Articoli marcati con tag ‘crowdsourcing’

E se la prossima Costituzione egiziana fosse redatta in crowdsourcing? Non attraverso un comitato di saggi, un’assemblea incaricata di stilare i punti fondamentali del vivere civile, ma proprio con il contributo attivo della popolazione, dell’uomo della strada? Prima di arrivare a un simile risultato, deve passare ancora molta acqua sotto i ponti, ma con l’ aiuto decisivo delle nuove tecnologie tutto ciò potrebbe divenire un giorno realtà; magari proprio in quel Nord Africa che dalla scorsa primavera è diventato un po’ il laboratorio mondiale dell’attivismo digitale.

Il Ministero dell’Interno ha lanciato il concorso di idee per la realizzazione del nuovo logo dell’Amministrazione. L’obiettivo è quello di individuare un unico elemento grafico che riunisca tutte insieme le competenze del Ministero, suggerendone in maniera immediata l’identità e la mission. Il logo dovrà quindi esprimere le diverse anime del Ministero: punto di riferimento dei cittadini per la sicurezza, le libertà civili e i diritti democratici, il soccorso in casi di emergenza, politiche di immigrazione e come punto di raccordo tra il governo centrale e le amministrazioni locali.

Riprendiamo da Luca Conti l’ottima presentazione di Graham Brown sul futuro dello scenario del marketing. Graham Brown’s Biography Director, What Youth Think Business author & speaker on the psychology of communication, media. Author of the annual “mobileYouth” (2001-9) report and upcoming book “Customers are the Brand“. Since witnessing the growth of youth media and technology having lived in Japan in the early 90s, Graham along with business partner Josh Dhaliwal has helped grow mobileYouth to serve over 250 clients in 60 countries worldwide – names such as Vodafone, Nokia, Coke, McDonald’s, Telenor, Orange, O2, Verizon, Boost Mobile, the UK government and the European Commission.

“Vogliamo ogni tanto dire qualcosa di positivo su italiani e innovazione scientifico-tecnologica? State a sentire. Avrete già sentito parlare del crowdsourcing, ossia la ricerca di collaborazioni nella nuvola. Ci sono dei siti web sui quali aziende ed enti che cercano invenzioni e idee innovative postano le proprie richieste, promettendo premi in denaro (tipicamente, dai 10-15mila dollari in su). Uno dei miei preferiti è Innocentive. Sono, per così dire, richieste spot di consulenza specialistica. Gli argomenti vanno dalla genetica alle telecomunicazioni, dalle tecnologie agroalimentari alla chimica, dalla pulizia automatica delle toilette alle innovazioni bancarie.

Ancora lei: Ory Okolloh. Africana, donna, madre, avvocato, ma anche attivista politica e blogger: keniana, 32 anni, vive e lavora in Sudafrica. Ormai simbolo della “generazione ghepardi”, un piccolo esercito di giovani africani, attraverso le nuove tecnologie, lancia attività imprenditoriali, diffonde software open source e promuove iniziative sociali e commerciali. L’ultima invenzione è Ushahidi (“testimone”, in lingua swahili): una piattaforma internazionale che raccoglie le testimonianze via mail o via sms di chi si trova in un’area di crisi o di emergenza. Tramite il passaparola si creano così delle mappe dinamiche in cui è possibile individuare gli eventi in corso nelle varie parti del mondo e capire chi è coinvolto, cosa sta succedendo e come si può fronteggiare la situazione.

Non poteva non suscitare il mio interesse il “social experiment” Dating Brian , consistente nell’affidare al crowdsourcing gli appuntamenti romantici di Brian, uno stagista di BBH New York. Il progetto prevede per Brian 30 appuntamenti in 30 giorni che gli utenti potranno orientare grazie ai loro suggerimenti via Twitter e Facebook.

Dottori in scienze della comunicazione, persecutori della filosofia open source, cinefili, lettori accaniti, giornalisti dilettanti e non: alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di crowdsourcing. Wikipedia, tra l’altro emblema del fenomeno, fornisce questa definizione: Il termine crowdsourcing (da crowd, gente comune, e outsourcing, esternalizzare una parte delle proprie attività) è un neologismo che definisce un modello di business nel quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in un team.