Quanti hanno già preso impegni per il 21 dicembre 2012?

La maggior parte della popolazione mondiale conosce questa data come quella della fine del mondo, anche se non se ne conoscono le motivazioni. Trattasi unicamente di una credenza popolare che coinvolge tutti gli strumenti di comunicazione al fine di attirare l’attenzione dei creduloni. I media provano a giustificare questa teoria che in realtà non ha alcun fondamento logico.

Questa data era per i maya il termine del calendario gregoriano che indicava la fine dell’era dei pesci e l’inizio dell’era dell’acquario. Il calendario maya, quindi, andrebbe semplicemente riletto da capo in quanto segnerebbe solo il re inizio di un ciclo e non la fine del mondo. Ma si sa, la popolazione mondiale preferisce essere disfattista. L’ultimo evento simile che ricorda la nostra storia risale all’anno zero, dove finiva l’era del toro per entrare nella nostra attuale. All’epoca non esistevano i media, ma la pubblicità, che è più vecchia di noi, si. Quello che ora noi chiameremmo credenza popolare all’epoca era stata chiamata religione e invece quelli che ora sono i creduloni, all’epoca furono chiamati fedeli.

Vi sono molti esempi di eventi che non volutamente si trasformano in veri fenomeni di isteria di massa.
Pochi sono a conoscenza del caos creato  il 30 ottobre 1938. Giorno nel quale, un ventitreenne di nome Orson Wells, interpreta un adattamento radiofonico de La guerra dei mondi, romanzo di fantascienza di H. G. Wells, alla stazione radio della CBS. Quel giorno il programma scatena il panico in gran parte degli Stati Uniti, giacché molti radioascoltatori credono che la Terra stia effettivamente subendo l’invasione da parte di una bellicosa flotta di astronavi marziane. Memorabile tra le varie dimostrazioni di follia della popolazione statunitense la telefonata di un radioascoltatore che chiedeva all’emittente a che ora fosse la fine del mondo.

Capita spesso che queste leggende metropolitane siano indotte, per avvicinare un maggior pubblico con scopi di lucro oggettivo. Chi non ha creduto o sentito dire che il vecchio film “The Blair Witch Project” (vedi anche qui) fosse stato realmente girato da questi ragazzi? Invece trattarsi solo di un falso documentario (o mockumentary) ossia un genere cinematografico o televisivo, oppure una singola opera di questo genere, nel quale degli eventi fittizi appositamente realizzati per la trama sono presentati come reali o comunque creati per lo scopo della narrazione. Ultimo esempio tra questi film è “Paranormal Activity”, film di Oren Peli che mira a far credere al pubblico che una coppia di giovani siano testimoni di eventi paranormali, documentati dalla loro telecamera realmente. Cose già viste, ma al pubblico piace credere all’impossibile e quindi ecco il boom anche di questo film (di qui a poco uscirà il sequel Paranormal Entity) come quello dei suoi predecessori.

Ormai diventa sempre più difficile decifrare le notizie che provengono dai media o dal web nel tentativo di capire cosa sia vero o cosa non lo sia. L’unica arma in nostro possesso è l’intelletto. Cercare di affrontare gli eventi che ci accompagnano nella vita con molta diffidenza, è fondamentale. Come recitava un famoso “indagatore dell’incubo” della Bonelli editore (Dylan Dog): “Io credo solo in quello che vedo!”. E se lo dice lui che ne ha viste di tutti i colori, noi chi siamo per saperne di più?
La terra non ha nessuna etichetta con date di scadenza, sono solo le nostre azioni che possono determinarne la fine. Evitiamo quindi di chiedere “a che ora sia la fine del mondo”, poiché nessuno lo sa.