6 cinguettii da fare tutti i giorni per diventare un guru di Twitter. Li ha individuati la scorsa settimana Andy Beal, Ceo di Trackur.com (che offre strumenti di monitoraggio dei social media) e coautore di Radically Transparent (testo sulla gestione della reputazione on line). La sua era una provocazione, per dimostrare come i guru di Twitter usino spesso e volentieri trucchetti comuni. Noi li abbiamo voluti testare, prima di confrontarci con Beal, per vedere se queste presunte regole funzionassero anche per un account comune.
Ecco i sei tweet da guru:
1) usare hashtag di eventi a cui si partecipa e a cui la gente vorrebbe partecipare, ma non è stata invitata o non può;
2) dire che si è appena atterrati da qualche parte, così la gente penserà che siamo cool perché viaggiamo molto o semplicemente vorrebbe trovarsi lì;
3) linkare storie che chiunque potrebbe trovare, ma così chi leggerà i nostri twit penserà che siamo interessanti per quello che condividiamo;
4) twittare perle di saggezza. Chi le leggerà, pur conoscendole già, penserà che siamo saggi, e ci aggiungerà ai propri suggerimenti;
5) fare una domanda semplice, alla cui risposta non siamo magari neppure interessati, così la gente penserà che coinvolgiamo i nostri follower;
6) twittare citazioni anche banali, perché chi leggerà le troverà epiche e le ritwitterà per sembrare cool.
Provando a seguire le regole di Beal ho guadagnato personalmente 9 follower in 5 giorni, dedicando una media di 4 twit al giorno all’obiettivo di fare proseliti. Nulla in confronto ai seguaci che ha raccolto Charlie Sheen. In 3 casi il nuovo follower è arrivato dopo il link a una storia, in 2 occasioni ritwittata. Uno dei nuovi follower ha anche deciso di inserirmi nel suo #ff (follow Friday, un twit in cui si indicano i follower più influenti della propria settimana). Una citazione è valsa retweet e follower. Una provocazione legata a una storia ha ricevuto una replica e basta, mentre a Sanremo mi era bastato chiedere se avesse già cantato Van de Sfroos per ottenere otto risposte in pochi secondi. Un follower è giunto in seguito all’annuncio che avrei partecipato a Codemotion. Di altri 4 non sono riuscito a capire la provenienza. A questo punto ho interrogato Beal.

Secondo te la gente che segue Twitter è un po’ stupida?
“No, ma c’è una formula che i cosidetti guru usano per attrarre follower. Non una regola precisa, ma tipologie di twit usati per dimostrare il proprio status di guru”.

Qual è il motivo che spinge la gente a seguire qualcuno su Twitter?
“Ci sono studi scientifici che mostrano le ragioni. Semplificando, credo che vogliamo essere in contatto con gente con il nostro stesso status o superiore. Per farci nuovi amici e imparare dagli altri.
E creare un network a cui mostrare la nostra agenda, spesso relativa al lavoro e non pubblica”.

Seguire la gente su Twitter è come guardare la tv?
“Certe persone si comportano così, seguono altri come se questi fossero programmi tv. Scelgono il canale, spengono il cervello e leggono i twit. Io seguo solo 150 persone perché mi piace interagire con loro. Se ne seguissi migliaia, non potrei farlo”.

Abbiamo provato a seguire le tue regole, ma non abbiamo fatto centinaia di proseliti. Forse ci sono argomenti più attrattivi di altri?
“Su Twitter devi essere autentico, postare cose a cui sei interessato e di cui puoi parlare con autorevolezza. Così attrarrai gente su cui puoi esercitare una certa influenza. Non è importante avere tanti follower, ma avere quelli giusti”.

Tratto da qui