miliardi di anni fa, quando la Terra nasce a seguito del Big Bang. Il materiale incandescente disperso intorno al Sole comincia ad aggregarsi formando i primi corpi celesti, tra i quali c&#8217;è anche la Terra, che inizia a raffreddarsi solidificando la materia. 3,5 miliardi di anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p style="text-align: right;">
<div style="text-align: start;">
<p><span style="font-family: Dosis; font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Oggi, venerdì 21 dicembre, termina <strong>una storia iniziata 5 miliardi di anni fa</strong>, quando la Terra nasce a seguito del Big Bang. Il materiale incandescente disperso intorno al Sole comincia ad aggregarsi formando i primi corpi celesti, tra i quali c&#8217;è anche la Terra, che inizia a raffreddarsi solidificando la materia. 3,5 miliardi di anni fa, giorno più giorno meno, la Terra è un corpo celeste formato da azoto, carbonio e idrogeno, da cui, in seguito a diversi fattori, hanno origine le prime forme di vita.,</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Ma le versioni sono discordanti</strong>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Qualcuno anni fa sostenne che all&#8217;origine c&#8217;era il Caos, cioè l&#8217;assenza di spazio e di tempo, da cui improvvisamente e senza preavviso apparve <strong>Gea, la madre terra,</strong> che da sola e senza congiungersi con nessuno generò Urano, il cielo. Urano, con la sua pioggia, fecondò Gea, che da questa unione diede alla luce Titani e Ciclopi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Da Cristiani sosteniamo invece che &#8220;In principio Dio creò il cielo e la terra&#8221;. In questa terza versione entra in campo <strong>lo spirito di Dio</strong>, cioè qualcosa di esterno e di immateriale, che va per tentativi nel portare a termine la sua creatura, tanto che per ogni miglioria che apporta si dice &#8220;e vide che era una cosa buona&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non abbiamo le idee chiare su come è nata la Terra e pretendiamo di sapere data e ora in cui finirà? </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questa del 21 dicembre è tutta <strong>una strategia di marketing messa in campo dalla Terra stessa</strong> per spostare l&#8217;attenzione su di sé. State tranquilli che tra un po&#8217; fonderà un nuovo partito e si presenterà alle prossime elezioni. Dovesse farlo, io lo voterei.</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Dosis;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>gaberr</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Dosis;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong><br />
</strong></span></span></span></p>
</div>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Dosis;"><span style="font-size: small;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/dubbioso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4232" title="dubbioso" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/dubbioso.jpg" alt="" width="633" height="418" /></a><br />
</strong></span></span></p>
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		<title>La Sindrome di Asperger e il cappello verde</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Dec 2012 15:12:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pare che il ragazzo della strage di Newtown soffrisse della sindrome di Asperger, un disturbo dello sviluppo imparentato con l&#8217;autismo. A dire il vero non è stato ancora dimostrato, ma questo non importa. Se nella scuola di vostro figlio c&#8217;è un ragazzo con il medesimo problema, il consiglio è quello di cambiare scuola oppure di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
			instapaper_embed( "http://blog.abcinteractive.it/?p=4218", "La Sindrome di Asperger e il cappello verde", "" );
		//--></script></span><p>Pare che il ragazzo della strage di Newtown soffrisse della sindrome di Asperger, un disturbo dello sviluppo imparentato con l&#8217;autismo. <strong>A dire il vero non è stato ancora dimostrato,</strong> ma questo non importa. Se nella scuola di vostro figlio c&#8217;è un ragazzo con il medesimo problema, il consiglio è quello di cambiare scuola oppure di fornirvi di giubbotti antiproiettile.<br />
La diffusione della notizia della malattia di Adam Lanza può essere vista da due punti di vista.<br />
Da un lato cerchiamo tutti tra le righe della notizia quel qualcosa che ci dica che l&#8217;autore della strage aveva dei problemi, che non era pienamente consapevole di sé e che quindi una cosa del genere <strong>non sarebbe mai potuta capitare a persone normali</strong> come noi. Se poi il giornalista ci agevola il lavoro e ci dice già nel titolo che la causa della strage è stata la sindrome di Asperger, possiamo anche evitare di leggere l&#8217;articolo. Siamo già più tranquilli e questo ci basta.<br />
Dall&#8217;altro lato ci sono le persone che vivono questo disturbo in prima persona. Questi sono incazzatissimi con i giornalisti (ma anche con i lettori), che hanno trovato nella malattia la giustificazione a quanto successo. &#8220;Ma cosa dite? &#8211; avranno pensato &#8211; <strong>La sindrome di Asperger e l&#8217;autismo in generale nulla hanno a che fare con episodi di violenza!</strong> Non solo. I nostri bambini, già di per sé vessati più degli altri dagli scherzi dei bulli, adesso dovranno temerli ancora di più. Dovranno cominciare a temere anche l&#8217;occhio timoroso dei compagni e magari pure degli adulti. E tutto questo accadrà sulla pelle di persone già di per sé fragili.”<br />
Come dar loro torto?<br />
Hanno semplicemente ragione. In proporzione una persona con la sindrome di Asperger ha le stesse probabilità di ammazzare qualcuno di quelle che ha <strong>una persona ipertesa, tifosa del Cagliari o appassionata di giardinaggio.</strong> Nulla può provare il contrario!!!<br />
Anzi, le persone in generale affette da autismo non sarebbero neppure capaci di compiere azioni del genere, <a href="http://www.lastampa.it/2012/12/15/blogs/obliqua-mente/un-autistico-non-spara-c90i1SC5PQ62KsZTo7Jl4H/pagina.html">come sostiene Gianluca Nicoletti,</a> che in questi giorni non ha certo nascosto la sua “incazzatura” per le storture giornalistiche con cui è stata trattata la notizia.<br />
Sapete invece in cosa si differenziano moltissimo coloro che vivono con il disturbo di Asperger rispetto alla maggioranza delle persone? Si differenziano nella <strong>dimestichezza con cui indossano il cappello verde,</strong> che è il cappello della creatività e della capacità di proporre prospettive e soluzioni nuove, laddove la maggioranza delle persone mostra spesso una certa goffaggine. Da Einstein a Michelangelo, da Newton a Mozart, da Darwin a Steve Jobs, pare che l&#8217;elenco di persone di genio affette da disturbo di Asperger sia molto lungo.<br />
Quando ci sembrerà di vedere una certa goffaggine nel comportamento di qualcuno, pensiamo a tutte le attività in cui siamo noi ad essere goffi e impacciati al suo confronto.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p>P.S. Non essendo un esperto di Asperger, potrei aver scritto delle inesattezze. In tal caso, aiutatemi a correggerle. Grazie.</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/albert21.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4229" title="albert2" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/albert21-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
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		<title>Con sei cappelli ho perso la testa</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 15:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ultimo post ho trattato il metodo dei sei cappelli per pensare di De Bono. La teoria è molto bella, è affascinante ed è di facile comprensione. Ho provato però a mettere in pratica il metodo adottandolo a problemi personali e a scelte che devo affrontare in questo periodo e devo dire che non mi ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/?p=4163">Nell&#8217;ultimo post</a> ho trattato il metodo dei <strong>sei cappelli per pensare di De Bono.</strong> La teoria è molto bella, è affascinante ed è di facile comprensione. Ho provato però a mettere in pratica il metodo adottandolo a problemi personali e a scelte che devo affrontare in questo periodo e devo dire che <strong>non mi ha convinto molto</strong>. Alla fine tutto si riduce al cappello verde, cioè alla necessità di proporre idee nuove.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Se provate inoltre a cercare “sei cappelli applicazioni” su google troverete tante pagine in cui si parla del metodo, ma <strong>quasi nessuna applicazione pratica. </strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ne ho trovata una di Umberto Santucci, famoso e bravissimo consulente e formatore, che insegna da anni il metodo. Sul suo sito ha scritto <a href="http://www.umbertosantucci.it/?p=2076">uno stimolante articolo</a>, in cui<strong> applica il metodo al M5S di Beppe Grillo.</strong> In sintesi dice che il Movimento è da cappello verde, perché ragiona in modo diverso da tutti gli altri, additando soluzioni a volte paradossali, ma comunque diverse da quelle attuali, che stanno dimostrando di non funzionare più. Le osservazioni che vengono rivolte al Movimento sono tutte da cappello nero, generalmente indossato da chi ha più potere: “fate solo protesta. Non avete esperienza. Non siete qualificati”. Per chi ragiona con il cappello nero è difficile accettare e capire le proposte del cappello verde. In questo caso sarebbe più produttivo indossare un cappello blu. “Il verde lancia provocazioni, stimoli, idee, soluzioni. Il blu organizza, pianifica, trasforma tutto in progetti da realizzare nel tempo e con le risorse disponibili.”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ho trovato <a href="http://www.diegm.uniud.it/detoni/download/didattica/GSC0607/6Cappelli.pdf">un altro articolo, correlato ad un corso universitario,</a> in cui si cerca di valutare un&#8217;idea attraverso il metodo dei sei cappelli. L&#8217;idea è la seguente: <strong>nascondere alla vista la marmitta dello scooter inserendo lo scarico nel codone.</strong> Più applicazione pratica di questa! Indossando il cappello nero si rilevano queste difficoltà:  • Difficoltà di manutenzione dello scarico • Minor spazio nel bauletto sottosella• Necessità di un buon isolamento rispetto alle plastiche. Quando si indossa il cappello verde si deve progettare uno scarico più compatto. Diciamo che è il cappello verde che deve fare quasi tutto il lavoro. E quando si indossa il cappello blu si conclude che l&#8217;idea pare buona, perché i problemi sollevati dal cappello nero non sono insormontabili. La domanda che mi pongo è: c&#8217;era bisogno dei sei cappelli per risolvere un problema di meccanica?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il primo esempio, quello di Santucci, è decisamente più stimolante rispetto al secondo.<br />
</span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;">Un punto in comune di entrambi è però che <strong>il cappello bianco, il giallo e il rosso sembrano essere irrilevanti.</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A questo punto perché non ricorrere al metodo di Dilts, il quale affermava che il successo di <strong>Walt Disney</strong> era quello di essere tre persone diverse: un sognatore che spara alto senza filtri, un critico che mette sotto il microscopio le idee del sognatore e un realista che trova il modo di realizzare concretamente le idee del sognatore?<br />
</span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;">Walt Disney indossava quindi tre cappelli: il verde, il nero e il blu.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ho cercato di applicare il metodo alla <strong>compagnia teatrale di cui faccio parte</strong>. C&#8217;è tanto cappello verde nei nostri incontri, c&#8217;è la voglia continua di provare a interpretare i personaggi in modo diverso. Pensandoci bene, è vitale anche la presenza del cappello nero, che ci dice quando un&#8217;idea partorita dal cappello verde proprio non va. Recentemente abbiamo anche sperimentato che senza cappello blu, senza la pianificazione, senza una guida, non riusciremmo a realizzare nessuno spettacolo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Proviamo anche ad analizzare <strong>Facebook</strong> con il metodo dei cappelli. Quanti post da cappello nero si leggono! E&#8217; pieno di gente che ama criticare, perché, come direbbe De Bono, distruggere è più facile che costruire, ti dà una soddisfazione immediata. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Forse anche l&#8217;articolo che state leggendo è soprattutto da cappello nero :(</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tornando a Facebook, si può cercare di analizzarlo partendo da un problema e da una decisione da prendere: <strong>che cosa possiamo fare in questa delicata situazione politica?</strong> Facciamo finta che Facebook sia un grande gruppo di lavoro, in cui abbiamo la possibilità di esprimere le nostre proposte e le nostre critiche riguardo a questo problema.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cappello bianco. Quando si parla di politica, è difficile che i fatti siano riportati in modo neutrale. Possono essere considerati fatti le notizie che all&#8217;estero danno di noi oppure dati numerici che  qualche istituzione fornisce riguardo alla situazione economica del nostro Paese. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cappello giallo. Questo cappello lo si trova quando qualche amico su Facebook posta notizie a favore degli esponenti politici preferiti. Non ricordo di aver mai letto post a sostegno di Berlusconi. Tanti amici in passato hanno sostenuto Grillo, nei giorni delle primarie molti erano pro Renzi e stamattina un post sosteneva Oscar Giannino.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cappello nero. In materia di politica questo è il cappello preferito dagli amici di Facebook, secondo i quali i vecchi politici sono tutti ladri. Negli ultimi dodici mesi è stato preso di mira anche Monti, che però non è mai stato definito ladro. Credo che quest&#8217;aspetto potrà incidere su una sua eventuale riconferma a Palazzo Chigi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cappello rosso. Il “mi piace” è uno strumento che va dritto alle emozioni, uno strumento da cappello rosso. Le sensazioni del popolo di Facebook sono assolutamente anticasta e desiderose di qualcosa di nuovo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cappello verde. Occorrono idee nuove e fuori dagli schemi. Che fare? Appoggiare i vecchi politici, rivolgersi a quelli leggermente più nuovi oppure svoltare radicalmente con Beppe Grillo, ma rischiando che ne risenta la stabilità del Paese? Il cappello verde dovrebbe aiutarmi ad avere idee nuove. Eccone una, a cui non avevo mai pensato: perché non mi butto io stesso in politica?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cappello blu. Il cappello blu non può esserci su Facebook. Il cappello blu è quello che ci dice quale cappello dobbiamo indossare. E&#8217; quello che pianifica. Il cappello blu è in fondo il leader politico che stiamo cercando.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">P.S. <strong>Quanta confusione in questo articolo</strong>! Scusate, ma se uno prova ad utilizzare il metodo dei sei cappelli, deve cercare di uscire dagli schemi e un po&#8217; di confusione ci può stare. <strong>Ora però mi occorrerebbe un intervento da cappello blu.</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>gaberr</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/uomini-in-regency-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4172" title="uomini in regency 2" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/uomini-in-regency-2.jpg" alt="" width="272" height="400" /></a><br />
</strong></span></span></p>
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		<title>Humour, sesso e pensiero sono tre cose in cui tutti si sentono esperti</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2012 15:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Humour, sesso e pensiero sono tre cose in cui tutti si sentono esperti.”
Questa frase è  tratta dai “Sei cappelli per pensare” che Edward De Bono ha scritto nel lontano 1985 e si riferisce al fatto che tendiamo ad essere compiaciuti delle nostre capacità di pensiero, non rendendoci conto di quanto esse possano migliorare. Dal 1985 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>“Humour, sesso e pensiero sono tre cose in cui tutti si sentono esperti.”</p>
<p>Questa frase è  tratta dai <strong>“Sei cappelli per pensare”</strong> che Edward De Bono ha scritto nel lontano 1985 e si riferisce al fatto che tendiamo ad essere <strong>compiaciuti delle nostre capacità di pensiero,</strong> non rendendoci conto di quanto esse possano migliorare. Dal 1985 ad oggi molte aziende hanno utilizzato il sistema dei sei cappelli quando ci sono discussioni da affrontare, importanti decisioni da prendere o brainstorming da realizzare. In tali occasioni i partecipanti sono invitati ad <strong>indossare a turno tutti i sei cappelli,</strong> cioè a vedere la questione sotto sei punti di vista diversi. Lo scopo del sistema è la chiarificazione del pensiero, ottenuta consentendo al pensatore di adottare un modo di pensare per volta.</p>
<p>A cosa serve pensare con i sei cappelli? “La difesa dell’Io, responsabile della maggior parte degli errori che compiamo nel pensare , è il fattore più limitante per la mente. I cappelli ci permettono di pensare e dire cose che pensate o dette senza di essi costituirebbero un pericolo per il nostro Io. <strong>Indossare un costume da pagliaccio ci autorizza a fare i pagliacci.</strong>”</p>
<p>Caratteristica principale del metodo è la facilità di comprensione e di utilizzo. Basta elencare le caratteristiche dei sei cappelli e si dovrebbe capire quasi tutto riguardo al metodo.</p>
<p><strong>Cappello bianco</strong></p>
<p>-quali informazioni abbiamo a disposizione?</p>
<p>-di quali informazioni abbiamo ancora a bisogno?</p>
<p>-cosa possiamo fare per ottenere le informazioni mancanti?</p>
<p><strong>Cappello rosso</strong></p>
<p>-qual è la mia sensazione a pelle sul progetto?</p>
<p>-cosa dice il mio intuito al riguardo?</p>
<p>-questa idea non mi piace.</p>
<p><strong>Cappello nero</strong></p>
<p>-non avete l’esperienza per farlo</p>
<p>-sarà un buco dell’acqua come è stato l’ultima volta</p>
<p>-ci sono troppi rischi.</p>
<p><strong>Cappello giallo</strong></p>
<p>-se seguiamo la vostra idea, avremo molti benefici</p>
<p>-sono convinto che quella persona potrà darci molto</p>
<p>-con la soluzione proposta potremo aumentare la produttività.</p>
<p><strong>Cappello verde</strong></p>
<p>-ci sono altri modi in cui può essere fatto</p>
<p>-a cosa non abbiamo ancora pensato?</p>
<p>-e se cambiassimo completamente prospettiva?</p>
<p><strong>Cappello blu</strong></p>
<p>-qual è la nostra agenda?</p>
<p>-posso avere un riassunto delle idee proposte?</p>
<p>-vi invito a cambiare cappello. Provate con il verde e vediamo se vi viene in mente qualche nuova idea.</p>
<p>Oggi ho fatto teoria. <strong>Nel prossimo post passerò alla pratica </strong>per cercare di capire se il metodo ha ancora oggi una sua valenza. Nel frattempo perché non provate voi stessi ad applicare il metodo a qualche importante decisione che state per prendere?</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Six-Thinking-Hats-wallpaper.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4165" title="Six-Thinking-Hats-wallpaper" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Six-Thinking-Hats-wallpaper.jpg" alt="" width="578" height="432" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Torino Film Festival o Filmissima?</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 19:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché Torino è la capitale del cinema?
Per la sua storia?
- Prima proiezione italiana dei fratelli Lumière
- Primi studi cinematografici italiani
- La presenza del Museo Nazionale del Cinema
- Primo cinema d&#8217;essai italiano (il Romano)
- Prima multisala italiana (l&#8217;Eliseo)
Per i suoi festival legati al cinema?
- Torino Film Festival
- Torino GLBT Film Festival
- Sottodiciotto Film
Per i film girati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Perché Torino è la capitale del cinema?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per la sua storia?<br />
</span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;">- Prima proiezione italiana dei fratelli Lumière<br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: small;">- Primi studi cinematografici italiani<br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: small;">- La presenza del Museo Nazionale del Cinema<br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: small;">- Primo cinema d&#8217;essai italiano (il Romano)<br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: small;">- Prima multisala italiana (l&#8217;Eliseo)</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per i suoi festival legati al cinema?<br />
</span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: small;">- Torino Film Festival<br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: small;">- Torino GLBT Film Festival<br />
</span><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: small;">- Sottodiciotto Film</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per i film girati in città?<br />
</span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;">- Cabiria<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;">- Profondo rosso<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;">- La donna della domenica<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;">- etc.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per quella sindrome da ex-capitale depredata del suo status (“eravamo la capitale d&#8217;Italia, del cinema, della TV e ci hanno portato via tutto”)?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Credo che Torino sia la capitale del cinema, <strong>perché in città ci sono tante persone che il cinema lo amano.</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;Torino ha un&#8217;eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l&#8217;amore e la passione per il cinema&#8221;. Quelle appena riportate sono parole di <strong>Ken Loach</strong> e sono passate in secondo piano rispetto al suo <a href="http://www.lastampa.it/2012/11/22/spettacoli/festival-di-torino/2012/ken-loach-sbatte-la-porta-sul-tff-si-scatena-la-bufera-oI82D7QZDBdcD6Ut9cK9PK/pagina.html">gran rifiuto</a> di non accettare il Gran Premio Torino conferitogli dal Torino Film Festival.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un esempio di amore torinese per il cinema è quello che da diversi anni realizzano <strong>i ragazzi di Cinemarti.</strong> E&#8217; il più classico dei cineforum. Si incontrano il giovedì e, dopo una veloce cena autogestita, si gustano una pellicola di spessore, che può essere di Pasolini, di Bunuel o di Fellini. Ma il bello viene dopo, quando si parla e si discute del film, rendendo l&#8217;esperienza di guardare un film un&#8217;esperienza attiva.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quest&#8217;anno si sono spinti oltre, dando il via ad <a href="http://www.filmissima.it">una Rassegna di Cinema Indipendente, Filmissima,</a> che si svolgerà in città <strong>dal 30 novembre al 2 dicembre,</strong> in una non certo casuale concomitanza con il Torino Film Festival.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">I cinefili che si troveranno a Torino nel prossimo fine settimana potranno quindi scegliere tra un Festival da usufruire in modo passivo e una Rassegna da vivere in maniera attiva.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A voi la scelta.</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>gaberr</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/11.-Profondo-rosso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4156" title="11.-Profondo-rosso" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/11.-Profondo-rosso.jpg" alt="" width="540" height="360" /></a><br />
</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><br />
</strong></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Parti virili per i bambini maschi e parti remissive per le femminucce.</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=4143</link>
		<comments>http://blog.abcinteractive.it/?p=4143#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2012 00:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Marketing & Advertising]]></category>
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		<category><![CDATA[vincitori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.abcinteractive.it/?p=4143</guid>
		<description><![CDATA[Cosa fare per sfruttare al meglio l&#8217;immagine dei bambini nella pubblicità:
1. i bambini devono essere sempre al servizio degli adulti. Se mostrano di avere gusti o idee personali, c&#8217;è qualcosa che non va.
2 .è inutile nascondersi dietro un dito. I bambini non sono tutti uguali. La provenienza geografica, e più ancora l&#8217;appartenenza ad una data [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="font-family: 'Segoe Print';"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;">Cosa fare per sfruttare al meglio <strong>l&#8217;immagine dei bambini nella pubblicità</strong>:<br />
1. i bambini devono essere sempre al servizio degli adulti. Se mostrano di avere gusti o idee personali, c&#8217;è qualcosa che non va.<br />
</span></span></span><span style="font-size: small; font-family: Verdana, sans-serif;">2 .è inutile nascondersi dietro un dito. I bambini non sono tutti uguali. La provenienza geografica, e più ancora l&#8217;appartenenza ad una data etnia, rendono i bambini diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro. E queste differenze vanno evidenziate quando i bambini sono utilizzati per realizzare pubblicità e più in generale attività legate al mondo dello spettacolo.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Verdana, sans-serif;">3. i bambini tendono ad imitare i grandi, per cui non c&#8217;è nulla di male se in pubblicità imitano atteggiamenti degli adulti, anche se li scimmiottano. Se servono per far vendere un prodotto, ben venga.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Verdana, sans-serif;">4. non è poi così grave se un bambino imita atteggiamenti violenti o devianti all&#8217;interno di un messaggio pubblicitario. Si tratta pur sempre di finzione.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Verdana, sans-serif;">5. se nel messaggio che si vuole dare ci sono sentimenti di rabbia, noia o paura, è bene che il bambino si adegui e finga di provarli anche lui.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Verdana, sans-serif;">6. è auspicabile che i bambini interpretino ruoli legati alla loro identità di genere. Se maschi, sono consigliati parti forti e virili. Se femminucce, è consigliato far loro interpretare parti remissive.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Verdana, sans-serif;">7. almeno nei messaggi pubblicitari i bambini devono poter godere di quella libertà che nel resto della giornata gli è preclusa. Le figure dei genitori pertanto dovrebbero essere il più possibili sminuite. Devono capire che al mondo non esistono solo mamme e papà.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Verdana, sans-serif;">8. i bambini sono generalmente figure fragili. Un messaggio pubblicitario che si rispetti deve puntare sui sensi di colpa e inadeguatezza dei genitori. Niente vende di più del senso di colpa.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Verdana, sans-serif;">9. i bambini affetti da patologie devono essere ben in mostra nelle pubblicità. Occorre che venga compreso già in tenera età che non siamo tutti uguali.<br />
</span><span style="font-size: small; font-family: Verdana, sans-serif;">10. chi fa pubblicità non deve preoccuparsi che la tal merendina o la tal bevanda sia poco sana per un bambino. Sta al genitore la scelta finale di come nutrire il proprio figlio.</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Spero vivamente <strong>che non siate d&#8217;accordo</strong> con nessuno dei dieci punti sopra esposti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In occasione della Giornata Mondiale dell&#8217;Infanzia ho pensato bene di riportare (invertendone il significato) i dieci princìpi a fondamento della Carta di Milano.<br />
La <strong>Carta di Milano</strong> è un documento realizzato da esperti del settore e finalizzato da un lato a far sì che la comunicazione pubblicitaria sia il più possibile rispettosa del mondo dei bambini e dall&#8217;altro ad evitare strumentalizzazioni e abusi a quei bambini – attori che le pubblicità le interpretano.<br />
La Carta di Milano, <a href="http://www.cartadimilano.org/">che vi invito a firmare</a>, è stata presentata contestualmente al <strong>Child Guardian Award 2012</strong>, il premio istituito per premiare le campagne pubblicitarie “che hanno saputo offrire l&#8217;immagine più corretta dei bambini, coniugando il rispetto dei Diritti dell&#8217;infanzia con un linguaggio comunicativo efficace.&#8221; Ecco il <a href="http://www.avoicomunicare.it/blogpost/futuro/child-guardian-award-2012-il-premio-di-terre-des-hommes-alla-pubblicita-che-rispetta-i-bambini">link alle cinque campagne premiate</a> e il <a href="http://www.terredeshommes.it/cosa-facciamo-noi/campagne-vincitrici/">link alle campagne premiate negli anni scorsi. </a></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>gaberr</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/armani-juniorweb.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4144" title="armani-juniorweb" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/armani-juniorweb.jpg" alt="" width="510" height="691" /></a><br />
</strong></span></span></p>
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		<title>- Bello quell&#8217;anello! &#8211; Grazie! E&#8217; mia nonna.</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 11:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notizia è di quelle che fanno sorridere.
L&#8217;azienda svizzera Algordanza ha trovato un sistema per trasformare una salma in un diamante, utilizzando gli stessi metodi con cui si producono i diamanti artificiali.
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			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>La notizia è di quelle che fanno sorridere.<br />
L&#8217;azienda svizzera Algordanza ha trovato un sistema per <strong>trasformare una salma in un diamante,</strong> utilizzando gli stessi metodi con cui si producono i diamanti artificiali.<br />
Alla morte di un caro defunto possiamo quindi optare per la cremazione e per la successiva trasformazione della cenere in un diamante, <strong>il diamante della memoria, </strong>in modo da portare sempre con noi un segno tangibile della persona che ci ha lasciati.<br />
Il principio di base è molto semplice. I diamanti sono costituiti esclusivamente da atomi di carbonio, cosa di cui anche il  nostro corpo abbonda.<br />
Dopo un primo impatto di divertito stupore, cominci a riflettere sulla notizia, a immaginarti di portare sempre con te una persona cara. Portare un anello composto dalle ceneri di mia nonna non è poi molto diverso dal portare un anello o una collana appartenuta a lei. <strong>E se dovessero rubarmelo?</strong> Come faccio ad andare dai Carabinieri a dire che mi hanno rubato la nonna? E poi cominci a pensare alle implicazioni religiose della cosa. La Chiesa Cattolica non proibisce la cremazione, ma  avverte che le ceneri “devono essere conservate nei cimiteri e non disperse in mare o altrove in natura né conservate in casa o in giardino.”<br />
Quello che mi ha colpito di questa notizia è che <strong>non è una notizia, non è una cosa nuova.</strong><br />
2012: <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/curiosita/2012/10/17/cenere-diamante-sepoltura-alternativa_7648314.html">http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/curiosita/2012/10/17/cenere-diamante-sepoltura-alternativa_7648314.html</a><br />
2010:  <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/03/26/visualizza_new.html_1737548666.html">http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/03/26/visualizza_new.html_1737548666.html</a><br />
2008: <a href="http://ilcorrieredelweb.blogspot.it/2008/12/diamante-della-memoria-algordanza-e.html">http://ilcorrieredelweb.blogspot.it/2008/12/diamante-della-memoria-algordanza-e.html</a><br />
2006: <a href="http://antveral.wordpress.com/2006/11/23/cenere-carbonio-e-diamanti/">http://antveral.wordpress.com/2006/11/23/cenere-carbonio-e-diamanti/</a><br />
2004: <a href="http://www.swissinfo.ch/ita/Prima_pagina/Archivio/Polvere_alla_polvere_e_dalla_cenere,_diamanti.html?cid=4140562">http://www.swissinfo.ch/ita/Prima_pagina/Archivio/Polvere_alla_polvere_e_dalla_cenere,_diamanti.html?cid=4140562</a><br />
Ogni due anni circa ci viene riproposta la notizia, come se fosse nuova.<br />
Come se la nostra memoria avesse soltanto <strong>due anni di autonomia.</strong><br />
Come se ci servisse un diamante della memoria per ricordarsi di una persona cara.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/avon-diamond.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4138" title="avon-diamond" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/avon-diamond.jpg" alt="" width="750" height="330" /></a></strong></p>
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		<title>Padre Amorth come Briatore: &#8220;Festeggi Halloween? Allora sei fuori!&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2012 00:31:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E se avesse ragione padre Amorth? E se avesse ragione lui nel dire che Halloween è una trappola del demonio perché ci distoglie dal festeggiare i nostri Santi? E se avesse ragione lui nel dire che lo yoga è satanico perché avvicina a ideologie orientali che mettono al centro l&#8217;uomo e non Dio?
Sarà che tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;">E se avesse ragione padre Amorth? E se avesse ragione lui nel dire che <strong>Halloween è una trappola del demonio</strong> perché ci distoglie dal festeggiare i nostri Santi? E se avesse ragione lui nel dire che lo yoga è satanico perché avvicina a ideologie orientali che mettono al centro l&#8217;uomo e non Dio?</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sarà che tra qualche settimana dovrò interpretare la parte del prete, ma alcune delle affermazioni del noto esorcista mi hanno indotto a pormi la domanda: <strong>e se avesse ragione lui?</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ok, sono frasi discutibili e ampiamente derise su internet. Ma nella mia testa, anche solo per qualche istante, è passata l&#8217;immagine di <strong>un ipotetico demonio che organizza le feste di Halloween</strong> e che gode nel vedere che anche i bambini del nostro Paese si divertono più a dire &#8220;dolcetto o scherzetto&#8221; che ad ascoltare le vicende dei Santi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quello che è passato nella mia testa è semplicemente un sentimento di paura. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il Diavolo fa paura perché non lo si conosce. E se una persona, riconosciuta dalla Chiesa, afferma che <strong>c&#8217;è qualcosa di satanico in Halloween, nello Yoga, in Harry Potter, nei gay, in Maometto, in Maurizio Crozza e in Mario Monti</strong>, io non posso essere assolutamente certo che stia dicendo il falso, perchè parla di Satana, cioè di qualcosa che io non conosco.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Purtroppo siamo di fronte ad una strategia comunicativa da sempre molto diffusa ed efficace: <strong>l&#8217;appello alla paura.</strong> La Chiesa ne ha fatto largo uso in passato per garantirsi la sua sopravvivenza. Invece di fare appello a quel capolavoro di comunicazione che sono i Vangeli, è capitato più volte che uomini di Chiesa abbiano pensato di utilizzare questa tecnica di persuasione per indurre i fedeli a restare dalla loro parte. Quando è scoppiato lo scandalo dei preti pedofili, Padre Amorth è riuscito a sostenere che si trattava di un attacco alla Chiesa da parte di Satana. Quindi se qualcuno attaccava i preti che hanno molestato bambini, si ritrovava lui stesso dalla parte di Satana. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La mia impressione è che fare appello alla paura, strategia comunicativa tanto efficace in passato, ora non funzioni più. Non solo. Mi sembra sia anche una delle cause dell&#8217;allontanamento dalla fede da parte di molta gente. Occorre che qualcuno ai piani alti del clero si chieda: la gente non viene più in Chiesa per colpa di Halloween oppure perché continuiamo ad adottare <strong>la tecnica di spaventare i fedeli pur di non perderli</strong>? La fede dovrebbe essere Amore e Mistero e non paura! Questa errata strategia di comunicazione potrebbe allontanarci dalla fede e in tal caso incidere negativamente sulla nostra vita eterna. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E poi dicono che la comunicazione non conti nulla!</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>gaberr</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">P.S. Toccare tematiche religiose è sempre molto delicato, pertanto mi scuso se ho urtato la sensibilità di qualche lettore.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/immagine-184.png"><img class="alignleft size-full wp-image-4131" title="immagine-184" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/immagine-184.png" alt="" width="545" height="305" /></a><br />
</span></span></p>
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		<title>Il silenzio è la norma e parlare è qualcosa che esige una giustificazione. (E.Goffman)</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2012 14:38:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Potete mitizzare il silenzio, come ha fatto recentemente Aldo Grasso in un articolo sul Corriere online. Il problema è che gli sono servite ben 1494 parole.
Noi di ABC Interactive il silenzio non lo mitizziamo, ma lo consideriamo la norma. Se parliamo, è perché abbiamo una giustificazione. Se utilizziamo parole o immagini per vendere un prodotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><div>Potete mitizzare il silenzio, come ha fatto recentemente Aldo Grasso in <a href="http://lettura.corriere.it/l%E2%80%99eloquenza-del-silenzio/">un articolo sul Corriere online.</a> Il problema è che gli sono servite ben 1494 parole.</div>
<div id="_mcePaste">Noi di ABC Interactive il silenzio non lo mitizziamo, ma lo consideriamo la norma. <strong>Se parliamo, è perché abbiamo una giustificazione.</strong> Se utilizziamo parole o immagini per vendere un prodotto o servizio, è perché quel prodotto o servizio ha qualcosa da dire. Vuole farsi conoscere, perché sa di essere di qualità e ritiene che troppe poche persone lo conoscano.</div>
<div id="_mcePaste">Ma ho già parlato troppo.</div>
<div id="_mcePaste">Qui sotto trovate un dipinto di Salvatore Magno, pittore lucano. Non so voi, ma <strong>io ci leggo il silenzio.</strong></div>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/64915_398570083493859_1021993695_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4123" title="64915_398570083493859_1021993695_n" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/64915_398570083493859_1021993695_n.jpg" alt="" width="960" height="720" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Il 23 novembre ritornerò bambino</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 22:47:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bambini lo siamo stati tutti. Tutti abbiamo imparato a conoscere il mondo giocando, cioè facendo finta di essere qualcun altro. L&#8217;esempio classico è quello delle bambine che accudiscono il loro bambolotto esattamente come fanno le loro mamme. Mi sta tornando alla mente come, da piccolo, io abbia finto di essere un pompiere, un vigile urbano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><div id="_mcePaste">Bambini lo siamo stati tutti. Tutti abbiamo imparato a conoscere il mondo giocando, cioè<strong> facendo finta di essere qualcun altro.</strong> L&#8217;esempio classico è quello delle bambine che accudiscono il loro bambolotto esattamente come fanno le loro mamme. Mi sta tornando alla mente come, da piccolo, io abbia finto di essere <strong>un pompiere, un vigile urbano, un grande calciatore, un prete e uno dei Chips.</strong> Imitavo semplicemente quello che vedevo. Poi purtroppo si cresce e questo mai sopito bisogno di giocare viene incanalato nelle forme più diverse. Guardate attentamente una qualsiasi persona adulta e chiedetevi: dov&#8217;è finito il bambino che giocava? Un occhio attento può rivederlo ancora in qualche modo di fare, in qualche atteggiamento. Purtroppo chi ha tratti marcati da bambino in età adulta molto spesso viene etichettato come insano di mente, a meno che non si chiami Roberto Benigni.</div>
<div id="_mcePaste">Ecco, forse la recitazione e il teatro sono un ottimo strumento per tornare bambini senza essere considerati pazzi. Non a caso i<strong> </strong>verbi<strong> to play, jouer e spielen</strong> vogliono dire sia giocare sia recitare.</div>
<div id="_mcePaste">Venerdì 23 novembre mi sarà concesso di ritornare bambino. <strong>Interpreterò la figura del prete, proprio come facevo più di 30 anni fa.</strong> Insieme a me ci sarà la mitica compagnia di teatro di cui faccio parte ormai da diversi anni e che non a caso si chiama proprio &#8220;Fuori dal gioco&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste">Ah, dimenticavo, siete tutti invitati : )</div>
<div>P.S. l&#8217;appuntamento è alle 21 di venerdì 23 novembre presso il teatro Murialdo di Torino, quando noi della compagnia di teatro &#8220;Fuori dal gioco&#8221; porteremo in scena <strong>&#8220;La pazienza del signor parroco&#8221;</strong>, commedia brillante liberamente tratta da &#8220;La pazienza del sciour curat&#8221; di Luigi Galli.</div>
<div style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></div>
<div style="text-align: right;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/manifesto_gabriele_ok2.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-4114" title="manifesto_gabriele_ok" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/manifesto_gabriele_ok2-725x1024.jpg" alt="" width="725" height="1024" /></a></div>
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		<title>Che cookies vuoi?</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Oct 2012 10:04:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come scritto nell&#8217;ultimo post, la pubblicità su Internet non può essere comparata con quella presente sugli altri media.
Chi realizza pubblicità sulla Rete deve considerare un grande pregio e un grande difetto. Il pregio è che si possono mandare messaggi profilati, cioè creati ad hoc in base agli interessi dell&#8217;utente, in base al suo profilo. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><div id="_mcePaste">Come scritto nell&#8217;ultimo post, la pubblicità su Internet non può essere comparata con quella presente sugli altri media.</div>
<div id="_mcePaste">Chi realizza pubblicità sulla Rete deve considerare <strong>un grande pregio e un grande difetto.</strong> Il pregio è che si possono mandare messaggi profilati, cioè creati ad hoc in base agli interessi dell&#8217;utente, in base al suo profilo. Il difetto è che i potenziali utenti la possono evitare con più facilità rispetto ai media tradizionali. Al cinema, per radio, in tv, sui giornali o per strada non posso cliccare altrove per aggirare il messaggio pubblicitario, me lo devo sorbire e basta.</div>
<div id="_mcePaste">Una delle specificità dell&#8217;online è la presenza di cookies.</div>
<div id="_mcePaste">I <strong>cookies</strong> (in inglese significa letteralmente &#8220;biscotti&#8221;) sono dei file di testo di piccole dimensioni. Navigando su qualche pagina ed essendo chiamati a dare informazioni, può succedere che dal server del sito in questione vengano inviati cookies sul mio computer, cookies con memorizzate alcune delle informazioni che io ho appena dato. Ogni volta che ritorno su quel sito, o meglio su quella singola porzione di dominio, il mio computer invia al server le informazioni memorizzate nei cookies. E così posso ritrovarmi ad esempio dei campi già compilati o delle preferenze salvate. E la mia navigazione diventerà più veloce e pratica. Il problema è la privacy. Da qualche parte c&#8217;è qualcuno che è in possesso di alcune informazioni personali sul mio conto. <strong>Da qualche parte qualcuno ha effettuato una profilazione della mia utenza internet</strong>. Ha creato cioè un profilo di quelle che sono le mie preferenze e così le pubblicità che ritroverò sul mio pc saranno fortemente personalizzate. E&#8217; un fenomeno che conosciamo ormai tutti. Basta accedere al proprio account Facebook per accorgersene. E in questo caso, se vediamo inserzioni sponsorizzate che non ci piacciono, possiamo comunque eliminarle cliccando sulla X.</div>
<div id="_mcePaste">Questa è quella che viene chiamata pubblicità comportamentale.</div>
<div id="_mcePaste">Lo IAB, l&#8217;associazione internazionale che si occupa di comunicazione pubblicitaria online, ha realizzato un interessante sito, <strong>youronlinechoices</strong>, in cui si tratteggiano con molta chiarezza le caratteristiche di questo tipo di pubblicità. C&#8217;è<a href="http://www.youronlinechoices.com/it/le-tue-scelte/"> una sezione all&#8217;interno di questo sito,</a> in cui possiamo trovare l&#8217;elenco di tutti quei provider che hanno raccolto informazioni sul nostro conto. Se la privacy è per noi il valore numero uno quando navighiamo, qui abbiamo la possibilità di disattivare i provider che hanno sistemato qualche cookie sul nostro pc e possiamo addirittura decidere quali disattivare e quali no. Se il nostro valore primario è invece la facilità d&#8217;uso di Internet, allora è forse consigliabile lasciare attivi i provider.</div>
<div id="_mcePaste">E comunque alla fine vale la solita regola: se avete bisogno di pubblicizzare la vostra azienda in maniera completa e professionale, c&#8217;è ABC Interactive.</div>
<div></div>
<div style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></div>
<div style="text-align: right;"></div>
<div style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/h-AR4FozkwAsQCJMzwTHsjl72eJkfbmt4t8yenImKBVaiQDB_Rd1H6kmuBWtceBJ.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4092" title="h-AR4FozkwAsQCJMzwTHsjl72eJkfbmt4t8yenImKBVaiQDB_Rd1H6kmuBWtceBJ" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/h-AR4FozkwAsQCJMzwTHsjl72eJkfbmt4t8yenImKBVaiQDB_Rd1H6kmuBWtceBJ.jpg" alt="" width="450" height="374" /></a><br />
</strong></div>
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		<title>La pubblicità deve informare, divertire o emozionare?</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2012 12:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono due dati interessanti che vorrei sottolineare riguardo al recente Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione.
Il primo è che in un quadro di contrazione degli investimenti pubblicitari, reso inevitabile dalla crisi, Internet ha visto incrementare il volume della raccolta pubblicitaria. Più 12,3% nel 2011 rispetto all&#8217;anno precedente.
Maggiori investimenti in questo settore significa anche che chi vuole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Ci sono due dati interessanti che vorrei sottolineare riguardo al recente <strong>Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione.</strong></p>
<p>Il primo è che in un quadro di contrazione degli investimenti pubblicitari, reso inevitabile dalla crisi,<strong> Internet ha visto incrementare il volume della raccolta pubblicitaria.</strong> Più 12,3% nel 2011 rispetto all&#8217;anno precedente.</p>
<p>Maggiori investimenti in questo settore significa anche che chi vuole pubblicizzare il proprio prodotto o servizio su Internet dovrà affrontare una competizione maggiore. E quindi ci sarà sempre più bisogno di web agency serie e complete, che si avvalgono di diverse figure professionali e di persone creative, affidabili e felici di fare il loro lavoro.</p>
<p>Ops! Ho disegnato il profilo di ABC Interactive  : )</p>
<p>Il secondo dato interessante del rapporto Censis riguarda i motivi per i quali una persona dice di aver apprezzato una pubblicità. Il 54% degli intervistati apprezza di più la pubblicità che informa, il 39% quella che diverte e il 7% quella che emoziona. Come interpretare questo dato? Innanzitutto bisogna vedere se è vero. Siamo così sicuri che le pubblicità che informano siano le preferite? Io posso dire di apprezzare qualcosa che informa, ma nella realtà non voglio magari ammettere di avere apprezzato di più la pubblicità con un corpo nudo in bella mostra. A proposito, le pubblicità con tette femminili e muscoli maschili in vetrina sono da annoverarsi tra quelle che emozionano? Ma anche fosse vero che preferisco i messaggi che informano, non è detto che questi siano quelli che mi inducono maggiormente all&#8217;acquisto. La <strong>classificazione informazione-divertimento-emozione</strong> è inoltre interessante, ma raramente un messaggio pubblicitario può essere catalogato in una e una sola di queste tre categorie. Ciò che mi piace di questa classificazione è l&#8217;approccio che viene posto al problema. Chiedersi che cosa vuole l&#8217;utente è effettivamente la prima cosa da fare. Troppo spesso si rischia di autocompiacersi delle proprie creazioni, dimenticando che la pubblicità è finalizzata a vendere qualcosa o a dare una buona immagine di un prodotto o un servizio.</p>
<p>C&#8217;è infine un&#8217;altra considerazione da fare. Comparare le pubblicità su Internet con quelle diffuse su altri media è impresa ardua, perché le regole sono molto diverse. Basti pensare alle questioni della profilazione del cliente e delle offerte in base alla geolocalizzazione. Ne parlerò nel prossimo post.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/images6.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4088" title="images" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/images6.jpg" alt="" width="197" height="256" /></a>gaberr</strong></p>
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		<title>&#8220;Se fossi sua moglie le metterei il veleno nel caffè.&#8221; &#8220;Se io fossi suo marito lo berrei.&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Oct 2012 08:43:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella di Churchill nel titolo è la classica risposta immediata, geniale, efficace e anche divertente.
Riuscire a dare risposte immediate al proprio interlocutore non è da tutti. A volte è un dono che o hai o non hai.
Obama, pur essendo un grande comunicatore, non è mai stato abilissimo nei duelli diretti con i propri avversari. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><div id="_mcePaste">Quella di Churchill nel titolo è la classica risposta immediata, geniale, efficace e anche divertente.</div>
<div id="_mcePaste">Riuscire a dare risposte immediate al proprio interlocutore non è da tutti. A volte è un dono che o hai o non hai.</div>
<div id="_mcePaste">Obama, pur essendo un grande comunicatore, non è mai stato abilissimo nei <strong>duelli diretti</strong> con i propri avversari. In Italia abbiamo molti esempi simili, da Berlusconi a Beppe Grillo, entrambi in grado di infiammare le folle, ma da sempre timorosi del confronto diretto.</div>
<div id="_mcePaste">Obama ha palesemente perso il primo dibattito televisivo con Romney. E nel primo comizio successivo a tale dibattito ha cercato di rimediare con argute risposte rivolte al suo avversario. Peccato che era solo un comizio, che l&#8217;avversario non era più presente e che era oggettivamente un po&#8217; troppo tardi. Vittorio Zucconi ha definito questa situazione come il classico caso di <em>esprit d&#8217;escalier</em>. Questa espressione francese identifica quella particolare situazione nella quale una frase che si sarebbe voluta usare come replica immediata e vincente a una provocazione o affermazione <strong>arriva in ritardo</strong>, quando ormai si è già andati via, si è &#8220;sulla scala&#8221; ed è troppo tardi per usarla.</div>
<div id="_mcePaste">A me capita spesso di avere risposte brillanti che mi arrivano alla mente solo quando la persona interessata non è più presente. I casi più eclatanti li ho avuti nei rapporti con l&#8217;altro sesso. Ma preferirei non parlarne.</div>
<div id="_mcePaste">La questione è: perché dovrebbe interessarmi che un politico risponda subito alle provocazioni di un suo avversario? Non sono altre le doti che dovrei cercare in un politico? Probabilmente sì, però ad un uomo destinato a gestire la cosa pubblica io chiedo anche due cose. La prima è che sia in grado di dare<strong> risposte veloci ai problemi</strong> che gli si presentano. Non sempre può permettersi di temporeggiare. Chiunque si sia trovato nella situazione di dover gestire persone sa quanto è importante in alcuni casi riuscire a dare risposte immediate. La seconda è che quello che dice e quello che fa sia soprattutto<strong> farina del suo sacco</strong>. Se io ti do risposte brillanti ad un giorno di distanza, è molto probabile che quelle risposte siano state scritte e pensate da altri.</div>
<div id="_mcePaste">La comunicazione in politica è tutto. Non concordo quindi con quanto ha detto Bersani ieri sera da Fazio: ci vuole <strong>più realtà e meno comunicazione.</strong> Si tratta di uno slogan che non vuol dire nulla. Ma qui si entra in un tema molto più complesso. Anche perché sto ricominciando a pensare al mio rapporto con l&#8217;altro sesso: con le donne ho un problema di realtà o di comunicazione? Meglio fermarsi qui. Vi lascio con una mitica risposta di Billy Wilder al giornalista che voleva intervistarlo. Efficace, geniale e divertente.</div>
<div id="_mcePaste"><em> &#8220;Sig. Wilder, sono Derek Malcolm del Guardian. Sono qui per l&#8217;intervista!&#8221;</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>Dal bagno: &#8220;Entri! Entri! Non si preoccupi, riesco benissimo a tenere a bada due stronzi contemporaneamente…&#8221; </em></div>
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<div style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></div>
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<div style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/b2180283831.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4081" title="b218028383" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/b2180283831.jpeg" alt="" width="475" height="463" /></a><br />
</strong></div>
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<div style="text-align: right;"><strong><br />
</strong></div>
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		<title>Perché l&#8217;iPhone costa così tanto?</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Oct 2012 17:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia, uno dei Paesi più in crisi, si ritrova a dover pagare l&#8217;iPhone più di tutti gli altri Paesi europei.
In alcuni casi arriviamo a pagare persino il 10% in più.
Secondo alcune persone, generalmente quelle non in possesso di uno smartphone, questo avverrebbe perché siamo più stupidi degli altri. Una conclusione un po&#8217; banale. Ci sono almeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>L&#8217;Italia, uno dei Paesi più in crisi, si ritrova a dover pagare l&#8217;iPhone più di tutti gli altri Paesi europei.<br />
In alcuni casi arriviamo a pagare persino<strong> il 10% in più</strong>.<br />
Secondo alcune persone, generalmente quelle non in possesso di uno smartphone, questo avverrebbe perché siamo più stupidi degli altri. Una conclusione un po&#8217; banale. Ci sono almeno tre motivazioni che giustificherebbero questo prezzo.<br />
La prima è che <strong>l&#8217;Iva</strong> da noi è abbastanza alta. Siamo al 21%, contro, ad esempio, il 20 dell&#8217;Inghilterra o il 19% della Germania.<br />
E&#8217; vero che la differenza è minima, ma questa può comunque incidere sul prezzo finale.<br />
La seconda motivazione è <strong>l&#8217;equo compenso SIAE</strong>, che è un obolo imposto ai produttori e agli importatori di prodotti elettronici che sono in qualche modo finalizzati alla riproduzione o alla registrazione di contenuti digitali. Gli iPhone sono soggetti a questo compenso perché possono essere utilizzati, ad esempio, per tenere o duplicare la propria musica. Si tratta di una specie di multa che viene data a prescindere, perché si presume che mediamente una persona duplichi sul proprio supporto del materiale coperto da diritto d&#8217;autore. Su un iPhone 5 da 64gb l&#8217;equo compenso graverebbe per un importo superiore ai nove euro. Anche in questo caso non si tratta di una cifra che può motivare un prezzo dell&#8217;iPhone così alto, anche perché l&#8217;Italia non è l&#8217;unico Paese ad imporre questa tassa. In Germania, ad esempio, tasse simili hanno importi più alti.<br />
La terza motivazione è quella più forte e fa capo ad un ragionamento di marketing. Il prezzo alto serve per rendere più appetibili i piani tariffari dei gestori. Se il prezzo del telefono è molto alto e il gestore di telefonia te lo &#8220;offre&#8221;, ti sembrerà di fare un affare. Questa non è nient&#8217;altro che <strong>una leva di marketing</strong> utile a persuadere le persone a sottoscrivere un abbonamento. E&#8217; vero che all&#8217;estero il prezzo è più basso, ma siamo sicuri che l&#8217;abbonamento finale che viene proposto all&#8217;utente sia nel complesso più economico?</p>
<p>Uno potrebbe dire: ok, non siamo più stupidi degli altri per quanto riguarda il costo, ma l&#8217;Italia rimane pur sempre un Paese in crisi. Non è follia spendere tutti quei soldi per un telefono?<br />
Sottoscrivere un abbonamento ha un costo finale variabile tra i mille e i due mila euro, se consideriamo quello che si arriva a spendere nell&#8217;arco dei 30 mesi per i quali siamo vincolati con un operatore. Non sono sicuramente pochi soldi, ma bisognerebbe pensare anche che lo smartphone <strong>sta sostituendo molti altri apparecchi che prima erano nel paniere delle famiglie</strong>. Un iPhone può sostituire il telefono di casa, in alcuni casi il pc per andare su internet, il walkman per ascoltare musica, la macchina fotografica, la videocamera, il navigatore, la console per videogiochi e persino l&#8217;acquisto giornaliero del quotidiano.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=2024&amp;articolo=ngfc-iphone5-fotocamere-apple-tariffe-telefonia">puntata di 2024 del 29 settembre scorso in podcast sul sito di Radio24</a></p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/images5.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4074" title="images" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/images5.jpg" alt="" width="274" height="184" /></a><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Film in Streaming</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Sep 2012 00:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si trovano online decine di siti che offrono la visione di film completi e gratuiti in streaming. Era mia intenzione testare quelli migliori, quelli che non ti inondassero di pop-up, che non richiedessero chissà quali software da installare e quelli che non ti obbligassero a partecipare a strane offerte commerciali prima di vedere il loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Si trovano online decine di siti che offrono la visione di film completi e gratuiti in streaming. Era mia intenzione testare quelli migliori, quelli che non ti inondassero di pop-up, che non richiedessero chissà quali software da installare e quelli che non ti obbligassero a partecipare a strane offerte commerciali prima di vedere il loro film. Devo dire che mi hanno tutti fatto venire voglia di affidarmi solo a Rai Movie.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ho capito che i film in streaming non fanno per me. Molto meglio il “mulo”, che almeno mi permette di scegliere. Ovviamente sto parlando di materiale non coperto da diritto d&#8217;autore.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per dare un senso a questo post un breve elenco ve lo propongo comunque. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://latoweb24.info/">Latoweb24.info</a></span></p>
<p><a href="http://www.filmakers.org/"><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;">Filmakers.org</span></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://filmtoyou.com/">Filmtoyou.com</a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.megastreaming.biz/">Megastreaming.biz</a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://cineblog01.org/">Cineblog01.org</a></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://popcorntv.it/">Popcorntv.it</a>. Si tratta di un videoportale. Che tradotto significa: i film che puoi vedere sono tutti legali. Il problema è che sono brutti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Potete bypassare questi siti e rivolgervi direttamente ai servizi di file hosting, cioè quei  servizi che offrono spazio per conservare e condividere i propri file. Tanto per intenderci, Dropbox è uno di questi. Ma lo era anche il famoso Megaupload, chiuso il gennaio scorso. Tra i servizi di file hosting che vanno per la maggiore segnalo <a href="http://www.putlocker.com/">Putlocker</a> e <a href="http://videopremium.net/">Videopremium</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;ultima carta rimane <a href="http://www.youtube.com/results?search_query=film+completo&amp;oq=film+completo&amp;gs_l=youtube.3..0l10.31017.32527.0.33539.9.9.0.0.0.0.125.1078.0j9.9.0...0.0...1ac.1.hHfG8pCPqNs">Youtube.com</a>. L&#8217;elenco di film completi che trovate sul sito americano è più grande di quanto possiate immaginare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nove link sono riuscito a proporveli. Vi ricordo che vedere e scaricare materiale coperto da diritto d&#8217;autore è un reato! Riguardo al tema su cosa è legale e cosa non legale ho trovato <a href="http://genova.erasuperba.it/interviste/scaricare-internet-musica-video-reato-legge-informazioni-avvocato-elena-bassoli  ">questo interessante articolo</a>. E&#8217; del febbraio scorso. Ma vale la pena dargli un&#8217;occhiata.</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: small;">gaberr</span></strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;"><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif; font-size: small;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Che-bellla-giornata-zalone.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4068" title="Che-bellla-giornata-zalone" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Che-bellla-giornata-zalone.jpg" alt="" width="683" height="385" /></a><br />
</span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Social Media Week Torino</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=4047</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2012 14:08:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social Media & Viral Video]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">http://blog.abcinteractive.it/?p=4047</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; iniziato oggi il Social Media Week. Si svolge qui a Torino, una città molto social media. In contemporanea si svolge anche in altre tredici città in tutto il mondo.
Ma sono uscite idee valide nelle precedenti edizioni? Ho trovato a dire il vero diverse recensioni negative riguardo alle precedenti edizioni. Si parla di interventi banali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><div id="_mcePaste">E&#8217; iniziato oggi il Social Media Week. Si svolge qui a <strong>Torino, una città molto social media.</strong> In contemporanea si svolge anche in altre tredici città in tutto il mondo.</div>
<div id="_mcePaste">Ma sono uscite idee valide nelle precedenti edizioni? Ho trovato a dire il vero <strong>diverse recensioni negative</strong> riguardo alle precedenti edizioni. Si parla di interventi banali e temi già ampiamente discussi su media e blog. Ma molti spunti interessanti ci sono stati. Viene citato ad esempio un ricco incontro avvenuto nel SMW di Roma dell&#8217;anno scorso riguardante le mamme 2.0. Il fatto però che anche in questa edizione si riprenda lo stesso tema è forse indice che alla manifestazione manchi qualcosa. Ma sono convinto di sbagliarmi e sono ancora più convinto che a Torino, con lo stile sommesso e riflessivo tipico della città, usciranno molti validi spunti.</div>
<div id="_mcePaste">Vediamo, in ordine sparso, qualche idea interessante di questa o delle precedenti edizioni:</div>
<div id="_mcePaste">- sono le persone, soprattutto quelle di front-end a fare il vostro brand, non quello che dite di voi con la pubblicità, e queste persone sono clienti e dipendenti assieme; ancora, <a href="http://www.minimarketing.it/2011/02/con-gli-amici-alla-smwrme-a-parlare-di-social-media-aziende-e-agenzie.html">queste<strong> persone di confine</strong> sono sempre più potenti</a> grazie agli strumenti di diffusione dei maledetti social network che state cercando di tenere lontano da quella che considerate la vostra immacolata reputazione</div>
<div id="_mcePaste">- il <strong>Corporate Blog</strong> non ha avuto il successo che si sperava, <a href="http://www.insocialmedia.it/category/social-media-week">mentre Facebook ha saputo guadagnarsi il suo spazio</a> anche perchè viene percepito dalle aziende come uno strumento di comunicazione più semplice e rapido da gestire. Il motivo è che le aziende non sono ancora abituate a creare contenuti di un certo valore. Per le aziende Facebook è più appetibile per i suoi grandi numeri (18 milioni di utenti in Italia) anche se si parla già di saturazione di questo social network</div>
<div id="_mcePaste">-<a href="http://www.insocialmedia.it/category/social-media-week"> i Social Media non investono ancora tutta l’azienda</a>, una volta fatto il passo di essere presente, <strong>solo in pochi se ne occupano</strong> (marketing/comunicazione), gli altri ne restano quasi esclusi e non sono neanche informati dei cambiamenti avvenuti internamente.</div>
<div id="_mcePaste">Per le aziende B2B l’uso e i benefici dei Social Media sono ancora da comprovare anche se è utile citare Linkedin come primo Social Network che ha dato dei vantaggi di visibilità e di brand awareness per il B2B</div>
<div id="_mcePaste">- un tema più volte trattato è quello dell&#8217;OpenGov, cioè della totale<strong> trasparenza della Pubblica Amministrazione.</strong> Ma le resistenze sono molte. C&#8217;è ad esempio un  problema (di ignoranza o eccesso di paura?) che vede contrapporsi all’applicazione dell’opengov la tutela della privacy e il diritto d’autore. <a href="http://www.mobloggo.it/wordpress/2011/02/18/open-government-alla-social-media-week-la-cultura-prima-di-tutto/">Entrambe questioni risolvibili, anzi già risolte </a>visto che da un lato non si tratta di rendere accessibili dati personali e che, dall’altro, questi dati sono pubblici. Sono nostri</div>
<div id="_mcePaste">- mentre in Italia si continua a litigare su Auditel si / Auditel no /Auditel come, a livello globale si cerca di affrontare il problema vero, e cioè che il rating (il numero di spettatori di un programma) <a href="http://affabulando.wordpress.com/2011/09/20/narrazioni-convergenti-socialita-e-serialita-nelle-nuove-tv/">non è più sufficiente ad analizzare il gradimento di uno show.</a> I network dovranno sempre di più tenere in considerazione anche <strong>l’engagement</strong>, cioè il coinvolgimento del pubblico in quella narrazione, analizzabile in rete attraverso vari fattori tra i quali: numero di ricerche su Google su parole collegate (nome show, personaggi, produttori,…), numero di tweet, commenti sui vari social network, download torrent/eMule, articoli nella blogosfera, video pubblicati (spezzoni dell’originale o prodotti appositamente), ecc…</div>
<div id="_mcePaste">- a Roma, alla “Social Media Week” 2011 sono stati dati consigli per essere un buon surfer nei social network e <strong>trovare lavoro</strong> tramite gli stessi. Da alcuni media è stato riassunto un vero e proprio <a href="http://news.talentmanager.com/tag/mondo-del-lavoro/">decalogo del buon utilizzatore dei social network:</a></div>
<div id="_mcePaste">1) Sii presente ; 2) Sii te stesso, non fingere ; 3) Gestisci il tuo network di contatti (possibilmente evitando di fare una raccolta di figurine) ; 4) Stai sempre attento al buon gusto; 5) Cura il tuo profilo ed il tuo curriculum ; 6) Cerca di farti invitare nei network che contano; 7) Sii proattivo;  Partecipa attivamente e sensatamente ai gruppi di discussione; 9) Rimani visibile, anche quando hai trovato lavoro; 10) Ogni tanto, cerca il tuo nome e cognome su Google e leggi il tuo profilo (anche con occhio critico)</div>
<div id="_mcePaste">- il tema delle mamme 2.0 mi porta a consigliarvi un bel sito, <strong><a href="http://www.machedavvero.it/">machedavvero.it</a></strong>, la cui curatrice sarà presente anche a Torino</div>
<div id="_mcePaste">- anche l&#8217;amico (di Facebook) <strong><a href="http://www.soloparolesparse.com/about/">Gabriele Farina</a></strong> sarà a Torino. Parlerà del ruolo dei social media nell&#8217;informazione locale.</div>
<div></div>
<div>Per chi fosse interessato c&#8217;è la possibilità di seguire la manifestazione anche <strong>in streaming</strong>. Mentre sto scrivendo, è attivo lo <a href="http://socialmediaweek.org/torino/">streaming in diretta dal Jazz Club di Torino</a>, dove si sta parlando di SocialMom, cioè come la rete migliora la vita delle mamme.</div>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/548604_485836858106825_879120555_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4048" title="548604_485836858106825_879120555_n" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/548604_485836858106825_879120555_n.jpg" alt="" width="403" height="403" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>iPhone 5 Vs Samsung S3. Battaglia all’ultima pubblicità.</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Sep 2012 09:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Spitaleri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Hi Tech]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sul web imperversa la battaglia più famosa (e forse redditizia) mai effettuata. Più famosa dello scontro tra Mike Tyson e Holyfield, più agguerrita della rivalità tra Valentino Rossi e Max Biaggi, più fantasiosa di quella tra Batman e Joker. Si stiamo parlando della battaglia tra Apple e Samsung.
Ormai da mesi imperversa una battaglia all’ultimo colpo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/samiphone.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4041" title="samsung contro iphone" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/samiphone.jpg" alt="" width="720" height="474" /></a></p>
<p>Sul web imperversa la battaglia più famosa (e forse redditizia) mai effettuata. Più famosa dello scontro tra Mike Tyson e Holyfield, più agguerrita della rivalità tra Valentino Rossi e Max Biaggi, più fantasiosa di quella tra Batman e Joker. Si stiamo parlando della battaglia tra Apple e Samsung.</p>
<p>Ormai da mesi imperversa una battaglia all’ultimo colpo e all’ultima causa che come una bufera riempie il web di news più o meno reali che divide gli utenti come solo la religione può fare.  Chi dice che è meglio l’iPhone e che Samsung è una baracca e chi viceversa. Di solito si dice che la verità sta nel mezzo, ma non è questo il caso. La realtà è che come due abitanti di un isola mettessero a confronto una Ferrari con una Lamborghini. Quanto forte potrete andare in quel poco spazio a vostra disposizione? Le minime differenze tra i due dispositivi sono impercettibili. Avere un quadcore più potente di un altro quanto può essere utile nell’utilizzo di angry birds  o nella navigazione sul web. Qualche centesimo di secondo in meno di attesa fa davvero la differenza? Potete notare voi la differenza tra un televisore HD con un televisore FullHd? La risposta è no. Non è fondamentale. Come non è fondamentale qualche megapixel in più nelle foto e in tante altre cose. Il fatto è semplice e triste. Entrambi i dispositivi nelle vostre mani sono sprecati (non vogliatene a male). Ma questo i funboy di una o l’altra casa non sembra proprio volerlo capire e continua a confrontare un parametro del proprio dispositivo preferito con quello più odiato.</p>
<p>E allora perché questa battaglia tra i due colossi? La risposta è solo una: business. I due marchi si stanno dividendo il mercato cercando di far capire che la scelta migliore ricade unicamente su uno dei due dispositivi, escludendo dalla corsa tutti gli altri competitor che sono più o meno allo stesso livello. HTC OneX o Nokia Lumia 800 sono solo due delle vittime di questo confronto all’ultima causa. Un confronto che trasportato su qualsiasi altra situazione ricadrebbe sul grottesco e il ridicolo. Come due uomini che facciano la gara a chi la fa più lunga o come due donne che si squadrano per vedere chi ha le scarpe più belle. La bellezza si sa è soggettiva e la miglior funzionalità inutile se fine a se stesso.</p>
<p>E noi dove stiamo in tutto questo? Noi siamo le vittime. Si perché corrotti dalla pubblicità e dai trend del momento ci convinciamo che la miglior scelta per noi sia quella di scegliere o uno o l’altro dispositivo escludendo dalla nostra wishlist tutti gli altri. Quando avrete soddisfatto i vostri desideri però fermatevi un attimo a pensare: Quanto forte potrete andare con la vostra ferrari su una strada che ha il limite dei 50?</p>
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		<title>Cinefilo o cinofilo? L&#8217;importanza di avere un cane.</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Sep 2012 23:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi avrei voluto parlare della possibilità di vedere film in streaming su internet.
So che il tema interessa molto i frequentatori del nostro blog.
Poi mi è capitato di leggere un articolo inerente il mondo dei cani. E dal cinefilo al cinofilo il passo è breve.
E&#8217; un bell&#8217;articolo tratto da &#8220;L&#8217;Eco di Bergamo&#8221; online e può essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Oggi avrei voluto parlare della possibilità di vedere film in streaming su internet.<br />
So che il tema interessa molto i frequentatori del nostro blog.<br />
Poi mi è capitato di leggere un articolo inerente il mondo dei cani. E dal cinefilo al cinofilo il passo è breve.<br />
E&#8217; un bell&#8217;<a href="http://www.ecodibergamo.it/stories/Amici%20con%20la%20coda/313882_cane/">articolo tratto da &#8220;L&#8217;Eco di Bergamo&#8221; online</a> e può essere utile per tutti coloro che hanno difficoltà a richiamare il proprio cane.<br />
Non ho nulla da aggiungere a quanto scritto da Paolo Bosatra, ma non voglio limitarmi a fare un copia e incolla delle sue parole.<br />
Adatterò quindi ciò che leggiamo sul quotidiano di Bergamo ad un altro problema: come richiamare un partner, potenziale o attuale.<br />
Nell&#8217;articolo si argomenta che per richiamare il proprio cane NON bisogna fare le seguenti cose:<br />
<strong>1. arrabbiarsi e sbraitare.</strong> <em>Il cane non torna volentieri se chi lo sta chiamando urla come un forsennato.</em> Allo stesso modo se continuiamo a sbraitare con una donna o con un uomo, prima o poi la perdiamo (o lo perdiamo).<br />
<strong>2. inseguirlo e corrergli dietro.</strong> Il cane solitamente adora farsi inseguire. Così la donna, che arriva a considerare un piacevole gioco il farsi inseguire e desiderare. Il problema è che noi non la stiamo inseguendo per giocare. Stessa cosa, sia chiaro, vale anche per l&#8217;uomo. <em>La cosa da fare è quella di andarsene in direzione completamente opposta rispetto al nostro amico a quattro zampe. Non dobbiamo avere tentennamenti, non dobbiamo fermarci a chiamarlo in continuazione, andiamo via e basta.</em> Per noi esseri umani la regola secondo cui in amor vince chi fugge non è poi molto diversa.<br />
<strong>3. fare il palo, cioè stare sempre fermi nello stesso punto.</strong> Se il cane capisce che siamo sempre immobili, il suo interesse nei nostri confronti va a scemare. <em>La cosa da fare in questo caso è quella di muoversi in continuazione, meglio se in maniera poco prevedibile e comunque continuando a seguirlo con la coda dell&#8217;occhio. Ad un certo punto noterete che, anche se intento a fiutare l&#8217;odore più pregiato del campo, ogni tanto guarderà verso di noi per sincerarsi di ciò che stiamo facendo. E&#8217; il momento magico per richiamarlo, e attenzione, essendo un momento magico non dura che una frazione di secondo. </em>Anche noi a volte dobbiamo sfruttare quella frazione di secondo per conquistare una donna o uomo che sia, e comunque, anche quando conquistata, dobbiamo prodigarci di offrire un po&#8217; di imprevedibilità al rapporto e di stare attenti a non essere monotoni, a restare fermi nello stesso punto.<br />
In conclusione, chi si ritrova a gestire un rapporto quotidiano con un cane riesce a gestire meglio il rapporto con persone dell&#8217;altro sesso. E quindi <strong>se avete problemi matrimoniali o se siete sfigati con le donne,</strong> compratevi un cane.</p>
<p>Forse sarebbe stato meglio se oggi avessi fatto il cinefilo &#8230;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/c_3790a03a43.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4034" title="c_3790a03a43" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/c_3790a03a43.jpg" alt="" width="510" height="339" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Villaggio olimpico</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2012 09:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guai a chiamarli disabili o eroi. Sono atleti a tutti gli effetti e così vanno definiti. Pare che le raccomandazioni date ai media su come utilizzare le parole per raccontare gli atleti e le gare delle Paralimpiadi siano state chiare.
Ma io li vedo così. Disabili ed eroi. Anni fa mi è capitato di seguire dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><div id="_mcePaste">Guai a chiamarli disabili o eroi. Sono atleti a tutti gli effetti e così vanno definiti. Pare che le raccomandazioni date ai media su come utilizzare le parole per raccontare gli atleti e le gare delle Paralimpiadi siano state chiare.</div>
<div id="_mcePaste">Ma io li vedo così. Disabili ed eroi. Anni fa mi è capitato di seguire dal vivo una gara di nuoto, in cui uno dei partecipanti era senza gambe. Sono rimasto folgorato. E&#8217; stata per me un&#8217;esperienza molto educativa.</div>
<div id="_mcePaste">Certo è che non deve essere bello entrare in vasca sapendo che sugli spalti ti considerano solo un&#8217;esperienza educativa. Non dev&#8217;essere bello sapere che a chi sta sugli spalti interessa poco se arrivi primo o secondo. Ciò che conta per gli spettatori è solo che tu sia lì, a testimoniare la tua forza di volontà.</div>
<div id="_mcePaste">Gli atleti paralimpici saranno considerati alla stregua degli atleti olimpici quando saranno mandati a quel paese per una gara non vinta, come abbiamo fatto con la Pellegrini.</div>
<div id="_mcePaste">E credo ci sia persino un dato numerico che potrebbe essere utilizzato come l&#8217;indice che rappresenta quanto consideriamo i paralimpici degli atleti come gli altri. E&#8217; il volume di scommesse sui loro eventi sportivi. Se in Italia si scommettono dieci milioni di euro sulle Olimpiadi e un milione sulle Paralimpiadi, l&#8217;indice è di uno a dieci. Se perdo dei soldi perchè un atleta paralimpico arriva secondo e non primo, state sicuri che lo manderò a quel paese. Ma a quel punto per me sarà un atleta a tutti gli effetti.</div>
<div id="_mcePaste">Penso che sia più efficace incentivare le scommesse sportive piuttosto che imporre un codice di comunicazione ai media. Nel secondo caso è infatti più facile che si stimolino le reazioni di coloro che non amano il politically correct,<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-31/paolo-villaggio-radio-paralimpiadi-174058.shtml?uuid=AbxbBUWG"> come è avvenuto con Paolo Villaggio.</a></div>
<div></div>
<div style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></div>
<div style="text-align: right;"></div>
<div style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Paolo-Villaggio-venerdi-7-settembre.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4029" title="Paolo Villaggio - venerdi 7 settembre" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Paolo-Villaggio-venerdi-7-settembre.jpg" alt="" width="544" height="455" /></a><br />
</strong></div>
<div style="text-align: right;"></div>
<div style="text-align: right;"><strong><br />
</strong></div>
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		<title>C&#8217;è il Festival della Filosofia? No! Non mi ci far pensare!</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Sep 2012 22:45:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La società occidentale è moribonda. Calo delle nascite, omologazione culturale e voglia zero di difendere le nostre tradizioni stanno portando alla scomparsa della popolazione di pelle bianca. Quella che un tempo si chiamava &#8220;integrazione&#8221; ora viene chiamata &#8220;morte di una civiltà&#8221;. Da Oriana Fallaci a Ida Magli. Ogni tanto capita di sentirci dire che siamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>La società occidentale è moribonda. Calo delle nascite, omologazione culturale e voglia zero di difendere le nostre tradizioni stanno portando alla <strong>scomparsa della popolazione di pelle bianca</strong>. Quella che un tempo si chiamava &#8220;integrazione&#8221; ora viene chiamata &#8220;morte di una civiltà&#8221;. Da Oriana Fallaci a Ida Magli. Ogni tanto capita di sentirci dire che siamo egoisti, pigri e sessualmente passivi. Come inquadrare in questo contesto l&#8217;enorme successo di pubblico che il Festival della Filosofia emiliano ha ogni anno? Sicuramente è un segno del fatto che stiamo diventando <strong>sessualmente passivi</strong>. Se una persona trascorre ore ad ascoltare filosofi piuttosto che a fare un altro tipo di attività, è chiaro che quest&#8217;altra attività ha per lei un richiamo inferiore. Tira più un carro di filosofi &#8230; E&#8217; anche un segno del fatto che siamo <strong>più pigri</strong>, perché pensare implica fermarsi. Non è molto facile produrre dei buoni pensieri, quando si fanno mille cose. E sull&#8217;<strong>egoismo</strong> cosa si può dire? Beh, non è detto che idee, pensieri e riflessioni portino a grandi gesti di generosità. C&#8217;è anzi il rischio che qualcuno le anteponga a qualsiasi altra cosa e quindi anche agli esseri umani. In passato è accaduto spesso.<br />
Si può quindi concludere che il <a href="http://www.festivalfilosofia.it/2012/">Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo</a>, che avrà luogo da venerdì 14 a domenica 16 settembre, sia un segno inequivocabile della fine della nostra civiltà.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/FA_100592_66384_1189496346.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4023" title="FA_100592_66384_1189496346" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/FA_100592_66384_1189496346.jpg" alt="" width="800" height="600" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>IFA, smart tv, OLED, mirrorless, quad core</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=4016</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Aug 2012 13:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se siete interessati all&#8217;IFA, l&#8217;Esposizione Internazionale Tecnologica che si sta tenendo a Berlino, vi rimando al link del Sole24Ore.
Se come me non siete appassionatissimi di tecnologia, ma siete consapevoli che occorre restare aggiornati sul tema per non restare tagliati fuori, il mio consiglio è quello di aprire la pagina del Sole24Ore, ma restando nel contempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><div id="_mcePaste">Se siete interessati all&#8217;<strong>IFA</strong>, l&#8217;Esposizione Internazionale Tecnologica che si sta tenendo a Berlino, vi rimando al<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-08-29/2012-hitech-sfila-berlino-094541.shtml?uuid=Aba9YCVG"> link del Sole24Ore.</a></div>
<div id="_mcePaste">Se come me non siete appassionatissimi di tecnologia, ma siete consapevoli che occorre restare aggiornati sul tema per non<strong> restare tagliati fuori</strong>, il mio consiglio è quello di aprire la pagina del Sole24Ore, ma restando nel contempo anche sul nostro blog.</div>
<div id="_mcePaste">Nell&#8217;articolo si parla di <strong>smart TV</strong>. L&#8217;appellativo &#8220;smart&#8221; (traducibile dall&#8217;inglese come &#8220;intelligente&#8221;) lo conosciamo per gli smartphone. Gli smartphone sono telefoni intelligenti, perché oltre alla funzione di telefono integrano avanzate caratteristiche multimediali oltre a funzioni e servizi legati ad internet. Così vale per le smart TV, che offrono la possibilità di usufruire di servizi online tipicamente destinati ai PC. Tra questi i servizi in streaming sono forse i più interessanti.</div>
<div id="_mcePaste">Le <strong>tecnologie OLED</strong> riguardano i nuovi top di gamma del settore TV. Rispetto a schermi LCD, LED e plasma i vantaggi sono notevoli: colori più brillanti, un contrasto elevatissimo, un angolo di visuale illimitato, consumi ultra bassi, tempi di risposta rapidissimi e uno spessore di pochi mm. Si tratta però di televisori ancora molto cari, nell&#8217;ordine di qualche migliaio di euro, e soprattutto gli schermi hanno una vita molto più breve rispetto agli altri.</div>
<div id="_mcePaste">Il nome &#8220;<strong>Ultrabook</strong>&#8220;, un marchio registrato Intel, indica semplicemente una categoria di portatili superleggeri.</div>
<div id="_mcePaste">Nell&#8217;articolo si parla anche di fotocamere &#8220;<strong>mirrorless</strong>&#8220;. Non sono esperto fotografo, ma da quello che ho capito l&#8217;evoluzione non consiste nel fatto che queste fanno fotografie migliori rispetto alle reflex. L&#8217;evoluzione consiste nel far sì che tali macchine realizzino comunque foto di elevata qualità, ma senza il peso dello specchio (mirror less= senza specchio). I produttori hanno capito che non tutti sono disposti a portarsi dietro un chilo di attrezzatura per fare una foto decente. Le mirrorless sono una via di mezzo tra i pregi di una reflex e quelli di una compatta.</div>
<div id="_mcePaste">Mi avventuro anche a spiegare cosa sono i <strong>processori quad core</strong>. Con i processori Pentium (tanti tanti anni fa) si è arrivati ad un livello tecnologico di sviluppo hardware tale che, una volta raggiunte le dimensioni minime possibili, sarebbe diventato difficile e oneroso aumentare la potenza di elaborazione, anche per il grande problema di come raffreddare i circuiti. La soluzione che è sembrata più ovvia ai progettisti di microprocessori è stata quella di puntare tutto sul parallelismo, cioè sull&#8217;esecuzione simultanea del codice su più microprocessori (o più core) dello stesso processore allo scopo di aumentare le prestazioni del sistema. All&#8217;inizio abbiamo avuto i dual core e ora siamo ai multi core.</div>
<div id="_mcePaste">A me scrivere questo articolo ha aiutato a capire qualcosa di più sulle più recenti innovazioni tecnologiche. Spero sia servito anche a voi.</div>
<div id="_mcePaste">Link utilizzati:</div>
<div id="_mcePaste">wikipedia.it</div>
<div id="_mcePaste">schermioled.it</div>
<div id="_mcePaste">lucidistorte.it</div>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/tecnologia-ifa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4018" title="tecnologia ifa" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/tecnologia-ifa.jpg" alt="" width="599" height="337" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Formazione a distanza</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Aug 2012 15:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mia mamma mi racconta di quando insegnava con la formazione a distanza. Erano gli anni Sessanta. Lei era maestra di una classe elementare di un piccolo e isolato paesino di montagna. Una scuola come tante, con la particolarità che l&#8217;insegnamento vero e proprio avveniva attraverso la televisione, attraverso programmi preconfezionati che i bambini dovevano seguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Mia mamma mi racconta di quando insegnava con la formazione a distanza. Erano gli anni Sessanta. Lei era maestra di una classe elementare di un piccolo e isolato paesino di montagna. Una scuola come tante, con la particolarità che l&#8217;insegnamento vero e proprio avveniva <strong>attraverso la televisione</strong>, attraverso programmi preconfezionati che i bambini dovevano seguire e che hanno permesso loro di diventare sì muratore e operaio,ma anche dottore, maestro o prete. Oggi l&#8217;acronimo FAD, Formazione a Distanza, è usatissimo, perché le potenzialità che offre Internet in tal senso sono infinitamente di più rispetto a 50 anni fa. Non è questa la sede per ricordare l&#8217;importanza della FAD nella società odierna e neppure la sede per pubblicizzare la <strong>piattaforma FAD</strong> realizzata dalla ABC Interactive e attualmente sfruttata per la diffusione di corsi aziendali online. Vorrei solo linkare il blog ad un articolo che appare oggi sul sito della BBC: <a href="http://www.bbc.com/future/story/20120823-what-africa-can-learn-from-phones/1">&#8220;The future of education in Africa is mobile&#8221;</a>. Non c&#8217;è scritto niente di particolarmente nuovo e sconvolgente nell&#8217;articolo. Semplicemente si riflette su alcuni numeri. Nell&#8217;<strong>Africa sub-sahariana</strong> ci sarebbero 10 milioni di bambini ogni anno che non finiscono la scuola elementare. Gli insegnanti lì sono sicuramente sottodimensionati e poco motivati. Nel contempo abbiamo 620 milioni di Africani connessi online via mobile. Per la prima volta, scrive Steve Vosloo, l&#8217;Africa è realmente connessa. E le iniziative per diffondere materiale didattico online si stanno moltiplicando. La conseguenza è che nelle case africane ci sono sempre più libri. L&#8217;articolo di Vosloo mi sembra a dire il vero <strong>eccessivamente ottimistico</strong>. Sappiamo benissimo che non basta avere una biblioteca in paese per avere tutta la popolazione acculturata. Occorre anche l&#8217;interesse politico ed economico a far sì che i popoli non vivano nell&#8217;ignoranza. E non mi riferisco solo all&#8217;interesse dei Governi africani, ma anche a quello del mondo occidentale. Ma questo è un altro discorso.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/africa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4012" title="africa" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/africa.jpg" alt="" width="246" height="205" /></a></p>
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		<title>Bolle di sapone &#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Aug 2012 17:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Voglio ritornare su due post recenti.

Il primo è quello dell&#8217;otto agosto, quando su questo blog abbiamo recensito il romanzo &#8220;Sul mio corpo&#8221; di Sonia Rottichieri.
La recensione è piaciuta così tanto all&#8217;autrice, che è stata pubblicata sul blog della Aliberti Editore, quasi come fosse la presentazione ufficiale del libro :)

Il secondo è quello del sei luglio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><div id="_mcePaste">Voglio ritornare su due post recenti.</div>
<div id="_mcePaste"></div>
<div>Il primo è quello dell&#8217;<strong>otto agosto</strong>, quando su questo blog abbiamo recensito il romanzo &#8220;Sul mio corpo&#8221; di Sonia Rottichieri.</div>
<div id="_mcePaste">La recensione è piaciuta così tanto all&#8217;autrice, che è stata pubblicata sul <a href="http://blog.alibertieditore.it/2012/08/22/ma-in-un-romanzo-erotico-ci-sono-i-doppi-sensi/">blog della Aliberti Editore</a>, quasi come fosse la presentazione ufficiale del libro :)</div>
<div id="_mcePaste"></div>
<div>Il secondo è quello del <strong>sei luglio</strong>, quando abbiamo scandagliato il web per vedere chi stava riuscendo a spiegare meglio di altri in cosa consistesse il bosone di Higgs. Ci è piaciuto molto il <a href="http://www.gravita-zero.org/2012/07/spiega-higgs-in-140-caratteri-e-vinci.html">concorso indetto dal blog Gravità Zero</a>: “Vi chiediamo di spiegare a un bambino di 9-12 anni, che non sappia nulla sull’argomento, nella maniera più chiara possibile cosa è e a “cosa serve” il Bosone di Higgs. Ma per complicare un poco il gioco, dovrete farlo in appena 140 caratteri (lo spazio disponibile su twitter)”.</div>
<div id="_mcePaste">Ecco cosa ha scritto il vincitore del concorso: &#8220;Il campo di Higgs è come acqua saponata e il bosone è il soffio che crea le bolle. Soffi diversi creano bolle/particelle diverse&#8221;. Se qualcuno dovesse chiedervi cosa è il bosone, non parlategli di massa o di protoni. Offritegli l&#8217;immagine delle bolle di sapone e farete un figurone.</div>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Bolla-sapone1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4006" title="Bolla-sapone1" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Bolla-sapone1.jpg" alt="" width="450" height="416" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Atalanta la fa solo annusare</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Aug 2012 00:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dinos Dimatatis, un famoso studioso di rock greco, conosce a memoria le formazioni dell&#8217;Atalanta dal 1965.
Che scoop che trovate su questo blog!
Ammetto che la notizia non sia granché, ma da tifoso neroblu la volevo riportare.
Perché questo signore è diventato tifoso dell&#8217;Atalanta?
Dimatatis sostiene di essere rimasto attratto dal nome.  Una squadra di calcio che si chiama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Dinos Dimatatis, un famoso studioso di rock greco,<a href="http://www.ecodibergamo.it/stories/Sport/308744_dal_1965_annota_tutte_le_formazioni/"> conosce a memoria le formazioni dell&#8217;Atalanta dal 1965.</a><br />
Che scoop che trovate su questo blog!<br />
Ammetto che la notizia non sia granché, ma da <strong>tifoso neroblu</strong> la volevo riportare.<br />
Perché questo signore è diventato tifoso dell&#8217;Atalanta?<br />
Dimatatis sostiene di essere rimasto attratto dal nome.  Una squadra di calcio che si chiama come la ninfa della mitologia greca effettivamente può attrarre un Greco.<br />
Perché ci ritroviamo questo nome? Chi lo ha scelto? La fondazione della società risale al 1907 ed è stata opera di alcuni studenti liceali. E&#8217; probabile che i loro studi classici abbiano influito sulla scelta. Oggi non so quanto sarebbe possibile fare una scelta del genere. Tra i grandi nomi con nomi mitologici mi viene in mente soprattutto<strong> la Nike</strong>, la dea greca della vittoria. Il logo della multinazionale, il famoso baffo, rappresenta simbolicamente l&#8217;ala della dea Nike. Ricordo anche, anni fa, il goffo tentativo di trovare un nome a quello che sarebbe diventato lo Stadio Delle Alpi di Torino. Tra i nomi proposti da una qualche azienda di marketing c&#8217;erano Zeus, Eracle e Agorà. Nomi rigorosamente bocciati. Oggi il naming, e tutto ciò che è comunicazione in genere, viene fatto con molta più attenzione e molto più coinvolgimento del pubblico. ABC Interactive ne sa qualcosa.<br />
Ma nel 1907 è stato scelto il nome Atalanta, nome di cui peraltro la maggior parte dei Bergamaschi va fiera. Anche perché vi sfido a trovare una squadra di calcio con un nome più originale di questo.<br />
E allora vediamo di capire meglio chi era questa figura mitologica.<br />
La vita di Atalanta non cominciò nel migliore dei modi.<br />
Fu<strong> abbandonata su un monte dal padre</strong>, perché questi desiderava un maschio. Artemide le inviò un&#8217;orsa, che se ne prese cura allattandola e allevandola, finché non fu trovata da un gruppo di cacciatori che la crebbero.<br />
E&#8217; immediata l&#8217;associazione con Romolo e Remo, abbandonati in fasce, allevati da una lupa e cresciuti poi da un pastore.<br />
La Dea (così viene chiamata l&#8217;Atalanta dai tifosi bergamaschi) e <strong>la Lupa</strong> (così viene chiamata la Roma calcio dai suoi tifosi) hanno quindi molto in comune. Spero che se ne ricordino i tifosi la prossima volta che vorranno azzuffarsi.<br />
La cosa che mi piace di Atalanta è che era una cacciatrice bravissima e infaticabile. Pensate che era riuscita ad uccidere con l&#8217;arco due centauri che avevano cercato di possederla. Le sue imprese erano così grandi da persuadere il padre a riconoscerla.<br />
La cosa che non mi piace è che viene descritta come <strong>provocante, ma virtuosa</strong> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Atalanta_(mitologia)">la mia fonte è Wikipedia</a>). Provocante, ma virtuosa. Oggi si direbbe: una che la fa solo annusare. E infatti Ippomene dovette utilizzare un inganno per poterla prendere in sposa.<br />
Domenica prossima inizia il campionato. Speriamo che la nostra Atalanta la faccia solo annusare agli avversari &#8230; la palla ovviamente.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Atalanta.png"><img class="alignleft size-full wp-image-3997" title="Atalanta" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Atalanta.png" alt="" width="400" height="400" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Riesco a parlare solo di vacanze &#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Aug 2012 13:24:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sorbirsi l&#8217;ennesima ondata di calore in una Torino veramente deserta ti fa pensare a tutti quei Torinesi che si stanno godendo il fresco della montagna o la piacevole aria del mare
E&#8217; lì che diventi cattivo e invidioso!
E&#8217; lì che decidi di promuovere sul blog il portale vacanzarovinata.it, un portale che si occupa di assistenza legale per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sorbirsi l&#8217;ennesima ondata di calore in una Torino veramente deserta ti fa pensare a tutti quei Torinesi che si stanno godendo il fresco della montagna o la piacevole aria del mare</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; lì che diventi cattivo e invidioso!</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; lì che decidi di promuovere sul blog il portale <a href="http://www.vacanzarovinata.it/">vacanzarovinata.it</a>, un portale che si occupa di assistenza legale per tutti quei turisti che, a causa di disagi subiti, intendono richiedere una qualche forma di rimborso per la loro vacanza.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il mio consiglio rimane sempre quello di avvalersi di portali come Tripadvisor o Zoover prima di partire.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Molto criticati in questo periodo, rimangono a mio avviso il più affidabile punto di riferimento. Più affidabile forse per gli alberghi che per i ristoranti, visto che nel secondo caso i gusti personali contano di più. E dopo aver citato un hotel di Celle Ligure nel precedente post, vi propongo cosa si legge su Tripadvisor riguardo a un hotel di Bergamo, <a href="http://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g187830-d1729158-Reviews-Petronilla_Hotel-Bergamo_Bergamo_Province_Lombardy.html">il Petronilla</a>. Conoscendo bene chi lo gestisce, so per certo che qui la qualità non si discute. E infatti lo troviamo al primo posto tra gli hotel della città con 93 valutazioni &#8220;eccellenti&#8221; su 104 totali. Saranno tutte inventate?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E poi, scusate, ma se non ci fossero questi portali, ci sarebbero comunque le recensioni di singole persone su blog o siti vari. A questo punto dovremmo mettere in discussione internet e impedire per legge che qualcuno parli di hotel o ristoranti. Facciamo così: possono parlare di strutture alberghiere o ricettive soltanto le guide autorizzate. Vi fidereste di più di una singola persona (assolutamente non corruttibile!) che scrive sulla Guida Michelin o di cinquanta persone che scrivono su un portale?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il vero problema si presenta a mio avviso non quando qualche utente è disonesto, ma quando i portali stessi operano con non totale trasparenza, <a href="http://punto-informatico.it/3301800/PI/News/francia-condanna-tripadvisor-ed-expedia.aspx">come sembra sia accaduto in Francia.</a> Pare che Tripadvisor and company abbiano segnalato che alcuni alberghi erano al completo, così da indirizzare gli utenti verso i propri partner commerciali.</span></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>gaberr</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/tripadvisor.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3984" title="tripadvisor" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/tripadvisor.jpg" alt="" width="500" height="328" /></a><br />
</strong></span></span></p>
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
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		<title>Hotel tester a Celle Ligure</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Aug 2012 23:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le recensioni dovrebbero essere oro per un albergatore o un ristoratore. Se positive, ti fanno pubblicità. Se negative, ti fanno migliorare il servizio. Invece succede che ci si accanisca contro il portale in cui le recensioni sono ospitate, come è accaduto qualche giorno fa a Celle Ligure.
Gli albergatori del paesino ligure si sono scagliati contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le recensioni dovrebbero essere oro per un albergatore o un ristoratore. Se positive, ti fanno pubblicità. Se negative, ti fanno migliorare il servizio. Invece succede che ci si accanisca contro il portale in cui le recensioni sono ospitate, come è accaduto qualche giorno fa a Celle Ligure.<br />
Gli albergatori del paesino ligure si sono scagliati contro numerose recensioni negative nei loro confronti, che a loro dire sarebbero finte. Per dimostrarlo, ricordano quello che è accaduto a diversi albergatori di Rimini, che nella scorsa primavera si sono visti proporre la vendita di forniture di ciabatte da camera con il logo dell&#8217;hotel in cambio di false recensioni positive su siti come Tripadvisor e Zoover.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217; vero che le recensioni di Tripadvisor stanno acquistando un sempre maggior valore economico ed inevitabilmente sono soggette a rischi di compravendita.<br />
Vi invito però a leggere <a href="http://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g194727-d313189-Reviews-Hotel_Riviera-Celle_Ligure_Italian_Riviera_Liguria.html">i giudizi dell&#8217;Hotel Riviera di Celle Ligure</a> e a valutare da soli se secondo voi sono finti oppure no.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">A fronte di chi si scaglia contro le recensioni, c&#8217;è invece chi è disposto a pagare pur di sapere come la pensa l&#8217;utente del suo servizio. L&#8217;iperpubblicizzato portale Trivago ti consente di diventare &#8220;ispettore di alberghi&#8221; tramite <a href="http://www.trivago.it/hoteltest/">il servizio Hotel Test</a>. Gli alberghi che aderiscono a questa iniziativa ti rimborsano buona parte del tuo pernottamento, se compili un questionario di valutazione post soggiorno. E&#8217; vero che si tratta mediamente di hotel di una certa caratura; è vero che, diversamente da Tripadvisor, le recensioni non vengono pubblicate ed è anche vero che consentire un questionario di qualità è già un modo per farsi pubblicità.<br />
Ma certamente colpisce il contrasto tra quegli albergatori liguri terrorizzati dall&#8217;idea che si sappia cosa i turisti pensano di loro e coloro che addirittura pagano pur di farsi aiutare a vedere pregi e difetti del servizio che offrono.</span></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/62784323_4-GRANDE-OCCASION-PER-CAMBIARE-LA-VITA-HOTEL-1-STELLA-AMMORTAMENTO-GARANTIZATO-A-10-ANNI-Vendita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3969" title="62784323_4-GRANDE-OCCASION-PER-CAMBIARE-LA-VITA-HOTEL-1-STELLA-AMMORTAMENTO-GARANTIZATO-A-10-ANNI-Vendita" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/62784323_4-GRANDE-OCCASION-PER-CAMBIARE-LA-VITA-HOTEL-1-STELLA-AMMORTAMENTO-GARANTIZATO-A-10-ANNI-Vendita.jpg" alt="" width="625" height="469" /></a></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">
]]></content:encoded>
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		<title>Ma in un romanzo erotico ci sono i doppi sensi?</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3962</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Aug 2012 10:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho letto il romanzo erotico di Sonia Rottichieri. Avevo promesso una recensione. Ma quanto è difficile per un uomo parlare di queste cose! La letteratura erotica è cosa per donne. Sono state soprattutto donne ad avere realizzato opere di questo tipo negli ultimi anni. Le 150 sfumature colorate sono state scritte da una donna, l&#8217;inglese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Ho letto il romanzo erotico di Sonia Rottichieri. Avevo promesso una recensione. Ma quanto è difficile per un uomo parlare di queste cose! La letteratura erotica è cosa per donne. Sono state soprattutto donne ad avere realizzato opere di questo tipo negli ultimi anni. Le 150 sfumature colorate sono state scritte da una donna, l&#8217;inglese James. E come dimenticare l&#8217;esperta di letteratura erotica che 20 anni fa è stata concorrente di un&#8217;edizione di Telemike? Ecco la prima &#8220;intelligentissima&#8221; riflessione che mi è venuta in mente: la <strong>parola erotica</strong> è per le donne quello che è l&#8217;<strong>immagine erotica</strong> per l&#8217;uomo. Entrambe sono due forme di pornografia, una adatta per il genere femminile, l&#8217;altra per quello maschile.<br />
Forse non è proprio così. La pornografia è in realtà una semplice perversione, è una meccanica coazione a ripetere, in cui si considera l&#8217;altro come un oggetto. <strong>L&#8217;erotismo mette invece in gioco più cose.</strong> C&#8217;è il desiderio, c&#8217;è la scoperta di un altro che si vuole conoscere e non si potrà mai conoscere fino in fondo. E&#8217; uno spazio di libertà, come dice Oliviero Ponte di Pino.<br />
Sì, questa è una cosa ben presente nel romanzo di Rottichieri: un forte desiderio di libertà. E&#8217; questa una parola che ricorre spesso. La protagonista <strong>si sente libera quando è imprigionata dalle catene</strong> che la legano al suo padrone, quando è trattata come una schiava. Alice è una donna sui 40 anni, molto indipendente, che sembra, per la vita che conduce, l&#8217;emblema della libertà. Ma tutto si sente fuorché una donna libera. La protagonista cerca la libertà attraverso la schiavitù. E sembra trovarla: “Finalmente questa energia poteva liberarsi e deflagrare … <strong>Era come se lui avesse trovato una piccola sorgente nella roccia</strong>, coperta e nascosta da sterpi, sassi e detriti, e li avesse spostati per fare sgorgare l&#8217;acqua, senza rendersi conto che quella piccola sorgente era un torrente impetuoso che aspettava solo qualcuno che rimuovesse gli ostacoli per riprendere il suo percorso tumultuoso e inarrestabile”.<br />
Che idea strana però! <strong>Che perversione avere come ultimo fine il dipendere da un&#8217;altra persona!</strong> Ma l&#8217;amore non è anche questo? La fede, quella intensa, non è anche questo? E chi si attacca alla bottiglia o alle slot machines non ha anche lui annullato il suo Io per dipendere da qualcos&#8217; altro? Certo non si possono mettere sullo stesso piano la fede, l&#8217;alcolismo o il sadomaso. Ma questo desiderio di ritrovare sè stessi diventando schiavi di altro o di altri dovrà pur avere un&#8217;origine comune.<br />
Perché mi sono perso in questo trattatello sulla libertà, nel tentativo di recensire un libro che in fondo parla di persone che scopano in continuazione? Perché forse la letteratura erotica è anche questo, è il cercare il doppio senso. E visto che il senso letterale di quest&#8217;opera è già quello che noi comunemente intendiamo per doppio senso, <strong>il doppio senso di un romanzo erotico non può riguardare il sesso</strong>, ma deve per forza riguardare qualcosa che con il sesso non abbia nulla a che fare.<br />
Consiglio quindi a tutti il romanzo di Rottichieri. Lo potete leggere sia nel suo senso letterale, cioè come semplice narrazione delle “porcate” di una donna di 40 anni, sia nel suo doppio senso, cioè come analisi psicologica e filosofica di una donna (e di un uomo) profondamente in cerca della libertà.<br />
Il romanzo è interessante perché presenta molti piani di lettura.<br />
Qualcuno può decidere di soffermarsi sui <strong>giochi sessuali</strong> che vengono descritti e cercare magari spunto per la propria vita personale :)<br />
Qualcun altro può semplicemente appassionarsi alla storia, storia in cui non mancano i <strong>colpi di scena</strong>.<br />
Qualcuno può preferire la <strong>sottile analisi psicologica</strong> dei protagonisti: “Lei aveva confessato, quando la loro conoscenza era solo virtuale, che non aveva mai conosciuto il piacere totalizzante, coinvolgente, travolgente, annullante di cui parlavano i romanzi; lui aveva fatto tesoro di questa informazione volgendola a suo favore e utilizzandola come strumento per sottometterla e dominarla, affinché lei gli appartenesse.”<br />
Buona lettura!</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/SUL-MIO-CORPO2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3963" title="SUL-MIO-CORPO" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/SUL-MIO-CORPO2.jpg" alt="" width="397" height="595" /></a></p>
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		<title>Che faccio? Lo dico a mia mamma?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Aug 2012 13:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sono entrato alla Feltrinelli di Torino e ho visto esposto il libro di Sonia Rottichieri, &#8220;Sul mio corpo&#8221;, edito da Aliberti.
Mi direte: chi è Sonia Rottichieri?
E&#8217; un&#8217;amica di Facebook, lavora come medico condotto, è appassionata subacquea e la sua passione per la fotografia l&#8217;ha portata a collaborare come artista con una società di gallerie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><div>Ieri sono entrato alla Feltrinelli di Torino e ho visto esposto il libro di Sonia Rottichieri, &#8220;Sul mio corpo&#8221;, edito da Aliberti.</div>
<div id="_mcePaste">Mi direte: chi è Sonia Rottichieri?</div>
<div id="_mcePaste">E&#8217; un&#8217;amica di Facebook, lavora come medico condotto, è appassionata subacquea e la sua passione per la fotografia l&#8217;ha portata a collaborare come artista con una società di gallerie d&#8217;arte contemporanea.</div>
<div id="_mcePaste">Se si considera che ha appena pubblicato il suo primo romanzo, ne esce il quadro di una personalità decisamente poliedrica.</div>
<div id="_mcePaste">Perché non dovrei parlare con mia mamma di questo libro?</div>
<div id="_mcePaste">Per il fatto che si tratta di un romanzo di letteratura erotica esplicita ed estrema?</div>
<div id="_mcePaste">Perché Rottichieri ha sostenuto che ad aver ispirato il romanzo sono state le confidenze di molte sue pazienti?</div>
<div id="_mcePaste">Direi che tutti questi motivi, uniti al fatto che mia mamma è attualmente una sua paziente, siano una valida motivazione per non parlarne con lei.</div>
<div id="_mcePaste">Scherzi a parte, ho appena cominciato a leggerlo. Mi piace molto. Lo voglio finire nel fine settimana e poi parlarne su questo blog. Una sana lettura erotica è quello che ci vuole con questo caldo : )</div>
<div style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></div>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/image195.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3953" title="image195" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/image195.jpg" alt="" width="481" height="343" /></a></p>
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		<title>Tutto molto british</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jul 2012 09:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dite a un Inglese che non è un grande amatore e non se la prenderà. Ditegli che non ha sense of humour e ne rimarrà offeso. Ci tengono così tanto che persino nella cerimonia d&#8217;apertura delle loro Olimpiadi hanno voluto sottolineare questa loro caratteristica.
Bellissima la partecipazione di Mr. Bean e indimenticabile la Regina che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><div id="_mcePaste">Dite a un Inglese che non è un grande amatore e non se la prenderà. Ditegli che non ha sense of humour e ne rimarrà offeso. Ci tengono così tanto che persino nella cerimonia d&#8217;apertura delle loro Olimpiadi hanno voluto sottolineare questa loro caratteristica.</div>
<div>Bellissima la partecipazione di Mr. Bean e indimenticabile la Regina che si è paracadutata dall&#8217;aereo. Tutto molto british.</div>
<div id="_mcePaste">Personalmente ho trovato molto british anche l&#8217;&#8221;imbucata&#8221;, la volontaria olimpica che ha sfilato con la delegazione indiana, come se nulla fosse.</div>
<div id="_mcePaste">E lasciatemi difendere anche la gaffe del Sole24Ore, che ha pubblicato un logo olimpico sbagliato su tutte le pagine in cui si parlava della manifestazione di Londra. Il logo, che circolava da tempo su internet, era quello rivisitato da un Americano e rappresenta Bart Simpson che si fa fare un &#8220;servizietto hot&#8221; dalla sorella Lisa.</div>
<div id="_mcePaste">Una gaffe molto british.</div>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/logo-olimpiadi-londra-2012-bart-lisa-simpson-239x1871.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3947" title="logo-olimpiadi-londra-2012-bart-lisa-simpson-239x187" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/logo-olimpiadi-londra-2012-bart-lisa-simpson-239x1871.jpg" alt="" width="712" height="557" /></a>gaberr</strong></p>
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		<title>Alcuni ristoranti sono pieni</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jul 2012 10:29:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel mio ultimo post ho scritto che la crisi è finita perché ho visto tanti camion circolare in autostrada. A sentire l&#8217;umore generale di questi giorni, verrebbe da dire che quei camion sono pieni di soldi dei cittadini italiani che, dopo aver svuotato i propri conti correnti, stanno portando il loro denaro in Svizzera. Qualcuno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Nel mio ultimo post ho scritto che la crisi è finita perché ho visto tanti camion circolare in autostrada. A sentire l&#8217;umore generale di questi giorni, verrebbe da dire che quei camion sono pieni di soldi dei cittadini italiani che, dopo aver svuotato i propri conti correnti, stanno portando il loro denaro in Svizzera. Qualcuno (Dagospia) si spinge a dire: &#8220;Da Palazzo Chigi arrivano le soffiate: togliete i soldi dai conti correnti, l’euro non passa agosto!&#8221; La crisi sta mordendo, su questo non c&#8217;è dubbio, e penso che ognuno di noi ne abbia esperienze dirette. Ma i toni dei media sono sempre più allarmistici di quella che è la realtà. Negli anni scorsi si parlava di terrorismo, come se tutti avessimo un vicino di casa kamikaze. Si parlava di influenza aviaria, come se tutti rischiassimo di contrarla da un momento all&#8217;altro. Occorre ottimismo. In parte aveva ragione Berlusconi. La crisi non c&#8217;è perché i ristoranti sono pieni. O meglio, il ristorante X è pieno, mentre il ristorante Y è vuoto. Quindi, invece di chiederci dove andremo a finire con questa crisi, chiediamoci quali sono i motivi per cui il ristorante X è pieno. Chi non si lamenta della crisi e si concentra sulla qualità del proprio lavoro alla lunga potrà dire &#8220;Ah sì? Siamo in crisi?&#8221;. Web Agency come ABC Interactive servono proprio a questo, a distinguersi dai concorrenti e ad eliminare dal proprio vocabolario tutte quelle parole brutte che stanno riempiendo i giornali in questi giorni. E qui concedetemi un ottimistico smile : )</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><strong><em><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/toto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3935" title="toto" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/toto.jpg" alt="" width="422" height="300" /></a><br />
</em></strong></p>
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		<title>Oggi ho visto tanti camion in autostrada. Segno che la crisi è finita!</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jul 2012 08:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quanto è difficile cogliere i segnali! E&#8217; difficilissimo cogliere quelli di una donna quando vuole dirti che è disponibile oppure no. Ma a questo tipo di errori ci ho fatto l&#8217;abitudine.
Purtroppo è diventato assai arduo anche capire se la crisi economica sia finita oppure no. Su internet si trovano opinioni di esperti e meno esperti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Quanto è difficile cogliere i segnali! E&#8217; difficilissimo cogliere quelli di una donna quando vuole dirti che è disponibile oppure no. Ma a questo tipo di errori ci ho fatto l&#8217;abitudine.</p>
<p>Purtroppo è diventato assai arduo anche capire se la crisi economica sia finita oppure no. Su internet si trovano opinioni di esperti e meno esperti, che predicono: &#8220;La crisi è finita&#8221;. Ne ho trovate tantissime del 2009. Preveggenza allo stato puro. Mi ricordano un&#8217;intervista ad Antonio Fazio, apparsa sulla Stampa un paio di giorni prima dell&#8217;11 settembre 2001 e dal lungimirante titolo &#8220;Il peggio è alle spalle&#8221;.</p>
<p>Nei mesi scorsi si sono citati come segnali di ripresa il fatto che il numero di divorzi fosse in aumento e persino il fatto che ad essere in aumento fosse l&#8217;acquisto di biancheria intima negli Stati Uniti. Dato interpretabile in realtà anche in maniera opposta: visto che siamo in mutande, che almeno queste siano nuove e belle. Potremmo viceversa interpretare come crisi il fatto che non si stia parlando quest&#8217;anno del problema dei rifiuti. Come a dire: ormai non si butta via più niente. E anche: non comprando più nulla, rimane ben poco da buttar via.</p>
<p>L&#8217;impressione che il numero dei camion in circolazione sia in aumento sarà un segnale significativo? Non so innanzitutto se questo dato sia supportato da dati reali. Però mi spinge a sostenere che, indipendentemente dal livello odierno dello spread, la crisi sta per scomparire.</p>
<p>Juglar diceva che l&#8217;economia è fatta di un periodo di espansione seguito da un periodo di recessione, seguito ancora da un periodo di espansione. Il ciclo economico richiama un movimento ciclico e circolare. Siamo in crisi già dal 2001 e quindi è inevitabile che ora ci attenda un periodo di espansione. Analisi un po&#8217; semplicistica? Preferite la teoria dei camion?</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><br />
</strong></p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/camion.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3923" title="camion" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/camion.jpg" alt="" width="800" height="600" /></a></p>
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		<title>Le riunioni di condominio</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jul 2012 23:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi non ha mai partecipato ad una riunione condominiale non ha capito nulla della vita. Soprattutto se alla riunione sono presenti qualcosa come settanta condòmini.
Una specie di Processo del Lunedì (se vogliamo vederla in chiave negativa) che fa pensare quello che poteva accadere nelle agorà dell&#8217;Antica Grecia (se vogliamo vederla in chiave positiva).
Alla fine cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p style="text-align: left;">Chi non ha mai partecipato ad una riunione condominiale non ha capito nulla della vita. Soprattutto se alla riunione sono presenti qualcosa come settanta condòmini.<br />
Una specie di Processo del Lunedì (se vogliamo vederla in chiave negativa) che fa pensare quello che poteva accadere nelle agorà dell&#8217;Antica Grecia (se vogliamo vederla in chiave positiva).<br />
Alla fine cosa si è deciso? Praticamente nulla.<br />
All&#8217;ordine del giorno c&#8217;erano questioni di vitale importanza: la parcella eccessiva dell&#8217;amministratore e le fioriere del condomino dell&#8217;ottavo piano.<br />
Alla fine l&#8217;amministratore si è ridotto l&#8217;emolumento di un buon 15%, che sono sicuro troverà il modo di farsi rientrare sotto qualche altra voce.<br />
E le fioriere sono state ritenute non consone al regolamento condominiale, togliendo quell&#8217;unico elemento vivo presente nei grandi condomìni.<br />
Tutto ciò che respira sembra essere bandito dalle case di oggi: piante, animali, bambini, musica o profumi di cibo.<br />
In mezzo c&#8217;è la figura dell&#8217;amministratore.<br />
Già, l&#8217;amministratore.<br />
Ci sono professioni, in cui la sordità è il tratto distintivo. Per sordità intendo la capacità di farti scivolare tutto addosso, la capacità di comprendere che l&#8217;aspetto più difficile della tua professione è quello di far finta di non sentire le critiche che ti piovono addosso. L&#8217;amministratore in questione è diventato così abile nel suo lavoro, da rispondere alla domanda &#8220;Ma non pensa che le spese di banca siano eccessive?&#8221; con una risposta del tipo &#8220;Sì, ho pagato tutto in banca&#8221;. Ormai sordo lo è diventato veramente. E nonostante sia stato preso in giro anche ad alta voce per metà riunione, alla fine nessuno si è azzardato a non rinnovare la sua nomina.<br />
La gente è così grata a chi si fa prendere in giro, da accettare qualsiasi cosa faccia. Chissà perché mi vengono i mente i politici italiani, strasbeffeggiati, eppure sempre fermi al loro posto.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/riunione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3915" title="riunione" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/riunione.jpg" alt="" width="476" height="354" /></a><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>wùwùwù, l&#8217;accento sulla u!</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3896</link>
		<comments>http://blog.abcinteractive.it/?p=3896#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 00:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli accenti possono fare notizia?
Una cosa così banale come gli accenti può far parlare di sé.
La notizia è fresca.
Da mercoledì 11 luglio è possibile registrare domini .it con l&#8217;accento. Troveremo quindi sul web siti come caffè.it, papà.it, pubblicità.it, creatività.it, università.it, cosa che fino a pochi giorni fa non era possibile. Personalmente non ne capisco l&#8217;utilità. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gli accenti possono fare notizia?<br />
</span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;">Una cosa così banale come gli accenti può far parlare di sé.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La notizia è fresca.<br />
</span></span><span style="font-size: small; font-family: Arial, sans-serif;">Da mercoledì 11 luglio è possibile registrare domini .it con l&#8217;accento. Troveremo quindi sul web siti come caffè.it, papà.it, pubblicità.it, creatività.it, università.it, cosa che fino a pochi giorni fa non era possibile. Personalmente non ne capisco l&#8217;utilità. Si dice che sia stato fatto per favorire quei grandi marchi che sono stati penalizzati per anni dalla possibilità di proporsi sul web con il loro nome vero. Ma chi va a dire a quelli di Cartasì che devono acquistarsi il dominio cartasì.it, che al momento sembra essere stato preso da qualcun altro? Senza contare le confusioni che si verranno a creare se vorrete pubblicizzare un vostro sito accentato, nel momento in cui dovrete specificare che l&#8217;accento è acuto o grave.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per approfondire la notizia propongo un articolo del Fatto Quotidiano intitolato<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/14/internet-arrivano-finalmente-gli-accenti-nella-registrazione-dei-domini/293753/"> “Internet, arrivano (finalmente) gli accenti nella registrazione dei domini”</a>.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per capire qual è l&#8217;opinione media degli internauti sull&#8217;argomento è sufficiente leggere i commenti allo stesso articolo, commenti in cui si ironizza ferocemente su quel “finalmente”. Finalmente per chi?</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: 'Segoe Print';"><span style="font-size: x-small;"><strong><br />
</strong></span></span></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: 'Segoe Print';"><span style="font-size: x-small;"><strong><br />
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		<title>Gene e Benny</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 09:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Come promesso, torno a parlare di parodie, cioè quelle rappresentazioni di qualcosa o di qualcuno, che sono simili all&#8217;originale, ma che in realtà fanno ridere perchè lo rendono in maniera caricaturale.

Se fossi a capo di un quotidiano italiano, ne sceglierei una da proporre ogni giorno in prima pagina, in modo da attirare l&#8217;attenzione del potenziale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<div>Come promesso, torno a parlare di parodie, cioè quelle rappresentazioni di qualcosa o di qualcuno, che sono simili all&#8217;originale, ma che in realtà fanno ridere perchè lo rendono in maniera caricaturale.</div>
<div>
<p>Se fossi a capo di un quotidiano italiano, ne sceglierei una da proporre ogni giorno in prima pagina, in modo da attirare l&#8217;attenzione del potenziale lettore.</p>
<p>Ogni volta che ho sottomano La Gazzetta dello Sport, il mio occhio va subito a cercare il Rompipallone di Gene Gnocchi, un breve trafiletto in cui si inventa una notizia, dandogli però la forma di una notizia vera: &#8220;Dopo la deludente prestazione contro la Spagna, rivista la quotazione di Balotelli. Moody&#8217;s l&#8217;ha declassato a Forlan.&#8221; (Rompipallone del 2 luglio scorso). In poche parole Gene Gnocchi è riuscito a prendere in giro ben tre soggetti: Balotelli, Forlan e l&#8217;eccesso di declassamenti delle agenzie di rating. E soprattutto è riuscito a strapparci un sorriso il giorno dopo Italia-Spagna.</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/bennynapolitano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3869" title="bennynapolitano" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/bennynapolitano-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" /></a>Ad essere particolarmente famose in questo periodo sono anche le caricature che Libero presenta quasi quotidianamente in prima pagina. L&#8217;autore è il torinese Benny Nico. Se Gene utilizza soltanto la parola, Benny usa soltanto le immagini, coadiuvate in realtà dal titolo principale del quotidiano stesso. L&#8217;anno scorso Benny ha vinto, tra gli altri, il &#8220;Premio Forte dei Marmi per la satira politicamente scorretta&#8221; per la vignetta &#8220;Assedio ai papponi di Stato&#8221;, pubblicata da Libero il 19 luglio 2011. A lui è andato il premio e al direttore di Libero una denuncia per vilipendio al capo dello Stato. E il giorno dopo la finale degli Europei anche lui ci ha regalato un sorriso con una caricatura e un titolo che non ti aspetti.</p>
<div style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></div>
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<div style="text-align: center;"><strong><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/gl2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3884" title="gl2" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/gl2.jpg" alt="" width="712" height="503" /></a><br />
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		<title>Oggi mi sento un po&#8217; bosone &#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jul 2012 13:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Provata l’esistenza del bosone di Higgs!
Alla ABC Interactive non si sta parlando d’altro. E’ un continuo discutere su quali saranno le conseguenze per le nostre vite.
Pare che siamo vicini all’avvento di una nuova fisica. E per chi come me a scuola aveva 3 in questa materia è una gran bella notizia. E’ un po’ come [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/gl4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3887" title="gl4" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/gl4.jpg" alt="" width="712" height="533" /></a><br />
Provata l’esistenza del bosone di Higgs!<br />
Alla ABC Interactive non si sta parlando d’altro. E’ un continuo discutere su quali saranno le conseguenze per le nostre vite.<br />
Pare che siamo vicini all’avvento di una nuova fisica. E per chi come me a scuola aveva 3 in questa materia è una gran bella notizia. E’ un po’ come dire: avevo brutti voti in fisica, perché intuivo che quello che avrei dovuto studiare era roba superata.<br />
Scherzi a parte, la notizia ci è stata spiattellata nei giorni scorsi su tutti i media insieme al fatto che Balotelli sta diventando papà.<br />
Sono sincero. La seconda notizia l’ho capita subito, la prima un po’ meno.<br />
Al momento non sarei in grado di spiegare con chiarezza in che cosa consiste la scoperta e qual è la sua importanza.<br />
Ho provato a scandagliare alcuni media alla ricerca di qualcuno in grado di dare quella spiegazione, quell’immagine chiarificatrice che potesse farmi capire, anche solo in maniera grossolana, di cosa stiamo parlando.<br />
In questa sede voglio soltanto riproporre alcune di queste immagini.</p>
<p>-          Il primo video divulgativo è stato quello di un fisico del Cern, che ci presenta il bosone come fosse un fiocco di neve: &#8220;Immaginate un&#8217;infinita distesa di neve, un campo esteso lungo tutto lo spazio. Il campo di Higgs è come questo: questo è fatto di fiocchi di neve, allo stesso modo il campo di Higgs è composto di piccoli quanti. Noi li chiamiamo Bosoni di Higgs&#8221;<br />
<a href="http://video.repubblica.it/dossier/bosone-di-higgs/bosone-di-higgs-il-fisico-e-come-un-fiocco-di-neve/99890/98269">link1</a></p>
<p>-          Altra immagine è quella di Massimo Caprara sul Corriere della Sera:  “Possiamo immaginare un lago con la sua superficie tranquilla. Questo è il campo di Higgs. Soffia una leggera brezza e si creano delle increspature, delle onde. Le onde sono i bosoni di Higgs e quando il vento cessa scompaiono. Altrettanto i bosoni che decadono in altre particelle”</p>
<p>-          L’immagine più utilizzata è stata forse quella della “celebrità alla festa”. C’è una festa in cui, sparse nella stanza, ci sono varie persone: la stanza è il campo di Higgs. Entra una celebrità inaspettata dalla porta, e chi la nota le si avvicina. Man mano che la celebrità avanza nella stanza sempre più curiosi si radunano per vedere di chi si tratti: il “grumo” star più persone curiose, in effetti, ha acquistato una massa.</p>
<p>-          Ho trovato particolarmente chiaro un articolo di Benacchio sul Sole24Ore:  “Il concetto di campo ci è particolarmente difficile forse, anche se viviamo immersi in vari campi: quello elettromagnetico di telefoni cellulari, TV, radio e ora anche gli apparati wi fi e soprattutto quello gravitazionale. Già: siamo fatti come siamo perché viviamo in un campo gravitazionale ben preciso”.<br />
<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-07-04/cosa-bosone-higgs-perche-131211.shtml?uuid=AbA1bc2F">link2</a></p>
<p>-          Su Focus.it  pretendono di spiegare la particella di Dio a un bambino di 11 anni. Ma le frasi mi sembrano troppo dense. Si vogliono illustrare troppi concetti in poche righe. La vera difficoltà nella spiegazione di questo concetto è a mio avviso quello di concentrarsi su un’idea sola, su un’unica immagine che chiarisca il più possibile ciò di cui stiamo parlando. E un po’ di ridondanza non guasta.<br />
<a href="http://www.focus.it/scienza/che-cos-e-il-bosone-di-higgs_C39.aspx">link3</a></p>
<p>-          L’Istituto Nazionale di Fisica nucleare ha postato un valido video divulgativo su Youtube. Molto apprezzato dagli utenti.<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=qxJprDMUDqI&amp;feature=youtube_gdata">link4</a></p>
<p>-          Il premio Nobel alla divulgazione scientifica dell’argomento (limitatamente ai siti da me visitati) lo merita il blog di divulgazione scientifica Gravità Zero, che, consapevole delle difficoltà di spiegare al grande pubblico dei concetti difficili, ha indetto un concorso: “Vi chiediamo di spiegare a un bambino di 9-12 anni, che non sappia nulla sull&#8217;argomento, nella maniera più chiara possibile cosa è e a &#8220;cosa serve&#8221; il Bosone di Higgs. Ma per complicare un poco il gioco, dovrete farlo in appena 140 caratteri (lo spazio disponibile su twitter)”.<br />
<a href="http://www.gravita-zero.org/search/label/Bosone%20di%20Higgs">link5</a></p>
<p>Comunicazione e scienza. Un binomio sempre difficile da realizzare e sul quale questo blog ritornerà spesso.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
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		<title>L&#8217;asino di Buridano</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 15:08:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Chi mi conosce sa che non mi schiero mai.
Schierarsi è sinonimo di personalità. Non prendere posizione è viceversa sinonimo di debolezza, a volte persino di opportunismo.
Se ti schieri hai la vita più difficile. Se non prendi posizioni hai la vita più facile, perché non devi mai lottare contro nessuno.
Mi sono stufato di essere chiamato mister [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>Chi mi conosce sa che non mi schiero mai.<br />
Schierarsi è sinonimo di personalità. Non prendere posizione è viceversa sinonimo di debolezza, a volte persino di opportunismo.<br />
Se ti schieri hai la vita più difficile. Se non prendi posizioni hai la vita più facile, perché non devi mai lottare contro nessuno.<br />
Mi sono stufato di essere chiamato mister X.<br />
E allora per una volta mi schiero apertamente.<br />
Mi schiero a favore degli indecisi.<br />
Schierarsi è sinonimo di superficialità, perché non si considerano tutte le ragioni in campo. Non prendere posizione è invece sinonimo di saggezza e intelligenza.<br />
Se ti schieri hai la vita più facile, perché non devi perdere tempo a ragionare sulle cose. Se non prendi posizioni hai la vita più difficile, perché devi lottare contro chi ti accuserà di non prendere posizione, generalmente la sua.</p>
<p>In realtà sono giunto a questa conclusione, partendo da un <a href="http://gadget.wired.it/foto/2012/06/22/top-50-rivalita-tecnologiche-2335.html">articolo di Wired.it</a>, in cui si presentano le 50 più grandi rivalità del mondo tecnologico.  Si è tacitamente invitati a schierarsi per l’una o per l’altra fazione.<br />
Non sono decisioni difficili da prendere. Per una volta ho deciso di schierarmi:</p>
<p>Libro vs Ebook= Ebook<br />
Canon vs Nikon= Nikon<br />
Nintendo vs Sega= Nintendo<br />
Bill Gates vs Steve Jobs= Bill Gates<br />
Sky vs Mediaset Premium= Sky<br />
Playstation vs Xbox= Playstation<br />
Auto elettrica vs benzina= auto elettrica<br />
Fifa vs Pes= Fifa<br />
Facebook vs Twitter= Twitter<br />
Cuffie vs auricolari= auricolari<br />
Cani vs gatti= cani<br />
Atari vs Amiga= Atari<br />
Doppiaggio vs sottotitoli= sottotitoli<br />
iOs vs Android= iOs<br />
Streaming vs download= download<br />
Star Trek vs Star Wars= Star Trek<br />
Tastiera vs touch= tastiera<br />
Mp3 vs cd= Mp3<br />
Instagram vs Hipstamatic= Instagram<br />
Google vs Bing= Google</p>
<p style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></p>
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		<title>Siam pronti alla morte &#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jun 2012 09:11:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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Ieri sera ho cantato l&#8217;inno nazionale. Subito dopo aver pronunciato la frase &#8220;siam pronti alla morte&#8221;, un&#8217;amica, che evidentemente non mi ritiene una persona molto coraggiosa, mi punta il dito dicendomi &#8220;e tu saresti pronto alla morte?&#8221;. C&#8217;erano altre persone che stavano cantando l&#8217;inno, ma l&#8217;amica in questione ha riconosciuto in me l&#8217;antieroe e non [...]]]></description>
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		//--></script></span><div id="_mcePaste"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/gl6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3893" title="gl6" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/gl6.jpg" alt="" width="712" height="533" /></a></div>
<p>
<div></div>
<div>Ieri sera ho cantato l&#8217;inno nazionale. Subito dopo aver pronunciato la frase &#8220;siam pronti alla morte&#8221;, un&#8217;amica, che evidentemente non mi ritiene una persona molto coraggiosa, mi punta il dito dicendomi &#8220;e tu saresti pronto alla morte?&#8221;. C&#8217;erano altre persone che stavano cantando l&#8217;inno, ma l&#8217;amica in questione ha riconosciuto in me l&#8217;antieroe e non ha esitato a farmelo presente. Ho pensato: &#8220;la serata non inizia nel migliore dei modi&#8221;. Per fortuna un vero eroe c&#8217;è stato ieri sera. Uno che, come la maggior parte degli Italiani, non credo che darebbe la vita per il proprio Paese. Ma non è questo che si richiede agli eroi di oggi. Oggi per essere eroi bisogna saper dare emozioni. E due gol realizzati contro una Germania superfavorita ti danno emozioni. Ecco cosa dovrei fare per diventare un eroe dei tempi moderni: suscitare emozioni.</div>
</p>
<div id="_mcePaste">C&#8217;è però un altro motivo per cui la partita di ieri sera mi è sembrata essere particolarmente emozionante. Ed è il fatto che, trovandomi in locale pubblico con discrete fonti di rumore, non si sentiva quasi nulla della telecronaca. Un eroe diventa tale quando qualcuno sa cantarne le gesta. E purtroppo alla Rai non lo sanno fare. Gli manca qualcosa. Il paragone con Sky è immediato. La sensazione è che alla Rai tutto debba restare ingessato e che manchino principi di meritocrazia.</div>
<div id="_mcePaste">Vi lascio con due link.</div>
<div id="_mcePaste">Il primo è l&#8217;ennesima<a href="http://www.corriere.it/spettacoli/12_giugno_28/a-fil-di-rete-quelle-telecamere-orfane-di-martellini_e8b458aa-c0de-11e1-a4a5-279d925cad5b.shtml"> stroncatura di Aldo Grasso</a> sulle telecronache Rai.</div>
<div id="_mcePaste">Il secondo è un <a href="http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/calcio/picchiorri.html">link super dotto</a> riguardante l&#8217;evoluzione linguistica nelle telecronache italiane.</div>
<div style="text-align: right;"><strong>gaberr</strong></div>
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		<title>Omero, Cesare Maldini e le Serebro</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jun 2012 14:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il termine parodia deriva dal greco: parà (simile) e odè (canto).
Con la parodia si fa un canto, una rappresentazione simile all&#8217;originale. A renderla interessante e divertente è il fatto che alcuni aspetti vengono resi in maniera caricaturale. La storia letteraria, cinematografica e musicale è piena di esempi. La Batracomiomachia (&#8220;La guerra dei topi e delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p style="text-align: left;">Il termine parodia deriva dal greco: parà (simile) e odè (canto).<br />
Con la parodia si fa un canto, una rappresentazione simile all&#8217;originale. A renderla interessante e divertente è il fatto che alcuni aspetti vengono resi in maniera caricaturale. La storia letteraria, cinematografica e musicale è piena di esempi. La Batracomiomachia (&#8220;La guerra dei topi e delle rane&#8221;) era un poemetto giocoso che parodizzava l&#8217;Iliade di Omero. Sono passati secoli, ma di questo tipo di rappresentazioni ne abbiamo ancora un gran bisogno, tanto che youtube e facebook sono pieni zeppi di parodie e di caricature di persone famose, di film o di canzoni, da Titanic ai video di Tiziano Ferro alla pubblicità del Kinder Bueno e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>Le parodie ci permettono di prendere in giro chi sta dall&#8217;altra parte, i potenti e in generale chi decide quali storie dobbiamo seguire o quali persone devono apparire. Sono assolutamente democratiche e ci fanno sentire un po&#8217; più importanti. Chi le subisce di solito accetta di buon grado, anche perchè una parodia celebra la tua notorietà. Qualcuno le accetta meno volentieri. Mi viene in mente Cesare Maldini, che, imitato da un bravissimo Teocoli, non ha mai fatto mistero di non gradire la caricatura che questi gli ha costruito. Effettivamente una parodia finisce inevitabilmente con il sovrapporsi con l&#8217;immagine che uno ha di te, tanto che il pubblico tenderà a ricordarsi più della caricatura che ti hanno fatto che di ciò che tu realmente sei.</p>
<p>Ma c&#8217;è un altro punto da considerare. Realizzare parodie e caricature non è facile. Bisogna essere veramente bravi. Occorre essere grandi osservatori e soprattutto avere quel colpo di genio che ti permette di scardinare il personaggio o la situazione che stai imitando, puntando su quei particolari che lo identificano in maniera univoca.</p>
<p>Mentre sto scrivendo, mi vengono in mente una miriade di bravissimi parodisti, di cui mi piacerebbe poter parlare in successivi post.<br />
Per il momento mi limito ad invitarvi a seguire una parodia di Mama Lover delle Serebro. E&#8217; una delle tante presenti sul web, ma è anche una delle migliori.<br />
Tra gli autori ci sono anche gli amici di Ferrafilm, che hanno nel loro DNA la tendenza a parodizzare.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=EyDdeswy8GU&amp;list=UUlrjmFBSZyAmYHNpqkWcEMg&amp;index=1&amp;feature=plcp">parodia mama lover</a></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">gaberr</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/teocoli1.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3837" title="teocoli" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/teocoli1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>BedandShow, ovvero la sana pazzia degli artisti.</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3823</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Jun 2012 22:56:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Torniamo a parlare di BedandShow, perchè ieri anche La Stampa ha dato spazio al portale di Tiberio.
Torniamo a parlare di BedandShow, perché per ABC Interactive, che lo segue dalla sua nascita, è un po&#8217; come un figlio.
Torniamo a parlare di BedandShow, perché la sua origine è figlia della pazzia, di quella sana pazzia degli artisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://blog.abcinteractive.it/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/3823.jpg&amp;w=200&amp;h=150&amp;zc=1&amp;ft=png' alt='post thumbnail' /></p>
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		//--></script></span><div id="_mcePaste"><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/logo1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3828" title="logo" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/logo1.jpg" alt="" width="276" height="98" /></a>Torniamo a parlare di BedandShow, perchè ieri anche La Stampa ha dato spazio al portale di Tiberio.</div>
<div id="_mcePaste">Torniamo a parlare di BedandShow, perché per ABC Interactive, che lo segue dalla sua nascita, è un po&#8217; come un figlio.</div>
<div id="_mcePaste">Torniamo a parlare di BedandShow, perché la sua origine è figlia della pazzia, di quella sana pazzia degli artisti che vogliono sempre cercare strade nuove.</div>
<div id="_mcePaste">Torniamo a parlare di BedandShow, perché questa pazzia comincia ad essere seriamente confortata dai numeri.</div>
<div id="_mcePaste">Torniamo a parlare di BedandShow, perché semplicemente lo vogliamo consigliare. A chi vuole concedersi delle opportunità per potersi esibire in altre città e a chi crede che lo scambio tra esseri umani sia già di per sè un atto creativo.</div>
<div><a href="http://webmagazine.bedandshow.it/?p=449">lastampa.it</a></div>
<p style="text-align: right;">gaberr</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;">
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		<title>Surface di Microsoft sfida iPad</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jun 2012 15:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Spitaleri</dc:creator>
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Una scelta coraggiosa o sconsiderata, a seconda dei punti di vista: Microsoft decide di investire in una nuova linea di prodotto, di immettere capitali in un centro di sviluppo e un team apposito per produrre un tablet, decide di dedicarsi a qualcosa che fino a oggi aveva accuratamente evitato. L&#8217;hardware. Intendiamoci, da anni a Redmond producono [...]]]></description>
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Una scelta coraggiosa o sconsiderata, a seconda dei punti di vista: Microsoft decide di investire in una nuova linea di prodotto, di immettere capitali in un centro di sviluppo e un team apposito per produrre un tablet, decide di dedicarsi a qualcosa che fino a oggi aveva accuratamente evitato. L&#8217;hardware. Intendiamoci, da anni a Redmond producono la Xbox e decine di tastiere, mouse, webcam e dispositivi per la videoconferenza: ma qui si parla di un progetto dal respiro più ampio, si parla di quella famosa frase che recitava più o meno &#8220;chi fa sul serio col software deve avere anche il proprio hardware&#8221;. Era il mantra della Apple di Steve Jobs.</p>
<p>E così Microsoft si butta sull&#8217;hardware. E nella conferenza di presentazione dei tablet Surface lo dice chiaramente in più di un&#8217;occasione: hardware e software lavorano assieme e in perfetta simbiosi, segno tangibile che lo scopo è quello di realizzare una piattaforma completa dalla A alla Z, dal bottone di accensione alle app in vendita nel Marketplace, così da offrire ai consumatori un prodotto finito e completo, chiavi in mano. A naso, Surface avrà lo stesso criterio di espandibilità di un MacBook Pro Retina o un MacBook Air: se non si collega a una porta USB, non può essere collegato al PC, e dimenticatevi di espandere memoria, scheda video, disco fisso. Surface è un tablet, il crocevia di una esistenza digitale tarato sulle esigenze medie di un potenziale consumatore. Che, per ovvi motivi, ha bisogno di fare economia di scala per rendersi appetibile sul piano del prezzo di listino. Semplifica l&#8217;esperienza utente: tutto sommato, quanti modificano il PC dopo l&#8217;acquisto? Pochissimi. Ci sono molte riflessioni da fare su questo punto, ma non è questa l&#8217;occasione.</p>
<p>Purtroppo fino a questo punto Microsoft non è stata prodiga di dettagli sulle capacità di Surface. La versione ARM si sa semplicemente che monta uno schermo da 10,6 pollici (risoluzione HD, quindi nell&#8217;ordine del 1280&#215;720, 16:9, tecnologia &#8220;Cleartype&#8221;), che pesa 676 grammi ed è spessa 9,3 millimetri (come iPad): la batteria dovrebbe bastare a garantire una autonomia nella media della categoria visti i consumi annunciati. A bordo ci sono anche slot microSD, una porta USB 2.0, un connettore video per un monitor esterno e antenna WiFi.Nessuna menzione per un modulo 3G/4G, ma probabilmente sarà possibile usare un modem USB. &#8220;Compreso nel prezzo&#8221; ci dovrebbero essere anche Office 15 RT (specifico per girare sulle versioni RT del sistema operativo), e la cover-tastiera. Lo spazio di archiviazione varia nei tagli da 32 e 64GB.</p>
<p>Il modello Pro è più simile al prototipo fatto girare tra i giornalisti alla Build 2011: in realtà con 13,5 millimetri di spessore e 903 grammi di peso è un piccolo miracolo di compattezza, visto anche che durante la conferenza Microsoft ha lasciato intendere che monti CPU Ivy Brigde (in particolare Core i5 di terza generazione). Lo schermo a differenza del precedente dovrebbe essere FullHD (quindi 1920&#215;1080), anche se la diagonale resta ugualmente da 10,6 pollici. Il case resta lo stesso in magnesio. MicroSDXC, USB 3.0, uscita DisplayPort per lo schermo esterno, WiFi. Manca Office a bordo (volendo si potrà installare anche il vecchio che magari si possiede già sul proprio PC attuale), ma in compenso oltre alla cover-tastiera c&#8217;è anche la penna per l&#8217;input tramite stilo. Archiviazione nei tagli 64 e 128GB.</p>
<p>Durante la conferenza, Steven Sinofsky sul palco ha parlato di &#8220;scelta&#8221;: Windows è possibilità di scegliere, flessibilità, ed è per questo che esiste un Surface ARM e uno x86. Va chiarito però che i due prodotti saranno molto diversi: il modello che monta Windows 8 RT non disporrà del Desktop tradizionale, e pertanto sarà in grado di utilizzare solo le app scaricate dal Marketplace e realizzate con le nuove API WinRT (che sono compatibili con entrambe le piattaforme). Il Surface Pro, invece, grazie al processore x86 è quanto di più flessibile Redmond potesse immaginare: form factor moderno, interfaccia adatta al touch (Metro) e ad altri tipi di input (Desktop), massima compatibilità con software nuovi e vecchi. Il gestionale dell&#8217;officina dello zio continuerà a funzionare senza particolari problemi, così come qualsiasi programma potrà essere ottenuto attraverso qualsiasi canale di approvvigionamento. C&#8217;è una bella differenza in questi due approcci, e non sarà un aspetto da sottovalutare, anche a posteriori quando si tireranno le somme su quale delle due soluzioni avrà venduto di più.</p>
<p>La generica indicazione che i prezzi saranno &#8220;concorrenziali&#8221; può lasciar intendere quanto segue: il prodotto ARM, Surface RT, finirà nella fascia di mercato medio-bassa, con un prezzo che ragionevolmente si piazzerà nella forchetta dei 400-500 dollari. Abbastanza basso da costituire una alternativa ad Android e ad iPad 2. Il prodotto x86, Surface Pro, andrà invece su nei costi fino a 600-700 dollari: meno di un ultrabook, in linea col nuovo iPad, ma a tutti gli effetti un PC portatile (con tanto di tastiera). Considerato che il primo prodotto è chiaramente destinato ai consumatori finali, e il secondo a professionisti, SOHO ed enterprise, sono prezzi più che ragionevoli.</p>
<p>Le prime impressioni di chi ha potuto mettere le mani sui prototipi sono buone: non monta uno schermo Retina, come quello di iPad e MacBook, ma Surface monta un buon pannello IPS. La cover-tastiera è decisamente migliore di quelle viste finora per iPad e similari: è spessa 3 millimetri e non è un semplice oggetto di protezione, ma un dispositivo input con tanto di trackpad. Il problema è che non ci sono informazioni precise sulla durata della batteria, sulla data di vendita e sui prezzi: ed è su queste debolezze che si concentrano a questo punto le critiche.</p>
<p>In realtà ci sono un altro paio di nodi da scogliere: la decisione di Microsoft di cambiare sponda, di lanciarsi nella produzione di hardware, come influenzerà il suo attuale modello di business? E quale impatto avrà davvero questo prodotto sul mercato e sulla immagine dell&#8217;azienda di Redmond? Alla prima domanda è complicato rispondere: il CEO Steve Ballmersi è trincerato dietro un &#8220;no comment&#8221; sulla reazione dei tradizionali partner OEM di Microsoft, che pure erano stati avvisati in anticipo di quanto stava accadendo. Di sicuro qualcuno non sarà stato felice della notizia, ma è difficile pensare che da oggi a domani Microsoft cannibalizzi un intero mercato: è anche possibile che si tratti di una classica mossa di &#8220;apertura&#8221; di un filone, del tentativo di alzare l&#8217;asticella con hardware e soluzioni di buon livello per &#8220;costringere&#8221; il resto dei produttori a inventarsi e immettere in commercio prodotti all&#8217;altezza di questo per accelerare l&#8217;evoluzione dell&#8217;ecosistema. Se pure Surface fallisse, insomma, avrebbe comunque raggiunto il suo scopo.</p>
<p>Alla seconda domanda forse si può dare una risposta. Microsoft ha fatto un buon lavoro, questa volta, gli osservatori concordano: soprattutto la versione Pro risponde a un&#8217;esigenza di mercato, quella enterprise, fin qui non così soddisfatta da iPad e vari tablet Android. Ma in ogni caso lo sforzo Surface è stato notevole, sia nell&#8217;ideazione che nella realizzazione: nessuno si aspettava questa mossa, tanto più che appare del tutto coerente con il progetto Windows 8 ed è il frutto di un investimento coraggioso e mirato. Non è l&#8217;ennesima iterazione di un prodotto collaudato come Office, è un tentativo di andare oltre la tradizione: Microsoft si potrebbe riprendere un po&#8217; della ribalta che in questi anni gli hanno rubato iOS e Android, e potrebbe dire la sua nella cosiddetta era &#8220;post-pc&#8221;. Sempre che si sbrighi a traghettare dalla carta agli scaffali Surface, a un prezzo abbordabile e con un supporto software adeguato.</p>
<p>Fonte puntoinformatico.it</p>
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		<title>Ma oggi non è l&#8217;otto marzo!</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2012 23:34:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma oggi non è l&#8217;otto marzo! Propongo di non festeggiare più le donne l&#8217;otto marzo. Limitiamoci a festeggiarle gli altri 364 giorni.
Ricordiamoci le battaglie delle suffragette, nome che suona quasi dispregiativo, ma che in realtà indica le donne che lottano o che hanno lottato per ottenere il diritto di voto per il gentil sesso e, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><div id="_mcePaste">Ma oggi non è l&#8217;otto marzo! Propongo di non festeggiare più le donne l&#8217;otto marzo. Limitiamoci a festeggiarle gli altri 364 giorni.</div>
<div>Ricordiamoci le battaglie delle suffragette, nome che suona quasi dispregiativo, ma che in realtà indica le donne che lottano o che hanno lottato per ottenere il diritto di voto per il gentil sesso e, in senso lato, per ottenere il pieno riconoscimento della dignità delle donne.</div>
<div>Personalità come Margaret Sanger sono state in carcere per aver scritto cose inammissibili (&#8220;occorre controllare le nascite&#8221;) in un&#8217;epoca in cui l&#8217;informazione sui metodi contraccettivi era assolutamente vietata.</div>
<div>Ha fondato un mensile, &#8220;The woman rebel&#8221;, e ha distribuito il pamphlet &#8220;Family Limitation&#8221;.</div>
<div>A volte, se si vuole capire quale sarà il mondo della comunicazione in futuro, si può anche sbirciare nel passato.</div>
<div>Il breve pamphlet lo potete sfogliare, digitando su google &#8220;family limitation pdf&#8221;.</div>
<p>Gaberr</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/247sangerventisette.jpe"><img class="alignnone size-medium wp-image-3811" title="247sangerventisette" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/247sangerventisette-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
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		<title>Originale</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jun 2012 10:57:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaberr</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Il blog di ABC punta sull&#8217;originalità dei suoi articoli.
State tranquilli che qui non troverete gli argomenti già trattati su giornali online o su social network.
Il tema originale di cui si parla oggi è il biscotto nel mondo del calcio, alla vigilia di Italia-Irlanda e di Spagna-Croazia.
Se domani l&#8217;Italia batte l&#8217;Irlanda, può non qualificarsi, può qualificarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src='http://blog.abcinteractive.it/wp-content/plugins/simple-post-thumbnails/timthumb.php?src=/wp-content/thumbnails/3782.jpg&amp;w=200&amp;h=150&amp;zc=1&amp;ft=png' alt='post thumbnail' /></p>
<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p>Il blog di ABC punta sull&#8217;originalità dei suoi articoli.<br />
State tranquilli che qui non troverete gli argomenti già trattati su giornali online o su social network.<br />
Il tema originale di cui si parla oggi è il biscotto nel mondo del calcio, alla vigilia di Italia-Irlanda e di Spagna-Croazia.<br />
Se domani l&#8217;Italia batte l&#8217;Irlanda, può non qualificarsi, può qualificarsi come seconda o addirittura come prima nel caso spagnoli  e croati pareggiassero zero a zero.<br />
Immagino già gli allenatori di Spagna e Croazia, che negli spogliatoi, per motivare i loro giocatori, hanno appeso la frase &#8220;meglio due feriti che un morto&#8221; con tanto di gigantografia di Buffon.<br />
Perchè l&#8217;accordo, più o meno tacito, tra due squadre per avere un beneficio comune si chiamerebbe &#8220;biscotto&#8221;?<br />
Secondo <a href="http://www.linkiesta.it/blogs/colpo-di-tacco/l-86-scommette-sul-biscotto-noi-vi-spieghiamo-perche-si-chiama-cosi">linkiesta.it</a>, &#8220;in origine la parola «biscotto» significava «cotto due volte». Nel gergo calcistico, il termine è utilizzato quando due squadre si associano in coppia a discapito di una terza, che quindi subisce un doppio danno, proprio come le due parti del biscotto&#8221;.<br />
Sembra che l&#8217;origine del nome sia però un&#8217;altra. Il termine biscotto deriverebbe dal mondo dell&#8217;ippica, dove si usava somministrare il doping ai cavalli attraverso dei biscotti o delle gallette. Gli animali così si dopavano con gusto, senza opporre resistenze. E le loro prestazioni venivano alterate, in positivo o in negativo.<br />
Ovviamente adesso non si usa più dopare i cavalli, esattamente come non si usa più combinare le partite di calcio.<br />
Tranquilli, nei prossimi giorni parleremo anche di Belen e di Briatore.<br />
Gaberr</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/biscotto_tra_spagna_e_croazia1.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3808" title="biscotto_tra_spagna_e_croazia" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/biscotto_tra_spagna_e_croazia1.jpeg" alt="" width="250" height="200" /></a></p>
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		<title>Land Art: effetti speciali senza Photoshop</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3772</link>
		<comments>http://blog.abcinteractive.it/?p=3772#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 13:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Land Art]]></category>
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		<description><![CDATA[
Natura, creatività e fotografia. E poi ancora, meditazione, arte astratta ed abilità tecnica. Queste sono le parole chiave che descrivono le opere di Sylvain Meyer, fotografo Svizzero che si occupa di Land Art.
Tutti i suoi lavori sono realizzati a mano, senza l’utilizzo di Photoshop.

Tra un’esposizione in un giardino di alberi da frutto a Conscise ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>Natura, creatività e fotografia. E poi ancora, meditazione, arte astratta ed abilità tecnica. Queste sono le parole chiave che descrivono le opere di Sylvain Meyer, fotografo Svizzero che si occupa di Land Art.</p>
<p>Tutti i suoi lavori sono realizzati a mano, senza l’utilizzo di Photoshop.</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/2975622052_2a4b05bf1c_o.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3774" title="2975622052_2a4b05bf1c_o" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/2975622052_2a4b05bf1c_o.jpg" alt="" width="712" height="453" /></a></p>
<p>Tra un’esposizione in un giardino di alberi da frutto a Conscise ed una in una galleria di Yverdon-les-bains, <strong>Sylvain</strong> ha risposto a qualche domanda, aprendo le porte di un mondo insieme spirituale e tecnico, che si rifà ai codici della <strong>Street Art</strong>.</p>
<h2>Cosa si intende esattamente quando si parla di Land Art?</h2>
<p>La <strong>Land Art</strong> è un’arte che si pratica dentro la natura, con la natura. Ne esistono diverse varianti. A dire il vero, non so dire dove mi situo all’interno di questo pannello di definizioni. Quest’arte ha i suoi codici che la distinguono dalle altre arti, ma per quanto mi riguarda non vi presto attenzione. La mia sola regola è il rispetto del luogo in cui mi trovo. Distruggere il meno possibile e non lasciare mai elementi che non sono al loro posto.</p>
<p>Curiosamente, la Land Art è un’arte poco comune ma che pressoché tutto il mondo già pratica. Non avete mai fatto un pupazzo di neve?</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Land_Art_Sylvain_Meyer_07.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3776" title="Land_Art_Sylvain_Meyer_07" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Land_Art_Sylvain_Meyer_07.jpg" alt="" width="712" height="1064" /></a></p>
<h2>Quali sono le idee alla base delle tue creazioni?</h2>
<p>Le idee alla base delle mie creazioni provengono dalla voglia di immergersi dentro la natura, di creare qualche cosa e di fare della fotografia. Tre attività che amo e che hanno formato la mia visione della Land Art. La natura mi offre il più bello degli atelier, quello dove mi sento meglio.</p>
<p>Accompagnato dai suoni della fauna e della flora posso passare ore intere senza rendermi conto, ripetendo un movimento semplice che poco a poco va a diventare un’opera complessa. Tutto questo è propizio alla meditazione. Malgrado questo, il fotografo che è in me tiene i piedi per terra e osserva la direzione del sole. La luce è primordiale, è colei che trasmette l’atmosfera del luogo alla mia immagine.</p>
<p>L’inquadratura di solito viene scelta come prima cosa, definisce il decoro, la posizione e l’orientamento dell’opera così come il tempo impiegato.Tutto questo è una sottile miscela di padronanza tecnologica e di lasciare andare le cose come vanno.</p>
<h2>Come scegli i soggetti che vuoi rappresentare?</h2>
<p>Ogni creazione ha la sua importanza ed il suo luogo. Questo insieme mi guida verso una rappresentazione. Inevitabilmente sono influenzato da altri artisti. Proprio questo mi ha dato la voglia di provare, ma è anche qualcosa che mi pesa perchè non mi piace il confronto. Mi piace riportare i codici della Street Art e trasportarli dentro la natura. Ci vedo un bel equilibrio, domani si vedrà.</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Land_Art_Sylvain_Meyer_08.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3775" title="Land_Art_Sylvain_Meyer_08" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Land_Art_Sylvain_Meyer_08.jpg" alt="" width="712" height="477" /></a></p>
<h2>Quanto lavoro c’è dietro alle tue creazioni?</h2>
<p>Ho realizzato la mia prima creazione il 7 aprile 2007, il giorno che ho compiuto 27 anni. Un cerchio di composto da pietre di <strong>ceramica</strong> levigate dall’acqua, sopra una spiaggia di ciottoli. Una creazione piuttosto semplice che mi ha fatto prendere coscienza della possibilità di creare dentro l’ambiente. Da li ho realizzato 19 opere dentro la natura., di cui 13 sono visibili sulla mia galleria web e 5 saranno visibili su internet dopo la mia prossima esposizione.</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/536128_323022594433511_100001773201749_739366_1749583232_n.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3778" title="536128_323022594433511_100001773201749_739366_1749583232_n" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/536128_323022594433511_100001773201749_739366_1749583232_n.jpg" alt="" width="712" height="477" /></a></p>
<h2>Quali sono le tue ragioni per non usare Photoshop?</h2>
<p>Con quel programma è facile trasformare una foto. Lo utilizzo spesso per fare dei fotomontaggi, ma per la Land Art lo uso il meno possibile (giusto per il contrasto e la saturazione). Quando la gente scopre le mie immagini, molti credono si tratti di un montaggio.</p>
<p>A queste persone vorrei poter dire: No, niente Photoshop!</p>
<p>Nell’istante in cui esse comprendono che le mie immagini sono reali, un’emozione li invade. Prendono coscienza del lavoro, della sua fragilità  e del suo carattere effimero. Basta questa piccola informazione e la loro visione e l’apprezzamento per il mio lavoro cambia. Per questo motivo lo preciso spesso.</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Land_Art_Sylvain_Meyer_02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3779" title="Land_Art_Sylvain_Meyer_02" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Land_Art_Sylvain_Meyer_02.jpg" alt="" width="712" height="477" /></a></p>
<h2>Quale è la sola cosa che cambieresti del mondo?</h2>
<p>Non cambierei nulla. A mio avviso ogni cambiamento, anche positivo, causerebbe dei cambiamenti negativi. La vita cerca sempre un suo equilibrio. Più grande è la difficoltà della prova e più grande è la soddisfazione una volta compiuta. Più intensa è una relazione amorosa, più dolorosa è la rottura. Più un Paese di arricchisce più un altro diventa povero.</p>
<p>Non credo in una vita senza punti negativi. L’essere umano ha bisogno del buio per apprezzare pienamente la bellezza.</p>
<h2>Hai mai visto la follia dove più tardi hai visto la creatività?</h2>
<p>Quando rivedo le mie immagini non mi sento folle, ma solo fiero di avere creato qualcosa.</p>
<p>D’altra parte quando termino una creazione e prendo coscienza del fatto che ho passato 8 ore a sistemare foglie morte nel bel mezzo della foresta.. si, mi sento folle!</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/06/04/land-art-effetti-speciali-senza-photoshop-intervista/">qui</a></p>
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		<title>Banksy colpisce ancora</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3766</link>
		<comments>http://blog.abcinteractive.it/?p=3766#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2012 09:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[bansky]]></category>
		<category><![CDATA[bansky graffiti]]></category>
		<category><![CDATA[bansky londra]]></category>
		<category><![CDATA[bansky opere]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il 14 maggio, su un altro grigio muro di Londra, è apparsa un&#8217;opera che con ogni probabilità è frutto della mente geniale di Banksy, il sovversivo graffitista inglese.
L&#8217;immagine rappresenta un ragazzino di origini asiatiche intento a cucire bandierine del Regno Unito (colloquialmente chiamate Union Jack). Lo stile è quello di sempre: uno stencil in bianco [...]]]></description>
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<p>Il 14 maggio, su un altro grigio muro di Londra, è apparsa un&#8217;opera che con ogni probabilità è frutto della mente geniale di Banksy, il sovversivo graffitista inglese.<br />
L&#8217;immagine rappresenta un ragazzino di origini asiatiche intento a cucire bandierine del Regno Unito (colloquialmente chiamate Union Jack). Lo stile è quello di sempre: uno stencil in bianco e nero, ironia e attacco alle istituzioni.<br />
Una critica feroce al capitalismo, forse rivolta ai preparativi per le prossime Olimpiadi, oppure al sessantesimo anniversario dall&#8217;ascesa al trono della Regina Elisabetta, che si festeggia proprio in questi giorni.</p>
<p><strong>Sfruttamento</strong><br />
Non è chiaro se il luogo scelto, il muro di fianco al negozio Poundland (tutto a un euro), abbia un valore simbolico, ma stando a quanto dice il Telegraph, che ha pubblicato per primo la notizia, pare che nel 2010 Poundland abbia denunciato un fornitore indiano che costringeva un ragazzino di sette anni a lavorare cento ore a settimana.<br />
Fotografie dell&#8217;opera e interpretazioni si rincorrono sul web (anche perché qualcuno non è ancora convinto sia opera di Banksy), nell&#8217;attesa di capire quale sarà la sorte dell&#8217;ultima trovata dell&#8217;artista, visto che molti dei suoi lavori sono stati rimossi, distrutti o cancellati dal tempo.</p>
<p>Qui sotto <strong>Exit Through The Gift Shop</strong>, il film di Bansky su se stesso e la sua arte (con tanto di interviste con volto mascherato e voce distorta per conservare il mistero sulla sua figura)</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/h_RN4JMX2LQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.focus.it/curiosita/arte/banksy-colpisce-ancora_C12.aspx">qui</a></p>
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		<title>Chi è Banksy?</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jun 2012 09:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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È stato chiamato “l’invisibile dell’arte moderna”, “il rivoluzionario dei graffiti” e “l’artista senza nome”. Secondo il Daily mail si chiamerebbe Robert Banks, e sarebbe nato a Bristol il 28 luglio 1973, ma queste informazioni vengono contestate dal suo portavoce. In ogni caso, Bansky è soprattutto uno street artist, un graffitista di fama mondiale: le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>È stato chiamato “l’invisibile dell’arte moderna”, “il rivoluzionario dei graffiti” e “l’artista senza nome”. Secondo il Daily mail si chiamerebbe Robert Banks, e sarebbe nato a Bristol il 28 luglio 1973, ma queste informazioni vengono contestate dal suo portavoce. In ogni caso, Bansky è soprattutto uno street artist, un graffitista di fama mondiale: le sue opere sono tracciate sui muri, dalla Gran Bretagna alla Palestina.<br />
<a href="http://www.focus.it/curiosita/Il_re_dei_graffiti_C9.aspx">Guarda la gallery con le sue opere: Bansky, il re dei graffiti</a></p>
<p><strong>Banane</strong><br />
Tra le più famose quella che a Londra raffigura i protagonisti di Pulp Fiction che impugnano banane invece di pistole, ma anche la scala disegnata sul muro che separa Israele dai Territori Occupati della Cisgiordania: quasi tutte le sue opere, infatti, sono ironiche e provocatorie. Celebre anche la Gioconda con il viso giallo che lui stesso appese (di nascosto) al Louvre, o il cartello che mise nel recinto dei pinguini dello zoo di Londra con la scritta: “Il pesce ci fa schifo, il posto non ci piace, ci annoiamo a morte”. Nel 2009 si è tenuta a Bristol una mostra, Banksy vs Bristol Museum, che ha avuto 300 mila spettatori in tre mesi.</p>
<p>Ecco alcune delle opere di Bansky raccolte da un fan in una video-collezione:</p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/fGc4STK1Xas" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.focus.it/curiosita/arte/chi-e-banksy_C39.aspx">qui</a></p>
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		<title>Guardare e Scaricare Film in Streaming Gratis: ecco i migliori siti</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2012 12:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Con la chiusura di Megaupload e compagni, guardare film in streaming e scaricarli è diventato quasi impossibile.
Per il download dei film esistono ancora vari metodi, ma se invece volete guardare film in streaming, senza scaricarli, dove potete andare? Vediamo insieme quali sono i migliori siti su cui trovare film da guardare in streaming gratis.
Migliori siti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/jamesbond99.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/jamesbond99.jpg" alt="" title="jamesbond99" width="712" height="534" class="aligncenter size-full wp-image-3756" /></a></p>
<p>Con la chiusura di Megaupload e compagni, guardare film in streaming e scaricarli è diventato quasi impossibile.<br />
Per il download dei film esistono ancora vari metodi, ma se invece volete guardare film in streaming, senza scaricarli, dove potete andare? Vediamo insieme quali sono i migliori siti su cui trovare film da guardare in streaming gratis.</p>
<p><strong>Migliori siti di Streaming in Italia</strong><br />
Prima di tutto, un piccolo chiarimento.<br />
I siti che vi proponiamo di seguito pubblicano link a file video caricati online. In alcuni casi potrete scaricare i film direttamente sui vostri PC, mentre in altri casi potrete solo guardare i video online, in streaming appunto.<br />
I servizi sono tutti gratuiti.<br />
<strong>Attenzione, però</strong>: i materiali che guardate o scaricate sono spesso protetti dai diritti d’autore. Assumetevi dunque tutte le responsabilità del caso.<br />
Detto questo, possiamo procedere e andare a vedere quali sono <strong>i migliori siti per guardare film in streaming gratis</strong>.</p>
<p>Come potete notare, abbiamo creato una bella lista con tutti i principali siti italiani che vi consentono di guardare e scaricare film in streaming.<br />
Si tratta di servizi completamente gratuiti, che non richiedono nessuna registrazione. Non dovete fare altro che accedere al sito, cercare il film, mettervi comodi e guardarlo.<br />
Quasi tutti questi siti, poi, consentono di guardare non solo i film, ma anche le serie tv in streaming, direttamente da web.</p>
<p><a href="http://www.piratestreaming.com/">piratestreaming.com</a><br />
<a href="http://www.rapidstreaming.org/">rapidstreaming.org</a><br />
<a href="http://cineblog01.com/">cineblog01</a><br />
<a href="http://www.italiastreaming.com/">italiastreaming.com</a><br />
<a href="http://italia-film.com/">italia-film.com</a><br />
<a href="http://lambdastreaming.com/">lambdastreaming.com</a><br />
<a href="http://www.robinfilm.com/">robinfilm.com</a><br />
<a href="http://film-stream.tv/">film-stream.tv</a><br />
<a href="http://filmtoyou.com/">Filmtoyou.com</a><br />
<a href="http://www.filmakers.org/">filmakers.org</a><br />
<a href="http://streamingbb.org/">streamingbb.org</a><br />
<a href="http://latoweb24.info/">latoweb24.info</a><br />
<a href="http://www.instreaming.tv/">instreaming.tv</a></p>
<p><strong>I migliori siti italiani per guardare film in streaming</strong><br />
Bene, abbiamo concluso la nostra raccolta con i migliori siti italiani per guardare film in streaming.<br />
Se ne conoscete altri, non dovete fare altro che segnalarli nei commenti. Noi provvederemo ad aggiornare la lista.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.liquida.it/preview/film-gratis/19823884,19825532,19823884,19800083,19794384,19742165/?r=aHR0cDovL3d3dy5saXF1aWRhLml0L2ZpbG0tZ3JhdGlzLw==">qui</a></p>
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		<title>Groupalia “inciampa” sul terremoto</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3748</link>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2012 15:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[groupalia terremoto]]></category>
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Più una campagna pubblicitaria è controversa, più è facile che se ne parli: un assunto che molti professionisti del marketing conoscono bene, e di cui spesso si sono serviti. Il confine tra abile strategia pubblicitaria e “scivolone”, però, può rivelarsi sottile, soprattutto quando c’è di mezzo la potenza dei social network.
Una prova di come il [...]]]></description>
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<p>Più una campagna pubblicitaria è controversa, più è facile che se ne parli: un assunto che molti professionisti del marketing conoscono bene, e di cui spesso si sono serviti. Il confine tra <strong>abile strategia pubblicitaria</strong> e “<strong>scivolone</strong>”, però, può rivelarsi sottile, soprattutto quando c’è di mezzo la potenza dei <strong>social network</strong>.</p>
<p>Una prova di come il marketing 2.0 possa riservare spiacevoli sorprese, se non accuratamente gestito, è arrivata questa mattina, in concomitanza con la nuova forte scossa di terremoto che ha fatto tremare l’Emilia: alcune aziende hanno sfruttato la risonanza mediatica dell’evento per <strong>pubblicizzare offerte e prodotti</strong>, postando su <strong>Facebook e Twitter</strong> alcune proposte commerciali.</p>
<p>Il primo a inciampare sul terremoto è stato <strong>Groupalia</strong>, il sito che offre sconti e promozioni ai propri iscritti: approfittando dell’hashtag <a href="https://twitter.com/#!/search/%23terremoto">#terremoto</a>, al primo posto nella classifica dei Trend Topic, l’azienda ha twittato un inappropriato «paura del #terremoto? <strong>Molliamo tutto e scappiamo a Santo Domingo!</strong>», allegando il link alla pagina contenente le offerte per la vacanza dei sogni a prezzi stracciati. La rivolta è stata immediata: i navigatori &#8211; compresi due notissimi blogger di Ferrara, come Rudy Bandiera e Riccardo Scandellari &#8211; hanno incominciato a inviare commenti increduli e indignati, accusando l’azienda di «<strong>sciacallaggio 2.0</strong>».</p>
<p>Pochi minuti dopo, Groupalia <strong>ha fatto sparire il tweet </strong>incriminato e l’ha rimpiazzato con delle <a href="https://twitter.com/#!/GroupaliaIT">scuse ufficiali</a>: «Chiediamo scusa per il tweet sbagliato sul #terremoto, <strong>non era nostra intenzione</strong> offendere nessuno». Un debole tentativo di rimediare alla gaffe, che l’ormai scatenata Rete ha male accolto: «Io accetto le scuse, ma <strong>rimango infuriato</strong> &#8211; ha scritto uno dei più diplomatici &#8211; Pare siano morte altre persone e altre terrorizzate. Un po’ di buon senso». Ma la maggior parte dei commenti è ben poco comprensiva: «Stanno tirando fuori dalle macerie ora delle persone &#8211; ha scritto Francesca &#8211; Non sappiamo nulla ed è in atto un’emergenza reale. <strong>Vergogna!</strong>», e ancora «<strong>Troppo tardi</strong> per le scuse: non è stato un incidente, era sciacallaggio».</p>
<p>Ma Groupalia <strong>non è stato l’unico</strong> marchio che ha tentato di trasformare il dramma in proficua opportunità sfruttando le capacità di Twitter: il cinguettio promozionale dell’azienda di prodotti sportivi <a href="https://twitter.com/#!/brux_sport">Brux</a> («da oggi puoi <strong>assorbire le vibrazioni</strong> dei terremoti con Brux! ») ha gettato benzina sul fuoco alimentato dalla rabbia dei navigatori, tanto da costringere anche in questo caso a pubblicare <strong>immediate scuse</strong> sui “social” seguite da un <strong>comunicato</strong> sul sito con cui si dissociano da quella che viene definita «iniziativa di uno dei dipendenti di Brux Srl, produttore di Brux Sport», ed esprimono vicinanza a tutte le persone colpite da terremoti.</p>
<p>Anche in questo caso, le scuse sono state malamente accettate dalla comunità del Web, ancora più infuriata all’idea che la responsabilità dell’infausto commento sia stata scaricata <strong>sulle spalle di un singolo</strong>.<br />
Magra consolazione che l’eco della vicenda abbia contribuito a far salire rapidamente ai primi posti della classifica dei Trend Topic l’hashtag <a href="https://twitter.com/#!/search/%23groupalia">#Groupalia</a>: gioie e dolori dei social network&#8230;</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2012/05/29/APilOCcC-groupalia_inciampa_terremoto.shtml#axzz1wGsExh1n">qui</a></p>
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		<title>9+2 best practice efficaci per i brand su Facebook</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3741</link>
		<comments>http://blog.abcinteractive.it/?p=3741#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 May 2012 15:50:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[best practice facebook]]></category>
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A partire dal lancio ufficiale della Timeline per tutte le fanpage su Facebook si sono susseguiti numerosi studi e case history su come per alcuni brand questo layout abbia comportato benefici dal punto di vista dell’engagement dei likers, e come invece per altre aziende tali benefici non si siano visti per nulla, e anzi il [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/logoFacebook1.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/logoFacebook1.jpg" alt="" title="logoFacebook" width="712" height="405" class="aligncenter size-full wp-image-3745" /></a></p>
<p>A partire dal lancio ufficiale della Timeline per tutte le fanpage su Facebook si sono susseguiti numerosi studi e case history su come per alcuni brand questo layout abbia comportato benefici dal punto di vista dell’engagement dei likers, e come invece per altre aziende tali benefici non si siano visti per nulla, e anzi il cambio di layout sembra aver peggiorato le cose.</p>
<p>In realtà, forse, molto spesso a favorire i successi o gli insuccessi delle fanpage non è stato il cambio di layout, ma la scorretta gestione della pagina rispetto ai nuovi criteri imposti dalla Timeline. Si tratta molto spesso di una “forma mentis” sbagliata o non aggiornata alle nuove modalità di interazione stimolate grazie al Diario.</p>
<p>A questo proposito vediamo allora di dare qualche “dritta” agli amministratori delle fanpage per gestire al meglio la propria pagina fan, senza perdere likers già acquisiti e soprattutto sfruttando al meglio le potenzialità del mezzo Facebook. Un recente post di Mashable riassume le “9 best practice” per i brand su facebook: cercheremo di integrare questa analisi con qualche consiglio più specificamente legato alla realtà italiana, per rendere le indicazioni più utili e fattibili nel nostro paese.</p>
<p><strong>#1. I post con immagini raddoppiano l’engagement</strong><br />
Sappiamo molto bene quanto sia immediato il canale visivo quale veicolo principale di emozioni e sensazioni. Sappiamo inoltre che la vista è l’unico senso su cui vale la pena di puntare se vogliamo che l’utente salti i classici step del processo d’acquisto per passare direttamente dallo stimolo alla volontà di comprare un prodotto.<br />
Ecco allora che diventa importante far sì che i nostri aggiornamenti di stato su Facebook siano sempre accompagnati da immagini, meglio se emozionali e/o legate al nostro specifico prodotto o servizio (se ad esempio siamo un Hotel di fascia media, con un timido centro benessere,  allegare immagini di Spa da sogno sulle spiagge di Tahiti forse sarebbe percepito come troppo eccessivo e poco realistico).<br />
La Timeline, rispetto ai profili precedenti, è senza dubbio più “foto-centrica”, poiché assegna un valore notevole alle immagini, a partire dalla novità della copertina. Sfruttiamo questo potenziale accompagnando al testo anche immagini, è molto più semplice di quanto si pensi: basta anche solo un “dietro le quinte” di un progetto, uno scatto rubato durante la realizzazione di un prodotto, una fotografia simpatica, o un punto di vista diverso sul prodotto.</p>
<p><strong>#2. Sfruttate le festività e le ricorrenze</strong><br />
Le festività vanno sfruttate al meglio: realizzate immagini “su misura” per l’evento vestendo a festa il vostro prodotto e i fan vi seguiranno a ruota condividendo il post sulla loro bacheca. Non servono grandi idee innovative, solo un pizzico di creatività in più, per produrre qualcosa che possa generare coinvolgimento negli utenti verso il prodotto o il brand che amano. La viralità è assicurata, e così facendo aumenterete anche l’attesa dei fan alla ricorrenza successiva.</p>
<p><strong>#3. Puntate tutto sulla copertina</strong><br />
La copertina è la nuova welcome page: nonostante siano molte le indicazioni di facebook da rispettare nel produrre una cover image formalmente corretta e rispettosa dei vincoli imposti dal social, occorre riuscire nell’intento di stupire gli utenti con un’immagine creativa e di impatto, un giusto biglietto da visita per convincerli a seguirvi.<br />
Un’idea può essere quella di prevedere una comunicazione studiata ad hoc per la fanpage, usando caratteri o personaggi ideati appositamente per facebook. Altre strategie più tradizionali possono comunque portare vantaggio: puntare tutto sul prodotto, soprattutto se si tratta di qualcosa che invoglia a consumarlo (tipicamente il cibo), oppure puntare tutto sul proprio brand e sui valori che lo rappresentano, o ancora focalizzarsi sul team (come ha fatto recentemente Starbucks). Può essere utile cambiare la copertina in momenti speciali per l’azienda (anniversari, eventi, ecc..) o per il lancio di un nuovo prodotto o servizio.</p>
<p><strong>#4. Fate molta attenzione agli Insights</strong><br />
Monitorare le statistiche relative alla propria pagina è fondamentale per capire i fattori di successo e insuccesso dei propri post. Impariamo ad analizzare le voci più importanti e monitorarle nei mesi: vedrete che col tempo produrrete post sempre più interessanti e coinvolgenti, degni dei “like” dei vostri fan. Quali voci tenere maggiormente in considerazione? Le “best practice” in materia consigliano di monitorare costantemente i dati relativi a:<br />
<em>Persone che parlano di questo argomento</em>: numero di persone che hanno creato una notizia a partire dal contenuto del nostro post – si parla di notizia ogni volta che un fan clicca “mi piace” su un elemento, lo condivide o risponde in prima persona;<br />
<em>Portata</em>: numero di persone che hanno visualizzato un nostro post;<br />
<em>Utenti coinvolti</em>: numero di persone che hanno cliccato sul post;<br />
<em>Amici degli amici</em>: da un’idea della portata potenziale che i vostri post hanno;<br />
<em>Numero di  “Mi piace” e di “Non mi piace più” e dati demografici sui nostri utenti</em> (sesso, fascia d’età, provenienza)</p>
<p><strong>#5. Usate correttamente le opzioni “Mostra sempre in alto” e “Notizia in evidenza”</strong><br />
Hanno obiettivi differenti, dunque non usiamoli con lo stesso metro di misura. Inoltre le notizie in evidenza puntano tutto sull’immagine, quindi impostarle su post privi di foto non sarebbe molto efficace, così come non sarebbe corretto impostarli su post che contengono immagini sfocate o a bassa risoluzione. Una volta usata questa opzione, poi, occorre sempre impostare la posizione più corretta per la nostra foto, per non mettere in evidenza immagini tagliate o dettagli parziali.<br />
Per quanto riguarda invece il “Mostra sempre in alto”, possiamo utilizzarlo per promozioni a scadenza, o per aperture straordinarie: l’idea di base è che le notizie in alto siano in quella posizione per non perdersi mai tra gli altri post più estemporanei, quindi sfruttiamo questa possibilità ed educhiamo l’utente a riconoscere la differenza tra l’una e l’altra opzione.</p>
<p><strong>#6. Proponete concorsi interni</strong><br />
Questo è un classico delle fanpage da sempre: il concorso dedicato ai fan è un metodo tanto tradizionale quanto efficace per guadagnare like, visibilità e viralità. Le tipologie attualmente più utilizzate dalle brand page vanno dai semplici quiz ai concorsi di fotografia o di design e generalmente permettono di vincere gadget, sconti, viaggi , buoni spesa o elettrodomestici. In alternativa al concorso, che deve sempre rispettare le linee guida previste da Facebook, si possono prevedere coupon o scontistiche riservate ai likers, che non rientrano nelle “promozioni” interne, e pertanto non includono regolamentazioni ferree per la loro realizzazione.</p>
<p><strong>#7. Fate del VERO Customer Care!</strong><br />
Aprendo una fanpage avete la possibilità di offrire un vero “servizio”: perché non sfruttarlo? Siamo d’accordo che pubblicare foto, eventi, aggiornamenti, post divertenti sia utile a creare coinvolgimento e fedeltà negli utenti, ma non dobbiamo mai tralasciare l’aspetto legato all’utilità del servizio.<br />
Fare del customer care reale e concreto significa rispondere alle domande degli utenti, offrire valide alternative, suggerire link ai quali possono trovare risposta (c’è chi, come Marcopolo Expert, dedica un’apposita Tab al Customer Care) . Non da ultimo, cerchiamo di fare tutto ciò prima che sia pubblicato un nuovo post sulla pagina: è un segnale di interesse verso le necessità espresse dagli utenti; è sintomo che ci stiamo prendendo carico delle loro esigenze come un vero “centro assistenza”.</p>
<p><strong> #8. Sfruttate bene le quattro Tab a disposizione</strong><br />
Sappiamo bene quanto si sia ridotto il valore delle Tab con l’arrivo della Timeline. Sappiamo altrettanto bene che possiamo giocarci al meglio solo 4 Tab, delle quali una, la Tab Foto, è sempre fissa. Dunque le possibilità scendono a 3, poiché come risulta da molti studi recenti sono davvero pochi gli utenti che superano l’ostacolo della visualizzazione delle Tab e decidono di scoprire quali altre applicazioni sono disponibili sulla pagina cliccando sul menu a tendina. Cerchiamo di concentrare qui le app migliori, e/o le più recenti: un concorso a premi, un gioco particolare riservato ai fan, un piccolo shop interno, sono soltanto degli esempi.</p>
<p><strong>#9. Utilizzate il diario come un VERO diario</strong><br />
Anniversari, ricorrenze, feste importanti, momenti cruciali per l’azienda: segnalate sulla fanpage ogni momento che ha significato qualcosa per l’azienda, qualcosa di davvero significativo, e avrete capito come utilizzare al meglio la Timeline. Condividere avvenimenti importanti per il brand con i propri utenti significa farli letteralmente “entrare in azienda”!  Ai fan piace sapere da Facebook qualcosa che non sono in grado di sapere tramite altri canali: vogliono sentirsi speciali e ripagati del proprio “like” alla pagina.</p>
<p><strong>#10. Mai farsi prendere dal panico</strong><br />
Avete ricevuto critiche? Insulti? Diffamazioni? Non preoccupatevi e mantenete la calma. Gestire situazioni di questo tipo è all’ordine del giorno per qualsiasi brand su Facebook. Anzi, più si è seguiti più si è alla mercè degli utenti da “ufficio reclami”. D’altronde anche loro hanno diritto di esprimere liberamente il loro disagio a proposito del prodotto o del servizio offerto.<br />
L’importante è non farsi prendere dal panico e rispondere sempre in modo educato e cortese. Abbiamo visto troppe volte casi di critiche mal gestite dai Community Manager, magari anche solo dettati dalla paura di non saper cosa dire con un tono pacato, per non sembrare dei menefreghisti. E’ importante difendere il nostro brand, ma è altrettanto importante farlo nel modo giusto. Mai lasciare senza risposta commenti negativi o critiche degli utenti, soprattutto se nel frattempo abbiamo pubblicato altri post sulla pagina: è un chiaro segno di incapacità di gestione.</p>
<p> <strong>#11. Pubblicate post diversi per lingue diverse</strong><br />
Se decidete di aprire la vostra fanpage a un pubblico straniero, evitate di pubblicare all’interno dello stesso post più lingue diverse. Sfruttate l’opzione di pubblicazione in lingue differenti impostando il Paese (es. Italia, per post validi solo sul territorio italiano, tipicamente offerte e promozioni) oppure la Lingua (es. Italiano, per tutti gli italiani, anche coloro che risiedono all’estero, tipicamente per notizie che hanno validità internazionale). Pubblicare uno stesso post diviso in due lingue diverse può essere a lungo andare noioso per gli utenti, e troppo sbrigativo. Inoltre gli stessi commenti degli utenti saranno confusi e disordinati, così come le vostre risposte, in un continuo zig zag tra lingue diverse!<br />
Quelle che abbiamo riassunto qui sono naturalmente indicazioni di massima, applicabili non in tutti i contesti e in tutti i settori merceologici, ma riteniamo che possano ugualmente essere importanti per una corretta e ordinata gestione delle fanpage, che risponda il più possibile alle aspettative degli utenti.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/05/24/best-practice-brand-facebook/">qui</a></p>
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		<title>Google celebra Bob Moog un &#8220;doodle&#8221; per suonare il synth</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 15:43:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[doodle google]]></category>
		<category><![CDATA[inventore sintetizzatore]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Moog]]></category>

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		<description><![CDATA[
E&#8217; l&#8217;uomo che che ha rivoluzionato la musica contemporanea e solo un&#8217;altra rivoluzione poteva rendergli omaggio in modo così originale. Google celebra il settantottesimo anniversario della nascita di Robert Moog, l&#8217;inventore del sintetizzatore, con uno dei doodle più straordinari mai generati. Sulla homepage del motore di ricerca è a disposizione un sintetizzatore ultracompatto con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>E&#8217; l&#8217;uomo che che ha rivoluzionato la musica contemporanea e solo un&#8217;altra rivoluzione poteva rendergli omaggio in modo così originale. Google celebra il settantottesimo anniversario della nascita di <strong>Robert Moog</strong>, l&#8217;inventore del sintetizzatore, con uno dei doodle più straordinari mai generati. Sulla homepage del motore di ricerca è a disposizione un sintetizzatore ultracompatto con il quale si può suonare, modificare, registrare e postare on-line il proprio brano improvvisato su una minitastiera.</p>
<p>Robert Moog possedeva una fabbrica di strumenti musicali e nel 1963 creò uno dei primi sintetizzatori a tastiera, dando di fatto alla luce la musica elettronica. Il suo strumento è talmente celebre che spesso ci si riferisce al sintetizzatore semplicemente come &#8216;Moog&#8217;, così come la <strong>Fender</strong> e la <strong>Gibson</strong> sono sinonimi di chitarra elettrica e l&#8217;<strong>Hammond</strong> di tastiera elettronica.</p>
<p>Innumerevoli gli artisti che hanno costruito la propria fortuna sui Moog, ma su tutti spiccano i <strong>Tangerine Dream</strong> e <strong>Walter Carlos</strong>, che in &#8216;Switched on Bach&#8217; suonò le partiture del compositore interamente sul sintetizzatore. Il disco che ne fu tratto è tutt&#8217;oggi un bestseller assoluto. Moog morì nel 2005, dopo una lunga malattia.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/05/23/news/google_celebra_bob_moog_un_doodle_per_suonare_il_synth-35767905/">qui</a></p>
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		<title>Arriva sul sito e scappa! I peccati capitali del Web Design</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3730</link>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 15:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[web design]]></category>

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A chi non è successo di atterrare felice su un sito e di andarsene molto prima del previsto?
Quando uno o più elementi ci disturbano perdiamo facilmente la pazienza, e con la stessa velocità con cui Google ci fa atterrare su una pagina smettiamo di interagire con il sito (e potenzialmente con il brand alle sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>A chi non è successo di <strong>atterrare felice</strong> su un sito e di <strong>andarsene molto prima</strong> del previsto?<br />
Quando uno o più elementi ci disturbano perdiamo facilmente la pazienza, e con la stessa velocità con cui Google ci fa atterrare su una pagina smettiamo di interagire con il sito (e potenzialmente con il brand alle sue spalle).</p>
<p>Ecco alcuni esempi delle <em>top annoying features</em> per cui rabbrividiamo davanti allo schermo.</p>
<p><strong>Effetti speciali non richiesti</strong><br />
Musica: vi colpisce come uno schiaffo, può essere un vero kiss of death che vi porta dritti a chiudere la pagina.<br />
Troppi Flash: inutili, pesanti , fanno perdere tempo. Coprono le informazioni con lo scopo di intrattenere, e nessuno vorrebbe andare a cercare i contenuti tra gli effetti di un flash, senza un’interazione rilevante.<br />
Pop Up: ci può essere qualcosa di peggio per l’utente? Invasivi e asfissianti. Ok, il CTR va alla grande… ma è per sbaglio! Cosa te ne fai di click sprecati?</p>
<p><strong>Il sito labirinto</strong><br />
Contact Info: alcune aziende/persone hanno paura di mettere in evidenza i loro contatti. Ma se non vuoi farti trovare perché sei sul web?<br />
Mistero: sei riuscito a portarmi da te, hai 3 secondi per sparare le informazioni essenziali, non per far partire la caccia al tesoro su chi sei e cosa fai.<br />
Interazioni difficili: l’assenza di un search box rende il sito inaccessibile e fa desistere facilmente un utente. Così come un form contatti che fa inchiodare il PC.</p>
<p><strong>Anti-design e antipatico</strong><br />
Sfondi scuri e font minuscoli: grafica criminale. Poco leggibili, non convertono e stancano gli occhi.<br />
Diffusione dei contenuti: molti siti non offrono opzioni semplici per condividere i contenuti.<br />
Anti-social: Un facebook like non fa primavera: condividere i contenuti di un brand che fa il fantasma – o peggio parla a sproposito – sui social non ha davvero senso.</p>
<p>Web Designer di tutto il mondo, ricordatevi di noi poveri utenti ed evitateci questa tortura!</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/05/15/errori-web-design/">qui</a></p>
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		<title>Usi i social network? Fai carriera.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 14:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[reputazione online]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
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Chi condivide va avanti. Fa carriera, incoraggia il team, valorizza idee e professionalità facendo crescere se stesso e l&#8217;azienda per cui lavora. Le conclusioni di una ricerca realizzata da Millward Bown per Google, che il Sole 24 Ore ha visto in anteprima, smontano alcuni luoghi comuni sull&#8217;uso dei social network sul posto di lavoro. Emerge che [...]]]></description>
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<p>Chi condivide va avanti. Fa carriera, incoraggia il team, valorizza idee e professionalità facendo crescere se stesso e l&#8217;azienda per cui lavora. Le conclusioni di una ricerca realizzata da Millward Bown per Google, che il Sole 24 Ore ha visto in anteprima, smontano alcuni <strong>luoghi comuni</strong> sull&#8217;uso dei social network sul posto di lavoro. Emerge che chi li adopera per motivi professionali fa carriera più facilmente: l&#8217;86% degli intervistati è stato promosso di recente contro il 61% di chi non ne fa uso. È inoltre mediamente più soddisfatto del lavoro e si ritiene il 25% più produttivo ed efficiente. Non solo, più si sale nella scala gerarchica più i social network diventano familiari: il 71% di chi fa parte degli &#8220;staff senior&#8221; li impiega almeno una volta a settimana, contro il 49% degli utenti in ruoli junior.</p>
<p>«L&#8217;obiettivo della ricerca non è fornire una fotografia complessiva dell&#8217;adozione degli strumenti sociali online nell&#8217;industria italiana ed europea &#8211; spiega Roberto Rossi, analista di Millward Brown -. Abbiamo interrogato i dipendenti di aziende dove questi strumenti sono già disponibili, vedendo quali conseguenze hanno per chi ha una maggiore <strong>attitudine all&#8217;innovazione</strong>». Il campione è di 2.700 dipendenti in Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda, Spagna e Svezia provenienti da diversi settori: telecomunicazioni, media, trasporti, farmaceutico, retail, logistica.</p>
<p>La premessa è che internet ha cambiato la relazione tra sfera personale e professionale. L&#8217;esplosione dei social network come Facebook, Twitter e LinkedIn ha reso l&#8217;esperienza quotidiana della tecnologia fuori dall&#8217;azienda più smaliziata rispetto a quella che si trova sul posto di lavoro. Chi sa usare questi tool può aumentare la rete di conoscenze, tenere aggiornati amici nuovi e vecchi, rendersi più disponibile per il mercato del lavoro. C&#8217;è chi coltivando la sua <strong>reputazione online</strong> riesce a farsi un nome, il che non è un dettaglio visto che la ricerca su Google di nome e cognome è un modo per ottenere informazioni prima di un colloquio di lavoro, un meeting, un appuntamento. Proprio perché sfera professionale e personale tendono a mescolarsi, la ricerca consiglia di prestare particolare attenzione alla cura dei propri profili online, che oggi «sono un&#8217;estensione del curriculum».</p>
<p>Sull&#8217;onda di questo fenomeno che nasce nella sfera privata alcune aziende hanno implementato strumenti che cercano di riprodurre un&#8217;ambiente di collaborazione e interazione online con un fine dichiaratamente professionale. L&#8217;indagine prende in esame Jive, Yammer e Chatter, che permettono di lavorare a un progetto comune a distanza, condividendo le idee, abilitano la creazione di profili personali, community, chat, blog. I media sociali sul posto di lavoro consentono di trovare più rapidamente persone, informazioni e competenze (41%), favoriscono collaborazione e condivisione della conoscenza (37%), la crescita della rete di contatti (34%), riducono quantità e lunghezza delle mail (31%). A sorpresa l&#8217;Italia, insieme alla Spagna, è il Paese che che mostra il maggiore entusiasmo nei confronti dei social media sul posto di lavoro: un terzo del campione italiano (34%) dichiara di usare Facebook, LinkedIn, Twitter e Google Plus almeno una volta al giorno per attività professionali.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-05-21/social-network-carriera-conseguenze-213725.shtml?uuid=AbcWGIgF">qui</a></p>
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		<title>Controlla la ricchezza di Mark in tempo reale!</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 15:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[facebook share]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio zuckerberg]]></category>

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Non c’è che dire: Mark Zuckerberg – classe 1984 – ha sicuramente un futuro roseo, almeno dal punto di vista economico.
A questo proposito, sono in molti a cercare di capire a quanto potrebbe ammontare la ricchezza del giovane imprenditore, soprattutto dopo la quotazione in borsa della sua azienda. Visual.ly ha cercato di rispondere in modo [...]]]></description>
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<p>Non c’è che dire: Mark Zuckerberg – classe 1984 – ha sicuramente un futuro roseo, almeno dal punto di vista economico.</p>
<p>A questo proposito, sono in molti a cercare di capire a quanto potrebbe ammontare la ricchezza del giovane imprenditore, soprattutto dopo la quotazione in borsa della sua azienda. Visual.ly ha cercato di rispondere in modo scherzoso al dilemma, proponendo un’infografica che aggiorna in real time la ricchezza di Mark in funzione della quotazione delle azioni in Borsa.</p>
<p>Naturalmente quello che vi proponiamo di aeguito è uno screenshot: per controllare quanto è ricco Mark in tempo reale, andate a vedere direttamente l’infografica di <a href="http://visual.ly/how-much-zuckerberg-worth?view=true">Visual.ly</a>.</p>
<p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/facebook-zuckerberg-net-worth-infographic1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3718" title="facebook-zuckerberg-net-worth-infographic" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/facebook-zuckerberg-net-worth-infographic1.png" alt="" width="480" height="809" /></a></p>
<p>Che dire? Un’idea contagiosissima!</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/05/21/facebook-controlla-la-ricchezza-di-mark-in-tempo-reale-infografica/">qui</a></p>
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		<title>L’iPad e la custodia a prova di Suv!</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 15:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[accessori ipad]]></category>
		<category><![CDATA[custodie ipad]]></category>
		<category><![CDATA[ipad crash test]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ci piacciono tanto i gadget tecnologici ma amiamo anche essere sicuri che restino protetti, senza graffi e più simili possibile a come apparivano quando li abbiamo acquistati.
Per questo immediatamente dopo che abbiamo comprato un iPod o uno smartphone andiamo in cerca di tutti gli accessori irrinunciabili, la custodia in primis.
Per tutti i possessori di iPad è arrivata una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>Ci piacciono tanto i <strong>gadget tecnologici</strong> ma amiamo anche essere sicuri che restino protetti, senza graffi e più simili possibile a come apparivano quando li abbiamo acquistati.<br />
Per questo immediatamente dopo che abbiamo comprato un iPod o uno smartphone andiamo in cerca di tutti gli <strong>accessori irrinunciabili</strong>, la custodia in primis.</p>
<p>Per tutti i possessori di <strong>iPad</strong> è arrivata una custodia talmente resistente da proteggerlo addirittura da un SUV , con tanto di passaggio con la ruota a schiacciarlo sull’asfalto.<br />
La casa produttrice della <strong>Hammerhead Capo Hard Case </strong>per iPad ha invitato infatti un utente a testarne l’efficacia, e ha fornito al contributor di Wired<strong> James Floyd Kelly</strong> un iPad per l’esperimento.</p>
<p>L’idea per questo <em>crash test</em> fuori dagli schemi è venuta dalla casa madre dopo che era arrivata la segnalazione di un utente entusiasta: aveva lasciato sul tetto della macchina il suo iPad che appena partito aveva fatto un bel volo fino all’asfalto, ma grazie alla custodia non è andato in frantumi.<br />
Ok, il case non risultava più come nuovo, ma l’iPad era salvo e l’utente estremamente soddisfatto.</p>
<p>Vedere per credere: James Floyd Kelly è andato nel giardino di casa sua per eseguire il suo test scrupolosamente.<br />
Nel video che ha girato si vede come questa custodia portentosa possa resistere davvero ad un grosso truck che gli passa sopra e quanto entusiasmo e approvazione il tester ha espresso alla fine dell’esperimento.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/wOjuvq3sbEI?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il risultato è davvero brillante: il device è salvo e la custodia ha solo qualche graffio.<br />
Il case e l’iPad che hanno fatto da cavia sono stati rispediti indietro per “accertamenti”, e chissà a quali nuovi stress verranno sottoposti.</p>
<p>Il prezzo? È in vendita <strong>per meno di 40$ dollari</strong> <a href="http://www.amazon.com/gp/product/B007NMFPJY/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=jamesfloydkel-20&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=390957&amp;creativeASIN=B007NMFPJY">qui</a>, ma non c’è bisogno di ripetere l’esperimento.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/05/17/ipad-custodia/">qui</a></p>
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		<title>Google ha un graph che la sa lunga</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3698</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[google Knowledge Graph]]></category>
		<category><![CDATA[Knowledge Graph]]></category>

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Si chiama Knowledge Graph il nuovo progetto di Google: si tratta di un ulteriore strumento a supporto del suo motore di ricerca e che dovrebbe servire a &#8220;scoprire nuove informazioni velocemente e facilmente&#8221;. Per &#8220;graph&#8221; Google intende un &#8220;modello intelligente in grado di capire le entità del mondo reale e le loro relazioni le une [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/knowledge_graph-001.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/knowledge_graph-001.jpg" alt="" title="knowledge_graph-001" width="712" height="534" class="aligncenter size-full wp-image-3702" /></a></p>
<p>Si chiama <strong>Knowledge Graph</strong> il nuovo progetto di Google: si tratta di un ulteriore strumento a supporto del suo motore di ricerca e che dovrebbe servire a &#8220;scoprire nuove informazioni velocemente e facilmente&#8221;. Per &#8220;graph&#8221; Google intende un &#8220;modello intelligente in grado di capire le entità del mondo reale e le loro relazioni le une con le altre: fatti, dunque, non stringhe casuali di caratteri&#8221;.</p>
<p>Con Knowledge Graph, per il momento disponibile <strong>solo negli Stati Uniti</strong> ma già con opzioni specifiche per l&#8217;<strong>utilizzo mobile</strong>, Google intende dunque affinare le ricerche finora effettuate solo sulla base delle citazioni delle parole chiave e con i risultati che sono organizzati in base all&#8217;importanza stabilità dall&#8217;algoritmo PageRank.</p>
<p>Mountain View non arriva ad utilizzare l&#8217;aggettivo &#8220;semantico&#8221;, ma descrive semplicemente il tentativo di mettere in relazione la chiave di ricerca inserita dagli utenti (chiamata &#8220;oggetto&#8221;) con una <strong>selezione di concetti effettuata a monte</strong>: parla di circa 3,5 miliardi di diversi attributi impiegati finora per questa organizzazione, per il momento concentrata su 500 milioni di &#8220;oggetti&#8221;.</p>
<p>Così Knowledge Graph, che Google definisce &#8220;il primo passo verso la nuova generazione dei motori di ricerca&#8221;, promette di portare informazioni che sono rilevanti rispetto alla parola chiave, pur non citandola direttamente. Se si cercano informazioni su un pittore rinascimentale, dice BigG, il sistema restituirà risorse utili a documentarsi a tutto tondo sul movimento artistico, altri nomi famosi del periodo, tecniche di pittura ecc.</p>
<p>Graficamente Knowledge Graph segue una strada non dissimile da quella imboccata dal <strong>nuovo redesign</strong> di Bing: offre una colonna di risultati che occupa la fascia destra della pagina affiancandosi ai risultati tradizionali ed opzioni che permettono di affinare la ricerca originale definendo meglio l&#8217;oggetto: l&#8217;esempio che fa Mountain View è quello del &#8220;Taj Mahal&#8221;, parola che può riferirsi al monumento, ad un casinò, ad un musicista o ad un ristorante indiano nelle vicinanze.</p>
<p>Sempre sulla destra troveranno poi spazio le informazioni ritenute fondamentali sull&#8217;oggetto, organizzate in una sorta di specchietto in stile Wikipedia, selezionate in base alle precedenti ricerche aggregate compiute sull&#8217;argomento da altri utenti. Inoltre, accanto a queste trovano spazio curiosità e fatti che potrebbero in ogni caso risultare interessanti per l&#8217;utente perché, appunto, meno noti.</p>
<p>Dietro le quinte, in pratica, Knowledge Graph si appoggia a dati raccolti negli anni e su quanto finora cercato dagli utenti: una questione che ha naturalmente spinto gli osservatori a continuarsi a chiedere fin dove può arrivare l&#8217;occhio indiscreto di Google e cosa impedisce di fare invece il vincolo alla privacy degli utenti, anche se i loro dati vengono trattati in maniera aggregata.</p>
<p>Google, d&#8217;altronde, nel frattempo ha aumentato i dati raccolti e indicizzati dalle sue applicazioni web-crawling, i suoi bot: secondo lo sviluppatore canadese Alex Pankratov questi hanno ora imparato a comportarsi &#8220;più da umani&#8221; facendo girare anche i contenuti JavaScript e arrivando così ad esplorare anche i contenuti dinamici delle pagine.</p>
<p>Guarda il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mmQl6VGvX-c&#038;feature=player_embedded">video di presentazione</a>!</p>
<p>Tratto da <a href="http://punto-informatico.it/3520028/PI/News/google-ha-un-graph-che-sa-lunga.aspx">qui</a></p>
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		<title>Come creare un post efficace su Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:19:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media & Viral Video]]></category>
		<category><![CDATA[come scrivere post su facebook]]></category>
		<category><![CDATA[creare engagement facebook]]></category>
		<category><![CDATA[facebook engagement]]></category>
		<category><![CDATA[post facebook]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere su facebook]]></category>

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Tra acquisizioni (l’ultima? Glancee!) e innovazioni, Facebook si sta ormai avvicinando al miliardo di utenti. Un bacino molto interessante soprattutto per le aziende, che possono vantare su tantissime informazioni raccolte in un unico ‘luogo’ e che devono dunque fare di tutto per posizionarsi al meglio sul social di Zuckerberg. Pagine fan, ads &#038; so on: [...]]]></description>
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<p>Tra acquisizioni (l’ultima? Glancee!) e innovazioni, <strong>Facebook</strong> si sta ormai avvicinando al <strong>miliardo di utenti</strong>. Un bacino molto interessante soprattutto per le <strong>aziende</strong>, che possono vantare su tantissime informazioni raccolte in un unico ‘luogo’ e che devono dunque fare di tutto per <strong>posizionarsi al meglio</strong> sul social di Zuckerberg. Pagine fan, ads &#038; so on: di certo le opzioni per i brand e le imprese non mancano, ma <strong>è sui ‘fondamentali’ che si gioca la loro efficacia</strong>. E allora, banalmente, come scrivere post con <strong>elevati livelli di engagement</strong>, e che riescano davvero a creare una <strong>community</strong> intorno alla marca?</p>
<p>In questa direzione, un interessante studio di Buddy Media &#8211; Strategies for effective Facebook wall posts: a statistical review – riporta davvero tante informazioni a proposito. I risultati sono l’output delle analisi condotte per due settimane su un campione di <strong>200 fanpage di clienti</strong>, appartenenti a molteplici settori (entertainment, automotive, finance, retail, etc.)</p>
<p><strong>Lunghezza dei post</strong><br />
Prendiamo qui un principio dei mods: <em>less is more!</em> In effetti, i risultati mostrano una correlazione negativa tra lunghezza del post e livello di coinvolgimento degli utenti. Scrivete aggiornamenti brevi (<strong>1-80 caratteri</strong>), da leggere in poco tempo e <strong>impattanti</strong>.</p>
<p><strong>URL Shorteners</strong><br />
Non utilizzateli e avrete l’<strong>aumento del livello dell’engagement di 3 volte</strong>. In effetti, con un link visibile (es. “leggete il nuovo post di www.ninjamarketing.it!”) l’utente sa esattamente <strong>cosa troverà</strong> una volta cliccato. Meglio non fargli percepire che potrebbe avere delle sorprese! Nel caso vogliate risparmiare comunque qualche carattere, usate uno URL shortener specifico per i brand.</p>
<p><strong>Quando pubblicare?</strong><br />
Una domanda che affligge marketer e community manager da tempo, e anche noi ne avevamo già parlato tempo fa nel post “Pubblicare contenuti sui social media: le strategie di timing“. Tipicamente, i brand e le aziende pubblicano più post <strong>durante l’orario di apertura degli uffici</strong>, fino a metà pomeriggio. Mah – sorpresa! – gli <em>outsider</em> che pubblicano dopo ottengono un <strong>livello di engagement maggiore del 20%</strong>, probabilmente perché molte persone sono arrivate a casa e hanno trovato il tempo per rilassarsi davanti a <strong>Facebook</strong>. Cercate di postare contenuti al mattino presto o la sera tardi, quando la <strong>frequenza degli aggiornamenti </strong>è minore e ci sono più occasioni di visibilità.</p>
<p>Riguardo invece ai <strong>giorni migliori</strong>, la ricerca mostra come l’<strong>86% </strong>dei post sia pubblicato dal Lunedì al Venerdì, con picchi di engagement negli aggiornamenti verso il weekend. Ma i <strong>dati variano molto da settore a settore</strong>: per esempio, in quello dei media conviene evitare di pubblicare il Lunedì.</p>
<p><strong>Call to action</strong><br />
Post diversi veicolano azioni diverse dei fan. In breve:</p>
<p>Se volete un like, <strong>chiedetelo</strong> (“<em>vi piace?</em>”);<br />
Se volete un commento, <strong>domandate</strong> (le pubblicazioni che terminano con una domanda hanno anche un livello di engagement maggiore del <strong>15%</strong>);</p>
<p><strong>Conclusioni: content is (still) king!</strong><br />
Facebook può diventare una piattaforma di enorme aiuto nelle <strong>relazioni</strong> con i consumatori e gli altri stakeholder. Basta ricordarsi di rimanere semplici e dare agli utenti ciò che desiderano. Per fare questo, un’<strong>analisi ex-ante delle statistiche anagrafiche della vostra base fan</strong> sarà necessaria. Per il resto, cercate di mixare rigore e creatività, trovando sempre nuove modalità di coinvolgimento. E ricordate che i <strong>post multimediali</strong> (immagini, video, etc.) attivano più delle ‘sole’ parole.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/05/16/post-efficace-facebook/">qui</a> </p>
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		<title>Think Insights!</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing & Advertising]]></category>
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		<category><![CDATA[google trends]]></category>
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		<category><![CDATA[web marketing tool]]></category>

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Da oggi Google offre maggiori dati e strumenti per conoscere e capire i comportamenti dei consumatori. Think Insights amplia i dati e gli strumenti a disposizione per le ricerche di mercato includendo i risultati di 21 paesi di Europa, Medio Oriente e Africa.
Nella Research Library è possibile visualizzare per paese, settore, obiettivi di marketing, tipo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>Da oggi Google offre maggiori dati e strumenti per conoscere e capire i comportamenti dei consumatori. Think Insights amplia i dati e gli strumenti a disposizione per le ricerche di mercato includendo i risultati di 21 paesi di Europa, Medio Oriente e Africa.</p>
<p>Nella <strong>Research Library</strong> è possibile visualizzare per paese, settore, obiettivi di marketing, tipo di piattaforma e anno le ricerche, i case studies, le interviste, le infografiche e tanto altro.</p>
<p>Con <strong>Insights MENA</strong> e <strong>Insights Africa</strong> è  possibile scoprire le abitudini di utilizzo dei media in Medio Oriente e Africa.</p>
<p>Utilizzando i <strong>Display Benchmark Tools</strong> è possibile confrontare i risultati delle vostre campagne di marketing con quelli di altre aziende del vostro stesso settore o della vostra stessa area geografica.</p>
<p>Queste sono solo <strong>alcune delle novità</strong> di Google per Think Insight, tutte completamente gratuite! Cosa state aspettando? Correte a consultare Think Insights!</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/05/15/con-think-insight-tante-nuove-statistiche-per-le-vostre-strategie-di-marketing/">qui</a></p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/1wQYwajOwuA?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>«Io e Zuckerberg ad Harvard. Il genio che supera la morale»</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 12:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media & Viral Video]]></category>
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Mark Zuckerberg e io siamo nati nello stesso anno, il 1984. Nel 2004 ci siamo trovati per un paio di settimane nello stesso edificio, un dormitorio di Cambridge, Massachusetts, a poche porte di distanza &#8211; lui studiava a Harvard, io ero in visita. La persona che mi ospitava mi ha parlato del suo sito &#8211; [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/jesse-eisenberg-as-mark-zuckerberg.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/jesse-eisenberg-as-mark-zuckerberg.jpg" alt="" title="jesse-eisenberg-as-mark-zuckerberg" width="712" height="479" class="aligncenter size-full wp-image-3683" /></a></p>
<p>Mark Zuckerberg e io siamo nati nello stesso anno, il 1984. Nel 2004 ci siamo trovati per un paio di settimane nello stesso edificio, un dormitorio di Cambridge, Massachusetts, a poche porte di distanza &#8211; lui studiava a Harvard, io ero in visita. La persona che mi ospitava mi ha parlato del suo sito &#8211; una cosa interna all&#8217;università, che ai tempi si chiamava Thefacebook. Sono passati otto anni: io ho pubblicato due romanzi, lui ha creato un sito con 900 milioni di iscritti. Oggi, a pochi giorni dalla quotazione sul Nasdaq, è stimato intorno ai cento miliardi di dollari; in questo periodo, quindi, Mark l&#8217;ha fatto crescere di circa <strong>sessanta milioni al giorno</strong>. Anche la domenica.</p>
<p>Raccontare la storia di Facebook significa fare un <strong>elenco di smisuratezze</strong>. Il sito è nato per facilitare la comunicazione fra compagni di corso, e oggi ha quasi un miliardo di iscritti; si è inserito in modo più o meno profondo nella vita di milioni di persone, che lì si conoscono, si scrivono, condividono link, musica, video; per molti ha trasformato irrimediabilmente l&#8217;essenza stessa della Rete, accendendo (o cavalcando, o parassitando, a seconda del punto di vista) la cosiddetta rivoluzione dei «social media». E molte altre rivoluzioni, di vario segno, sono collegate all&#8217;operato di Facebook: un rapporto problematico e conflittuale con la tutela della privacy, dopo la libertà del web 1.0; una nuova ondata di start-up che si sono arricchite sviluppando applicazioni interne al sito; e, non da ultimo, l&#8217;affermarsi di un personaggio molto difficile da inquadrare, il primo nato degli anni Ottanta a entrare di diritto nella <strong>classe dirigente mondiale</strong>.</p>
<p>C&#8217;è una versione di Mark Zuckerberg che è un <strong>caso-studio eroico della meritocrazia</strong>. Introverso e intelligentissimo, sin da piccolo ossessionato dalla programmazione, è riuscito a costruire un impero a partire da un&#8217;ottima intuizione e dalla capacità di promuoverla &#8211; in poco tempo, e senza capitali di famiglia. Si è impegnato a donare in beneficenza metà dei suoi averi; ha promosso una cultura aziendale giocosa e tollerante, interessata ad assecondare le passioni dei dipendenti e a incoraggiarne la creatività. Incarna l&#8217;essenza dello «smanettone», astratto e semplice e buono, in grado di indossare con totale disinvoltura uno dei più consistenti patrimoni del mondo (il trentacinquesimo, per l&#8217;esattezza), perché in fondo di quelle cose si cura poco. In questa versione, Mark Zuckerberg ha realizzato il famoso ammonimento di Hemingway a Fitzgerald, secondo cui i ricchi non sono diversi da me e te, hanno solo più soldi. Anni fa, delle sue foto private sono state diffuse da un hacker (che per ottenerle ha sfruttato, curiosamente, un «buco» di Facebook). In una è con la fidanzata e dà da mangiare a un cagnolino, seduti per terra in un appartamento, e sembriamo io e Manuela; in un&#8217;altra è con Obama.</p>
<p>C&#8217;è però un&#8217;<strong>altra versione</strong> di Mark Zuckerberg, che per ogni vanto mostra l&#8217;interesse, la doppiezza, la pianificazione. In questa versione, Zuckerberg ha brigato e trafficato per estromettere da Facebook chi l&#8217;aveva ideato con lui; ha aperto il varco allo smercio sistematico di dati personali su Internet; ha sviluppato un nuovo modo di sfruttamento professionale, in cui sotto la maschera delle «passioni» un&#8217;azienda rende obbligatorio, e monetizza, un impegno privato che in teoria dovrebbe essere facoltativo. La sua filantropia sarebbe solo un tentativo di smarcarsi dalla fama di disonestà, e l&#8217;immagine spigliata di ventenne qualunque un camuffamento ipocrita e affettato. Questa versione di Mark Zuckerberg ha compreso l&#8217;importanza dell&#8217;orizzontalità, dell&#8217;eguaglianza, nelle comunità del web 2.0, e ne ha usurpato la facciata per accreditarsi come suo <strong>timoniere</strong>, mascherando un&#8217;ambizione sfrenata e un bisogno ossessivo di controllo. Ogni volta che con un mio coetaneo parlo di Zuckerberg finiamo per discutere di queste due versioni, rivoluzionario e democristiano, Garibaldi e gattopardo. Qual è quella vera?</p>
<p>Questa domanda è irrilevante. Peggio: è colpevole, perché incoraggia a interrogarsi scandalisticamente sul chi dando per scontato il cosa. Mark Zuckerberg come persona potrà anche essere infido e manipolatore &#8211; in ultima analisi, peggio per lui; ma per una società, come modello, lui è qualcuno che ha avuto un&#8217;intuizione sul funzionamento dei rapporti fra le persone e degli affetti, e l&#8217;ha trasformata in oro. (Questo, fra l&#8217;altro, fa di lui uno scrittore: anziché romanzi ha scritto pagine di codice, ma l&#8217;attività di partenza era la stessa, capire e scrivere. Ma divago). Da quest&#8217;intuizione ha costruito un impero, cambiando la vita di centinaia di milioni di persone. Ciò non rende irrilevante la questione morale, ma la mette su un altro piano. La questione morale è privata: ha a che fare col giudizio che si dà su una persona, ed eventualmente con l&#8217;<strong>alibi </strong>che si trova per se stessi per non aver seguito quella strada. La storia di Mark Zuckerberg, però, è pubblica.</p>
<p>Le biografie antiche si basavano spesso sul principio che, se la storia è maestra di vita, è lecito mentire a fin di bene, perché migliorando gli uomini illustri si migliora l&#8217;esempio che hanno da offrire. Sarebbe interessante fare lo stesso con Zuckerberg. Il modello che dà, se gli si presta fede, è utile, perché se più persone fossero come lui sostiene di essere, la società sarebbe complessivamente migliore. Che Mark Zuckerberg nei fatti sia o meno così è tutto sommato secondario. È difficile pensare alla sua storia senza provare invidia e vertigini; stare a cavillare sugli scheletri nell&#8217;armadio è l&#8217;alibi di chi preferisce rifiutare gli esempi piuttosto che provare a seguirli. In Italia, però, amiamo gli esempi sporchi, i modelli complessi e ricchi di ombre: probabilmente perché usciamo meglio dal paragone, e teniamo all&#8217;alibi più che al modello stesso. Oggi Mark Zuckerberg lo scrittore compie ventotto anni: uno più di Nicole Minetti, uno meno di Antonio Cassano, un mese appena più di me. Non devo perdermi d&#8217;animo. Ho ancora un po&#8217; di tempo.</p>
<p><strong>Vincenzo Latronico</strong>*<br />
*Scrittore, il suo ultimo romanzo è «La cospirazione delle colombe» (Bompiani)</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.corriere.it/economia/12_maggio_14/io-e-zuckerberg-ad-harvard-il-genio-che-supera-la-morale-vincenzo-latronico_99234124-9d85-11e1-99ad-758cf3da80f7.shtml">qui</a></p>
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		<title>Il nuovo Windows penalizza Firefox?</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 11:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Harvey Anderson è vicepresidente e consigliere generale di Mozilla Corporation, la società che si occupa di coordinare lo sviluppo dei programmi per conto della Mozilla Foundation, come il browser Firefox. Uno dei compiti di Anderson è tutelare le applicazioni della società dalle mosse ritenute sleali della concorrenza, che potrebbero complicare la libera diffusione di alcuni [...]]]></description>
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<p>Harvey Anderson è vicepresidente e consigliere generale di Mozilla Corporation, la società che si occupa di coordinare lo sviluppo dei programmi per conto della Mozilla Foundation, come il browser Firefox. Uno dei compiti di Anderson è tutelare le applicazioni della società dalle mosse ritenute sleali della concorrenza, che potrebbero complicare la libera diffusione di alcuni software e rendere anche la vita difficile agli utenti. Sul blog ufficiale di Mozilla, ieri Anderson ha scritto un post accusando <strong>Microsoft </strong>di aver stabilito <strong>limitazioni eccessive</strong> per i browser nella propria prossima versione di Windows allo scopo di favorire Internet Explorer, il programma per navigare online della stessa Microsoft.</p>
<p>Il problema, spiega Anderson, riguarderà la versione di <strong>Windows 8</strong> realizzata per i dispositivi che utilizzano i processori di tipo ARM, e che sarà chiamata <strong>Windows RT </strong>per distinguerla da quella per sistemi tradizionali (x86). Questi microprocessori hanno la caratteristica di consumare poca energia, in rapporto alle loro prestazioni, e si sono quindi affermati molto rapidamente nel mercato dei dispositivi mobili come tablet e smartphone. Microsoft ha deciso di realizzare una versione del suo sistema operativo compatibile con questi processori per provare a espandere la propria presenza anche sui tablet, dove fino a ora la competizione è stata sostanzialmente tra Android e l’iOS degli iPad.</p>
<p>Come ampiamente anticipato nei mesi scorsi, il nuovo Windows avrà due “ambienti” in cui sarà possibile utilizzare i programmi. Uno sarà del tutto simile all’attuale, con il classico desktop, le icone, le finestre e la barra di stato; l’altro, invece, sarà basato su una nuova interfaccia che si chiama <strong>Metro</strong> e già utilizzata con un buon successo sugli smartphone che usano Windows Phone. Molto colorata ed essenziale, Metro privilegia l’esecuzione delle applicazioni a tutto schermo e l’utilizzo del touchscreen per spostarsi tra i vari programmi. Su Windows 8 chi produce le applicazioni potrà creare versioni dei suoi software sia per la versione desktop sia per Metro, mentre secondo Mozilla su Windows RT ai produttori di programmi sarà consentito di realizzare solamente le applicazioni per la nuova interfaccia e non per quella classica.</p>
<p>Firefox e gli altri browser potranno quindi esistere nella versione per Metro, che per come è fatta consente di offrire meno funzionalità avanzate agli utenti, mentre nella versione classica sarà solamente possibile utilizzare Internet Explorer. Scrive Anderson: “Considerato che Internet Explorer può funzionare su Windows per ARM, non c’è alcuna ragione tecnica per cui gli altri browser non possano fare lo stesso”.</p>
<p>Secondo il responsabile di Mozilla, se Microsoft non cambierà le regole, il mercato dei browser subirà un danno per quanto riguarda la libera concorrenza e la produzione di nuove soluzioni per gli utenti. Il problema potrebbe ingrandirsi e diventare molto serio in futuro: per ora le tecnologie ARM sono principalmente utilizzate sui dispositivi mobili, ma la disponibilità di un sistema operativo come Windows renderà questi sistemi rilevanti anche per i personal computer tradizionali. Il timore di Anderson è che su PC, tablet, portatili e altri dispositivi di domani i browser alternativi a Internet Explorer non abbiano spazio, come del resto era successo qualche anno fa prima che le <strong>autorità antitrust</strong> imponessero a Microsoft di rendere più semplice e libera la scelta del browser da usare su Windows.</p>
<p>Microsoft per ora non ha diffuso alcun commento ufficiale al post di Anderson. Le informazioni su Windows RT non sono ancora molte e osservatori ed esperti attendono qualche dettaglio in più sulla versione per ARM del nuovo Windows, comprese notizie su come saranno effettivamente gestite le applicazioni realizzate dagli altri produttori. Microsoft ha per ora confermato che su Windows RT saranno disponibili particolari versioni di Internet Explorer e del suo insieme di programmi per la produttività Office, ricordando che i sistemi con ARM non saranno una <strong>seconda scelta </strong>per gli utenti, rispetto ai sistemi basati su processori più tradizionali.</p>
<p>La società vuole recuperare il terreno perso nei confronti della concorrenza, portando Windows anche sui tablet. E su questi dispositivi Windows RT potrebbe rivelarsi un sistema “chiuso”, basato su scelte commerciali paragonabili a quelle adottate da Apple per il proprio iPad, che prevedono particolari limitazioni per i produttori di applicazioni.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilpost.it/2012/05/10/il-nuovo-windows-penalizza-firefox/">qui</a></p>
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		<title>Angry Birds Land, il parco degli uccellini arrabbiati</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 15:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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I volatili arrabbiati più famosi del mondo hanno trovato un nido speciale. Si tratta dell’ Angry Birds Land, in Finlandia, un parco divertimenti interamente dedicato al più celebre dei videogiochi della Rovio Entertainment, la società che lo ha creato nel 2009 e che ha ragiunto i 500 milioni di download nel 2011. 
Il parco è [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Face-book-encages-Angry-Birds.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Face-book-encages-Angry-Birds.jpg" alt="" title="Face-book-encages-Angry-Birds" width="712" height="445" class="aligncenter size-full wp-image-3673" /></a></p>
<p>I volatili arrabbiati più famosi del mondo hanno trovato un nido speciale. Si tratta dell’ Angry Birds Land, in Finlandia, un parco divertimenti interamente dedicato al più celebre dei videogiochi della Rovio Entertainment, la società che lo ha creato nel 2009 e che ha ragiunto i 500 milioni di download nel 2011. </p>
<p>Il parco è stato costruito all’interno di Särkänniemi, un grosso adventure park in provincia di Tampere, a Nord di Helsinki. L’area a tema Angry Birds è stata presentata il 28 aprile, ma sarà praticabile soltanto dall’ 8 giugno perché alcune giostre e alcuni percorsi di gioco sono ancora di fase di costruzione e allestimento.</p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/foto/2012/05/10/angry-birds-land-parco-giochi-rovio-34656.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/J87W_CzzxOc?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Fb lancia il suo App Store</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 13:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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A pochi giorni dall&#8217;Ipo, Facebook continua a macinare novita&#8217;: ha appena annunciato che sta per mettere online il suo app store, sulla scia del pioniere Apple.
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/facebook-like.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/facebook-like.jpg" alt="" title="facebook-like" width="712" height="451" class="aligncenter size-full wp-image-3669" /></a></p>
<p>A pochi giorni dall&#8217;Ipo, Facebook continua a macinare novita&#8217;: ha appena annunciato che sta per mettere online il suo app store, sulla scia del pioniere Apple.</p>
<p>Si chiamera&#8217; &#8216;App Center&#8217; e aiutera&#8217; gli utenti a scaricare app su qualsiasi piattaforma, dal web, fino a iOs e Android. Gli sviluppatori emergenti potranno vendere le proprie app attraverso un canale privilegiato, verranno messe in evidenza quelle che rispondono a precisi parametri qualitativi di Facebook e al rating degli utenti.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2012/05/10/Fb-lancia-suo-App-Store_6847522.html">qui</a></p>
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		<title>Contenuti di Qualità: il primo content marketplace italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Ogni buon Webmaster dall’alto della sua esperienza, sia per necessità, sia per virtù, conosce l’importanza di un buon lavoro di SEO, acronimo per Search Engine Optimization.
Grazie alle parole chiave, i motori di ricerca (Google, Bing, Yahoo! ed altri) rendono possibilel’indicizzazione delle pagine web e la conseguente possibilità per gli internauti di trovarle con assoluta facilità. Ciò significa che, affinchè [...]]]></description>
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<p>Ogni buon <strong>Webmaster</strong> dall’alto della sua <strong>esperienza</strong>, sia per necessità, sia per virtù, conosce l’importanza di un buon lavoro di <strong>SEO, acronimo per Search Engine Optimization</strong>.</p>
<p>Grazie alle <strong>parole chiave</strong>, i motori di ricerca (Google, Bing, Yahoo! ed altri) rendono possibile<strong>l’indicizzazione delle pagine web</strong> e la conseguente possibilità per gli internauti di trovarle con assoluta facilità. Ciò significa che, affinchè sia possibile che il traffico internet giunga al proprio sito, è necessario <strong>tener conto e impostare una strategia di ottimizzazione</strong> per i motori di ricerca improntata sulla <strong>valorizzazione dei contenuti</strong> presenti sulla pagina o nel sito.</p>
<h2>Cosa s’intende per ottimizzazione?</h2>
<p>L’ottimizzazione consiste nel <strong>corredare un testo</strong> e quindi generalmente il contenuto di una web page, con una serie di elementi come <strong>keyword</strong>, capaci di aumentare la qualità del sito web e conseguentemente la sua <strong>visibilità sui motori di ricerca</strong>.</p>
<p>Per rendere tutto questo più semplice e a portata di click, l’italianissimo <strong>Roberto Zambon</strong>, web writer di professione, e <strong>l’agenzia Abbati &amp; Venafro</strong>, hanno ideato e messo in piedi un portale denominato <a href="http://www.contenutidiqualita.com/">Contenuti di Qualità</a>.</p>
<p>Nato e sviluppato per essere <strong>il primo content marketplace italiano di articoli già pronti</strong>, il sito ha come obiettivo la possibilità di fornire a quanti ne abbiano necessità contenuti non solo idonei ad aumentare le parole chiave e quindi la visibilità, ma anche tali da <strong>fornire spunti per stimolare commenti</strong> (dunque traffico) e migliorare l’interazione sociale sul sito.</p>
<h2>Una bella opportunità per i web writers</h2>
<p>Inoltre, a differenza di quanto già avviene con altri content marketplace, i webwriter che collaborano alla stesura dei testi per Contenuti di Qualità ricevono una <strong>bella fetta del prezzo finale dell’articolo, ben l’85%!</strong></p>
<p><strong>Un progetto interessante</strong>, una bella novità qui in Italia che speriamo prenda piede, venga apprezzata e soprattutto sfruttata al pieno delle sue potenzialità da quanti abbiano necessità di <strong>aumentare traffico</strong>, <strong>visibilità e content quality</strong> delle proprie pagine web <strong>senza spendere capitali</strong> e soprattutto senza perdere molto tempo.</p>
<p>Ma non soffermiamoci solo sull’aspetto utente finale, perchè a onor del vero, è anche <strong>una bella opportunità per tutti quei webwriter</strong> che vorranno <strong>vendere i propri elaborati di qualità e provare a metter su qualche quattrino</strong>.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/05/05/contenuti-di-qualita-il-primo-content-marketplace-italiano/">qui</a></p>
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		<title>Facebook è un po&#8217; più italiano grazie a Glancee</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3659</link>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 08:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[App]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[facebook app]]></category>
		<category><![CDATA[Glancee]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dopo aver acquisito Gowalla e Instagram, ora il social network fondato da Mark Zuckerberg continua a fare spese, acquistando Glancee.
Glancee è un&#8217;applicazione per smartphone e tablet, nata nel 2010, che permette di individuare le persone con gusti affini ai propri &#8211; basandosi sugli amici e sugli interessi in comune, non necessariamente identici ma almeno simili &#8211; e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p>Dopo aver acquisito Gowalla e Instagram, ora il social network fondato da Mark Zuckerberg continua a fare spese, acquistando Glancee.</p>
<p>Glancee è un&#8217;applicazione per smartphone e tablet, nata nel 2010, che permette di individuare le persone con gusti affini ai propri &#8211; basandosi sugli amici e sugli interessi in comune, non necessariamente identici ma almeno simili &#8211; e che si trovano nelle vicinanze.</p>
<p>L&#8217;app sfrutta quindi le tecniche di geolocalizzazione e, per chi teme per la propria privacy, è un&#8217;altra potenziale violazione della riservatezza (per quanto, come pressoché tutte le altre, avvenga su base volontaria).</p>
<p>Dal punto di vista di Facebook si tratta di garantire una presenza più massiccia nel settore mobile, un mercato dove l&#8217;app ufficiale del social network è sì diffusa ma allo stesso tempo non permette di generare introiti.</p>
<p>Due dei tre fondatori di Glancee sono di origine italiana: si tratta di Andrea Vaccari (attuale CEO) e di Alberto Tretti (attuale COO), che hanno dato origine all&#8217;app insieme al canadese Gabriel Grise (attuale CTO).</p>
<p>Facebook continua così ad allargare il numero dei servizi offerti agli utenti e si avvicina a grandi passi all&#8217;ormai imminente quotazione in Borsa, che dovrebbe avvenire il prossimo 18 maggio.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&#038;cod=17430">qui</a></p>
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		<title>Nuove tecniche di stampa lenticolare: più qualità, meno spessore</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3654</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 14:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
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Vi avevamo già parlato di stampa lenticolare, modo di comunicare innovativo ed efficace. Ed il fatto che un’azienda tutta italiana (TreD) sia leader del settore in Europa personalmente mi fa molto piacere, perché vuol dire che la qualità del Made in Italy è viva e combatte, nonostante il periodo economico complicato.
Ricordiamo che le lastre lenticolari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/429726_322926374413180_131119836927169_883736_192806437_n.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3655" title="429726_322926374413180_131119836927169_883736_192806437_n" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/429726_322926374413180_131119836927169_883736_192806437_n.jpg" alt="" width="712" height="515" /></a></p>
<p>Vi avevamo già parlato di stampa lenticolare, modo di comunicare <strong>innovativo ed efficace</strong>. Ed il fatto che un’azienda tutta italiana (<a href="http://www.lenticolare.it/">TreD</a>) sia leader del settore in Europa personalmente mi fa molto piacere, perché vuol dire che la qualità del <strong>Made in Italy</strong> è viva e combatte, nonostante il periodo economico complicato.</p>
<p>Ricordiamo che le lastre lenticolari sono delle vere e proprie lenti d’ingrandimento, seppur piccolissime, sovrapposte ad una stampa, che conferiscono ad un’immagine (quindi un elemento in due dimensioni) l’effetto desiderato. La ricerca continua su <strong>software, materiali e processi produttivi</strong> ha portato ad una nuova linea di prodotti (o meglio, tre):</p>
<p><a href="http://www.lenticolare.it/it-it/h3dsystem/3dxd.aspx">XD – Extra Depth</a>: Alla lettera, <strong>profondità estrema</strong>: con questa tecnica di stampa si ottengono una nitidezza senza paragoni e la possibilità di rappresentare anche il <strong>volume degli oggetti</strong>, dando così l’illusione dei diversi piani dello spazio. Il tutto senza usare i classici occhialini.</p>
<p><a href="http://www.lenticolare.it/it-it/h3dsystem/3dxm.aspx">XM – Extra Motion</a>: c’era già la possibilità di stampare <strong>un breve filmato</strong>, ma con questa nuova tecnica il movimento è ancora più <strong>fluido e brillante</strong>, a favore di un maggiore realismo. Per sorprendere ancora di più l’osservatore con un’animazione su un supporto tradizionalmente statico (come un cartolina o un packaging).</p>
<p><a href="http://www.lenticolare.it/it-it/h3dsystem/3dxs.aspx">XS – Extra Slim</a>: un nuovo tipo di materiali permette di realizzare effetti 3D e di movimento su uno spessore di <strong>pochi decimi di millimetro</strong>, garantendo comunque una <strong>totale leggibilità</strong> anche dei più piccoli dettagli, grazie all’altissima densità delle lenti e l’alta qualità della stampa.</p>
<p>Con un occhio all’ecologia (i materiali sono <strong>completamente riciclabili</strong>), gli utilizzi possibili sono innumerevoli: dai <strong>gadget</strong> (magneti, adesivi) al <strong>marketing in-store</strong>, dalle <strong>affissioni</strong> esterne o interne (stazioni della metropolitana, aeroporti) agli <strong>stand</strong> espositivi, fino ad arrivare alle <strong>installazioni artistiche</strong>. Ad esempio, la danese <strong>Annette Meyer</strong> si è affidata alla stampa lenticolare per esporre al Trapholt Museum, in Danimarca, la sua mostra intitolata “Icon Dressed/Body Wrapping”, in cui una serie di pannelli ricrea una sfilata di moda virtuale.</p>
<p>Chi  ha detto che la stampa sta morendo? La comunicazione efficace può avvenire tramite qualsiasi mezzo, e la stampa lenticolare è sicuramente uno di questi.</p>
<p><em>L&#8217;eccellenza della stampa lenticolare è l&#8217;obiettivo di TreD. Un team giovane e propenso all&#8217;innovazione che grazie al sistema proprietario H3D System ha dato vita alla nuova generazione di effetti lenticolari ad alta definizione. I confini della stampa lenticolare sono in continua espansione, così come le possibili applicazioni, che spaziano dall&#8217;allestimento di grandi pareti per soluzioni decorative ed espositive personalizzate, ad oggetti di piccolo formato utili in ambiti promozionali e per utilizzi di marketing e comunicazione innovativi. Per maggiori informazioni visita il sito</em><a href="http://www.lenticolare.it/"> www.lenticolare.it/</a></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/05/02/nuove-tecniche-di-stampa-lenticolare-piu-profondita-piu-fluidita-meno-spessore/">qui</a></p>
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		<title>Samsung Galaxy SIII, ecco il rivale dell&#8217;iPhone 5.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 13:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Hi Tech]]></category>
		<category><![CDATA[iPhone 5]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi londra sponsor]]></category>
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		<category><![CDATA[siri iPhone]]></category>

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A circa 80 giorni dal via delle Olimpiadi, di cui sarà sponsor tecnico per le telecomunicazioni mobili, Samsung ha scelto proprio la capitale inglese sede dei Giochi per annunciare il suo nuovo smartphone Android top di gamma. Il Galaxy S III, di cui si parla da tempo come il terminale intelligente che sfiderà il melafonino [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Samsung-GALAXY-S-III-U.S.-Release-Date.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Samsung-GALAXY-S-III-U.S.-Release-Date.jpg" alt="" title="Samsung-GALAXY-S-III-U.S.-Release-Date" width="712" height="515" class="aligncenter size-full wp-image-3651" /></a></p>
<p>A circa 80 giorni dal via delle Olimpiadi, di cui sarà <strong>sponsor tecnico</strong> per le telecomunicazioni mobili, Samsung ha scelto proprio la capitale inglese sede dei Giochi per annunciare il suo nuovo smartphone Android top di gamma. Il <strong>Galaxy S III</strong>, di cui si parla da tempo come il terminale intelligente che sfiderà il melafonino Apple di nuova generazione (in arrivo in autunno), si presenta quindi ufficialmente a media e addetti ai lavori e l&#8217;etichetta che ne segna il debutto è &#8220;best in class in the world&#8221;.</p>
<p>Così almeno l&#8217;ha definito Jk Shin, Presidente e capo della divisione It and Mobile Communication di Samsung, che ne ha sintetizzato subito le principali <strong>caratteristiche tecniche</strong>: schermo da 4,8 pollici Super Amoled in alta definizione, camera digitale da 8.0 megapixel (cui fa pendant una fotocamera frontale da 1.9 megapixel), modulo Nfc (Near Field Communications) per i pagamenti elettronici contact less e memoria on board nei tagli da 16, 32 e 64 Gbyte (espandibile con schede microSd fino a 64 Gbyte). Le doti sotto il profilo della portabilità sono invece le seguenti: spessore di 8,6 millimetri e peso di 133 grammi. Il tutto condito dal sistema operativo Android 4.0 Ice Cream Sandwich e dal nuovo processore proprietario a quattro cervelli Exynos 4 Quad, basato su architettura Arm Cortex A9. A corredo Samsung affianca inoltre il caricatore wireless per la batteria da 2100 mHa (di cui non è stata però specificata la durata).</p>
<p><strong>Con S Voice lo smartphone si comanda con la voce</strong><br />
Il Galaxy S III, ha quindi sottolineato Shin, è &#8220;<strong>smart perché sente, vede e riconosce l&#8217;utente</strong>&#8220;. Come? Per esempio con un&#8217;applicazione di riconoscimento vocale integrata, S Voice, al momento disponibile in otto lingue (italiano compreso), che costituisce di fatto la risposta alla tecnologia Siri dell&#8217;iPhone di Apple. La richiesta di scattare una fotografia, all&#8217;atto pratico, attiva in automatico la fotocamera digitale ma l&#8217;interazione fra dispositivo e utente a livello di parlato si manifesta anche per molte altre funzioni, dal controllo della sveglia alla riproduzione dei brani musicali fino all&#8217;invio di messaggi di testo ed e-mail.<br />
Completano l&#8217;opera la funzione di riconoscimento dei gesti – sollevando lo smartphone all&#8217;altezza dell&#8217;orecchio un&#8217;apposita funzione comporrà direttamente il numero del contatto a cui si stava mandando un Sms &#8211; e quella facciale. Quest&#8217;ultima, attraverso la fotocamera frontale, individua la presenza dell&#8217;utente davanti allo smartphone, mentre questi legge un e-book o naviga sul Web, e ne facilità l&#8217;attività mantenendo il display in modalità luminosa.</p>
<p><strong>Parola d&#8217;ordine: condivisione </strong><br />
L&#8217;esperienza d&#8217;uso, in fatto di utilizzo e condivisione di applicazioni, servizi e contenuti, è in buona sostanza il piatto forte di questo apparecchio. Samsung sembra quindi più che mai intenzionata ad &#8220;imitare&#8221; Apple (che sull&#8217;usabilità ha costruito una parte del successo dell&#8217;iPhone) puntando decisamente sulla centralità dell&#8217;utente, tanto che il claim che accompagna il Galaxy S III è &#8220;designed for human&#8221;, a misura d&#8217;uomo. Dal nuovo telefonino si potranno non solo trasferire via wireless immagini e video sul televisore di casa – e condividere, con Smart Beam, filmati e file musicali semplicemente toccando un altro apparecchio Galaxy &#8211; ma anche sfruttare la popolarità di servizi come Dropbox per archiviare fino a 50 Gbyte di contenuti personali nella cloud (lo spazio è gratuito per due anni) ed automaticamente sincronizzarli su altri dispositivi.<br />
Il lancio sul mercato del nuovo super cellulare di Samsung, che si posizionerà a listino sopra il Galaxy Note, è fissato alla fine di maggio in Europa (il 29 per la precisione), poi seguiranno Asia, Africa e quindi tutto il mondo per complessivi 145 Paesi e 296 operatori mobili. Il prezzo non è stato ancora comunicato ma si presume possa essere nell&#8217;ordine dei 650-700 euro.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-05-03/samsung-galaxy-siii-ecco-214359.shtml">qui</a></p>
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		<title>Microsoft lancia Woodstock, sostituirà Zune</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3645</link>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 13:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft Woodstock]]></category>
		<category><![CDATA[Microsoft Zune]]></category>

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Dello stato quantomeno comatoso in cui versa Zune &#8211; ciò vale sia per i player multimediali che per i software &#8211; si parla da diverso tempo.
Ora Microsoft ha finalmente deciso di sollevare qualche velo sul destino che lo attende, e sul servizio destinato a raccoglierne l&#8217;eredità, il cui nome in codice è Woodstock.
I dettagli relativi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/microsoft.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/microsoft.jpg" alt="" title="microsoft" width="712" height="473" class="aligncenter size-full wp-image-3646" /></a></p>
<p>Dello stato quantomeno comatoso in cui versa Zune &#8211; ciò vale sia per i player multimediali che per i software &#8211; si parla da diverso tempo.</p>
<p>Ora <strong>Microsoft </strong>ha finalmente deciso di sollevare qualche velo sul destino che lo attende, e sul servizio destinato a raccoglierne l&#8217;eredità, il cui nome in codice è <strong>Woodstock</strong>.</p>
<p>I dettagli relativi a Woodstock saranno rivelati soltanto all&#8217;<strong>E3</strong> &#8211; che si terrà a <strong>Las Vegas</strong> all&#8217;inizio di giugno &#8211; ma già è noto che si tratterà di un servizio di streaming musicale multipiattaforma, in grado di funzionare con <strong>Windows 8</strong>, <strong>Windows Phone</strong>, <strong>iOS, Android</strong>, <strong>Xbox</strong> e, in generale, tramite browser.</p>
<p>Stando a quanto si capisce dalle prime informazioni, si tratterà di un concorrente per <strong>Spotify</strong>, il noto servizio di streaming musicale on demand, si integrerà con Facebook e permetterà di condividere con gli amici le proprie playlist.</p>
<p>Sembra, infine, che permetterà di sincronizzare la musica presente sul PC con quella presente nel servizio cloud, secondo il modello già svelato da <strong>iTunes Match</strong>, tramite la funzione <em>scan and match</em>.</p>
<p>Una volta che Woodstock sarà lanciato, di <strong>Zune</strong> non resterà più alcuna traccia: la produzione dei lettori è già stata sospesa e, per quanto riguarda l&#8217;ascolto in mobilità, ormai Microsoft punta decisamente sugli smartphone.</p>
<p>«<em>Andando avanti, Windows Phone sarà al centro della nostra musica mobile e la strategia video, e noi non produrremo più lettori Zune</em>» ha fatto sapere l&#8217;azienda.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&#038;cod=17399">qui</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come usare iTunes Match passo per passo</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3640</link>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 12:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[iTunes Match]]></category>
		<category><![CDATA[iTunes Match windows]]></category>

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		<description><![CDATA[
iTunes Match è arrivato in Italia. Il servizio permette, con 24,99 euro all’anno, di sincronizzare online la propria musica, sia essa acquistata da iTunes sia essa acquistata da altre fonti o “rippata” da Cd. La musica potrà poi essere riprodotta e scaricata su Pc, Mac e su qualsiasi altro dispositivo iOS.
In questo articolo vedremo passo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/match.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3642" title="match" src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/match.jpg" alt="" width="712" height="401" /></a></p>
<p>iTunes Match è <strong>arrivato in Italia</strong>. Il servizio permette, con 24,99 euro all’anno, di sincronizzare online la propria musica, sia essa acquistata da iTunes sia essa acquistata da altre fonti o “rippata” da Cd. La musica potrà poi essere riprodotta e scaricata su Pc, Mac e su qualsiasi altro dispositivo iOS.</p>
<p>In questo articolo vedremo passo per passo come attivare un account iTunes Match attraverso il pagamento con carta di credito o con una iTunes Card.</p>
<p><strong>Passo 1: aggiornate iTunes</strong><br />
Aprite iTunes e verificate dal menu ? <em>&gt; Verifica aggiornamenti</em> (su Mac: <em>iTunes <em>&gt; </em></em><em>Verifica aggiornamenti</em>) che la versione di iTunes sia la più recente disponibile e scaricare eventualmente l’ultima versione. Nel menu di sinistra fate clic su <em>iTunes Match</em> (oppure seguite il <a href="http://itunes.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/viewStaticPage?name=aboutiTunesMatch">link diretto</a>).</p>
<p><strong>Passo 2: avviate la procedura di abbonamento</strong><br />
Fate clic sul grande pulsante blu <em>Abbonati per 24,99 € all’anno</em>. Dalla finestra che compare eseguite l’accesso con un Apple ID. È consigliabile scegliere lo stesso Apple ID con cui avete acquistato musica in passato, lo stesso dell’App Store e dell’iTunes Store. Non importa che sia lo stesso account con cui avete attivato iCloud poiché, in fase di configurazione su Pc e sistemi iOS, sarà possibile attivare iTunes Match su un account differente da iCloud.</p>
<p><strong>Passo 3: accettate le richieste di fatturazione</strong><br />
Fate clic, nella finestra che compare, su <em>Informazioni di fatturazione</em> e completate i dati della carta di credito così come vi sono richiesti. Potete anche inserire il numero di una iTunes Card. Scorrete in fondo la pagina e fate clic su <em>Fine</em>. Ricordiamo: iTunes Match è un servizio in abbonamento annuale che può essere comunque interrotto quando si vuole e le canzoni scaricate rimangono sui dispositivi.</p>
<p><strong>Passo 4: associate il computer all’Apple ID</strong><br />
Se il computer è già associato con un Apple ID comparirà il messaggio in figura. Significa che il computer che si sta associando adesso a quel determinato Apple ID non potrà essere associato ad un altro Apple ID per 90 giorni. È una restrizione che Apple impone alle funzionalità di iTunes Match per impedire di associare un dispositivo con più account e scaricare la loro musica. Se siete d’accordo con questo fate clic su <em>Trasferisci</em>.</p>
<p><strong>Passo 5: scansione del computer</strong><br />
Se il pagamento va a buon fine, iTunes comincerà a scansionare il proprio computer (la libreria di iTunes in verità) alla ricerca di canzoni da sincronizzare online. Il processo porterà via un po’ di tempo, e nel frattempo, si potrà continuare ad usare iTunes per le altre attività. Se volete interrompere il processo potete premere il pulsante <em>Stop</em> in fondo alla finestra. Si potrà riprendere in seguito dal punto in cui si è interrotto.</p>
<p><strong>Passo 6: sincronizzazione delle canzoni</strong><br />
iTunes comincerà a caricare le canzoni nella Cloud di Apple. Le canzoni “abbinate”, ossia le canzoni della libreria che sono state trovate nel database di Apple, saranno disponibili da subito. Le canzoni “non abbinate”, quelle non trovate sul database, dovranno essere caricate interamente attraverso la connessione Internet, cosa che potrà portare via molto tempo, in dipendenza della connessione utilizzata.</p>
<p><strong>Passo 7: verificate la sincronizzazione delle canzoni</strong><br />
Con un clic su <em>Libreria</em> di iTunes si potranno vedere delle nuove icone associate ad alcune canzoni. Le icone indicano il loro stato su iTunes Match ed eventuali problemi. Le canzoni che non hanno icone sono già disponibili sul servizio. Le icone sono 5 ed ognuna ha un particolare significato spiegato dalla tabella in figura.<br />
Esiste anche un modo per visualizzare una descrizione un po’ più dettagliata dello stato di una canzone. Su Windows portatevi nella <em>Libreria</em>, fate clic destro sulla barra in testa all’elenco delle canzoni e spuntate dal menu la voce <em>Stato di iCloud</em>. Vedrete comparire una nuova colonna con le indicazioni sullo stato della canzone.</p>
<p><strong>Passo 8: aggiungete altre canzoni ad iTunes Match</strong><br />
Per aggiungere della propria musica alla libreria di iTunes e poi ad iTunes Match basta caricarla in una cartella del computer e fare clis sul menu <em>File &gt; Aggiungi cartella alla libreria</em>. I file saranno automaticamente accodati per essere analizzati ed eventualmente caricati su iTunes Match. Si può anche forzare la procedura: selezionate i file, fate clic con il pulsante destro e scegliere <em>Aggiungi ad iCloud</em>.</p>
<p><strong>Passo 9: attivate iTunes Match su iPhone, iPad e iPod Touch</strong><br />
iTunes Match può sostituire l’archivio di musica presente nell’iPhone, nell’iPad o nell’iPod Touch. Quando si attiva iTunes Match su uno di questi dispositivi i brani presenti saranno cancellati e saranno resi disponibili per lo scaricamento  i brani caricati con iTunes Match. Prima di attivare iTunes Match su uno di questi dispositivi è dunque bene verificare che tutte le canzoni a disposizione siano presenti sulla Cloud di Apple. Per associare un proprio dispositivo iOS si deve seguire il percorso<em> Impostazioni &gt; Musica</em> e attivare l’opzione<em> iTunes Match</em> indicando lo stesso Apple ID utilizzato per l’iscrizione.</p>
<p><strong>Importante:</strong> fate attenzione all’opzione <em>Usa dati cellulare </em>che, se attiva, scaricherà i brani musicali anche sotto connessione 3G e non solo via WiFi. Il nostro consiglio è di disabilitarla.</p>
<p><strong>Passo 10: disabilitate il rinnovo automatico (se volete)</strong><br />
iTunes Match è un servizio dal rinnovo automatico. Se non desiderate rinnovare il servizio dopo il primo anno aprite il menu Store di iTunes, fate clic su <em>Visualizza il mio account</em> e nella sezione iTunes in the Cloud premete il pulsante <em>Disabilita l’opzione Rinnovo automatico</em>.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.webnews.it/2012/05/02/come-usare-itunes-match-passo-per-passo/?ref=post">qui</a></p>
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		<title>Apple «pensa differente». Tasse escluse</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 07:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[paradisi fiscali]]></category>

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		<description><![CDATA[
Campione di vendite, di capitalizzazione (la società Usa di maggior valore), di profitti. Ma anche di contabilità «creativa»: pionieri nell&#8217;uso di una tecnica taglia-tasse soprannominata «Double Irish with a Dutch Sandwich». Insomma, una società che «pensa differente» ma non sulle tasse. Ammirata per la genialità delle sue soluzioni tecnologiche, la Apple è meno nota
per l&#8217;abilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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<p><strong>Campione di vendite, di capitalizzazione</strong> (la società Usa di maggior valore), di profitti. Ma anche di contabilità «creativa»: pionieri nell&#8217;uso di una tecnica taglia-tasse soprannominata «Double Irish with a Dutch Sandwich». Insomma, una società che «pensa differente» ma non sulle tasse. Ammirata per la genialità delle sue soluzioni tecnologiche, la Apple è meno nota<br />
per l&#8217;abilità con la quale riesce, legalmente, a pagare pochissimi tributi.</p>
<p><strong>La società fondata da Steve Jobs</strong> l&#8217;anno scorso ha versato appena 3,3 miliardi di dollari di tributi su 34,2 di profitti: appena il 9,8 per cento. I numeri di questo slalom attraverso agevolazioni ed elusioni &#8211; fatto di tappe nei «paradisi fiscali» europei, dall&#8217;Irlanda all&#8217;Olanda (patrie del sandwich appena citato), ma anche del ricorso ai regimi fiscali agevolati offerti, negli Usa, da Stati come Nevada e Delaware &#8211; sono stati pubblicati ieri dal New York Times. Cifre che impressionano, ma che segnalano un problema più ampio: quello dell&#8217;elusione generalizzata delle grandi imprese americane e dell&#8217;iniquità di un sistema fiscale che negli Stati Uniti premia in misura sproporzionata i ricchi per la loro (a volte presunta, a volte reale) capacità di produrre quantità aggiuntive di reddito e posti di lavoro.</p>
<p><strong>Dal 2006, ad esempio, Apple trasferisce gran parte della sua liquidità e la reinveste attraverso una sussidiaria</strong>, la Braeburn Capital, basata a Reno, in Nevada: Stato nel quale la «corporate tax» è zero. Avesse investito dove ha sede, a Cupertino, la Apple avrebbe pagato la tassa californiana che è dell&#8217;8,84 per cento.</p>
<p><strong>«Così fan tutti ed è legale» si difende la Apple</strong>, che sostiene anche che le sue attività complessive nel primo semestre 2012 porteranno a vari Stati dell&#8217;Unione e al governo federale entrate complessive pari a circa 5 miliardi di dollari (conto che non viene dettagliato e che comprende anche le imposte sul reddito pagate dai dipendenti e quelle degli azionisti sui «capital gain». Sul fatto che il vizio sia comune, Apple ha ragione: in Nevada, oltre a quella della società fondata da Jobs, ci sono le sussidiarie di Microsoft, Cisco, Harley-Davidson e decine di altri grandi gruppi. Centinaia di altre società trasferiscono i loro «asset» in Delaware, l&#8217;altro paradiso delle agevolazioni fiscali. Quando la Roma Calcio passò agli americani, il primo veicolo usato dai compratori, nell&#8217;atto siglato proprio un anno fa, fu la DiBenedetto-AS Roma LLC, una società con sede in Delaware.</p>
<p><strong>Anche in Europa e in Italia molti grandi gruppi utilizzato società olandesi</strong> e lussemburghesi per ridurre i loro oneri fiscali, ma il fenomeno riguarda solo alcune attività e ha dimensioni molto più ridotte. In Italia a evadere o eludere sono soprattutto le attività minori. Negli Usa è il contrario: i piccoli pagano (da qui la protesta fiscale cavalcata dai conservatori), mentre i grandi riescono ad beffare l&#8217;IRS, il Fisco Usa, trasferendo molti profitti nelle loro filiali «off shore».</p>
<p><strong>Il fenomeno si è di molto dilatato negli ultimi anni</strong> con la diffusione delle «tech company» perché l&#8217;economia digitale è anche un&#8217;economia immateriale che proprio per questo riesce più facilmente a sottrarsi a vincoli territoriali. Wal-Mart, che gestisce catene di supermercati ed è, quindi, più ancorata al territorio, paga un po&#8217; di più, il 24 per cento (5,9 miliardi di dollari di tasse su 24,4 di fatturato). Tempo fa fecero scalpore i dati sull&#8217;elusione di Google realizzata attraverso il «paradiso» Irlanda.</p>
<p><strong>Insomma, progressisti e «obamiani» in politica</strong>, quando si parla di tasse i geni della Silicon Valley si scoprono improvvisamente grandi fan del capitalismo vecchia maniera, dell&#8217;iperliberismo che piace ai conservatori: anni fa Steve Jobs rischiò addirittura la galera per la disinvoltura con la quale Apple aggirò con «bonus» assai anomali le tasse sul reddito dei suoi dirigenti. Oggi a presiedere Google c&#8217;è un Eric Schmidt che è stato anche consigliere di Obama e suo collaboratore nella transizione, dopo l&#8217;elezione del 2008. Quando, in un&#8217;intervista, gli chiesi delle acrobazie fiscali assai poco democratiche della sua società, non usò giri di parole: «Se non usassi tutte le opzioni legali di cui dispongo per ridurre il carico fiscale dell&#8217;azienda, gli azionisti mi farebbero a pezzi».</p>
<p><strong>Chi oggi si chiede come la Apple possa continuare ad accumulare utili immensi </strong>e assai poco tassati mentre a fianco alla sua sede scuole, piscine e palestre frequentate dai figli dei dipendenti vanno in rovina perché le entrate comunali e dello Stato continuano a calare, è meglio che non si illuda: l&#8217;impresa fa del bene producendo ricchezza, ma in un quadro di regole precise.</p>
<p><strong>Di generosità sociale volontaria se ne vede poca</strong>, prevalgono semmai gli istinti rapaci. Obama ha le sue colpe, ma ha anche in programma da tempo interventi per chiudere le voragini dell&#8217;elusione fiscali. Bloccati da un muro contro muro elettorale cominciato poco dopo il suo insediamento e trasformatosi da tempo in paralisi.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.corriere.it/opinioni/12_aprile_30/gaggi-apple-pensa-differente-tasse-escluse_8dfecba4-9292-11e1-96f9-bbc2eef37e85.shtml">qui</a></p>
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		<title>Apple, Google &amp;co. La ricetta segreta è seguire la passione</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3631</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 11:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Caro direttore, la prima cosa che balza agli occhi quando arrivi davanti alla sede di Apple sono le tante biciclette parcheggiate e la fila di giovani che entrano negli autobus aziendali per rientrare a casa dopo il lavoro. Tutto è ordinato, pulito, immerso nel verde, gli uffici con grandi vetrate, pieni di luce, l’arredamento semplice, [...]]]></description>
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<p>Caro direttore, la prima cosa che balza agli occhi quando arrivi davanti alla sede di Apple sono le tante biciclette parcheggiate e la fila di giovani che entrano negli autobus aziendali per rientrare a casa dopo il lavoro. Tutto è ordinato, pulito, immerso nel verde, gli uffici con grandi vetrate, pieni di luce, l’arredamento semplice, chiaro come le pareti. All’interno, il campus con ristorante, store aziendale, bar con tavolini all’aperto e prato verde come in un campo da golf.</p>
<p>Se esci da qui ed entri nel grande campus della business school di Stanford non cambia niente, stessa atmosfera, stessi giovani, stesse biciclette, stesso verde con alberi bellissimi e un’atmosfera di comunità allegra e colorata che trovi anche da Google. Nella sala riunioni di Apple, con un grande tavolo centrale e quattro nuovi computer con immagini in continuo movimento, parlo con Tim Cook, in polo bianca, blue jeans con alla cintura il badge aziendale con sopra scritto Tim. E’ oggi a capo di Apple dopo avere lavorato per anni con Steve Jobs e sono rimasto folgorato dalla sua semplicità, dalla sua disponibilità e dalla totale mancanza di quella prosopopea che caratterizza molti top manager europei. Mi ha colpito la sua cortesia, la capacità di sintesi e anche di fare chiaramente trasparire la passione per il suo lavoro. Era il giorno che precedeva l’annuncio di straordinari risultati (+98%) dei primi quattro mesi e nelle quasi due ore in cui siamo stati insieme ha con puntualità risposto alle tante domande che gli ho fatto su Steve Jobs, sull’Azienda, sui prodotti, sul design, sull’organizzazione, sulla formazione e la crescita delle persone, sui mercati, sulla gestione del marchio, sulla strategia del retail e della comunicazione.</p>
<p>In questa straordinaria azienda il senso di appartenenza e di squadra sono fortissimi e quando Eddy, grande appassionato della Ferrari, suo braccio destro e amico, che per oltre quindici anni ha lavorato per Jobs, ha sottolineato come siano molti gli elementi comuni tra Apple e Ferrari (esclusività, attenzione ai dettagli, gestione del marchio, orgoglio di appartenenza, attenzione alle persone, design, ricerca tecnologica), Tim ha subito voluto sapere tante cose delle nostre macchine e della nostra storia. Ho voluto sapere da lui cosa era che ammirava di più in Steve Jobs e mi ha risposto, dopo avere riflettuto un po’ perché per lui erano tante, «la capacità di guardare dietro l’angolo» e quando ho chiesto di dirmene un’altra mi ha risposto subito «essere molto demanding con i propri collaboratori». Mi ha detto: «Steve aveva due soli hobbies, il lavoro e la famiglia».</p>
<p>Alla fine del colloquio, sapendo che avevo parcheggiato sotto la FF nera con cui ero arrivato, mi ha detto con impazienza «andiamo a vedere la macchina». Siamo scesi davanti all’entrata e ha voluto sapere tutto della vettura, poi, seduto alla guida, ha spinto il pulsante rosso e sentito il rombo del motore, entusiasmandosi come un ragazzino. Mi sono sempre domandato perché la new economy sia nata nella Silicon Valley, in quello spicchio di California a due passi da San Francisco e non altrove in America. Certo l’Università di Stanford ha avuto un ruolo molto importante ma secondo Tim Cook la ragione principale sta nell’ambiente, nel clima, nella qualità della vita, nella serenità di tanto verde. Certo è impressionante vedere tanta creatività, tante idee, tanta capacità di guardare sempre avanti, di darsi continuamente nuove sfide, mantenendo molto forte il rapporto con l’Università.</p>
<p>Da Google ho provato il primo prototipo di vettura senza conducente, attraverso un laser sul tetto della macchina e un piccolo radar sul cofano. Siamo solo all’inizio di questa ricerca che quando tra vent’anni sarà applicata darà ancora più spazio però a macchine come la Ferrari che uno compra proprio perché è entusiasmante guidarle! E quanto sia forte il mito della Ferrari l’ho toccato con mano entrando con una certa emozione nell’aula magna dell’Università di Stanford, gremita da oltre seicento studenti accorsi per sentire parlare di leadership e che si sono entusiasmati quando hanno più volte sentito ripetere la parola «passione». Facendo poi colazione con alcuni di loro nel ristorante del campus e visitando la grande biblioteca riflettevo che proprio lì è nata Google, grazie a due giovani studenti e all’aiuto dell’Università che ha saputo investire in questa straordinaria realtà.</p>
<p>Pensando a questo, vedendo la straordinaria bellezza del campus, il rapporto fra studenti e professori, notando la generosità di tanti privati e aziende che destinano molti fondi per l’università, per il sapere, per la ricerca, per l’elemento più importante &#8211; il futuro &#8211; mi è venuto quasi automatico pensare con molta tristezza a quanto tutto questo è trascurato in un paese di straordinario potenziale e di tante eccellenze come l’Italia… Ma questo purtroppo è un discorso molto lungo &#8211; forse troppo!</p>
<p>Tratto da <a href="http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/451935/">qui</a></p>
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		<title>Google Drive, cosa c&#8217;è davvero di nuovo?</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 08:48:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
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Nessuna novità: Google Drive è esattamente quello che ci aspettavamo. Il sistema di cloud storage di Google ha inglobato Google Docs e offre 5 GB di spazio per archiviare tutti i propri documenti. Archiviare ed editare, ma non off line: in quel caso siamo solo in grado di vedere i file, ma non possiamo modificarli. [...]]]></description>
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<p>Nessuna novità: <strong>Google Drive</strong> è esattamente quello che ci aspettavamo. Il <a href="https://drive.google.com/start?authuser=0#home">sistema di cloud storage di Google</a> ha inglobato <strong>Google Docs</strong> e offre 5 GB di spazio per archiviare tutti i propri documenti. Archiviare ed editare, <strong>ma non off line</strong>: in quel caso siamo solo in grado di vedere i file, ma non possiamo modificarli. Cosa possibile invece con i file che si trovano nella <strong>cartella di Drive</strong>, simile a quella di Dropbox, sul nostro pc o Mac, dove ritroveremo i file di Google Docs non appena installata l’app. A patto però di averli salvati nei formati di Docs. Ogni file aggiunto qui appare immediatamente online. </p>
<p>Per editare un file in formato non-Docs <strong>abbiamo bisogno di una connessione</strong> attiva: dalla nostra cartella l’applicazione si apre nel browser e ci permette qui di modificare i documenti. Gli strumenti sono gli stessi messi a disposizione fino a oggi da Google Docs, che rappresenta la funzione in più offerta da Google rispetto ai numerosi concorrenti. In caso di progetto condiviso, a ogni modifica Drive avvisa gli altri collaboratori. I file di proprietà altrui non vengono però automaticamente salvati sul nostro desktop: occorre farlo a mano. </p>
<p>Non siamo ancora riusciti a testare il servizio, che nei primi giorni è stato attivato solo per poche utenti. Siamo però andati a caccia di pareri nel Web e questo è quello che abbiamo trovato. Due pecche notate un po’ da tutti: l’impossibilità di gestire più account con la stessa installazione e l’<strong>assenza dell’integrazione con Picasa</strong>, dove i più affezionati utenti Google hanno negli anni hanno archiviato le proprie foto e che ora è integrato in Plus. </p>
<p>Drive mette a disposizione dell’utente <strong>5 GB di spazio gratuito</strong>, contro i 2 offerti da Dropbox e i 7 di SkyDrive (Microsoft), che fino a qualche giorno fa offriva ai nuovi utenti fino a 25 gigabyte di spazio. Oltre ai 5 GB (<strong>più altri 10 GB per Gmail</strong> e 1 GB per Picasa) Google offre la possibilità di <a href="https://www.google.com/settings/storage/?hl=it">acquistare spazio extra</a> a partire da  <strong>2,49 dollari al mese per 25 GB</strong> (4,99 per 100 GB) e fino a 799 dollari per 16 TB. Drive si spinge quindi ben oltre i 100 GB solitamente offerti dai rivali, puntando a conquistare all’on line editing di Docs gli utenti di <strong>Microsoft Office</strong>. Il limite per la grandezza dei file da caricare è di 10 GB. </p>
<p>A differenza di Dropbox, i file in Drive non possono essere dotati di un <strong>link pubblico</strong> per essere condivisi. <strong>Vanno condivisi tramite Google Plus</strong> con le persone a cui li vogliamo destinare, oppure in modo pubblico. Google suggerisce inoltre questo sistema per sostituire l’invio delle mail. </p>
<p>Rispetto ai concorrenti Mountain View offre in più la possibilità di <strong>eseguire ricerche</strong> fra i titoli dei documenti (in futuro anche all’interno di questi), tipo di file, proprietario e altri tag. Le foto di luoghi e oggetti riconosciuti da <strong>Google Goggles</strong> vengono inserite nei risultati delle ricerche per quel luogo od oggetto. Così se abbiamo fatto una foto del Duomo di Milano lo ritroviamo nei risultati della query per questa keyword. Le opzioni di ricerca si estendono all’interno dei documenti in pdf tramite tecnologia Ocr (Optical Character Recognition). Inoltre <strong>i video vengono ricodificati</strong>, spiega <a href="http://news.cnet.com/8301-1023_3-57419024-93/google-drive-its-slick-integrated...and-not-exactly-free/">Cnet</a>, in modo da essere visibili su qualunque schermo (e screen radar per i non vedenti). <strong>I file possono essere raggruppati</strong> in diversi modi, per esempio per data, attività, tipo di file o in ordine di uso. </p>
<p>Google Drive è anche una <strong>piattaforma</strong> a cui possono accedere le applicazioni di terze parti. Mountain View ha spiegato che è al lavoro con altre aziende per consentire di <strong>inviare e ricevere fax</strong> da Drive, <strong>editare video e creare mockup di siti web</strong>. Le nuove applicazioni però saranno disponibili inizialmente nel Chrome Store e non è dato sapere se poi ci saranno versioni per gli altri browser. </p>
<p>Drive sarà attivato piano piano per tutti. Per verificare se il vostro account è disponibile, e nel caso non lo fosse per richiedere di essere informati quando lo sarà, potete visitare la pagina web <a href="https://drive.google.com/start#home">http://drive.google.com/start</a>.</p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/news/mondo_computer/2012/04/25/google-drive-novita-test-31513.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Creatività e innovazione: un libro per pensare idee pericolose</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 09:02:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Books]]></category>
		<category><![CDATA[Alf Rehn]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività e innovazione]]></category>
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Creatività: la capacità di ‘unire i puntini’ e produrre qualcosa di nuovo e utile. Una parola diventata da tempo un vero e proprio mantra e di cui in tanti parlano: quanti libri avete letto a proposito? Avete notato come creare sembri sempre un processo divertente e facile da fare, indipendentemente dalla situazione specifica? Per ultimo, [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Alf-Rehn.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Alf-Rehn.jpg" alt="" title="Alf-Rehn" width="712" height="474" class="aligncenter size-full wp-image-3622" /></a></p>
<p><strong>Creatività</strong>: la capacità di ‘unire i puntini’ e produrre qualcosa di nuovo e utile. Una parola diventata da tempo un vero e proprio<strong> mantra</strong> e di cui in tanti parlano: <strong>quanti libri avete letto a proposito?</strong> Avete notato come creare sembri sempre un processo divertente e facile da fare, indipendentemente dalla situazione specifica? Per ultimo, quante volte avete letto delle <strong>tecniche che stimolerebbero la creatività</strong>? Sono davvero <strong>efficaci</strong> oppure, una volta compreso il ‘trucco’, serve poco tempo per trovare le soluzioni?</p>
<p>Se volete saperne di più sulla creatività e l’innovazione nel business – ma non solo – senza leggere ‘le solite cose’ ma da una prospettiva di rottura, vi segnaliamo ‘<em>Dangerous Ideas – Idee Pericolose</em>’, scritto da <strong>Alf Rehn</strong> e pubblicato in Italia da <strong>Franco Angeli</strong>.</p>
<p>L’opera, scritta da uno dei <em>business thinkers più promettenti</em> si basa su un pensiero sottile ma molto interessante, secondo cui il nostro cervello – per preservarsi – ci darebbe solo l’idea di stare facendo o pensando a qualcosa di creativo.</p>
<p><em>“Anziché provare a risolvere un dato problema in un modo nuovo, la reazione abituale della mente è quella di trovare il modo per utilizzare un vecchio trucco.”</p>
<p>“Il vostro pensiero non si basa puramente su uno schema, ma su due schemi inseriti l’uno dentro l’altro. Di norma, siamo consci solo dello schema più interno, quello che può essere ‘rotto’ mettendolo in discussione, mentre l’altro rimane gelosamente custodito dal subconscio.”</em></p>
<p>In altre parole, <strong>noi pensiamo di essere creativi</strong> ma in realtà stiamo allenando in modo blando la nostra mente a variare il primo stato, <strong>rimanendo imprigionati al livello superiore</strong>. E Alf Rehn ci invita proprio a mettere in discussione questo secondo step! L’autore ci invita a <strong>uscire dalla nostra comfort zone</strong>, cercando la creatività dove ci viene meno facile, chiedendoci di quali questioni non vogliamo parlare. Un invito a <strong>scavare in ciò che ci disgusta, impaurisce, mette in difficoltà, nel pensiero osceno</strong>. Solo così sarà possibile togliere anche il secondo strato ed essere davvero creativi tutti i giorni! Un esempio? Ogni mattina, <strong>Alf scrive su Google una parola a caso</strong>, scoprendo che in realtà il più delle volte esiste ed entrando in mondi sconosciuti a lui prima. Un modo semplice per <strong>allargare gli orizzonti</strong>: solo così è possibile vivere e vincere in questi <strong>tempi pericolosi</strong>!</p>
<p><em>“Per competere in un mondo pericoloso serve abbandonare completamente il comfort e mettere in campo idee e processi mentali pericolosi, Dangerous ideas for a dangerous world [...].”</em></p>
<p>(Prefazione di P. A. Ruggeri)”</p>
<p>Ma non è solo questo l’elemento che differenzia l’opera dalle altre che parlano di pensiero creativo: l’autore ci stimola anche a capire che <strong>la creatività è qualcosa di costoso</strong>, da ponderare bene prima di avviare processi organizzativi che vanno in questa direzione. Altra idea è l’<strong>elogio dell’imitazione</strong>, da sempre rigettata dai ‘puristi’ ma seguita con successo da molti uomini di business:</p>
<p><em>“Di base, tutte le grandi aziende tecnologiche agiscono nel modo descritto dal CEO della NOKIA, Anssi Vanjoki: ‘se esiste qualcosa di buono al mondo, lo copiamo con orgoglio’. Perfino l’icona della Apple, Steve Jobs, ha detto: ‘abbiamo sempre rubato grandi idee senza alcuna vergogna.”</em></p>
<p>Che dire, sono davvero tante le <strong>idee più e meno consolidate che il manuale mette in discussione</strong>, con tanti casi studio – non solo aziendali – ed esempi pratici. Vi abbiamo incuriosito e volete saperne di più? <a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?CodiceLibro=100.775">visitate il link dell’editore</a>!</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/04/23/creativita-e-innovazione-un-libro-per-pensare-idee-pericolose-recensione/">qui</a></p>
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		<title>Arriva la Vespa</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 08:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corradino D'Ascanio]]></category>
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Forse con il nome di Paperino non avrebbe avuto lo stesso successo. O forse alla fine Shakespeare avrebbe avuto ragione (ricordate Romeo e Giulietta? &#8221; O Romeo Romeo, perché sei tu Romeo…&#8220;) e le prestazioni dello scooter più famoso del mondo avrebbero convinto anche a dispetto del nome che gli era originariamente toccato in sorte. [...]]]></description>
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<p>Forse con il nome di <strong>Paperino</strong> non avrebbe avuto lo stesso successo. O forse alla fine Shakespeare avrebbe avuto ragione (ricordate Romeo e Giulietta? &#8221; <em>O Romeo Romeo, perché sei tu Romeo…</em>&#8220;) e le prestazioni dello scooter più famoso del mondo avrebbero convinto anche a dispetto del nome che gli era originariamente toccato in sorte. Paperino, infatti, è il nome del prototipo di motociclo che era stato realizzato inizialmente da <strong>Renzo Spolti</strong>. Poi però il modello non convinse Enrico Piaggio (e non solo per il nome), che fece apportare le modifiche che 66 anni fa lo trasformarono nella più famosa e celebrata <strong>Vespa</strong>. </p>
<p>Ma come era arrivata la Piaggio, un&#8217;azienda nata per la produzione di materiale per <strong>arredamento navale</strong>, a progettare un veicolo a due ruote? Per la verità sono state molte e variegate le trasformazioni in cui l&#8217;industria, fondata a Genova nel 1884 da <strong>Renzo Piaggio</strong>, è andata incontro prima di trovare la sua vera vocazione. Dopo le navi passò per esempio ai treni, con la produzione &#8211; a partire dal 1901 &#8211; di <strong>materiale ferroviario</strong>, per poi approdare all&#8217;<strong>aeronautica</strong> nel 1924. Proprio con questa tipologia, con uno stabilimento esclusivamente dedicato alla produzione di motori d&#8217;aereo, la ereditarono nel 1938 Enrico e suo fratello Armando dopo la morte improvvisa del padre; e tale sarebbe rimasta fino alla fine del secondo conflitto mondiale.</p>
<p>Tuttavia, proprio la sua stessa natura rendeva l&#8217;azienda familiare un obiettivo strategico, così che venne ripetutamente <strong>bombardata</strong>. Per scampare ad altri attacchi e per salvare quanto rimasto, i due fratelli decisero di spostare tutto nel biellese, in <strong>Piemonte</strong>. Nell&#8217;immediato dopoguerra, però, emerse l&#8217;esigenza di convertire almeno parzialmente la produzione (dal 1966 le aziende divennero effettivamente due: una <strong>aeronautica</strong> affidata ad Armando, e l&#8217;altra motoristica a Enrico). Enrico e Armando, insieme all&#8217;ingegnere Carbonero, valutarono attentamente le possibilità. Quella più convincente risultò alla fine l&#8217;attività proposta da un altro ingegnere, <strong>Corradino D’Ascanio</strong> (tra l&#8217;altro disegnatore del primo elicottero moderno): un veicolo a due ruote, semplice ed economico, per tutti. </p>
<p>La realizzazione del progetto venne affidata nel 1944 a Renzo Spolti, che realizzò l&#8217; <strong>MP5 Paperino</strong>. Questo prototipo &#8211; di cui restano solo due esemplari, uno al museo Piaggio di Pontedera, l&#8217;altro in una collezione privata a Piacenza &#8211; non convinse però il patron Piaggio, che decise di abbandonare momentaneamente il progetto. Tuttavia Enrico non abbandonò del tutto l&#8217;idea, e all&#8217;inizio del 1946 chiamò Corradino D&#8217;Ascanio a disegnare un motociclo per la fiera di Milano.</p>
<p>L&#8217;ingegnere si mise a lavoro, e il <strong>23 aprile 1946</strong> la Piaggio brevettò la Vespa 98.</p>
<p>Il veicolo aveva una cilindrata di <strong>98 centrimetri cubici</strong>, come ricordava il nome, ma soprattutto il motore (rigorosamente a <strong>due tempi</strong>) era coperto da una carrozzeria portante che evitava al guidatore di imbrattarsi completamente durante i tragitti più accidentati. Inoltre aveva il <strong>serbatoio posteriore</strong>, particolare che permetteva una posizione più comoda anche su percorsi lunghi. Le altre caratteristiche del modello riguardavano le tre marce, un’accensione a volano magnete e una velocità massima di <strong>60 chilometri orari</strong>. Ne vennero prodotti 100 esemplari pre-serie da esporre alla fiera, che sparirono nel giro di poche settimane. Quell&#8217;anno la Piaggio vendette al prezzo di <strong>68mila lire</strong> ciascuno – pagabili a rate – ben 2.181 veicoli, l&#8217;anno dopo 10.535. Era nata una leggenda.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/news/tech/2012/04/23/vespa-nascita-mito-35637.html?page=1#content">qui</a></p>
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		<title>Gli errori da evitare nel creare un’app</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 09:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[come creare app]]></category>
		<category><![CDATA[creazione app]]></category>
		<category><![CDATA[design app]]></category>
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D’improvviso avete un’idea geniale per sviluppare un’app che, a vostro avviso, sarà irresistibile per gli utenti? Molto bene, ma…con calma, andate per gradi! Prima di partire in quarta occorre avere un progetto approfondito, per filo e per segno. E una volta cominciati “i lavori”, è importante tenere sempre a mente le linee guida del vostro [...]]]></description>
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<p>D’improvviso avete un’<strong>idea geniale per sviluppare un’app</strong> che, a vostro avviso, sarà irresistibile per gli utenti? Molto bene, ma…con calma, andate per gradi! Prima di partire in quarta occorre avere un <strong>progetto approfondito</strong>, per filo e per segno. E una volta cominciati “i lavori”, è importante tenere sempre a mente le linee guida del vostro progetto ed evitare di commettere alcuni errori, che, con un semplice cambio di vocale, potrebbero trasformarsi in orrori.</p>
<p><strong>Il diagramma di flusso</strong><br />
È importantissimo, prima di iniziare lo sviluppo della vostra app, crearvi un semplice ma utile <strong>diagramma di flusso</strong>, uno scheletro, che tocchi tutti i punti della vostra applicazione, senza tralasciare nemmeno il minimo elemento. È un passaggio che vale sia per le app più semplici che per quelle più articolate. È fondamentale avere costantemente le <strong>idee chiare su come dovrebbe risultare l’app alla fine del lavoro</strong>, ma soprattutto evitare di fare un pasticcio, di perdervi fra le schermate in modo confusionario. È il primo passo per un’app di successo.</p>
<p><strong>Design e funzionalità</strong><br />
Occorre considerare bene <strong>il tipo di design che la nostra app dovrà avere</strong>, in confronto costante con la funzionalità. Ogni piccola modifica di design può comportare grandi modifiche a livello funzionale e strutturale, e viceversa. <strong>Innanzitutto l’utilità dell’applicazione, poi viene il design</strong>. In base alla funzionalità dovrebbe cambiare il design e l’aspetto grafico, e non il contrario.</p>
<p><strong>Bassa risoluzione e immagini bitmap</strong><br />
Come da titolo, è fondamentale iniziare fin da subito con <strong>immagini e grafiche ad alta risoluzione</strong>, come ad esempio il retina display del Nuovo iPad. Si fa sempre in tempo a scalare le immagini, mentre il contrario è impossibile. Questo soprattutto perché le risoluzioni degli schermi dei device mobili sono in continua evoluzione. Se vi intendete un minimo di grafica, andrebbero evitate le immagini rasterizzate bitmap, mentre <strong>il formato perfetto sarebbe quello vettoriale</strong>.</p>
<p><strong>La “Hit area”</strong><br />
Vi è mai capitato di dover premere un minuscolo pulsante, per riuscirci finalmente solo dopo la terza o quarta volta? Beh, potreste non pensarci ma è di vitale importanza <strong>evitare di utilizzare pulsanti piccoli</strong>, che risultino impossibili da premere. <strong>La larghezza media dell’indice della nostra mano oscilla fra 1,6 e 2 cm</strong>, per questo occorre creare pulsanti grandi abbastanza da permettere un “tap” comodo, con le giuste distanze fra un bottone e l’altro. Considerate che il dito si muove sempre molto veloce sullo schermo e non è così abile nel premere una zona molto piccola dello schermo con precisione.</p>
<p><strong>Schermi ad alta risoluzione</strong><br />
Ormai, avendo a disposizione schermi ad altissima risoluzione (vedi l’ultimissimo Nuovo iPad con Retina Display), la tentazione di sfruttarne le potenzialità è sempre alta. Così, chi mastica un po’ di grafica può sbizzarrirsi nel creare immagini e animazioni ad alta risoluzione. È vero che è già stato consigliato di partire da immagini alte, che successivamente possono essere abbassate in qualità. Ma è pur sempre importante stare attenti a <strong>non sovraccaricare la vostra app con grafiche ad eccessiva densità di pixel</strong>, in quanto potrebbe rallentarne la navigazione. È buona abitudine fare dei tentativi sul device di destinazione, onde evitare che alcune “zone” della vostra app, proprio per l’abuso di pixel, risultino impossibili da caricare.</p>
<p><strong>Animazioni introduttive</strong><br />
Se potete, evitatele. Ma se proprio non volete farne a meno, il consiglio è di farle <strong>più leggere e brevi possibile</strong>. Di fatto è un tempo di attesa aggiuntivo per l’utente: se l’intro impiega troppo tempo per caricarsi e, in aggiunta, è anche di eccessiva durata, rischia di creare noia nonchè nervosismo. È importante che sia ben fatta, in tutti i suoi dettagli. Va controllata e ricontrollata, oltre che <strong>ne vanno testati i tempi di caricamento</strong>.</p>
<p><strong>Uno stile inconfondibile</strong><br />
<strong>Ogni sistema operativo mobile ha un proprio stile esclusivo</strong>. È sbagliato copiare ciecamente uno stile da un sistema operativo differente da quello per cui la vostra app sarà destinata. Molto probabilmente esistono anche delle linee-guida che i creatori dei sistemi operativi mobili hanno messo a disposizione per gli sviluppatori di app. L’estetica di un’app per iOS è molto differente per una Android, e viceversa. Stesso discorso per l’OS Windows Phone 7. Mantenere una <strong>coerenza stilistica con il sistema operativo di destinazione</strong> per non creare disfunzioni strutturali e per non confondere, nonché infastidire, l’utente che ne fa uso.</p>
<p><strong>L’utente escluso</strong><br />
Non è divertente, né funzionale, <strong>lasciare l’utente di fronte ad una schermata vuota</strong>. Anche se l’app sta caricando un contenuto bisogna fare in modo che l’utente non si senta escluso, appeso nel nulla. <strong>Il rischio è che si pensi che l’app non funziona correttamente e di conseguenza viene chiusa e, peggio ancora, disinstallata</strong>. Si devono sfruttare barre di caricamento, immagini di sfondo, piccole animazioni d’attesa, insomma bisogna far capire che l’app funziona e sta solo caricando.</p>
<p><strong>Non siamo tutti uguali!</strong><br />
Si dice spesso <strong>“Il mondo è bello perché è vario”. Bene, ricordate sempre di non dare per scontato che gli altri utenti che scaricano ed usano la vostra app la useranno allo stesso vostro modo</strong>. È indispensabile effettuare vari test di utilizzo, cercando di uscire dai vostri “schemi mentali” e cercare di immedesimarmi in un utente che vede ed usa per la prima volta l’applicazione che avete progettato. A tal proposito, è consigliabile <strong>pubblicare una piccola beta per gruppi ristretti di persone</strong>, prima del lancio ufficiale dell’app. In questo modo sarà molto più facile avere dei <strong>feedback realistici sul vostro operato</strong>, così da apportare le eventuali modifiche o i relativi aggiornamenti.</p>
<p>Quanto detto non può essere preso come <strong>punto di riferimento assoluto per creare app perfette</strong>, ma sicuramente può risultare un <strong>ottimo spunto per partire nel modo corretto</strong>, senza doversi arrovellare e tornare sui propri passi nel momento in cui vi trovate a metà dell’opera, o ancora peggio a lavoro ultimato (che risulterebbe ancor più sgradevole!).</p>
<p>Dunque, per chi volesse cimentarsi nel programmare la propria app, segue un <strong>elenco di alcuni dei siti che offrono servizi utili a dar vita alla propria idea</strong>:</p>
<p><a href="http://www.apps-builder.com/it/home">AppsBuilder</a> (iOS, Android, Windows Phone, Chrome Store e HTML5 Webapp)</p>
<p><a href="http://www.swebapps.com/it/index.php">Swebapps </a>(iOS)</p>
<p><a href="http://www.appdoit.com/">AppDoIt</a> (iOS, Android e presto anche Windows Phone)</p>
<p><a href="http://www.freeandroidappmaker.com/">Free Android App Maker</a> (Android)</p>
<p><a href="http://www.appsgeyser.com/">AppGeyser</a> (Android)</p>
<p><strong>Forza, a lavoro!</strong></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/04/20/gli-errori-da-evitare-nel-creare-unapp/">qui</a></p>
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		<title>To Rome with Love: pellicola poco consistente</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 08:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Movies]]></category>
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“Girare un film all’anno mi permette di non pensare ai terribili problemi della vita”, lo ha dichiarato Woody Allen durante la presentazione della sua ultima fatica, “To Rome With Love”, (Medusa), nei cinema da venerdì 20 aprile. Una dichiarazione quella di Allen, alla quale forse potremmo appellarci per “giustificare” la poca consistenza di una pellicola [...]]]></description>
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<p>“Girare un film all’anno mi permette di non pensare ai terribili problemi della vita”, lo ha dichiarato Woody Allen durante la presentazione della sua ultima fatica, “To Rome With Love”, (Medusa), nei cinema da venerdì 20 aprile. Una dichiarazione quella di Allen, alla quale forse potremmo appellarci per “giustificare” la poca consistenza di una pellicola che ha tanto l’aria di uno scacciapensieri, di un prodotto confezionato più per prassi che non per comunicare qualcosa.</p>
<h4>L&#8217;Italia sullo sfondo</h4>
<p><span style="font-weight: normal;">Vicinissimo agli ottanta Allen è da sempre innamorato del vecchio continente, tanto che nell’ultimo decennio ha scelto diverse città europee come sfondo dei suoi film. Ricordiamo la parentesi londinese (“Match Point”, “Scoop”, “Sogni e delitti”); quella spagnola (“Vicky Cristina Barcelona)” e l’ultima, quella francese, decisamente la più efficace, (“Midnight in Paris), premio Oscar per la migliore sceneggiatura non originale.<br />
Questa volta è toccato all’Italia, dove Allen ambienta quattro storie tra di loro non correlate nella capitale, proprio come suggerisce il titolo del film.</span></p>
<h4>Quattro storie che si incrociano</h4>
<p><span style="font-weight: normal;">“To Rome With Love” ci racconta di una coppia americana in viaggio a Roma, Jerry (Woody Allen) e Nancy (Judy Davis), venuti a conoscere i genitori del futuro marito della figlia; di Leopoldo Pisaniello (Roberto Benigni), un uomo diventato famosissimo senza una particolare ragione; di un architetto californiano (Alec Baldwin) e del suo ammiratore Jack (Jesse Eisenberg), ed infine di Antonio e Milly (Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi), giovane coppia di Pordenone giunta a Roma in cerca di una nuova vita. Prima però dovranno far i conti con una escort (Penelope Cruz) e un divo del cinema (Antonio Albanese).</span></p>
<h4>Le battute non bastano</h4>
<p><span style="font-weight: normal;">E’ innegabile che in certe battute del film esca fuori l’estro e la genialità di Allen: “Non ero comunista. Non avrei mai potuto dividere il bagno”, “Se sei in contatto con Freud, fatti ridare i miei soldi, dice lo stesso Allen (Jerry) alla moglie psicanalista. Francamente però è davvero troppo poco per salvare un film che scivola sui luoghi comuni di una città, e un Paese, che nel film sanno di stantio. Non che da noi si respiri un’aria particolarmente nuova – sia ben intenso -  ma certe reminiscenze cinematografiche come gli omaggi a Fellini e alla Loren in versione Cruz – appaiono piuttosto scontati.</span></p>
<h4>Lontano dal &#8220;vero&#8221; Woody Allen</h4>
<p><span style="font-weight: normal;">Certe volte sembra che persino i personaggi – e la recitazione – siano lontani da quei modelli “alleniani” a cui il regista ci ha abituato. Manca quella squisita nevrosi, quel gesto frettoloso, quella sagacia pungente presente in molti protagonisti dei suoi film. E’ un po’ come se tutto fosse stato fatto in fretta, senza cura. Non ci piacciono le stroncature nette – così come i grandi elogi – ma questo “To Rome With Love” proprio non funziona.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Tratto da <a href="http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=To+Rome+with+Love+e+Il+primo+uomo%3A+film+del+week-end&amp;idSezione=15476">qui</a></span></p>
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		<title>Digitale terrestre, dal 2015 servirà un nuovo decoder</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 09:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Hi Tech]]></category>
		<category><![CDATA[canali digitale terrestre]]></category>
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Il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale ancora non è stato completato (se tutto andrà bene, ciò avverrà il prossimo 30 giugno) e già il governo ha dato le prime indicazioni per un&#8217;evoluzione ulteriore.
Con un emendamento all&#8217;interno del decreto di semplificazione fiscale il Consiglio dei Ministri ha indicato il primo gennaio 2015 quale data in [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Monoscopio-TV.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/Monoscopio-TV.jpg" alt="" title="Monoscopio-TV" width="712" height="534" class="aligncenter size-full wp-image-3602" /></a></p>
<p>Il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale ancora non è stato completato (se tutto andrà bene, ciò avverrà il prossimo 30 giugno) e già il governo ha dato le prime indicazioni per un&#8217;evoluzione ulteriore.</p>
<p>Con un emendamento all&#8217;interno del decreto di semplificazione fiscale il Consiglio dei Ministri ha indicato il <strong>primo gennaio 2015</strong> quale data in cui tutti i decoder del digitale terrestre dovranno essere compatibili con lo standard <strong>DVB-T2</strong>, evoluzione dell&#8217;attuale DVB-T.</p>
<p>A partire dal <strong>primo luglio 2015</strong>, poi, sarà vietata la vendita di decoder non compatibili con DVB-T2.</p>
<p>Rispetto alla tecnologia attuale, la versione 2 ha un vantaggio importante: permette di inserire più canali all&#8217;interno dello stesso multiplex; ciò significa che, anche riducendo le frequenze (per lasciare spazio alla connettività mobile) il numero di canali disponibili aumenterà anziché diminuire.</p>
<p>Al momento i due maggiori protagonisti della scena televisiva &#8211; RAI e Mediaset &#8211; non hanno indicato piani chiari per il passaggio al DVB-T2, se si eccettua l&#8217;intenzione, manifestata dalla RAI, di procedere a una sperimentazione.</p>
<p>Le trasmissioni digitali con lo standard attuale, comunque, non cesseranno di colpo nel 2015: secondo Mario Frullone della Fondazione Ugo Bordoni <em>«le due tecnologie continueranno a coesistere per un gran numero di anni»</em>.</p>
<p>Ciò significa che non sarà necessario sostituire in massa i decoder e i televisori attuali; invece, chi ha intenzione di programmare l&#8217;acquisto di un televisore farà probabilmente bene a orientarsi verso un modello già compatibile con il nuovo standard.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&#038;cod=17317">qui</a></p>
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		<title>Facebook aggiunge il pulsante ascolta</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 08:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[facebook]]></category>
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		<category><![CDATA[facebook ascolta]]></category>

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Facebook ne ha fatta un’altra. Nemmeno il tempo di abituarsi all’ultima innovazione dedicata alle università (Groups for Schools), che subito il social network ha lanciato il pulsante ‘ascolta’, rivolto principalmente ad artisti e musicisti. Situato nelle fan page tra il ‘mi piace’ ed i messaggi, l’app interagisce con la vostra timeline e permette di ascoltare [...]]]></description>
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<p><strong>Facebook ne ha fatta un’altra.</strong> Nemmeno il tempo di abituarsi all’ultima innovazione dedicata alle università (Groups for Schools), che subito il social network ha lanciato il <strong>pulsante ‘ascolta’</strong>, rivolto principalmente ad artisti e musicisti. Situato nelle fan page tra il ‘mi piace’ ed i messaggi, l’<strong>app interagisce con la vostra timeline</strong> e permette di <strong>ascoltare la loro musica direttamente da Facebook</strong> (per ora a noi non funziona, ma è sicuramente un problema temporaneo/soggettivo).</p>
<p>Bello, no? Acquisto di Instagram, servizi alle scuole e alle band sono solo le ultimissime mosse di Facebook: a tal proposito, un bell’<a href="http://woorkup.com/2012/04/15/linvoluzione-del-web-come-google-e-facebook-stanno-cambiando-la-rete-e-le-nostre-abitudini/">articolo di Antonio Lupetti</a> fa pensare: stiamo assistendo alla <strong>polarizzazione di internet </strong>verso due enormi pilastri, Facebook e Google. <strong>Ma la cosa ci piace?</strong></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/04/18/facebook-pulsante-ascolta/">qui</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Little Printer, la stampante per il web da tasca</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 08:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
È uno dei gadget più chiacchierati del momento, sebbene manchi ancora qualche mese al lancio commerciale in versione Beta. Si chiama – facile facile, pulito come il suo design un po’ vintage un po’ criptico – Little Printer. E, nomen omen, è una sorta di stampante portatile, di piccole dimensioni, in grado di essere gestita [...]]]></description>
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<p>È uno dei gadget più chiacchierati del momento, sebbene manchi ancora qualche mese al lancio commerciale in versione Beta. Si chiama – facile facile, pulito come il suo design un po’ vintage un po’ criptico – <a href="http://bergcloud.com/littleprinter/">Little Printer</a>. E, nomen omen, è una sorta di stampante portatile, di piccole dimensioni, in grado di essere gestita attraverso il proprio smartphone grazie a un dongle, cioè una pennetta che si interfaccia a qualsiasi router wi-fi e si collega a un sistema battezzato <a href="http://bergcloud.com/">Berg Cloud</a>. Il tutto per consentirci di stampare un sacco di contenuti diversi, chiamati dal sistema Pubblicazioni, e ficcarceli in tasca.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/IlC5taBgLp0?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Queste pubblicazioni sono (o puntano ambiziosamente a rappresentare) la summa dei nostri interessi sul web e fuori. Per esempio, Little Printer può stampare, nel suo formato poco più ampio di uno scontrino e su carta termica, la propria <strong>To-do list da Google</strong>, un mix di aggiornamenti dai <strong>social network</strong> (magari dove sono collocati quel giorno i vostri amici su Foursquare) oppure specifici estratti di <strong>quotidiani e magazine</strong>, le rubriche preferite da leggere a colazione. O ancora, comporre in un unico documento newsletter e aggiornamenti via mail, di modo da confezionarsi il proprio micromagazine quotidiano. La selezione dei contenuti – fra cui le ultime statistiche sui vostri allenamenti nella corsa grazie a <strong>Nike+</strong> – avviene attraverso la specifica <strong>App</strong> (per iPhone e Android) che fa da interfaccia alla stampantina sul vostro smartphone. </p>
<p>Il lancio di Little Printer, prodotto dallo studio londinese <strong>Berg</strong>, è previsto per la metà del 2012. È verosimile che per quel periodo i contenuti stampabili, che passano attraverso Berg Cloud – una piattaforma che la società britannica pensa di utilizzare anche oltre le necessità legate alla sua cubica macchinetta – siano più ricchi e ancora più interessanti dell’oroscopo o del sudoku. Consentendoci di infilare nel portafoglio, in un ritorno al tattile-cartaceo sempre più prepotente, la stringata lista delle cose veramente importanti – o magari le sciocchezze più futili? – del (nostro) web. </p>
<p>Tratto da <a href="http://gadget.wired.it/news/accessori/2012/04/17/little-printer-stampante-web-da-tasca-26789.html?utm_source=wired&#038;utm_medium=NL">qui</a></p>
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		<title>Google rende disponibile l’app Currents anche in Italia</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3585</link>
		<comments>http://blog.abcinteractive.it/?p=3585#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 12:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[App]]></category>
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		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[edizioni master app]]></category>
		<category><![CDATA[Google Currents]]></category>
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Google Currents è un’app che permette di leggere i contenuti di oltre 400 editori e oltre 14000 edizioni, tra le quali anche alcune di Edizioni Master, direttamente dal proprio smartphone o tablet, con la possibilità di farlo sia online, sia offline, una volta scaricata la rivista. Grazie ad un aggiornamento dell’app, Google Currents è ora [...]]]></description>
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<p>Google Currents è un’app che permette di leggere i contenuti di oltre 400 editori e oltre 14000 edizioni, tra le quali anche alcune di Edizioni Master, direttamente dal proprio smartphone o tablet, con la possibilità di farlo sia online, sia offline, una volta scaricata la rivista. Grazie ad un aggiornamento dell’app, Google Currents è ora utilizzabile ovunque siano presenti e disponibili Google Play o l’App Store di Apple.</p>
<p>Google Currents permette di cercare e leggere gli articoli pubblicati da vari editori (anche internazionali) in un formato appositamente concepito per smartphone o tablet. Dopo il lancio negli Stati Uniti, l’applicazione è ora disponibile nel mondo.</p>
<p>Grazie ad un aggiornamento, Google Currents è ora disponibile ovunque siano presenti <strong>Google Play </strong>o l’<strong>App Store</strong> di Apple. <strong>Edizioni Master</strong> è tra i primi editori ad essere presente con i propri siti sulla nuova piattaforma: <strong>Punto-Informatico.it</strong>, <strong>Newstreet.it</strong>, <strong>Turistipercaso.it</strong> e <strong>Videogame.it</strong> sono già disponibili, ma a breve a questi si aggiungeranno anche <strong>Piusanipiubelli.it</strong> e <strong>Telefonino.net</strong>.</p>
<p>Anche altri editori hanno reso disponibili, in formato integrale, i propri articoli: <strong>AdnKronos</strong>, <strong>MF Milano-Finanza</strong>, <strong>Il Sole 24 Ore</strong>, <strong>La Stampa</strong>, <strong>Il Giorno</strong>, <strong>Il Corriere dello Sport</strong>, <strong>Il Secolo XIX</strong>.</p>
<p>Il sistema dinamico di sincronizzazione permette di avere a disposizione contenuti sempre aggiornati. Coloro che si spostano in treno o aereo possono anche scegliere di leggere in modalità offline versioni complete di immagini delle proprie riviste preferite.</p>
<p>Il download di Google Currents è disponibile sia su <strong>Google Play</strong>, per dispositivi con sistema operativo <strong>Android 2.2</strong> o superiore, sia nell’<strong>App Store</strong> di Apple. Currents conta oggi circa 400 editori che, con oltre 14.000 edizioni indipendenti, hanno la possibilità di rendere le loro edizioni disponibili a chiunque nel mondo intero.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.pctuner.net/news/16891/Google-rende-disponibile-l%E2%80%99app-Currents-anche-in-Italia/">qui</a></p>
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		<title>Google+ si rifà il trucco</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 11:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social Media & Viral Video]]></category>
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Google+ veste da ieri una nuova grafica che lo rende molto più fresco e apprezzabile di Facebook, dal quale i designer di Mountain View hanno copiato almeno tanto quanto quelli di Palo Alto fecero subito dopo l’apparizione di G+, che nel frattempo ha raggiunto i 170 milioni di utenti iscritti. Ora Plus è più semplice [...]]]></description>
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<p>Google+ veste da ieri una nuova grafica che lo rende molto più fresco e apprezzabile di Facebook, dal quale i designer di Mountain View hanno <strong>copiato</strong> almeno tanto quanto quelli di Palo Alto fecero subito dopo l’apparizione di G+, che nel frattempo ha raggiunto i <strong>170 milioni di utenti iscritti</strong>. Ora Plus è <strong>più semplice</strong> da usare e ha una grafica molto più pulita, anche rispetto al rivale. Questo però non conta, sottolinea Fastcompany. </p>
<p>L’homepage dell’utente è stata completamente riorganizzata, con il <strong>menù</strong> spostato sulla sinistra e trasformato in una sorta di <strong>dock</strong> simile a quella di OS X o Ubuntu. Qui le sezioni, divenute applicazioni, possono essere riorganizzate a piacere dall’utente e sempre qui ci sono due nuove sezioni, <strong>Explore</strong> e <strong>Hangout</strong>. Sotto a queste rimane abbastanza spazio per aggiungere nuove funzioni o applicazioni di terze parti. A Cnet <strong>Vic Gundotra</strong> e <strong>Bradley Horowitz</strong>, i responsabili di Google+, hanno insistito nel definire il social network un <strong>livello di socialità</strong> posto sopra i servizi offerti da Google, ribadendo l’invito a non pensare alla rete di Mountain View con in mente il modello proposto da Facebook. E lasciando intendere che il nuovo design è pensato per <strong>introdurre in G+ nuove funzioni</strong>. Facile che queste siano <strong>Gmail, YouTube, Blogger e Docs</strong>, che recentemente hanno subito un restyling grafico in chiave (vecchio) Plus. Più in generale, esattamente come ha recentemente fatto Facebook, anche Google+ ora dà molto <strong>più spazio a immagini e video</strong>, che qui occupano uno sezione della pagina ancora maggiore.  </p>
<p>Anche a volerlo evitare, il paragone con Facebook si ripropone guardando ai nuovi profili. Google+ ha introdotto la cover della <strong>Timeline</strong>. A differenza di quella di Facebook, la foto dietro l’avatar dell’utente è maggiormente <strong>personalizzabile</strong> e permette di sbizzarrirsi un poco in creatività, componendo un’immagine divisa in quattro pezzi molto accattivante o usandone una fissa.  </p>
<p>La novità più interessante introdotta da Google si trova nella home e riguarda la possibilità di vedere quali sono gli <strong>argomenti di tendenza</strong> all’interno del network. Funziona esattamente come su Twitter, sfruttando gli <strong>hashtag </strong>che erano stati introdotti qualche mese fa. Peccato non poterne vedere più di cinque, anche perché sono quasi sempre vip. Sotto ai trend topic si trova la sezione delle persone e pagine che potremmo voler aggiungere nelle nostre cerchie. Altra novità è l’organizzazione delle sezione <strong>Explore</strong>: qui è possibile sfogliare i post legati ai temi di tendenza e scegliere con che frequenza vogliamo che questi compaiano nel nostro stream. </p>
<p>Le altre novità riguardano la modalità di condivisione sei singoli post: ora fare +1, ricondividere e inizare un hangout è ancora più facile. Proprio sui <strong>videoritrovi </strong>Google sembra puntare forte, con la pagina dedicata grazia alla quale è più semplice scegliere trovare hangout pronti a cominciare o già popolati.</p>
<p>Tratto da <a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/04/12/google-plus-restyling.html">qui</a></p>
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		<title>Intel: 75 ultrabook per te, posson bastare?</title>
		<link>http://blog.abcinteractive.it/?p=3577</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 10:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Hi Tech]]></category>
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Meno male che c’è Intel. Altrimenti si parlerebbe solo di smartphone &#038; tablet, di app &#038; social. Il responsabile del gruppo Pc client della casa di Mountain View, Kirk Skaugen, all’Intel Developer Forum di Pechino ci ha ricordato che esistono anche altri form factor nel mondo della tecnologia, annunciando che circa 75 modelli di ultrabook [...]]]></description>
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<p>Meno male che c’è Intel. Altrimenti si parlerebbe solo di smartphone &#038; tablet, di app &#038; social. Il responsabile del gruppo Pc client della casa di Mountain View, Kirk Skaugen, all’Intel Developer Forum di Pechino ci ha ricordato che esistono anche altri form factor nel mondo della tecnologia, annunciando che circa 75 modelli di ultrabook saranno disponibili nei prossimi mesi.</p>
<p>L’idea della casa americana è di dare un colpo di reni al settore con i computer portatili che ha fortemente voluto come dimora per i suoi core Ivy Bridge di terza generazione in modo da presentarsi preparato al proficuo appuntamento del back-to-school.</p>
<p>Settembre, il mese della ripresa delle scuole, è sempre stato un momento di buoni affari per la tecnologia, soprattutto negli Usa e in Asia e Intel userà il periodo come test per il successivo importante appuntamento natalizio.</p>
<p>La disponibilità di un numero così elevato di modelli, di dimensioni diverse, con tastiera opzionale e schermo touch, e con sistema operativo Windows 8, farà sì che il prezzo medio possa scendere dagli attuali 800 dollari ai 699, che comunque pochi non sono.</p>
<p>Tanto spazio all’immaginazione dei produttori, insomma, a patto che il motore dei modelli sia la piattaforma Ivy Bridge. E tanti soldi a disposizione, se Intel ha subito messo sul tavolo ben 300 milioni di dollari per un fondo speciale destinato alla diffusione degli ultrabook.</p>
<p>A questo investimento, poi, si aggiungeranno altri centinaia di milioni di dollari in campagne pubblicitarie e marketing, chioschi dedicati nei negozi di elettronica di consumo e iniziative promozionali.</p>
<p>L’Ultrabook vorrebbe rappresentare il capitolo finale dell’infinita saga dei computer portatili, combinando dimensioni e peso ridotti con potenza e comodità d’uso. E rappresenterebbe l’eventuale fonte di guadagno per un’azienda che si sente un po’ esclusa dal più attraente mercato degli smartphone e dei tablet.</p>
<p>Posto che a leggerezza e dimensioni ridotte, a schermi touch e potenza non si dice mai di no, ci sembra che solo due possano essere gli atout degli ultrabook: lo schermo grande e la tastiera estesa. Sono queste, infatti, le due caratteristiche che distinguono un computer portatile da un tablet, sono questi gli unici veri due elementi che consentono di lavorare, giocare o divertirsi senza rallentare l’uso a causa di una tastiera virtuale ridotta o di uno schermo troppo piccolo.</p>
<p>A queste due caratteristiche essenziali fanno da contorno le altre condizioni: il design elegante, la leggerezza, le dimensioni ridotte e i materiali. Gli ingredienti, insomma, ci sono tutti, ma quanto ci metterà il mercato a recepire. Per quanto ancora il consumatore sarà distratto dai fuochi d’artificio di tablet e smartphone? È possibile che non basti un solo Natale.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/gtecnologia.asp?ID_blog=87&#038;ID_articolo=254&#038;ID_sezione=158">qui</a></p>
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		<title>Sogni d&#8217;oro grazie ad un&#8217;app</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 15:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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Sogni d&#8217;oro grazie ad una &#8216;app&#8217;. Lo psicologo britannico, Richard Wiseman, ha inaugurato un esperimento di massa sulla manipolazione dei sogni con il lancio di un&#8221;app&#8217; che influenza positivamente l&#8217;attivita&#8217; onirica emettendo una serie di suoni durante la fase piu&#8217; profonda del sonno. Tra i &#8216;paesaggi sonori&#8217; evocatori di sogni piacevoli, quello di una passeggiata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span class="read_later"><script type="text/javascript"><!--
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/sognare.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/sognare.jpg" alt="" title="sognare" width="712" height="401" class="aligncenter size-full wp-image-3574" /></a></p>
<p>Sogni d&#8217;oro grazie ad una &#8216;app&#8217;. Lo psicologo britannico, Richard Wiseman, ha inaugurato un esperimento di massa sulla manipolazione dei sogni con il lancio di un&#8221;app&#8217; che influenza positivamente l&#8217;attivita&#8217; onirica emettendo una serie di suoni durante la fase piu&#8217; profonda del sonno. Tra i &#8216;paesaggi sonori&#8217; evocatori di sogni piacevoli, quello di una passeggiata in campagna, di una spiaggia e anche di un&#8217;avventura nello spazio. L&#8217;app e&#8217; sull&#8217;App Store, in arrivo una versione per Android.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2012/04/11/visualizza_new.html_183591855.html">qui</a></p>
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		<title>Web: Mediaset vince ricorso, si riprende dominio &#8216;mediaset. com&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 14:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Novità dalla rete]]></category>
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Il dominio &#8216;Mediaset.com&#8217; non puo&#8217; essere utilizzato da societa&#8217; diverse dal Biscione: lo ha stabilito il Tribunale civile di Roma, che ha accolto il ricorso del gruppo nei confronti della societa&#8217; Fenicius Llc imponendole di cessare l&#8217;uso del dominio stesso. Nel ricorso &#8211; informa Mediaset &#8211; e&#8217; stato dimostrato infatti che l&#8217;acquisizione del dominio &#8220;e&#8217; [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/copyright-symbol.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/copyright-symbol.jpg" alt="" title="copyright-symbol" width="712" height="473" class="aligncenter size-full wp-image-3570" /></a></p>
<p>Il dominio &#8216;Mediaset.com&#8217; non puo&#8217; essere utilizzato da societa&#8217; diverse dal Biscione: lo ha stabilito il Tribunale civile di Roma, che ha accolto il ricorso del gruppo nei confronti della societa&#8217; Fenicius Llc imponendole di cessare l&#8217;uso del dominio stesso. Nel ricorso &#8211; informa Mediaset &#8211; e&#8217; stato dimostrato infatti che l&#8217;acquisizione del dominio &#8220;e&#8217; stata compiuta con finalita&#8217; di agganciamento del noto marchio Mediaset&#8221;; il Tribunale ha stabilito inoltre di infliggere mille euro di penale per ogni giorno di ritardo nell&#8217;esecuzione del provvedimento. Mediaset segnala pero&#8217; alle autorita&#8217; l&#8217;esistenza di un problema &#8220;urgente&#8221;.</p>
<p>&#8220;In questo caso &#8211; si legge nella nota &#8211; il ricorso immediato alla giustizia ordinaria ha prodotto i risultati attesi. Ma cio&#8217; non toglie che la materia sia diventata un&#8217;autentica giungla da disboscare. La strada giudiziaria non puo&#8217; essere la soluzione: richiede alle aziende investimenti economici e intellettuali e contribuisce a intasare la giustizia civile. Ormai il problema ci sembra urgente e lo segnaliamo alle autorita&#8217; competenti&#8221;. Si tratta di una questione che &#8220;non riguarda solo Mediaset e apre una riflessione piu&#8217; generale sul tema della tutela del copyright&#8221;.</p>
<p>Il Biscione precisa di avere deciso di &#8220;concentrare la propria attivita&#8217; online sul dominio &#8216;Mediaset.it&#8217;&#8221; anche per &#8220;comodita&#8217; per gli utenti&#8221;. &#8220;Per quanto ci riguarda &#8211; rileva il gruppo &#8211; ogni altra estensione di dominio legato al nome Mediaset potrebbe non esistere, in quanto unici proprietari del copyright sul brand. Viceversa, sono spuntate figure specializzate nell&#8217;acquisizione delle numerosissime estensioni relative a marchi affermati, da &#8216;.com&#8217; a &#8216;.xxx&#8217;. Centinaia e centinaia di domini fittizi che le societa&#8217; originarie dovrebbero quindi registrare e depositare. In alcuni casi, pochissimi, si tratta di effettive omonimie che possono generare dispute comprensibili. Nella grande maggioranza, si tratta invece di operazioni architettate da professionisti che hanno l&#8217;obiettivo di rivendere il dominio ai legittimi proprietari a prezzi fuori mercato&#8221;.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.agi.it/economia/notizie/201204111617-eco-rt10210-web_mediaset_vince_ricorso_si_riprende_dominio_mediaset_com">qui</a></p>
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		<title>Facebook compra Instagram per un miliardo di dollari</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 10:06:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Social Media & Viral Video]]></category>
		<category><![CDATA[Instagram]]></category>
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Facebook, ormai a un passo dalla quotazione a Wall Street attesa in maggio, pensa in grande. Dopo anni di piccole acquisizioni (solitamente start-up pagate alcune decine di milioni di dollari), il social network pagherà un miliardo di dollari in contanti e azioni per Instagram, l&#8217;applicazione per scattare fotografie, ritoccarle con una serie di filtri e [...]]]></description>
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		//--></script></span><p><a href="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/instagramfb.jpg"><img src="http://blog.abcinteractive.it/wp-content/uploads/instagramfb.jpg" alt="" title="instagramfb" width="712" height="516" class="aligncenter size-full wp-image-3564" /></a></p>
<p>Facebook, ormai a un passo dalla quotazione a Wall Street attesa in maggio, pensa in grande. Dopo anni di piccole acquisizioni (solitamente start-up pagate alcune decine di milioni di dollari), il social network pagherà un miliardo di dollari in contanti e azioni per <strong>Instagram</strong>, l&#8217;applicazione per scattare fotografie, ritoccarle con una serie di filtri e poi condividerle con gli altri utenti. Qualcuno la descrive anche come una versione visiva di Twitter.</p>
<p>L&#8217;accordo è una manna per la società, fondata nell&#8217;autunno 2010 da due studenti di Stanford e che conta poco più di una decina di dipendenti. Il software utilizzato, gratuito e fino a poco tempo fa disponibile solo per iPhone (ora si può usare anche con gli smartphone che usano Android, il sistema operativo di Google), consente di pubblicare foto su Instagram o su altri social network, compreso Facebook.</p>
<p>L&#8217;app piace molto, come ha raccontato l&#8217;amministratore delegato e cofondatore Kevin Systrom, sottolineando che gli utenti da dicembre a ora sono quasi raddoppiati, passando da 15 a <strong>27 milioni</strong>. Alcune funzionalità di Instagram saranno incorporate in Facebook, anche se la società dovrebbe continuare a essere gestita in modo indipendente. &#8220;Cercheremo di imparare da Instagram come mettere a punto servizi analoghi per i nostri altri prodotti. Allo stesso tempo, aiuteremo Instagram a crescere utilizzando le infrastrutture e la squadra di ingegneri di Facebook&#8221;, ha detto il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. Una collaborazione strettissima dunque, che dovrebbe partire nel corso di questo trimestre, con la chiusura dell&#8217;accordo.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20120410_072411.shtml">qui</a></p>
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		<title>Red Hot Chili Peppers e Cure per l&#8217;Heineken</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 09:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
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È venuto il momento di cambiare ancora: l’Heineken Jammin Festival quest’anno si farà dal 5 al 7 luglio a Milano nell’area esterna alla fiera di Rho. Una tre giorni di musica, spettacoli, sport e divertimento che da sempre contraddistingue quello che da tempo è considerato uno dei festival più importanti d’Europa. Tanti i nomi altisonanti. [...]]]></description>
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<p>È venuto il momento di cambiare ancora: l’<strong>Heineken Jammin Festival </strong>quest’anno si farà dal 5 al 7 luglio a Milano nell’area esterna alla fiera di Rho. Una tre giorni di musica, spettacoli, sport e divertimento che da sempre contraddistingue quello che da tempo è considerato uno dei festival più importanti d’Europa. Tanti i nomi altisonanti. Il 5 &#8211; racconta il promoter di Live Nation, Roberto De Luca &#8211; gli head liner saranno i <strong>Red Hot Chili Peppers</strong>. Prima di loro <strong>Noel Gallagher</strong> and the <strong>High Flying Birds</strong>, <strong>Pitbull</strong>, gli <strong>Enter Shakiri</strong>.</p>
<p>Per il 6 luglio avanti tutta con l’elettronica grazie ai <strong>Prodigy</strong>. E nel pomeriggio i <strong>Seether</strong>, i <strong>Lost Prophet</strong>, gli <strong>Evanescence</strong> e i <strong>Chase and Status</strong>. «Mi sarebbe piaciuto far seguire i Prodigy dal super dj Dead Maus &#8211; racconta il promoter &#8211; ma il budget è troppo alto, questi performer ormai hanno cachet da pelle d’oca».</p>
<p>La serata finale di sabato 7 luglio ha già scatenato i fan degli anni Ottanta che troveranno sul palco prima i <strong>New Order</strong> e poi i <strong>Cure</strong> in una staffetta dal sapore dark. I Cure sono una band di culto che gli amanti del genere non smettono di seguire. Da quando Robert Smith, il leader, ha deciso di intraprendere questo tour mondiale che riporta in auge i suoni e i ritmi che hanno fatto esplodere la CureMania, i biglietti vanno a ruba. Ed è notizia dell’ultima ora che sarà il duo canadese <strong>Crystal Castles</strong> a esibirsi prima dei Cure. La partecipazione dei Crystal Castles all’Heineken Jammin’ Festival sarà la loro unica data italiana: presenteranno i brani che andranno a comporre il nuovo attesissimo album in uscita nei prossimi mesi.</p>
<p>La scelta di spostare l’evento all’Arena di Rho è legata al prossimo Expo. Lo scopo è creare un polo musicale milanese da poter poi mantenere nel corso degli anni.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www3.lastampa.it/musica/sezioni/news/articolo/lstp/449577/">qui</a></p>
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		<title>Cinema: tutte le uscite del weekend di Pasqua</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 15:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Deagostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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Pirati! Briganti da strapazzo
A sette anni di distanza da Wallace &#038; Gromit e la maledizione del coniglio mannaro, la Aardman Animations ritrova i fondi per un nuovo lungometraggio in stop-motion, con pochi apporti di computer grafica.
La storia di un Capitano Pirata e della sua ciurma, impegnati nel conseguimento del trofeo del &#8220;Pirata dell&#8217;Anno&#8221;, è allo [...]]]></description>
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<p><strong>Pirati! Briganti da strapazzo</strong><br />
A sette anni di distanza da Wallace &#038; Gromit e la maledizione del coniglio mannaro, la Aardman Animations ritrova i fondi per un nuovo lungometraggio in stop-motion, con pochi apporti di computer grafica.<br />
La storia di un Capitano Pirata e della sua ciurma, impegnati nel conseguimento del trofeo del &#8220;Pirata dell&#8217;Anno&#8221;, è allo stesso tempo un monumento all&#8217;antica tecnica di animazione a passo uno, con affascinanti set in miniatura, e un inno al vero humor inglese: più spiritoso che esilarante, anche se alcuni momenti di genio surreale strappano la risata.<br />
Doppiato in originale, tra gli altri, da Hugh Grant e Imelda Staunton, sostituiti in Italia da Christian De Sica e Luciana Littizzetto. Per chi sa stupirsi di fronte a un grandioso impegno artigianale, nel nome di un divertimento gentile e composto.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48805-8054#video">Trailer</a></p>
<p><strong>Biancaneve</strong><br />
In un regno lontano, una perfida regina conduce una vita agiata tassando il suo popolo, povero e affamato. Determinata ad essere la più bella, fa uccidere la sua rivale più temibile, la figliasta diciottenne Biancaneve. Scampata alla morte, la ragazza verrà accolta da sette nani furfanti, diventerà un&#8217;abile combattente e distruggerà la sua matrigna non prima di aver trovato il principe azzurro.<br />
Efficace nella rappresentazione di una regina cattiva che grazie a Julia Roberts si guadagna una buona metà delle scene e intelligente nel suo miscuiglio fra archetipi tipici della fiaba e riferimenti alla contemporaneità, il film non rende sempre giustizia al talento del suo autore. Meno visonario e trasgressivo del soliti, Tarsem resta nei ranghi e non cede al lato oscuro di un racconto che ha sempre avuto le sue suggestioni nere.<br />
Il premio per la migliore interpretazione va certamente ai 7 nani.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48793-8184#video">Trailer</a></p>
<p><strong>I più grandi di tutti</strong><br />
Negli anni &#8216;90 i Pluto erano una delle band più originali della scena musicale tutt&#8217;altro che mainstream del Livornese, poi si sciolsero a causa di una lite. Adesso qualcuno ha tutta l&#8217;intenzione di costringerli a una reunion, con l&#8217;allettante promessa di un lauto compenso e a condizione che i musicisti si raccontino in una lunga intervista. Ecco quindi che Loris, Mao, Sabrina e Rino si ritrovano per qualche settimana, meno spensierati di un tempo e chiusi ognuno nel proprio problematico universo.<br />
Per la sua opera seconda, Carlo Virzì sceglie di addentrarsi in un territorio che conosce bene, un contesto in cui anche lui, musicista, si è mosso per diversi anni. L&#8217;operazione, che scarta ogni retorica, mistificazione, celebrazione e autocelebrazione, è riuscita, soprattutto perchè i Pluto, un po&#8217; rozzi e senza particolari cose da dire, non hanno nulla di quell&#8217;aura mitica che solitamente circonda una rockstar. Ottima la performance dei quattro attori che li interpretanoe che ben si adattano a ua descrizione della provincia all&#8217;insegna del realismo poetico.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48799-8176">Trailer</a></p>
<p><strong>Act of Valor</strong><br />
Una serie di missioni coraggiose dei Navy Seals, i corpi speciali della marina americana. È questa la particolarità di Act of Valor, insieme al fatto di vedere coinvolti veri militari in quasi tutti i ruoli principali oltre che come veri e propri coproduttori. Nel tentativo di cercare il realismo nelle sequenze di azione sono state studiate missioni realmente accadute conservando le procedure, le armi e i comportamenti reali delle persone coinvolte. Veniamo catapultati letteralmente in giro per il mondo in azioni di salvataggio in territorio nemico, nella giungla delle Filippine contro i terroristi indipendentisti islamici, piuttosto che contro i talebani in Afghanistan.<br />
Mike McCoy e Scott Waugh sono registi che vengono dalla pubblicità e danno al film uno stile frenetico alternato a brevi momenti di pausa con dialoghi eroici e retorici che dimostrano l&#8217;intento del film che è quello di omaggiare gli &#8220;eroi&#8221; morti in guerra, ma anche spingere i giovani americani alla ricerca di quei valori e di quella carriera.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48899-8109#video">Trailer</a></p>
<p><strong>Titanic in 3D</strong><br />
In occasione dell’anniversario dei cento anni dalla partenza del Titanic, torna nelle sale il famosissimo film di James Cameron, in una versione 3D inedita.<br />
Scritto, diretto e prodotto da Cameron, Titanic è il secondo film ad avere realizzato i maggiori incassi di tutti i tempi. È uno degli unici tre film nella storia del cinema ad essersi aggiudicato ben undici Academy Award, tra cui quello per il miglior film e il miglior regista, oltre ad avere lanciato la carriera di star del calibro di Leonardo DiCaprio e Kate Winslet.<br />
&#8220;C’è un’intera generazione che non ha mai visto Titanic per come era stato concepito, cioè per il grande schermo”, ha dichiarato Cameron. Questo Titanic, che nessuno ha mai visto, è stato rimasterizzato in digitale a 4K e meticolosamente convertito in 3D. Conservando intatto il potere emotivo e offrendo immagini più intense che mai, il film sarà un’esperienza epica tanto per i vecchi fan quanto per i nuovi spettatori&#8221;.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48802-7513">Trailer</a></p>
<p><strong>Piccole bugie tra amici</strong><br />
Meglio conosciuto in Italia come attore Guillaume Canet è in realtà un regista apprezzato in Francia che arriva con Piccole bugie tra amici alla terza regia, portando in scena i suoi amici attori e la sua crisi personale vissuta dopo il successo del suo precedente film da regista. La crisi di chi arrivato a 35 anni sente di vivere una vita non più sua e infelice. Così come accade ai protagonisti del film che evitano costantemente di affrontare problemi e responsabilità e che anche dopo l’incidente molto grave di uno di loro decidono di partire comunque, al solito, in vacanza al mare lasciandolo in ospedale.<br />
Fra risate rumorose e fasulle e notti insonni con il silenzio come nemico si troveranno a dover affrontare loro stessi e i loro amici, le loro vite, la loro sessualità e le costanti piccole bugie che si raccontano da troppo tempo.<br />
Molto ben recitato e torrenziale, verboso e lunghissimo, Piccole bugie tra amici è un film pieno di toni contrastanti, dalla risata alle lacrime, dalla serenità di una gita in barca al dramma di un amico in fin di vita.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48306-8204#video">Trailer</a></p>
<p><strong>Pollo alle prugne</strong><br />
Esordire alla regia cinematografica con un film d’animazione di grande successo come Persepolis può alzare all’infinito le aspettative per un secondo film. In tutta risposta Marjane Satrapi insieme al fido Vincent Paronnaud hanno scelto di raccontare un’altra storia radicata nella storia iraniana in Pollo alle prugne, questa volta puntando sul fascino dei racconti e delle fiabe persiane raccontando di un violinista che per tutta la vita suonerà la tristezza di un amore negato e sposerà una donna che non ama con cui litiga sempre. Quando gli distruggerà il suo prezioso Stradivari inizierà un viaggio alla ricerca di un nuovo violino, ma soprattutto a ritroso nel suo passato. Spiazzano i registi di Persepolis abbandonando l’animazione per un live action ancora più fumettistico confidando sulle indubbie doti del protagonista Mathieu Amalric e su un’atmosfera magica e quasi sospesa nel tempo e nella storia.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48669-8074">Trailer </a></p>
<p><strong>Good as You</strong><br />
Otto personaggi, tutti rigorosamente gay tranne uno, si incontrano o si rincontrano nella notte di Capodanno, teatro di amori che nascono, gelosie che accecano, equivoci e ripensamenti. Il padrone di casa Adelchi, maniaco del controllo e ossessionato dalla corretezza nella vita di coppia, si fidanza con l&#8217;insicuro Claudio, ragazzo sieropositivo, mentre sua soretta etero tenta una relazione omosessuale con una veccghia compagna di liceo. Il tempo passa e i rapporti cambiano, fino a gioioso finale a sorpresa che ricompatta il gruppo.<br />
Prima commedia apertamente gay che prende spunto da una pièce teatrale di successo, il film racconta il mondo omosessuale dal di dentro, senza il filtro di uno sguardo altro, magari eterosessuale, magari borghese. Il regista Mariano Lamberti gioca intelligentemente con i cliché, evita il dramma, il melodramma e l&#8217;assoluzione, e suggerisce che gay significa soprattutto libero di scegliere. Nel cast si distinguono Lorenzo Balducci ed Enrico Silvestrin.<br />
<a href="http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Video/?key=48827-8221#video">Trailer</a></p>
<p>Tratto da <a href="http://www.comingsoon.it/News_Articoli/Speciali/Page/?Key=12734">qui</a></p>
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