“Girare un film all’anno mi permette di non pensare ai terribili problemi della vita”, lo ha dichiarato Woody Allen durante la presentazione della sua ultima fatica, “To Rome With Love”, (Medusa), nei cinema da venerdì 20 aprile. Una dichiarazione quella di Allen, alla quale forse potremmo appellarci per “giustificare” la poca consistenza di una pellicola che ha tanto l’aria di uno scacciapensieri, di un prodotto confezionato più per prassi che non per comunicare qualcosa.

L’Italia sullo sfondo

Vicinissimo agli ottanta Allen è da sempre innamorato del vecchio continente, tanto che nell’ultimo decennio ha scelto diverse città europee come sfondo dei suoi film. Ricordiamo la parentesi londinese (“Match Point”, “Scoop”, “Sogni e delitti”); quella spagnola (“Vicky Cristina Barcelona)” e l’ultima, quella francese, decisamente la più efficace, (“Midnight in Paris), premio Oscar per la migliore sceneggiatura non originale.
Questa volta è toccato all’Italia, dove Allen ambienta quattro storie tra di loro non correlate nella capitale, proprio come suggerisce il titolo del film.

Quattro storie che si incrociano

“To Rome With Love” ci racconta di una coppia americana in viaggio a Roma, Jerry (Woody Allen) e Nancy (Judy Davis), venuti a conoscere i genitori del futuro marito della figlia; di Leopoldo Pisaniello (Roberto Benigni), un uomo diventato famosissimo senza una particolare ragione; di un architetto californiano (Alec Baldwin) e del suo ammiratore Jack (Jesse Eisenberg), ed infine di Antonio e Milly (Alessandro Tiberi e Alessandra Mastronardi), giovane coppia di Pordenone giunta a Roma in cerca di una nuova vita. Prima però dovranno far i conti con una escort (Penelope Cruz) e un divo del cinema (Antonio Albanese).

Le battute non bastano

E’ innegabile che in certe battute del film esca fuori l’estro e la genialità di Allen: “Non ero comunista. Non avrei mai potuto dividere il bagno”, “Se sei in contatto con Freud, fatti ridare i miei soldi, dice lo stesso Allen (Jerry) alla moglie psicanalista. Francamente però è davvero troppo poco per salvare un film che scivola sui luoghi comuni di una città, e un Paese, che nel film sanno di stantio. Non che da noi si respiri un’aria particolarmente nuova – sia ben intenso -  ma certe reminiscenze cinematografiche come gli omaggi a Fellini e alla Loren in versione Cruz – appaiono piuttosto scontati.

Lontano dal “vero” Woody Allen

Certe volte sembra che persino i personaggi – e la recitazione – siano lontani da quei modelli “alleniani” a cui il regista ci ha abituato. Manca quella squisita nevrosi, quel gesto frettoloso, quella sagacia pungente presente in molti protagonisti dei suoi film. E’ un po’ come se tutto fosse stato fatto in fretta, senza cura. Non ci piacciono le stroncature nette – così come i grandi elogi – ma questo “To Rome With Love” proprio non funziona.

Tratto da qui