Mia mamma mi racconta di quando insegnava con la formazione a distanza. Erano gli anni Sessanta. Lei era maestra di una classe elementare di un piccolo e isolato paesino di montagna. Una scuola come tante, con la particolarità che l’insegnamento vero e proprio avveniva attraverso la televisione, attraverso programmi preconfezionati che i bambini dovevano seguire e che hanno permesso loro di diventare sì muratore e operaio,ma anche dottore, maestro o prete. Oggi l’acronimo FAD, Formazione a Distanza, è usatissimo, perché le potenzialità che offre Internet in tal senso sono infinitamente di più rispetto a 50 anni fa. Non è questa la sede per ricordare l’importanza della FAD nella società odierna e neppure la sede per pubblicizzare la piattaforma FAD realizzata dalla ABC Interactive e attualmente sfruttata per la diffusione di corsi aziendali online. Vorrei solo linkare il blog ad un articolo che appare oggi sul sito della BBC: “The future of education in Africa is mobile”. Non c’è scritto niente di particolarmente nuovo e sconvolgente nell’articolo. Semplicemente si riflette su alcuni numeri. Nell’Africa sub-sahariana ci sarebbero 10 milioni di bambini ogni anno che non finiscono la scuola elementare. Gli insegnanti lì sono sicuramente sottodimensionati e poco motivati. Nel contempo abbiamo 620 milioni di Africani connessi online via mobile. Per la prima volta, scrive Steve Vosloo, l’Africa è realmente connessa. E le iniziative per diffondere materiale didattico online si stanno moltiplicando. La conseguenza è che nelle case africane ci sono sempre più libri. L’articolo di Vosloo mi sembra a dire il vero eccessivamente ottimistico. Sappiamo benissimo che non basta avere una biblioteca in paese per avere tutta la popolazione acculturata. Occorre anche l’interesse politico ed economico a far sì che i popoli non vivano nell’ignoranza. E non mi riferisco solo all’interesse dei Governi africani, ma anche a quello del mondo occidentale. Ma questo è un altro discorso.

gaberr