Più una campagna pubblicitaria è controversa, più è facile che se ne parli: un assunto che molti professionisti del marketing conoscono bene, e di cui spesso si sono serviti. Il confine tra abile strategia pubblicitaria e “scivolone”, però, può rivelarsi sottile, soprattutto quando c’è di mezzo la potenza dei social network.

Una prova di come il marketing 2.0 possa riservare spiacevoli sorprese, se non accuratamente gestito, è arrivata questa mattina, in concomitanza con la nuova forte scossa di terremoto che ha fatto tremare l’Emilia: alcune aziende hanno sfruttato la risonanza mediatica dell’evento per pubblicizzare offerte e prodotti, postando su Facebook e Twitter alcune proposte commerciali.

Il primo a inciampare sul terremoto è stato Groupalia, il sito che offre sconti e promozioni ai propri iscritti: approfittando dell’hashtag #terremoto, al primo posto nella classifica dei Trend Topic, l’azienda ha twittato un inappropriato «paura del #terremoto? Molliamo tutto e scappiamo a Santo Domingo!», allegando il link alla pagina contenente le offerte per la vacanza dei sogni a prezzi stracciati. La rivolta è stata immediata: i navigatori – compresi due notissimi blogger di Ferrara, come Rudy Bandiera e Riccardo Scandellari – hanno incominciato a inviare commenti increduli e indignati, accusando l’azienda di «sciacallaggio 2.0».

Pochi minuti dopo, Groupalia ha fatto sparire il tweet incriminato e l’ha rimpiazzato con delle scuse ufficiali: «Chiediamo scusa per il tweet sbagliato sul #terremoto, non era nostra intenzione offendere nessuno». Un debole tentativo di rimediare alla gaffe, che l’ormai scatenata Rete ha male accolto: «Io accetto le scuse, ma rimango infuriato – ha scritto uno dei più diplomatici – Pare siano morte altre persone e altre terrorizzate. Un po’ di buon senso». Ma la maggior parte dei commenti è ben poco comprensiva: «Stanno tirando fuori dalle macerie ora delle persone – ha scritto Francesca – Non sappiamo nulla ed è in atto un’emergenza reale. Vergogna!», e ancora «Troppo tardi per le scuse: non è stato un incidente, era sciacallaggio».

Ma Groupalia non è stato l’unico marchio che ha tentato di trasformare il dramma in proficua opportunità sfruttando le capacità di Twitter: il cinguettio promozionale dell’azienda di prodotti sportivi Brux («da oggi puoi assorbire le vibrazioni dei terremoti con Brux! ») ha gettato benzina sul fuoco alimentato dalla rabbia dei navigatori, tanto da costringere anche in questo caso a pubblicare immediate scuse sui “social” seguite da un comunicato sul sito con cui si dissociano da quella che viene definita «iniziativa di uno dei dipendenti di Brux Srl, produttore di Brux Sport», ed esprimono vicinanza a tutte le persone colpite da terremoti.

Anche in questo caso, le scuse sono state malamente accettate dalla comunità del Web, ancora più infuriata all’idea che la responsabilità dell’infausto commento sia stata scaricata sulle spalle di un singolo.
Magra consolazione che l’eco della vicenda abbia contribuito a far salire rapidamente ai primi posti della classifica dei Trend Topic l’hashtag #Groupalia: gioie e dolori dei social network…

Tratto da qui