Landing page, la pagina di atterraggio.

L’aereo che naviga sul web atterra su una specifica pagina.

Lì deve compiere una specifica azione prima di ripartire verso altre mete.

Generalmente si richiede all’aereo – visitatore di riempire un modulo, in cui inserire i propri dati per aderire ad un’offerta speciale o richiedere informazioni riguardanti il prodotto o servizio venduto.

Di solito il visitatore vi giunge dopo campagne mirate, come possono essere quelle legate a Google AdWords. Io azienda pago Google perché inserisca in evidenza il mio link pubblicitario. Visto che ho pagato, devo fare in modo che ogni singola visita sia il più produttiva possibile.

Cito ora da Wikipedia:

L’obiettivo di una landing page è fare in modo che quanti più navigatori (misurati come utenti unici) arrivino sulla pagina e seguano l’invito a compiere una “azione”; l’indice di efficienza viene chiamato “tasso di conversione” (Conversion Rate, “CR”).
Per assicurare un buon CR, è importante la presenza di alcuni parametri:

  • Compatibilità più estesa possibile della landing page su tutte le piattaforme, per risoluzione utilizzata, per peso in Kb, per tecnologie scelte (sconsigliati, se non indispensabili, Java e Flash,ma ogni genere di livello di programmazione; le migliori landing page sono normalmente banali pagine .html).
  • Presenza di una richiesta di azione molto evidente ed univoca. Una sola cosa da fare, nessun link esterno nella pagina.
  • Presenza di offerte speciali, del tipo: Offerta speciale ma solo entro il…, Iscriviti e avrai gratis la prima settimana….

Realizzare una buona ed efficace landing page non è facile, anche perché non ti puoi illudere. Il tasso di conversione ti dice subito se si è trattato di un flop oppure no.

Il web, a differenza di molti altri mezzi, è subito misurabile.

Progettare una pagina semplice diventa quindi estremamente complesso.

Per capire bene di cosa stiamo parlando, riporto esempi di pagine di atterraggio tratti dal sito di Unbounce, una web agency canadese specializzata in landing page.

1.Adobe Indesign 6


Questa è una pagina ben fatta. Il layout è a due colonne. A sinistra si danno informazioni sul prodotto e a destra ci si concentra sulla conversione. Il pulsante per la conversione è ben visibile ed è ripetuto in fondo a sinistra, catturando così anche quelli che si sono concentrati sul testo.

2.UberVu


E’ un servizio rivolto ad aziende che già sanno di cosa si tratta. Qui occorre semplicità. In pochi tocchi ecco il Chi (nome e slogan), il Cosa (un video, che si può decidere di non visualizzare, proprio perché si sa già di cosa si tratta) e il Perché (inserimento loghi di grandi aziende che si servono di loro; non c’è bisogno di altro per motivare il visitatore ad avvalersi del loro servizio). E’ una semplicità esemplare, che prosegue con il form: hai solo 5 campi da compilare e poi puoi “Try it free”.

3.OpenOffice


OpenOffice è rivolto a chi ha bisogno di Office, ma non ha il budget per acquistare Microsoft.

Qui occorre spiegare qualcosa al visitatore, occorre fare argomentazioni che però potrebbero intaccare la semplicità richiesta da una landing page. La soluzione adottata è quella di suddividere la pagina in tre sezioni. E al termine di ogni sezione c’è il pulsante CTA (Call To Action) che invita a scaricare OpenOffice, CTA che viene presentato in maniera leggermente diversa in tutti e tre i casi.

4.Serif Photoplus X5


Il problema qui sembra essere il copy, che è troppo lungo e tutto concentrato in un punto solo, in alto a sinistra, proprio lì dove l’occhio dell’utente pone la sua maggior attenzione. Chi si prende la briga di leggerlo?

5.Gimp


In questo caso invece il copy contribuisce molto all’efficacia della pagina, dando subito al visitatore le risposte che sta cercando.

Page: Get Gimp

User: What’s Gimp?

Page: It’s like Photoshop, only 100% free

User: Ok, how do I get it?

Anche tutte le informazioni addizionali sono spiegate in maniera chiarissima.

E alla fine il cagnolino che chiede di scaricare Gift ha il faccino triste, perché ancora non l’avete fatto.

E’ questa al momento la mia pagina preferita.

Ma andiamo oltre.

6.Podio


Nel caso di UberVu la semplicità era esemplare. La landing page di Podio, pur voluminosa, ha una sua semplicità. L’attenzione non è più rivolta al brand, ma ai testimonials. Sono loro a dover creare un’ondata di positività. Se ben sfruttata, l’arma dei testimonials è molto efficace in termini di conversione.

7.AtTask


Questa pagina viene bocciata dagli amici di Unbounce.
A prima vista si nota subito che qualcosa non va.
C’è solo una piccola immagine del software in alto a sinistra, piccolezza in contrasto con la lunghezza del testo. La suddivisione per punti di solito aiuta a rendere più agevole la lettura, ma un elenco con le dieci caratteristiche del prodotto non è certamente attraente. Troppo lunga.

La sezione del CTA inizia con un VIEW DEMO e finisce con un PLAY DEMO. Ma la particolarità è quello che si ottiene una volta fatta la conversione: l’accesso ad un video. Io dovrei dare tutte quelle informazioni per l’accesso ad un video?

Questa landing page non piace nemmeno a me, perché sembra complessivamente molto lontana da ciò che chiedono gli utenti.

8.HootSuitePro


Nella landing page di questa piattaforma per la gestione dei social media, manca qualcosa, manca quel quid capace di renderla accattivante. Ma soprattutto manca l’informazione più importante: le motivazioni per cui io dovrei passare alla versione di Pro di HootSuite, che è poi lo scopo della pagina.

9.Autodesk


I video sono importanti, ma non così importanti da togliere tutto il resto. Ok, mi invitate a vedere il video, ma perché dovrei farlo, visto che non so neppure di cosa si sta parlando?

10.Intuit Quickbase


Le landing page non devono essere necessariamente belle (e questa non lo è), ma devono essere efficaci. Devono esserci il chi, il cosa, il perché e un pulsante CTA ben in vista.

11.Nuance


Va bene mettere in evidenza i testimonials, ma solo se questi sono abbastanza forti. Se non lo sono, possono diventare controproducenti.

Ciò che viene criticato maggiormente in questa pagina è la disposizione dei contenuti. In alto troviamo a sinistra una parte testuale e a destra il CTA, entrambi ben separati dal resto della landing page. Il visitatore è indotto a scaricare la demo gratuita soltanto dopo aver letto il testo in alto a sinistra. Nel resto della pagina non viene più invitato a farlo, con il rischio che, finita la lettura, se ne vada altrove.

12.Club Wembley


A parte il testo bianco su sfondo grigio qui l’errore di fondo è grossolano.

Io vorrei, scrive James Gardner, che questa pagina mi ricordasse le emozioni che ho provato da spettatore in Inghilterra – Croazia 5-1. Non c’è nulla di tutto questo. C’è solo un testo non strutturato con qualche piccola foto in fondo. Le landing page dovrebbero rappresentare il brand che pubblicizzano e il brand di uno stadio di calcio è assolutamente viscerale. Non voglio testo, ma immagini che mi ricordino emozioni già provate in passato.

13.Sentiment Metrics


Unbounce definisce questa pagina un vero e proprio “casino”. Sembra la concentrazione di tutto il sito dell’azienda in una sola pagina. E poi che cosa c’entra l’inserimento dei contatti in una pagina che ha come obiettivo la conversione? Io voglio che qui il visitatore si mostri interessato a ciò che gli propongo dandomi i suoi dati. Punto.

14.uTest


In questa landing page si ragiona sull’arte dell’estratto. Io voglio che tu scarichi un white paper con dieci consigli. E’ meglio se te ne mostro già tre presentati a sommi capi oppure uno descritto in profondità? La seconda opzione è decisamente migliore, perché trasmette l’idea di un white paper più approfondito.

15.Match.com


L’ultimo esempio serve per dimostrare che non ci sono regole fisse per creare una landing page efficace. Tutto dipende da ciò che si vende. L’esempio sopra è quello di match.com, uno dei più famosi siti di dating online. Qui il valore aggiunto è l’alto numero di membri del portale. Se vuoi dare un’occhiata alla ricerca della tua anima gemella, è sufficiente che comunichi età e zona di residenza. E la “conversione” è fatta.

Ah, dimenticavo, la fonte principale di questo articolo è

http://unbounce.com/landing-page-examples/15-that-couldnt-sell-honey-to-a-honey-badger/

gaberr