Bambini lo siamo stati tutti. Tutti abbiamo imparato a conoscere il mondo giocando, cioè facendo finta di essere qualcun altro. L’esempio classico è quello delle bambine che accudiscono il loro bambolotto esattamente come fanno le loro mamme. Mi sta tornando alla mente come, da piccolo, io abbia finto di essere un pompiere, un vigile urbano, un grande calciatore, un prete e uno dei Chips. Imitavo semplicemente quello che vedevo. Poi purtroppo si cresce e questo mai sopito bisogno di giocare viene incanalato nelle forme più diverse. Guardate attentamente una qualsiasi persona adulta e chiedetevi: dov’è finito il bambino che giocava? Un occhio attento può rivederlo ancora in qualche modo di fare, in qualche atteggiamento. Purtroppo chi ha tratti marcati da bambino in età adulta molto spesso viene etichettato come insano di mente, a meno che non si chiami Roberto Benigni.
Ecco, forse la recitazione e il teatro sono un ottimo strumento per tornare bambini senza essere considerati pazzi. Non a caso i verbi to play, jouer e spielen vogliono dire sia giocare sia recitare.
Venerdì 23 novembre mi sarà concesso di ritornare bambino. Interpreterò la figura del prete, proprio come facevo più di 30 anni fa. Insieme a me ci sarà la mitica compagnia di teatro di cui faccio parte ormai da diversi anni e che non a caso si chiama proprio “Fuori dal gioco”.
Ah, dimenticavo, siete tutti invitati : )
P.S. l’appuntamento è alle 21 di venerdì 23 novembre presso il teatro Murialdo di Torino, quando noi della compagnia di teatro “Fuori dal gioco” porteremo in scena “La pazienza del signor parroco”, commedia brillante liberamente tratta da “La pazienza del sciour curat” di Luigi Galli.
gaberr



  • Piepalmi

    gaberr ti ammiro per questo post e per il tuo amore per il teatro