Articoli marcati con tag ‘Steve Jobs’

Nelle sale del Museo regionale di scienze naturali di Torino si inaugura la prima mostra dedicata a Steve Jobs, fondatore della Apple, che resterà aperta al pubblico fino al 26 febbraio 2012. L’esposizione vanta una delle più grandi collezioni al mondo di personal computer arricchita dalla storia umana e imprenditoriale del genio del computer e attraverso ricostruzioni di ambienti, propone percorsi interattivi e archivi multimediali. In esposizione anche il rarissimo Apple-1, il primo computer creato da Steve Jobs e Steve Wozniak nel 1976 nel garage della propria abitazione, ricostruito in scala 1:1.

«Stay hungry, stay foolish»: parole che ormai sono entrate nell’immaginario comune, pronunciate dall’uomo che è stato in grado di incarnare la figura di pioniere moderno, dal genio dell’elettronica che ha rivoluzionato per sempre le nostre vite. Per conoscere meglio la persona dietro al mito, viene in aiuto I pirati di Silicon Valley, pellicola televisiva prodotta nel 1999 che, in forma di cronaca romanzata, si concentra sul controverso rapporto tra Steve Jobs e Bill Gates, suo acerrimo rivale. Per la regia di Martyn Burke, il film non si discosta troppo dalla media dei prodotti per il piccolo schermo americano di fine anni ‘90, a esclusione però delle ottime interpretazioni dei due protagonisti, in grado di offrire ai loro personaggi una caratterizzazione acuta e tagliente.

Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.

In uscita in tutto il mondo la biografia di Steve Jobs scritta da Walter Isaacson. Le tensioni con Google, i complicati rapporti sentimentali e la malattia, una rara forma di cancro al pancreas che inizialmente ha curato con la medicina alternativa per poi pentirsene e sottoporsi, ormai tardi, a un’operazione, la biografia getta nuova luce sul guru di Apple. Basandosi su 40 interviste condotte negli ultimi 2 anni, Isaacson ripercorre la vita del visionario della Silicon Valley e delle sue passioni, quali i Beatles. Dalle 630 pagine emerge il rapporto contrastato con Google, i suoi rapporti interpersonali con le donne, fino alla malattia.

È buffo scrivere per tre volte un articolo, ma è pur vero che se la realtà supera sempre l’immaginazione, talvolta lo fa pure a ripetizione. Ve lo somministro così, grezzo e a rate: ho anche inserito un disclaimer in fondo all’articolo, che vi prego di leggere per valutare la mia fondatezza e parzialità. Capitolo 1. Dopo un telegiornale nazionale. La scomparsa di Steve Jobs è quella di un protagonista della scena informatica. Un uomo senza dubbio notevole, da portarsi come esempio di parecchie cose assai esotiche in Italia (intelligenza, coerenza, forza di carattere, riservatezza), con un seguito di fan degno di una rockstar, ricco e che politicamente non dava fastidio (quasi) a nessuno.

Quella uscita all’inizio del mese è solo l’ultima della serie: Steve Jobs. L’uomo che ha inventato il futuro (Hoepli) è una biografia di Re Steve scritta da Jay Elliot (a quattro mani William L. Simon), ex vicepresidente di Apple, uno che Jobs lo ha conosciuto molto bene perché ha lavorato al suo fianco per 30 anni. Elliot racconta come ha fatto un ex hippie a diventare uno degli uomini più influenti del mondo; lo fa attraverso aneddoti sul lavoro quotidiano, seguendo la concezione e il lancio delle creazioni più importanti di Jobs, dall’Apple I nel 1976 all’iPad, passando per la Pixar, l’iPod, l’iPhone… Intuizioni, visioni, spregiudicatezza, passione, energia infinita, ossessione per i dettagli e durezza con i sottoposti sono gli ingredienti della personalità complessa di Jobs che lo ha portato dalle stalle (le origini umili) alle stelle.

Il Mobile World Congress si chiude oggi, ma ieri è arrivata una notizia curiosa: Apple ha vinto un Global Mobile Award per il miglior apparecchio presentato sul mercato nel 2010. E ovviamente, è l’iPhone 4, che offre – secondo la giuria – “uno schermo eccellente, un design curatissimo, fantastici materiali e un fenomenale ecosistema per gli sviluppatori di app”. “In una competizione serrata – prosegue la motivazione – l’iPhone 4 ha saputo far tesoro del successo dei suoi predecessori per definire lo standard con cui gli attuali smartphone devono confrontarsi”. Vale appena il caso di ricordare che Apple non ha mai partecipato alla più grande fiera mondiale di telefonia, e a Barcellona non c’è nemmeno per questa sesta edizione.

Steve Jobs, che ha lasciato a gennaio la Apple per tornare a curarsi, starebbe molto peggio del previsto. Secondo lo statunitense National Inquirer, che ha pubblicato foto di uno Jobs scheletrico, il fondatore di Apple soffrirebe di una recrudescenza del cancro al pancreas, diagnosticato la prima volta nel 2004, e che ora gli lascerebbe solo 6 settimane di vita. Nelle foto pubblicate sul giornale Jobs appare magro, fragile e con i capelli diradati. Secondo i medici interpellati dal giornale sarebbero i segni di un nuovo ciclo di chemioterapia per un ritorno del cancro. Il dr Samuel Jacobson ha detto all’Inquirer che, “a giudicare dalle immagini, è vicino alla fase terminale, direi che non ha più di sei settimane”.

L’originale modello di computer disegnato e assemblato a mano da Steve Wozniak e venduto da Steve Jobs, l’Apple I, è stato battuto da Christie a 156mila euro a un uomo d’affari e collezionista torinese, Marco Boglione, che ha effettuato la sua offerta al telefono. Si tratta di un pezzo di storia hi-tech, uno dei primi personal computer prodotti da Apple ed è da considerarsi – per usare le parole di Steve Jobs – come un prodotto “commercialmente raro”. L’azienda nel lontano 1976 commercializzò circa 200 esemplari di questo gioiellino tecnologico ad un costo di 666,66 dollari, e l’esemplare in questione è uno tra i pochi sopravvissuti, meno di una cinquantina.

“Siamo entusiasti di portare la musica dei Beatles in iTunes. Ed è fantastico sentire così tanto affetto da parte della comunità digitale nei confronti di brani originariamente incisi su vinile”. Così ha parlato Paul McCartney, commentando euforicamente un annuncio che era ormai nell’aria. “Nel 1964 la band che ha cambiato tutto arrivò negli Stati Uniti. Ora sono su iTunes”. È quanto si può ora leggere sul sito ufficiale di Apple, che ha appena rivelato al mondo i principali dettagli di un accordo cercato invano per anni. Portare l’intera discografia dei quattro di Liverpool tra i meandri di iTunes.