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Un gruppo di anziani ex-funzionari governativi cinesi ha diffuso su Internet una «lettera aperta» nella quale si chiede l’ abolizione della censura sui mezzi d’ informazione, che viene definita «incostituzionale». La diffusione della lettera, che usa toni insolitamente forti per la Cina, ha coinciso con l’assegnazione del premio Nobel per la pace 2010 al dissidente detenuto Liu Xiaobo ma la sua preparazione, hanno affermato alcuni dei firmatari, era cominciata qualche settimana prima. Tra gli altri hanno sottoscritto il documento Li Rui, ex-segretario del presidente Mao Zedong, e Jiang Ping, ex-presidente dell’ Università di legge e scienze politiche che ha tenuto corsi in diversi atenei stranieri tra cui anche a Roma.

Pechino ha rinnovato la licenza che consentirà a Google di operare in Cina fino al 2012 sembrano così,  finalmente, destinate ad attenuarsi le tensioni sulla censura che dal 2010 avvelenano i rapporti tra La Cina, il paese con il maggior numero di utenti Internet, circa 400 milioni, e Google, il colosso delle ricerche web. L’ostilità era cominciata a gennaio, quando Google aveva dichiarato di non voler più sottoporsi alla censura di Pechino,   annuncio seguito immediatamente da un sofisticato attacco di hackers cinesi. Le minaccie di chiudere le operazioni, interrompere il servizio del motore di ricerca nel Paese, e la denuncia di responsabilità del governo cinese avevano accentuato il conflitto.

Secondo Liu Chuanzi, ad di Lenovo, Apple ha mancato un’incredibile opportunità sul mercato cinese. Causa: incapacità di comprendere i bisogni dei consumatori locali. Proprio per questo motivo, Cupertino ha programmato l’apertura di 25 Store entro il 2012, il primo dei quali è stato inaugurato nei giorni scorsi a Shangai. Obiettivo: fare in modo che la Cina diventi il suo terzo mercato mondiale. A contrastare l’enorme progetto, tuttavia, non sono solo i prezzi elevati dei prodotti Apple a fronte di un’offerta gigantesca, ma anche, e soprattutto, l’esplosione del cosiddetto “mercato grigio”: aggirando le reti di distribuzione ufficiale, gli utenti che possono permetterselo, acquistano da piccoli negozi dispositivi introdotti spesso illegalmente da Hong Kong, Singapore e Stati Uniti.

Da “La Stampa” di oggi Google sta cercando in ogni modo di mantenere la propria presenza in Cina. Il motore di ricerca sta compiendo un ultimo tentativo per conservare la licenza cinese, in scadenza il 30 giugno. Avendo smesso di reindirizzare automaticamente gli utenti verso il sito di Hong Kong non filtrato, Google sta cercando di aderire formalmente alle regole di censura della Cina. La sua soluzione creativa, tuttavia, sta mettendo Pechino alle strette. Sono trascorsi sei mesi da quando Google ha minacciato per la prima volta di abbandonare la Cina, dopo essere stata colpita da un attacco informatico che secondo la società proveniva da hacker all’interno del paese.