Una scelta coraggiosa o sconsiderata, a seconda dei punti di vista: Microsoft decide di investire in una nuova linea di prodotto, di immettere capitali in un centro di sviluppo e un team apposito per produrre un tablet, decide di dedicarsi a qualcosa che fino a oggi aveva accuratamente evitato. L’hardware. Intendiamoci, da anni a Redmond producono la Xbox e decine di tastiere, mouse, webcam e dispositivi per la videoconferenza: ma qui si parla di un progetto dal respiro più ampio, si parla di quella famosa frase che recitava più o meno “chi fa sul serio col software deve avere anche il proprio hardware”. Era il mantra della Apple di Steve Jobs.

E così Microsoft si butta sull’hardware. E nella conferenza di presentazione dei tablet Surface lo dice chiaramente in più di un’occasione: hardware e software lavorano assieme e in perfetta simbiosi, segno tangibile che lo scopo è quello di realizzare una piattaforma completa dalla A alla Z, dal bottone di accensione alle app in vendita nel Marketplace, così da offrire ai consumatori un prodotto finito e completo, chiavi in mano. A naso, Surface avrà lo stesso criterio di espandibilità di un MacBook Pro Retina o un MacBook Air: se non si collega a una porta USB, non può essere collegato al PC, e dimenticatevi di espandere memoria, scheda video, disco fisso. Surface è un tablet, il crocevia di una esistenza digitale tarato sulle esigenze medie di un potenziale consumatore. Che, per ovvi motivi, ha bisogno di fare economia di scala per rendersi appetibile sul piano del prezzo di listino. Semplifica l’esperienza utente: tutto sommato, quanti modificano il PC dopo l’acquisto? Pochissimi. Ci sono molte riflessioni da fare su questo punto, ma non è questa l’occasione.

Purtroppo fino a questo punto Microsoft non è stata prodiga di dettagli sulle capacità di Surface. La versione ARM si sa semplicemente che monta uno schermo da 10,6 pollici (risoluzione HD, quindi nell’ordine del 1280×720, 16:9, tecnologia “Cleartype”), che pesa 676 grammi ed è spessa 9,3 millimetri (come iPad): la batteria dovrebbe bastare a garantire una autonomia nella media della categoria visti i consumi annunciati. A bordo ci sono anche slot microSD, una porta USB 2.0, un connettore video per un monitor esterno e antenna WiFi.Nessuna menzione per un modulo 3G/4G, ma probabilmente sarà possibile usare un modem USB. “Compreso nel prezzo” ci dovrebbero essere anche Office 15 RT (specifico per girare sulle versioni RT del sistema operativo), e la cover-tastiera. Lo spazio di archiviazione varia nei tagli da 32 e 64GB.

Il modello Pro è più simile al prototipo fatto girare tra i giornalisti alla Build 2011: in realtà con 13,5 millimetri di spessore e 903 grammi di peso è un piccolo miracolo di compattezza, visto anche che durante la conferenza Microsoft ha lasciato intendere che monti CPU Ivy Brigde (in particolare Core i5 di terza generazione). Lo schermo a differenza del precedente dovrebbe essere FullHD (quindi 1920×1080), anche se la diagonale resta ugualmente da 10,6 pollici. Il case resta lo stesso in magnesio. MicroSDXC, USB 3.0, uscita DisplayPort per lo schermo esterno, WiFi. Manca Office a bordo (volendo si potrà installare anche il vecchio che magari si possiede già sul proprio PC attuale), ma in compenso oltre alla cover-tastiera c’è anche la penna per l’input tramite stilo. Archiviazione nei tagli 64 e 128GB.

Durante la conferenza, Steven Sinofsky sul palco ha parlato di “scelta”: Windows è possibilità di scegliere, flessibilità, ed è per questo che esiste un Surface ARM e uno x86. Va chiarito però che i due prodotti saranno molto diversi: il modello che monta Windows 8 RT non disporrà del Desktop tradizionale, e pertanto sarà in grado di utilizzare solo le app scaricate dal Marketplace e realizzate con le nuove API WinRT (che sono compatibili con entrambe le piattaforme). Il Surface Pro, invece, grazie al processore x86 è quanto di più flessibile Redmond potesse immaginare: form factor moderno, interfaccia adatta al touch (Metro) e ad altri tipi di input (Desktop), massima compatibilità con software nuovi e vecchi. Il gestionale dell’officina dello zio continuerà a funzionare senza particolari problemi, così come qualsiasi programma potrà essere ottenuto attraverso qualsiasi canale di approvvigionamento. C’è una bella differenza in questi due approcci, e non sarà un aspetto da sottovalutare, anche a posteriori quando si tireranno le somme su quale delle due soluzioni avrà venduto di più.

La generica indicazione che i prezzi saranno “concorrenziali” può lasciar intendere quanto segue: il prodotto ARM, Surface RT, finirà nella fascia di mercato medio-bassa, con un prezzo che ragionevolmente si piazzerà nella forchetta dei 400-500 dollari. Abbastanza basso da costituire una alternativa ad Android e ad iPad 2. Il prodotto x86, Surface Pro, andrà invece su nei costi fino a 600-700 dollari: meno di un ultrabook, in linea col nuovo iPad, ma a tutti gli effetti un PC portatile (con tanto di tastiera). Considerato che il primo prodotto è chiaramente destinato ai consumatori finali, e il secondo a professionisti, SOHO ed enterprise, sono prezzi più che ragionevoli.

Le prime impressioni di chi ha potuto mettere le mani sui prototipi sono buone: non monta uno schermo Retina, come quello di iPad e MacBook, ma Surface monta un buon pannello IPS. La cover-tastiera è decisamente migliore di quelle viste finora per iPad e similari: è spessa 3 millimetri e non è un semplice oggetto di protezione, ma un dispositivo input con tanto di trackpad. Il problema è che non ci sono informazioni precise sulla durata della batteria, sulla data di vendita e sui prezzi: ed è su queste debolezze che si concentrano a questo punto le critiche.

In realtà ci sono un altro paio di nodi da scogliere: la decisione di Microsoft di cambiare sponda, di lanciarsi nella produzione di hardware, come influenzerà il suo attuale modello di business? E quale impatto avrà davvero questo prodotto sul mercato e sulla immagine dell’azienda di Redmond? Alla prima domanda è complicato rispondere: il CEO Steve Ballmersi è trincerato dietro un “no comment” sulla reazione dei tradizionali partner OEM di Microsoft, che pure erano stati avvisati in anticipo di quanto stava accadendo. Di sicuro qualcuno non sarà stato felice della notizia, ma è difficile pensare che da oggi a domani Microsoft cannibalizzi un intero mercato: è anche possibile che si tratti di una classica mossa di “apertura” di un filone, del tentativo di alzare l’asticella con hardware e soluzioni di buon livello per “costringere” il resto dei produttori a inventarsi e immettere in commercio prodotti all’altezza di questo per accelerare l’evoluzione dell’ecosistema. Se pure Surface fallisse, insomma, avrebbe comunque raggiunto il suo scopo.

Alla seconda domanda forse si può dare una risposta. Microsoft ha fatto un buon lavoro, questa volta, gli osservatori concordano: soprattutto la versione Pro risponde a un’esigenza di mercato, quella enterprise, fin qui non così soddisfatta da iPad e vari tablet Android. Ma in ogni caso lo sforzo Surface è stato notevole, sia nell’ideazione che nella realizzazione: nessuno si aspettava questa mossa, tanto più che appare del tutto coerente con il progetto Windows 8 ed è il frutto di un investimento coraggioso e mirato. Non è l’ennesima iterazione di un prodotto collaudato come Office, è un tentativo di andare oltre la tradizione: Microsoft si potrebbe riprendere un po’ della ribalta che in questi anni gli hanno rubato iOS e Android, e potrebbe dire la sua nella cosiddetta era “post-pc”. Sempre che si sbrighi a traghettare dalla carta agli scaffali Surface, a un prezzo abbordabile e con un supporto software adeguato.

Fonte puntoinformatico.it