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Per la Nasa, Bolon Yokte K’uh, il dio Maya associato alla creazione, ai conflitti e alla guerra, il prossimo 21 dicembre non si farà vedere. Quindi, nessuna nuova creazione né distruzione apocalittica come vuole la leggenda. Infatti, la fine di un ciclo di un calendario Maya (all’origine degli scenari catastrofici previsti per il prossimo solstizio d’inverno, come la venuta del dio della creazione, appunto) non sarebbe altro che la chiusura di un periodo. Un po’ come il nostro 31 dicembre, insomma: si butta via il vecchio calendario e se ne compra uno nuovo. La fine del mondo attesa per l’anno appena cominciato, che vanta diversi scenari apocalittici – scontri planetari, disastrosi sconvolgimenti del campo magnetico e catastrofiche tempeste solari – sarebbe solo una beffa, diffusasi con la complicità della Rete (dove si trovano addirittura i countdown per il giorno dell’Apocalisse).

Quanti hanno già preso impegni per il 21 dicembre 2012? La maggior parte della popolazione mondiale conosce questa data come quella della fine del mondo, anche se non se ne conoscono le motivazioni. Trattasi unicamente di una credenza popolare che coinvolge tutti gli strumenti di comunicazione al fine di attirare l’attenzione dei creduloni. I media provano a giustificare questa teoria che in realtà non ha alcun fondamento logico. Questa data era per i maya il termine del calendario gregoriano che indicava la fine dell’era dei pesci e l’inizio dell’era dell’acquario. Il calendario maya, quindi, andrebbe semplicemente riletto da capo in quanto segnerebbe solo il re inizio di un ciclo e non la fine del mondo.