Chi si occupa di comunicazione e di internet non può far finta che beppe grillo non esista.

“Era prevedibile, almeno per me. Quando, all’inizio del 2009, pubblicai “Di là dal ponte” scrissi: “iniziano ad affacciarsi sulla scena politica nuovi concorrenti… Si tratta delle liste civiche lanciate dal comico genovese Beppe Grillo che derivano da nuove forme di aggregazione sociale, iniziative spontanee nate in tutta Italia sulla scia degli spettacoli tenuti da Grillo, che si chiamano Meetup… Il futuro della rappresentanza politica in Italia potrebbe appartenere a loro, o almeno a ciò che potranno diventare da qui a qualche anno, sostanzialmente per tre motivi principali: 1) il primo è banale e consiste nel fatto che non esistono alternative, sono stati i primi nel loro genere in ordine di tempo, rappresentano quelli che, sempre restando in tema di marketing, si chiamano i first mover (i primi a muoversi); 2) il secondo motivo riguarda il fatto che rappresentano una novità assoluta nel panorama politico nazionale sia in termini di rappresentanza sociale che di contenuti e strategie comunicative; 3) il terzo motivo riguarda il bisogno e la richiesta da parte del cittadino post-moderno di incidere maggiormente sulle scelte che determineranno la qualità della propria esistenza. Stiamo passando, infatti, da una democrazia rappresentativa ad una democrazia partecipata.”
Sono convinto, ieri come oggi, che Beppe Grillo abbia il merito di aver compreso prima degli altri questi cambiamenti e che, come tutti i first mover, ne abbia dovuto pagare lo scotto, soprattutto in termini di attacchi. Le caste della politica e del giornalismo italiano non solo sono state miopi e incapaci di leggere i cambiamenti in atto da tempo nella società italiana e di riconoscerne le nuove forme di espressione, salvo rare eccezioni, ma addirittura quando si sono materializzate (in occasione dei V-Day ad esempio) le hanno etichettate come antipolitica, populismo e qualunquismo, facendo leva sul pregiudizio, le ideologie e lo stereotipo di cui erano e sono ancora intrisi.
D’altronde, la nascita di un nuovo paradigma, secondo Richard Brodie, “comporta delle fasi di sviluppo che rispecchiano i passaggi che ogni nuovo quadro concettuale deve superare per affermarsi” e precisamente quattro fasi: 1) la fase di compiacenza-marginalizzazione, la prima fase in cui la nuova teoria viene considerata dalla maggior parte delle persone come bizzarra o fuori dal comune e quindi viene presa con simpatia, questa fase Grillo l’ha già attraversata quando ha iniziato a tenere i suoi spettacoli in giro per l’Italia; 2) la fase di ridicolizzazione, quando chi non intende rinunciare alle proprie posizioni concettuali inizia ad ironizzare sul fenomeno e quindi l’iniziale compiacenza lascia il posto allo scherno e alla ridicolizzazione, e questa fase ha immediatamente preceduto l’organizzazione dei V-Day; 3) la fase della critica, quando le nuove teorie iniziano e fare proseliti e questi si materializzano, questo suscita in chi non è disposto ad abbandonare le proprie convinzioni a favore delle nuove una reazione di paura e quindi l’attacco, il discredito, e questa fase ha coinciso con il periodo che è andato dal primo V-Day alle elezioni di ieri; 4) la fase dell’accettazione, allorquando un numero sufficiente di persone si schiera a favore del nuovo paradigma consentendo la sua accettazione all’interno della società.
Quest’ultima fase inizia oggi. Le dichiarazioni di alcuni esponenti delle opposizioni che, come San Tommaso, per credere hanno dovuto toccare con mano, confermano ciò. Il Movimento Cinque Stelle ora esiste anche per loro, siamo all’inizio della fine di un modo di intendere la politica le cui conseguenze saranno tutte da valutare e scoprire.”

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