E se la prossima Costituzione egiziana fosse redatta in crowdsourcing? Non attraverso un comitato di saggi, un’assemblea incaricata di stilare i punti fondamentali del vivere civile, ma proprio con il contributo attivo della popolazione, dell’uomo della strada? Prima di arrivare a un simile risultato, deve passare ancora molta acqua sotto i ponti, ma con l’ aiuto decisivo delle nuove tecnologie tutto ciò potrebbe divenire un giorno realtà; magari proprio in quel Nord Africa che dalla scorsa primavera è diventato un po’ il laboratorio mondiale dell’attivismo digitale.

Fra le proposte emerse da un recente hackaton (una seduta “intensiva” di programmatori per scovare nuove idee) tenutosi a Stanford e a cui hanno partecipato in videoconferenza o di persona anche diversi attivisti egiziani, la più promettente è proprio quella della creazione di una piattaforma online che consenta agli internauti egiziani, in vista delle elezioni di settembre, di confrontare testi costituzionali di diverse nazioni, proporre articoli e concetti per la nuova Carta e votare i più interessanti.

Il progetto prevede anche soluzioni per comunicare i risultati delle votazioni e coinvolgere nel dibattito anche la popolazione offline, che in Egitto è la stragrande maggioranza (solo il 21,2 % degli abitanti ha accesso a Internet). Se l’esperimento venisse attuato, sarebbe l’ideale prosecuzione di quanto già in corso su Google Moderator: la piattaforma di discussione di Google è diventata, nei mesi della rivolta contro il regime di Mubarak, la piazza telematica dove i manifestanti si sono dati appuntamento per disegnare il futuro dell’Egitto.

Tratto da lastampa.it