Nonostante l’entusiasmo suscitato lo scorso maggio a Cannes dove l’accattivante Jean Dujardin ha riportato la palma per l’attore, The Artist è un film che potrebbe correre il doppio rischio di venir sottovalutato da certa critica perché diretto da un regista senza pedigree d’autore; e dal pubblico in quanto muto e in bianco e nero, quindi chissà che noia! Ma sarebbe un grave errore. Michel Hazanavicius fino adesso aveva goduto di una piccola fama in patria per un paio di pellicole di satira degli spionistici anni ‘60, ispirate ai romanzi della serie OSS 117 di Jean Bruce: da noi inedite, pare siano divertenti.

Comunque si tratta di parodie come comunemente le intendiamo, mentre The Artist è una parodia nel senso letterale del termine, cioè una riscrittura, un’imitazione che gioca su vari modelli d’epoca, collocando il clou della storia in un momento fatidico per il cinema, quel biennio 1927/28 quando prese a parlare: una vera rivoluzione, già rievocata nell’incantevole commedia musicale Singin in the Rain. Per The Artist, Hazanavicius attinge a questo e altri generi incluso il melò (a partire da A star is Born); mentre la star George Valentin impersonata da Dujardin ha il baffetto sciupa femmine dell’avventuroso e romantico Douglas Fairbanks, e la Peppi incarnata da Bérénice Béjo è un tipetto spiritoso e vivace alla Claudette Colbert.

La vicenda è quella di un divo che tramonta, di una stellina che ascende e di una reciproca attrazione amorosa che si concretizza in un delizioso happy end. Ma, a dispetto di quanto abbiamo scritto, The Artist non è un prodotto di nicchia riservato ai più cinefili. Girando in loco con parecchie maestranze americane, Hazanavicius è riuscito infatti a realizzare un film che ha le carte in regola per essere davvero un film muto hollywoodiano, e di quelli ottimi: copione, fotografia, costumi, ambienti, cast, tutto è perfetto, incantevole. D’altro canto la commedia è moderna per il filtro di un ironico distacco (sottolineato da una colonna sonora in cui troviamo persino il tema dell’hitchcockiano Vertigo), che però non va mai a detrimento della partecipazione emotiva. E magari alla fine ci sarà un ripensamento generale: forse aveva ragione chi scrisse che acquistando la parola, il cinema tradiva se stesso.

THE ARTIST
di Michel Hazanavicius
con Jean DuJardine, Bérénice Béjo
Usa/Fra, 2011

TORINO, Eliseo, Nazionale, Uci