Quella uscita all’inizio del mese è solo l’ultima della serie: Steve Jobs. L’uomo che ha inventato il futuro (Hoepli) è una biografia di Re Steve scritta da Jay Elliot (a quattro mani William L. Simon), ex vicepresidente di Apple, uno che Jobs lo ha conosciuto molto bene perché ha lavorato al suo fianco per 30 anni. Elliot racconta come ha fatto un ex hippie a diventare uno degli uomini più influenti del mondo; lo fa attraverso aneddoti sul lavoro quotidiano, seguendo la concezione e il lancio delle creazioni più importanti di Jobs, dall’Apple I nel 1976 all’iPad, passando per la Pixar, l’iPod, l’iPhone…
Intuizioni, visioni, spregiudicatezza, passione, energia infinita, ossessione per i dettagli e durezza con i sottoposti sono gli ingredienti della personalità complessa di Jobs che lo ha portato dalle stalle (le origini umili) alle stelle. Elliot lo definisce una via di mezzo fra un artista e un manager, uno che ha raggiunto una tale posizione di influenza sul mercato e sui desideri delle persone che l’autore usa il concetto di ‘iLeadership’.
Ma la letteratura su Steve Jobs è ricca di testi, per non parlare delle migliaia di articoli. Così, in attesa di una biografia finalmente autorizzata, o magari di un’autobiografia, il materiale non manca, per chi volesse farsi un corso accelerato su come seguirne le orme e diventare il prossimo profeta dell’hi-tech (per dire). Tra le decine di titoli in lingua originale, due meritano una lettura:
- iCon: Steve Jobs, the Greatest Second Act in the History of Business, di Jeffrey S. Young e William L. Simon (Wiley, 2005), un libro talmente inviso a Jobs che ne vietò pure l’esposizione negli Apple Store.
- Return to the Little Kingdom, di Michael Moritz (Overlook Press, ristampa 2010). Uscito nel 1984, è un ottimo volume sull’ascesa di Apple e di Steve, frutto dello stretto rapporto tra il giornalista e Jobs, che gli diede accesso a qualsiasi informazione disponibile sulla sua vita personale e professionale. Dopodiché decise di non rivolgere più la parola ai giornalisti, con qualche eccezione…
Due storie di prodotto sono particolarmente interessanti e avvincenti: Insanely Great, di Steven Levy (Penguin Books, 1994, in inglese), sull’evoluzione del Macintosh. E, sempre dello stesso autore, uscito anche in Italia, Semplicemente perfetto. La storia di un’idea geniale (Sperling & Kupfer, 2007), sulla creazione dell’iPod.
Ed ecco tre opere in italiano (compreso un film) che vi possono aiutare a capire le ragioni del successo del papà dell’iPad:
- Nella testa di Steve Jobs. La gente non sa cosa vuole, lui sì,di Leander Kahney (Sperling & Kupfer, 2009). Il titolo sembra un’ode al Re Mida dei nostri giorni, ma in realtà Kahney (editor di Wired nonché fondatore di Cult of Mac) cerca di indagare sulle contraddizioni di Jobs, che sono un po’ il segreto del suo successo. Ad esempio: è elitario, ma pensa a prodotti facili da usare per tutti, ha pessimi rapporti con il prossimo, ma riesce a circondarsi dei migliori ingegneri al mondo, si dichiara antimaterialista, ma usa la pubblicità come un’arma letale, e non è che devolva proprio tutto in beneficenza. Come funziona Jobs? L’autore cerca di scavare nella personalità e nella psicologia del personaggio per offrirci i suoi segreti, che però rimangono insondabili.
- I su e giù di Steve Jobs, di Alan Deutschman (Arcana nel 2002). È una biografia di Jobs non autorizzata, ideale per chi vuole saperne di più sul lato dark del raìs di Apple senza censura. L’autore ha partecipato alla rivoluzione informatica della Silicon Valley e riporta informazioni di prima mano, ma ha anche intervistato molti collaboratori di Jobs: ne delinea un profilo sfaccettato, molto lontano dall’agiografia che solitamente circonda Steve. Si racconta del fervore degli anni ‘70, ma anche dei primi affari un po’ oscuri nel garage insieme a Steve Wozniack, del caratteraccio dittatoriale e irascibile, della decadenza della Next Computer. Insomma, la parte meno nobile della biografia dell’uomo che ha rivoluzionato l’informatica.
- I pirati di Silicon Valley, regia di Martyn Burke, con Anthony Michael Hall, Noah Wyle (1999). È stranamente l’unico film che finora si è occupato della rivoluzione informatica che si svolse nel decennio 1975-85, e verte sulla competizione dei suoi due massimi esponenti, Bill Gates vs. Steve Jobs. È tratto dal libro Fire in the Valley di Paul Freiberger e Michael Swaine e scorre come un flashback costruito dai ricordi dei due rivali. È scorrevole, ironico e interessante per l’affresco storico che delinea, e anche divertente perché mette in luce quanto i due geni del PC fossero avanti rispetto ai tempi e quanti errori commisero gli investitori che si trovarono davanti.

Tratto da qui




  • Chiara

    mi sa che non basta leggere la biografia…
    non è mica come il detto “chi va con lo zoppo etc.” però sicuramente deve essere interessante capire cosa sta dietro ad un cervello “tanto”…
    qualcuno di questi titoli me lo ricorderò quando andrò prossima volta in libreria ;)