Archivio di aprile 2012

Campione di vendite, di capitalizzazione (la società Usa di maggior valore), di profitti. Ma anche di contabilità «creativa»: pionieri nell’uso di una tecnica taglia-tasse soprannominata «Double Irish with a Dutch Sandwich». Insomma, una società che «pensa differente» ma non sulle tasse. Ammirata per la genialità delle sue soluzioni tecnologiche, la Apple è meno nota per l’abilità con la quale riesce, legalmente, a pagare pochissimi tributi. La società fondata da Steve Jobs l’anno scorso ha versato appena 3,3 miliardi di dollari di tributi su 34,2 di profitti: appena il 9,8 per cento.

Caro direttore, la prima cosa che balza agli occhi quando arrivi davanti alla sede di Apple sono le tante biciclette parcheggiate e la fila di giovani che entrano negli autobus aziendali per rientrare a casa dopo il lavoro. Tutto è ordinato, pulito, immerso nel verde, gli uffici con grandi vetrate, pieni di luce, l’arredamento semplice, chiaro come le pareti. All’interno, il campus con ristorante, store aziendale, bar con tavolini all’aperto e prato verde come in un campo da golf. Se esci da qui ed entri nel grande campus della business school di Stanford non cambia niente, stessa atmosfera, stessi giovani, stesse biciclette, stesso verde con alberi bellissimi e un’atmosfera di comunità allegra e colorata che trovi anche da Google.

Nessuna novità: Google Drive è esattamente quello che ci aspettavamo. Il sistema di cloud storage di Google ha inglobato Google Docs e offre 5 GB di spazio per archiviare tutti i propri documenti. Archiviare ed editare, ma non off line: in quel caso siamo solo in grado di vedere i file, ma non possiamo modificarli. Cosa possibile invece con i file che si trovano nella cartella di Drive, simile a quella di Dropbox, sul nostro pc o Mac, dove ritroveremo i file di Google Docs non appena installata l’app. A patto però di averli salvati nei formati di Docs. Ogni file aggiunto qui appare immediatamente online.

Creatività: la capacità di ‘unire i puntini’ e produrre qualcosa di nuovo e utile. Una parola diventata da tempo un vero e proprio mantra e di cui in tanti parlano: quanti libri avete letto a proposito? Avete notato come creare sembri sempre un processo divertente e facile da fare, indipendentemente dalla situazione specifica? Per ultimo, quante volte avete letto delle tecniche che stimolerebbero la creatività? Sono davvero efficaci oppure, una volta compreso il ‘trucco’, serve poco tempo per trovare le soluzioni? Se volete saperne di più sulla creatività e l’innovazione nel business – ma non solo – senza leggere ‘le solite cose’ ma da una prospettiva di rottura, vi segnaliamo ‘Dangerous Ideas – Idee Pericolose’, scritto da Alf Rehn e pubblicato in Italia da Franco Angeli.

Forse con il nome di Paperino non avrebbe avuto lo stesso successo. O forse alla fine Shakespeare avrebbe avuto ragione (ricordate Romeo e Giulietta? ” O Romeo Romeo, perché sei tu Romeo…“) e le prestazioni dello scooter più famoso del mondo avrebbero convinto anche a dispetto del nome che gli era originariamente toccato in sorte. Paperino, infatti, è il nome del prototipo di motociclo che era stato realizzato inizialmente da Renzo Spolti. Poi però il modello non convinse Enrico Piaggio (e non solo per il nome), che fece apportare le modifiche che 66 anni fa lo trasformarono nella più famosa e celebrata Vespa.

D’improvviso avete un’idea geniale per sviluppare un’app che, a vostro avviso, sarà irresistibile per gli utenti? Molto bene, ma…con calma, andate per gradi! Prima di partire in quarta occorre avere un progetto approfondito, per filo e per segno. E una volta cominciati “i lavori”, è importante tenere sempre a mente le linee guida del vostro progetto ed evitare di commettere alcuni errori, che, con un semplice cambio di vocale, potrebbero trasformarsi in orrori. Il diagramma di flusso È importantissimo, prima di iniziare lo sviluppo della vostra app, crearvi un semplice ma utile diagramma di flusso, uno scheletro, che tocchi tutti i punti della vostra applicazione, senza tralasciare nemmeno il minimo elemento.

“Girare un film all’anno mi permette di non pensare ai terribili problemi della vita”, lo ha dichiarato Woody Allen durante la presentazione della sua ultima fatica, “To Rome With Love”, (Medusa), nei cinema da venerdì 20 aprile. Una dichiarazione quella di Allen, alla quale forse potremmo appellarci per “giustificare” la poca consistenza di una pellicola che ha tanto l’aria di uno scacciapensieri, di un prodotto confezionato più per prassi che non per comunicare qualcosa. L’Italia sullo sfondo Vicinissimo agli ottanta Allen è da sempre innamorato del vecchio continente, tanto che nell’ultimo decennio ha scelto diverse città europee come sfondo dei suoi film.

Il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale ancora non è stato completato (se tutto andrà bene, ciò avverrà il prossimo 30 giugno) e già il governo ha dato le prime indicazioni per un’evoluzione ulteriore. Con un emendamento all’interno del decreto di semplificazione fiscale il Consiglio dei Ministri ha indicato il primo gennaio 2015 quale data in cui tutti i decoder del digitale terrestre dovranno essere compatibili con lo standard DVB-T2, evoluzione dell’attuale DVB-T. A partire dal primo luglio 2015, poi, sarà vietata la vendita di decoder non compatibili con DVB-T2.

Facebook ne ha fatta un’altra. Nemmeno il tempo di abituarsi all’ultima innovazione dedicata alle università (Groups for Schools), che subito il social network ha lanciato il pulsante ‘ascolta’, rivolto principalmente ad artisti e musicisti. Situato nelle fan page tra il ‘mi piace’ ed i messaggi, l’app interagisce con la vostra timeline e permette di ascoltare la loro musica direttamente da Facebook (per ora a noi non funziona, ma è sicuramente un problema temporaneo/soggettivo). Bello, no? Acquisto di Instagram, servizi alle scuole e alle band sono solo le ultimissime mosse di Facebook: a tal proposito, un bell’articolo di Antonio Lupetti fa pensare: stiamo assistendo alla polarizzazione di internet verso due enormi pilastri, Facebook e Google.

È uno dei gadget più chiacchierati del momento, sebbene manchi ancora qualche mese al lancio commerciale in versione Beta. Si chiama – facile facile, pulito come il suo design un po’ vintage un po’ criptico – Little Printer. E, nomen omen, è una sorta di stampante portatile, di piccole dimensioni, in grado di essere gestita attraverso il proprio smartphone grazie a un dongle, cioè una pennetta che si interfaccia a qualsiasi router wi-fi e si collega a un sistema battezzato Berg Cloud. Il tutto per consentirci di stampare un sacco di contenuti diversi, chiamati dal sistema Pubblicazioni, e ficcarceli in tasca.