L’alternativa a Wikipedia? Potrebbe essere OVO, un progetto italiano, una video enciclopedia online che, alle voci di testo, sostituisce pillole di filmati di tre minuti, divisi in tre grandi linee editoriali: OvoBio, dedicata ai personaggi celebri di ogni disciplina, OvoPedia (scienza, arte, sport) e OvpPolis che racchiude tutte le voci relative a economia, legge, politica e alle altre discipline che studiano il modo in cui i rapporti umani si organizzano e strutturano all’interno di una comunità.

L’autorevolezza dei contenuti è garantita da una partnership con l’Istituto Treccani, che certifica la correttezza delle informazioni presentate. Le clip possono essere visualizzate sul sito OVO oppure si trovano incastonate, sotto forma di widget all’interno degli articoli dei siti di informazione che, come La Stampa.it, sono partner dell’iniziativa.

Lanciata ufficialmente a dicembre dello scorso anno, Ovo, nata da un’idea dell’ex conduttore televisivo Andrea Pezzi, ha superato con successo la fase di start up e, nella seconda metà del 2011, si avvia ad affrontare un profondo restyling, volto a renderla sempre più integrata con blog e social network e pronta per spiccare il volo dal bacino di utenza italiano ai mercati internazionali. L’amministratore delegato Carlo De Matteo ci spiega le prossime mosse di questa scommessa tutta italiana.

“Stiamo lavorando alla nuova interfaccia – racconta De Matteo – i primi cambiamenti dovrebbero essere visibili la prossima settimana, e la versione definitiva arriverà a fine estate. Il nuovo sito sfrutterà tutto le opportunità del nuovo linguaggio di programmazione Html 5, per essere visualizzabile senza problemi su tutte le piattaforme e sarà completamente ridisegnato anche dal punto di vista grafico: il motore di ricerca delle clip avrà maggiore risalto, e le notizie presentate in homepage non saranno più scelte da noi a partire dai contenuti forniti dai nostri media partner, come avviene adesso, ma si baseranno sui temi maggiormente discussi in Rete in un dato momento, il passaparola innescato dai blog e dai social network come Twitter”.

Come vengono prodotte le clip e come funziona la vostra partnership con l’Istituto Treccani?
I filmati vengono realizzati in outsourcing, da un network di collaboratori sparsi in tutto il mondo, che, per reperire il materiale iconografico da inserire nei video, possono accedere mediante la nostra piattaforma ai principali archivi iconografici mondiali – da Getty Images a Corbis a Infront – con cui abbiamo stretto accordi. Il testo dei video è invece tratto dai lemmi dell’Istituto Treccani, opportunamente adattati e riassunti per poter comunicare tutte le informazioni fondamentali su un dato argomento all’interno del nostro format. L’Istituto, oltre a validare i contenuti, da qualche mese ha scelto inoltre di inserire i nostri widget all’interno del suo sito, arricchendone le voci di una nuova dimensione multimediale. Così come ha fatto il portale Studenti.it, inserendo video correlati ai contenuti degli appunti scolastici.

Qual il modello di business di Ovo e come pensate di generare utili?
I ricavi provengono sia dalle licenze di distribuzione delle clip, sia sui siti dei nostri media partner che in televisione. A questo proposito abbiamo appena chiuso accordo con il colosso televisivo tedesco Zdf per distribuirle sui vari network televisivi. Altri ricavi proverranno dal classico modello pubblicitario del pre-roll (filmati promozionali prima del video vero e proprio) di cui divideremo i guadagni in revenue sharing coi nostri partner. Ai grandi brand diamo la possibilità di associare il loro marchio a una data clip, pagando una fee annuale. A scanso di equivoci, preciso che non si tratta di filmati “su misura”, ma di clip già pronte che proponiamo ai clienti perché riteniamo possano essere affini al loro mondo di valori. Un esempio potrebbe essere una clip sull’energia “sponsorizzata” dall’Eni. Infine, alcune clip possono essere finanziate dai “mecenati digitali”, privati cittadini appassionati di un certo argomento che decidono di investire dei soldi nella produzione di una clip.

Quando è previsto lo sbarco sui mercati internazionali?
Presto. Stiamo completando la traduzione in inglese delle nostre clip e iniziando a pianificare il lancio in Spagna e Germania, dove vorremmo stringere accordi con i maggiori quotidiani come stiamo facendo in Italia. In altri Paesi stiamo invece entrando i contatto con soggetti più istituzionali. Forniremo contenuti multimediali di tipo storico, scientifico e culturale, per consentire anche alle nazioni che ne sono prive, di crearsi un’identità digitale attraverso il video racconto, attingendo sempre a fonti autorevoli come le maggiori enciclopedie nazionali.

Qual è il vostro assetto societario?
Siamo una Srl. I soci sono cinque: Andrea Pezzi, che detiene la quota di maggioranza, la Sopaf, una holding di Milano quotata in borsa, un fondo inglese modello Friends and Family, io stesso, con una piccola quota, e la società Basis.

Il vostro progetto ricorda un po’ quello di Qwiki, l’enciclopedia visuale finanziata dal co-fondatore di Facebook, Eduardo Saverin. In cosa vi differenziate da esso?
Qwiki è un progetto molto interessante e ben fatto, ma si basa sulla lettura automatica, tramite sintesi vocale, di lemmi provenienti da Wikipedia. Noi produciamo invece contenuti originali, creati ad hoc.

Oltre a ciò, un prodotto come quello di Saverin è difficile che possa avere un ritorno commerciale, perché si appoggia a contenuti gratuiti, di libero accesso. E, a differenza nostra, mi pare che quelli di Qwiki debbano ancora individuare un buon modello di distribuzione.

Fonte: qui

Bella idea! Davvero! Ma la storia sembra essere un po’ diversa. E’ un grande progetto che presenta ancora tanti lati oscuri.
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