Archivio di ottobre 2010

Si tratta di un’inchiesta che metterebbe nuovamente in crisi il sistema di sicurezza del social network più popoloso del web, Facebook. Buona parte dei suoi attuali 500 milioni di utenti sarebbe infatti a rischio, apparentemente sacrificata agli oscuri signori dell’advertising. È stato il Wall Street Journal a parlare dell’ennesimo buco tra le maglie della privacy garantita (o meno) dal sito in blu, a coinvolgere in particolare tutti quei consumatori di applicazioni come FarmVille. Tutte le app presenti nella classifica delle più usate su Facebook avrebbero in sostanza inviato informazioni personali verso un gruppo di almeno 25 società terze, tutte specializzate in pubblicità e raccolta dei dati per la profilazione mirata all’advertising.

Chi è dovuto ricorrere almeno una volta nella vita alle cure dentistiche sa bene che ad attenderlo in studio saranno in primis riviste e musica d’ambiente in filodiffusione. Probabilmente un modo per creare un’atmosfera rilassata prima del temibile incontro con il trapano. Decisamente meno rilassata la Società Consortile dei Fonografici (SCF), che in più di un’occasione aveva preteso dai dentisti del Belpaese il pagamento dei diritti per la diffusione di musica in sala d’aspetto. Era il 2005. La SCF – che gestisce la raccolta e la distribuzione dei diritti per conto dei produttori fonografici e degli artisti interpreti ed esecutori – aveva così motivato la decisione di denunciare i dentisti italiani: secondo la legge sul diritto d’autore “per diffondere legittimamente musica registrata in pubblico, anche senza scopo di lucro, occorre ottenere l’autorizzazione da tutte le parti che contribuiscono alla creazione del prodotto musicale, quindi gli autori, gli artisti interpreti ed esecutori e i produttori fonografici”.

Licenziati dal negozio dei sogni Polemica allo «store» delle Gru: «L’accusa: non aver sposato il pensiero aziendale» (di Maurizio Ternavasio) «Sono stato assunto dalla Apple il 2 settembre per occuparmi della vendita al pubblico e dell’assistenza nel nuovo store a Le Gru. Il 12 ottobre, prima che finisse il periodo di prova, mi hanno licenziato senza motivazione scritta». È disperato, lo “specialista” Marco Savi, 42 anni. «Ho lasciato un’attività in proprio perché per me, che sono nel settore da vent’anni, Apple era il punto di arrivo della carriera. Invece è stata una grandissima delusione.

Un gruppo di anziani ex-funzionari governativi cinesi ha diffuso su Internet una «lettera aperta» nella quale si chiede l’ abolizione della censura sui mezzi d’ informazione, che viene definita «incostituzionale». La diffusione della lettera, che usa toni insolitamente forti per la Cina, ha coinciso con l’assegnazione del premio Nobel per la pace 2010 al dissidente detenuto Liu Xiaobo ma la sua preparazione, hanno affermato alcuni dei firmatari, era cominciata qualche settimana prima. Tra gli altri hanno sottoscritto il documento Li Rui, ex-segretario del presidente Mao Zedong, e Jiang Ping, ex-presidente dell’ Università di legge e scienze politiche che ha tenuto corsi in diversi atenei stranieri tra cui anche a Roma.

Jay Fine va a caccia di lampi con la macchina fotografica per trasformarli in «immagini capaci di sorprendere». E la sera del 22 settembre ha colto nella baia dell’Hudson il successo che inseguiva da 40 anni. «Le previsioni avevano annunciato una violenta tempesta di pioggia e fulmini su New York – racconta – mi è sembrata una grande opportunità e ho aspettato che iniziasse a piovere, poi sono andato a Battery Park City, da dove avevo una buona vista sulla baia, portandomi il cavalletto». Per oltre due ore è stato immobile sotto il diluvio con la sua Nikon D300 sulla quale aveva montato l’obiettivo da 60mm f2.

The Urban Speaker è un’installazione di Carlos J. Gómez de Llarena, 60 secondi a disposizione per fa sentire la propria voce, un intervento temporaneo che rivede il nostro modo di intendere l’ambiente urbano nell’era dell’onnipresenza della comunicazione di massa. Un ambiente urbano che si trasforma in media attraverso l’introduzione della tecnologia. Il cartello invita il passante a chiamre un numero di telefono dover poter registrare la propia voce, un QR code che permette di collegarsi direttamente al sito per fruire nuovi contenuti.

Marrone chiaro, avana, seppia, beige. Una nuova automobile con ben 4 finestrini, 4 ruote e freni, guidata dalla più mediocre delle famiglie, dicono loro, moglie e marito, due bambini e un cane. Interni mediocri, sedili mediocri, possibilità pressochè nulle di personalizzare l’automobile, impiegati che vivono alla giornata senza alcun entusiasmo, nessun dealer nelle vicinanze, 3 modelli, Mediocrity Base Model, Mediocrity Convenience Package e Mediocrity Power Package che si differenziano tra loro per ben 200 dollari di “optional”. E’ il trionfo della mediocrità, attraverso il sito, la fanpage e i video su YouTube, Subaru ha scelto di lanciare la nuova Legacy negando i valori del brand con una campagna fake.

Il colosso di Mountain View investe in una rete da 630 km per alimentare il 60% degli Usa e lancia il misuratore d’inflazione basato sugli acquisti via Internet Con una super-autostrada sottomarina di seicento chilometri Google sbarca nel campo dell’energia ecolica e, dopo il primo investimento verde firmato “Google Energy” a dicembre, torna a concentrarsi su un progetto estraneo al mondo dell’hi-tech. Il colosso di Internet si è unito ad un gruppo finanziario di New York per investire in un piano da 5 miliardi di dollari per la realizzazione off shore, lungo la costa atlantica degli Stati Uniti, di una «spina dorsale» per impianti eolici che potrebbe potenzialmente cambiare per sempre la mappa elettrica dell’intera regione.

Sei esemplari di Toyota Prius e uno di Audi TT. Un totale di sette veicoli partiti dal campus di Google a Mountain View e diretti verso il futuro della robotica su quattro ruote. Un’automobile che si guidi da sola, senza alcun intervento da parte dell’uomo: questa la sfida già lanciata dalla Grande G, a spasso senza mani sul celebre Golden Gate di San Francisco. E l’azienda californiana sembra averla subito buttata sui numeri, come a dimostrare la primissima bontà dell’operazione. Mille miglia (1.600 km circa) battute su strada dall’intero parco macchine di Google, senza intervento alcuno da parte di un qualsivoglia autista.

I Simpson, forse la famiglia non umana più amata negli Stati Uniti e in altre centinaia di paesi in quasi tutto il mondo. Banksy, forse lo street artist più discusso, anti-capitalista e anti-istituzionale degli ultimi 5 anni. Le due celebrità si incontrano, non a prendere una Duff da Boe, in compagnia di Homer, Lenny, Carl e Barney, ma sugli spalti dello stadio di Hockey dopo l’abbraccio tra Lisa e Bart nella sfida decisiva che li vede l’uno di fronte l’altro, in compagnia di Vipera e del commissario Winchester che da inizio alla rissa al grido di “Demoliamo questa baracca“. Sul canale dell’artista inglese potete vedere la sigla dei Simpson in versione Banksy.