Ancora lei: Ory Okolloh. Africana, donna, madre, avvocato, ma anche attivista politica e blogger: keniana, 32 anni, vive e lavora in Sudafrica. Ormai simbolo della “generazione ghepardi”, un piccolo esercito di giovani africani, attraverso le nuove tecnologie, lancia attività imprenditoriali, diffonde software open source e promuove iniziative sociali e commerciali.
L’ultima invenzione è Ushahidi (“testimone”, in lingua swahili): una piattaforma internazionale che raccoglie le testimonianze via mail o via sms di chi si trova in un’area di crisi o di emergenza. Tramite il passaparola si creano così delle mappe dinamiche in cui è possibile individuare gli eventi in corso nelle varie parti del mondo e capire chi è coinvolto, cosa sta succedendo e come si può fronteggiare la situazione.
Questo mix di crowdsourcing e geolocalizzazione è già stato impiegato in diverse occasioni con ottimi risultati. In Kenya, nel 2008, durante un periodo di scontri, ma anche più recentemente per segnalare diverse tipologie di eventi critici: Ushahidi è stato protagonista nella guerra sulla striscia di Gaza e negli scontri civili nel Congo, nel violento terremoto di Haiti o durante la tragedia ambientale nel Golfo messicano.
La realtà virtuale senza confini di Ushahidi sbarcherà anche in Italia dove sarà impiegato per fronteggiare la grave emergenza dei rifiuti in Campania
Anche in questo caso, la piattaforma è aperta a tutti e si possono segnalare anche avvenimenti sospetti come roghi, traffico di camion, oppure smentire notizie inesatte. Un sistema attivo 24 ore su 24, quindi, per avere un monitoraggio continuo in cui il team partenopeo che se ne occupa spera vivamente di poter coinvolgere oltre i cittadini e le associazioni, anche le Forze dell’ Ordine come fonti d’informazioni e non solo come destinatari delle segnalazioni.