“Rilanciare la ricerca scientifica per rilanciare l’Italia!”
E’ un bellissimo slogan, ma a volte ho l’impressione che tutto ciò che è scienza e divulgazione scientifica in Italia dia fastidio.

Chi ha bruciato la Città della Scienza di Napoli, quella splendida struttura in cui si faceva buona divulgazione scientifica, rivolta anche ai più piccoli, ma in cui si faceva anche ricerca vera e propria?

La risposta sembra facile: la camorra.
C’è in realtà chi pensa che la camorra abbia poco a che fare con quanto accaduto.
Di chiunque sia la colpa, non sembra comunque che i politici in questi giorni abbiano speso molte parole per l’accaduto.
Eppure da più parti si dice che l’istruzione, e in particolar modo l’istruzione scientifica, sono da considerarsi il fulcro attraverso cui far ripartire questo Paese.
Mettiamola così. Alla camorra e alla politica la scienza non interessa, non serve, non porta né voti, né soldi.

C’è poi l’avversario storico della scienza, che è la Chiesa.
L’articolo apparso sul Foglio nei giorni immediatamente successivi all’incendio di Napoli è certamente provocatorio, ma richiama anche un certo integralismo religioso, che non vede l’ora, appena se ne presenta l’occasione, di dire che la scienza è l’antitesi della fede e quindi è Male. L’articolo termina infatti con un ragionamento di questo tipo: nella Città della Scienza si propagandava il darwinismo, quindi è un bene che sia andata a fuoco.

In questi ultimi anni si è fatto strada un nuovo pericolosissimo avversario: l’avvento delle pseudoscienze.
Le pseudoscienze sono tutte quelle teorie che affermano di essere scientifiche, ma che in realtà non hanno nulla di scientifico, perché non sono verificabili. Sono basate soltanto su un po’ di logica e su tanta soggettività. Eppure fanno più presa, perché sono molto più facili da comprendere (non occorrono conoscenze specifiche) e perché spesso sottintendono qualche oscuro complotto. L’illusione di aver scoperto chissà quale cospirazione ti dà una strana soddisfazione, ti fa sentire furbo, potente e persino intelligente.

Qual è il ruolo della Rete in tutto questo? La Rete aiuta la ricerca scientifica, quella vera, perché consente una più facile ed immediata condivisione di ricerche e scoperte. Ma la condivisione di “cazzate” ammantate di serietà è ancora più facile e immediata. Io potrei sostenere che mettendomi un dito nel naso riesco a prevedere che tempo farà domani. Potrei portare delle presunte prove e testimonianze e diffondere su internet il verbo della mia rivoluzionaria scienza: la nasometeorologia. Sapete benissimo che troverei dei seguaci e magari riuscirei persino a farmi qualche soldino.

Vorrei chiudere con una frase del miglior divulgatore scientifico che l’Italia abbia conosciuto negli ultimi decenni: Piero Angela. Anche in questo caso mi sorge un dubbio. E’ mai possibile che due tra i migliori divulgatori scientifici italiani siano padre e figlio? Questo significa che questo settore è veramente trascurato.

Curiosamente oggi si parla molto di partecipazione, intesa come uno strumento di sviluppo democratico, ma raramente si parla di divulgazione come condizione essenziale per capire e quindi per partecipare. La democrazia non può basarsi sull’ignoranza dei problemi, perché uno dei suoi grandi obiettivi è proprio quello di rendere i cittadini responsabili e consapevoli, in modo che possano esercitare i loro diritti utilizzando meglio la loro capacità di capire” (Piero Angela)

Concedetemi un ultimo link. E’ un decalogo utile per capire se una teoria è veramente scientifica oppure se si tratta della solita “cazzata”.

gaberr