Articoli marcati con tag ‘social media’

La moda delle infografiche sta raggiungendo livelli che definirei quasi fastidiosi, per qualsiasi cosa sembra si debba fare un’infografica (vero che è un mezzo immediato e d’impatto per raccogliere delle informazioni e comunicarle, ma come in tutte le cose, l’esagerazione non va mai bene). Però, di tanto in tanto, ne viene fuori qualcuna ben fatta ed utile allo stesso tempo, come questa realizzata da ROI Media, che ci regala dei preziosissimi consigli su come progettare un sito web per farlo rendere al meglio. In alto a sinistra trovate un vero e proprio assemblaggio di componenti, ognuno con il suo bel cavetto e la sua etichetta, che indica la necessità di creare una sinergia tra tutte le tessere del nostro mosaico.

Fabio Volo ci ha rinunciato, non gestirà più la pagina Facebook de Il volo del Mattino. I social media sono così. Date un account Facebook o Twitter a qualcuno e si sentirà in diritto di esprimere la sua opinione non richiesta. E quando queste opinioni non richieste diventano molte e non si sa più come gestirle spesso i “VIP” preferiscono lasciar perdere. Un esempio è quello diJames Franco, che poche settimane dopo aver inaugurato account Twitter e Facebook li ha cancellati. Questi fenomeni mi lasciano perplessa. Non posso fare a meno di domandarmi e, a questo punto, di domandarvi: perché? Cosa spinge una persona a prendersi la briga di cercare la pagina Facebook di Fabio Volo e cliccare “mi piace” solo per insultarlo? Quale è il punto? Chi siete? Degli scrittori wannabe che non riescono a pubblicare o non riescono a vendere? Dei laureati in lettere che non trovano lavoro? Vi siete erti a difensori della lingua e letteratura italiane? Che fastidio vi dà Fabio Volo? Fabio Volo scrive bestseller, ebbene sì, fatevene una ragione.

Davanti a me ho una schiera di uomini tutti uguali come i Mister Smith del film con Keanu Reeves. Indossano abiti scuri, generalmente gessati. La camicie sono chiare, le cravatte accennano una timida fantasia. Tra le mani tengono, e furiosamente digitano, già a quell’ora (le 7 del mattino) il Black-berry aziendale. Nel taschino riposa, immagino per poco, l’iPhone personale (invertendo l’ordine dei marchi la situazione non cambia). Il computer portatile è già aperto, trasmette e-mail e dati. Ai finestrini scorre un paesaggio così trascurato da diventare invisibile. I frammenti di discorso portano parole come “spread”, “aspirazionale”, “asset”.

Cerchi “ automobili nuove” su Google. Prova a immaginare se i criteri dei risultati tenessero conto, per esempio, delle tue scelte nelle ricerche precedenti (magari a proposito di inquinamento, bilancio famigliare o colori), della posizione GPS del tuo smartphone che ti indica le concessionarie più vicine (con relativi check-in registrati su Foursquare), e dei commenti che hai lasciato su Facebook sotto la foto della macchina nuova di un tuo amico. Sarebbe una semplice ricerca su Internet, oppure diventerebbe un’esperienza qualitativamente differente, più evoluta? C’è chi pensa che la declinazione futura della Rete dovrà finire per assomigliare in qualche modo a un assistente personale, capace di conoscerci e assecondarci mentre cambiamo idea.

La strada della nostra vita è lastricata di molte domande. Alcune banali. Altre decisamente annose. Chi sono? Da dove vengo? Chi vincerà le prossime elezioni? E si sa, che per alcuni, spesso le domande contano ben più delle risposte. Di certo però, tra le tante domande che si affollano quotidianamente nella nostra zucca, una certezza possiamo averla: Facebook continua a rafforzare il suo predominio come social network totale a dispetto dei tanti competitor che si stanno presentando sul mercato alla ricerca di visibilità. La nuova features Question, rilasciata pochi giorni fa e già disponibile per gli utenti italiani che abbiano impostato la lingua inglese del proprio profilo, si appresta ad assestare l’ennessimo colpo al mercato del marketing sociale.

“Anonimato significa autenticità. Perché permette alle persone di condividere nella maniera più schietta, totalmente priva di vernice”. Così ha parlato Christopher Moot Poole, recentemente intervenuto nel corso del festival South By Southwest tenutosi ad Austin, in Texas. Una vera e propria invettiva, lanciata dal giovane founder di 4chan nei confronti del CEO di Facebook Mark Zuckerberg. Parole agguerrite, come a voler sottolineare una visione diametralmente opposta su tematiche certo delicate come la privacy online e la condivisione di informazioni e contenuti. Il founder di Facebook sarebbe dunque caduto in un grosso errore, in particolare descrivendo l’anonimato in Rete come un atto di pura codardia.

La pirateria, la ricerca di nuovi guadagni, le tecnologie sempre più avanzate e la conseguente esigenza di intercettare un pubblico più giovane spingono il mercato del cinema a espandersi sempre di più su Internet: l’ultima novità è l’accordo siglato tra la Warner Bros e Facebook in base al quale la major cinematografica potrà offrire il noleggio dei propri film agli utenti del social network, direttamente dalla propria pagina ufficiale. Il primo titolo disponibile è “The Dark Knight – Il cavaliere Oscuro”, film del 2008 diretto da Christopher Nolan con Heath Ledger indimenticabile Joker che dopo le riprese della pellicola morì per overdose.

6 cinguettii da fare tutti i giorni per diventare un guru di Twitter. Li ha individuati la scorsa settimana Andy Beal, Ceo di Trackur.com (che offre strumenti di monitoraggio dei social media) e coautore di Radically Transparent (testo sulla gestione della reputazione on line). La sua era una provocazione, per dimostrare come i guru di Twitter usino spesso e volentieri trucchetti comuni. Noi li abbiamo voluti testare, prima di confrontarci con Beal, per vedere se queste presunte regole funzionassero anche per un account comune. Ecco i sei tweet da guru: 1) usare hashtag di eventi a cui si partecipa e a cui la gente vorrebbe partecipare, ma non è stata invitata o non può; 2) dire che si è appena atterrati da qualche parte, così la gente penserà che siamo cool perché viaggiamo molto o semplicemente vorrebbe trovarsi lì; 3) linkare storie che chiunque potrebbe trovare, ma così chi leggerà i nostri twit penserà che siamo interessanti per quello che condividiamo; 4) twittare perle di saggezza.

Ad annunciarlo è stato un post apparso sul developer blog di Facebook: alcune significative informazioni personali degli utenti verranno rese accessibili con le API dello User Graph Project del sito in blu. In altre parole, dati come quelli relativi ad indirizzi fisici e numeri di telefono cellulare saranno a disposizione delle più svariate applicazioni presenti sul social network. Facebook ha subito sottolineato come sia stata prevista una specifica finestra di dialogo con l’utente, in cui verranno indicate le particolare richieste di ciascuna delle app. In primis informazioni definite basic, tra cui nomi completi, user ID, liste di contatti.

“I promise to cherish and buy you in richness and in debt till Groupon tears us apart.” Questa la frase d’apertura dell’articolo Is Loyality Dead?, in cui si indaga la principale causa del tramonto di un progetto di marca, eleggendo a fattore determinante l’insufficiente brand loyalty. A questo proposito, il 2010 Cone Consumer New Media Study ha sottolineato come i consumatori dimostrano affinità online (per esempio facendo “mi piace” su Facebook, seguendo la pagina Twitter, etc.) in media solo verso 4,6 imprese, mentre quasi il 60% di essi sostiene che non esiterebbe a ‘punire’ le stesse aziende nel caso queste si comportassero in maniera inadeguata nei loro confronti o utilizzassero i social media con il solo scopo di bombardarli di comunicazioni.