Articoli marcati con tag ‘web’

The world wide web went live, on my physical desktop in Geneva, Switzerland, in December 1990. It consisted of one Web site and one browser, which happened to be on the same computer. The simple setup demonstrated a profound concept: that any person could share information with anyone else, anywhere. In this spirit, the Web spread quickly from the grassroots up. Today, at its 20th anniversary, the Web is thoroughly integrated into our daily lives. We take it for granted, expecting it to “be there” at any instant, like electricity. The Web evolved into a powerful, ubiquitous tool because it was built on egalitarian principles and because thousands of individuals, universities and companies have worked, both independently and together as part of the World Wide Web Consortium, to expand its capabilities based on those principles.

“Di che community sei?” è il titolo dell’articolo pubblicato oggi sul quotidiano La Repubblica, volto a fornirci una fedele rappresentazione dell’uso di Internet e, in particolare, dei social network in Italia e nel mondo. Passando attraverso una serie di considerazioni su come e perché i gruppi virtuali colonizzino il web, si arriva ad argomentare come le stesse comunità cambino anche la nostra vita reale. Siamo tutti netizen, innanzitutto. Siamo come i frequentatori dei vecchi circoli, facciamo parte di una famiglia allargata, siamo i membri di una tribù. Su 24 milioni di utenti italiani del web, circa 16 milioni hanno un profilo su Facebook.

Ad oggi, numerosi sono stati i dibattiti circa l’uso corretto e intelligente dei social media. Interrogativi riguardanti la loro reale utilità all’interno delle imprese, la violazione della privacy, la manipolazione delle informazioni sono solo alcune delle questioni che quotidianamente vengono affrontate da giornali, blog e quant’altro contemplato dal web 2.0. Quel che è certo, è che sempre più spesso i social media vengono utilizzato dai cosidetti vip per comunicare  direttamente con stampa e fan. Insomma, le nuove tecnologie stanno sostituendo gli uffici stampa. Lo spunto per la mia riflessione arriva da notizie di cronaca, e in questo caso ce ne sono due: una buona e una cattiva.

Oggi si terrà Libera Rete, evento nazionale promosso da FNSI per la libertà di informazione. Dalle 17 alle 24 dal Teatro “Lo Spazio” di Roma, si seguirà l’evolversi della manifestazione di piazza Navona e gli eventi correlati. Scopo della diretta è presentare per la prima volta “a rete unificata” il ruolo di denuncia di Internet e delle micro web tv italiane nel panorama dell’informazione nazionale. Tutte le piattaforme online possono aderire trasmettendo in diretta l’evento e intervenendo nel corso della trasmissione. Per farlo basta iscriversi sul sito http://www.liberarete.

Da qualche giorno, sulla Rete corrono voci che il colosso di Zuckerberg abbia stretto il primo accordo di collaborazione con McDonald’s, che, grazie a un’applicazione, consentirà il check-in nei suoi punti vendita. In questo modo i clienti potranno stare su Facebook e, contemporaneamente, essere sempre aggiornati sull’esatta posizione dei vari fast food della catena vicino a loro. Ciò che è interessante, in questo contesto, è il tipo di mossa economica pensata da Facebook. E’ vero che dall’alto si continua a ripetere che le applicazioni nate per i social network non hanno scopi di monetizzazione, è vero anche però che i location based media si prestano all’inserzione di pubblicità locali ed è dunque plausibile pensare che questa sia la strada che si intraprenderà in futuro.

Secondo diverse indiscrezione, Google sarebbe talmente impensierito dall’esponenziale e costante crescita di Facebook (che ormai conta 500 milioni di utenti) da aver investito energie nello sviluppo di un social network di prima classe. Non è la prima volta che BigG tenta di lanciare un prodotto di concorrenza: Orkut, Buzz, Wave e Profile sono tutti pezzi di un potenziale network sociale che non è mai decollato realmente al netto delle polemiche sulla scarsa considerazione della privacy degli utenti e degli incidenti di percorso. Fonti attendibili confermano che Google Me, questo il nome d

I Mondiali di Calcio non rappresentano solo l’evento più atteso dagli appassionati di sport, ma anche l’occasione migliore che gli appassionati di marketing hanno per attuare iniziative pubblicitarie davvero sopra le righe. Dieci giorni dopo la cerimonia di inaugurazione di Johannesburg, sembra che le aziende e i brand  che ruotano intorno all’evento abbiano fatto del loro meglio per mettersi in luce allontanandosi non poco dalle tradizionali forme pubblicitarie e di sponsorizzazione. Non sarà di certo sfuggita l’iniziativa della Budweiser, birra ufficiale della Coppa del Mondo 2010, che, in perfetto stile 2.

La nuova versione del linguaggio può riprodurre contenuti multimediali in streaming ed in alta definizione senza l’ausilio di tecnologie come Flash e Silverlight. Dopo soli 2 anni di vita, Google ha già deciso di abbandonare le API Gears per sfruttare le potenzialità offerte dalla versione 5 dell’HTML. Gears, per chi ancora non la conoscesse, è il nome di una applicazione Web in grado si fornire accesso off-line ad alcuni servizi che, normalmente, sono raggiungibili esclusivamente on line(ad esempio Google Adwords). La nuova versione del linguaggio HTML include tantissime novità dal punto di vista della multimedialità: per questa ragione portare avanti un progetto come Gears, sembra essere diventato inutile.