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Wikileaks sospende le pubblicazioni a causa del blocco finanziario (MasterCard, Bank of America, PayPal, oltre a VISA e Western Union) cominciato nel dicembre 2010, a dieci giorni di distanza dalla prima grande tornata di rivelazioni trafugate alle ambasciate statunitensi nel mondo. Il blocco, che Julian Assange ha definito “un attacco concertato, politico e su iniziativa degli Stati Uniti”, è costato al sito il 95 per cento delle sue entrate. Negli ultimi 11 mesi il funzionamento di Wikileaks è stato possibile solo grazie alle riserve di denaro accumulate attraverso le copiose donazioni del 2010.

La vita di Julian Assange diventerà un film. Lo svela il britannico Guardian. Lo studio fondato da Steven Spielberg, la DreamWorks, ha acquistato di diritti del libro WikiLeaks: Inside Julian Assange’s War on Secrecy di David Leigh e Luke Harding, giornalisti dello stesso quotidiano. Si tratterà di un thriller investigativo che narrerà il periodo che va dalla nascita del rivoluzionario australiano alla creazione del sito più pericoloso degli ultimi anni, fino al rilascio dei 250mila documenti del Cablegate. E, mentre viene annunciata la presenza di WikiLeaks fra i candidati all’assegnazione del Nobel per la Pace 2011 (insieme a Internet, in pole position per la seconda votla), il suo fondatore ha deciso di inoltrare le pratiche per registrare la sua identità all’ufficio britannico dei brevetti.

Ho accettato di difendere Julian Assange perché questa è la battaglia per la libertà di stampa nel XXI secolo». Il giurista liberal di Harvard Alan Dershowitz parla al telefono dal suo studio di Boston e non adopera mezzi termini per spiegare le ragioni che lo hanno portato a entrare nel collegio legale del fondatore di Wikileaks, considerato dalla Casa Bianca un nemico pubblico degli Stati Uniti a causa della recente divulgazione di centinaia di migliaia di documenti segreti del Pentagono e del Dipartimento di Stato. Perché difende Assange? «Quando all’inizio degli Anni 70 vi fu la battaglia legale sui Pentagon Papers pubblicati dal New York Times, che svelarono i retroscena della guerra in Vietnam, vi presi parte per tutelare il diritto al giornalismo investigativo.

Da lastampa.it Il magazine «Time» sceglie Mark Zuckerberg, fondatore e a.d. di Facebook, come «Persona dell’Anno», riconoscendogli il merito di «aver cambiato il modo in cui viviamo le nostre vite». Zuckerberg ha prevalso nella selezione finale sul movimento conservatore del Tea Party e su Julian Assange a capo dei corsari informativi di Wikileaks in ragione delle dimensioni globali di Facebook. «E’ un social network che connette 550 milioni di persone, creando un nuovo sistema di scambio di informazioni divenuto indispensabile e a volte anche pauroso», spiega il direttore di «Time», Richard Stengel, sottolineando come si tratta di «un tessuto che nel 2012 arriverà a 600 milioni di persone, mettendo in contatto un decimo del Pianeta, costituendo la terza più grande nazione del mondo dopo Cina e India, ma senza dubbio sa dei propri cittadini assai più di qualsiasi altro governo esistente».