Davanti a me ho una schiera di uomini tutti uguali come i Mister Smith del film con Keanu Reeves. Indossano abiti scuri, generalmente gessati. La camicie sono chiare, le cravatte accennano una timida fantasia. Tra le mani tengono, e furiosamente digitano, già a quell’ora (le 7 del mattino) il Black-berry aziendale. Nel taschino riposa, immagino per poco, l’iPhone personale (invertendo l’ordine dei marchi la situazione non cambia). Il computer portatile è già aperto, trasmette e-mail e dati. Ai finestrini scorre un paesaggio così trascurato da diventare invisibile. I frammenti di discorso portano parole come “spread”, “aspirazionale”, “asset”.
