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Caro direttore, la prima cosa che balza agli occhi quando arrivi davanti alla sede di Apple sono le tante biciclette parcheggiate e la fila di giovani che entrano negli autobus aziendali per rientrare a casa dopo il lavoro. Tutto è ordinato, pulito, immerso nel verde, gli uffici con grandi vetrate, pieni di luce, l’arredamento semplice, chiaro come le pareti. All’interno, il campus con ristorante, store aziendale, bar con tavolini all’aperto e prato verde come in un campo da golf. Se esci da qui ed entri nel grande campus della business school di Stanford non cambia niente, stessa atmosfera, stessi giovani, stesse biciclette, stesso verde con alberi bellissimi e un’atmosfera di comunità allegra e colorata che trovi anche da Google.

Google+ veste da ieri una nuova grafica che lo rende molto più fresco e apprezzabile di Facebook, dal quale i designer di Mountain View hanno copiato almeno tanto quanto quelli di Palo Alto fecero subito dopo l’apparizione di G+, che nel frattempo ha raggiunto i 170 milioni di utenti iscritti. Ora Plus è più semplice da usare e ha una grafica molto più pulita, anche rispetto al rivale. Questo però non conta, sottolinea Fastcompany. L’homepage dell’utente è stata completamente riorganizzata, con il menù spostato sulla sinistra e trasformato in una sorta di dock simile a quella di OS X o Ubuntu.

Ci sono aziende, come Apple, che ti vendono un prodotto carico di design, know-how e sex-appeal. Un iPad lo puoi stringere tra le mani, mentre un motore di ricerca rimane confinato sul Web. E Google questo lo sa. Ecco perché a Mountain View hanno deciso di svuotare le maniche e giocare un asso vincente. Come racconta Mashable, BigG ha ottenuto da Ibm un brevetto su alcuni tool per realizzare un social network semantico. In pratica, immaginatevi la potenza di calcolo del più grande motore di ricerca al mondo infusa dentro a un profilo di Google+. Altro piccolo dettaglio: il social network capisce esattamente ciò di cui avete bisogno senza che voi neppure glielo chiediate.

“Completo e totale fallimento quando l’obiettivo sembrava ragionevolmente facile da ottenere”, questa la definizione precisa data dall’autorevole Urban Dictionary. Si può fallire in molti modi, commettere errore (anche distruttivi), ma l’epic fail ha una connotazione diversa: si fallisce in maniera clamorosa di solito nell’ambito in cui sulla carta si è più bravi o dopo aver annunciato trionfalmente qualcosa. In ambito tecnologico è fin troppo facile e in Rete ancora di più: qualcuno noterà di sicuro il vostro fail e non mancherà di farlo notare a tutti, aggiungendo al danno, la figuraccia e ovviamente la beffa.

Povera. Così viene definita l’esperienza dell’utente su Facebook da Larry Freed, presidente e Ceo di Foresee Results e autore del rapporto “ American Customers Satisfaction Index (ACSI)/ForeSee Results E-Business Report”. L’analisi prende in considerazione tre categorie – social media, motori di ricerca e siti di news – e misura la soddisfazione degli utenti nei confronti dei giganti del Web. Facebook rientra nella prima classifica e non se la cava bene. Il suo punteggio, 66 su 100, è infatti basso rispetto a quello degli altri siti considerati (la categoria è capitanata da Wikipedia con 78 punti, seguita da YouTube con 74); c’è stato un miglioramento rispetto allo scorso anno (di 2 punti), ma Zuckerberg non dovrebbe sottovalutare l’arrivo di un concorrente come Google+ (al tempo del sondaggio, il social network di BigG non era ancora stato lanciato).

Dopo essersi rifatto il look, aver aggiornato il funzionamento di numerosi servizi offerti, dopo aver lanciato Google + (di cui tanto si parla ma della cui utilitá nutro ancora dubbi) la grande G pubblica l’ennesima novitá! Si chiama “What do you love”, http://www.wdyl.com/, a prima vista appare come una normale pagina di ricerca, ancora più minimal, ma in realtá cela un potentissimo strumento di marketing!! Infatti i risultati della ricerca vengono mostrati in riquadri tematici… Ogni riquadro corrisponde a un servizio specifico offerto da Google! Semplice no? Se da

Chrome 10 Beta è la nuova versione anteprima del browser basato su WebKit e sviluppato da Google. Sebbene sia ancora in una fase embrionale, il software di navigazione introduce una serie di caratteristiche consistente, andando oltre il semplice restyling. L’aggiornamento disabilita automaticamente i plugin obsoleti per non compromettere stabilità e sicurezza. La prima beta del decimo Chrome introduce una versione potenziata del motore JavaScript V8 che, stando alle dichiarazioni di Mountain View, dovrebbe correre molto più veloce di quello utilizzato in Chrome 9. Il sessantasei percento in più.

Visitare 17 tra i più celebri musei del mondo attraverso il computer di casa. Da oggi è possibile grazie ad Art Project, il nuovo servizio di Google che porta la tecnologia Street View all’interno di musei come la galleria degli Uffizi o il Moma di New York. Il servizio è stato presentato a Londra presso la Tate Modern. Oltre a 1061 opere in alta risoluzione gli amanti dell’arte potranno ammirare su internet 17 opere in gigapixel, una per ogni museo. Ovvero immagini a una risoluzione mai vista prima. «Gli Uffizi – ha detto Cristina Acidini, direttore del museo fiorentino – è il museo più vecchio dell’Europa moderna.

Facebook batte Google e si afferma come il sito più visitato negli Stati Uniti nel 2010. Intanto intorno al social network si sta per aprire un nuovo capitolo della battaglia legale che si protrae da anni tra i gemelli Winklevoss, che avrebbero avuto l’idea da cui poi nacque Facebook, e il suo fondatore Mark Zuckerberg. Il social network, secondo uno studio di Experian Hitwise, ha scalzato il motore di ricerca al primo posto della classifica dei portali più visitati negli Usa nell’anno appena concluso: fra gennaio e novembre Facebook è stato visitato dall’8,93% dei navigatori contro il 7,19% di Google.

Un libro per insegnare l’abc della Rete agli internauti meno accorti. Si intitola “20 Things I Learned About Browsers and the Web” e lo ha messo on line Google in occasione dei vent’anni della nascita del World Wide Web. Diciannove capitoli di consigli, più uno di riepilogo, sui temi più “caldi” della Rete, abbelliti dalle magnifiche illustrazioni del disegnatore tedesco Christoph Niemann. Si parte dalla domanda principale, “che cos’è Internet?”, per spaziare verso il cloud computing e le applicazioni Web come You Tube, Twitter e Facebook. Il linguaggio utilizzato è volutamente molto semplice (bisogna però conoscere l’inglese), descrittivo e umoristico.