L’eterna lotta tra Android e iOS si combatte su tutti i fronti. Tra i tanti, il numero e la qualità media delle app è uno dei cavalli di battaglia della piattaforma Apple. Può quindi sorprendere il risultato degli studi di Crittercism, startup dedicata all’analisi dei dati di crash delle applicazioni. Secondo le informazioni da loro raccolte, le app di terze parti per iOs si inchiodano più spesso di quelle per Android.

Crittercism ha analizzato 214 milioni di lanci tra novembre e dicembre 2011: circa 162 milioni erano app per iOs e 52 milioni per Android. Ma concentrandosi sulla percentuale di crash in rapporto ai singoli lanci, questa disparità è stata eliminata permettendo un confronto alla pari tra le due piattaforme.

Il risultato è che iOs in tutte le sue incarnazioni è il protagonista dell’84,36% dei crash, con l’ultima versione (la 5.0.1) in testa a tutte con il 28.64% dei riavvii. Un dato in apparenza incoerente con l’immagine di stabilità ed efficienza che da sempre contraddistingue il sistema operativo Apple soprattutto se confrontato con il caotico e frammentato Google Android. Come si spiega?

Il fatto che a soffrire di più sia proprio l’ultima release si spiega proprio con la sua novità: è probabile che gli sviluppatori debbano ancora adattare le loro app alle nuove caratteristiche dell’OS, mentre fino alla versione precedente era (quasi) tutto ok. Android, con la versione Ice Cream Sandwich disponibile ufficialmente solo su dispositivi made in Google, ancora è troppo poco diffuso perché i dati a lui relativi siano affidabili in questo senso.

In ogni caso, Android in tutte le versioni permette agli sviluppatori di migliorare quasi in tempo reale il proprio codice sui dispositivi degli utenti: basta pubblicare una nuova versione dell’app sul Market e gli smartphone ricevono una notifica di aggiornamento. Se poi l’utente ha dato inizialmente il permesso, l’update avviene per sempre in maniera automatica: i bug cioè vengono risolti appena lo sviluppatore riesce a capire cosa non va. Discorso differente per lo sviluppatore iOs, che una volta sbrogliata la matassa deve comunque attendere i tempi più lunghi che l’App Store richiede per vagliare e mettere online la nuova versione del software.

Occhio a prendere questi dati con il dovuto peso però, perché in termini assoluti si traducono in numeri trascurabili, con le app più scarse che ci lasciano a piedi il appena 3% delle volte.

Tratto da qui