Scusate, forse ho fatto confusione.

Ci sono però due date recenti che in realtà hanno a che fare con quanto ho scritto nel titolo.
La prima è il 14 dicembre 2012. La Commissione Europea ha legiferato (regolamento 432 del 2012) che da questa data sono ammesse soltanto 222 diciture salutistiche.
Sto parlando delle diciture che possono comparire sulle confezioni di integratori alimentari e di cibi funzionali, cioè quegli alimenti che in virtù di alcuni ingredienti promettono benefici per la salute.
Tra le indicazioni ammesse ne vorrei segnalare un paio: “Il carbone attivo contribuisce alla riduzione dell’eccessiva flatulenza post-prandiale” e “Il selenio contribuisce alla normale spermatogenesi.”
Wow! Sono slogan che commercialmente “spaccano”. Scherzi a parte, il mercato in questione è da considerare attentamente. I più recenti dati Nielsen per Federsalus stimano infatti in 139 milioni le confezioni di integratori vendute in un anno in Italia.

La seconda data è il 1 gennaio 2013, giorno in cui sono entrate in vigore le disposizioni del Decreto Balduzzi volte a contrastare la ludopatia. In particolare i gestori delle sale da gioco hanno l’obbligo di esporre al pubblico diversi avvisi, in cui si ribadisce che il gioco d’azzardo può diventare una malattia e in cui si comunicano i numeri di telefono cui rivolgersi nel caso si ritenga di aver bisogno di aiuto.

Dal punto di vista del consumatore queste due nuove forme di regolamentazione costituiscono un fattore positivo. In entrambi i casi il consumatore viene tutelato un po’ di più. Sapere che il tal prodotto non mi farà diventare Superman, ma potrà farmi stare semplicemente un po’ meglio, mi consentirà di effettuare delle scelte di acquisto più obiettive. Anche sapere che il gioco d’azzardo può diventare una malattia non è cosa da poco. Associare il gioco d’azzardo alla parola “malattia” è diverso dall’associarlo alla parola “vizio”. Nel secondo caso infatti si ha molta più difficoltà ad ammettere di avere un problema e si è quindi più restii a chiedere un aiuto.

Dal punto di vista delle aziende coinvolte si presentano invece due tipi di problemi.

C’è sicuramente un problema di ordine pratico, che è facilmente risolvibile per le sale da gioco, che devono limitarsi ad affiggere del materiale informativo all’interno del proprio punto vendita e ad aggiornare alcuni software per inserire le nuove diciture.

Le aziende alimentari che devono rispettare il regolamento 432 hanno invece più difficoltà, perché di fatto il packaging delle confezioni deve essere riprogettato alla luce delle nuove diciture salutistiche ammesse. Ma anche in questo caso il problema diventa facilmente risolvibile se ci si affida ad aziende con esperienza nel settore come ABC Interactive.

La seconda questione che ci si pone a livello aziendale è: quanto questi nuovi obblighi possono incidere sul fatturato? La mia personalissima idea è che favoriranno le aziende più “serie” a discapito di quelle meno “serie”.

Nel campo alimentare chi puntava ad un’aggressiva campagna di marketing basata sull’esaltazione ingiustificata delle virtù del proprio prodotto sarà certamente penalizzato. Che poi diversi soggetti sostengano che il regolamento 432 sia stato fortemente voluto dalle lobbies farmaceutiche lo riporto come puro dato di cronaca.

Nel settore del gioco d’azzardo ad essere penalizzata potrebbe essere l’industria del gaming illegale (sto pensando soprattutto ai bookmakers stranieri senza licenza italiana). Ovviamente il condizionale è d’obbligo, ma io credo che più un bookmaker è regolamentato e più il giocatore lo percepisce come affidabile e per chi gioca l’affidabilità del banco è importante.

Mi rendo conto di avere messo a confronto due settori commerciali che più diversi non si può. Il problema è che alla ABC cerchiamo sempre l’originalità. E’ più forte di noi :)

gaberr