Oggi si parla di gioco d’azzardo.

Direte: visto che sul blog si parla soprattutto di web, cosa c’entra questo argomento con il web?

A detta di Netmediacom nel 2013 il comparto dei giochi online raggiungerà un valore di circa 18 miliardi di euro, che tradotto significa il 35% del mercato globale di internet in Italia.

Il 35%! E’ una percentuale pazzesca, che ci consente di affermare che il web ha molto a che fare con il gioco d’azzardo. E se includiamo anche il gioco offline la cifra raggiunge i 90 miliardi (fonte Azzardopoli di Libera), che corrisponde alla terza industria italiana.

Che riflessioni si possono fare su questi dati? Quelle che si leggono generalmente sui media vertono su due concetti.

Il primo riguarda i soldi: C’è la crisi e non si vedono speranze ragionevoli di migliorare la propria situazione economica se non tramite il gioco d’azzardo.

Siamo sicuri che siano i soldi il vero motore che spinge a spendere miliardi di euro per giocare d’azzardo? Le teorie che cercano di dare una spiegazione alla pratica dell’azzardo sono tantissime. Ci prova la psicanalisi, secondo cui l’insistenza a giocare è una pratica masochistica in grado di bilanciare il senso di colpa generato dal desiderio inconscio di eliminare il padre. Ci prova persino la genetica: la probabilità che due gemelli giochino è molto più alta della probabilità che a giocare siano due fratelli non gemelli. Le teorie sono veramente tante. La razionalità del denaro non la trovo sufficiente a spiegare uno dei comportamenti più irrazionali dell’essere umano.

Il secondo concetto trattato dai media riguarda la morale: Lo Stato italiano è immorale perché è diventato uno Stato biscazziere.

Ok, il nostro Stato lucra sui giocatori, anche e soprattutto su quelli che soffrono di gioco compulsivo. Ma lo Stato siamo anche noi e a noi quei soldi fanno molto comodo. Eviterei quindi riflessioni moralistiche. Checché ne dica Saviano, la storia insegna che laddove non c’è gioco legale, subentra quello illegale, sul quale nessuno paga le tasse. Immaginatevi poi una persona che sta cercando di smettere di giocare, che sta facendo cioè uno sforzo enorme per liberarsi dalla sua dipendenza. Se comincia a pensare che la colpa di tutti i soldi persi non è la sua, ma è dello Stato, come potrà trovare dentro di sé la forza per smettere? Il gioco d’azzardo, lo ricordo, è una pratica antica quanto l’uomo. E’ sbagliato demonizzarlo, anche perché siamo sempre più circondati da possibilità di giochi attraenti e coinvolgenti. Che facciamo? Demonizziamo tutti i tipi di gioco? Magari sbaglierò, ma io tendo a diffidare di chi propina retoriche di tipo moralistico.

In questo post vorrei proporre una chiave di lettura un po’ diversa: il concetto di “tempo”.

IL TEMPO DELL’ATTESA.
Pensate al tempo che passa tra quando si fa una puntata e lo svolgimento effettivo del gioco. Oppure al tempo che passa tra un evento e l’altro. Chi scommette su una partita di calcio lo fa generalmente qualche ora prima dell’inizio del match o comunque parecchi minuti prima. Che abbia vinto o perso, deve aspettare il giorno dopo per poter effettuare nuove scommesse. Chi scommette su una corsa ippica lo fa di solito pochissimi minuti prima che questa abbia luogo. Vinto o perso, deve aspettare qualche minuto prima che ci siano altre corse. Chi punta soldi alle slot machines o alle videolotteries lo fa pochi secondi prima di premere il pulsante del gioco. E l’attesa per la giocata successiva è sempre di pochi secondi.
Ore, minuti e secondi.
Laddove le distanze temporali tra una giocata e l’altra sono misurabili in secondi, si hanno i giochi più “pericolosi”. Sono un po’ meno pericolosi quando si ragiona in termini di minuti e ancora meno pericolosi se si parla di ore. Possiamo già dedurre che il gioco d’azzardo ha molto a che fare con il tempo. Non sto scrivendo nulla di nuovo, se si pensa per esempio che la manifestazione contro il gioco legalizzato che si è svolta ieri a Pavia era focalizzata soprattutto sulle slot, quelle che evidentemente fanno più danni.

IL TEMPO CHE CI SOFFOCA.
Pensate ora al tempo della nostra esistenza. E’ un tempo scandito da gioie, ma anche da obblighi, da responsabilità, da stress, da persone che ci criticano e che pretendono qualcosa da noi. Come possiamo inoltre essere contenti del tempo che passa, quando questo ci ricorda che stiamo invecchiando, che siamo esseri finiti e che non siamo immortali come ci credevamo da bambini? Alzi la mano chi non ha mai voluto estraniarsi dal proprio tempo, dalla propria età, dai propri obblighi e ritornare bambino? Essere finalmente liberi, anche solo per pochi momenti. Ecco, il gioco ti offre questo. Ti offre una dimensione temporale tutta sua, che se vuoi può ripetersi all’infinito. Chi gioca manda a quel paese la dimensione temporale fatta di obblighi e ragionevolezza e ripropone quella che aveva da bambino, quando il tempo del gioco sembrava un tempo infinito, spensierato, con delle regole che erano le regole di quel gioco e si credeva che tutta la vita fosse un gioco. Chi gioca d’azzardo ha nostalgia di questa dimensione temporale e ne è potentemente attratto. Chi di noi non lo sarebbe? Chi di noi, pur non comprendendo le follie dei giocatori d’azzardo, si è ritrovato per ore a giocare a Ruzzle o ad altri giochini sul tablet senza sapersi spiegare come abbia potuto perdere tutto quel tempo?

IL TEMPO A PICCOLE DOSI.
Pensate infine a quella che è universalmente riconosciuta come la miglior strada per smettere di giocare, cioè le riunioni dei Giocatori Anonimi. Sapete qual è il proposito dei Giocatori Anonimi? Smettere di giocare? Niente affatto. I Giocatori Anonimi si impegnano a non giocare per le prossime 24 ore. Ancora una volta ritorna il concetto di tempo. Per un giocatore compulsivo l’idea di non giocare mai più è intollerabile. Come fa ad accettare l’idea di uscire improvvisamente da quella dimensione fantastica in cui si sentiva di nuovo un bambino, senza responsabilità e senza l’incombenza del tempo che passa? Non solo. Adesso deve fare anche i conti con tutti gli immaginabili problemi che il suo giocare d’azzardo gli ha creato. Chi glielo fa fare? Per accettare l’idea di non poter mai più fare puntate né alle slot né sui cavalli, deve poter vivere la sua nuova vita come se fosse un nuovo gioco, un gioco che consiste nel non giocare per 24 ore.

Il tema che ho trattato oggi è molto delicato e molto complesso. Forse sono stato superficiale nel modo di affrontarlo o forse, al contrario, sono stato un po’ troppo filosofeggiante.

Di certo non mi piacciono i toni con cui i media ne parlano. Sempre allo stesso modo. Sempre dando la colpa allo Stato e alla crisi. E non considerando mai l’immenso potere attrattivo che l’azzardo può avere sulle vite di tutti noi.

gaberr