Articoli marcati con tag ‘copyright’

Un sofisticato software di riconoscimento delle emozioni potrebbe prossimamente mettersi al servizio dei mastini della proprietà intellettuale e dei produttori cinematografici affamati di dati e commenti da trasformare in prodotti blockbuster cuciti addosso ai bisogni del pubblico. L’azienda Aralia Systems e il Machine Vision Lab dell’Università del West England hanno ottenuto una Knowledge Transfer Partnership che garantisce per il progetto quasi 250mila euro. Il dr. Adbul Farooq del Machine Vision Lab ha spiegato che l’intenzione è quella di estendere le funzioni dell’attuale sistema di antipirateria aggiungendo un software che possa leggere le reazioni fisiche e le emozioni degli spettatori per individuare i sospetti.

Nel corso di un meeting Anica tenutosi nella Capitale, la responsabile europea per le partnership di YouTube Maria Ferreras, ha annunciato che anche in Europa e in Italia sarà possibile guardare su YouTube i film a pagamento così come già avviane da tempo negli Stati Uniti. Una novità che, nello specifico, rivedrebbe il rapporto esistente tra il canale video di YouTube e il cinema, e che sostanzialmente mira a “rendere visibili i film sulla piattaforma di proprietà di Google, sia nella modalità a pagamento che in quella gratuita con la pubblicità”. “Negli Stati Uniti è già possibile guardare i film su YouTube a pagamento – ha spiegato la Ferreras – e noi contiamo di portare questo sistema in Europa, ma in Italia soprattutto”.

Si tratta di un’inchiesta che metterebbe nuovamente in crisi il sistema di sicurezza del social network più popoloso del web, Facebook. Buona parte dei suoi attuali 500 milioni di utenti sarebbe infatti a rischio, apparentemente sacrificata agli oscuri signori dell’advertising. È stato il Wall Street Journal a parlare dell’ennesimo buco tra le maglie della privacy garantita (o meno) dal sito in blu, a coinvolgere in particolare tutti quei consumatori di applicazioni come FarmVille. Tutte le app presenti nella classifica delle più usate su Facebook avrebbero in sostanza inviato informazioni personali verso un gruppo di almeno 25 società terze, tutte specializzate in pubblicità e raccolta dei dati per la profilazione mirata all’advertising.

Chi è dovuto ricorrere almeno una volta nella vita alle cure dentistiche sa bene che ad attenderlo in studio saranno in primis riviste e musica d’ambiente in filodiffusione. Probabilmente un modo per creare un’atmosfera rilassata prima del temibile incontro con il trapano. Decisamente meno rilassata la Società Consortile dei Fonografici (SCF), che in più di un’occasione aveva preteso dai dentisti del Belpaese il pagamento dei diritti per la diffusione di musica in sala d’aspetto. Era il 2005. La SCF – che gestisce la raccolta e la distribuzione dei diritti per conto dei produttori fonografici e degli artisti interpreti ed esecutori – aveva così motivato la decisione di denunciare i dentisti italiani: secondo la legge sul diritto d’autore “per diffondere legittimamente musica registrata in pubblico, anche senza scopo di lucro, occorre ottenere l’autorizzazione da tutte le parti che contribuiscono alla creazione del prodotto musicale, quindi gli autori, gli artisti interpreti ed esecutori e i produttori fonografici”.

Vi ricordate di Kevin Cogil? E dei Guns N’Roses? Diversi mesi fa, Cogil era stato condannato per la violazione del copyright per l’album Chinese Democracy (che al tempo non era ancora uscito).  Invece di scontare sei mesi di carcere, però, si era accordato con RIAA (Recording Industry Association of America) per la libertà vigilata in cambio della collaborazione per almeno due mesi in campagne anti-pirateria. Ormai, comunque, è scaduto il termine entro cui applicare la sentenza che lo avrebbe impegnato in un “servizio sociale”. Kevin Cogil, responsabile della condivisione illegale sul proprio sito di nove tracce in anticipo sull’uscita dell’ultimo disco dei Guns N’Roses, alla fine non ha parlato bene del copyright né contribuito a difendere la causa dei detentori dei diritti.