Sì, è vero. Avevo detto che non avrei più parlato di politica, perché non sta bene che se ne parli in un blog aziendale.

Ma una domanda ancora volevo porla. E se invece di votarli, i parlamentari li estraessimo a sorte?

Mi rifaccio qui ad un paio di notizie lette negli ultimi mesi.

La prima notizia è la nascita del Partito Lotteria, che ha già un suo efficacissimo slogan: Siam pronti alla sorte.

L’obiettivo è la democrazia pura: se a scegliere le candidature non è il giudizio dell’uomo, ma il fato, si può raggiungere statisticamente la rappresentazione più completa della popolazione.

Il Partito Lotteria non dispone di un programma e non vuole averlo. Una volta diventati parlamentari, si può decidere di fare qualsiasi cosa, persino non frequentare mai le aule di Montecitorio o di Palazzo Madama.

Si rifanno alla democrazia ateniese di Clistene e a quella della Repubblica Marinara di Venezia e sul loro profilo Facebook non mancano riferimenti a situazioni simili già in atto in altri Paesi.

La seconda notizia è la pubblicazione di un libro, “Democrazia a sorte”, che si rifà ad uno studio portato avanti da alcuni ricercatori dell’Università di Catania. Anche loro citano la democrazia ateniese e anche loro riportano un caso molto recente di democrazia diretta, ossia ciò che è successo in Islanda, dove la bozza della nuova Costituzione è stata redatta da 25 cittadini privi di tessera politica.

La conclusione principale di “Democrazia a sorte” è che  parlamentari indipendenti approverebbero meno leggi rispetto a parlamentari appartenenti a partiti politici, i quali farebbero più in fretta perché si devono limitare a seguire le indicazioni del partito cui appartengono. Le leggi approvate dai primi sarebbero però più efficienti, proprio perché formulate da cittadini finalizzati al bene comune e non al bene del partito.

Certo è che se sta prendendo piede l’idea del sorteggio dei propri rappresentanti politici, questo significa che la fiducia nella politica è proprio pochina.

gaberr