Forse con il nome di Paperino non avrebbe avuto lo stesso successo. O forse alla fine Shakespeare avrebbe avuto ragione (ricordate Romeo e Giulietta? ” O Romeo Romeo, perché sei tu Romeo…“) e le prestazioni dello scooter più famoso del mondo avrebbero convinto anche a dispetto del nome che gli era originariamente toccato in sorte. Paperino, infatti, è il nome del prototipo di motociclo che era stato realizzato inizialmente da Renzo Spolti. Poi però il modello non convinse Enrico Piaggio (e non solo per il nome), che fece apportare le modifiche che 66 anni fa lo trasformarono nella più famosa e celebrata Vespa.

Ma come era arrivata la Piaggio, un’azienda nata per la produzione di materiale per arredamento navale, a progettare un veicolo a due ruote? Per la verità sono state molte e variegate le trasformazioni in cui l’industria, fondata a Genova nel 1884 da Renzo Piaggio, è andata incontro prima di trovare la sua vera vocazione. Dopo le navi passò per esempio ai treni, con la produzione – a partire dal 1901 – di materiale ferroviario, per poi approdare all’aeronautica nel 1924. Proprio con questa tipologia, con uno stabilimento esclusivamente dedicato alla produzione di motori d’aereo, la ereditarono nel 1938 Enrico e suo fratello Armando dopo la morte improvvisa del padre; e tale sarebbe rimasta fino alla fine del secondo conflitto mondiale.

Tuttavia, proprio la sua stessa natura rendeva l’azienda familiare un obiettivo strategico, così che venne ripetutamente bombardata. Per scampare ad altri attacchi e per salvare quanto rimasto, i due fratelli decisero di spostare tutto nel biellese, in Piemonte. Nell’immediato dopoguerra, però, emerse l’esigenza di convertire almeno parzialmente la produzione (dal 1966 le aziende divennero effettivamente due: una aeronautica affidata ad Armando, e l’altra motoristica a Enrico). Enrico e Armando, insieme all’ingegnere Carbonero, valutarono attentamente le possibilità. Quella più convincente risultò alla fine l’attività proposta da un altro ingegnere, Corradino D’Ascanio (tra l’altro disegnatore del primo elicottero moderno): un veicolo a due ruote, semplice ed economico, per tutti.

La realizzazione del progetto venne affidata nel 1944 a Renzo Spolti, che realizzò l’ MP5 Paperino. Questo prototipo – di cui restano solo due esemplari, uno al museo Piaggio di Pontedera, l’altro in una collezione privata a Piacenza – non convinse però il patron Piaggio, che decise di abbandonare momentaneamente il progetto. Tuttavia Enrico non abbandonò del tutto l’idea, e all’inizio del 1946 chiamò Corradino D’Ascanio a disegnare un motociclo per la fiera di Milano.

L’ingegnere si mise a lavoro, e il 23 aprile 1946 la Piaggio brevettò la Vespa 98.

Il veicolo aveva una cilindrata di 98 centrimetri cubici, come ricordava il nome, ma soprattutto il motore (rigorosamente a due tempi) era coperto da una carrozzeria portante che evitava al guidatore di imbrattarsi completamente durante i tragitti più accidentati. Inoltre aveva il serbatoio posteriore, particolare che permetteva una posizione più comoda anche su percorsi lunghi. Le altre caratteristiche del modello riguardavano le tre marce, un’accensione a volano magnete e una velocità massima di 60 chilometri orari. Ne vennero prodotti 100 esemplari pre-serie da esporre alla fiera, che sparirono nel giro di poche settimane. Quell’anno la Piaggio vendette al prezzo di 68mila lire ciascuno – pagabili a rate – ben 2.181 veicoli, l’anno dopo 10.535. Era nata una leggenda.

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